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Source: Melita Historica : Journal of cheMalta Historical Society. 1(1953)2(87-103)

[p.87] L’Antica Fondazione della Scuola di Lingua Araba in Malta

A. Cremona

PARTE PRIMA [*]

LETTORI, PROFESSORI E PRECETTORI DI LINGUA ARABA

            (Studio storico letto nella Libreria della Regia Università di Malta sotto gli auspici della “Malta Historical Society” il 25 gennaio, 1952).

            Il desiderio d’imparare la lingua araba, uno dei pochissimi linguaggi semitici dell’evo antico rimasti vivi nei primordi del medioevo, aveva pervaso le scuole dell’Europa fin dall’epoca in cui, con le ricerche delle dottrine scientifiche d’importazione greco-araba, la disciplina delle scuole europee medioevali aveva aperto il campo allo studio delle lingue orientali. Il primo impulso però per l’insegnamento della lingua araba nacque nella Corte di Federico II a Palermo, nelle scuole della quale città si diede principio all’insegnamento dell’arabo classico.

            Lo studio dell’arabo dialettale ebbe principio solamente nel secolo decimo nono con l’opera del Dombay(1800), e poscia con le grammatiche dell’arabo volgare di De Sacy (1826) e di Caussin de Percival(1843). Tale studio si sviluppò vieppiù all’inizio del secolo ventesimo con lo studio della linguistica, che ebbe come antesignani il Gesenius, il Bopp, Max Müller ed in ultimo Brockelmann, e più recentemente Nöldeke e O’Leary.

            Lo studio dell’arabo negli ultimi secoli del medioevo ebbe come scopo originale quello di propagare la Fede Cristiana fra gli Infedeli dell’Africa, in modo particolare fra le tribù e gli schiavi islamitici. Ebbe inoltre lo scopo di servire agli interpreti per ricevere le confessioni ed altre relazioni o deposizioni dei medesimi infedeli dinanzi alla Sagra Inquisizione. La “Doctrina Christiana” stampata a Roma dalla Sagra Congregazione de Propaganda Fide nel 1642 — di cui per i Maltesi venne fatta una versione in vernacolo dal Sacerdote Don Francesco Wzzino (Tagħlim Nisrani, Roma, 1752) — fu tradotta in Arabo come primo manuale religioso ad uso dei Fedeli Orientali per ordine di Paolo V di S. Mem.

            Nel 1627 Papa Urbano VIII aveva istituito il “Collegium Pro Fide Propaganda” in cui si stabilì su basi classiche, a scopo di missioni religiose, lo studio delle lingue orientali, donde emerse poi l’altro scopo scientifico dello studio per la decifrazione e lettura di scritture semitiche e lo studio filologico delle lingue orientali iniziate dalle “Società Asiatiche.”

            Contemporaneamente alla istituzione dell’insegnamento delle lingue orientali nel “Collegium Pro Fide Propaganda,” ad istanza dell’Inquisitore Chigi della Sagra Inquisizione di Malta (più tardi Papa Alessandro VII), a Malta venne istituita una scuola di arabo dalla Sagra Congregazione de Propaganda Fide, il 22 settembre 1637.

            [p.88] Prima dell’istituzione di questa scuola, ve ne erano nei conventi delle scuole di arabo, come evincesi da alcuni manoscritti che ancora sussistono in alcuni monasteri dispersi qua e là nell’isola di Malta. [1] Lo studio della lingua araba nei Conventi, specie in quello dei Padri Minori Osservanti della Notabile (Rabat) ed in quello dei Carmelitani Scalzi in Cospicua fu istituito nel 1632 sulle orme di quello che originariamente si fondò, nei primordi del secolo decimo settimo, nel Collegio di San Pietro in Montorio a Roma eretto sul Giannicolo per decreto della S. Congregazione de Propaganda Fide del 26 aprile 1622, per agevolare l’apostolato missionario francescano in Oriente. [2]

            Sembra che verso la fine dello stesso secolo lo studio dell’arabo nei conventi sia andato gradatamente scemando, siccome contemporaneamente s’istituì un simile studio su basi finanziarie più solide, vale a dire lo studio della lingua araba introdotto nel 1637, come si è accennato qui copra e si spiegherà più in appresso, sotto l’egida della Propaganda Fide. [3]

            Fra i lettori dello studio di arabo di quel epoca e da menzionare per primo un certo Padre Francesco di Malta (agnominato Flieles) del Convento dei Frati Minori di Notabile (Rabat). Questi servì ancora di Turcimanno ed interprete ufficiale dell’Ordine, essendo noto quale conoscitore dell’arabo parlato. Fu per sua cura che si ebbero delle traduzioni in arabo di diversi lavori di carattere biblico e religioso, che si conservano ancora nelle librerie dei due Conventi dei Frati Minori Osservanti in Malta — tali traduzioni essendo fatte per suo incarico da uno schiavo arabo degli Ospitalieri, di nome Alî Ibn Yahyâ az-Zawwi al-Bû-Ysûfi. [4] Padre Francesco morì il 16 febbraio 1633 nel Convento di Notabile, nella qualità di Superiore di quel Convento.

            Dopo la morte di Padre Francesco, figurava come lettore di lingua araba nel Convento dei Frati Minori Osservanti in Valletta dal 1637 fino il 1652 Padre [p.89] Domenico Pace, contemporaneamente ad un suo nipote, il Sacerdote secolare Don Francesco, che è probabilmente Don Francesco Azzopardi, il primo lettore pubblico della scuola di lingua araba eletto dalla Propaganda Fide nel 1637, e di cui si parlerà più dettagliatamente in appresso. Il vecchio necrologio del Convento dei Frati Minori Osservanti fa pure menzione di un certo Padre Angelo Xerri del Convento della Notabile, chiamandolo Lettore di Lingua Araba. Questi morì nel 1680. Dopo il Xerri troviamo menzionato un Padre Anastasio da Roma come Professore di Lingua Araba nella Università di Malta che, come si dirà più in appresso, fu il secondo Professore di Lingua Araba durante il Protettorato Inglese [1805-1807]. [5]

            Dopo l’istituzione della scuola di lingua araba dalla Propaganda Fide, ci furono altri religiosi che diedero prova dei loro studi e conoscenza di lingua araba, fra cui Padre Arcangelo Zammit dell’Ordine dei Frati Minori Osservanti, Prefetto della Missione in Levante per quaranta anni. Egli si distinse per la sua traduzione in arabo della Storia dei Francescani di Padre Benedetto Mazzara, compiuta in Gerusalemme l’anno 1790. Copia di questa traduzione trovasi tuttora nel Convento dei Frati Minori della Valletta. Nello stesso Convento esistono anche diversi manoscritti e documenti orientali di studiosi appartenenti all’Ordine dei Frati Minori fra cui un vocabolario in due volumi (arabo-italiano e viceversa) ed una grammatica araba di Padre Deguara da Malta scritti verso la metà del secolo scorso. [6]

            Dell’istituzione della scuola di Arabo in Malta dalla Sagra Congregazione de Propaganda Fide nel 1637 si fa cenno qua e là in alcune elucubrazioni storiche, fra cui giova menzionare l’accenno che fa nella Raccolta di Varie Cose Antiche e Moderne, Utili ed Interessanti riguardanti Malta e Gozo (1843) il Barone V. Azzopardi a pagina 140, e negli Appunti sugli Archivi di Malta Mgr. Alfredo Mifsud nell’ “Archivum Melitense,” Vol. II (1912-13) a pagina 48; ma la menzione che vi si fa non consiste che di pochi ragguagli. Per quanto mi fosse dato di accertare da altri cenni storici, fino ad un certo tempo non mi era riuscito di rintracciare alcuna particolarità d’importanza storica attorno all’origine vera della fondazione della scuola di lingua araba in Malta ed attorno ad altri dettagli importanti — dettagli che fino ad una data relativamente recente non ci fu dato di conoscere e confermare dopo il decorso di circa 314 anni dalla sua fondazione.

