P. BONAVENTURA FIORINI, O.F.M. CONV.

IL COMM. ABELA E LA CRONOLOGIA EPISCOPALE DI MALTA

[p.82]

Il terzo Centenario della morte del Commendatore Gianfrancesco Abela, fulgido vanto della nostra patria, ci è sembrato una occasione più che opportuna per passare in rassegna l'insieme di alcune fonti che ha adibito per compilare la serie cronologica dei Vescovi di Malta.[1]

Il nostro Abela, dedicandosi con appassionata cura ad un immane lavoro, pose le basi granitiche dell'edificio storico Mal-tese; affrontò per primo questioni riguardo la storia dell'isola nostra; prese lo slancio verso gli studi della patria, e a prezzo di un lavoro meritorio e di pesanti sacrifici tese ogni sforzo a munire la sua opera di notizie che ai suoi tempi erano ritenute per tali.

Merita l'Abela ogni encomio per il lodevole tentativo di costruire un elenco critico dei Vescovi di Malta. Va nondimeno apprezzata la sua ardua e nobile fatica, sebbene la cronotassi episcopale da lui formata non corrisponda affatto alla reale.

Ma l'immane lavoro compiuto per amore della patria rimarrà sempre il monumento aere perennius che testimonia la sua grandezza e la sua operosità.

Scorrendo la serie formata dall'Abela si rimane subito convinti che essa contiene inverosimiglianze e incrostazioni cronologiche errate. Infatti si rileva che:

1)            Ha accozzato confusamente nominativi di Vescovi senza alcun criterio;

2)            Non ha tenuto conto di un grande fattore che ha in-dotto gli storici all'errore, le turbolenze cioè politico-religiose del decimo terzo e del decimo quarto secolo in Sicilia, da cui Malta allora dipendeva.

[p.83] Ragioni per cui LAbela ha dovuto omettere nella sua lista Vescovi che risultano certi, e al contrario ha incluso altri del tutto estranei alla fonte ufficiale.

Di tutti questi errori non si deve incolpare completamente il Comm. Abela. Si pensi che ha scritto verso la metà del Sei-cento quando neppur lontanamente si pensava alle fonti ufficiali. La penuria di documenti ufficiali e le fonti indebite che l'Abela ha adibito, gli hanno negata quella precisione che si riscontra in altre parti della sua vasta opera. Ma non possiamo tralasciare di affermare che l'Abela non ha controllato e non ha passato al vaglio della critica le fonti a cui ha attinto, non ha badato a contraddizioni o incongruenze, ma senz'altro ha trascritto, facendole sue, le altrui affermazioni. Perciò ha creato un alone di confusione nel periodo che andiamo esaminando, cioè tra il 1200 e il 1530, anno in cui Malta fu ceduta da Carlo V all'Ordine Gerosolimitano.

E proprio in questo periodo, e più precisamente tra il 1200 e il 1430, facilmente si rileva che l'Abela è caduto in affermazioni errate, in costruzioni su fragili basi, in lacune palesi e in grossolani paralogismi. Formare una cronologia appartiene allo storico e una questione di natura storica va risolta unica-mente a base di documenti genuini, con un esame attento minuzioso e critico delle fonti.[2] L'Abela non ha seguito questo processo richiesto dalle leggi del metodo storico che a tempo suo non era tanto conosciuto. Si è accontentato di poggiarsi su altri autori, senza nulla apportare di nuovo alla serie da lui pubblicata. Tutti gli storici Maltesi poi seguiti all'Abela[3] e anche qualche straniero[4] hanno attinto a larga mano al nostro Commendatore e jurando in verbo magistri hanno ripetuto e successivamente tramandato gli stessi errori contenuti nella lista episcopale dell'Abela.

1. LE FONTI DELL'ABELA.

Noi uomini, non possiamo conoscere il passato se non per mezzo di un materiale già esistente. E perciò dobbiamo cercare le fonti. E quanto più ricche sono esse, tanto più vasta sarà la nostra cognizione storica. E quindi dobbiamo servirci del [p.84] lavoro di ricerca allo scopo di rintracciare e raccogliere le fonti per poter sviluppare un qualsiasi lavoro. Ed ha questo lavoro una scienza propria chiamata Euristica.[5]

Rileviamo che per scienza delle fonti intendiamo affermare qui la topica delle fonti scientifiche, cioè del luogo materiale ove originariamente si trova tutto ciò che è disponibile per conoscere o comunque dimostrare i fatti storici e i sussidi per meglio ritrovarlo.

La parola fonte forse nella scienza storica ha trovato la più larga accoglienza e diffusione a indicare il materiale donde essa attinge le sue cognizioni.

"Il Bernheim (cf. Lehrbuch der historischen Methode, Leipsig, 1903, p. 227) afferma Fonck, definisce la fonte storica come "i risultati di lavoro o di azione umana i quali o per originaria destinazione, o per forza della loro esistenza, origine o altre loro condizioni intrinseche, sono adatti in guisa speciale alla cognizione o alla dimostrazione di fatti storici".[6] "Il nome stesso di fonte ci riporta di già all'origine ove l'acqua, che poi scorre anche in canali e ruscelli, scaturisce con limpida chiarezza dalla roccia".[7] E quindi dobbiamo senz'altro ricorrere alla prima fonte se effettivamente vogliamo attingere alla pura sorgente della scienza.

Spetta proprio alla scienza delle fonti fornirci la cognizione dei luoghi originari del materiale necessario per rappresentare al vivo la realtà storica. Quindi nella ricerca storica la scienza delle fonti deve occuparsi di tutto quello che è essenziale per illustrare fatti storici a noi tramandato come avanzo o testimonio della tradizione. Che il nostro Abela abbia avuto lo scopo di scrivere la storia di Malta e quindi anche di tessere la cronologia dei Vescovi, poggiandosi rigidamente sulle fonti, è abbastanza evidente. Infatti in margine ad ogni nominativo o nello stesso corpo del lavoro, forse per ottemperare alle leggi della storia scientifica, allega la fonte per ogni sua affermazione. E nella prefazione alla Descrittione di Malta, scrive: "Né alcuni moderni, non leggendo e non curando di leggere, avrebbero preso a discorrere della sola corteccia delle cose di quest'Isola, senza penetrare ciocche la rende più ragguardevole, come né [p.85] fanno piena testimonianza gli antichi autori, le autorità dei quali troverai in questi miei libri, che protesto di consacrare nel tempio della verità, guida fedele della mia penna, non contenendo essi, se non se cose autentiche, da pubbliche scritture ed autorità di storia rinomati fedelmente raccolte."[8] E quindi l'Abela stesso conferma che ogni sua asserzione l'ha attinta alle fonti dirette di rinomati storici.[9]

Ma, continua il Fonck, è inoltre norma di ogni lavoro scientifico di cercare sempre di formarsi, insieme con lo studio e con la lettura delle fonti, un giudizio proprio e indipendente sul loro valore. Una semplice trascrizione di fonti senza critica, senza darsi cura di giungere a un proprio giudizio sul loro valore, non è certo meritevole del nome di studio originale scientifico.[10] Ciò ripete un moderno scrittore di metodo storico, l'inglese Sir Charles Omari: "I hold, then, that the historian must submit the results of his research with a frank acknowledgment that his work bears the impress of his personality".[11] Anzi incalzando aggiunge che lo scrittore deve esibire il proprio giudizio su uomini e cose. Infatti egli scrive: "A book must bear the impress of the author's personality, and inevitably of his moral judgment of men and things".[12]

Il nostro Abela, forse ignaro della assoluta necessità delle regole accennate, perché l'Euristica era ai suoi tempi ancora agli inizi, accettò senza il minimo controllo notizie e dati cronologici inconciliabili con i documenti certi. Non ha compulsato personalmente Archivi. Praticamente ha raccolto il materiale già esistente, senza creare nulla di nuovo di proprio di personale. Ha utilizzato sopratutto Rocco Pirri. Si è appoggiato unicamente su questa fonte, accettando ciecamente tutte le di lui affermazioni senza passarle al vaglio della critica personale.[13]

Ma è ovvio che plagiare una fonte non significa esibire un documento. E se 1'Abela è giunto ad affermazioni errate, il fatto va dovuto alla fonte adoperata, cioè a Rocco Pirri, le cui testimonianze non possono avere alcun valore probatorio, per il semplice fatto che sono eco fedele dei volumi manoscritti della Real Cancelleria di Palermo. E per questo fatto sembra Rocco Pirri più che attendibile, siccome desume le sue cognizioni [p.86] e le dimostrazioni da documenti originali quali il Protonotaro del Regno ed altri volumi della Cancelleria Reale. Ma qui sta proprio il tallone d'Achille. Qui noi troviamo la sorgente degli errori trasmessi da uno scrittore all'altro. E la fonte adibita da Rocco Pirri da considerarsi come testimonianza storica?

Il significato tecnico della parola errore si verifica quando senza colpa della fonte stessa si prende una fonte per altro da quello che è.[14] Allora nasce l'errore che non può portare lo scrittore a buon porto. E Rocco Pirri ha usato una fonte piena di errori, inquinata e quindi inattendibile. I manoscritti della Real Cancelleria non sono i documenti ufficiali della Santa Sede, non rappresentano le decisioni del Romano Pontefice. Essi sono documenti dello Stato. Quindi non registrano sempre le decisioni, le nomine, le elezioni avvenute per conto della Santa Sede e perciò non esibiscono i dati ufficiali della Chiesa. Solamente rispecchiano e contengono notizie dipendenti dallo Stato. Magari troviamo nei manoscritti di Palermo una miniera inesauribile di utili notizie per la storia ecclesiastica di Malta; troviamo fonti che somministrano dati certi riguardo la presentazione di un candidato al Vescovato; troviamo espresse domande circa la collazione dei benefici a protetti e raccomandati, corrispondenze protocollari; suppliche alla Santa Sede e richieste e prestazioni di assensi a diversi Capitoli Cattedrali; ma la data ufficiale con il rispettivo decreto della elezione avvenuta va trovata in altre fonti, ossia nei documenti ufficiali della Santa Sede, cui inderogabilmente spetta il diritto di scegliere i Pastori delle Diocesi.

