Copyright © The Malta Historical Society, 2007.

Source: Proceedings of History Week 2005. (165-174). [Malta : The Malta Historical Society, 2005].

[p.165] IL GIURNAL MALTI (1864–1866) UN ESEMPIO DI FORTE POLEMICA ANTI -GARIBALDINA

Arnold Cassola

Garibaldi a Malta

La visita di Garibaldi a Malta nel 1864 suscit? grandi emozioni nella popolazione maltese, in particolare nel ceto intellettuale dell’isola.[359] L’entusiasmo per l’eroe dei due mondi viene registrato da vari giornali maltesi dell’epoca, come Il Mediterraneo, Il Corriere Mercantile di Malta, The Malta Times, The United Service Gazette, The Malta Observer.[360]

Eppure, non tutti i maltesi erano entusiasti del grande Giuseppe! Il foglio Il Giurnal Malti (73 numeri usciti tra 5 gennaio 1864 e 20 febbraio 1866) condusse una feroce polemica anti-garibaldina in questo periodo. Non si sa di preciso chi fosse l’anima dietro Il Giurnal Malti anche perchè molti degli articoli ivi contenuti erano anonimi. Tuttavia, di sicuro si sa che a questo foglio hanno contribuito intellettuali maltesi di spicco come Richard Taylor (1818–1868)[361] e Don Giuseppe Zammit (1802-1890).[362]

Quello che risalta in questa pubblicazione è il fervore pro-papato e pro-cattolico. [p.166] Al Papa ed ai cattolici vengono contrapposti da una parte i “protestanti” inglesi, dall’altra il diavolo incarnato, Giuseppe Garibaldi! Alla visita di quest’ultimo a Malta, approdato nell’isola il 23 marzo 1864, viene dedicata la prima pagina del n. 9 de Il Giurnal Malti del 25 marzo 1864, con un articolo intitolato “Il migia u il maura ta Giuseppe Garibaldi” [‘La venuta e l’andata di Giuseppe Garibaldi’].

Per cominciare, l’articolista se la prende con il Malta Observer per avere riportato la notizia che appena la gente di La Valletta venne a sapere della venuta di Garibaldi, coi figli Menotti e Ricciotti, un numero considerevole di essi andarano al suo albergo per vederlo e rendergli omaggio. Secondo Il Giurnal Malti questo era del tutto falso. Infatti, l’accoglienza, sempre secondo Il Giurnal Malti, fu cos? insignificante che il grande guerriero non trov? neanche una carrozza a sua disposizione, visto che nessuno gliela voleva affittare, in quanto i maltesi ben sapevano che Garibaldi era un nemico per loro e per tutto quello che essi avevano più a cuore. Il Giurnal Malti ironizza sul fatto che in realtà l’accoglienza fu cos? misera che egli fu costretto a rimanere rinchiuso in albergo come un uccello in gabbia [“bhalli chiecu ghasfur geuua il gaggia”]!

Perchè tutto questo astio per Garibaldi? La risposta non tarda ad arrivare: secondo l’anonimo cronista de Il Giurnal Malti, i maltesi ben sapevano che Garibaldi era un loro nemico, e nemico di tutto ci? che fosse caro al popolo maltese. Praticamente, spiega Il Giurnal Malti, i maltesi consideravano come anti-patriottici tutti coloro che si allontavano dalle abitudini e dai principi (“min jitbighed mil costumj u mil principj”) di coloro che avevano dato il loro sangue per mantenere sempre pura la scintilla della libertà. E quali dovevano essere considerati i principi e le abitudini più importanti? Senza alcun dubbio, quelli religiosi.

Ecco quindi il motivo principale per cui Il Giurnal Malti se la prende con Garibaldi: il suo anti-cattolicesimo è percepito come un affronto che non si pu? digerire. A fare le spese della collera de Il Giurnal Malti in questo articolo è anche la Baronessa Testaferrata Abela, una nobildonna maltese che, secondo i giornali il Malta Observer e Il Mediterraneo, and? a dare il benvenuto - a nome di tutto il popolo maltese - all’eroe … del vino! Piuttosto che eroe dei due mondi, Garibaldi viene ironicamente considerato un grande ubriacone (“l’eroes ta l’imbit)! E la povera baronessa viene severamente redarguita per aver osato rappresentare tutto il popolo maltese nella sua ammirazione per il gran vate.