            Fu nel 1924 che mi riuscì di avere qualche schiarimento sulla storia di questa istituzione, quando una interpellanza fu fatta nel Senato del Parlamento Maltese dal Senatore Commendatore Alfonso Maria Galea riguardo l’istituzione della scuola di lingua araba, fatta dalla Sagra Congregazione de Propaganda Fide. Questa interpellanza diede l’opportunità al Ministro della Pubblica Istruzione di dare le relative informazioni (a) sulla fondazione della scuola di arabo in Malta nel 1637, (b) sull’acquisto del beneficio per concorso fra gli aspiranti alla lettura di lingua araba, (c) sul premio in denaro da assegnarsi allo studente che nel corso dell’insegnamento di lingua araba, dopo aver fatto tutto il curricolo, dimostrasse di aver studiato con maggior profitto, (d) sul Rescritto del Papa Pio VI al Gran Maestro De Rohan in data del 1795 che imponeva al beneficiato d’insegnar l’arabo nell’Università, (e) [p.90] sulla sospensione della nomina del Rettore del beneficio per mancanza di studenti nella classe di arabo all’Università, allorché le rendite del beneficio si applicarono per le sacre missioni, (f) sulla lettera spedita dal “Commissionario” Ball al Cardinale Consalvi sulla ripristinazione della cattedra di lingua araba all’Università secondo il Rescritto di Papa Pio VI, (g) sul trasferimento della classe di lingua araba al Collegio Urbano di Roma nel 1824 con l’approvazione della Santa Sede, (h) sulla abolizione della classe di lingua. araba nell’Università di Malta come dipendente dalle risorse del beneficio istituito per il mantenimento della scuola di lingua araba per decreto pontificio del 1637, (onde l’insegnamento della lingua araba nell’Università di Malta non rimase più un peso annesso al summenzionato beneficio in Malta, ma dal 1824 in poi restò a carico dell’erario pubblico), (i) sugli schiarimenti su tale riguardo ricavati dagli estratti della scrittura in data del 4 marzo 1861, negli atti del notaro Francesco Calleja. [7]

            Probabilmente il Commendatore Alfonso Maria Galea nel presentare nel Senato una tale domanda ebbe lo spunto dai ragguagli dati nel libro su accennato “Raccolta di varie cose etc., riguardanti Malta e Gozo ” (1843) del Barone V. Azzopardi nel quale a pagina 140 sotto il titolo di “Beneficio tal’Iscof e Santa Lucia” si fa cenno della fondazione del beneficio istituito nel 1637; degli obblighi del beneficiato d’insegnare la lingua araba e di distribuire a titolo di premio dieci scudi romani ogni semestre al più diligente scolaro; del conferimento del beneficio dalla Sagra Congregazione de Propaganda Fide per concorso a Roma: della lista, (che sembra incompleta) dei beneficiati e del rescritto concesso susseguentemente nel 1795 da Papa Pio VI al Gran Maestro de Rohan, ove venne imposto al beneficiato il peso d’insegnare la lingua araba nell’Università degli Studi di Malta, e finalmente, a pagina 141 dello stesso libro della lettera del Commissionario John Ball diretta al Cardinale Consalvi, ove si raccomanda la nomina di un certo Fra Giuseppe Grassi a Rettore del Beneficio allora vacante (Vedi Doc. A e B). L’autore, d’altronde, come si desume dal contesto, avrà attinto tali ragguagli dai registri della Suprema Inquisizione come anche dagli atti della Propaganda Fide.

            Per quanto il Senatore D’Andria , nella sua qualità di Ministro della Pubblica Istruzione, avesse dichiarato di aver avuto i ragguagli dati nel Senato dagli atti del Notaro Francesco Calleja in data del 4 marzo 1861, certe condizioni sulla nomina e sul premio di dieci scudi da assegnarsi semestralmente certamente le attinse da altre fonti, come sarebbero i documenti in parte esistenti nella Regia Biblioteca di Malta, fra cui giova menzionare il Rescritto pontificio del 22 settembre 1795, registrato nel Liber' Conciliorum Status (Vedi Doc. C). L’atto steso dal Calleja concerne la rinnovazione della concessione enfiteutica del beneficio quando la scuola della lingua araba già si era trasferita al Collegio Urbano di Roma e le rendite del fondo conseguentemente andarono nelle mani della Propaganda Fide per il tramite del Procuratore della stessa Congregazione a Malta.

            Sulle traccie dei dati e dei ragguagli ottenuti dai suddetti accenni, volendo ricostruire la storia della fondazione della scuola di lingua araba, io mi accinsi a fare ulteriori ricerche e, per quanto forse non sia riuscito di ricostruirla completamente, godo dire che almeno mi è riuscito di riempire molte lacune con interessantissimi dettagli di cui oggi ho l’opportunità di trattare.

            [p.91] Per lo scopo di ricostruire su basi documentarie la storia dello studio di lingua araba a Malta dalla sua nascita fino alla sua completa abolizione, — un periodo di circa 187 anni — occorreva in primo luogo riscontrare il documento che dava l’origine a questo studio e decretava dei mezzi per il suo sostenimento.

Questo documento è il decreto portante la data del 22 settembre 1637, del quale si trova copia nell’Archivio della Sagra Congregazione de Propaganda Fide (Doc. D e E). Una lettera volgare spedita all’Inquisitore di Malta accompagnante il decreto diceva che la Sagra Congregazione, approvando il parere dello stesso Inquisitore, stimava molto bene erigere a Malta una scuola di lingua arabica e nello stesso mentre dava la sua approvazione alla nomina di Don Francesco Azopardo (sic) come proposto dallo stesso Inquisitore. Nello stesso tempo ordinava che l’Inquisitore trattasse con il Gran Maestro e con il Vescovo sul modo di provvedere il Lettore di qualche “onorevole stipendio” e di qualche altro aiuto allo scopo di mantenere per lungo tempo la suddetta scuola. Dal contesto della lettera si desume che, per dar presto principio alla scuola, lo stesso decreto fu spedito per mano dello stesso Don Francesco Azopardi il 30 settembre 1637.

            Il primo lettore a possedere dunque il beneficio fu il Sacerdote Don Francesco Azopardi, già alunno del Collegio della Propaganda Fide.

            Prima della nomina del primo Rettore del beneficio annesso alla lettura di arabo in Malta, ci fu una corrispondenza fra l’Inquisitore ed alcune autorità ecclesiastiche in Malta, specialmente religiose, e la Sagra Congregazione della Propaganda Fide, riguardante il perfezionamento dello studio come pure contenente proposte di lettori per l’insegnamento e aspiranti per la lettura di arabo. Ciò dimostra come a quel epoca ferveva in seno alle autorità della Chiesa in Malta il desiderio di tale insegnamento per missioni e per propaganda del Cristianesimo fra gli Infedeli nel Levante.

            Una lettera in data del 15 maggio, 1637, che credo essere stata la prima sulla proposta di una scuola di lingua araba in quest’isola, fu quella dell’Inquisitore di Malta, allora Fabio Chigi, sotto la firma di Vescovo di Hardò, in cui esprime la proposta col menzionare la missione del Maronita Fautiano “che gli apre la strada a rappresentare alla pietà e zelo magnanimo del Prefetto della S. Congregazione per servizio di Dio, un provvedimento che egli stima di dover essere di frutto grandissimo alla Religione Cattolica e che merce la protezione del Rev.mo Prefetto poteva nascere anche di beneficio dell’isola — cioè l’erezione di una scuola di lingua araba con l’applicazione a suo sostentamento di qualche beneficio vacaturo, che molti e pingui ve n’erano in questa isola.” Conclude la sua lettera facendo enfasi sulla facilità degli isolani ad apprendere la lingua araba“poiché la Maltese,” come prosegue a dire, “è araba perfetta di pronuncia, ed è un peccato che così a poco a poco si lasci perdere quest’ opportunità, mentre che ogni altra nazione richiede due volte tanto impegno per apprenderla.” [8]

