MGR. PROF. A. BONNICI

DESCRIZIONE DELLA "DESCRITTIONE DI MALTA"

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"Per non morir ingrato alla Patria, fu soggetto volentieri alla fatica importabile di sostenere sulle mie deboli spalle il peso d'un'Isola". Cosi esordiva la sua opera il Padre della Istoriografia Maltese, e si lagnava dei suoi predecessori che avevano "lasciato cadere sotto le ruin del tempo la Fama d'huomini che hanno fatto professione d'operare d'attioni degne di essere scritte", ed egli era quindi costretto "a mendicare dall'ale di questa (Fama) le penne per sollevare dall'obblivione que' vanti, ch'al riferire di phi scrittori Greci e Latini, resero gloriosa Malta".

Con questa prefazione "Al Benigno Lettore", il Commendatore Fra Gio. Francesco Abela, Vice-Cancelliere della Sacra ed Eminentissima Religione Gierosolimitana, introduceva al pubblico il suo capolavoro sotto il titolo "Della / Descrittione / di / Malta / Isola nel Mare / Siciliano / con le sue antichità ed altre notitie / stampata a Malta per Paolo Bonacota l'anno 1647, con licenza de' Superiori".

II motivo che spine il sessantacinquenne Autore a scrivere tale opera fu, a suo dire, "il desiderio di tramandar a' Posteri una precisa notitia delle cose di quest'Isola", perché egli giustamente sentiva ed esprimeva "alli molto spettabili Signori Giurati" che "la modestia de' nostri antenati vien condannata ai rossori dalla scarsa diligenza di alcuni moderni Istorici", ed augurava che allo studio della storia patria, s'innamorassero altri più sublimi, ed eruditi ingegni a perfettionare questo caos".

L'Abela dedicò questo suo lavoro a Monsignor Lascaris, Gran Maestro della Sacra Religione ed Ill.ma Milizia dello Spedale e del Santo Sepolcro in Gerusalemme, Principe di Malta, Gozo e Rodi e Signore del Real Domino di Tripoli, protestando "la poca proporzione col gran merito di quell'Aquila, [p.16] che sollevandosi bene spesso fino alla sfera del Sole … non lascia dubitare che non fosse per dargli coi suoi splendori quel lustro, che non ha potuto sortire dalla mia tropp'oscura penna".

La "Descrittione di Malta" è divisa in quattro libri dei quali ciascuno è suddiviso in capitoli intitolati dall'Autore "Notitie".

Nel Primo Libro, diviso in 12 Notitie, il nostro Istoriografo comincia ad elogiare Malta "una volta Colonia de' Fenici, potenti net mare, e di presente habitatione de' più celebri, ed illustri Eroi Christiani, Propugnacolo del Christianesimo, per la [sua] natural fortezza del Sito, e per la commodità, e sicurezza de' porti", e ne descrive tutto il suo litorale, con delle pagine motto informative sulla Città Valletta, il Gran Porto e il forte Sant'Angelo (Not. I.)

La seconda Notitia contiene una descrizione dell'Antichissima Città di Malta — Melita - o la Notabile con il suo sobborgo, e ne enumera le reliquie del passato.

Nella terza Notitia poi l'illustre Autore discorre de' bagni o stufe in quella Città; e nella quarta descrive le sepolture o i cimiteri di S. Paolo, S. Agata, S. Vennera, S. Cataldo, S. Maria della Grotta, e vari oggetti the se n'erano scavati — vasi. lacrimatori, lucerne, disegni ed iscrizioni al muro.

Parlando dello Stato Politico delta Città Notabile nella quinta Notitia, egli menziona "lo scudo dal su all'in giù bipartito in color bianco e vermiglio", tratta delle cariche principali dei Ministri del Principe — quali erano il Capitano di Giustizia, il Magistrato, le Corti Civili e i Cattapani -- non tralasciando vari altri offici minori.

Nelle Notitie VI, VII e VIII ci descrive il Monte Verdala col Boschetto, insieme ad altre località abitate e non abitate di Malta, aggiungendo a ciascun nome topografico Maltese il significato corrispondente in italiano.

Di somma importanza e la Notitia nona, delle acque della Fontana e della condotta loro alla Città Valletta.

La descrizione del Gozo segue nella Notitia decima, e quella di Comino (Isoletta Efestia) nella undecima.

[p.17] Nell'ultima, l'Autore parla della fertilità della nostra Isola, famosa per il suo miele, le sue rose, il suo bambagio, facendo menzione particolare del pollame, dei cagnolini, dei pesci, delle conchiglie e della rinomata industria di vesti muliebri.

