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Source: Melita Historica : Journal of the Malta Historical Society. 1(1954)3(164-184)

[p.164] Sir Adriano Dingli [Part I]

sommo statista, legislatore, magistrato.

Arturo Mercieca

I.

Nascita e studi a Malta e all'estero

            Sir Adriano Dingli nacque in Valletta nel 1818, illustre rampollo ad un’antica famiglia gozitana. Suo padre, il Presidente della Corte d’Appello Sir Paolo Dingli G.C.M.G., [1] era stato figlio di Michelangelo Dingli, del Rabato, Gozo. Sua madre Marianna Lady Dingli, fu figlia di Donato Lorenzo Xuereb, cittadino maltese. Ebbe per fratelli i Rev.di Don Pasquale e Dr. Don Vincenzo, questo ultimo nominato Decano della Cattedrale, e per sorelle Carmela, rimasta nubile, e Grazia moglie del nobile Giuseppe Perret Lebrun.

            I suoi primi studi furono compiuti nel Seminario Vescovile della Notabile, a quei tempi l’unico istituto scolastico pre-univeritario degno di nota. Passato alla Facoltà di Legge nel locale Ateneo vi conseguì, non ancora ventenne, la laurea in giurisprudenza nel 1837. Dopo ottenuto il dottorato, il Dingli — come dirà più tardi a suo figlio — incominciò a studiare seriamente, conscio com’era, delle sue deficienze. Dal che è logico desumere che sin’allora egli non avesse troppo sgobbato sui libri per eccellere negli esami, cosa che capita non di rado, specie in soggetti naturalmente dotati di svegliato ingegno e di tenace memoria, che li fanno esageratamente presumere di se stessi. Da giovane ebbe per intimi amici G.B. Trapani, futuro alto funzionario del Governo, Felice Mercieca, poscia Commissario di Governo al Gozo, Giuseppe Xuereb indi Magistrato, e Michelangelo Bardon. Insieme ad essi formò nel 1835 un circolo chiamato “L’Amicizia,” con appositi regolamenti e comminazione di pene ai contravventori. È divertente conoscere alcune delle clausole dei cosiddetti “Stabilimenti della Compagnia:”

            “I. Che tutti i soci debbano incontrarsi giornalmente dalla prima alla seconda Ave Maria in casa del Signor Adriano Dingli (leggi di suo padre); e chiunque dei soci mancherà a tale incontro, senza legittimo impedimento, soggiacerà alla pena di mezzo penny per ciascuna mancanza. II. Che non sarà in arbitrio de Sig. Dingli il non adunarsi per alcuna sera i soci; ma dovrà egli mostrare evidentemente al Comitato una positiva impossibilità; e quindi contravvenendo a questo stabilimento sarà nel dovere di pagare un penny. III. Che il suddetto [p.165] Sig. Dingli debba essere ogni sera fornito di un sigaro (sic) da uno dei soci per turno; e colui che contravverrà a questo stabilimento sarà soggetto alla pena di grani tre. IV. Non sarà lecito ad alcuno di fare uso in conversazione della lingua maltese; i contravventori a quest’articolo soggiaceranno alla pena di grani tre per mancanza... XI. Che ogni socio debba fare il suo dovere in modo di non avvertire gli altri e operando diversamente pagherà egli la pena a cui soggiacerebbe l’ammonito... XII. Che ogni socio dovrà fare un servizio ad un altro; purché questo servizio rechi meno incomodo al pregato di quello che recherebbe all’oratore, sotto la pena di grani sei... XIV. Che chiunque osasse profferire delle parole oscene, disoneste, ingiuriose, contro i buoni costumi nel luogo dell’incontro subirà la pena di grani sei; accadendo ciò fuori di questo luogo pagherà la pena di grani tre... XVI. Che volendo qualunque socio imprestarsi da un altro qualche somma di denaro, dovrà ciò farsi per mezzo di una cambiale, e col lucro di due grani per penny ogni settimana, quale lucro però dovrà consegnarsi dal debitore al Depositario... XXIII. Che il Presidente avrà il diritto di ordinare a suo piacere un esercizio in materie scolastiche, e ciò per quattro giorni nel corso del mese.”

            Il Presidente veniva nominato ogni mese, ed egli sceglieva un Segretario a suo piacere. Dal resoconto mensile risulta che nel mese di febbraio di quell’anno 1835 i soci versarono per contravvenzioni e lucri l’ammonto complessivo di uno scudo, tre tarì e diciannove grani.

            Non è da pensare però che lo studente Dingli non si occupasse altresì di cose serie. È del 1836 un suo scritto contenente “Osservazioni sul progetto delle Leggi Penali per l’Isola di Malta e Sue Dipendenze,” che egli dedicò a suo padre con la lettera seguente:

            “Essendo persuaso che sia molto accetta all’amoroso genitore la brama del figlio di dare segni di gratitudine alle affettuose paterne premure, ardisco consacrare le annesse mie osservazioncelle qual raro frutto delle sterili mie veglie. Io conosco bene che per la grandezza del loco oggetto non avrei dovuto giammai intraprenderle; ma non dispero di avere un benigno compatimento, essendo stato unicamente il mio fine di non impiegare male le ore dell’ozio — Multam enim malitiam docuit otiositas (Eccles. Cap. 33, versi 28, 29, 30). Qualunque poi sia la mia arditezza e i difetti che nelle stesse si rinverranno, io non dubito che voi non vogliate aggredirle, essendo sicuro di avere un potente difensore nell’amore che voi sempre dimostraste verso il Vostro ubb.mo e aff.mo figlio Adriano.”

            Tema delle osservazioni era evidentemente il progetto del codice penale presentato al Governo il 30 settembre 1835 dalla Commissione legislativa nominata due anni prima e composta degli Avvocati Claudio Vincenzo Bonnici, [2] Ignazio [p.166] Gavino Bonavita, [3] Giuseppe Francesco Falzon, [4] Filippo Torrigiani e Francesco Chapelle, [5] e pubblicato nel 1836. I rilievi del giovine Dingli sono in numero di nove, e si limitano al Libro Primo delle Leggi Criminali, che tratta dei Reati e delle Pene in generale. Redatti in stile piuttosto pomposo e prolisso, dimostrano cultura non comune per la sua età, e senno precoce. Si potrebbe dire che pronosticassero il futuro principale legislatore della sua Isola.

            Ignorasi se e quale uso il Giudice Paolo Dingli abbia fatto dello studio di suo figlio. Trovasi però una lettera che a quest’ultimo indirizzo Sir Ignazio Bonavita nel 1837, in cui, dopo averlo ringraziato per avergli fatto leggere le “Osservazioni,” soggiunge:—

“Nel suo lavoro ho trovato una sodezza di principii, un’universalità di cognizioni della ragione criminale ed una maestria di stile e di condotta che le fanno molto onore, e che inducono a ripromettersi ulteriori successi nella continuazione di tale impresa.”

            Lo esorta infine a non desistere dal proseguire in simili occupazioni, atti a renderlo utile alla società.