            Una lettera portante la data del 12 agosto 1637, spedita da un certo Fratello Agostino di Malta al Procuratore della Propaganda Fide esprime il desiderio di far chiamare dalla Sagra Congregazione in Roma il Padre Cristoforo di Malta, Lettore di Teologia, “per poter imparare la lettura della lingua araba, poiché avendo atteso [p.92] a questa lettura, ed essendogli piaciuta, ha deliberato d’impararla per poter poi insegnarla ad altri.” Loda poi l’efficienza di Fra Cristoforo nella lettura della Sagra Teologia, “di cui non si riscontrerebbe una persona migliore e simile in abilità, e ciò che più importava, essendo lui ancor giovine di meno di trentanni, come poteva testimoniare don Francesco (Azopardi ?), maltese, latore della lettera.” [9]

            Il 14 agosto 1637, circa 37 giorni prima della deliberazione presa dalla Sagra Congregazione per riguardo all’ereziore della scuola, il Padre Prospero di Santo Spirito, a nome dell’inquisitore Fabio Chigi, spediva una lettera alla stessa Congregazione per cui significava il desiderio dell’Inquisitore di dar principio all’insegnamento della lingua araba fra quei sacerdoti che a mezzo della conoscenza della lingua maltese potrebbero facilmente apprendere la lingua araba e perfezionarvisi essendo la parlata degli isolani (sebbene corrotta) molto affine alla arabica. Raccomandava alla lettura della lingua araba un certo Amelita che allora trovavasi in Malta insegnando l’arabo “nella loro casa” cioè nel loro convento. Proponeva perciò che il loro convento potesse in questo modo servire da seminario agli allievi prima di passare nelle terre del Levante per le missioni. [10]

            In altre due ulteriori lettere in pari data del 15 agosto 1637, l’Inquisitore vantava nell’una l’isola di Malta come il più bel porto del mondo per imparare la lingua araba, per far missioni e ricevere amici. Ricordava come mesi prima aveva supplicate il Rev.mo Cardinale Antonio per l’erezione di una scuola di tal lingua, e per tale fine, proponeva Don Francesco Azopard, relatore della lettura, e pregava che a questi fosse facilitate il modo circa l’esecuzione di una tale proposta. [11] Nella seconda riferendosi alla sua corrispondenza anteriore circa l’utilità, come digià dimostrata, dell’erezione della scuola, presentava al Prefetto della Sagra Congregazione Don Francesco Azopardi, Maltese, già alunno al Collegio de Propaganda Fide.

            Prima della sua nomina a Lettore della scuola di lingua araba Don Francesco Azopardi teneva una scuola in Malta per l’insegnamento dell’arabo che era anche frequentata da Cavalieri dell’Ordine, come si ricava da una sua lettera inviata al Segretario della Sagra Congregazione de Propaganda Fide a Roma in data del 14 luglio 1637, in cui anche esprimeva il desiderio di essere enumerato come un missionario della Sagra Congregazione, essendo lui anche ordinato sotto questo titolo di missionario ed in Roma gli fu fatta una Coadutoria di una cura d’anime (Doc. F). Ma il suo desiderio non poteva essere sodisfatto, poichè come, nel riscontrare la sua lettera, si era espresso il Segretario: “Patenti e titoli di missionario non si costuma di darli se non in luoghi d’infedeli e anche infetti d’heresia” (Doc. G).

            Sembra che la scuola alla quale riferisce nella sua lettera Don Francesco Azopardi sia stata quella stessa di cui si fa cenno nella monografia del Rev.do Padre Giorgio Scerri: “Malta e i Luoghi Santi della Palestina,” il quale scrive a pagina 58 che Don Francesco Azopardi raccomandato per la Lettura della scuola pubblica di arabo l’anno 1637 dal P. Prefetto Apostolico d’Etiopia, Antonio da Virgoletta [p.93] Riformato, intendeva tener questa scuola pubblica alla città Vittoriosa, ove “accorrevano anche alle sue lezioni gli studenti Teresiani dei Convento di Cospicua, eretto già in Collegio di Missione l’anno 1632.” [12] Contemporaneamente, suo zio, Padre Domenico Pace, era Lettore di Lingua Araba nel Convento dei Minori Osservanti in Valletta e, come si desume da una lettera del suo riferito Padre Antonio da Virgoletta spedita al Segretario di Propaganda Fide, Monsignor Ingoli, il 19 settembre 1637, Monsignor Inquisitore (Chigi) proponeva che Don Francesco Azopardi fosse Lettore di Lingua Arabica e che il Padre Domenico di Malta, Minore Osservante, zio del detto signor Don Francesco, sarà molto a proposito che fosse coadiutore del detto Signore. Suggerendo il Padre Domenico Pace come coadutore di suo nipote Don Francesco, P. Antonio da Virgoletta addiceva queste ragioni: in primo luogo, perché egli era una persona competente nella lettura della lingua arabica, ed in secondo luogo perché la città nuova, cioè la città Valletta, recentemente costruita, essendo divisa da un lungo braccio di mare dal Borgo, ove Monsignor Inquisitore aveva procurato di stabilire la scuola di arabo, qualora “per fortuna di mare” fosse impedito il transito tra il Borgo e la Valletta, il coadiutore, trovandosi al Convento della Valletta, avrebbe potuto supplire il Lettore Don Francesco Azopardi per una parte dei suoi doveri in Valletta ove si dovrebbe desumere che questi attendesse ad altre lezioni oltre quelle nella scuola al Borgo. La lettera di Padre Antonio da Virgoletta menziona ancora il Convento dei Carmelitani Scalzi entro i limiti del Borgo che contava degli studenti di lingua araba. [13]

            Don Francesco Azopardi occupò la carica di lettore fino alla sua morte, cioè per la durata di sei anni. Egli morì il 18 settembre 1643, e con la sua morte vacò il beneficio assegnatogli, detto Ta' L-Isqof sive di Santa Cecilia, come sostenimento per la lettura della lingua araba, secondo il decreto della Sagra Congregazione de Propaganda Fide del 22 settembre 1637.

            La carica di Lettore di lingua araba con il beneficio annessovi fu dalla Sagra Congregazione conferita a Don Salvatore Fenech, che era anche dottor di legge, “con l’obbligo di esercitare la lettura della lingua araba in luogo pubblico da deputarsi per comodità degli studenti dal Gran Maestro e Vescovo di Malta” (Doc. H). [14]

            [p.94] Don Salvatore Fenech durò in detta carica per il lungo periodo di circa 40 anni, ma allo stesso tempo, dal 1676, accudiva anche ai doveri di parroco della Senglea, con una interruzione di un breve periodo (essendo stato spossessato e poi rimesso nel suo parrocato). Sembra che nel 1683 egli abbia definitivamente rinunziato a proseguire ad occupare la carica di lettore per darsi completamente alla cura della sua parrocchia. Egli morì il 5 maggio, 1689 e giusto il suo volere fu sepolto nella chiesa della Mosta. [15]

            Ci fu un tempo in cui al Vescovo di Malta parve opportuno che il beneficio della scuola di Arabo venisse annesso ai fondi del Seminario che doveva erigersi alla Notabile. Prevalendosi quindi della vacanza della lettura avvenuta nel 1683, Monsignor Molina fece istanza a Papa Innocenzo XI perché il beneficio fosse unito alle rendite del Seminario. Sua Santità, a sua volta, rimise la preghiera fattagli dal Vescovo alla Sagra Congregazione del Concilio; ma ostando la Sagra Congregazione della Propaganda fu rescritto che si tenesse concorso per la nomina del Lettore. Nell’esame del concorso l’incarico di esaminare i concorrenti fu affidato al Padre Lettore della Lingua Arabica ed al Confessore della Sagra Congregazione. Il concorso ebbe luogo il 10 marzo 1684, allorché il beneficio fu assegnato a Don Fabrizio Bonnici.

            Questi per risparmiarsi certi grattacapi e non venir in urto con il Vescovo aveva chiesto perché gli si destinasse il luogo ed il giorno per tenere la scuola di arabo, ma non si è avuta nessuna notizia per riguardo ad alcuna risoluzione presa (Doc. I).