Nel Secondo Libro, che contiene 14 Notitie, il Comm. Abela p. x:3 dei vari nomi della nostra Isola: Iperia, Ogigia, Melita, ci racconta dei suoi priori abitatori, che egli, sull'autorità del Fazello, confonde con i Giganti Bella S. Scrittura e con Cyclopes omeriani, e parla pure del Gozo, chiamata da Omero nell'Odissea "I'Isola di Calipso" (Notitie I e II)

Indi in quattro Notitie separate egli fa parola della dominazione di Malta dai Fenici (Not. III), dai Greci (Not. IV), dai Cartaginesi (Not. V) e dai Romani (Not. VI).

Nel capitolo settimo, poi, il celebre scrittore parla a lungo' e dà molte e valide prove, delta venuta di San Paolo a Malta' come pure della conversione dei nostri antenati alla Fede di Cristo.

A questo capitolo seguono altre sei Notitie sull'occupazione delle nostre Isole dai Goti (Not. A. III), dai Saraceni (Not. IX), dai Normanni (Not. X), dagli Svevi (Not. XI), dai Francesi o Angioini (Not. XII) e dagli Aragonesi (Not. XIII).

Nella Notitia XIV il Vice Cancelliere dell'Ordine Gerosolmitano descrive I'arrivo dei Cavalieri del suo Ordine nel Principato di Malta, ed elenca in fine i Grandi Maestri dall'anno dell'arrivo loro in quest'Isola fine ai suoi tempi, cioè dal 1530 al 1647.

In altre 12 Notitie, il Terzo Libro ci offre un quadro dello Stato ecclesiastico di Malta.

L'Abela ci da un altro elenco — questa volta dei Vescovi di Malta, cominciando da Publio, il primo vescovo, e terminando con Michele Giovanni Balaguer Camarasa che reggeva allora la diocesi, accennando brevemente alle loro qualità e agli eventi pia memorabili accaduti durante il loro vescovato. Interessante e la riproduzione del Quinterno ordinato net 1436 dal Vescovo Senatore di Mello, contenente una lista delle prebende canonicale della Chiesa Cattedrale. Importanti sono pure le varie informazioni [p.18] sulla Mensa Vescovile e le notizie della dipendenza delle Sede di Malta da quelle Metropolitane, di Siracusa e di Palermo successivamente (Not. I).

Di pari importanza è la seconda Notitia, che ci fornisce di vaste informazioni sulla Chiesa Cattedrale (tra le quali la descrizione dell'Antica Chiesa) e dei beni appartenenti alla medesima, e la lista di indulti ed offici delle Dignità e dei Canonici di essa. Questa parte ci da inoltre notizie sulla Chiesa e sulla Grotta di San Paolo al Rabato, con le reliquie ivi venerate e le Indulgenze che vi si lucravano.

Una lista delle Dignità, dei benefici e delle Chiese di Giuspatronato Regio, tra i quali il Decanato della Cattedrale e la Cappella di Castello a Mare (Sant'Angelo) si trova nella terza Notitia. Nella quarta Notitia poi si parla dell'erezione e fondazione delle due prime antichissime parrocchie di Malta e delle altre dieci ordinate nel 1436 dal Vescovo Senatore de Mello, e si discute l'origine della processione di San Gregorio.

Dopo averci dato informazioni sulle Chiese e sul clero secolare, l'Abela passa a discorrere della venuta ed erezione dei vari Ordini Religiosi a Malta. Comincia da quello dei Monaci Benedettini, che, secondo lui, avevano la loro dimora nella Abbatija tad-Dejr nel Rabato e la cui origine egli fa rimontare al tempo di San Gregorio Magno verso l'anno 600 (Not. V). Tra gli Ordini Mendicanti, quello dei Francescani vanta la prima fondazione da tempo anteriore al 1370 (Not. VI): seguono poi i Carmelitani (Not. VII), gli Agostiniani (Not. VIII), i Domenicani (Not. IX) e gli Osservanti (Not. X). Di tutti questi Religiosi l'Autore da cenni storici in sci capitoli o notitie separate.

Il Terzo Libro si chiude con due Notitie, l'una riguardante l'Ospedale di San Francesco, oggi conosciuto col titolo di "Santo Spirito" (Not. XI), e l'altra riguardante il "Monte o vero Cumulo della Carità", istituito nel 1569 per l'allocamento in maritaggio delle zitelle povere, dietro voto fatto nel Grande Assedio da vari Cittadini della Notabile, i cui nomi l'Autore ci tramanda, riproducendoli da una lista originale negli atti del Notaio Bartolomeo Haxixe (Not. XII).

