Copyright © The Malta Historical Society, 2007.

Source: Proceedings of History Week 2005. (107-114). [Malta : The Malta Historical Society, 2005].

[p.107] MALTA – DIMORA DEI POETI E DEGLI SCRITORI ITALIANI DURANTE LE LOTTE RISORGIMENTALI

Joseph Eynaud

Introduzione

La vicenda degli intellettuali italiani nel corso del XIX secolo appare strettamente collegata, in misura molto maggiore rispetto ad altri momenti storici, all’evoluzione delle circostanze politiche, sociali e istituzionali che caratterizzarono questo periodo e che influenzarono il comportamento del ceto intellettuale, l’andamento del gusto, le scelte del mercato editoriale. Nell’arco di pochi decenni si susseguono senza soluzione di continuità la Rivoluzione francese e il triennio giacobino (1797-1799), le guerre napoleoniche, la Restaurazione e il ritorno degli Austriaci; le ondate rivoluzionarie del ’21, del ’30 e del 1848; le guerre risorgimentali e l’unità nazionale; il difficile percorso di ammodernamento e di formazione del paese reale (infrastrutture, mercati, questioni sociali). Questo periodo pu? essere suddiviso in almeno tre momenti principali: la prima fase coincide con la prima metà del secolo, nella quale si assiste all’affermazione della cultura romantica; la seconda fase si coagula attorno al 1848 e agli sviluppi intellettuali del Risorgimento; la terza fase, infine, si articola attorno alle tematiche sociali dell’Italia post-unitaria.

Dopo la crisi storica di Campoformio (1797), oltre la quale molti intellettuali italiani (Foscolo, Cuoco, Lomonaco) videro tramontare ogni possibilità di intervento nella vita pubblica e civile, il maggiore centro culturale della penisola era Milano, in cui si concentravano l’attività degli editori e le possibilità di un impiego nei ranghi del Regno d’Italia, ormai sotto il controllo di Napoleone. Nel 1802, dopo i Comizi di Lione, l’Italia settentrionale era diventata di fatto una provincia francese, con Milano capitale: il potere politico si appoggi? ai cosiddetti notabili, al settore sociale ed economico che godeva di maggiore influenza e al quale andarono le cariche più significative.

Alcuni scrittori, tra questi Vincenzo Monti e Pietro Giordani, ma anche un liberale moderato come Vincenzo Cuoco, seppero approfittare agevolmente delle proprie [p.108] capacità per interagire e collaborare con le iniziative pubbliche: modificarono le loro tendenze politiche, temperando i propri precedenti democratici, e assunsero quindi incarichi nell’amministrazione dello stato, ottennero privilegi e posti di prestigio all’interno della vita culturale milanese, progressivamente asservita al potere e al consenso. Coloro che non seppero convertire i propri precedenti democratici in atteggiamenti di collaborazione, come Foscolo, furono progressivamente emarginati e isolati.

Tuttavia l’opposizione e la contestazione al regime napoleonico andarono crescendo, sia attraverso le società segrete, sia grazie all’esaltazione dei valori nazionali e patriottici. L’esempio di Foscolo rappresent?, in questo caso, una prima dimostrazione del nascente movimento risorgimentale: allo scrittore venne delegato allora il compito di indicare i grandi valori civili e politici, di condannare il potere reazionario, di educare il popolo. I contenuti retorici di questa letteratura apparivano come il frutto di esperienze culturali non del tutto moderne e adeguate al gusto europeo: la celebrazione del classicismo, l’esaltazione del mito greco e latino, contrastavano con le nuove mode romantiche già attuali in Germania, in Francia e in Inghilterra.

La caduta di Napoleone e la fase storica della Restaurazione acuirono ancora di più questa situazione. L’Italia centro-settentrionale tornava ad essere una provincia austriaca, mentre la repressione, il controllo dei gruppi intellettuali e la censura agivano in senso contrario al rinnovamento letterario degli scrittori. Mentre nel 1816 scoppia la polemica classico-romantica, si inaugura una rivista di potere e di consenso come la Biblioteca Italiana, voluta e finanziata dal governo austriaco con il compito di rinnovare i fasti di un classicismo di maniera, ma soprattutto di arrivare a una totale sorveglianza dell’attività letteraria nel Lombardo-Veneto. I moti del ’21 produssero, oltre a un primo importante momento di orgoglio nazionale, anche la dispersione di quella cerchia di scrittori e giovani intellettuali che avevano caratterizzato le discussioni romantiche e le pagine di una rivista, Il Conciliatore, che di quella esperienza era stata il documento più interessante sotto il profilo giornalistico e del dibattito ideologico.