            Quattro anni dopo, ci fu un altro tentativo da parte delle autorità ecclesiastiche per utilizzare le risorse di detto beneficio a pro del Seminario che si proponeva di erigere nella città Notabile. Il 17 ottobre del 1688, l’Arcidiacono D. Michele Bonici assieme a 22 canonici ed al parroco della città Vittoriosa con altri 19 suoi colleghi aveva spedito al Vescovo (allora dimorante a Roma) due attestazioni ove si dichiarava enfaticamente la necessità dell’erezione di un Seminario e che sarebbe opportuno che si applicassero ad una tale istituzione i beni e le rendite dell’ospedale Saura sito nel borgo della città Notabile e di più il beneficio ossia benefici detti Ta' l-Isqof assegnati alla lettura della Lingua Arabica. Si aggiunse inoltre che essendo una tale lettura dismessa per molti anni (ciò che nel fatto non doveva essere verosimile) si poteva ristabilire nel Seminario da erigersi, oltre qualche altro beneficio o rendita ecclesiastica secondo il parere del Vescovo [Doc. L]. [16] Evidentemente una tale domanda non fu esaudita.

            Nel 1725, susseguentemente ad una preghiera del Vescovo Fra Gaspare Cori Mancini, il Cardinale Sacrifante, Prefetto della Sagra Congregazione de Propaganda Fide, in data del 16 aprile, rispondeva esponendo la mente della stessa Congregazione circa l' unione del beneficio semplice detto Ta' l-Isqof (posseduto allora dal Bonnici) proposta dal Vescovo al Seminario Vescovile: i Rev.mi Cardinali della Sagra [p.95] Congregazione essere del sentimento che S. Ecc. si' contenti soprassedere dal eseguire una tale unione sino a nuovi ordini dagli stessi Rev . mi' Signori. Dai fatti risulta che questa unione non fu eseguita. (Doc. L)

            Il Canonico Don Fabrizio Bonnici rimase così in possesso dei beneficio e continuo ad esercitare la carica di lettore per la durata di ben 45 anni, fino all’anno 1729.

            A lui successe Don Gregorio Carbone nell’epoca in cui il Vescovo Fra Paolo Alpheran De Bussan aveva della città Valletta trasferito il Seminario alla Notabile nell’edificio costruito a proposito nel piazzale al lato destro della Cattedrale. Per comodità dei Seminaristi, il Vescovo espresse il desiderio che la lettura di lingua araba venisse impartita nella Notabile, onde al nuovo lettore fu ingiunto l’obbligo d’insegnare la lingua araba nella propria abitazione, e alternativamente, una settimana nella città Valletta ed un’altra settimana nella Notabile. Un tal provvedimento incontrò la disapprovazione di Monsignor Fabrizio Sarbelloni, Inquisitore, il quale dimostrò in una relazione sottomessa al Prefetto della Sagra Congregazione l’eccessivo gravame che ne derivava dal peso ingiunto al nuovo lettore. Non sembra però che la Sagra Congregazione abbia preso decisione in contrario. In seguito, dall’altro canto, risultò che Don Gregorio Carbone, lungi dall’adoperarsi a seguire gli ordini avuti, non aveva tenuto lezioni ne nella città Valletta e nemmeno nella Notabile, se non per il periodo di qualche anno, adducendo sempre il pretesto di non aver avuto scolari. Egli si era nel frattempo reso colpevole di non aver tenuto scuola e di non aver distribuito mai, se non per una sola volta, il premio stabilito di 20 scudi romani al più diligente scolaro durante l’anno scolastico. Un tale abuso venne a cognizione del Prefetto della Sagra Congregazione, il quale ordino a Monsignor Monciforte, Inquisitore, di fare le debite indagini, istituendo all’uopo un processo inquisitoriale. Dalla corrispondenza avuta tra l’Inquisitore ed il Cardinale Castelli, Prefetto della Sagra Congregazione, nei mesi di maggio, luglio e settembre 1757, (Doc. M) si rileva che alla fine del corso annuale dello studio di arabo furono esaminati i quattro candidati del premio prescritto alla presenza dell’Inquisitore e due esaminatori. Vincitore del premio riuscì il chierico Carlo Tonna, al quale, per ordine dell’Inquisitore, fu consegnata dal maestro Carbone la somma di 20 scudi romani giusto i regolamenti. “Per convalidare poi (come si espresse l’Inquisitore nella sua lettura al Prefetto) il dovere che ha il maestro di supplire due volte all’anno, previo l’esame, a simil premio, e perché questo sia a notizia di tutti quelli che vogliono apprendere un tale idioma (l’arabo), giacchè fino allora non si trovo nessuno che ne fosse informato,” l’Inquisitore ha voluto “che all’esame” fatto in sua presenza, “vi assistesse anche il Cancelliere” del suo Tribunale “per rogarne l’atto,” copia del quale egli umiliò a Sua Eminenza il Cardinal Prefetto della Sagra Congregazione.

            Sulle menzionate due mancanze aveva già l’Inquisitore, il 7 luglio dello stesso anno, relatato al Prefetto della Sagra Congregazione che a tenore delle istruzioni ricevute da lui, egli (1’Inquisitore) si era informato segretamente della condotta del Carbone nei suoi doveri come maestro, l’aveva chiamato in sua presenza e dalle interrogazioni fattegli, aveva rilevato che questi non aveva tralasciato di tenore la scuola nella città Valletta, quando, del resto, stando ai decreti, avrebbe dovuto tenerla in periodi settimanali alternativi anche nella città Notabile, e che i suoi scolari, essendo persone laiche, ricusavano di sottoporsi all’esame, né si curavano [p.96] punto del premio. L’Inquisitore gli aveva nulla di meno intimato che questi esami in appresso dovranno farsi alla sua presenza per animare i giovani allo studio della lingua araba. L’Inquisitore aveva finalmente conchiuso la sua relazione rilevando a favore del Carbone che egli aveva adempito altri obblighi, che in tutte le occorrenze egli aveva prestato il suo servigio al S. Tribunale, assistito gli alunni del Collegio Urbano che si recavano in quest’ isola, aiutato anche i miseri arabi che capitavano qui, come anche gli scolari indigenti nella scelta del loro stato, e soccorso nei loro bisogni quelli, specialmente, che desiderando farsi religiosi, non avevano i mezzi opportuni per secondare la loro vocazione.

            Siccome, peraltro, il lettore Carbone, per non aver distribuito l’annuo premio prescritto ai più diligenti scolari per oltre 15 anni si era reso debitore della somma di oltre 300 scudi romani, l’Inquisitore nella sua relazione al Prefetto della Sagra Congregazione sottometteva che stante l’età decrepita, le gravi angustie nelle quali miseramente languiva il Carbone da renderlo inabile a sborsare la somma dovuta, non aveva preso nessuna decisione a costringerlo alla restituzione, in parte o in tutto, del debito, senza il parere del Prefetto, che nel rescritto ne aveva rimesso la decisione alla discrezione dell’Inquisitore.

            Don Gregorio Carbone occupò la carica di lettore per 44 anni e durante tutto questo periodo non sembra che siasi distinto se non per il processo che ha subito per le accuse che gli furono attribuite presso la Sagra Congregazione a Roma — accuse che, come abbiamo constatato dai documenti esistenti nell’archivio della Sagra Congregazione, non furono del tutto fondate, ovvero sono state scusate per intercessione dell’Inquisitore che lo descriveva come persona benemerita per altre attività e zelo connesse ad altri obblighi, oltre l’insegnamento della lingua araba.

            Dopo la morte di Don Gregorio Carbone, avvenuta in giugno del 1773, l’Inquisitore Mons. Antonio Lonti diede informazione della vacanza della carica alla Prefettura della Sagra Congregazione per lettera in data del 15 giugno 1773.

