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Source: Proceedings of History Week 2005. (157-164). [Malta : The Malta Historical Society, 2005].

[p.157] LA STAMPA MALTESE COME STRUMENTO DI LOTA POLITICA NEL RISORGIMENTO ITALIANO

Sergio Portelli

Il fallimento delle insurrezioni nello Stato Pontificio del 1830-31, con la conseguente reazione dei governi degli stati italiani, tronc? un decennio di fervida attività pubblicistica in varie città della penisola. Tra le testate più significative di tale periodo vanno citate l’Antologia, fondata a Firenze da Gian Pietro Vieusseux nel 1820, e gli Annali Universali di Statistica di Milano, fondati nel ’24 e diretti dal ’27 da Giandomenico Romagnosi. A tali riviste si aggiunsero poco dopo l’Indicatore Genovese (1828) e l’Indicatore Livornese (1829), nelle quali comp? i suoi primi passi da pubblicista il Mazzini. Le prime manifestazioni del pensiero politico del celebre scrittore repubblicano erano nascoste dietro argomenti di natura letteraria, e costituirono i primi seri tentativi di usare la stampa come arma per scardinare, seppure con toni e misure diversi, l’ordinamento politico degli stati italiani.

La reazione contro i moti del ’30-’31 comprese l’inasprimento della censura e la conseguente soppressione dei fogli di ispirazione liberale. Pertanto, fu necessario trasferire l’attività pubblicistica dissidente oltre i confini degli stati italiani. Mazzini si stabil? a Marsiglia dove fond? la società segreta della “Giovine Italia” e la rivista omonima. In una lettera citata da Paolo Murialdi, il Mazzini sottoline? l’importanza dei giornali come mezzo di propaganda e di formazione civile dei cittadini:

La stampa periodica è una potenza: è anzi la sola potenza dei tempi moderni. Lo è per i mezzi di cui dispone e per la natura stessa del suo apostolato; perché parla e insiste; [...] percorre rapidamente e ad ora fissa il paese al quale volge la sua parola; [...] è per l’intelletto ci? che il vapore è per l’industria.[346]

[p.158] Il soggiorno francese del Mazzini venne per? ben presto interrotto dalle autorità transalpine, ed egli fu costretto a stabilirsi a Lugano dove riprese la sua attività di pubblicista. L’impedimento francese, tuttavia, limit? ulteriormente per i pubblicisti mazziniani le opzioni logistiche ai confini degli stati italiani, da dove poter diffondere in tempi brevi i fogli e gli scritti della “Giovine Italia”. In tale contesto, ci si rese conto che Malta presentava una soluzione ideale quando apparve chiaro che il governo britannico avrebbe accordato la libertà di stampa all’isola. Difatti, già durante l’epoca napoleonica era stata dimostrata l’efficacia di un centro propagandistico sull’isola, grazie all’attività svolta da Vittorio Barzoni per conto degli inglesi nel decennio 1804-1814. Secondo Carlo Zaghi, infatti:

Il mito d’una costituzione liberale d’ispirazione inglese, elargita alla Sicilia nel 1812, avente i suoi epigoni nel Barzoni e [in Augusto] Bozzi Granville, esercit? un potente richiamo sulle classi colte d’Italia ed ebbe un peso enorme nella formazione dello spirito nazionale italiano e nella prima formulazione degli ideali indipendentistici di tutte le società patriottiche segrete.[347]

Pertanto, non appena venne reso pubblico nel 1836 il rapporto dei Commissari d’inchiesta sulla libertà di stampa e divenne evidente che le obiezioni sollevate dalla Santa Sede, dagli altri governi degli stati italiani, e dal governo imperiale austroungarico non sarebbero state accolte da Londra, la “Giovine Italia” si diede da fare affinché si potesse avviare una tipografia mazziniana a Malta.