La Real Cancelleria si limitava a registrare il decreto reale dell'avvenuta elezione (e ciò non sempre) e dichiarava l'eletto investito del potere di esigere i proventi del beneficio ecclesiastico.

Oltre Rocco Pirri, per alcuni ecclesiastici erroneamente ritenuti dall'Abela Vescovi di Malta e che fa succedere, senza alcun criterio, una all'altro, come il Papalla, De Pace, De Pino. De Letras, il nostro Commendatore allega come fonte il Cagliola, il quale anteriormente a lui di tre anni stampò un' opera [p.87] storica, includendo in un capitolo a parte i già menzionati presunti Vescovi di Malta.[15] Ma anche questa volta si verifica lo stesso circolo vizioso riscontratosi precedentemente.

Anche il Cagliola, per corroborare i suoi asserti si appoggia a Rocco Pirri. Lo cita ai margini di ogni Vescovo.[16] Ma abbiamo già visto che quest'ultimo dipende unicamente da fonti indebite e perciò errate, cioè dipende dai manoscritti della Reale Cancelleria di Palermo. Ne viene quindi, che le fonti del Cagliola, in questo caso, da lui adibite come fonti di terza mano, sono inattendibili e portano agli stessi errori commessi da Rocco Pirri, perché non sono le fonti ufficiali della Chiesa, ma dello Stato.

Per qualche altro nominativo l'Abela allega come fonte lo Ciacconio, lo Zurita e gli atti del notaro Salvo Canciur (cf. Descrittione cit. 1.III, pp. 218-21) senza indicarne le opere e il luogo donde ha attinto le notizie. Sembra che abbiano copiato anche questi Rocco Pirri.

Per i due Vescovi Francescani del secolo XIV, Enrico da Cefalù e Niccolò Bonet, come fonte cita il Recolletto Wadding[17] e le citazioni sono perfettamente esatte.

Ha mancato alle regole della metodica il nostro Abela inserendo nella lista episcopale di Malta, senza alcun fondamento storico un certo Riccardo, Corrado Caracciolo, Francesco Campolo, Antonio Platamone, Bernardino Paternò, Carlo Urries e finalmente Baldassare Waltkirk. Non sono stati Vescovi di Malta come vedremo più avanti. Qui è mancato proprio il senso critico.

2. ASPETTO STORICO DEL PERIODO 1200-1530.

Prima di offrire un quadro prospettivo dei Vescovi secondo l'Abela e secondo le fonti ufficiali della Santa Sede, premettiamo alcune notizie storiche molto importanti che mettono maggior-mente in risalto la ragione delle incongruenze e difformità della lista Abeliana da quella ufficiale.

Non basta allo storiografo esporre i fatti avvenuti, ma occorre esporli secondo un nesso di cause ed effetti. Uno storiografo [p.88] inglese a proposito scrive: "Facts and dates are the merest framework of historical study. They have no value in themselves, mere lists of facts, convey the impression that history is a fortuitous collocation of inconsequential events, instead of a coherent sequence of causes and effects".[18]

E ciò per la ragione che la storia non è il semplice racconto di fatti, ma "esposizione scientifica dei fatti avvenuti (e venuti in nostra conoscenza) secondo nesso delle cause e degli editti".[19]

I re di Sicilia godevano il diritto di presentare alla Santa Sere gli ecclesiastici destinati alle Sedi Vescovili del loro regno e quindi anche quelli di Malta.[20] La relativa corrispondenza con il nome dei presentati veniva poi regolamenta registrata nei protocolli del regno. Ma ciò non sempre avveniva.

Purtroppo la storia delinea come turbolenti i secoli XIII e XIV in Sicilia e parla di dispute arroventate tra Svevi, Angioini e la Corte Romana; tra Carlo d'Angiò e il Pontefice da una parte e Federico Il d'Aragona e i suoi successori dall'altra. Perfino si aveva tentato di venire ad una soluzione con mezzi militari e con arti persuasive. Ma tutto fu inutile. Le lotte accanite si protrassero, con alterne vicende, fino alla fine del secolo XIV. Poi si aggiunse il grande Scisma Occidentale. Quindi nacquero tensioni d'animo e non mancarono atti di aperta ribellione da parte dei Sovrani di Sicilia, per cui i Sommi Pontefici frequentemente colpivano d'interdetto la Sicilia e lancia-vano frequenti scomuniche contro l'isola e sue dipendenze.[21]

Il contegno ignobile di Federico II, ma I per la Sicilia, è più che palese. Cresciuto sotto la protezione di Innocenzo III. e da lui ritenuto come pupillo, è stato ingrato spergiuro e ribelle.[22] Per varie ragioni Papa Gregorio IX lo dovette scomunicare.[23] E Federico, rispondendo con una specie di manifesto di guerra contro la Curia Romana, inizia la fase più acuta nei rapporti fra Papato e Impero.[24]

Federico voleva assoggettare la Chiesa per creare uno stato accentratore. Quindi l'urto con i Papi era inevitabile.[25] Federico, per avere impedito la liberazione di Terra Santa, per aver suppliziato ecclesiastici e fedeli,[26] e perchè perseguitava [p.89] la Chiesa in Sicilia[27] veniva scomunicato per la seconda volta da Gregorio IX.[28] Federico cercò di impedire il Concilio Ecumenico indetto a Roma da Papa Gregorio IX;[29] alla Meloria fece man bassa sugli ecclesiastici.[30] Per tutti questi motivi, Innocenzo IV, succedutosi a Gregorio, fulmina contro di lui per la terza volta la scomunica nel Concilio Ecumenico di Lione avvenuto nel 1245, ove anche lo indicò come la quinta piaga della Chiesa.[31] Non difforme da quella del padre, anzi identica è stata la condotta di Corrado IV, figlio di Federico II. Anziché rappacificarsi col Papa, tenne la stessa strada battuta dal padre e quindi senz'altro Papa Innocenzo IV Io scomunicò.[32] Manfredi figlio di Federico, dopo essersi impadronito della Sicilia, riuscì a cingersi della corona e nel frattempo si ribellò al Papa. Quindi Innocenzo IV Io scomunicò.[33] Dopo varii tentennamenti. Carlo d'Angiò, accettata la corona di Sicilia da parte di Clemente IV, perché era l'isola feudo della Santa Sede, non seppe mantenere quei buoni rapporti col Papa ebbe si ripromettevano. E quindi, scontroso com'era, si urta col Papa per i vari eccidi, e Clemente IV lo chiama sitibondo di sangue e tiranno insopportabile.[34]

Inoltre, a causa delI'eccidio del Vespro Siciliano, Papa Martino IV interdisse la Sicilia e scomunicò i Siciliani.[35] Ora, durante questi contrasti politico-religiosi, avvenuti tra il 1200 e il 1300, oltre le lunghe vacanze della diocesi, quando avvenivano le elezioni, questi non sempre si partecipavano ai re di Sicilia e quindi non venivano registrate nei protocolli del Regno.[36] Ed è questa la ragione che il Commendatore Abela. seguendo Roceo Pirri, registra, in questo periodo di tempo, il solo Vescovo Ruggiero da Cefalù, limitandosi ad affermare che dal 1266 al 1284, durante il regno di Carlo d'Angiò. vi erano alcuni Vecovi, di cui ignorava il nome.[37]

Quindi venendo a mancare nella fonte adibita da Rocco Pirri, cioè la Real Cancelleria di Palermo, i nomi dei Vescovi eletti dalla Santa Sede, l'Abela dipendendo completamente da Rocco Pirri, non poteva includere nella sua lista episcopale i nomi-nativi di coloro che erano ignorati dalla fonte adibita.

In verità pochi sono i Vescovi del secolo XIII conosciuti dai documenti ufficiali ed il loro nome è completamente [p.90] ignorato. Anche alcuni Vescovi annoverati dal Gams tra i Vescovi di Malta, non si trovano tra i documenti Pontifici. Ma ciò non toglie che non vi siano stati Vescovi a Malta, forse eletti da altri.[38] Anzi per corroborare questa ipotesi rileviamo che durante il secolo XIV, e precisamente il 17 Gennaio, 1326, Papa Giovanni XXII aveva riservato a sé le elezioni dei Ve-scovi di Sicilia e quindi anche di Malta, non solo per quelle cattedrali che allora erano vacanti, ma si riservò anche l'elezione dei Vescovati che si sarebbero resi vacanti in futuro.[39] Papa Giovanni non da ragioni allusive a fatti specifici e particolari, ma afferma semplicemente "certis ex causis" per motivi a lui noti.[40]

Nel frattempo veniva eletto dal Capitolo di Malta a Vescovo della Diocesi, un certo Alduino, che venne confermato e consacrato dal Metropolita di Palermo. Solo più tardi venne riconosciuto e riconfermato dalla Santa Sede.[41]

Dopo Alduino, non fa meraviglia vedere due francescani succedersi nella Sede di Malta. Siamo in pieno secolo decimo-quarto, quando in Sicilia regnava la dinastia Aragonese sempre legata da affetto verso l'Ordine Minoritico.[42]

Terminate le lotte politico-religiose del secolo XIII e dopo una tregua tra il Papato e la Sicilia ecco nel secolo decimo-quarto affacciarsi il Grande Scisma Occidentale che porterà delle ripercussioni anche nella serie dei Vescovi di Malta (1378-1414). La confusione creata dallo Scisma fu enorme. Ecco quindi provincie, città e nazioni disputavano sul legittimo possessore del Primato Pontificio; e le dispute si accanivano tanto più che il Papa era caposignore feudale di molte terre, come l'Aragonia e la Sicilia. Dovunque discussioni e contese due collegi cardinalizi, in molte diocesi due vescovi, in molte parrocchie due parroci. I principi seguivano questa o quella obbedienza a seconda dei loro particolari vantaggi.[43]

Sembra che anche Malta abbia partecipato a questa lotta di parte e divisa in due obbedienze.[44]

Intanto re Martino I, signore di Malta, già da tempo simpatizzante per il Papa Avignonese, riaccende le liti con Papa Bonifazio IX (1389-1404) e passa definitivamente a Pietro di [p.91] Luna, Benedetto XIII, creando una non lieve confusione nella successione dei Vescovi di Malta.[45] Infatti in questo periodo vediamo il moltiplicarsi dei Vescovi e accanto a Mauro Cali si profila Nicolò Papalla, Andrea de Pace in seguito alla morte del Papalla, e trasferito il Cali a Catania s'affaccia Michele de Letras. C'è molto da dubitare riguardo la loro canonica elezione, perché nessun documento ufficiale di una delle tre ubbidienze ne conferma l'avvenuta scelta.

