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Source: Proceedings of History Week 2003. (217-220). [Malta : The Malta Historical Society, 2005].

[p.217] MAZINI E L’EUROPA

Peter Serracino-Inglott

Una volta, alcuni mesi fa, ero a cena in una trattoria non molto lontana da qui, con la direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, la Dott.ssa Anna Maria Di Marco e il direttore del Mediterranean Institute presso l’Universit? di Malta, Dr. Simon Mercieca, quando mi proposero di fare un breve intervento nel contesto di un convegno su Mazzini e Malta.

Con la mia solita incoscienza ho subito detto di ‘si’. Devo adesso dichiarare quale fu il motivo del mio immediato consenso. Anni fa, nel corso di una ricerca su Adeodata Pisani, allora candidata per essere proclamata la prima santa maltese, siccome era chiaro che suo padre, il Barone Pisani, aveva svolto a Napoli un progetto politico molto simile a quello di Mazzini, volevo indagare un p? più a fondo sui rapporti tra i due. Sfogliai dunque diversi scritti giovanili mazziniani e mi fece una grande e sorprendente impressione il fatto che, negli scritti anteriori al ’48, il suo metodo d’analisi prefigurava, in modo veramente straordinario, quello dell’analisi logico-linguistica insegnatami a Oxford, un secolo dopo.

La perspicacia filosofica esibita da Mazzini, già quando la sua età era compresa tra i venti e i trenta anni, mi sbalord?. Sapevo che anche il giovane Nietzsche, quando incontr? di persona il veterano Mazzini, era stato altrettanto meravigliato; invece io ero già un professore anziano al tempo del nostro incontro puramente virtuale. Ancora oggi mi pare che le analisi di nozioni fondamentali come nazione, democrazia, repubblica, governo, amministrazione, ecc, fatte da Mazzini, siano di grande valore e dovreberro godere di maggiore attenzione, di quanto ricavono in genere oggi, per lo più ignorate, sia da parte degli storici, come pure da parte dei teorici della filosofia politica.

Ma la notte seguente a quella conversazione, che mi ha portato a partecipare a questo convegno, ho fatto un sogno - cosa rara per me – e mi é apparso accanto al letto un illustre fantasma. Non c’era la pur minima incertezza possibile: era Giuseppe Mazzini venuto a trovarmi – non potevo ancora saper per quale motivo - se non in [p.218] carne ed ossa, almeno in spirito. Ho visto subito fissarsi su di me quel suo sguardo melancolico – appunto quel tipico e tagliente sguardo che ha indotto studiosi come il Vaussard a paragonarlo a Don Chisciotte. E mi disse, in un tono che suon? come una sferzata: “Tu sei uno degli autori – per essere pi? precisi tu sei poco meno della centesima parte di loro – che hanno scritto niente di meno che l’abbozzo di una Costituzione per l’Europa”.

“Confesso la mia colpa” risposi a malincoure, “ma ormai sta nel limbo, poiché é stata bocciata dai popoli della Francia e dell’Olanda”.

“Felicemente bocciata, direi”, riprese il celeberrimo Fantasma. “Piuttosto che delle mie vecchie analisi logico–linguistiche – anche se mi gratifica vederle apprezzate da un filosofo wittgensteiniano come te, dopo tanti anni d’oblio quasi totale – perché non ti preoccupi della mia visione dell’Europa attuale? Pu? anche esservi, a te e ai colleghi responsabili della revisione della Costituzione Europea, d’aiuto per trovare la via d’uscita dall’impaccio in cui vi trovate adesso.”

Addormentato come ero, non seppi fare altro che balbettare delle scuse. Citavo il fatto che la visione europea mazziniana era dispersa in pi? di 64 volumi che non avevo il tempo di leggere. Mazzini veramente non aveva pi? per me sul volto la maschera di Don Chisciotte, di cui lo avevano rivestito Vaussard e compagni, piuttosto un’aria di ironia, severit? e rigore. Subito mi rimprover?: “Invece ti basta rileggere quell’articolo che tu gi? conosci bene, che é apparso in inglese, sul Westminster Review del 2 aprile 1852, intitolato: ‘Europe: its conditions and prospects’.

Io, assonnato come ero, tuttavia risposi: “Modestamente temo che non baster?. Difatti oltre a quello stupendo articolo di una ventina di pagine, ho anche letto centinaia, se non addirittura migliaia di pagine di commentatori. Non faccio – per non perdere troppo tempo – tutti i nomi – ma tu avrai preso conoscenza, in cielo, con gioia e pena miste, dei saggi di Chite-Batelli, di Dell’Isola e Bourgin (dalla Francia), di Eyck (dall’America), di Menghini e di Tramarollo (dall’Italia), del Vajana (dalla Spagna)...”

“Basta, basta” mi interrupe di nuovo lui, “non sei in cattedra e non occorre far nessun sfoggio di erudizione qui. Lo so bene: i commentatori hanno interpretato il mio pensiero sull’Europa in modi non soltanto divergenti, ma anche in conflitto tra loro, soprattutto sul punto veramente nevralgico se io intendessi che l’Europa, (la cui integrazione dicevo indubbiamente essere condizione complementare essenziale perché fosse salutare la conquista dell’unit? nazionale da parte di enti come l’Italia o la Polonia) dovesse essere una federazione come gli Stati Uniti d’America o piuttosto [p.219] un nuovo genere di tessuto politico, per cui voi oggi, raggiunta l’epoca della comunicazione elettronica, avete la parola giusta nella lingua franca dell’informatica: la parola network. Forse si dovrebbe dire in italiano ‘reticolato’, piuttosto che ‘rete’... Benché ai miei tempi purtroppo non avessi la parola, tuttavia mi pare di avere spiegato e illustrato il mio concetto con abbastanza cura e precisione, di averlo inoltre ribadito quasi ad nauseam...”