            Terminati gli studi in patria, fu a lui concesso dal padre di andare a perfezionarsi nelle lingue e nelle discipline giuridiche sul continente e in Inghilterra. Ben sei anni durò la sua assenza da Malta, durante i quali egli frequentò i principali centri del sapere in Italia, particolarmente a Roma e a Bologna, in Germania a Bonn e a Heidelberg più lungamente, in Francia alla Sorbona di Parigi, e infine nella Gran Brettagna. Di questi suoi viaggi e delle impressioni che ne ricevette ci è stato lasciato un largo accenno nell’abbozzo di una sua lettera di quel tempo:—

“Although — egli scriveva dall’Inghilterra — I had just found it exceedingly difficult to reconcile myself to the Parisian life, I had however in the latter part of my residence in that capital, perfectly well familiarized myself with that artificial existence where indeed nothing is true or permanent, where the present is hardly anything, and the mind is agitated into a constant oscillation between the disgust of the past and the sanguine hopes of the future. The theoretical studies [p.167] which I then pursued helped strongly to give my mind a speculative turn — I hardly paid any attention to what is — my constant aim was to understand what ought to be.

“I left Paris in June last for Germany; there the pleasures as the great movement of grand life, so agreeable to a somewhat warm and lively temper, gradually disappeared; but the vacancy was easily filled with the enjoyment of the romantic calm of that country and the ‘naiveté’ of its inhabitants; and though when I arrived in Berlin, and the agitation of a long and frequently interrupted journey was superseded by a comparative tranquillity, I fell into a deep ennui, still I soon resumed my spirits, enjoyed all the ingenuous innocent amusements of that sentimental people, and gratified my mind with those theoretical conversations which in Paris had become habitual to me, and which are in Germany the exclusive entertainment of cultivated persons.”

Egli descrive più dettagliatamente il percorso in Germania in un’altra lettera:

“Il mio giro fu come segue: Da Friburgo in Breslau a Baden Baden, Carlsruhe, Mannheim, Heidelberg, Frankfurt. A Magonza mi imbarcai per Coblenz, Bonn e Colonia donde spiccai un salto (così bisogna chiamarlo) fino ad Aquisgrana. Di ritorno a Colonia mi si presentarono due strade per Kassel, la città, oppure quella di Marburgo e Giessen. Come la prima mi fu definita priva d’interesse, così preferii di rifare il Reno e prendere la diligenza a Frankfurt per Kassel e Goblinga toccando le due città suddette di Marburgo e Giessen. Da Goblinga partii per Halle indi per Lipsia e Dresda e finalmente a Berlino... Lasciai Berlino per Amsterdam e di là, toccando Haarlem, Leyden, l­’Aja, quindi a Rotterdam, ove di nuovo mi imbarcai sulla Schelda, e serpegggiando tra gli isolotti de Zeeland arrivai ad Anversa. Da Anversa finalmente a Bruxelles e da questa ad Ostenda, ove lasciai il continente.

“Visitai le Università di Friburgo, Heidelberg, Bonn, Goblinga, Halle, Lipsia e Berlino. Per Marburgo e Giessen non avevo lettere (di raccomandazione). La maggior parte dei professori parlano o capiscono il francese. Erano curiose le mie conversazioni sopra soggetti scientifici. Io non mi fidavo del mio tedesco e quei signori dubitavano del loro francese e così transigemmo io parlando il francese ed essi il tedesco. Mittermajer a Heidelberg, Bithe a Halle e Rostell a Berlino parlano un italiano purissimo.”

Altri particolari egli dà nella sua citata lettera in inglese:—

“In every considerable town which I met with in my way, I made a short stay of not less than two nor exceeding six days, except Gottengen because I did not soon find a conveyance to Halle and Dresden where a longer time was required to admire all the precious objects that are there abundant. In Berlin I passed two excellent months... and I assure you I left Germany with the deepest regret and with feelings of the most unqualified gratitude for the kind and hospitable reception which I met in that country.”

Scrivendo dello scopo del suo viaggio dice:—

[p.168] “Its object was to visit some Universities and make some acquaintances for which I had many letters of introduction, but who could limit such a journey to one single pursuit? I, consequently, did not only open my understanding to the scientific discourses of learned men, but did also disclose the channel of all other senses to receive all sorts of impressions and, be assured, many a piece de cent sous were scarified in honour of our last meeting of the 15th June 1840.”

Ed ecco le sue impressioni su Londra:—

“What a change when I arrived in London! Here is business, and business again and nothing but business! Here is as much bustle and confusion in public life as in Paris but you cannot share it — as much calm and tranquillity and comfort within the sanctuary of domestic life as in Germany but you are a stranger to it. Much to occupy your eyes, your ears and your calculating faculties, but the heart remains untouched and you can hardly take interest in anything. While the nerves of other people are strained to their uttermost, yours are sunk into lethargy... I may change as I did with respect to Paris, but till now London is not my Eden. I cannot say that I am annoyed with this immense and interesting Capital nor that I should prefer to leave it at present. The numerous institutions which could but with difficulty and most incompletely be imitated in some other countries have too much attraction for me to quit England without having first acquired a comparatively satisfactory knowledge of the same. Do not misunderstand me... There is more comfort in London than in any other place. Friendships are sincere and reciprocity in everything is confidently to be depended upon. — In family relations and entertainments there is much cordiality, and in public affair much steadiness and sense of duty. But is that all that a man requires? We southern people require more expansibility than London affords. We wish for something more than plain truth — to it we do even some times prefer soothing appearances.”

Pare strano il giudizio sfavorevole che il giovine Dingli emette sulla famosa città universitaria Oxford alla sua prima visita. Scrivendone a suo padre il 15 di luglio, 1843, narra così:—

“Il martedì della settimana scorsa, appena ricevuta la notizia che l’esecuzione del povero maltese fosse da S.M. indefinitamente differita (ciò che da a sperare in una commutazione) io partii per Oxford. Fortunatamente un momento prima della partenza ricevei la vostra del 16 giugno coll’indirizzo delle Signorine Nowell. Il termine universitario era finito e così gli studenti e i professori erano partiti; come pure alcuni Signori per cui portavo lettere di raccomandazione. Ma le Signorine Nowell mi fecero conoscere un ottimo Signore, Dr. Bliss, il quale mi diede tutte le informazioni che io desiderava, e se non fosse per loro, Oxford mi sarebbe stata tanto noiosa che sarei tornato a Londra l’indomani.”

Da quella lettera si rivela anche come egli incominciasse presto a prendere interesse alla sorte dei suoi concittadini, caratteristica che formerà il sostrato della [p.169] sua multiforme attività politica e amministrativa. Egli difatti tiene informato il suo genitore su quanto si era adoperato a favore del “povero maltese” condannato a Londra all’estremo supplizio:—

“Sono un poco inquieto — aggiunge — perché alcuni giorni sono, scrissi al Prete, pregandolo di dirmi quando egli vuole visitare il Maltese, il quale desidera confessarsi, e non ho ancora ricevuto risposta. La sua Cappella (del Prete) è dall’altra parte della città, ma domani andrò a sentir messa là, e vedrò perché non mi ha risposto.”