[p.19] Il Quarto Libro contiene solamente quattro, ma piuttosto lunghe, Notitie, riguardanti persone maltesi autorevoli e celebri d'ogni tempo, come pure famiglie antiche e ragguardevoli che abitavano a Malta.

Nella prima Notitia, l'Abela tratta dei Capitani e dei Giurati che governavano la Città e l'Isola di Malta dall'anno 1350 quando "il Re Ludovico di Sicilia in risguardo de' fedeli servigi resi da gl'huomini di quest'Isole" ridusse l'una e l'altra di esse al suo real demanio fino al 1530, quando la S. Religione Gerosolimitana prese il possesso e il domino di dette Isole. In questo Capitolo vanno registrati gli eventi principali accaduti sotto quei governi.

La seconda Notitia parla delle famiglie che nei tempi passati formavano "la nobile Cittadinanza dell'Antichissima Città. In questo capitolo l'Abela confuta come infondata l'opinione che Malta fu abitata da banditi o fuorusciti e prova storicamente la nobile origine delle famiglie maltesi. In prime luogo egli attribuisce l'origine di molte di esse a degli straneri recatisi a Malta insin dai tempi dei Fenici, dei Greci e dei Romani. Altre egli dice essere state discese dai soldati che ci lasciò il Conte Ruggiero appartenenti a varie nazioni — Normanni, Siciliani, Calabresi, Greci ed Italiani — fra i quali alcuni si erano distinti nella cacciata dei Saraceni. Altre famiglie, scrive l'Autore, tiravano la loro origine dagli Svevi e dai Francesi, e in modo particolare dai 200 soldati Catalani lasciati nella nostra Isola dal Generale Ruggiero di Loria, tra le quali si compartivano i diversi offici e cariche alte. Altre non poche famiglie vantavano per loro antenati dei "nobili allettati all'habitatione di Malta ed a prendervi moglie dall'occasione di diverse mercedi, e d'una quantità di feudi … ed eziandio per le franchigie ed essentione che da' naturali dell'Isola si godevano". Non mancavano, in fine, famiglie illustri che fissarono la loro dimora a Malta a motivo "del corso di mare, per I'opportunità grande che vi ritrovavano a poterlo esercitare contra gl'infedeli, armando galee, galeotte ed altre fuste di quei tempi, con ritrarre molto beneficio ed utile".

Nella terza Notizia, in cento pagine, I'Abela elenca 120 delle più antiche di queste antiche e ragguardevoli famiglie di [p.20] Malta in ordine alfabetico, cominciando dall'Aragona e terminando con il Zammit (strettamente parlando dal-l'Aaxak fino allo Zavallos). La lunghezza di queste notizie varia. Troviamo delle notizie brevissime consistenti in un nome, un anno e una carriera, come per le famiglie Arjona ed Episcopu; troviamo altre di mediocre lunghezza, e infine poche notizie lunghe 5, 6 o financo 8 pagine, come nel caso delle famiglie Abela, Nava e Testaferrata.

Fa corona all'opera abeliana la Notitia quanta, nella quale l'Autore parla di alcuni "huomini di Malta, per varie guise d'eccellenza celebri e famosi". Egli enumera 46 di questi illustri personaggi maltesi, cominciando da "Publio, primo vescovo di Malta sua patria" e terminando col Capitan Gio. Battista Zaghara, "stimato universalmente da chiunque hebbe sorte di poterlo conoscere", morto nell'anno 1637, solo dieci anni prima della pubblicazione dell'opera in parola.

In questo elenco si menzionano con lode il famoso Menandro e il virtuoso Diodoro Melitense; Aulo Licinio, l'Aristotile di Malta, e lo storico Teodosio, l'intrepido Capitano del Mare Arrigo e il fedele Imbrul; Antonio Bosio l'Archeologo e Antonio Saliba l'Astronomo, il linguista Zaghara e il poeta gesuita Mario Pace, il celebre teologo della Sorbona Rispolo e l'eloquente oratore Stefano Zurki dei Predicatori, l'erudito Girolamo Manduca e Fra Pietro Xara "abilissimo net maneggiar negotii ed affari di premura", il celebre Ecclesiaste Fra Pietro Zarb Carmelitano e il Beato Fra Bonaventura dei Minori Osservanti.