Sul piano logistico, il punto di riferimento della “Giovine Italia” a Malta era Filippo Izzo, un maltese di origine siciliana a cui era vietato l’ingresso nel Regno delle Due Sicilie.[348] Fu lo stesso Governatore Bouverie a rendere noti nel 1837 al Segretario di Stato Lord Glenelg i sospetti sul collegamento di Izzo con i rivoluzionari italiani. Bouverie lo inform? che Izzo, pur non avendo mezzi economici adeguati, era proprietario di materiale tipografico importato da Livorno tempo addietro, quando si era rivelata concreta la possibilità che venisse concessa la libertà di stampa a Malta. Secondo il Governatore, l’impressione generale era che Izzo fosse “a hireling of a society whose intention it was to make the free press at Malta the medium of disseminating revolutionary principles in Italy and Sicily”.[349] Bouverie si riferiva alla [p.159] società segreta mazziniana. Tuttavia, da parte del governo imperiale britannico non venne presa alcuna misura per ostacolare i piani dei liberali italiani.

Il progetto mazziniano si materializz? il primo di agosto del 1838 con la pubblicazione del primo numero de Il Mediterraneo, una gazzetta bilingue in italiano ed inglese ad uscita settimanale. Sotto l’aspetto tipografico, il Mediterraneo si rivelava pressoché simile ad un’altra gazzetta mazziniana, l’Italia e Popolo pubblicata a Genova tra il 1851 ed il ’57. La redazione del periodico venne affidata all’esule forlivese Tommaso Zauli Sajani, uno scrittore che in patria aveva già svolto l’attività di giornalista prima del suo esilio maltese.[350] Lo Zauli Sajani si avvaleva di collaboratori italiani quali il poeta senese Lorenzo Borsini, e occasionalmente anche di figure locali come il barone Vincenzo Azopardi.

Inizialmente, il Mediterraneo si present? come un settimanale culturale, ma da subito cerc? di porre in rilievo gli stretti legami tra Malta e l’Italia in modo da porre le basi per un discorso più specifico che avrebbe dovuto far sentire i maltesi partecipi delle vicende italiane. Infatti, lo scopo principale del foglio era di attirare le simpatie dei maltesi e degli inglesi verso la sorte degli esuli italiani e verso la causa per la quale questi ultimi lottavano. Per raggiungere tale obiettivo, per?, lo Zauli Sajani scelse una linea editoriale improntata alla cautela sui fatti italiani, ma nel contempo chiara e decisa riguardo alle questioni prettamente maltesi. Le vicende internazionali venivano riportate senza particolare enfasi, perlopiù nei pastoni composti da notizie prelevate dai fogli stranieri. Tale procedimento era mirato ad evitare per quanto possibile la ritorsione delle autorità censorie degli stati italiani, che erano particolarmente sensibili alla propaganda diretta ed agli articoli infuocati dei dissidenti. Le eccezioni erano costituite da corrispondenze dall’estero quando si verificavano fatti di particolare gravità, come nel caso del fallimento della spedizione dei fratelli Bandiera. La moderazione nei toni dava alla gazzetta una maggiore credibilità – e perci? una maggiore autorevolezza – presso gli inglesi. Gli articoli di fondo su Malta, invece, erano solitamente polemici e battaglieri nel perorare la causa della popolazione locale rispetto agli abusi delle autorità inglesi, e non erano tradotti in inglese. Di fatto, il Mediterraneo era l’organo non ufficiale della fazione più radicale dell’opposizione maltese all’amministrazione inglese dell’isola. Capeggiata da Camillo Sceberras, tale fazione aveva stretti legami con il movimento mazziniano.[351]

[p.160] Nella stampa in lingua italiana, il foglio rivale del Mediterraneo era il Portafoglio Maltese, fondato dall’avvocato Paolo Sciortino nel 1838. Già allievo di Gabriele Rossetti, lo Sciortino era stato collaboratore dei commissari d’inchiesta e grazie a loro aveva anche ottenuto una cattedra universitaria. L’impostazione del foglio era più moderata rispetto a quella dell’organo mazziniano. Benché nei primi anni esprimesse simpatia verso la causa italiana, il Portafoglio ribad? più volte che la causa della popolazione maltese non aveva nulla a che fare con le questioni degli stati vicini. Tuttavia, a partire dalla metà degli anni ’40 la gazzetta si avvicin? agli ambienti curiali ed ai gesuiti, e gradualmente assunse un atteggiamento sempre più ostile verso gli esuli. Con la formazione di una vera e propria fazione politica filo-clericale, il Portafoglio divenne fortemente critico verso gli esuli e verso i loro simpatizzanti locali. Dal 1849 venne accompagnato dall’organo ufficiale della curia vescovile, L’Ordine, fondato dal gesuita italiano Angelo Zuliani. I due periodici erano redatti principalmente da Don Giuseppe Zammit e dall’italiano Tito Vespasiano Micciarelli, un lontano parente di Papa Pio IX.