L’articolo de Il Giurnal Malti precisa che in realtà l’accoglienza riservata a Garibaldi a Malta fu tutt’altro che entusiastica. Infatti, alla partenza dall’isola, Giuseppe ed i suoi seguaci furono fatti bersaglio di sassi e di fasci di carote. E cos? Garibaldi se ne and? da Malta ancor più triste di quanto fu all’arrivo perchè il grido [p.167] più forte che egli sent? durante la sua permanenza da noi fu quello di “Viva Piu IX”. Per Il Giurnal Malti, i maltesi hanno chiaramente ripudiato il grande eroe a favore del Papa e della fede cattolica.

Altra gazzetta dell’epoca con cui se la prende Il Giurnal Malti Stenterello, un giornale fondato nel 1845 e che dur? fino al 1871, con la stampa di ben 992 numeri.[363] Nel trafiletto intitolto “Il Hleuua ta Stenterellu, spurgatur ta l’Arcimandrita Mediterran” [‘La dolcezza di Stenterellu, spurgatoio dell’Arcimandrita Mediterraneo’],[364] Il Giurnal Malti si chiede ironicamente se la sua dolcezza (sic!) Stenterello se l’è presa dal ‘luogo dove si serv? Garibaldi’ (“mil lok fein isserva Garibaldi”), in poche parole dal gabinetto maltese di Garibaldi! Quest’ultimo è definito il protettore di Stenterello (“il Protettur tighech”). Viene rafforzato il concetto che Garibaldi e i suoi seguaci non sono altro che anti-clericali e nemici del popolo maltese (“trit taghamel xi mustacciun garibaldin, biex jihu parti contra il cleru u il maltin”).

Del fatto che il giornale Il Mediterraneo (uscito tra 1838 e 1871);[365] non fosse uno dei favoriti de Il Giurnal Malti si ha chiara riprova nell’ articolo “Chelmtejn lil Arcimandrita Mediterran” [‘Due parole all’Arcimandrita Mediterraneo’], dove quest’ultimo viene tacciato di essere un giornale infame e miserabile che sfacciatamente attacca un giornale che ha sempre fatto onore alla patria maltese, come Il Corriere Mercantile[366] (uscito tra 1856 e 1885). La collera de Il Giurnal Malti in quest’articolo deriva dal fatto che Il Mediterraneo aveva attaccato i gesuiti di Malta. Ed ecco allora che questo anti-clericalismo viene associato immediatamente alla figura di Garibaldi. Il Giurnal Malti, infatti, indirizza Il Mediterraneo con le seguenti parole: “Eh miserabili! Li ma chellichx lil xi frustier Garibaldin contra il chnisja Cattolica bhalma chellech dejiem meta ghaddeuc mux darba u tnejn libel, […]” (‘Ah, miserabile! Se tu non avessi qualche straniero garibaldino contro la chiesa cattolica come sempre hai avuto quando ti sei beccato, non una volta o due, una querela, […])”. Per Il Giurnal Malti, quindi, essere garibaldino era sinonimo dell’essere anti cattolico!

Non ci si meravigli, dunque, se il fervore cattolico de Il Giurnal Malti si abbina ad una critica feroce contro l’Italia unita e gli italiani in genere. A tal merito si veda, per esempio, “Ix-Xeuka ta l’Italiani tal meut ta Piu IX” [‘Il desiderio degli italiani [p.168] di veder morire Pio IX’].[367] Qui, Il Giurnal Malti, dichiara che gli italiani da quando non credono più a niente- non desiderano altro che la morte di Pio IX. Ma, il Buon Dio fa valere la legge dantesca del contrappasso: più gli italiani desiderano la morte del Papa, e più forte e più longevo lo rende la Divina Provvidenza. E poi, anche se dovesse morire Pio IX, questo non significherebbe assolutamente niente in quanto morto un Papa se ne farebbe un altro!