L’attività del giornalismo letterario, che si era inaugurata nella Milano tardosettecentesca del Caffè e che si era riproposta in momenti diversi nelle riviste giacobine, nei periodici filo-napoleonici, e infine nella Biblioteca Italiana, rappresent? per tutto l’Ottocento un’occasione fondamentale per gli intellettuali, sia da un punto di vista materiale, sia da un punto di vista culturale e operativo. I giornali ebbero, in questo periodo, una diffusione più ampia e una base di lettura allargata e stratificata; si orientarono verso il pubblico borghese; veicolarono contenuti “progressivi” e moderni: [p.109 ] lo sviluppo civile, l’unità nazionale, la crescita economica e tecnologica. Dopo la forzata chiusura del Conciliatore, diventarono centrali le esperienze giornalistiche e letterarie dell’Antologia, la rivista fiorentina fondata nel 1821 da Giampietro Vieusseux, del Politecnico di Carlo Cattaneo, del Crepuscolo di Carlo Tenca. Le riviste svolsero anche un’azione di diffusione dell’ideologia politica collegata ai gruppi patriottici e alle società segrete: contribuirono, in sostanza, all’evoluzione del dibattito culturale e alla maturazione di un ceto intellettuale che stava prendendo coscienza del proprio ruolo politico e civile.

Negli anni della Restaurazione si svilupp? in Italia una forte ideologia liberale e moderata, costruita sul modello francese e inglese, che esprimeva l’esigenza di una unificazione civile, economica, culturale e infine geografica, del nostro paese. Il liberalismo moderato italiano si coniugava in questi anni con la tradizione cattolica, assumendone alcuni connotati (il filantropismo e l’impegno assistenziale, il rifiuto delle ideologie rivoluzionarie); riconosceva l’esistenza di una questione sociale e la necessità di un’educazione del popolo. Le discussioni e i dibattiti che animarono, da un punto di vista intellettuale, gli anni del Romanticismo italiano furono strettamente connessi agli obiettivi di un allargamento della base culturale. Il romanzo e la questione della lingua (come unificarla, come renderla facilmente fruibile a un pubblico mediamente istruito) diventarono allora il nucleo principale dell’attività degli scrittori e delle riviste. Tra i romantici milanesi (Berchet, Borsieri, Visconti, Manzoni) si apr? un interessante dibattito sul tema del romanzo, e in particolare del romanzo storico. Altri scrittori (Giordani, Leopardi) difesero ancora le scelte e la tradizione classica italiana, pur con importanti innovazioni; altri ancora (Tommaseo, Tenca, Montani, Cantù) avviarono una riflessione sui modi e le forme di una letteratura edificante e pedagogica, in cui confluissero la tradizione cattolica e l’educazione del popolo. Accanto a queste tendenze si registrarono anche esperienze di natura diversa, riconducibili al pensiero democratico e repubblicano: nella Toscana del Vieusseux e del moderatismo liberale dell’Antologia, si misero in luce le iniziative di Carlo Bini e Francesco Domenico Guerrazzi, che a Livorno fondarono il giornale democratico L’Indicatore livornese.

La narrativa e la poesia in epoca risorgimentale

Il romanzo in italiano è quello che trova la giustificazione nella rievocazione storica. Il romanzo storico ebbe grande fortuna nell’Italia del Risorgimento, perché nella memoria delle vicende eroiche di generazioni passate lo scrittore riusciva a trasferire l’ideale della lotta contemporanea. Insieme alla rievocazione storica si nota anche l’ansia per una vita appassionata ed eroica. La rappresentazione di fatti, personaggi [p.110] ed ambienti si alterna con l’effusione sentimentale per il martirio dell’individuo e della patria. Il romanziere, tuttavia, spesso interrompe il procedere logico dei fatti per dare rilievo al suo stato d’animo che si configura anche in commenti ed esortazioni nazionalistiche.

Queste qualità, che caratterizzano il romanzo storico italiano del Risorgimento e del secondo romanticismo e quello scritto in italiano a Malta, uniscono i due campi della narrativa non soltanto con i soliti legami letterari, che dovevano continuarsi, ma anche con legami storici di un’epoca analoga. A Malta si rifugiarono e trovarono protezione alcuni patrioti e scrittori italiani, come Gabriele Rossetti, Tommaso e Ifigenia Zauli Sajani, Francesco Orioli, Luigi Settembrini, Francesco de Sanctis, Rosolino Pilo, Francesco Crispi e Nicola Fabrizi. La stampa dell’isola dava un contributo importante alla creazione di una consapevolezza dei fatti contemporanei, e molti scrittori maltesi di quegli anni furono giornalisti che usavano la penna per suscitare nel popolo una coscienza nazionale.