            Siccome tale carica soleva conferirsi per concorso da tenersi a Roma avanti il Prefetto della Sagra Congregazione si affissero gli editti perché coloro che desiderassero concorrere comparissero nel termine di due mesi a Roma a subire l’esame nella lingua araba. A tale concorso non si presentò che il Reverendo Giuseppe Calleja. (Doc. N)

            Dopo circa un anno dalla sua nomina come lettore costui pregò perché fosse dispensato dall’obbligo di dare delle lezioni settimanali alternativamente alla Valletta ed alla Notabile riuscendogli ciò di disagio e di spesa eccessiva stante il frequente tragitto e la lunga distanza tra le due città, onde il Cancelliere dell’Inquisitore Antonio Lonti, in una sua relazione in data del 4 luglio 1774, sottomettendo questa domanda al Cardinal Castelli, Prefetto della S. Congregazione, suggerì che per ovviare in qualche modo a un tal gravame gli si dovesse concedere di tenere scuola per sei mesi alternativamente nell’una e nell’altra città. L’Inquisitore, esprimendo una opinione favorevole, stimò che la domanda dell’oratore fosse concessa sotto la condizione che al lettore venisse stabilito il sito, il giorno e l’ora delle lezioni per ovviare il pericolo di non aver scolari e per conseguenza di non tenere esami, esonerandosi così il maestro dall’obbligo di somministrare il premio al migliore degli studenti. La Sagra Congregazione rispose che si dovesse procedere secondo l’opinione dell’Inquisitore. (Doc. O)

            [p.97] Dietro preghiera del Gran Maestro De Rohan sottomessa alla Santa Sede, Papa Pio VI, il 20 settembre 1795, intimava che il Rettore pro tempore del beneficio Ta' l-Isqof insegnasse la lingua araba nell’Università degli Studi di Malta e perciò toccò a Don Giuseppe Calleja, d’impartire per il primo le lezioni di lingua araba agli studenti universitari. Dispose inoltre il Santo Padre che qualora vacasse il beneficio si dovesse intimare un concorso; che si dovesse eleggere colui fra la studentesca che si dimostrasse il più perito. Decretò pure che i premi soliti darsi annualmente ai discepoli più versati nella lingua araba, si dovessero distribuire fra gli studenti che avessero con profitto frequentato la scuola durante il corso di un anno. Il Gran Maestro ordinò al Priore d’Ibernia Fra Francesco Carvalho Pinto, Vice Cancelliere, di far registrare il decreto del su detto beneficio appellato Ta' l-Isqof nel Liber' Conciliorum Status, il 17 marzo 1796. (Doc. C)

            Dopo aver insegnato l’arabo all’Università per circa due anni e pochi mesi il Calleja moriva, all’età di 56 anni, il 19 maggio 1798, a Casal Tarxien dove dimorava. Come risulta dai documenti, egli fu l’ultimo possessore del beneficio a cui era annessa la Lettura della Lingua Araba durante il periodo dell’Ordine Gerosolomitano. Il Calleja è l’autore di un copiosissimo dizionario manoscritto, arabo-turco in 4 volumi, che si conserva ancora nella nostra Regia Biblioteca. Questa opera è menzionata da Cesare Vassalio, Bibliotecario, nel suo Catalogo dei Codici e Manoscritti Inediti, ecc., (1856) al Nro. 218, ove nota che “questo pio e dotto sacerdote, oltre all’essere stato illustre in archeologia ed in scienze naturali, era tanto versato in lingue orientali ed in ispecial modo nell’arabo, che la Congregazione de Propaganda Fide lo propose in professore di quella lingua all’Università di Malta. Duole amaramente che degli innumerevoli suoi manoscritti dispersi nel fatale 1798, alquanti mesi dopo la sua morte, ed allorché gli fu svaligiata la casa non ne sia rimasto, a nostra cognizione, che questo dizionario.” Dr. Ettore Rossi nei suoi “Manoscritti e documenti orientali nelle Biblioteche e negli Archivi di Malta,” citando quest’ opera aggiunge che il manoscritto contiene delle lacune e che non tutti i vocaboli sono accompagnati dalla trascrizione italiana. Ciò dimostra che il lavoro era incompleto e richiedeva ancora un rifacimento.

            Dopo l’occupazione dell’Armata Francese nel 1798 lo stato dell’isola subì dei cambiamenti radicali tanto nello stato politico ed amministrativo quanto anche nello stato educativo. Per una nuova organizzazione nell’istituzione pubblica, in adempimento dell’ordine di Napoleone Bonaparte in data del 16 e 18 giugno 1798, l’Università degli Studi fu abolita e sostituita da una Scuola Centrale che limitava gli studi accademici riducendoli ad un insegnamento puramente tecnico basato sul piano di ammaestramento di matematiche, scienze fisiche, chimica, geografia, navigazione e pilotaggio, come richiesto dalle esigenze del servizio militare e navale. A questa Scuola erano pure annessi gli studi di scienze mediche e chirurgiche sotto gli addestramenti del Personale Sanitario addetto all’Ospedale. L’insegnamento delle lingue erasi ridotto a quello soltanto del Francese e delle Lingue Orientali. Un tale sistema nuovo dava tutta l’opportunità perché lo studio dell’Arabo proseguisse felicemente. Siccome del resto insorsero dopo dei dissidi, delle insurrezioni e dei tumulti che interruppero, in capo a pochi mesi dopo l’occupazione Francese, lo stato amministrativo e politico di Malta, non che dar principio ai programmi scolastici della Scuola Centrale, si dovette abbandonare del tutto ogni intrapresa educativa.

            Furono, a proposito, le circostanze favorevoli della occupazione Francese che probabilmente avevano invogliato il noto autore di una prima grammatica autorevole [p.98] e di un dizionario di lingua Maltese — Michel Antonio Vassalli — a sottomettere una dimanda alla Commissione del Governo Francese per occupare la carica di Professore di lingua araba a cui era annesso uno stipendio di 100 scudi annui equivalenti da 1,000 a 1,200 franchi sotto titolo di beneficio o rendita di un immobile altre volte goduto dal Lettore di Lingua Araba nominato dal Consiglio della S. Congregazione de Propaganda Fide di Roma. Il Vassalli rilevò nella sua petizione, la persecuzione sofferta dal Governo dell’Ordine, e fra altro la condanna ad un carcere perpetuo, da cui dovette la sua liberazione al Governo Francese. [17] (Doc. P) La sua petizione non poté avere buon esito, imperocché, come si è accennato qui sopra, gli sconvolgimenti che insorsero dopo pochi mesi dall’occupazione Francese, mandarono in aria tutti i progetti del nuovo Governo fra cui l’erezione della Scuola Centrale in sostituzione dell’Università degli Studi.

            Dopo un ostinato combattimento fra i Maltesi della campagna ed i Francesi assediati entro le mura della città, che durò per circa due anni, la guarnigione Francese capitolò nel settembre del 1800. In attesa del trattato della pace Europea, quando il destino dell’Isola di Malta era ancora incerto, se cioè si dovesse dare il diritto della sovranità sull’isola alla Gran Bretagna, il primo pensiero di John Ball, come “Regio Commissionario,” fu di riaprire l’Università degli Studi. Ciò diede un’occasione opportuna al grande eroe ed amministratore Britannico per ripristinare nel medesimo tempo l’insegnamento della lingua araba nell’Università, al quale era obbligato il Rettore del beneficio Ta' l-Isqof' e Santa Cecilia come più correttamente era da appellarsi dal nostri storici a preferenza del nome di Santa Lucia come spiegherò più in avanti — beneficio che era rimasto vacante da circa cinque anni, cioè dalla morte del sacerdote Giuseppe Calleja.

            Perciò in una lettera diretta al Cardinale Consalvi, Segretario di Stato di Sua Santità, il “Commissionario” Ball sottomise che, considerando l’utilità della cattedra di arabo per il progresso della religione cristiana cattolica e per il commercio con le terre della costa africana nel mediterraneo, sarebbe molto opportuno di ripristinare la cattedra della su detta lingua conferendo il beneficio, vacante sin dagli ultimi cinque anni, al Cappellano Gerosolomitano Fra. Giuseppe Grassi Maltese, il quale l’anno precedente si era presentato alla Congregazione della Propaganda Fide [p.99] e, fattosi esaminare, riportò i meritati attestati. Ball inoltre suggerì che il professore beneficiato si sottomettesse alle direttive e discipline del Rettore e Capo dell’Università, conformemente ai termini espressi nel Rescritto di Sua Santità Pio VI dell’anno 1795 accordato al Gran Maestro De Rohan. E perché il su menzionato Fra Giuseppe Grassi si perfezionasse sempre più nella lingua volgare araba e acquistasse anche il dialetto della Barberia, lo aveva spedito a Tunisi con le raccomandazioni opportune (Doc. B). Non sembra, però, che Grassi abbia mai occupato la carica di rettore di lingua araba come rettore del beneficio Ta' l-Isqof sive Ta' Santa Ċeċilja.