La morale di questo trafiletto è, checchè desiderino i giornali italiani, il Gran Dio ne uscirà sempre trionfante e a nulla possono valere nè “il canuni, u la il bajunetti u lankas lebda hagia”. Il Giurnal Malti afferma che anche se gli italiani –ovviamente quelli imbevuti dello spirito risorgimentale- divenissero protestanti oppure turchi non riuscirebbero mai a indebolire e fare cadere Pio IX dal suo trono. Inoltre, dopo la sua morte verrebbe eletto un altro Papa, che non sarebbe a lui inferiore. In conclusione, sempre secondo il nostro anonimo scrittore, agli italiani toccherà la stessa sorte degli ebrei, e cioè di aspettare il loro messia… senza che questo arrivi mai.

L’articolo si conclude con una forte censura degli italiani, che non meritano di essere chiamati tali. Fossero italiani veri non avrebbero mai tentato di cambiare religione per il fatto di non essersi potuti sbarazzare di Pio IX. Secondo l’anonimo autore, gli italiani sono peggio di tutti: almeno gli ebrei, i protestanti, i massoni ed i turchi hanno la loro religione, ma gli italiani non sanno quello che fanno. L’unica cosa sicura è che si trovano veramente in un vicolo cieco.

Il Giurnal Malti non è solamente un gran seguace del Papa-Re. Si dimostra anche fortemente favorevole ad una politica restauratrice che rimetta sul trono di Napoli Francesco II e cacci via il Re Vittorio Emanuele. Questo spirito restauratore si pu? intravvedere nelle “Ahbariet ta barra” [‘Notizie Estere’] riportate nel foglio. Per esempio, nel n. 18 del 30 luglio 1864, si riferisce che a Napoli (in data 14 luglio) vi sono moltissime lamentele nei confronti di Vittorio Emanuele. La gente si sente messa in schiavitù e non vede l’ora di cacciare via i piemontesi. I napoletani maledicono apertamente, e insultano persino lo stemma dei Savoia, aspettando che ritorni il loro vero padre, Francescu II (“il veru missier taghna”).

Persino i briganti avellinesi (in data 16 luglio) fanno tanti brindisi in onore del Re Francesco e promettono di continuare a combattere contro i piemontesi finchè la loro anima non si separi dal corpo. L’importante per questi briganti – sempre come riferito da Il Giurnal Malti- è di lottare contro Vittorio Emanuele e contro quel buffone di Garibaldi che serv? da strumento per Vittorio Emanuele (“u dach il Buffun ta Garibaldi li serva ta strument lil Vittorio Emanuele”).

[p.169] Un altro motivo per cui Il Giurnal Malti tifa per una restaurazione del vecchio potere è il motivo economico. Secondo Il Giurnal Malti, n. 23, del 20 settembre 1864, pp. 3-4, il commercio maltese ha subito una gran maledizione da quando la Sicilia è caduta in mano a Vittorio Emanuele. L’unificazione d’Italia ha significato per Malta prima di tutto il raddoppio del costo della posta tra Malta e Sicilia. Poi, c’è stata una drastica diminuzione nel traffico commerciale, con i vapori mercantili che passavano dall’isola ridotti da quattro ad appena uno al giorno, in quanto – dopo l’unificazione – preferivano gli scali siciliani. Inoltre, i grandi bastimenti che portavano a Malta prodotti di prima qualità, adesso preferivano a Malta i porti di Livorno o Genova, con conseguente scarsezza di tali prodotti (“hu auna chighed jigi l’iskart”).

La colpa di questa crisi viene attribuita a Vittorio Emanuele e, in particolare, al suo braccio armato Garibaldi. Costui viene descritto in tinte assolutamente peggiorative. Infatti, per Il Giurnal Malti, Garibaldi non conquist? la Sicilia grazie al suo valore, ma solamente grazie alle sue bricconate (“Garibaldi ha Schallja bil brucunati, u muhux bil valorosità, bhal maghejdu xi erba maltin li huma Garibaldini”). Infatti, costui non sarebbe altro che un ciarlatano, che ha conquistato la Sicilia ed il resto del sud Italia grazie al tradimento di tante persone piuttosto che con il valore per cui egli veniva riverito. Garibaldi viene descritto in modo ironico come uomo velenoso (“velenus guerrier”) che, ‘poverino’, ha rischiato moltissimo la pelle entrando a Marsala e affrontando migliaia di pallottole di carta che si sgretolavano all’impatto col suo petto! E cos? fece anche a Palermo, Catania, a Napoli ed in Aspromonte …. grazie all’aiuto di tanti impiegati traditori che si erano venduti al Piemonte.