In questo periodo di tempo, stando così le cose, avveniva che la Santa Sede nominava il Vescovo di Malta senza la consueta presentazione da parte del re di Sicilia[46] e quindi non veniva registrata la corrispondenza protocollare nei Protonotari del Regno, sebbene, ad elezione avvenuta, qualche volta, la Santa Sede avesse partecipato al re il nome dell'eletto.[47] Ma le date della Reale Cancelleria non rispecchiavano quelle delle Bolle Pontificie. E quindi Rocco Pirri attingendo a quelle fonti senza vagliare tempi circostanze e storia, ha plagiato ciecamente il materiale trovato ivi a sua disposizione e ha quindi trasmesso gli errori cronologici ivi contenuti. E il nostro Abela poi, sulla scorta del Pirri, ha continuato magari senza volerlo a tramandare gli stessi errori.

Dalla fine del grande Scisma d'Occidente avvenuta nel Concilio di Costanza (1414-1418) sino alla cessione di Malta all'Ordine Gerosolimitano da parte di Carlo V, la serie episcopale esibita dall'Abela e continuata dal Conte Ciantar presenta pochi dati cronologici errati.

3. LA CRONOTASSI EPISCOPALE DI MALTA.

Il nostro Commendatore Abela è stato il primo Maltese a occuparsi della storia dell'isola. Egli si addossò la non lieve fatica di formare la serie cronologica dei Vescovi di Malta che per quei tempi non era certamente un compito molto facile. E la Descrittione di Malta gli ha meritato giustamente l'ambito encomio di "Padre della Storia Patria".

Ai tempi dell'Abela, lavori del genere, cioè Cronologie episcopali, su cui avrebbe potuto modellarsi, ne esistevano parecchie.

[p.92] Ma, o forse gli erano sconosciute o la diversa compagine storica non gli permisero la precisione. Il Sigonio,[48] il Vipera,[49] I'Ughelli,[50] il Diago,[51] il Placentius,[52] il Grestser,[53] Carlonio[54] ed altri avevano già in quei tempi date alle stampe cronologie episcopali.

Abbiamo già riferito che la cronotassi episcopale di Malta compilata dall'Abela non risulta conforme alla realtà storica. Ma se oggi siamo in grado di poterla offrire attinta a fonti ufficiali, è doveroso rilevare che la realizzazione va dovuta ai miei insigni confratelli P. Mo. Corrado Eubel e continuatori che hanno pubblicata la poderosa opera: "Hierarchia Catholica".[55]

"E questa un'opera rigidamente scientifica che attingendo alle fonti ufficiali dell'Archivio Vaticano, delinea schematica-mente le liste dei Papi, Cardinali, Vescovi della Chiesa Universale, dal Pontificato di Papa Innocenzo III (1198-1216) in poi, arrivata fino ad oggi al 1799".[56] "Un'opera veramente imponente un'opera di paziente e costante tenacia, se si riflette al numero, alla varietà e alle non lievi difficoltà delle fonti da consultare e criticamente vagliare, un'opera del più alto valore storico".[57]

È stata la munificenza del glorioso Pontefice Leone XIII, mecenate degli studi, a rendere attuabile il disegno concepito dall'Eubel. Il grande gesto di tanto Pontefice, nel 1881, rese accessibile a tutti gli studiosi i fondi dell'Archivio Vaticano-"E così è stata preparata una utilissima opera di primaria consultazione e un insostituibile strumento di rapido e accurato lavoro.[58] Un lavoro "che è indispensabile agli studiosi delle singole Diocesi".[59]

Osserviamo che la serie regolare dei Registri Ufficiali della Santa Sede comincia con Papa Innocenzo III e da questo tempo va affermandosi la prassi delle provvisioni episcopali per opera della Santa Sede. Diamo ora un quadro comparativo delle liste episcopali per correggere ciò che di meno esatto è stato detto dall'Abela ed altri.[60] Indichiamo con la sigla A la serie Abeliana e con la sigla B quella desunta da fonti ufficiali e pubblicate dall'Eubel, il tutto documentato con apparato critico [p.93] di note per meglio lumeggiare individui, circostanze ed altri rilievi.[61]

Per comodità del lettore nella lista A segnaliamo l'anno, il nome del Vescovo come l'ha pubblicata l'Abela; nella lista B invece poniamo i nomi dei Vescovi, l'indicazione dell'Ordine cui appartennero per i Regolari, la data di promozione e le relative fonti e il luogo ove si trovano. Poi alcune note illustrative e alcune precisazioni.

Dal quadro comparativo risulta che l'Abela ha tralasciato parecchi Vescovi risultanti da documenti certi; ne ha inclusi altri senza alcun fondamento storico e sbaglia i dati cronologici dei Vescovi citati da ambedue le liste.

Ecco la serie dei Vescovi:

A

1253. Ruggero da Cefalù.

1320. Niccolò.

1330. Alduino.

1334. Enrico da Cefalù, O.Min. 1342.

Niccolò Bonet, O.Min.

1361. Ilario Corrado.

1373. Antonio Vulpono.

1392. Niccolò Papalla, O.Min. [62]

1394. Giovanni de Pino, O.Min.[63]

senza data Mauro Cali, che erroneamente ascrive all'Ordine francescano.[64]

senza data Andrea de Pace, O.Min.[65]

1408. Corrado Caracciolo.[66]

1408. Michele de Letras, O.Min.[67]

1410. Giovanni Ximenes, O.F.M. Conv.

1412. Antonio Platamone.[68]

1420. Mauro Cali, di nuovo Vescovo di Malta.

1433. Senatore de Mello.

1445. Bernardo Paternò.[69]

1447. Giacomo Paternò.

senza data Riccardo.[70]

[p.94]

1466. Francesco Campolo.[71]

senza data Antonio d'Alagona.

1478. Giovanni Paternò, O.S.B.

1489. Card. Pietro di Foix. Erroneamente lo ascrive all'Ordine Francescano.

senza data Paolo di Cavalleria.

1495. Giacomo Valguarnera.

1502. Antonio Corseto.

1509. Bernardino di Bologna.

1512. Giovanni Pujades.

1514. Giovanni di Sepulveda.

1516. Card, Raffaele Riario.

1516. Bernardo Catagnano.

1520. Bonifacio Catagnano.

1523. Carlo Urries.[72]

1530. Baldassarre Waltkirk.[73]

1531. Tommaso Bosio.

B

N. N., 1 Dicembre 1217, Registro di Onorio III, lettera 895..[74]

Ruggero da Cefalù, prima del 1253.[75]

N. N., 3 Luglio 1255, Registro di Alessandro IV, lettera 895.[76]

N. N., 15 Marzo 1257.[77]

Giacomo, circa il 1284.[78]

Niccolò, 21 Gennaio 1304, Reg. di Benedetto XI, lett. 419, (482).[79]

Alduino, 1330.[80]

Enrico da Cefalù, O.Min., 10 Gennaio 1334, Giovanni XXII, a. 18, (t. 106) 264.[81]

Niccolò Bonet, O.Mi,n., 27 Novembre 1342, Clemente VI, a. 1, (t. 147) lett. 53.[82]

Ogerio, 27 Ottobre 1343; Clemente VI, a. 2, (t. 157). lett. 195.[83]

Giacomo, 7 Giugno 1346; Clemente VI, a. 5. (t. 173) lett. 12. Era trasferito da Sebaste.[84]

[p.95]

Ilario Corrado, O.P., 15 Giugno 1356, Innocenzo VI, Av. (t. 12) f. 60.[85]

Antonio, O-Min., 19 Agosto 1370, Urbano V, Av. (t. 22). f. 96. Era trasferito da Tessalonica.[86].