Se ne ricava ancora come egli per tempo aveva preso a coltivare l’amicizia delle persone altolocate. Sir Henry Frederick Bouverie [6] s’era da poco ritirato dal governatorato di Malta, e il Dingli gli volle fare visita notificandolo al padre nella stessa missiva:—

“Sir H. Bouverie è già a Londra, ed ebbe ultimamente un incontro col Ministro. Nell’Ufficio delle Colonie spero che abbia trovato una buona accoglienza, ma nel Board of Ordinance, come mi fu detto, vi erano delle lagnanze contro di lui, per avere negletto, come si dice, l’Isola dal punto di vista militare... Stamattina sono andato in un ufficio Militare a domandarne l’indirizzo, e fui riferito al Reform Club, ma io voglio visitarlo in casa sua, e al Club non seppero dirmi dove sia. Domani andrò a domandare a Lord Radnor.”

Che egli, sebbene lontano da Malta, fosse avido di conoscere tutto quello che vi si svolgeva risulta poi da questo altro brano:—

“Ricevei con gran piacere i giornali che mi mandaste ma mi accorsi che alcuni non erano tagliati e dubitai che voi li aveste comprati per me. Io non vorrei cagionarvi spese, eppure credo meglio che voi mi mandiate quegli stessi fogli che ricevete settimanalmente in casa, e che me li spediate dopo averli letti. Io li conserverò e li riuniremo alla Collezione al mio ritorno.”

Di tale suo caldo interessamento nelle vicende della patria forniscono del rimanente prova eloquente le notizie dettagliate che, a sua richiesta, gliene spedivano gli amici. Ecco quanto gli narra un tale Duardu, non meglio individuato, il 24 agosto di quell’anno, aprendo anche a noi uno spiraglio per conoscere ciò che in quel lontano periodo di tempo accalorava l’opinione pubblica isolana:—

“Già forse l’avrete saputo fin’ora che il Padre Rillo [7] è stato reintegrato nella sua predicazione lacchè empì di giubilo tutti i Cristiani Cattolici di Malta e [p.270] anche i bravi bona fide protestanti — il nostro Governatore [8] ha avuto da Londra istruzioni di restituirlo nelle sue prediche, cioè di comunicare al Vescovo [9] che “il Governo non avrebbe nessuna difficoltà che Rillo predicasse in tutte le Chiese Cattoliche di Malta, anzi oserebbe dire che gli farebbe molto piacere di vederlo restituito al Pergamo Maltese.” Atto di giustizia che si dovrebbe fatto dal primo istante in cui il passato Governatore [10] ha creduto, dando ascolto a certo giudice nigru, [11] e credo a intrighi da parte di qualche crociato ingelosito, di doverlo illegittimamente e ingiustamente sospendere.

“Amato, [12] udito appena il piacere del Governo, si porta dal Chief Secretary [13] e lo prega che non dia effetto a questo ordine, dicendo che se Rillo avesse predicato sarebbe nato qualche disordine dall’eccessiva folla di gente che sarebbe accorsa ad ascoltarlo, che questo Rillo rappresenta un partito in Malta; che gli animi e i partiti si esercirebbero.” Ma quoth Sir Hector — “Voi stesso (vi siete dimenticato?) allorché erano passati alcuni giorni che venne [p.171] sospeso non siete venuto da me per parte del Vescovo dicendo che Monsignore non avrebbe difficoltà che predicasse... e poi quanto a questa folla strabocchevole che tanto vi spaventa... non dubitate di nulla — vi è la polizia che saprà mettere in quiete qualche turbolenta persona.

“Il Mediterraneo [14] e la sua cricca sono avviliti — non sanno che dire — accusano Downing Street, id est il Ministero attuale di gesuitismo — intanto cerca con tutti i mezzi di portare in collisione la Parrocchia di S. Paolo con la Floriana che di recente per bolla del Papa e dopo due o tre sentenze è stata eretta in Parrocchia indipendente; [15] difende i Paolini perché essi, inaspriti contro la decisione di Roma, ne dicano tutto il male.”

Nella stessa lettera si fa cenno degli sforzi che allora si facevano per ottenere migliori franchigie. Prosegue infatti l’informatore:—

“Si parla di una petizione che deve essere inviata al Parlamento firmata da alcuni maltesi che si sono costituiti in Camera Nazionale — domandano principalmente di avere un Consiglio nazionale — poi di avere i nostri legni considerati in tutti i porti come se fossero legni costruiti in Inghilterra — che il cotone ed alcune manifatture maltesi siano introdotte senza pagare dazio nei domini britannici ecc. — l’idea è buona ma dubito della riuscita — molto più che questi signori si sono inimicati tutti i giornali — chiamando l’uno anti-nazionale, un altro venduto al partito inglese, un altro tutto religioso ecc. — e quindi nessuno unbiassed.”

Oltre a coltivare le doti della mente, lo studente Dingli non tralasciava gli esercizi del corpo. Scriverà più tardi di lui suo figlio:—

“Essendo un perfetto cavallerizzo era suo diletto preferito la caccia a cavallo all’aperto. Cavalcava con una tendenza al severo stile continentale, come potei bene osservare quando nella sua tarda età si accinse a sorvegliare il mio allenamento. Egli era anche un abile schermidore, avendo appreso alla scuola del famoso maestro di scherma Greco, nonno del non meno celebre Aurelio Greco, del quale frequentai l’insegnamento. Ricordo di essermi sentito umiliato quando da ragazzo di 16 anni (egli ne aveva 80) disputando con lui in merito a certi colpi con lo spadino egli si accinse a mostrarmi che io nella pratica versavo in errore. Ci mettemmo in posizione usando armi con sughero sulla punta, sentendomi io confidente e superiore, e in trenta minuti con un tempestivo “en quart” egli mi ridusse all’impotenza.”

Stando in Inghilterra, il Dingli frequentò lo studio di un eminente avvocato in Chancery.

[p.172] II.

Avvocato esercente e Deputato del popolo

Adriano Dingli fece ritorno in patria sul finire del 1843 e diede tosto principio all’esercizio della sua professione legale. La fama di studioso, intelligente e attivo che lo aveva preceduto non tardò ad assicurargli una estesa e importante clientela, specie tra la classe mercantile dell’isola. Basta ricordare tra i suoi patrocinati la Ditta Ignazio Messina e il greco Negoziante G. di N. Papaffy, benemerito dei maltesi per il suo lascito inteso a promuovere e sussidiare l’emigrazione.

È degna di nota una causa di libello famoso svolta (dietro istanza del Sacerdote Don Fco. Souchet) dinnanzi la Regia Corte Criminale sedenti Sir Ignazio G. Bonavita, ed i Dri Fco. Chapelle e Giacomo P. Bruno, come Giudici, il 18 dicembre 1850, in re La Regina vs. Reverendo Dr. Giuseppe Zammit (il noto latinista). La causa fece molto chiasso fungendo il Dingli da difensore dell’accusato, e da Avvocato della Corona l’Avvocato (poi Sir) Antonio Micallef. Vi fu quindi uno scontro di due avvocati, che, negli anni susseguenti, saliti al più alto grado delle istituzioni giudiziarie, risultarono due formidabili avversari e profondi giureconsulti del nostro foro.

            La difesa opposta dal Dingli in favore del suo cliente, in un elaborato discorso che fu dato alle stampe con l’intero processo, fu la qualità semi-pubblica da parte del Sacerdote querelante, per cui il Dingli sottomise avere avuto il suo cliente il diritto, anzi il dovere, di esporlo alla critica pubblica.