La caduta della Sicilia, sempre secondo Il Giurnal Malti, ha comportato sia per i siciliani che per i maltesi un crollo della ricca attività commerciale che invece contraddistingueva le due isole sotto il Regno di Francesco II. Adesso, invece, da quando Garibaldi aveva messo piede in Sicilia, la gente non ne voleva più sapere della religione cattolica, disprezzava la chiesa cattolica e i suoi ministri. Questo articolo si conclude con la viva convinzione che i siciliani si erano già ravveduti del loro errore e che il giorno in cui Francesco II sarebbe rientrato a Napoli trionfante non era per niente lontano.

Il fervore papalino de Il Giurnal Malti risalta nel trafiletto[368] che commenta il telegramma arrivato dall’Italia il 20 settembre. Questo telegramma annunciava la firma di una convenzione tra Francia e Italia che siglava la cessazione dell’occupazione di Roma da parte delle truppe francesi nel giro di due anni. Veniva annunciato pure che la capitale d’Italia sarebbe stata trasferita a Firenze.

[p.170] Il Giurnal Malti (1864–1866)

Il Giurnal Malti prende in giro Garibaldi, che aveva gridato a squarciagola (“ghajjat sa ma kala il pinni ta kalbu”) “O Roma o Morte”. Invece, adesso era chiaro che la capitale d’Italia non sarebbe mai stata la “Caput Mundi”. Rincarando la dose di ironia, l’autore del trafiletto incalza: Dove sono quelle grida dei disperati che agognavano Roma e Venezia? Questi disperati, e cioè i garibaldini, non erano altro che un fuoco di paglia, gonfi di aria calda, e non valevano un soldo bucato! Dei veri “purcinelli” che mai avrebbero visto Roma Capitale, in quanto il Papa sarebbe stato difeso non solo dalle sue migliaia di seguaci ma anche dalle potenze cattoliche come la Spagna, l’Austria e tante altre.

L’articolo si conclude con il grido di battaglia inneggiante al fatto che gli italiani non vedranno mai Roma come capitale d’Italia. Alla faccia di Garibaldi e dei garibaldini.

Garibaldi in versi

La critica de Il Giurnal Malti contro Garibaldi ed i garibaldini non si limita agli articoli in prosa. Infatti, l’eroe risorgimentale diviene protagonista anche di alcune delle poesie pubblicate in questo giornale. Hubert Penza, in una tesi di B. Educ. Fatta sotto la mia direzione, ha trascritto tutte le poesie pubblicate in Il Giurnal Malti.[369] Mi servir? di queste trascrizioni per la continuazione del mio lavoro.

In alcune di queste poesie, il nome di Garibaldi è appena accennato, ma comunque sempre associato con tutto ci? di dispregiativo che si possa immaginare. Per esempio, in una poesia intitolata “L’impusturità ta’ Stenterellu” [‘Stenterello impostore’],[370] in cui l’autore se la prende con il giornale Stenterello e gliene dice di tutti i colori, l’autore, sempre rivolgendosi a Stenterello, gli dice di continuare a lodare quanto vuole Garibaldi perchè tanto, alla fine, Stenterello –piccolo montone- cadrà lo stesso (“Lil Garibaldi - fahhar kemm trid / sa fl-ahhar taqa’ – Kibx petit!!”). E la poesia si conclude con un’accusa di anti-patriottismo verso Stenterello, che non pu? dirsi figlio di maltesi, ma solo discendente di marmaglia garibaldina (“U tghidx li int nisel – Minn tal-Maltin, / izda kocc karfa – Garibaldin!!”).

La dicotomia “Pio IX- Garibaldi”, già cos? evidente negli articoli in prosa, appare [p.171] anche in alcune poesie. In “Stenterello qieghed jhewden” [‘Stenterello si lamenta’],[371] Stenterello s’illude che Pio IX ormai è sconfitto e che Garibaldi e Mazzini diventeranno imperatore al suo posto (“U sa fl-ahhar irnexxieli:/ Pio Nono sejjer imur;/ Issa naghmlu lil Mazzini,/ u lil Garibaldi Imperatur!!!”).