Corrado, 3 Settembre 1371; Gregorio XI, Av. (t. 1.) f. 173.[87]

Antonio de Volpunno, 19 Ottobre 1375, Gregorio XI, Aven. (t. 26) f. 55.[88]

Mauro Cali. O.S.B., 4 Luglio 1393; Bonifacio IX, a. 4; Lat. 1, 38, f. 256.[89] Trasferito a Catania.[90]

Antonio, 29 Luglio 1409, Alessandro V, Armario XII, 121, f. 8. Era trasferito da Retymo.[91]

Andrea, O.P., 4 Luglio 1414, Benedetto XIII, Av, (t. 65) f. 650.[92]

Giovanni Ximenes, O.F.M. Conv., 16 Marzo 1418; Martino V, a. 1; Armario XII, 121, f. 100.[93]

Mauro de Albraynio, 21 Agosto 1420; Martino V, a. 3; Lat. 1. pr. f. 24. Si dimette.[94]

Senatore Mello di Noto, 13 Febbraio 1432; AC. Mise. 1, 204.[95]

Giacomo, O.S.B., 21 Dicembre 1445; Obl. 72, 11.[96]

Antonio Alagona, O.S.B., 21 Giungno 1447; Obl., 72, 27.[97]

Giovanni Paternò, O.S.B., 8 Gennaio 1479, Obl. 83, 58.[98]

Card. Pietro di Foix, 6 Luglio 1489, Amministratore, Schede Garampi 498.[99]

Paolo di Cavalleria, 18 Febbraio 1491; AC. Cam. 1, 14.[100]

Giacomo Valguarnera, 30 Marzo 1495; AC. Cam. 1, 42.[101]

Antonio Corseto, 20 Dicembre 1501, AC. Cam. 1, 102.[102]

Card. Giov. de Castro, 20 Marzo 1506; Amministratore; Sch. Garampi.[103]

Bandinello de Saulis, 5 Ottobre 1506.[104]

Bernardino Bologna, 23 Febbraio 1509.[105]

Giovanni Pujades, 21 Gennaio 1512.[106]

Giovanni Sepulveda, trasferito da Tuy (Spagna), 14 Luglio 1514.[107]

Bernardo Catagnano, 9 Aprile 1516. Si dimette a favore del Card. Raffaele Riario il 23 Maggio 1516.[108]

Bonifacio Catagnano, 28 Marzo 1520, A.C. 2, f. 126v.[109]

[p.96]

Girolamo Ginucci, 10 Settembre 1523; A.C. 2., f. 231v• Amministratore.[110]

Tommaso Bosio, 20 Marzo 1538, A.C. 5, f. 55.[111]

Veramente il nostro studio dovrebbe fermarsi a questo punto, giacché le serie esistenti non presentano più confusioni di nominitavi ma solo errori di lieve entità. Pregati a continuare la serie ben volentieri assentiamo a questo desiderio altrui e senz'altro diamo la lista dell'Eubel:

Domenico Cubelles; 10 Dicembre 1540, A.C. 15, f. 253v.[112]

Martino Royas de Portalrubio; 5 Novembre 1572, A.C. 15, f. 116v.[113]

Tommaso Gargal, 11 Agosto 1578; A.C. 15, f. 253v.[114]

Baldassarre Cagliares; 18 Maggio 1615; A.V. 15 f. 122 v. Dai processi Concistoriali risulta nato alla Valletta. Eletto Vescovo a 40 anni. Era dottore in teologia; uditore del Gran Maestro dell'Ordine Gerosolimitano. Morì il 4 Agosto 1633.[115]

Michele Giovanni Balaguer Camarasa; 12 Febbraio 1635; A.C. 17 f. 90. Nacque in Vaglievar diocesi di Lerida (Spagna), di 38 anni; dottore in Diritto Canonico, Sacerdote dell'Ordine Gerosolimitano.[116]

Luca Bueno, già Arcivescovo di Tessalonica, ritenendo il titolo, venne eletto alla Sede di Malta il 15 Dicembre 1666, A.C. 21 f. 137. Morì il 7 Settembre 1668.[117]

Lorenzo Astiria, 16 Giugno 1670, A.C. 22 f. 41 v. Nacque nella diocesi di Tarragona (Spagna); dottore in ambo le leggi, laureatosi a Roma (Sapienza) il 28 Maggio 1657; consacrato a Roma dal Card. Carlo Caraffa. Morì in Gennaio 1677.[118]

Michele Girolamo Molina; 18 Aprile 1678; A.C. 22 f. 258 v. Nacque in Fortanete diocesi di Saragozza (Spagna) dottore in ambo le leggi; cappellano ed elemosiniere del Gran Maestro dell'Ordine Gerosolimitano; consacrato dal Card. Pio di Savoia il 24 Aprile 1678; trasferito a Lerida (Spagna) il 25 Maggio 1682.[119]

[p.96] David Cocco Palmieri, 15 Maggio 1684; A.C. 23 f. 145 v. Nacque a Pescocostanzo (Abruzzi,) dottore in ambo le leggi alla Sapienza (Roma) il 30 Ottobre 1664.[120]

Giacomo Cannaves, 30 Agosto 1713; A.C. 26 f. 144 v. Nacque a Pollensa (Majorca), dottore in Teologia e Priore Generale dell'Ordine Gerosolimitano. Consacrato a Roma dal Card. Francesco Acquaviva il 10 Settembre 1713.[121]

Gaspare Gori Mancini, 1 Giugno 1722; A.C. 27 f. 286 v. Nacque a Rigomagno diocesi di Arezzo; dottore in Teologia e in ambo le leggi; laureatosi a Siena il 10 Agosto 1679; consacrato a Roma dal Card. Antonio F. Zondadari il 7 Giugno 1722. Morì nel mese di Luglio 1727.[122]

Paolo Alpheran de Bussan, 8 Marzo 1728; A.C. 29 f. 78 v. Nacque a Aix (Francia) Consacrato dal Sommo Pontefice Benedetto XIII il 14 Marzo 1728; alla stessa data è nominato Assistente al Soglia Pontificis; il 19 Settembre vien promosso Arcivescovo di Damietta, ritenendo la diocesi di Malta. Morì alla Notabile il 20 Aprile 1757. [123]

Bartolomeo Rull, O.S. Jo. Hieros., 12 Dicembre 1757, A.C. 35, f. 100 Nacque a Pollensa (Majorca), battezzato il 31 Luglio 1691; ordinato sacerdote il 6 Marzo 1713; laureato in Sacra Teologia il 23 Gennaio 1716; Priore della Chiesa di San Giovanni Battista e Commissario generale della S. Crociata (P. Dataria 131, f. 218 ss); presentato dal re della Due Sicilia il 22 Ottobre 1757 (Ep. Reg. III ss., 161) nominato assistente al Soglio Pontlicio il 6 Gennaio 1758 (Secretariato dei Brevi 3385 f. 33) Mori nulla sua residenza il 19 Febbraio 1769 (P. Dat. 147, f. 88).[124]

Carmine Giovanni Pellerano O.S. Jo. Hieros, 28 Maggio 1770, A. C., 37, f. 66. Nacque a Mazzara (Sicilia) il 6 Febbraio 1702; ordinato sacerdote il 3 Marzo 1726, uno dei quattro cappellani del Gran Maestro (P. Dat. 147 f. 87 ss.) presentato dal re delle due Sicilia il 27 [p.98] Marzo 1770 (l. cit.) consacrato a Reggio il 25 Agosto 1770 (Vescovi 289, f. 216) assistente al Soglio Pontificio 1'11 Novembre 1770, (S. Brev. 3710, f. 14); si di-mette il 18 Marzo 1780 (P. Dat. 157 f. 72 ss.). Pro-mosso Arcivescovo di Rodi il 19 Giugno 1780 (A.C.. 39 f. 112). Mori a Roma il 18 Aprile 1783 (Diario 868 p. 19 s.).[125]

Vincenzo Labini, O.S. Jo. Hier., 19 Giugno 1780, A.C. 39 fol. 112. Nacque a Bitonto (Puglie — Italia) il 28 Aprile 1735; ordinato sacerdote il 23 settembre 1758, già della congregazione dei Teatini, lettore di teologia per quattro anni nella sua religione, poi per 12 anni lettore di Teologia nel Seminario Arcivescovile di Capua, esaminatore prosinodale di Capua (P, Dat. 157, f. 131 ss.); presentato dal re delle due Sicilie (3 Giugno 1780 l.c. f. 138); consacrato a Roma dal Card. Giraud il 25 Giugno (Arch. Caes. 629 senza f.); Con Breve Apostolico del 3 Marzo 1797 al Vescovo di Malta si concede in perpetuo il titolo di Arcivescovo di Rodi con il diritto del Pallio (Secr. Br. 4319, f. 1 ss.) divenendo Mons. Labiní il primo titolare; riceve il Pallio il 24 Luglio 1797 (A.C. 41, f. 459). Mori il 30 Aprile 1807 (P. Dat 176 f. 287).[126]

Ferdinando Mattei, 18 Settembre 1807.[127]

Francesco Saverio Caruana, 28 Febbraio 1831.[128]

Publio M. Sant, 12 Aprile 1847. Preconizzato Vescovo titolare di Larada in partibus nel 1817.[129]

Gaetano Pace Forno, O.E.S.A.., 25 Settembre 1857. Era prima Vescovo tit. di Ebron.[130]

Carmelo Scicluna, 1875.[131]

Pietro Pace, 11 Febbraio 1889.[132]

Mauro Caruana, O.S.B., 22 Gennaio 1915.[133]

Michele Gonzi, già Vescovo di Gozo, 14 Ottobre 1943. È il primo Metropolita. Quem Deus diutissime sospitet.[134]

[p.99]

CONCLUSIONE.

Il presente lavoro non ha pretensioni di sorta. Ha il solo intento di sfrondare delle inesattezze e degli errori cronologici la lista episcopale dell'Abela.

Ma non vogliamo neppure terminare questa breve rassegna storica della eronotassi episcopale dell'Abela senza indicarne, in strettissima sintesi, i principali motivi degli errori ivi ris contrati.

I1 nostro storiografo sopratutto:

1)                        si è appoggiato a Rocco Pirri, il quale ha creduto di attingere a fonti genuine, ritenendo attendibile la Real Cancelleria di Palermo.

2)                        ha ritenuto, come afferma nella prefazione, sincere ed attendibili le affermazioni del Pirri, perché venivano da un autore a lui noto, il quale a tempo suo si era mostrato intellettualmente e moralmente capace di riferire i fatti con tutta fedeltà.

3)                        attenendosi a Rocco Pirri ha dovuto necessariamente errare, perché le fonti adibite provengono dalla Real Cancelleria e non da quelle ufficiali della Chiesa.