L'Autore conchiude la sua opera elogiando coloro che "nel crudelissimo assedio del 1565, et in altre pregiate fattioni, fedelmente servendo la S. Religione, diedero mostra al mondo, non men dell'ardire che dell'ingegno e fede" e ripete l'encomio di Henricus Pantaleon:

"Genus hominum, salubri corpore, virtu tenui, industrium, patiens laborum, et bellicosum".

II capolavoro abeliano si contiene entro lo spazio di un unico volume di 573 pagine in quarto di testo, alle quali si aggiungono altre 2 pagine d'introduzione, 4 di indice dei capitoli, 12 [p.21] di indice analitico, altre 4 pagine di dediche e 2 di avvertimenti. II formato è di 32 x 23 cm.

II volume a arricchito di un'antiporta e un frontispizio e di un numero modesto di illustrazioni di statue, vasi sepolcrali, lampadari, stemmi, monogrammi, iscrizioni, urne, medaglie, capitelli e fregi, come pure di 2 tavole o carte geografiche e un registro delle segnature tipografiche in fine.

Da questo contenuto rilevasi il valore storico dell'opera, che è stata la prima del genere a Malta, e che ha gettato le basi della nostra storia patria, sia civile come ecclesiastica, con cronache politiche e religiose, con cenni pia o meno esatti sulla geografia e geologia delle nostre Isole, con notizie archeologiche di tempi e tombe, e note biografiche di maltesi illustri.

L'ultima nostra parola Sara sul metodo critico seguito dall'Autore nello scrivere la sua "Descrittione". L'Abela medesimo dichiara nella prefazione "di confessare net Tempio della Verità, che (come sempre) ha guidato la mia penna, i miei componimenti autenticati con le pubbliche scritture ed autorità d'Istorici famosi". E in verità l'opera dell'Abela, benché composta nella prima meta del secolo XVII, quando era appena cominciata la sistematica raccolta delle fonti storiche, e quando la propedeutica storica era ancora quasi sconosciuta e le sue regole poco seguite, a tutta quanta documentata da fonti molteplici e multiformi. L'Abela osservava, benché non sempre scrupolosamente, la metodologia storica e seguiva le regole dell'euristica, rintracciando e raccogliendo le fonti storiche che gli occorrevano, come pure quelle della sana critica giudicando fino a che punto di eventi raccolti fossero da ritenersi veri o falsi. Egli utilizzava tutte le fonti stimate autentiche the gli venivano per le mani: divine e umane, primarie e secondarie, pubbliche e private, nostrali e straniere, e basava le sue asserzioni su avanzi e monumenti, tradizioni figurate, orali e scritte, che, però, pia volte egli prendeva in prestito da altri scrittori anteriori a lui, in modo particolare l'Abate Pirri, il Claverio, il Fazello e Luis de Marmot.

Egli consultò storie antiche e coeve, autori pagani e scrittori cristiani, composizioni greche, latine e arabiche, spagnuole, [p.22] italiane e francesi, che trattano ex professo od accidentalmente di Malta. L'Abela fece delle indagini negli archivi delle Corti imperiali e regie, dei Giurati e dell'Ordine Gerosolimitano e Scrutò registri di Cancellerie, di parrocchie e di Capitoli. Erano pure a sua conoscenza le visite pastorali esistenti allora e le cronache degli Ordini Religiosi, e non sfuggirono al suo esame critico diplomi e privilegi, atti notarili ed alberi genealogici.

Il suo entusiasmo per le cose antiche gli metteva in mano altri strumenti ed altre fonti per la sua descrizione di Malta — l'arte statuaria e la numismatica, l'araldica e l'epigrafia pagana e cristiana, antica e coeva.

Trecento anni sono passati dalla morte del Padre della nostra storia patria, e l'edificio del quale egli gettò la pietra angolare e ancora incompiuto, anzi molto lontano dal suo compimento. Se me l'avesse permesso il tempo, avrei parlato di coloro che hanno cercato di continuare la Storia iniziata dall'Abela, ma che purtroppo sono rimasti come dei pigmei di fronte ad un gigante.

Attorno a questo Gigante che, per non morir ingrato alla Patria, si preso sulle spalle il peso della nostra Isola, nello scriverne la descrizione, la Società Storica Maltese circondata da distinte rappresentanze di tutti i corpi e di tutte le classi, per non rimanere indifferente ai meriti singolari di questo famoso compatriota, si a oggi radunata per commemorare come conviene, in questa fausta ricorrenza tercentenaria, il nome, le gesta e gli scritti di questo grande, illustre e degno figlio di Malta.