Il desiderio di Stenterello rimane un sogno campato in aria! Lui, che immaginava che Pio IX non fosse più a Roma e che Garibaldi lo avesse sostituito come “Re di Roma” (“Pio Nono fl-ahhar spicca,/ Kemm kont ili b’din il-hrara; /Biex Imperatur nara lil Garibaldi,/Gewwa Ruma minghajr hsara”), finisce invece scornato e spedito diritto al manicomio di Wied Incita a Malta, in camicia di forza e sconfitto nelle sue fantasie (“Stenterello intilef, rabtuh, u haduh Wied Incita, marbut bil-glekk tal-forza fil-karretta taz-zibel”)!

Quali sono le pessime qualità incarnate da Garibaldi? Queste si possono ben individuare in “In-nases tal-Gazzettieri” [‘Gl’inganni dei gazzettieri’],[372] dove l’anonimo verseggiatore se la prende (tanto per cambiare!) con Stenterello, definito “Ja Buqrajq Garibaldin” (‘O Suchiacapre Garibaldino’). In che cosa consiste la ‘garibaldinità’ di Stenterello? Intanto, nel suo essere nemico dei maltesi (“Mhux kulhadd induna sewwa/L’inti l-ghadu tal-Maltin!!”), e quindi anti-patriottico.

In secondo luogo, Stenterello viene tacciato di essere un disonesto ed una bestia, in quanto non sa per niente dove stia di casa l’onestà (“Ga int bhima kont minn dejjem,/U ma tafx le x’jigifieri!! [l-onestà]”). E poi, la terza colpa del ‘garibaldino’ Stenterello, la più grave, su cui l’autore insiste più volte in questa poesia, è quella di essere un ateo e un miscredente. Ecco alcune delle accuse fatte al povero rivale: Volevi che eleggessimo qualche ateo? (“Ridt neligu lil xi atju?”); Faccia svergognata, circondato da tutti quegli atei (“Wicc ma jisthi zgur minn hadd:/ Ma’ dawk l-ateji ta’ madwarek”); Tu ed i tuoi amici, grandi atei, siete caduti veramente in basso (“Int u shabek l-akbar ateji,/ Qeghdin f’qiegh li ma fihx qies!!”).

Anti-patriottismo, disonestà e ateismo - ecco gli ingredienti che fanno il vero garibaldino! Le parole conclusive indirizzate a Stenterello, portatore di inganni, bugie e imbrogli (“Nases gibt, gideb u imbrolji”), non fanno altro che rafforzare il concetto!

[p.172] Il Giurnal Malti (1864–1866)

Gli stessi concetti sono più o meno ribaditi in “Kelmtejn lil Stenterellu” [‘Due parole a Stenterello”].[373] Stenterello viene altamente sbeffeggiato: è descritto come un buffone, un pazzo, brutto come la peste, uno che non ha scrupoli a malfamare i giornali seri maltesi, uno che è pronto a creare il disordine in qualsiasi momento. Sintetizzando, Stenterello è un “[…] Garibaldin,/ Mill-aghar xkuma – Ghajb lill-Maltin!” [‘Garibaldino, della peggior specie – vergogna dei maltesi]”.

L’anonimo “verseggiatore” de Il Giurnal Malti rincara la dose: stenterello è un cesto dell’immondizia, un traditore, un malandrino, un ipocrita, un ateo che fa ridere tutti. E la poesia si conclude con un ammonimento a Stenterello, il garibaldino: “Sur Stentarellu –Wicc ta’ ddisprat,/ U kemm hemm mieghek – Garibaldin,/ Vili imposturi – Ghajb il-Maltin!/ Ibqa’ bis-sliema – Ghal dal-mument,/ Ghaliex f’numru iehor – Tibqa’ kuntent!!!”.

In poche parole, il disperato Stenterello ed i suoi vili amici - impostori garibaldini e traditori dei maltesi – ricevono un avvertimento di tipo quasi mafioso: essi avranno la loro giusta retribuzione in un prossimo numero della rivista!