La definizione dei romanzi storici italiani del secolo è quella stessa che deve essere data alla produzione locale in lingua italiana: motivi patriottici che si intrecciano con una trama romantica dove amori e sventure e tradimenti si svolgono continuamente man mano che si dipingono scenari e figure tolti dalla storia e dalla fantasia. Queste caratteristiche qualificano i romanzi di Cesare Cantù (1804-1895), di Massimo D’Azeglio (1798-1866) e di Ippolito Nievo (1804-1873). I nomi di questi tre scrittori, e talvolta interi ed accurati studi delle loro opere, appaiono nelle principali riviste culturali maltesi dell’epoca. Ma non si pu? dimenticare l’influsso del capolavoro del Manzoni [Le opere di Alessandro Manzoni costituiscono la materia di vari studi letterari nelle rassegne culturali dell’Ottocento e del primo Novecento, come Crepuscoli, Malta Letteraria, e La Brigata. Il suo capolavoro fu tradotto in maltese da Alfons Maria Galea (1912) e da Paolo Galea (1937) ] nella concezione, nel senso profondo della presenza di Dio nella storia, nella distinzione fondamentale tra buoni e cattivi, e nei vari aspetti della stilistica, particolarmente nel tono classicheggiante di alcune parti e nell’avviamento verso il realismo di altre.

La corrente del romanzo storico comprende molte opere. Le maggiori sono:

Alessandro Inguanez (1861) e Wignacourt (1862) di Nicola Zammit, La bella maltea ossia Caterina Desguanez- romanzo storico-patriottico del secolo XV (1872) di Ferdinando Giglio, Un martire – romanzo storico maltese del secolo XVI (1878) di Ramiro Barbaro di San Giorgio, Il condannato al supplizio del rogo (1905), L’ultimo assalto del Forte San Michele (1907), Maria Valdes (1909) e Notte di dolore – racconto storico del secolo XVI (1915) di Gaetano Gauci. Si nota che i sottotitoli di alcuni di questi romanzi echeggiano quello del Manzoni che scrisse: I Promessi Sposi – storia [p.111] milanese del secolo XVII.

Gli scrittori del Risorgimento solevano narrare le loro vicende politiche in libri di memorie. Sulle orme delle Ricordanze della mia vita di Luigi Settembrini, uno degli esuli che si rifugiarono a Malta, e delle Mie prigioni del Pellico, molti decenni dopo Arturo Mercieca scrisse Le mie vicende (1947) in cui narrava le sue sofferenze nell’esilio. L’esilio di alcuni scrittori maltesi doveva anch’esso trovare eco in articoli su giornali che raccontavano i fatti con un continuo alternarsi di appelli politici ed esortazioni patriottiche. Forse il migliore esempio dell’adesione alla tradizione del romanzo storico è quella che ci dà uno degli scrittori stessi, Nicola Zammit, in un suo saggio critico Il genio del romanzo: “Tante circostanze articolate insieme formano intanto come l’obiettivo d’una camera oscura, sul cui fondo incantato si succedono cento apparizioni diverse, ed una serie di contrasti – ove le promesse della gioia e le illusioni della speranza s’alternano coll’insulto della sventura”. Sotto l’aspetto tecnico lo Zammit dà massima importanza al dialogo; una metà del romanzo è fatta di scambi tra vari interlocutori che parlano, delirano o gridano. Zammit avvicin? il romanzo al realismo, proprio come facevano certi scrittori del Risorgimento, come Massimo D’Azeglio. Insieme all’attività politica degli esuli nell’isola, va anche la loro partecipazione letteraria. Molti di loro fondarono scuole private, e tennero diverse accademie di poesia e di critica dantesca. Gli scrittori si dedicarono alla stesura di opere creative che spesso servirono a diffondere la cultura generale e a rendere fra i maltesi il sentimento della nazionalità. Ad opera dei primi profughi fiorirono le accademie di poesia estemporanea, tradizionalmente cara al pubblico locale che si divertiva a suggerire un tema, normalmente attinente a importanti eventi politici e religiosi, in base ai quali il poeta era invitato a comporre versi. Il poeta quasi sempre esprimeva le pene dell’esilio e la speranza di un avvenire glorioso e libero. Tali composizioni diventavano poi oggetto di vivaci commenti. Molti giovani si appassionarono a raccoglierle, e alcune di esse furono pubblicate come fogli e libretti.[211] Uno di questi poeti fu Giovanni Giustiniani, da Imola. Ecco alcuni versi suoi dalla poesia L’esule:

Non vedete la livida nube
sovra il capo de’ vostri nemici,
non udite de’ Bardi le tube
fra le libere insegne vittrici?
chi non spera la gloria primiera,
non è degno dell’italo onor.