            Dall’indice dei Manoscritti segnati col No. 312 Serie B. “Tesoro,” oggi esistenti e conservati nella nostra Regia Biblioteca, risulta che nel 1803, durante l’amministrazione di Ball, il Tesoro pagava 60 scudi al Maestro di Lingua Araba dietro ordine di Ball. Altri dettagli non si potevano ottenere, siccome la pagina 48 a cui fa referenza l’'indice manca nel manoscritto. Da ulteriori ricerche, però, risulta che il maestro di arabo a cui si riferisce nell’indice del manoscritto era un certo Antonio Fadlalla, a cui in data del 23 agosto 1803, il Tesoro pagava l’ammonto di scudi 60 per suo onorario come Maestro della Lingua Araba nell' Università degli Studi per il periodo di ire mesi fino la su detta data. Il nome di Fadlalla, probabilmente dovrebbe leggersi Fadl' Allah e perciò è da presumere che il maestro era di origine araba, verosimilmente qualche maronita domiciliato a Malta. [18] Dopo il Fadlalla, che non si sa se abbia insegnato arabo per il solo periodo di tre mesi, o più, a professore di arabo nella Università, fu, nel 1805, nominato Padre Atanasio da Roma, Riformato della Provincia Romana, appartenente all’Ordine dei Frati Minori Osservanti e di cui si è già fatto cenno, già missionario apostolico a Costantinopoli, e munito della opportune Patente in data 10 marzo 1805, dal P. Ilario Cervelli, Commissario Generale. Padre Atanasio occupò la carica di professore di arabo per circa due anni, e morì il 29 agosto 1807, nel Convento di S. Maria di Gesù. [19]

            Da una note di Professori e Precettori dell’Università e del Liceo di Malta nei registri della corrispondenza dell’Università del 1836-39 risulta che il già menzionato Fra Giuseppe Grassi dell’Ordine Gerosolomitano, Maltese, fu nominato precettore di arabo il 3 ottobre del 1807, cioè alla morte di Padre Atanasio e percepiva lo stipendio mensile di £2. 1. 8, pagato dal Tesoro Governativo. Giuseppe Grassi durò in questa carica nell’Università, e probabilmente anche al Liceo, fino il 1838, quando, per una nuova sistemazione, il Grassi rimase fuori d’impiego. Egli aveva allora raggiunto l’età di 65 anni. [20]

            Fra Giuseppe Grassi tradusse in arabo e corredò di aggiunte la Grammatica Araba di Fra Agapito di Valle di Fiemme (edizione Padova, 1687), di cui si ha una copia nella nostra Regia Biblioteca. [21]

            [p.100] Verso la fine dell’anno 1824, il Governo aveva proposto e dato delle istruzioni alle autorità Universitarie perché lo stipendio del Precettore della Lingua Araba fosse annesso alla carica del Segretario dell’Università degli Studi. Si pensava di trattare con il Vescovo perché questi prendesse delle misure a versare la somma richiesta per il pagamento di un tale stipendio dalle rendite del fondo dell’antico beneficio Ta' l-Isqof . (Doc. Q). Il 31 dicembre dello stesso anno, d’altronde, il Segretario Principale di Governo, Frederick Hankey, a nome del Governo scriveva al Consiglio dell’Università rivertendo l’ordine dato per il trasferimento dello stipendio del precettore di arabo, essendosi accertato che l’ammonto del beneficio si rimetteva annualmente alla Sagra Corgregazione de Propaganda Fide e che richiedevasi piuttosto delle lunghe trattative per ripristinare il beneficio a pro della cattedra universitaria di Malta, quindi Sua Eccellenza il Governatore espresse il suo desiderio che il precettore li lingua araba continuasse a percepire il suo stipendio dal fondi governativi. (Doc. R)

            Per quanto la cattedra di arabo all’Università non godette più (per quanto consta dai documenti) delle risorse del beneficio decretato dalla Santa Sede, l’insegnamento di lingua araba all’Università proseguì per una lunga serie di anni, come si desume dagli atti ufficiali governativi.

            Infatti, dopo il 1838, cioè dalla data in cui sembra che il precettore Grassi sia rimasto fuori d’impiego, riscontriamo una lista di cariche di Professori e Precettorei di Lingua Araba all’Università ed al Liceo.

            Il primo ad occupare la carica di precettore dopo il Grassi fu un certo Francesco Fares, maronita, che insegnò arabo nel Liceo come anche nella Scuola Primaria della Valletta con un emolumento separato.          Il suo vero nome è Aħmet Faris Asch Schidyâq, nativo del Monte Libano in Siria. Nei registri dell’Università, sotto la data del 22 dicembre 1838, il suo nome figura come Precettore nel Liceo con un impiego fisso di £50 all’anno. Il suo tirocinio di insegnamento fu frequentemente interrotto da congedi. Egli occupò la carica di precettore al Liceo fino all’ottobre del 1850 dopo un periodo di assenza di circa due anni che egli spese a Londra prestando i suoi servigi al Comitato delle Traduzioni della “Society forPromoting Christian Knowledge.” Il 24 ottobre 1850, lo Schidyâq a mezzo della stessa “Society” informava il Segretario di Stato delle Colonie a Londra, e questi a sua volta al Governatore di Malta, che egli non intendeva ritornare a Malta. La carica di precettore di arabo rimase così vacante da settembre del 1848 fino il 28 aprile 1853, quando al Liceo si riaprì la classe elementare di lingua araba e il Sigr. Roberto Casolani, nominato dal Governo a Precettore, intraprese ad insegnare la lettura e la scrittura araba. (Doc. S)

            Lo Schidyâq trovandosi a Malta scrisse nel 1840 una grammatica in inglese della lingua araba A Practical Grammar of the Arabic Language ove si qualifica ex-professore di arabo nell’Università di Malta, — stampata nel 1856 per cura dell’editore Bernard Quaritch (Oriental and Philological Booksellers ). Egli tradusse tutta la Bibbia in arabo, probabilmente per commissione della “Society for Promoting Christian Knowledge,” compose una grammatica Inglese per gli Arabi ed un libro in arabo intitolato “Fariyac” oltre un altro libro su Malta e sulla cultura europea tra gli anni 1823 e 1866. Della grammatica araba si stamparono diverse edizioni, l’ultima, che è la quarta, fu riveduta dal Rev. H.G. Williams e porta la data del 1891, ediz di Quarich di Londra. [22]

            [p.101] Dopo circa due mesi dalla sua nomina di precettore, Roberto Casolani, partì da Malta in viaggio verso il Levante. Durante la sua assenza, Gaetano Ciancio occupò la carica di precettore pro tempore dal 23 giugno 1853 fino il 23 settembre 1858. Dopo la dimissione del Casolani da precettore per lettera spedita da lui da Costantinopoli, in data del 10 settembre, all’Agente Segretario di Governo, lo Ciancio venne autorizzato a continuare, in qualità di precettore, l’insegnamento di lingua araba al Liceo in sua vece.

            Durante il Precettorato di Casolani e susseguentemente quello di Ciancio, con l’adozione di un metodo più pratico l’insegnamento di lingua araba al Liceo, come [p.102] ebbe a relatare il Rettore dell’Università, ebbe un notevole ravvivamento tanto che, per la insolita frequenza di studenti, dopo pochi mesi si ebbe nella graduazione dell’insegnamento una suddivisione di tre classi.