            La Corte decise che “qualunque cosa possa dirsi la quale valesse ad indurre che i fatti che hanno dato occasione all’attacco contenuto nell’articolo in questione siano riferibili ad una qualità nel Sacerdote Souchet inerente o da lui assunta, (e qui si diede ragione al Dingli) tuttavia l’articolo in disputa contenendo imputazioni che non possono assolutamente dirsi connesse con tale qualità e riferentesi allo stesso, che anzi vi sono del tutto estranee, cade tale articolo sotto l’animavversione della legge.” Quindi la Corte dichiarò constare di avere il Dr. Giuseppe Zammit contravvenuto alla Sezione 8va del Capo 3zo dell’Ordinanza IV dell’anno 1839, e, dopo di avere sentito l’Avvocato della Corona ed il Dr. Dingli riguardo l’applicazione della pena, condannò l’accusato a quattro mesi di carcere, tre dei quali redimibili con £8. Non si sa se l’altro mese fosse stato espiato in prigione, ovvero condonato dal Capo del Governo, com’era uso in quei tempi, siccome le pene erano alquanto severe.

            Nel 1849 venne elargita ai Maltesi una nuova Costituzione, che migliorava, ma non molto, quella del 1835. Vi fu per la prima volta introdotto l’elemento rappresentativo o popolare che, però, rimaneva nel Consiglio di Governo in minoranza, contando soltanto otto deputati, mentre l’elemento ufficiale constava di dieci. Ne presiedeva le sedute il Governatore. Era egli l’irlandese Sir Richard More O’Ferrall [16] circa il quale, sebbene fosse non militare e cattolico come [p.173] sempre fu reclamato dagli isolani, la tradizione vuole che fosse risultato alquanto impopolare. Sembra tuttavia che la fama sfavorevole che di lui venne tramandata non fosse del tutto ben fondata. Consta infatti che una petizione in cui erano enumerate le sue benemerenze, gli importanti lavori fatti eseguire a beneficio generale, ed era approvata la sua amministrazione, avesse raccolto numerose firme, compresa quella del Dingli. Emerge inoltre da un cenno esistente nel Libro Note di quest’ultimo che Sir Richard avesse suggerito a Londra la concessione di franchigie più liberali di quelle in effetto, elargite, proponendo che il Consiglio legislativo fosse composto tutto di membri eletti dal popolo.

            Alle elezioni generali il Dr. Dingli si trovò scelto a deputato del Gozo, sua isola d’origine, ove teneva molti parenti e amici ed era oggetto di larga fiducia e profonda ammirazione. A rappresentare gli altri sette distretti vennero deputati i Signori Giuseppe Pulis Montebello, Dr. Don Filippo Amato, Michelangelo Xerri, Mons. Dr. Annetto Casolani vescovo titolare di Maurocastro, Mons. Dr. Leopoldo Fiteni, Dr. Arcangelo Pullicino e Gio Battista Vella.

            Il Dr. Dingli mostrò subito di dovere figurare come il membro più influente di quel Consesso, prendendo una parte principale nelle attività di esso e nei dibattimenti, e facendo quasi sempre prevalere il suo giudizio, avvalorato da valide e convincenti considerazioni. Insieme col Principale Segretario Henry Lushington formulò i regolamenti per la condotta dei procedimenti nel Consiglio. Egli propugnò, senza riuscirvi stante l’opposizione della maggioranza ufficiale, l’introduzione delle municipalità nei vari altri centri delle Isole. Tentò invece il governo di creare alcuni comitati, composti in prevalenza di membri elettivi, con l’incombenza di vigilare sui vari rami dell’amministrazione. Ma dietro iniziativa del Dingli, il progetto fallì avendo i deputati del popolo preferito di tenersi liberi per potere dal loro seggio sindacare l’operato dei dicasteri governativi. Ciò non impedì al Consiglio di Governo di scegliere nel 1850 dal suo seno uno speciale Comitato incaricato di investigare e rapportare circa l’andamento del Dicastero dei Lavori Pubblici, e in ispecie intorno al sistema che vi si seguiva nella tenitura dei libri e al dipartimento del Soprintendente, Mr. Arrow Smith, dal punto di vista dell’incremento delle opere e della sua responsabilità per esse. La Commissione di cui formarono parte anche i Consiglieri Xerri. e Pullicino, presentò l’anno seguente un’elaborata relazione.

            La maggiore fatica compiuta dal nostro, nella sua funzione di rappresentante politico del popolo, che gli confermò la reputazione di dotto giureconsulto, fu indubbiamente il suo ampio e valido contributo al dibattito sul codice criminale, che, elaborato dalla Commissione sopra ricordata composta d’avvocati locali, ed esaminato ed emendato da consultori inglesi, si andava discutendo in seno all’organo legislativo. Ogni e singolo articolo del disegno di legge ebbe il commento del Dingli e si trovò migliorato mercé i suoi suggerimenti.

            Il nome di lui va anche associato alla formazione della Milizia Maltese. Nel 1852 egli fece mozione per l’approvazione di un’Ordinanza intesa alla formazione di un corpo di Milizia locale. Scopo ne era di istruire tutti i cittadini abili nel maneggio dell’artiglieria e d’altre armi in modo da potere concorrere efficacemente, ove ne nascesse bisogno, con le truppe regolari alla difesa di queste isole. L’arruolamento doveva essere obbligatorio per tutti ― eccettuate certe categorie di persone, [p.174] a giustificare l’imposizione di tale dovere civico, il proponente si richiamò ai precedenti del 1636 e del 1761 e del 1801, con la differenza che la Milizia organizzata nel 1801 dal Generale Pigot era composta di soli volontari. La nuova misura legislativa incontrò fuori del Consiglio di Governo un’accanita resistenza; e una petizione venne avanzata da numerosi sottoscriventi chiedente che il Governatore o la Sovrana non vi desse il suo assentimento. Si obiettava che la legge importava la militarizzazione del paese. Il 29 aprile dello stesso anno, il Governatore Sir William Reid scriveva al Dingli

            “I have great satisfaction in acquainting you that I have received a dispatch informing me that the Queen has been pleased to sanction and allow the Militia Ordinance. In carrying through this measure you have done good service to Malta.”

            Sembra però che al principio della obbligatorietà del servizio si fosse rinunciato. Il corpo della Milizia fu sbandato dieci anni dopo. [17] In maggio del 1853 il Governatore domandò al Dr. Dingli se volesse accettare la nomina a primo ufficiale della nuova Milizia, con rango inferiore soltanto a lui. Il Dingli declinò l’offerta fattagli, e addusse come motivo la considerazione che, quale Membro del Consiglio di Governo, egli non doveva avervi parte, e specialmente non poteva occuparvi alcun posto onorifico; “altrimenti ― aggiunse ― si guasterebbe tutto.” Per identiche regioni non accettò la carica di Comandante della Milizia al Gozo messa a sua disposizione.