[p.112] Quando la nave Valletta port? Garibaldi nell’isola di Malta il 23 marzo 1864, c’erano con lui otto persone, fra i quali i figli Menotti e Ricciotti. Le accoglienze date al Generale avevano una dimensione nazionale; presero parte la stampa, la classe alta e colta della popolazione, la comunità inglese e i residenti liberali italiani. La stessa sera del 23 il Corriere mercantile pubblic? la seguente ottava che mette in risalto l’accoglienza offerta dai maltesi:

Veder bramarvi il popolo maltese?
Due soli giorni, e n’hai l’idea compita.
Pronto mai sempre a rovesciar le offese
contro chi a torto il suo disdegno incita,
calmo e severo, energico e cortese,
di cor bollente e sobrio nella vita,

ieri punisce il vile insultatore,

oggi con Garibaldi è tutto cuore.

Il romanzo storico in lingua maltese

Ineż Farruġ (1889) di Antonio Caruana è il primo romanzo storico scritto in lingua maltese e conferma la tradizione del romanzo storico italiano non soltanto nel confronto tra fantasia e documentazione umana, ma più ancora nello stile. Il romanzo è ambientato nell’epoca della dominazione spagnola prima della venuta dei Cavalieri Gerosolimitani. Erano tempi durissimi per la popolazione locale anche perché le invasioni e i saccheggi da parte turca erano frequenti. Il Grande Assedio di Malta (1565) dove i cristiani combattevano una guerra santa contro i musulmani doveva offrire molti spunti agli scrittori maltesi del tardo Ottocento e del primo Novecento che si accingevano a scrivere romanzi tra il reale e l’immaginario. Antonio Caruana nel suo romanzo focalizza l’attenzione sulle conseguenze umane dei fatti storici tra cui la rivolta dei maltesi contro i padroni feudali, l’assedio dei Turchi e la peste. Avvenimenti che ci ricordano le tre calamità manzoniane, cioè, la guerra, la carestia e la peste. Un altro romanzo di sfondo romantico-storico è Nazju Ellul (1909) di Ġużè Muscat Azzopardi (1853-1927). Trattasi della breve occupazione francese a Malta da parte di Napoleone tra il 1798 e il 1800. Dietro la storia tragica d’amore del protagonista l’autore costruisce un quadro socio-politico di quei tempi e ne rivela le tensioni nazionali. L’altro romanzo di impianto storico-religioso è Taħt Tliet Saltniet (Sotto tre regni) (1938) di Ġużè Aquilina. Lo sfondo storico comprende la fine dell’impero dei Cavalieri, la dominazione francese e quella inglese di inizio Ottocento. Il protagonista, Alessandru è un intellettuale, il cui impegno è guidato dalla ragione e dalla logica ma sempre alla luce della fede cristiana. ? il tipico eroe del romanticismo religioso.

[p.113] ll romanzo storico e Alessandro Manzoni

Ci sono altri elementi stilistici e tematici intorno alla concezione storica: la presenza divina nella condizione umana, l’ingiustizia politica e sociale, la distinzione tra buoni e rei, tra locali e stranieri, l’evidenza scultorea e particolareggiata delle scene e dei personaggi, l’oratoria morale.

Per quel che riguarda il romanzo tradizionale maltese il modello è stato il romanzo storico di Walter Scott filtrato attraverso la penna di Alessandro Manzoni. Essendo Malta stata centro di attività per gli intellettuali italiani, in modo particolare dopo la libertà di stampa concessa nel 1839, il pensiero contemporaneo italiano e gli ideali italiani dovevano essere più accessibili al popolo maltese. L’impatto pertanto de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni sulla classe intellettuale locale era evidente.

Il romanzo storico italiano, che è sempre ambientato in epoche passate, doveva essere una fusione tra realtà e finzione, col dramma privato di individui che si sovrappone sugli eventi storici (pertanto pubblico) di un determinato periodo storico. Facendo vedere l’oppressione di tiranni del passato sembrava il modo giusto di evidenziare la tirannia politica dei vari domini attuali (francesi, austriaci, borboni, papato) che impedivano all’Italia di diventare una sola nazione unita. La situazione analoga nel XIX secolo a Malta (dominio inglese) che impediva all’arcipelago di avere una seria emancipazione costituzionale, contribu? certamente al successo del romanzo storico. Il genere divent? presto popolare nell’isola, grazie anche agli scrittori esuli come Ifigenia Zauli Sajani e Michelangelo Bottari, il filosofo maltese Nicola Zammit, e Ramiro Barbaro di San Giorgio, che pass? gran parte della sua vita a Napoli.