Nel rapido giro d'orizzonte sul campo della storia, che sì è sviluppata in quei tempi, abbiamo trovato in avanguardia il Comm. Abela, dando molteplici prove della sua dottrina. Egli ebbe nel seicento il primo posto e quindi collochiamo il suo nome in prima linea.

Mi lusinga il pensiero che questa critica obbiettiva e serena nulla detrae alla grandezza del lavoro da lui compiuto e perciò l'isola di Malta rimane sempre grata al Padre della Storia Patria.



[1] Comm. Fr. G. F. ABELA, Della Descrittione di Malta, 1. III, notizia L, Malta, 1647, 304 ss.

[2] Cf. L. FONCK, S.I. Il Metodo del Lavoro Scientifico, Ed. Mannucci. Roma, 1909, 144 ss.

[3] Citiamo alcuni senza pretendere di darne l'elenco completo:
a) G. A. VASSALLO, Storia di. Malta, Malta 1854, 89 e passim.
b) A. FERRIS, Descrizione Storica delle Chiese di Malta e Coro, Malta 1866, 1 ss.
c) A. A. CASTAGNA, Monografia Critica della Cattedrale Apostolica di Malta, Malta 1899, 46-8.
d) A. MIZZI, O.F.M. Capp., L'Apostolato Maltese, Vol. II, Malta 1937, 14 ss., e molti altri ancora di cui non vale proprio la pena citare il nome, i quali tutti sulla falsariga dell'Abela e del suo continuatore Conte Giovannantonio Ciantar (cf. Malta Illustrata, Vol. I-II, Malta 1780, 20 ss.), hanno ripetuto gli stessi errori.
Oltre queste liste a stampa si trovano altre manoscritte:
a) Indice dei Vescovi, non meglio identificato. (Cf. Archivio della Cattedrale di Malta, Vol. in quarto, senza ulterori indicazioni).
b) Cronologia dei Vescovi, MS. 397. 11. Si trova alla Biblioteca Reale di Malta. Si trovano molti altri manoscritti che ci dispensiamo di annunziare perchè sono privi di qualsiasi valore storico. Risalgono al '700 e sono copie desunte dall'Abela.

[4] Cf. Rocco PIRRI, Sicilia Sacra, I. III. Palermo 1638, 395 ss.: Pio Bonifacio GAMS, O.S.B., Series Episcoporum, Ratisbonae 1873, 947-8. Ma il Gams poggia le sue affermazioni sull'Abela e sul Ferris. (Cf. o.c. l.c.).

[5] Cf. B. ALBERS, B.C., Manuale di Propedeutica Storica. Roma 1909. 15.

[6] Cf. FONCK. L.C., 114.

[7] FONCK, L.C., 114-115.

[8] ABELA, L.C., prefazione.

[9] Quale per il caso nostro Rocco Pirri, ritenuto allora uno dei migliori storici.

[10] Manuale citato, l.c.

[11] On the Writing of History, London 1939, VI.

[12] Cf. o.c., VII.

[13] In margine ad ogni nominativo o nel corpo del lavoro allega la fonte, che generalmente è Rocco Pirri. (Cf. Abela cit. 304 e ss.).

[14] Cf. A. CRIVELLUCCI, Metodo Storico, Pisa 1897, 91.

[15] P. CAGLIOLA a Melita, O.F.M.Conv., Almae Siciliensis Prorinciae Ordinis Minorum Conventualium S. Francisci Manifestationes Novissimae. V enetiis 1644, 185 ss.

[16] Ivi.

[17] L. WADDING, O.F.M. Ree., Annales Minorum, 1. VII (1323-1346), Ad Claras Aquas 1932, p. 158., n. 1 e p. 300, n. 4; e id. Bolla "Inter Cetera" p. 544 e "Regimini Universalis Ecclesiae" p. 595.

[18] A. F. POLLARD, Factors in Modern Hiatory, London 1932, p. 3.

[19] Cf. ALBERS, O.C. p. 81.

[20] Cf. Archivio Vaticano, Schede Garampi, 498, p. 118 ss. Queste schede costituiscono una miniera ricchissima di materiali biobibliografici e documentari messe a disposizione degli studiosi con le migliaia e migliaia di piccole schede (sono 600,000) compilate sulle fonti dell'Archivio Vaticano. (Cf. G. TRASSELLI, Garampi Giuseppe, in "Enciclopedia Cattolica", V, Città del Vaticano, 1950, 1932-3.).

[21] Per notizie su queste periodo si consultino, HURTER, Storia di Innocenzo III, Ed. III. Hamburg 1844; A POTTHAST, Regesta Romanorum Pontifrum, Vol. Berlino 1875; I. LA LUMIA, Storie Siciliane. Palermo 1882; S. Bozzo. Note Storiche Siciliane del secolo XIV, Palermo 1882: R. VALENTINI. La Soprarcirenaa della Università, etc., in "Archivio Storico di Malta", Roma VII (1935) 33-70, e VII (1936) 405 ss.

[22] Cf. D. JACQUET. O.F.M.Conv. (Arcivescovo di Salamina), Praelectiones Historiae E.cclesiasticae. Torino 1923. Vol. II, 43-58; e 63-96; E. BRLCK, Storia della Chiesa, Bergamo (Ed. VII) 1930, 463-9; L. Tonnsco, Manuale di Storia della Chiesa. Torino. 1951, Vol. I, 416-9; A. POTTHAST, o.C., 943-1650,

[23] Ivi. Cf. HUILLARD-BREHOIS,ES.Historia Diplomatica Friderici II Parisiis 1857, t. IV, p. II, p. 810. 828, 905.

[24] Cf. TODESCH. o.c.. Le.; A. Flicke et V. Martin, Histoire de l'Eglise Vol. 10. p. 38.

[25] [missing footnote in text]

[26] Ivi: POTTHAST, O.C., 908.

[27] Cf. J. MARX, Manuale di Storia Ecclesiastica, Vol. 1, Firenze 1912, 301.

[28] Cf. TODESCO, o.c., 418.

[29] Ivi. e Hefele-Leclercq, Historie des Conciles, V. 1316 ss.: 1663 ss.; 1722 ss.

[30] Ivi.

[31] Cf. JACQUET, O.C., 63-4. Per una più ampia cognizione (lei fatti vedi anche G. PATREOLO MARCOSSIO. De Vitiis, Sectis et Dogmatibus omnium haereticorum. Colonia 1569; B. MALVASIA, O.F.M. Conv., Cathalogus omnium haeresum et Conciliorum. Romae 1661.

[32] Cf. CAPPELLI, o.C., 262, ove dice che venne scomunicato il 12 Ottobre 1253.

[33] Cf. ivi. 263. Venne scomunicato nel Marzo 1255.

[34] Cf. TONESCO, O.C., 423.

[35] Cf. JAQUET, o.c., Vol. 11, 52.

[36] Cf. R. VALENTINI, O.C.. 33-70.

[37] Cf. ARDILA, O.C., 304.

[38] Può essere che vi sia stato qualche Vescovo eletto dal Capitolo ma di ciò nessuna traccia si trova tranne per il Vescovo Alduino, come vedremo in appresso.

[39] Sembra che la Sicilia e quindi anche Malta fossero colpiti da interdetto ecclesiastico (Cf. VALENTINI, O.C., I.e.). Infatti Clemente VI nella bolla di elezione del Vescovo Bonet afferma " loannes XXII praedecessor noster dum ageret in humanis. XVI Kalendas febrnarii. pontificatus sui anno decimo provisiones omnium ecclesiarum cathedralium in regno Siciliae consistentium tunc vacantium et in posterum vacaturarum certis ex causis dia positioni suae ac sedis Apostolicae reservavit " (Cf. C. EuBLL, O.F.M.Conv Bullarium Franciscanum, Romae 1904, Voi, VI, 99, no 169, e R. Valentini, Gli ultimi Re Aragonesi ed i primi Castigliani in Malta, o.r. 405.20.)

[40] Dalle quali parole risulta che la Santa Sede per motivi a lei noti (presumibilmente a causa di contrasti politico-religiosi) aveva avocato a sé la nomina dei Vescovi, derogando al diritto di patronato che godevano i re di Sicilia.

[41] Cf. Archivio Vaticano, Schedario Garampi cit., 118 se.

[42] Cf. L. WADDING, o.c., p 260, no 18. "            erga Minoritas, uti uni-versa Domus Aragoniae addictissimus".

[43] Cf. TODESCO, o.c., Vol. II. 15-16; ANnRES IVARS, O.F.M., La Indiferencia de Pedro IV de Aragon en el cisma do Occidente, en Ambivo Ibero-Americano 29 (1928) 21-27, 161-186. citato da Miscellanea-Historiae Pontificiae, Roma VII (1943) 86 ss.

[44] Cf. VALENTINI, o.c.. 416 ss.; E. STINCO, La Politica Ecclesiastica di Martino I in Sicilia, Palermo 1920, 70 ss. Il duca di Meltalhano. padre di Martino I. aveva già sin dai tempi di Clemente VII sferrata una lotta contro la Chiesa di Roma e istigava il figlio a seguirlo (Cf. ivi, p. 16).

[45] Cf. STINCO, O.C. 44-56: VALENTINI, O.C. l.c. Vedi anche nota.

[46] Ivi.

[47] Ivi. In questo periodo di tempo riscontriamo nella serie dell'Abela alcuni presunti Vescovi di Malta di cui non si trova alcun documento ufficiale della Santa Sede per corroborarne l'affermazione. Infatti nell'Archivio Vaticano, ove si trovano i Registri delle tre obbedienze e ivi segnate tutte le provvisioni avvenute canonicamente dai tre Pontefici simultanei. nessuna traccia o accenno si trova nei riguardi dei presunti Vescovi quali il Papalla. De Pace, de Pinc, de Letras. Quindi è segno evidente che non sono stati eletti dalla Santa Sede, ma semplicemente o raccomandati o presentati o destinati dalla Reale Certe di Palermo a godere i proventi del Vescovato di Malta.