            Si crede che l’autore del vocabolario arabo-italiano, in due volumi, anonimo, esistente nella Biblioteca del Museo (non numerato) sia dallo Ciancio. Si crede pure che lo stesso Ciancio sia stato il traduttore in arabo (che Ettore Rossi qualifica come pessimo arabo) ovvero il trascrittore della copia in arabo delle cento novelle di Salvatore Muzzi, datata 1868, per quanto il traduttore si celi sotto le sigle di ’Ayn' Wâw. Questo manoscritto esistente nella Regia Biblioteca di Malta portante il numero 346 ha la seguente annotazione nell’interno della legatura: “Donato alla Biblioteca dal Sigr. Gaetano Ciancio, precettore di lingua araba nel Liceo di Malta e dallo stesso scritto 1868. [23]

            A successore di Ciancio ri-figura nei registri dell’Archivio dell’Università il nome di Roberto Casolani col titolo di Professore di Arabo e di Lingue Orientali nell’Università, la cui nomina ebbe vigore dada data del 1 ottobre 1881 con uno stipendio annuo di £120. Evidentemente il nuovo professore era lo stesso Roberto Casolani che nel 1853 occupò per qualche tempo la carica di precettore di lingua araba al Liceo. Nella nomina gli è stato ingiunto l’obbligo di dare anche lezioni di arabo nel Liceo.

            Antonio Sarreo successe al professore Roberto Casolaninel Liceo soltanto dall’anno 1889 ed a questi subentrò nella medesima carica nel 1905 il Reverendo Sebhlani, maronita, che fu l’ultimo precettore di lingua araba nel Liceo.

            Dalla data del 1914-15 in cui il Sebhlani cessò di occupare la carica, il Governo non credete opportuno di mantenere la classe di arabo nel Liceo, probabilmente perché questa classe era frequentata, come del resto in epoca anche anteriore, tanto nell’Università come nel Liceo, da un numero molto esiguo di studenti.

            Fin dalla metà del secolo decimo ottavo quando lo studio dell’arabo aveva ancora piuttosto uno scopo propagandistico, questo studio andò sempre scemando, per quanto si credesse che esso giovasse anche per scopi economici, avuto riguardo ai legami ed ai rapporti commerciali che il nostro mercato d’importazione aveva allora con la costa vicina africana.

            Contrariamente a quello che si seguiva, e si segue nei programmi scolastici dai primordi del secolo decimo nono nelle scuole ed università del continente europeo, per promuovere i progressi della linguistica, a Malta lo studio dell’arabo non formò nè forma ora parte sera nei programmi scolastici odierni. La conoscenza delle lingue moderne per scopi economici occupa oggigiorno nelle nostre scuole un grado di preminenza e di esclusivismo su tutte le altre lingue del vecchio classicismo, tanto da assorbire qualunque altro interesse di studi accademici della antica scuola. Occorre del resto rilevare il fatto che mentre nei programmi scolastici delle scuole europee continentali, allo studio delle lingue moderne si è aggiunto anche quello delle lingue vecchie, specie del semitico intensificandolo vieppiù tanto per scopi letterari come per scopi linguistici, qui a Malta è da deplorare che per quanto si coltivino quelle lingue moderne che sono più economicamente ed amministrativamente riconosciute, non si è badato, anzi si ebbe a disdegno di coltivare quelle lingue dell’antico oriente, fra cui l’arabo ancor vivente, che nelle vecchie scuole [p.103] formavano gran parte del corredo degli studi dell’umanesimo e della vecchia letteratura. Fino alla metà del secolo passato, l’arabo, come pure il greco antico e l’ebraico, figuravano come materie di studio nei programmi liceali, quando non si sognava ancora di creare una cattedra del Maltese con uno studio di filologia comparata di lingue orientali. Oggi parrebbe una anomalia che un tale studio supplementare di lingue classiche del vecchio mondo sia trascurato. Quanto sarebbe stato opportuno, oggi che lo studio accademico del maltese forma parte così primaria nei programmi degli studi universitari, che a questo si abbinasse anche quello di altre lingue semitiche, specie dell’ebraico e dell’arabo, almeno come materia volontaria nelle scuole secondarie, e di più anche nell’Università, per uno studio più avanzato, che facilitasse lo studio del maltese su basi linguistiche.

            Non sarebbe del resto logico di richiederne all’uopo il sussidio per il sostenimento di tali cattedre, specie dell’arabo, dai fondi del beneficio locale, che anticamente serviva non già per scopi d’insegnamento accademico, ma per scopi puramente di propaganda religiosa, benché negli ultimi anni, la scuola a cui era annesso il beneficio, per ragion di maggior disciplina, tenevasi nell’Università degli Studi. Il beneficio era originariamente di giurisdizione vescovile a collazione libera, e dovendosi reclamarlo è giusto che fosse restituito alla autorità ecclesiastica locale per disporne secondo i bisogni scolastici attuali del clero.



*          I documenti relativi a questa PARTE PRIMA, come anche alla PARTE SECONDA di questo studio, verranno pubblicati nel prossimo numero.

[1]   Cfr. Ettore Rossi, Manoscritti e Documenti orientiali nelle Biblioteche e negli Archivi di Malta (Estratto dall’Archivio Storico di Malta, anno II. vol. II, ottobre-dicembre, 1930-IX) pag. 7. Cfr. anche Rev. P. Giorgio SCERRI, O.M., Malta e i Luoghi Santi della Palestina. Malta, 1933. pp. 56-57 e pag. 59, 61, 62, 66. Il Rev. P.G. Scerri trattando dello Studio della Lingua Araba in Convento, in questo opuscolo, “accennando al locale ove i Consodali dell’Arciconfraternità di San Giuseppe esistente nella Chiesa di Notabile (Rabat), solevano fare le loro aadunanze,” dice che “un vecchio manoscritto indica l’Aula Scolastica, ove s’impartiva l’insegnamento della lingua araba, in questi termini: La detta Arciconfraternità hebbe un altro Oratorio vecchio, intra septa Conventus e quest’ indicava grande antichità, che era tutto ornato e rabescato con lettere arabe, ed in esso si instruiva la lingua Araba.” Cfr. anche Golubovich-Lemmens. T. I., p. 254.

[2] Rev. P. Giorgio SCERRI, op. cit. p. 56. I Superiori dell’Ordine dei Padri Minori Osservanti fondarono in ogni tempo dei collegi per lo studio delle lingue semitiche, specialmente della lingua araba. Come dice il Rev. P. Giorgio Scerri nella citata monografia: “Primeggia tra questi il Collegio di San Pietro in Montorio a Roma, eretto da Padre Tomaso Obicini da Novara, Minore Osservante, con Decreto della Sagra Congregazione di Propaganda Fide del 25 aprile 1622. Lo studio dell’arabo nei Conventi dei Padri Minori Osservanti di Malta fu eretto l’anno 1632. Questo studio era tuttora in vigore l’anno 1679.”

[3] Rev.P.G. SCERRI, op. cit. p. 57.

[4] Rev.P.G. SCERRI, op. cit. pp. 60-63. E. Rossi, op. cit. p. 7.

[5] Rev.P.G. SCERRI, op. cit. pp. 60-62.

[6] E. Rossi, op. cit. p. 9, (6), (7-8).

[7] Senate Proceedings (Malta), Vol. IV Part. I, p. 64.

[8] Archivio della S. Congregazione de Prop. Fide. Lettere d’Italia. Vol.19. Corrisp. 1637. p. 188.

[9] Archivio della S. Congregazione de Prop. Fide. Lettere d’Italia. Vol.19. Corrisp. 1637. p. 235.

[10] Archivio della S. Congregazione de Prop. Fide. Lettere d’Italia. Vol. 19. Corrisp. 1637. p. 217.

[11] Archivio della S. Congregazione de Prop. Fide. Lettere d’Italia. Vol. 19. Corrisp 1637. pp. 203-204.

[12] Cfr. anche GOLUBOVICH-SOMIGLI, Biblioteca di Terra Santa. Terza Serie (Etiopia Francescana) Quaracchi (Firenze) 19, T. I. p. 63. Cfr. Il Carmelo e le Sue Missioni all’Estero, Anno, XXVI. N. 11 (Novembre 1927).