Nonostante tale contrapposizione, il Mediterraneo ed il Portafoglio godevano di una certa autorevolezza anche oltre i ristretti confini dell’isola. La stampa maltese sfruttava non solo la libertà di pubblicazione accordata all’isola dagli inglesi, ma anche il ruolo strategico di Malta come crocevia per gli scambi commerciali tra la Gran Bretagna ed il Levante. Di conseguenza, le notizie dei giornali portati dalle navi che arrivavano nel porto locale venivano riportate dalla stampa maltese e tradotte in italiano. I fogli locali poi venivano spediti anche nella penisola, dove venivano anche citati dai giornali italiani.[352] Quando le notizie non erano gradite alla censura degli stati italiani, i fogli maltesi venivano sequestrati e se ne vietava la distribuzione. Nel 1843, ad esempio, la circolazione dei fogli maltesi era vietata in tutti gli stati italiani ad eccezione della Toscana, che tuttavia inizialmente aveva adottato la medesima misura degli stati vicini.[353]

Nel 1845 la tipografia Izzo avvi? la pubblicazione dello Stenterello, un foglietto satirico affidato agli stessi Zauli Sajani e Borsini. Lo scopo dell’iniziativa era di controbattere agli attacchi del polemista filo-borbone e filo-clericale Don Giuseppe Zammit. Lo Zammit, redattore di numerosi fogli quali il Brighella, Il Cospicuano, L’Osservatore Maltese e la Serpinella, era il giornalista di punta della fazione raccolta attorno ai gesuiti, che mirava a creare un clima di sospetto attorno agli esuli ed a [p.161] complicarne l’attività cospiratrice. Particolarmente feroci erano anche i suoi attacchi contro il Mazzini ed i suoi seguaci.

Va notato per? che il Mediterraneo e lo Stenterello non vennero mai redatti da veri e propri mazziniani. Lo Zauli Sajani, difatti, non era per nulla favorevole all’unificazione degli stati italiani. Quando Pio IX inizi? il suo pontificato con iniziative politiche che costituivano un’apertura verso i liberali moderati, lo scrittore forlivese manifest? il proprio entusiasmo nelle pagine della sua rivista culturale La Speranza, pubblicata tra il settembre 1846 ed il maggio dell’anno successivo. In essa, egli ebbe a scrivere:

Un popolo che non ebbe mai unità di concetto e d’azione [...] che fu sempre diviso per istituzioni diverse, che oggi stesso ha tanti centri di opinione quante sono le sue capitali, che gli interessi commerciali e manifatturieri man tengon diviso, che è debitore al municipalismo delle maggiori sue glorie; questo popolo è tanto lontano dal costituirsi in un solo governo, quanto è lontana da noi la spada di un conquistatore.[354]

Nel 1847 Tommaso ed Ifigenia Zauli Sajani tornarono in patria avvalendosi dell’amnistia accordata dal Pontefice ai dissidenti, ed il Mediterraneo pass? sotto la redazione di vari personaggi italiani, uno dei quali fu il bizzarro barone siciliano Giuseppe Corvaja che asseriva di avere trovato la soluzione economica per eliminare la povertà dal mondo. Dal 1851 la compilazione della gazzetta venne affidata all’avvocato maltese di origine americana John Griffiths, con la collaborazione dell’esule messinese Michelangelo Bottari per quanto riguardava le notizie dall’estero. Il Bottari si rese protagonista di una feroce polemica contro l’unico vero protagonista del giornalismo mazziniano a Malta: Francesco Crispi.

Arrivato sull’isola nel marzo del 1853, il Crispi si trov? alle prese con gravi difficoltà economiche tanto che accett? la proposta del tipografo Paolo Cumbo di redigere un nuovo foglio denominato La Valigia.[355] Il futuro statista italiano si occup? quasi esclusivamente della guerra di Crimea e della situazione dei popoli oppressi in Europa. Egli condann? con fermezza la cinica strategia della Gran Bretagna e della Francia intesa a favorire i rispettivi interessi commerciali piuttosto che la libertà dei popoli. Già nel primo numero della pubblicazione egli scrisse:

[p.162] Esse non sono la Francia dell’89 e nè l’Inghilterra di Cromwell e di Milton: sono quelle del Jockey-Club e dell’East India House, che si opposero alla Repubblica di Roma e permisero l’eccidio d’Ungheria. Codeste non pigliano interesse che dei fondi pubblici, nè valutano i pericoli nazionali che dal maggiore o minor numero di telai che lavorano a Lione ed a Manchester, e dal maggiore o minor numero di navi che si spediscono dai loro porti.[356]

Tali affermazioni, fatte in tempo di guerra e nella delicata situazione nella quale si trovavano ad agire gli esuli a Malta, non potevano mancare di provocare delle forti reazioni. La cospirazione liberale sull’isola rischiava di subire le ritorsioni delle autorità inglesi e di compromettere la strategia del Piemonte, impegnato a fianco degli anglo-francesi con la speranza di ottenerne vantaggi nella penisola. Fu per questi motivi che il Bottari, dalle pagine del Mediterraneo, si lanci? in una feroce offensiva nei confronti del Crispi. Lo accus? di filo-zarismo nonostante ci? fosse manifestamente falso, e mise in atto una campagna di stampa intesa a screditare il foglio di Crispi ed a dimostrarne l’inattendibilità. Da parte sua, il tipografo Cumbo cess? le pubblicazioni dopo appena cinque numeri, molto probabilmente in seguito a pressioni ricevute dalle autorità inglesi.

Il Crispi non si rassegn? e trov? ospitalità presso la British Press dalla cui tipografia usc? La Staffetta, che in pratica costituiva la continuazione del foglio precedente. Egli non ribatteva alle invettive del Bottari ed allo sdegno della stampa maltese in generale, ma continuava a ribadire le responsabilità della Gran Bretagna e della Francia nei confronti delle popolazioni oppresse d’Europa. Il Crispi cominci? anzi ad occuparsi direttamente della questione italiana e ad invocare apertamente l’unificazione d’Italia. Nel numero dell’8 dicembre 1854 arriv? perfino a pubblicare un appello del Mazzini in cui si auspicava un’insurrezione in Italia. Da parte sua, il Crispi fece un appello per la raccolta di armi e munizioni nell’attesa di un segnale di sollevazione generale nella penisola. Le autorità reagirono immediatamente decretando l’espulsione del Crispi da Malta. Nel numero successivo della Staffetta, egli dichiar? che cessava le pubblicazioni per ottemperare agli ordini del governo. Il 30 dicembre, egli lasci? definitivamente Malta per l’Inghilterra e gli esuli poterono continuare le loro attività senza il timore di ritorsioni da parte degli inglesi.

La fine della guerra di Crimea non attenu? la tensione in Europa e la stampa maltese continu? a dedicarvi ampio spazio. Le pressioni della Gran Bretagna sul Re di Napoli, affinché desse una svolta liberale alla propria politica interna, vennero accolte con grande entusiasmo dal Mediterraneo e con sdegno dai fogli filo-clericali maltesi. L’ormai ex-gazzetta della “Giovine Italia” si proponeva sempre più come portavoce [p.163] del governo savoiardo, mentre L’Ordine difendeva strenuamente gli interessi del sovrano borbone. In effetti, ai governi di Torino e di Napoli premeva di avere a Malta dei fogli che ne sostenessero le rispettive cause. Ci? si rendeva necessario per varie ragioni. Innanzitutto, la stampa maltese non era censurata e perci? era ritenuta sufficientemente attendibile anche in Inghilterra, dove l’opinione pubblica era in grado di condizionare le scelte politiche del governo imperiale. In secondo luogo, i governi italiani sapevano bene che nonostante i controlli alle rispettive frontiere, i fogli maltesi venivano diffusi nei loro territori e perci? era necessario controbattere alla propaganda degli avversari con la propria. Infine, vi era la componente non trascurabile della ristretta opinione pubblica maltese, il cui atteggiamento poteva favorire o complicare le attività sia degli esuli sia degli agenti degli stati italiani.