[48] C. SIGONIO, de Episcopis Bononiensibus, Bononiae 1586.

[49] M. VIPERA, Chronologia Episcopalis et Archiepiscopalis Fcclesiae Benerentanae. Napoli 1643.

[50] F. UGHELLI, Italia Sacra. Roma 1643.

[51] F. DIAGO, O.S.A., Catalogo de los Obispos de Gerona, Gerona 1606.

[52] PLACENTILUS, Calalogus Omnium Antistitum Tungranorum. Antwerp 1529.

[53] J. GRESTSER, de Episcopis Evestettensibus, Ingolstad 1617.

[54] G. CARLONIO. Engolismenses Episcopi, Engolesman 1597 e l'Anglia Sacra del Pratt.

[55] Diamo qui i titoli dei Volumi della Herarchia Catholica dell'Eubel e suoi continuatori che nelle seguenti citazioni ridurremo ai soli autori, Volumi e pagine.
Vol. I. Hierarchia Catholica Medii Aevi     … edita per Conradum Eubel, Ord. Min. Conv., Monasterii 1898, II Ed. 1913.
Vol. II. Hierarchia Catholica        ab anno 1431 ad annum 1503, Monasterii 1901; II Ed. 1914.
Vol. III. Hierarchia Catholica        saeculum XVI ab anno 1503 inchoavit Guglielmus Van Gulik absolvit C. Eubel, Ord. Min. Conv., Monasterii 1910; II Ed. 1923.
Vol. IV. Hierarchia per P. Gauchat. O.F.M.Conv., Munster, 1935.
Vol. V. Hierarchia … a Pontificatu Clementis P.P. 1X (1667) usque ad Pontificatum Benedicti XIII (1730) per P. Remigium Ritzler et P. Pirminum Sefrin, O.F.M. Conv. Patavii 1952. Nella nostra Biblioteca Reali si trovano i cinque volumi siglati F. H. 16-20.
Vol. VI. Patavii. 1958.

[56] Cf. M. Buie, O.F.M., in _Archivium Franciscanum Historicum. 31 (1938) 170-3: P. FRUTaz, in Enciclopedia Catholica VI (Citta del Vaticano 1951) 1433-4; L. BERRA, de Hierarchia Cattolica, in L'Osserratore Romano. 21 Novembre 1952, 3: G. ODOARDI. O.F.M. Conv.. La Hierarchia Catholica. in "Miscellanea Francescana". 53 (1953) 98 se.

[57] Ivi. 99.

[58] Ivi.

[59] Cf. M. FALOCI PULIGNANI in Miscellanea Francescana 14 (1913) 158-9.

[60] Oltre gli autori già menzionati nella nota numero 3, i quali dipendono totalmante dall'Abela. un'altra lista episcopale della diocesi di Malta a base Abela-Eubel è stata pubblicata dal Sig. ,los. Galea prima in Maltese (Cf. Lehen Is-Sewua. no. 2533. Is-Sibt 27 ta' Mejju 1941, 5) e poi in Inglese (cf. A Chronological Series of the Bishops of Malta, in "Scientia" X 1944. 100-24) Qualora il Sig. Galea si fosse attenuto al solo Eubel avrebbe potuto senz'altro evitare dei madornali errori che andiamo correggendo.
Rileviamo che i Registri di Avignone non si trovano in Francia, come darebbe a credere il Sig. Galea. scrivendo nelle fonti da lui adibite: Registri di Avignone, Franca. (cf. o.c. 104) ma si trovano nell'Archivio Vaticano, come diremo in appresso.
Facciamo intanto anche notare che il Comm. Abela si chiamava Giovanfrancesco e non Giovannantonio. La sua opera non è Malta Illustrata, ma Descrittione di Malta, edita non nel 1664 come erroneamente ha detto il Sig. Galea, ma nel 1647.
Dovendo noi in seguito citare spesso la serie episcopale del Sig. Galea, useremo l'abbreviazione SBM (= A ChronologicaI Series of the Bishops of Malta).

[61] Per meglio intendere quanto diremo premettiamo quanto segue:
a) Le sigle Vat. Aven. e Lat. significano ed indicano i Registri Vaticani, Avignonesi e Lateranensi.
b) Registri Vaticani (siglati Vat. o più comunemente con il nome dei Pontefici, il tomo e altre indicazioni d'Archivio) cominciano dal secolo IX alla fine del sec. XVI. Frammentarii nei primi 3 volumi, con Atti di Giovanni XVIII (872-82) I Vol. e di Gregorio VII (1073-85: II e III Vol.), più regolari negli altri, dal IV volume, con Innocenzo III (1198-1216), dove comincia la consultazione dell'Eubel. Per il secolo XIII sono gli unici Registri della Curia Romana (Cf. ODOARDI O.C. 104-5).
c) I Registri Avignonesi sono cominciati con Giovanni XXII (1316-1417) e terminavano col Papa Avignonese Benedetto XIII (1394-1417).
d) I Registri Lateranesi poi, cominciano con Bonifacio IX (1389-1404) e vanno fino a Leone XIII, (1878-1903).
e) La voce Arm. XII significa che in quel fondo si trova la fonte dell'avvenuta promozione.
f) La sigla Obl. è uguale a Libri Obligationum et Solutionum. Di-mostra la fonte principale, ove sono state attinte le notizie delle provvisioni che vanno dal 1433 al 1489, sotto i numeri 66, 72, 83.
g) Per Schede di Garampi vedi nota numero 20.
h) Le Sigle A. Cam. denotano gli aletta Camerarii, i cui volumi vanno dal 1498 al 1632.
i) A. C. vale per Acta Constatar-Mia. i cui volumi vanno daI 1409 al 1434.
j) A. V. significano Acta Vice Cancellarii che vanno dal 1498 al 1632.
k) A. A. S. sono gli Acta Apostoiicae Sidis che cominciano nel 1888.
Dovendo citare spesso la Hierarchia useremo le abbreviazioni Eu BEL Hierarchia I, II, III, GAt'CtIAT, Hierarchia IV; RITZLEn SEFBIN. Hierarchia V e VI.

(68)   [62] Il Comm. Abela dopo il Vescovo Vulpono inserisce nella sua lista episcopale il Francescano Niccolò Papalla.
Fu realmente il Papalla Vescovo di Malta?
Anche noi appoggiati alla Regia Cancelleria di Palermo avevamo in un primo tempo sostenuto tale opinione. (Cf. B. FIORINI, l'ranciscan Bishops of 1lalta, in "Scientia", XI, 1945, 21), per la ragione che una parvenza veridica trovava lo sfondo storico nei volumi di Palermo.
Infatti il Papalla sin dal 1373 era stato da Federico III di Sicilia chiesto a Papa Gregorio XI Vescovo di Malta. Ecco un transunto di una lettera inviata dal Re al Sommo Pontefice:

"Scriptum est Sanctissimo ac Beatissimo Patri rn X to et Domino Gregorio XI, divina providencia, Saerosanctae Romanae et Lniversalis Matris Ecelesiae Sommo Pontifici rneo domino plurimam reverenciam.

Dudum pro venerabili fratre Nicolao de Panormo ordmis minorum olim postulato in episcopum et pastorem melivetanae ecclesiae trine pastore vacante per obitum reverendi in X Patris Corradi etc., etc." F (ridericus) III.
Contemporaneamente il suddetto Re scrisse al Card. Vescovo di Frascati raccomandando il Papalla. "Noveritis quodc scribimus (sic)....:. quare Reverendam paternitatem vestram rogarnus quatenus placeat dictum fratrem Ni colaum meorum intuito rogationum suscipere commendatum etc., etc., etc"
XXV Aprilis apud Cathanam.
pro fratre Nicolao de Panormo ordinis minorum.
XI ma. 1373. (Cf. Archivio di Stato, Palermo, Regia Cancelleria, Vol. 13, 1371-1374, f. 168v).
Intanto re Federico sicuro di una risposta affermativa, con lettera spedita da Messina il giorno 8 Ottobre 1394, ordina di consegnare a Fra Niccolò da Palermo, O.Min., suo confessore, elemosiniere e cappellano, 60 fiorini d'oro, 30 per gli indumenti episcopali e 30 per recarsi dal Papa allo scopo di impetrare ed ottenere qualche sede Vescovile. Antecedentemente gli aveva già regalata una grande croce di cristallo munita d'argento. (Cf. Archivio cit., Regio Cabreo, Vol. V, 1345-1375, f. 251v.).
Ma nessuno esito favorevole al Papalla ebbe luogo.
Re Martino I con lettera spedita da Catania il 12 Giugno 1393 ordinò a tutti i capitani giurati etc. del Regno di costringere tutti quelli che amministravano beni del Vescovado di Malta di consegnare i proventi a fra Niccolò da Palermo. O.Min., "electi Milevitani". (Cf. Archivio cit., Protonotaro del Regno, Vol. 7, a. 1393, f. 70). Sembra che Martino avesse di nuovo proposto il Papalla al Vescovato di Malta, giacchè nello stesso Protonotaro trovasi affermato che Martino ottenne dal Papa (se mai dal Pontefice Avignonese) la conferma per fra Niccolò da Palermo (Cf. ivi, Vol. X, 1393-7, ff. 8.). Ma nessun documento Pontificio anche Avignonese suffraga la pretesa conferma.
Intanto Bonifacio IX elesse Vescovo di Malta Mauro Cali, O.S.B.