[13] Rev. P.G. SCERRI, op. cit. pag. 60-61.

[14] A proposito di questo lettore, il Sign Lorenzo Zammit Haber, (Gozo), noto studioso di cose storiche patrie, mi ha gentilmente favorito copia di un documento esistente negli archivi della Cattedrale di Malta, portante l’intestatura “Relazione delle Chiese che vi sono in tutta l’isola del Gozzo, Diocesi di Malta,” che è del tenore seguente: “In questa medesima Isola (Gozo) in contrada di Sta Cicilia si trova eretto in sin dal 1643 dalla Congregazione de Propaganda Fide il beneficio chiamato “tal Eschof” id est del Vescovo, per un mantenimento della Lingua Ebraica passato in pensione del Rev. Sign D. Salvatore Fenech primo lettore di quella lingua con applicazione d’un altro beneficio sotto l’istesso titolo “tal Eschof” che rende verso Sc. 100 l’anno e più con obligo di una messa dell’aurora nella Matrice e chiesa Collegiata.” Siccome non si desume dai documenti negli Archivi della Propaganda Fide, di cui mi sono favoriti estratti, per ciò che riguarda il beneficio “Tal-Isqof” al Gozo, che il Fenech sia stato contemporaneamente, in aggiunta al lettorato di lingua araba, lettore di lingua ebraica e godente alcun altro beneficio “Tal-Isqof,” in ragione di tal lettorato, in attesa di ulteriori delucidazioni documentarie con fonti più autentiche, non credo che si debba considerare il documento, indicatomi dal Sigr. Zammit Haber, almeno pel momento, di alcun valore storico.

[15] A. Ferris, Descrizione Storica delle Chiese di Malta e Gozo. 1886. pag. 254.

[16] P. PECCHIAI, “Il Collegio dei Gesuiti a Malta” in Archivio Storico di Malta (Roma) Anno IX. Fasc. III. 1938. pag. 278-279.

[17] Ciò non sarebbe conforme precisamente con quello che si rileva dalle Lettere del Principe Camillo De Rohan, in< risposta alla Protesta del Priorato della Russia (Cfr. il mio Vassalli and His Times, a pag. 45) e con la versione data dallo storico Gio Antonio Vassallo, che dice che Vassalii, condannato ad un carcere perpetuo per delitto di Stato, dalla sua reclusione nel Forte Ricasoli fu fatto imbarcare su un legno Greco che clandestinamente lo imbarcava a Salerno (e ciò circa dodici mesi prima dell’occupazione Francese).
            Negli ultimi anni dell’Ordine Gerosolomitano in Malta, dopo un reciso rifiuto ai suoi disegni politico-economici in un Memoriale presentato al Gran Maestro aventi lo scopo di migliorare lo stato decadente del Tesoro, le relazioni internazionali e stabilire un più libero commercio del porto con il Levante, con la partecipazione di una Lingua Maltese, il Vassalli si era messo a capo di una congiura contro il regime dell’Ordine. La congiura fallì e Vassalli subì con i suoi aderenti un processo e fu condannato ad un carcere perpetuo.
            Sono oltremodo grato alla gentilezza dell’amico, il Sign J. Cassar Pullicino, che mi ha favorito copia del documento Prima intracciato da lui nelle sue investigazioni di studi storici.

[18] Cfr. Archivio Tesoro. Serie B. Vol. 182(3) pag. 217, 23 agosto 1803. Da ulteriori ricerche fatte dal mio amico il Sigr. Giuseppe Gatt, noto cultore di storia patria a cui sono debitore di diverse informazioni storiche nella compilazione di altri studi, mi è riuscito di riscontrare il documento che getta luce sul nome di questo maestro che insegnò arabo nella nostra Università degli Studi dopo il Calleja.

[19] Rev. P.G. SCERRI, O.M.O., op. cit. pag. 62; anche Almanacco delle Isole di Malta dell’anno 1806-1807.

[20] Letter Book (1836-1838) e Govt. Letters (1823-1832); (1833-1838), Archivio Università.

[21] E. Rossi, op. cit., pag. 8.

[22] Su Schidyâq o Schidyak si hanno inoltre questi ragguagli che io riporto da alcune note che mi sono state favorite gentilmente dal Sigr. Joseph Cassar Pullicino, appassionato cultore del Folklore e cose storiche locali, acquistate da fonti autorevoli. La prima nota è da una relazione in inglese di W.J. Burke sulla Stampa Missionaria Americana in Malta (The American Missionary Press in Malta) dove il relatore menziona incidentalmente nell’ultimo paragrafo il nome di Phares Schidiak (come da lui trascritto) descrivendolo come un giovine rifugiato in Malta e che dette un valevole aiuto al dipartimento di quella stampa. Un’altra nota di special interesse nei suoi dettagli biografici è quella di Dr Labban di Beirouth che descrive Ahmad Faris El-Shudiak (come da lui trascritto) nato in ’Ashkoot Kisrawan, Lebano, da famiglia Maronita. All’età di 5 anni, egli si recò assieme a suo padre in Beirut dove fu educato e studiò lingue orientali come anche il Francese e l’Inglese. Egli venne in contatto con la “American Mission ” ed abbracciò il Protestantesimo. Nel 1834 egli partì per l’Egitto dove fu editore della Gazzetta Ufficiale (Al-Waqai’ al-Masriyyah ) finchè per richiesta della “American Mission” s’incaricò a curare la stampa delle loro publicazioni. Nel 1848, pregato dalla “Società delle Traduzioni Bibliche” in Cambridge, si portò in Inghilterra per assistere alle correzioni del testo arabo. Da lì si recò a Parigi dove incontrò Ahmed Pacha, il Bey di Tunesi, per cui in sua lode scrisse dei versi. Il Bey, compiaciutosi dell’omaggio, lo invitò ad accompagnarlo in Tunesia, dove egli attese alla publicazione della Guida Tunisina (El Ra’id al Tunesi). In Tunesi egli abbracciò l’Islamismo e prese il nome di Ahmed. Nel 1857, dopo aver dedicato una poesia in lode al Sultano Abdul-Mejied, egli fu invitato a recarsi in Istanbul. Lì fondò e pubblicò un giornale intitolato “Al-jawe’ il.” Passò gli ultimi 23 anni di sua vita come direttore principale del giornale. Morì nel 1887 ed il suo corpo fu trasportato a Lebano e sepolto nei pressi di Beirut. El-Shidiyâq, come asserisce Dr. Labban, scrisse diversi libri su diverse materie, linguistiche, letterarie e critiche; fra cui giova menzionare quelli che trattano delle sue impressioni sui viaggi ed il suo libro, benchè di piccola mole, intitolato: “Intermediary book of the enquiries into the conditions of Malta.”
              Sullo Schidyâq stralciamo quest’altra noterella di C. Brockelmann dalla “Encyclopaedia of Islam”: “Faris al-Shidyak Ahmad B-Yusuf , un giornalista arabo ed autore, nato in Beirut da genitori Maroniti, ebbe la sua educazione in una Scuola Maronita in Cairo ed ivi per qualche tempo colloborò con Shiheb el-Din nella gazzetta ufficiale Al-Waqai al-Misriya. Egli poscia si stabilì in Malta dove fu maestro di lingua araba. Mentre trovavasi a Malta egli compose una Kasida in lode del Bey di Tunesi ... e scrisse il suo Kitab al-Morhawaia, esercizi grammaticali e Dialoghi in arabo ed in inglese (Malta, 1840). Egli diede dei ragguagli delle sue esperienze in Malta e la sua connessione coi risultati della civiltà Europea colà nel suo Kitab al-Rihla al Mawsuma bi ’l-Wasita ila ma rifat Malta wa kashf al-Mukhabba’ an Funum Uruba che fu pubblicato per la prima volta in Tunesi nel 1866 ed in una seconda edizione in Stanbul l’anno 1881.”

[23] E. Rossi, op. cit., pag. 8. (4).