Negli anni immediatamente antecedenti all’unificazione italiana, la stampa maltese mantenne il suo ruolo di arena giornalistica nella quale si scontravano i liberali ed i borbonici attraverso gli esuli da una parte e gli agenti inviati dalla penisola dall’altra. Il Mediterraneo mantenne la sua linea editoriale di basso profilo, mentre il Portafoglio – passato sull’altra sponda e redatto da filo-liberali non identificati – fu molto più aperto nel suo sostegno alla causa italiana. L’unica preoccupazione della stampa maltese favorevole all’unificazione italiana era legata alla sorte del Papato nel nuovo ordinamento. Sul fronte filo-borbonico, va rilevata la defezione dell’Ordine, che dopo l’avvento del nuovo vescovo alla guida della curia locale prese decisamente le distanze dall’attività dei gesuiti al servizio dei governi assoluti italiani. Tale fronte ebbe come protagonista il già citato Micciarelli, che fond? il Monitore Maltese dal quale lanci? feroci attacchi contro Garibaldi e contro gli esuli.

Con lo scoppio dei moti del 1859 nell’Italia centrale e le prime annessioni dell’anno successivo, venne meno il ruolo della stampa maltese nel contesto risorgimentale italiano. Gli esuli liberali lasciarono l’isola definitivamente per partecipare alle azioni politiche e militari in Italia, perci? i fogli maltesi passarono da un ruolo attivo di propaganda ad un ruolo passivo di commento.[357] Tuttavia, nei primi anni successivi all’unificazione, vi furono dei tentativi da parte dei nuovi esuli borbonici di utilizzare Malta come base per la produzione di fogli anti-sabaudi. Uno di questi era il Guerriero Cattolico, redatto nel biennio 1861-1862 dal maltese Salvatore Debono e diffuso in Sicilia per mezzo delle parrocchie e di altri canali ecclesiastici.[358] Tale attività ebbe per? breve durata, probabilmente per mancanza di sovvenzioni dall’estero.

[p.164] L’abolizione della censura in Italia priv? la stampa maltese della sua importanza nel contesto italiano. Inoltre, con l’avvento del telegrafo i giornali isolani persero anche il vantaggio di poter pubblicare le notizie in anticipo rispetto a quelli inglesi ed italiani. Ci? nonostante, l’esperienza maturata nei decenni risorgimentali fu fondamentale per lo sviluppo della stampa e per i pubblicisti maltesi del secondo Ottocento. Infatti, mentre gli italiani avevano ormai raggiunto il loro obiettivo unitario, i maltesi – ispirati proprio dall’esperienza risorgimentale italiana – si apprestavano ad intraprendere la propria lotta per l’autodeterminazione, una lotta nella quale la stampa avrebbe avuto un ruolo di primo piano nei decenni a venire.


[346] P. Murialdi, Storia del giornalismo italiano, Bologna, il Mulino, 1996, p. 41.

[347] C. Zaghi, L’Italia di Napoleone, Torino, UTET, 1989, p. 354.

[348] B. Fiorentini, Malta rifugio di esuli e focolare ardente di cospirazione durante il Risorgimento italiano, Malta, Tip. S. Giuseppe, 1966, p. 46, n. 1.

[349] Bouverie a Glenelg, n. 120, 27 settembre 1837, Archivio Nazionale di Malta, GOV 01.2/16, pp. 593-4.

[350] In un primo momento lo Zauli Sajani avrebbe dovuto svolgere tale compito in collaborazione con un concittadino, Carlo Cicognani Cappelli, ma quest’ultimo mor? prima dell’inizio delle pubblicazioni della gazzetta.

[351] B. Fiorentini, op. cit.

[352] L’agente del Mediterraneo a Firenze era il celebre Gian Pietro Vieusseux, fondatore dell’Antologia (si veda l’elenco degli agenti del Mediterraneo riportato sotto il titolo della gazzetta omonima).

[353] Portafoglio, n. 265, 29 maggio 1843.

[354] La Speranza, n. 5, 1 gennaio 1847, p. 247.

[355] Sul soggiorno maltese di Crispi si veda S. Candido, “Francesco Crispi scrittore e giornalista a Malta (1853-1854)”, Rassegna Storica del Risorgimento, LXXXI (1994), pp. 179-223.

[356] La Valigia, n. 1, 6 febbraio 1854, p. 2.

[357] Si veda, ad esempio, G. Patti, I cento giorni di Garbialdi in Sicilia nel giornalismo maltese, Messina, La Sicilia, 1972.

[358] G. Licata, Giornalismo Cattolico Italiano (1861-1943), Roma, Studium, 1964, p. 35, n. 7.