La poesia “Il Garibaldini u l-Antipasti Maltin: Frieh t’ghozzieb bla skola – Tifkira” [‘I Garibaldini e gli antipasti maltesi: prole di scapoli incolti – un ricordo’][374]

riepiloga tutte le qualità negative dei garibaldini maltesi. Per concludere, da questa testimonianza de Il Giurnal Malti risulta chiaro che se Garibaldi era considerato un eroe da buona parte della società maltese, vi era tuttavia un numero considerevole di maltesi, radicati ancora su posizioni alquanto conservatrici, per cui Garibaldi, piuttosto che “l’eroe”, risultava essere “la feccia dei due mondi”!

Fortunatamente per lui –ma forse anche per tutti noi- la lettura storica della figura e dell’operato del barbuto rivoluzionario gli dà pienamente ragione, consegnandolo cos? agli annali della storia, come uomo che ha lottato ed ottenuto la libertà per il popolo d’Italia, divenendo cos? modello per tutti noi donne e uomini che aneliamo alla libertà di pensiero, di parola e di vita.

[p.173] Bibliografia

Bonello Vincenzo, Fiorentini Bianca, Schiavone Lorenzo, 1982. Echi del Risorgimento a Malta. Milano: Cisalpino-Goliardica.
Buttigieg Joseph, 1991. Richard Taylor, żminijietu, ħidmietu u l-poeżija tal-“Giahan” [‘Richard Taylor, vita ed opera, e le sue poesie nella rivista “Giahan”], tesi di B.Educ, relatore Arnold Cassola. Malta: Università di Malta.
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Penza Herbert, 1999. “Il Giurnal Malti” u l-sfond storiku-kulturali ta’ żmienu” [‘ “ Il Giurnal Malti” e lo sfondo storico-culturale dell’epoca’], tesi di B.Educ, relatore Arnold Cassola. Malta: Università di Malta.
Sapienza Anthony F., 1977. A Checklist of Maltese Periodicals, Malta: Malta University Press.

[p.174]

Old map of Sicily taken from the American atlas entitled The Century Dictionary and Cyclopedia, New York, 1903.
(Private Collection)


[359] Joseph M. Filletti, La polemica nella stampa maltese per la visita di Giuseppe Garibaldi a Malta nel 1864, (Malta : Midsea Books, 1998) Vincenzo Bonello, Bianca Fiorentini, Lorenzo Schiavone, Echi del Risorgimento a Malta, (Milano : Cisalpino-Goliardica, 1982).

[360] Bonello-Fiorentini-Schiavone 1982.

[361] Su Taylor, cfr. Joseph Buttigieg, Richard Taylor, żminijietu, ħidmietu u l-poeżija tal-“Giahan”, tesi di B.Educ, Universit? di Malta,1991.

[362] Sulle opere in italiano e in latino di Giuseppe Zammit, cfr. Mario Debono, Don Giuseppe Zammit detto “Brighella”, tesi M.A. Universit? di Malta, 1978; sui suoi lavori in maltese, cfr. Joseph Formosa, Dun Ġiużepp Zammit Brigella u l-kitba tiegħu fil-gazzetti Maltin, tesi di B.Educ, Universit? di Malta, 1997.

[363] Anthony F. Sapienza, A Checklist of Maltese Periodicals, (Malta, Malta University Press, 1977) 1053; Bonello-Fiorentini-Schiavone 1982.

[364] Il Giurnal Malti, n. 15, 30 giugno 1864.

[365] cfr. Sapienza 1977: 735; Bonello-Fiorentini-Schiavone 1982.

[366] cfr. Sapienza 1977: 735; Bonello-Fiorentini-Schiavone 1982.

[367] Il Giurnal Malti, n. 16, 10 luglio 1864.

[368] Il Giurnal Malti, n. 24, 30 settembre 1864, pp. 3-4.

[369] Hubert Penza, Il Giurnal Malti u l-Sfond Storiku-kulturali ta’ Żmienu, tesi di B.Educ, Universit? di Malta, 1999, 175-274.

[370] Il Giurnal Malti, n. 10, 10 maggio 1864 - Penza 1999: 180.

[371] Il Giurnal Malti, n. 20, 20 agosto 1864 - Penza 1999: 183.

[372] Il Giurnal Malti, n. 36, 30 gennaio 1865 - Penza 1999: 204.

[373] Il Giurnal Malti, n. 49, 20 giugno 1865 - Penza 1999: 233-234.

[374] Il Giurnal Malti, n. 49, 20 giugno 1865 - Penza 1999: 231-233.