            In quello stesso anno le nostre Isole si trovarono colpite da una grave carestia, causata dallo eccezionale aumento avveratosi all’estero nel prezzo dei cereali e alla estesa disoccupazione. I Membri Elettivi, capitanati da Dingli, chiesero al Governatore ― siccome il Consiglio trovavasi in vacanza ― di erogare di propria autorità la spesa occorrente per dare lavoro ai maggior numero d’operai che fosse possibile impiegare a mercedi competenti, per intraprendere opere adatte alla classe agricola, come il dissodamento dei terreni, incaricandone altresì le donne, e per estendere maggiormente la carità diretta governativa, sussidiando anche comitati privati che, in caso d’urgenza, sorgessero per aiutare i bisognosi. Venne suggerita la riduzione del dazio d’importazione sull’orzo e sui legumi. Nell’ottobre di quell’anno, avendo il Dingli ricevuto l’informazione che l’Ufficio dei Reali Ingegneri andava licenziando muratori e manuali, e che le mercedi che il governo civile pagava ai suoi operai erano al di sotto di quelle percepite dai lavoratori adibiti dai privati, chiese al Governatore che, in vista dell’aumentato costo della vita, coloro che erano stati licenziati dai Reali Ingegneri fossero assunti per qualche intrapresa governativa, e che le paghe venissero equiparate a quelle corrisposte dai privati. In tal guisa il Dr. Dingli si erigeva a paladino dei lavoratori precorrendo i tempi in cui essi, organizzandosi, avrebbero lottato per le loro legittime rivendicazioni.

            [p.175] Non v’ha dubbio che egli, da semplice deputato, godette la piena fiducia del Governatore. Ciò risulta dimostrato dal grande numero di lettere, tutte conservate, che Sir William Reid [18] gli scriveva, cercando ogni occasione per abboccarsi con lui e chiederne il parere. Difatti verso la fine del ’51 lo vuole a Palazzo per discutere con lui “on the subject of the Church expressions introduced in the Criminal Code.” Nel ’52 gli comunica che intende annoverarlo tra i membri del Comitato per la Pubblica Libreria, e lo invita a parlargli in proposito; gli fa avere copia della legge di Bermuda sulla “Currency, to show you the change that was brought about there;” lo invita ad accompagnarlo in una visita alla “Marsamuscetto Gate” che non gli pare abbastanza sicura e vorrebbe vedere sostituita con un’altra più resistente; lo invita a colazione “to meet the Sardinian Chief of Staff;” gli chiede “to settle the words in which the address on the subject of the Massa Frumentaria would be expressed;” lo informa che intende recarsi al Rabato per esaminare “the piers which the Archpriest wishes to build;” gli domanda di indicargli chi dovrebbe nominare come membri di un “Select Committee of Management” di una pubblica libreria al Rabato, Gozo, e il luogo ove i libri si potessero collocare sino alla costruzione del nuovo edificio scolastico; lo prega di suggerirgli gli Avvocati da nominarsi come Giudici Supplenti; lo consulta circa l’aumento allo stipendio di un Dr. Aquilina, insegnante, e poi intorno alla persona da prendere il posto del Colonello Bailly come membro del Comitato per la Biblioteca al Gozo; un’altra volta chiede il suo parere circa la progettata illuminazione a gas; lo vuole partecipe ad un “Board to aid the Government in managing and controlling the lighting of the Cities and Floriana;” né sollecita l’opinione “on the subject of introducing here the Law of Civil Action in cases of libel.” E così negli anni susseguenti Sir William continua a ricercare il giudizio del deputato pel Gozo sul Comitato per la Biblioteca di quell’Isola, sul divieto ai forestieri di dirigere giornali, con particolare referenza alla “Staffetta” di Francesco Crispi, di nuovo sulla Milizia, sulla illuminazione a gas, e sul salario da essere assegnato all’Avvocato pei Poveri.

III.

Avvocato della Corona

            Non fa meraviglia che il Governatore abbia colto la prima opportunità per assicurarsi integralmente i servigi di sì dotto, saggio e attivo elemento. Il 19 novembre del 1853 Sir William Reid fece chiamare a Palazzo il Dr. Dingli. Dopo averlo informato che Sir Ignazio Bonavita aveva rassegnato le sue dimissioni da Presidente della Corte d’Appello e che per quel posto si proponeva di raccomandare il giudice Paolo Dingli (padre del Dr. Adriano), invece del quale intendeva elevare [p.176] al banco giudiziario l’attuale Avvocato della Corona, Dr. Antonio Micallef, [19] lo pregò di accettare quest’ultima carica, in luogo del Dr. Micallef. Gli osservava intanto che da tempo aveva pensato come potesse il suo interlocutore dimostrarsi abile e fedele sostenitore del governo, negli interessi britannici e maltesi che si identificavano. Rispose il Dingli di non conoscere come si fosse meritato la fiducia del governo — di non desiderare di meglio che servire Sua Maestà e Sua Eccellenza — di non avere mai ripetuto essere gli interessi britannici distinti e separati da quelli dei Maltesi. Nello stesso colloquio egli venne incaricato a recare la notizia della promozione al padre. La lettera di nomina ad Avvocato della Corona gli venne consegnata il 27 dicembre e nella stessa data egli significò la sua adesione. Ebbe così inizio la connessione di lui con l’amministrazione dell’Isola, che era destinata a prolungarsi per oltre quarant’anni.

            L’opera da lui svolta nelle nuove funzioni di consultore legale del governo l’acuta intelligenza rivelata, il giudizio chiaro, assennato e convincente espresso sopra tutte e singole le questioni portate al suo esame gli guadagnarono sempre la completa confidenza dei vari Capi dell’amministrazione sotto i quali gli toccò di servire. A tal segno che si finì per sollecitarne il parere anche su materie non strettamente legali. Si può dire che non si faceva un passo, non si stendeva un dispaccio, non si pronunciava un discorso di rilievo, non si prendeva una decisione senza assicurare il suo concorso. Persino circa le nomine alle cariche burocratiche era ricercata la sua designazione. Il numero stragrande delle minute da lui preparate, di cui permangono gli abbozzi, documentano all’evidenza la sua versatilità, la sua diretta partecipazione a tutto l’ingranaggio della cosa pubblica. Tutto questo e insieme la legislazione, il patrocinio nel tribunale di tutte le cause civili del governo, l’attendenza nella veste di pubblico prosecutore a tutte le cause criminali, egli espletava da solo, senza alcuna assistenza (oggi gli addetti a quell’ufficio sono ben cinque). Ma la sua straordinaria abilità, competenza e attività si manifestarono nella riforma e nella codificazione delle nostre leggi, fatica alla quale egli si accinse senza indugio, rompendo le tergiversazioni che per lunghi anni andavano ritardando l’opera tanto reclamata.

            Non è da omettere il fatto che sulle spalle dell’Avvocato della Corona pesava la maggior quota dei lavoro in connessione col Consiglio di Governo. Come sempre, l’Opposizione dei popolari si presentava formidabile. La lotta era accanita e i suoi avversari in quei primi anni si chiamavano Dr. Giov. Pullicino, Dr. Filippo Pullicino, F.M. Torreggiani e Dr. Pasquale Mifsud. La stampa era spesso ostile e clamorosa. Ma nell’urto delle opinioni e delle recriminazioni non gli venne mai [p.177] meno l’appoggio di Sir John Gaspard Le Marchant, [20] succeduto alle redini del governo a Sir William Reid.