“? vero” – ardivo interromperlo questa volta io – “ma sembra chiaro cosa é ci? che ha dato adito al dubbio e al malinteso : in tutte le tue esposizioni della tua visione europea, tu hai sempre sottolineato pi? che ogni altro il pericolo della parcellazione, dell’atomizzazione, della frammentazione dell’Europa in piccoli pezzettini... Invece tu credevi essenziale che l’Europa si formasse in grandi insiemi sulla scala dei grandi spazi geografici e culturali che la compongono.”

Mazzini mi disse: “E avete la riprova della correttezza della mia visione nello sfacelo che ha seguito la disintegrazione della Yugoslavia: invece, io mi ero sempre opposto ai tribalismi, alle polverizzazioni infime etniche...”

Io risposi: “Senz’altro e’ stata questa tua visione di un’Europa composta solo di grandi blocchi che ha condotto alcuni regionalisti acerrimi (e forse anche la maggioranza di noi maltesi, siccome noi abbiamo per lo pi? scelto la via della sovranit? maltese, invece di quella, pi? ovviamente naturale, dell’integrazione con l’Italia, opzione sostenuta da noi soltanto da un piccolo gruppo di irredentisti) ad unirsi per stigmatizzarti un centralizzatore, un profeta dell’Europa superstato, unita in un modo anche pi? uniforme degli stessi Stati Uniti d’America...”

“Suppongo”, ritorceva lo spettro di Mazzini, “che almeno tu ti renda conto che quell’interpretazione della mia visione non ne é nemmeno una caricatura, ma una totale perversione, anche se compiuta da grandi e bens? in fondo benevoli studiosi.

Io mi sono opposto al tipo di federalismo diluito, anzi annegato in un’acqua malsana, sostenuto da taluni, quale Gioberti, che pensavano che i componenti di un’Italia federale potessero continuare ad essere: Roma sotto il Papa, la Toscana sotto dittatori spiccioli, la Sicilia sotto la tutela dei francesi...”

“Dunque, tu vuoi dire, se ho ben capito bene, che tu eri ostile ad un’ Europa unita composta di entit? di piccole dimensioni, perché tali minuscoli stati avevano inerente
alla loro esistenza una maggiore propensit? ad assoggettarsi a capi carismatici e a seguirne indirizzi bizzarri, piuttosto che in ragione delle loro piccole dimensioni per sé?”

“Mi parve, e mi pare ancora, che sia necessario trovare un assestamento pi? [p.220] pratico dei rapporti tra piccoli e grandi nel quadro dell’Unione Europea di quello proposto nell’abbozzo della Costituzione, i provvedimenti nel vostro abbozzo sembrano essere soltanto l’ipocrita riflesso della strana paura dei piccoli che sembra aver assalito i grandi – la Francia in particolare – al Consiglio di Nizza – quella paura che tu, Peter, in altra sede, hai battezzato freudianamente : il complesso di Gulliver. Una migliore – e in fondo medesina – soluzione per equilibrare uguaglianza dei cittadini – e quindi peso demografico – con uguaglianza degli stati membri senza badare alle loro dimensioni – mi sembra delineato sia nella mia concezione, cos? poco intesa da alcuni, che nella tua di NETWORK. Essenzialmente in ambedue i casi si tratta di pensare l’Europa come un sistema di comunicazione interculturale che pu? essere paradigmatico per il mondo intero.”

Continuai io: “Una tale soluzione mi sembra ancora piu urgente qualora, come sembra ben possible, occorra accomodare uno stato demograficamente supergrande come la Turchia, per di pi? alieno dalla grande tradizione cristiana, che tu hai sempre proclamato ad altissima voce, essenziale per un’ Europa unita, non solo per interessi materiali, ma ancora di pi? per valori spirituali.”

“Certamente”, rispose il fantasma del maestro, “l’enfasi sulla fede in Dio e in Cristo, con l’opposizione al Papato e alle istituzioni clericali, nel mio articolo della Westminster Review, come sempre altrove, pare esattamente il rovescio di ci? che si trova nel vostro abbozzo di Costituzione: dove c’é, s?, riconoscimento della Chiesa e delle istituzioni religiose tutte, e anche di quelle filosofiche propugnatrici dell’ateismo, e di un loro diritto al dialogo con le istituzioni europee, senza nessun riguardo a Dio e tantomeno a Ges? Cristo”.

Non mi interessava tanto insistere su questo tasto con Mazzini. Ma sarei stato molto contento di sentirlo sull’argomento dell’esercito comune europeo – siccome egli sempre si vantava che era dall’esercito, (composto da alcuni Repubblicani francesi, di alcuni esuli polacchi e tedeschi, e da alcuni giovani democratici svizzeri), e dopo il fallimento dell’invasione della Savoia con quello sparuto esercito - che era nata la Giovine Europa, una realt? che certamente ebbe grandissima portata storica. Mi sarebbe piaciuto anche ascoltare Mazzini oggi aggiornare le sue vedute sulla dimensione sociale dell’Europa e sull’economia basata sulle cooperative di operai autofinanziate - e su tanti altri argomenti trattati da lui e rimasti ancora di bruciante attualit? - ma in quel momento ci fu un tuono grandissmo, che mi svegli?. Il fantasma di Mazzini era scomparso.