Ifigenia Zauli Sajani (1810-83), la moglie di un avvocato da Forl? che si rifugi? a Malta dopo le rivolte in Italia del 1832, fu la prima scrittrice che pubblic? romanzi storici a Malta. Tra i suoi romanzi più noti sono: Gli ultimi giorni dei Cavalieri di Malta (1841), Il ritorno dell’emigrato (1841) e Beatrice Alighieri (1847).

Michelangelo Bottari (1829-94) venne a Malta per la prima volta nel 1849, inaugurando con Guglielmo Finotti nel 1856 Il corriere mercantile di Malta. Scrisse il romanzo storico, L’ultimo barone di Cassia. Nicola Zammit (1815-99), filosofo, medico e architetto, dirigeva giornali quali La Crociata, La Fenice e L’Arte. Lasci? anche un romanzo storico di notevole pregio, Angelica o la sposa della Musta (1880), ambientato in epoca di dominazione araba che racconta la storia triste di Angelica, promessa sposa che viene rapita dai saraceni alla vigilia delle sue nozze, il che è forse anche reminiscenza del rapimento di Lucia dal monastero ad opera della monaca di Monza.

[p.114] La narrativa dell’emigrazione

Fu solo durante il periodo del Romanticismo, nel XIX secolo, che la lingua maltese cominci? a svilupparsi come la prima lingua della letteratura isolana. Giovanni Antonio Vassallo (1817-1868) non è solo il primo grande poeta maltese, che ha fatto del vernacolo il mezzo linguistico delle sue opere, ma anche lo scrittore che ha dato una spinta notevole alla tematica dell’emigrazione nella prima poetica maltese. Notevole è il poema epico Il-?ifen Tork (Il vascello turco). L’economia fragile del piccolo arcipelago nel contesto instabile del Mediterraneo non poteva sostenere una popolazione che aveva già superato le 120,000 unità. Durante il regno del governatore Hastings (1824-26) molti maltesi erano impiegati con la flotta inglese o con reggimenti stazionati nel Mediterraneo, oppure venivano incoraggiati a migrare verso la Cefalonia, per contrastare l’aumento costante di gente senza lavoro. Nel 1836 la situazione era cos? grave che non trovando lavoro nell’isola i contadini, i pescatori e i tessitori maltesi dovevano emigrare in Egitto e nel Levante. Ma l’emigrazione maltese raggiunse paesi quali la Grecia, la Sicilia, Costantinopoli e la Spagna, e perfino il Brasile. Il numero totale di emigranti maltesi raggiunse la cifra di 20,000 unità nello stesso periodo.

Oggi che l’arcipelago maltese è uno stato indipendente e stato membro dell’Unione Europea, la situazione socio-politico è ben diversa con un’economia e un’industria turistica stabili. Oggi Malta deve affrontare il problema inverso dei secoli precedenti, e cioè l’immigrazione clandestina da parte dei popoli africani che raggiungono le nostre coste per trovare miglior fortuna. Chiaro e irrefutabile è il debito della cultura di Malta nei confronti della vicina penisola (i modelli della nascente poesia maltese furono, giusto nei primi decenni dell’insediamento britannico, quelli del Romanticismo italiano; e questa condizione tributaria durata per tutto l’Ottocento, e ben addentro il Novecento, è oggi attenuata ma non spenta) comporta una serie di rimandi comparativi che rendono indispensabile per lo studioso di Malta la conoscenza della civiltà letteraria italiana.

Riferimenti Bibliografici

Arnold Cassola, The Literature of Malta, Minima, Malta, 2000.
Charles Briffa, Rhythmic patterns in Maltese Literature, Midsea Books Ltd, Malta, 2001.
Ġużé Aquilina, Ta˙t tliet salniet, Klabb Kotba Maltin, Malta, 2003.
Oliver Friggieri, La cultura italiana a Malta, Olschki, Firenze, 1978.
Bianca Fiorentini, Malta rifugio di esuli e focolare ardente di cospirazione durante il risorgimento italiano, Malta, Casa S. Giuseppe, 1966; e L. Schiavone, Esuli italiani a Malta durante il risorgimento, Malta, Società Dante Alighieri, 1963.


[211] Poesie estemporanee del Dottor Giustiniani da Imola, cantate nella sala del Club la sera 22 febbraio in Malta, Malta, Stamperia del Governo, 1836, p. 6.