            Nel 1856 il governo sentì la necessità di difendere la sua politica dagli attacchi contrarii facendo uso dei giornali, come i più atti a portare le sue ragioni alla conoscenza del grosso pubblico. Notava sul proposito il Dingli:—

            “Il Governatore mi ha detto che Houlton [21] gli ha comunicato la sua idea di mandare contribuzioni alla stampa per rettificare impressioni erronee e spiegare, quando occorre, le ragioni dei governo. E mi ha letto di nuovo la lettera che egli, essendo Governatore di Barbadoes, aveva scritto a Lord Grey, nella quale diceva che non vi era alcun ostacolo a che gli ufficiali pubblici contribuissero articoli alla stampa, purché si deportassero bene, aggiungendo che egli aveva letto la lettera a Houlton. Io gli dissi che, come prosecutore pubblico, non poteva avere comunicazioni con giornali. Non avevo però obbiezione a scrivere in lettere private a Houlton le mie opinioni, dandogli facoltà di pubblicarne il contenuto in articoli suoi.” [22]

            A dire il vero, il progetto di avere un giornale che esponesse le vedute del governo non andava troppo a genio a Dingli. Com’egli stesso ricordava, [23] quando il Cap. Brett, [24] allora Ajutante di Campo del Governatore gliene fece parola, egli lo ammonì di non avere affari con la stampa. Egli rammentò che il Governatore More O’Ferrall aveva tentato di conciliarsi gli editori. Il risultato fu che essi gli si scagliarono contro. Aggiunse che con l’attaccarsi ad un giornale si darebbe più peso alla stampa. Mentre il giornale ufficioso non eserciterebbe nessun influsso sopra il pubblico, gli avversari (la cui furia crescerebbe spinta dalla gelosia) non solo diverrebbero violenti, ma, di più, la loro violenza avrebbe maggiore efficacia per la debolezza che dimostrerebbe il governo. Gli disse ancora che non doveva contrarre coi giornalisti obbligazioni che non avrebbe potuto soddisfare.

            Dopo due giorni il Dingli notava:—

            [p.178] “Il Malta Mail d’oggi reca due articoli, l’uno sui doveri dei membri ufficiali, e l’altro sulla questione della pubblicazione degli Editti nelle Parrocchie. Tutti e due contengono la sostanza di due lettere private che io aveva scritto giorni prima al Signor Houlton. Ma il primo omette alcune delle osservazioni migliori — specialmente quella delle conseguenze di voti contrari dati da membri ufficiali, avuto riguardo ai doveri del Governatore, come Capo dell’Esecutivo — e porta un’intonazione imperativa diversa da quella della mia lettera, la quale non era che una breve dissertazione sullo spirito della Costituzione del Consiglio attuale.”

            In quei tempi difatti non era raro il caso di membri ufficiali del Consiglio, vale a dire di funzionari statali, e di qualche giudice (i giudici erano allora nominabili a quel Consesso) che si mettevano in contrasto con la politica del Governatore. Di tale inconveniente ebbe a lamentarsi col Dingli Sir William Reid in un colloquio avuto con lui il 6 settembre 1856. [25] Gli nominò il Giudice Bruno come suo avversario per partito preso; Dingli espresse il suo accordo circa il comportamento del Bruno suggerendo gli si domandasse di scegliere fra la giudicatura e la Camera legislativa, per il riflesso che le sue occupazioni in questa rendevano arduo l’adempimento dei suoi doveri in quella. Richiesto di dire se disapprovasse la nomina di un giudice ad un seggio del Consiglio di Governo l’Avvocato della Corona rispose affermativamente. Addusse come motivo lo sconcio che ne deriverebbe ove egli prendesse parte al dibattito sopra questioni che potrebbero essere da lui conosciute e decise da giudicante, e anche il fatto che egli potrebbe con la sua opposizione cagionare maggiore inquietudine di quanto un membro elettivo potesse dare. Aggiunse il Dingli:—

            “Finché il Consiglio sia composto di una maggioranza di funzionari pubblici, questi non dovrebbero mai opporsi al Governo: l’opposizione loro ammonterebbe ad una schiaffo. Sarrebbe preferibile pel Governo di avere un’Assemblea composta tutta d’elettivi, anziché di membri ufficiali che potessero ad ogni momento, per rendersi popolari o per altro fine, disapprovare o fingere di disapprovare gli atti del Governo dal quale sono nominati. Il loro voto contrario farebbe più chiasso che non quello degli elettivi. Un giudice, intanto, sarebbe in posizione di potere, ad ogni momento, essendo indipendente, fare dei torti al governo, coprendo col pretesto della coscienza il suo desiderio di acquistare popolarità. Il Giudice non avrebbe mai rappresentato un dipartimento, né sentito la responsabilità dei suoi voti, non dovendo egli, in seguito, prendere parte alla messa in esecuzione degli atti del Consiglio. Infine un Giudice può sempre addurre pretesti per non intervenire alle sedute quando si dovessero trattare questioni sgradevoli.” [26]

            [p.179] In effetti, i giudici furono con un Ordine di S.M. in Consiglio preclusi dal sedere nel Consiglio di Governo. E ai membri ufficiali venne col tempo tolto il vezzo di votare contro il governo, eccetto che nei casi in cui fossero lasciati liberi nel dare il suffragio.

            In quel medesimo incontro il Governatore, prendendo lo spunto dalla dichiarazione fattagli quella mattina dal Giudice Francesco Chapelle della sua intenzione di ritirarsi dal banco giudiziario, chiese al Dingli se ambisse quella carica, aggiungendo:—

            “Really I do not know what to do if you leave the Council, but I must not stand in your way with reference to your promotion.”

            Dingli rispose che, dal punto di vista del proprio tornaconto personale, era preferibile la giudicatura. Un giudice che adempie i suoi doveri secondo coscienza non deve rendere conto ad alcuno. Egli è indipendente. L’Avvocato della Corona, invece, trovasi in una posizione che potrebbe da un momento all’altro divenirgli insoffribile. Tutto dipende dalla attitudine del Governatore verso di lui. Se ne gode la fiducia, la carica, per quanto ardua per lavoro e responsabilità, è attraente e apre il campo ad un’ambizione onorevole maggiore di quella che offre la giudicatura. Ma se il Governatore gli è sfavorevole, il posto potrebbe tramutarsi in un continuo martirio. A nessuno fra gli altri ufficiali del governo può essere, con un pretesto o con un altro, addossata tanta responsabilità quanto all’Avvocato della Corona, perché ad ogni questione può essere dato un colore di legalità per chiederne la soluzione. Il passaggio alla giudicatura non è una promozione. È un semplice scambio d’ufficio perché, sebbene nell’ordine giudiziario l’Avvocato della Corona è subordinato al giudice, [27] nell’insieme della pubblica amministrazione nessuna carica, compresa quella del giudice, gode l’importanza di quella di Consultore Legate del governo. Nell’interesse pubblico, poi, l’Avvocato della Corona non deve in linea di massima, allontanarsi dal governo. Troppi segreti egli conosce, troppi dettagli, tanti lati deboli del regime, e non dovrebbe egli pertanto essere collocato in una posizione indipendente. Questo il sunto del discorso del Dingli. Il Governatore lo ascoltò con attenzione dimostrandosi un po’ sorpreso, come se gli fosse stata rivelata una qualche novità. [28] Poi soggiunse:— “E il [p.180] salario? Io debbo pensare anche a questo; ma ci si può rimediare senza mutamento di carica.” L’altro infine espresse il desiderio che fosse tenuto qualche notamento della offertagli giudicatura, perché non si pensasse che egli non ne fosse stato ritenuto meritevole. E il Reid con enfasi:— “I miei successori avranno abbastanza da leggere sul conto vostro. Proprio di questi giorni ebbi a scrivere al Sig. Labouchere, Segretario di Stato alle Colonie, informandolo che tutto il peso del lavoro nel Consiglio grava sulle vostre spalle.” [29]

IV.