[63] Effettivamente Giovanni de Pino non è stato Vescovo di Malta.
Dopo la morte del Papalla, probabilmente avvenuta tra il 21 e il 24 Luglio 1393, giacchè in questa data Re Martino chiede ai canonici di Malta residenti a Catania di prestare il loro consenso per dare al Papalla un successore, il re propone fra Giovanni de Pino e indirizza la seguente lettera:
"Rex et Regina etc. Devoti dilecti — A la majestati nostra è noviter pervenuto in notizia chi lu religiuzu ven, in Christo Patri fr. Nicholò Papalla electum episcopum di Malta sicut Domino placuit rendiu lu spiritu a lu Summu Creaturi. La quale cosa sapendu li Canonichi di la Milevitana Ecclesia praedicta li quali su residenti in Cathania al electioni di novu pastori cum li solemepnitati debite procedendu elissiru unanimiter et concorditer a lu Religiosu in Christo Patri fri Johanni de Pino nostro confessuri, et per la electioni vestra dallocu lu dictu fr. Johamii manda illocu fratre Mariano de Cathania ordinis minorum et praesbitero Michaele de Gambaru de cappella nostra, propterquod vi dichimu et requirimu chi dijisti eligiri in vostru praelatu a lu dictu fratri Joanni nostru confessuri et multu gratu et acceptu a la nostra celsitudini. La confirmationi di lu quali nui trattirimu con lu Santu Patri.
Date Cathaniae sub nostro sigillo secreto XXIIII Julii prima indictione (manca l'anno, ma è il 1393) Rex Martinus.
Dirigatur canonicis et capitulo Melivetani Ecclesiae. Similis lettera fuit missa officialibus Melivetanae Ecclesiae. (Dominus Dux mandat not: de Ciminibus). (Cf. Archivio cit., Proronctaro del Regno, Vol. 7, f. 122v. e ivi, Regia Cancelleria, Vol. 18, p. 44).
E ovvio che qui si tratta di preliminari per la presentazione al Vescovato di Malta. Ma il De Pino fu invece promosso al Vescovato di Agrigento da Bonifacio IX (Cf. EUBEL, Hierarchia I, 78).

[64] L'Abela seguendo Rocco Pirri ascrive falsamente il Cali all'Ordine francescano. Anche noi appoggiati ai suddetti autori avevamo sostenuto la stessa opinione, ma più maturi studi ci hanno portato alla negativa.

(78)         [65] Re Martino non avendo ottenuto ne da Roma ne da Avignone l'epi-Scopato per Giovanni de Pino e considerando Mauro Cali un usurpatore della sede di Malta, per non darla vinta al Papa di Roma, il 24 Dicembre 1398 con lettera spedita da Sciacca, ordinò di consegnare a Fra. Andrea de Pace, O.Min. Ministro Provinciale di Sicilia, i proventi del Vescovato di Malta, esistenti in Sicilia, rilasciando a Mauro Cali i beni esistenti a Malta. (Cf. Archivio cit., Protonotaro del Regno, Vol. 12, 1397-99, f. 170-171). Il Protonotaro afferma che Fr. Andrea aveva perduto l'Arcivescovato di Atene ed aveva rinunziato altre cariche in previsione della collazione del Vescovato di Malta. (Cf. ivi).
Ma che Fra Andrea de Pace sia stato realmente Vescovo di Malta non è suffragato da nessun documento Pontificio. Anche l'Eubel mette in dubbio la sua elezione. Infatti mette tra due virgolette il suo nome, limitandosi a dire "che alcuni scrittori dicono che sia stato Vescovo di Malta fra Andrea de Pace". (Cf. EUBEL, Bullarium Francescanum, Roma, (Vaticano) t. 7. 1904, 415). Forse sarà stato come altre volte, presentato al Papa di Avignone. Non risulta eletto dai Registri di Avignone e neppure da quelli di Papa Alessandro V (Papa Pisano) e tanto meno dai registri di Gregorio XII.

Tutte le provvisioni apostoliche canonicamente compiute da una delle tre diverse obbedienze si trovano regolarmente registrate. I nomi di questi Vescovi esulano dalle fonti. Ragione per cui si deve legittimamente credere che non sono stati affatto Vescovi di Malta.

[66] Il nostro Abela dopo Andrea de Pace, senza alcun criterio, inserisce nella sua lista episcopale Corrado Caracciolo. Ma questi è stato piuttosto Vescovo di Mileto. (Cf. EUBEL, Hierarchia I, 341). È stato indotto all'errore da Rocco Pirri (Cf. ABELA, O.C. 310), attingendo alle sue fonti.

[67] Cf. ABELA, oc., 311. II nostro storiografo contemporaneamente al De Pace e al Caracciolo inserisce nella serie episcopale di Malta il francescano Michele de Letras. Ma anche questa volta si tratta di una presentazione regia. Lo STINCO (o.e. 102) afferma che il re (Martino I) non elesse Vescovo di Malta il De Letras, ma gli diede in commenda i beni della Chiesa di Malta "donec duce Domino unito fiet ecclesiae Sanctae Dei". E ciò si desume anche dalla Regia Cancelleria di Palermo (Cf. Archivio cit. Vol. 46, f. 347v). Quindi Re Martino non considera. Michele de Letras beneficiato di diritto e quindi la immissione nel godimento dei beni non equivalse a nomina Pontificia (Cf. STINCO, O.C. 102).
Quindi non si può annoverare tra i Vescovi di Malta. Il nostro Abela dice che e stata spedita da Catania il 16 Agosto 1418 una lettera del seguente tenore: "Martinus Rex. Praesentium serie pateat universis, quod auctoritate Apostolica nobis concessa per bullas speciales, quod beneficia, et dignitates eeclesiasticas in regno Siciliae vacantes, seu vacantia personis idoneis, de quibus sit merito, et in quibus nostrae praesertim confidit Altitudo, conferre, seu commendare, durante schismate, valeremus. Dum Cathedralis Eec.esia Milevitana per renunciationem Reverendi in Christo Patria fratris Mauri Episcopi Milevitani, et nunc per Sedem Apostolicam ad Catanensem Ecclesiam iam pro-moti, vacaret ad praesens, et vacaverit apud Sedem Apostolicam praedictam, quae Michaeli de Letras viro utique idoneo providit de eadem; ut nobis scripsit Sanetitas praedicta, indigeatque ipsa Eccledia Milevitana suo Pastore, ipsa auctoritate ducti, idoneum eligentes, et su[ficientem praedictum praefatum
Michaelem de Letras in iure Canonico Bacealaureum praeficiendum duximus "ed il Commendatore ha lasciato stampato che una copia di questa lettera allora si conservava nell'Archivio della Cattedrale (Cf. ivi. Malta, Ms. I. Bolle del Vescovato Notiziario XVIII).
Ma questa Bolla Regia nulla dice riguardo la elezione canonica. Si tratta solamente della presentazione da farsi alla Santa Sede.
Infatti nei Registri di Avignone tra i Vescovi nominati da Benedetto XIII non si riscontra il nome di Michele de Letras.

[68] Il nostro Abela appoggiandosi a Rocco Pirri inserisce il benedittino Platamone nella serie dei Vescovi di Malta. Ma non risulta dagli Atti ufficiali della Chiesa.

[69] Cf. ABELA, o.c., 316. Nessun documento Pontificio prova la sua elezione.

[70] Cf. ABELA, O.C. 317. Non è stato Vescovo di Malta. Nessun documento Pontificio ne suffraga l'ipotesi.

[71] Cf. Ivi, 317. Nessun atto ufficiale lo indica Vescovo di Malta.

[72] Cf. ABELA, o,c., 321. Nessun documento ufficiale conferma le affermazioni.

[73] Non è stato certamente Vescovo di Malta. Forse sarà stato presentato. Ma dagli Atti Concistoriali, risulta che dimettendosi il Ginucci, gli si da per successore precisamente il Bosio.

[74] Cf. ELBEL, Hierarchia 11, XXIX, s.v. Malten. Questo Vescovo è ignoto all'Abela e a SBM.

[75] Cf. EUBEL, Hierarchia I, 340. L'Eubel appoggiandosi al Gams che dipende dall'Abela e dal Ferris, a Ruggero do Cefalù fa succedere un certo Domenico e a questo un tale Giacomo di Allieto. O.P. Poi un ignoto, e Andrea Bancherini. Nessun documento ufficiale della Santa Sede ne conferma l'asserto.
Qui poi, non sappiamo proprio renderci conto come mai la SBM, appoggiandosi all'autorità del Gams inserisca nella sua lista episcopale Giacomo di Mileto, O.P. Come giustamente osserva l'Eubel (Hierarchia I, 340, nt. I) questo Vescovo bisogna espungerlo dalla sede di Malta. E ciò aggiungiamo noi con fondamento storico.
Esaminando la serie episcopale di Sebaste, nessun nominativo corrispondente a Giacomo di Allieto, O.P. figura il titolare di quella Sede in quel tempo e che sia stato trasferito da Malta a Sebaste o viceversa. (Eubel. Hierarchia II 440) Anzi al contrario risulta certissimamente che in quel tempo occupava la Sede di Sebaste un certo Lgo, eletto nel 1256 (Eubel. Hierarchia I XXXVII, s.v. Sebasten) confermato il 16 Febbraio 1257 e nominato il 22 Dicembre 1257 dalla Santa Sede (EUBEL, Hierarchia I, 110, 2 ivi nota 2). Risulta ancora egli il titolare di Sebaste 1'11 Giugno 1263 (EUBEL., Hierarchia II, XXXVII, s.v., Sebasten). Quindi non può essere stato Vescovo di Malta. Piuttosto avrà avuto la Sede di Mileto.

[76] Cf. EUBEL, Hierarchia II, XXIX, s.v. Malten. E ignoto all'Abela e a SBM.

[77] Ivi. Cf. A. POTTIAST, Rettesta Romanorum Pontificum, Berlino 1875, 16 783. E ignoto all'Abela e a SBM.

[78] Cf. EUBEL, Hierarchia 1, 310. È sconosciuto all'Abela.