Onorificenze            — Gelosie di Colleghi

Sir William Reid non tardò a mantenere la sua promessa. In un ulteriore abboccamento nel marzo 1857 egli informò il Dr. Dingli di avere da qualche tempo raccomandato l’aumento del suo salario da £400 a £450 per equipararlo a quello dei giudici. Aveva assicurato il Segretario di Stato per le Colonie che egli (Dingli) was by far the fittest person to be made judge; ma che desiderando di ritenerlo nel servizio del governo come Avvocato della Corona, era rimasto rinfrancato quando il Dingli aveva dichiarato di non ambire il posto sul banco giudiziario. [30]

            Era naturale che il favore torto particolare che il Capo del Governo gli addimostrava, non tralasciando nessuna opportunità per dargliene prova, avesse eccitato la gelosia degli altri alti funzionari. Dingli se ne accorgeva e stava in pensiero. Scrivendo l’8 aprile 1857 al Governatore per ringraziarlo del regalo fattogli di due volumi — Burn, “On Ecclesiastical Law” e Burge, “Colonial Foreign Laws” — gli osservava:—

            “It is only an expression of a thought which has more than once made me look to the future with anxiety. I believe I have, at present, but one man in the Government who supports me — a fact which probably you know with more certainty than I do. — Let this be my apology for having ventured to say all that.”

            [p.181] L’indomani, dopo terminato l’incontro del Consiglio Esecutivo, il Governatore gli disse, con segni manifesti di grande interessamento, non avere mai immaginato che esso Dottor Dingli potesse non avere l’appoggio dei più in qualunque tempo; che doveva trattarsi di un’erronea impressione; che non aveva mai sentito cosa alcuna che potesse farlo dubitare del contrario. Soltanto — aggiunse — aveva talvolta pensato che col chiederne troppo spesso il parere avesse potuto far nascere delle gelosie.

            Tali assicurazioni non acquietarono del tutto le preoccupazioni dell’Avvocato della Corona. Alla fine di quello stesso mese d’aprile egli notava di avere detto al Capitano Brett (il quale da Aiutante di Campo era passato allo ufficio d’Agente Principale Segretario di Governo) che era stato sempre e tuttora era suo desiderio di servire il Governatore, come aveva servito il suo predecessore. Se però il Governatore non era sodi sfatto di lui e preferiva di assicurarsi la cooperazione di altri, egli avrebbe volentieri abbandonato il suo ufficio per accettare la giudicatura della quale vacava più di un posto, malgrado che la giudicatura non gli andasse a genio. Gli spiegò che faceva quelle osservazioni perché la sera innanzi, nell’entrare a Palazzo pel pranzo, al quale era stato da più giorni invitato, si era accorto che il Governatore si era dimostrato risentito. Non vi era alcun motivo perché lo fosse tranne il fatto che in quel giorno, in Consiglio, la proposta per un voto di £600 in aggiunta alle £1,000, già prima approvate per la sistemazione di Piazza Vittoria, era stata rimandata a richiesta del Dr. Naudi, che voleva esaminare i particolari della spesa. Aggiunse di essersi egli molto adoperato per evitare quel torto al Governatore, che contava assai sulla approvazione di quella somma, ma non aveva potuto impedire il rinvio del voto. Se si fosse opposto al posponimento avrebbe pericolato il buon esito della proposta. Il Capitano Brett lo rassicurò. Il Governatore non era in collera con lui, nutriva invece completa fiducia in lui, come si era espresso col Ministro per le Colonie net dispaccio con cui aveva raccomandato l’aumento del suo salario.

            Nel fatto però il Dr. Dingli — come del resto ogni persona che esercita eccezionali poteri e larga influenza — non mancava di incontrare opposizione e di crearsi nemici, anche nella cerchia ufficiale, che cercavano in qualsiasi modo di minare la confidenza che egli godeva presso il Governatore. Egli se ne impensieriva, com’emerge dal seguente episodio da lui notato il 28 settembre 1858:—

            “In uno dei numeri passati del Portafoglio Maltese fu pubblicato un articolo che io nel principio credetti essere diretto a me, e che Trapani [31] e Brett mi dissero essere diretto contro Montanaro [32] sull’aumento dei fitti. Brett mi informò che Debono, [33] l’editore, gli aveva giorni prima annunziato che intendeva attaccare il Collettore. Da questo ho argomentato che nonostante le raccomandazioni che io gli faceva di troncare ogni corrispondenza col Debono, Brett non l’ha troncata.”

            [p.182] Il mese prima, infatti, avendogli il cap. Brett mostrato alcune lettere di Salvatore Debono al Governatore, in qualcuna delle quali il Portafoglio era qualificato come organo del Governatore e in altra si chiedevano sussidi, Dingli gli suggerì di togliere qualunque speranza a tale gente e a dire loro che il governo non sussidia giornali, sebbene li legga per assumere le informazioni in esse contenute. Si domanda il Dingli:—

            “Non si potrebbe dire che il Brett si compiace di vedere altri attacchi, e risparmiato il Governatore? Se così fosse, sarebbe ciò giusto? Che cosa si dovrebbe dire di un ufficiale il quale tacitamente approvasse attacchi rivolti contro il Governatore?”

            Gli risultò inoltre che il Debono denunziava ai Capo del Governo pretese irregolarità nella pubblica amministrazione riportando le lettere nel suo giornale. Si lamenta per questo Sir Adriano:—

            “Intanto tutto l’odio per la misura dell’aumento dei fitti è dal Portafoglio fatta ricadere su di me. Naturalmente la solita corrispondenza di Debono teneva il Governatore a giorno di ciò che nel foglio pubblicava contro di me. Non potrebbe Debono supporre che al Governatore fossero graditi gli attacchi del Portafoglio? Questo foglio miserabile, intanto loda il Governatore.”

            La politica adottata dal governo di tenersi ligia la stampa non cessò, malgrado i reiterati moniti dell’Avvocato della Corona, il quale ebbe a registrare altri incidenti che intralciavano la sua opera e lo mettevano in cattiva luce davanti il pubblico. Il Cap. Brett aveva incominciato a tenere frequenti colloqui col Sig. Notaro G.A. Page nel Palazzo. Dingli lo ammonì che quell’individuo aveva tempo prima chiesto a Houlton l’impiego d’Assistente Avvocato della Corona, quando a richiesta del Principale Segretario aveva convertito il suo Malta Mail da foglio avverso a giornale favorevole all’amministrazione di Sir William Reid. La stessa persona aveva ore messo fuori un altro giornale The Observer con l’intento di difendere l’operato di Sir Gaspard Le Marchant — succeduto al Reid — benché non ce ne fosse di bisogno. Il pubblico comprese subito che v’era stata intesa col Governatore, e quel foglio venne sin dal suo primo apparire gabellato come giornale ufficiale e quindi screditato. Notò il Dingli:—

            “Poco passò, e sia perché non fu rimunerato, e sia per altre cause, Page cominciò ad attaccare i Membri Elettivi, e più particolarmente il Dr. Naudi; e immediatamente dopo prese di mira anche me. Intanto comparivano articoli scritti da Houlton, fra i quali un riguardante il porto...... Del Governatore e del Cap. Brett parlava bene, di Houlton taceva. Attaccando me senza motivo, mostrava di ritenere essere io solo nel governo che ostacolava l’ottenimento da parte sua di un impiego.”