[79] Ivi. La SBM (o.c. 106) oltre a darne errata la data di elezione di questo Vescovo, abbina il nome del precedente Giacomo con Niccolò facendone risultare una sola persona James Nicholas. Ciò deve andare corretto. I dati delle fonti ufficiali nei riguardi dei due Vescovi menzionati sono più che certi, non soltanto perchè asseriti dalle fonti, ma anche perché la diversità delle due persone si deduce con certezza assoluta da circostanze egualmente certe. Giacomo, che durante il suo episcopato di Malta era stato nominato Amministratore di Larino (Cf. Schede Garampi 498 e EUBEL, Hierarchia I, 294, nt. 2) risulta morto nel 1299. (Cf. ivi e Hierarchia I, 340). E Niccolò gli succede più tardi.
Oltre questo, la SBM commette un grossolano errore quello cioè di asserire che James Nicholas venne eletto il 31 Gennaio 1303 nientemeno da Benedetto XI O. Facciamo notare che a quella data il Papa era Bonifacio VIII, il quale morì a Roma 1'11 Ottobre del 1303. (Cf. EUBEL, Hierarchia I, 12) e Benedetto Xl è stato assunto al Sommo Pontificato il 22 Ottobre 1303. (Cf. Ivi. 13).

[80] Cf. EUBEL, Hierarchia I, 340. Il Vescovo Alduino venne eletto nel 1330 dal Capitolo della Cattedrale di Malta, confermato e consacrato dall'Arcivescovo di Palermo, suo Metropolita. Solo nel 1332 venne confermato dalla Santa Sede (Cf. Schede Garampi, 498).

[81] EUBEL, Hierarchia I. 340.

[82] Ivi. Contrariamente a quanto afferma la SBM (o.c. 107) risulta che è antistorico che il Bonet sia stato trasferito in Sicilia e che sia morto nel 1360. Poiché il seguente Ogerio succede al Bonet per morte avvenuta dello stesso (EUBEL, Hierarchia I. 340).

[83] Ivi.

[84] Ivi.

[85] Ivi.

[86] Ivi.

[87] Ivi.

[88] Ivi.

[89] Cf. EUBEL, Hierarchia I, 340. Papa Bonifacio IX senza la previa presentazione di re Martino elesse alla Sede di Malta il benedettino Mauro Cali. Ma il Papa partecipò al re, sebbene fosse in rottura diplomatica con Bonifacio, l'elezione avvenuta. (Cf. STINCO, o.c. 44-54; VALENTINI, o.c., 33-70). Però Martino ritenendo Mauro un intruso, non oppose resistenza alla decisione di Roma e senz'altro fece eseguire le Bolle Pontificie ricorrendo a Gilforte, Arcivescovo di Palermo, Nunzio del Papa per la Sicilia. (Cf. STINCO, O.C. 70) Martino I passa poi ufficialmente e definitivamente a Bene-detto XIII il 2 Febbraio 1397 e se ne va ad Avignone fermandosi col Pontefice fino al 12 Maggio del medesimo anno. (Cf. EUBEL, Hierarchia I, 30, nt. 1).
Re Martino agli ultimi di Agosto del 1402 intima al Vescovo di Malta Mauro, che chiama intruso, (Cf. Archivio cit., Regia Cancelleria, Vol. XII, 1397-99, 170v-171) di rinunziare la Chiesa detta di S. Maria del Trono in Caltagirone a favore del Vescovo di Betlem e di consegnarla al suo procuratore fr. Antonio de Boscari, O.Min. (Cf. Ivi, Vol. IV, 1388-1400. f. 369).

[90] Cf. EUBEL, Hierarchia II, 191-2.

[91] Cf. EUBEL 1, 310. È inspiegabile il fatto che questo Vescovo vien eletto dal Papa di Pisa.

[92] Cf. Ivi. E l'unico Vescovo di Malta eletto dal Papa Avignonese.

[93] Ivi.

[94] Cf. EUBEL, Hierarchia 1, 340. Seguendo l'opinione dell'Eubel (Ivi, nt. 8) incliniamo ad affermare cio che scrivemmo in "Scientia" (Cf. FlonrNe, o.c.. 23) che cioè questo Mauro de Albraynio è lo stesso Mauro Calì.
Infatti eletto Mauro Cali il 4 Luglio 1393 da Bonifacio IX e trasferito a Catania da Gregorio XII nel 1408 (Cf. Eubel., Hierarchia I, 340 3 177, ut. 10) ove, viene anche chiamato de Albraynio), cessò di essere il Titolare di Catania, a quanto pare per motivi politico-religiose, nel 1411. (Cf. Eubel. vi).
Abbandonando quella Sede, gli era stata assegnata una pensione annuale sui frutti della mensa episcopale di Catania. (Cf. Eubel, ivi). Quando nel 1420 Martino V elesse Mauro de Albraynio Vescovo di Malta, ordinò all'eletto Mauro di rinunziare la pensione che questi percepiva dalla Sede di Catania (Cf. Eubel, ivi e Schede Garampi cit.). Ma questo Mauro che godeva il vitalizio dai pro-venti della Chiesa di Catania era proprio Mauro Cali ora chiamato de Albraynio. Quindi Mauro Cali e Mauro de Albraynio è la stessa ed identica persona.
Inoltre il nostro Abela afferma che Mauro Cali dalla sede di Catania venne nel 1420 di nuovo trasferito a Malta. E per corroborare la sua affermazione dice elle aveva visto nell'Archivio della Cattedrale la bolla originale con cui Papa Martino V eleggeva alla Sede di Malta il Vescovo Mauro in data di "XII Kalendas Septembris Pontificatus anno tertio, Martino V". (Cf. Descrittione, 312).
Questa data pubblicata dal nostro Abela 250 anni addietro nei riguardi di Mauro Calì, collazionata con i dati che l'Eubel fornisce nei riguardi di Mauro de Albraynio risulta una e identica e collimano le due bolle esibite dall'Abela e dall'Eubel perfettamente, il 21 Agosto 1420, sotto Papa Martino V. Quindi non vi è dubbio che non sia una e identica la persona. Cioè Mauro de Albraynio è la stesso Mauro Calì, benedettino.
Dalle Schede di Garampi (o.c. 498) risulta che Mauro Calì, "ipso episcopo instante et requirente", chiede, come supponiamo per la sua inoltrata età, un Vescovo Coadiutore e Papa Martino gli assegnò Giovanni de Piscibus, O.F.M. Conv. (Cf. anche EuBEi., Hierarchia I, 340. nt. 10).

[95] Cf. EUBEL, Hierarchia II, 191-2.

[96] Cf. EUBEL, Hierarchia II, 191-2.

[97] Cf. EUBEL, Hierarchia II, 191-2.

[98] Cf. Ivi.

[99] Cf. Ivi. Anche noi avevano creduto che fosse il Card. di Foix appartenuto all'Ordine francescano. Maturi studi ci hanno portato alla ,negativa.

[100] Cf Ivi.

[101] Ivi.

[102] Ivi.

[103] Cf. EUBEL, Hierarchia III, 243-l. Questo Amm. è ignoto all'Abela.

[104] Ivi.

[105] Ivi.

[106] Ivi.

[107] Ivi.

[108] Ivi.

[109] Ivi.

[110] Cf. EUBEL, Hierarchia III, 243-4. Durante l'Amministrazione del Ginucci Malta nel 1530 venne ceduta da Carlo V all'Ordine Gerosolomitano. E Papa Clemente VII concesse a Carlo Imperatore il diritto di patronato ad vitam sulle Chiese di Sicilia e di Sardegna (e quindi anche di Malta). (Cf. EUBEL, Hierarchia III, 98, s.v. Agrigentin, nt. 1).

[111] Cf. EUBEL, Hierarchia III, 243-4.

[112] Ivi.

[113] Ivi.

[114] Ivi.

[115] Cf. GAUCOAT, Hierarchia IL, 238.

[116] Ivi.

[117] Ivi.

[118] Cf. RITZLER-SEFRIN, Hierarchia V, 264.

[119] Ivi.

[120] Ivi.

[121] Ivi.

[122] Ivi.

[123] Ivi.

[124] Cf. RITLLER-SEFRIN, Hierarchia VI, 284.

[125] Ivi.

[126] Ivi.

[127] Cf. P. B. GAMS, o.c., 948.

[128] Ivi.

[129] Ivi.

[130] Cf. A. FERRIS, o.c., p.

[131] Dopo la morte del Vescovo Scicluna veniva dalla Santa Sede nomi-nato Amministratore Apostolico S. E. Rev.ma Mons Antonio Buhagiar, O.F.M. Capp., Vescovo titolare di Ruspa, il 14 Aprile 1885. (Cf. Atti della Curia(.

[132] Cf. A. A. S. 26/1914/40. Dopo la morte di Mons. Pietro Pace, il 14 Aposto 1914 veniva nominato Amministratore Apostolico, Mons. Angelo Portelli, O.P., Vescovo tit. di Selinunte.

[133] Cf. Acta Apostolica Sedis, 27 (1915) 40.

[134] Cf. A. A. S., 35 (1943) 364 e 36 (1944) 177. Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Gonzi veniva eletto alla Cattedrale di Gozo il 13 Giugno 1924 (A. A. S. Giugno 1924). Fu trasferito a Malta il 14 Ottobre 1943 con il titolo di Vescovo titolare di Urbe e con diritto di futura successione. Mons. Mauro Carnana O.S.B. morì il 17 Dicembre 1943. Pochi giorni dopo il decesso di Mons. Caruana. la Cattedrale e la Diocesi di Malta venivano elevate a Metropolitane e Mons. Gonzi diveniva il primo Arcivescovo Metropolita, con la Costituzione Apostolica "Melitensem Eccle,iam" del 5 Gennaio 1944. (Cf. A. A. S., 36, 1944, 161).