            Essendosi il Dr. Agostino Naudi lagnato che un giornale, fondatamente creduto ispirato da quei tre dirigenti, lo attaccava appunto di servilismo e di disonestà perché appoggiava il governo nel Consiglio, il Dr. Dingli spiegò a Brett e a Houlton [p.183] che l’Observer era il giornale più nocivo al governo. Mentre per un verso vi si adulavano il Governatore e il Cap. Brett, nel fatto col criticare coloro che sostenevano le misure governative, censurava lo stesso governo.

            Frattanto l’abilità, la competenza e la fedeltà con le quali l’Avvocato della Corona disimpegnava i suoi doveri gli venivano dall’alto ufficialmente riconosciuti. Nel 1856 gli fu conferita la prima regia onorificenza venendo egli creato Compagno dell’Ordine di S. Michele e S. Giorgio. Nell’anno 1859 il Governatore Le Merchant gli volle dare una prova tangibile di quanto apprezzava l’assistenza che ne riceveva, e lo raccomandò per un’onorificenza dell’Ordine del Bagno, che mai prima era stata conferita a un maltese. Di essa il Dingli aveva avuto sentore infine dal febbraio di quell’anno, avendolo il Governatore informato che per le sue benemerenze egli lo aveva raccomandato per quell’Ordine. Anzi in quell’estate, partendo il Dingli per Londra, il Governatore gli aveva detto di avere per altro dispaccio al Segretario di Stato chiesto che, oltre la decorazione del Bagno, egli venisse nominato da Sua Maestà in persona Cavaliere Commendatore dell’Ordine di S. Michele e S. Giorgio. Ma la seconda proposta fu per errore considerata come un’alternative alla prima, e pertanto fu accolta soltanto questa, ritenendosi esaurita l’altra. [34] Dingli venne dunque allora creato soltanto Compagno dell’Onorevolissimo Ordine del Bagno. Ma non passò un anno che gli pervenne anche la promozione a Cavaliere Commendatore dell’Ordine di S. Michele e S. Giorgio. L’investitura gliene venne fatta il 27 luglio 1860 dal Governatore Le Merchant nel Palazzo della Valletta. Nella stessa cerimonia Sir Paulo Dingli, suo padre, ricevette l’investitura nel grado di Gran Croce dello stesso Ordine.

            Come si è accennato, il Dr. Dingli nell’estate del ‘59 si prese una vacanza e si recò a Londra, per la prima volta dopo di avere assunto l’impiego governativo. L’accoglienza che vi trovò fu davvero lusinghiera. Come si evince dagli abbozzi delle sue lettere (non ne scriveva una senza averne preparato l’abbozzo che conservava) egli si trovò subito a contatto con alte personalità britanniche. Sebbene fosse in congedo, egli tenne colloqui di molto rilievo relativamente alle cose di Malta. Rivide Sir Richard More O’Ferrall, già Governatore di Malta quando Dingli era semplice deputato del popolo al Consiglio di Governo. Fece visita a Mr. Baron Bramwell, al Right Honourable Sir J. Parkington, e al Solicitor General Sir Henry Keating.

            Un episodio ricordato nel suo Libro Note (pag. 186) rivela quanto peso si annetteva alla sue parola presso le autorità imperiali. Il 29 luglio egli lesse nel resoconto di un dibattimento svoltosi alla Camera dei Pari, e pubblicato nel “Times,” che nel Bill “Per emendare l’Atto del 1858 relativo alla Corte dei Divorzi” introdotto da Lord Campbell figurava una clausola per cui era aperta la via ad adire quel tribunale a qualsiasi persona domiciliata nelle Colonie. Il Dottor Dingli scrisse subito a Merrivale, dell’Ufficio Coloniale, protestando che con quella nuova disposizione legislative non soltanto si veniva ad estendere all’Isola di Malta una legge di procedure — cosa insolita per dire lo meno — ma si introduceva per la prima volta in un paese cattolico il sistema del divorzio. Merrivale gli rispose che era d’accordo con lui e che ne avrebbe parlato al Duca di Newcastle.

            [p.184] “L’indomani — egli registra — vidi Mr. Henry Reeve e questi approvava la proposta legge. Vidi pure Quain, il quale ammise che il caso di Malta era eccezionale, se non vi era mai stato alcun caso di scioglimento di matrimonio in forza di un Atto del Parlamento — del che io non ero troppo certo, avendo nutrito qualche dubbio che il matrimonio della Petit fosse stato così disciolto. Il giorno seguente l’Attorney General Sir R. Bethell mandò a chiamare Merrivale e me nell’Earl Marshall’s Room della Camera dei Pari. Egli aveva conferito con Lord Campbell, il quale aveva promesso di ritirare la clausola relativa alle Colonie. Ciò che in seguito fece. Bethell durante la conversazione qualificò la proposta come ludicrous, osservando che nei paesi cattolici la natura del matrimonio come sacramento è inerente al matrimonio come contratto, e non vi si poteva, senza farvi violenza, ingerire in Inghilterra.”

            In tal modo il Dr. Dingli sventava tempestivamente un tentativo inglese di introdurre il divorzio in Malta.

            Come amico del giudice Bramwell, che egli aveva per la prima volta incontrato a Malta nel 1853, a colazione presso il Governatore, egli fu invitato in agosto al banchetto annuale del Lord Mayor di Londra. Questi, dopo i soliti brindisi principali, ne propose uno in onore dell’Avvocato della Corona di Malta, rilevando la grande importanza di quella possessione inglese. Dingli dovette alzarsi per rispondere e ringraziare. La sua referenza all’intima connessione tra l’Isola e l’Inghilterra fu calorosamente applaudita. Durante quel suo soggiorno londinese egli conferì anche coi giudici durante una sua visita alla Corte di Westminster e a quella di Bow Street, venendogli in amendue i tribunali assegnato un posto distinto. Si recò inoltre alle prigioni di Pentonville delle quali studiò la organizzazione e le condizioni dei carcerati, tenendone annotazioni particolareggiate. E si inoltro sino Bristol e a Birmingham per esaminarvi le più interessanti fattorie.

(Continua)


[1]            Nato nel 1781, laureatosi nel 1802, fu nominato Giudice nel 1833 e promosso a Presidente della Corte di Appello nel 1853, carica che occupò fino al 1859; creato K.C.M.G. nel 1856 e G.C.M.G. nel 1860.

[2]             Laureatosi nel 1802 fu nel 1817 nominato Avvocato della Corona e promosso Giudice nel 1825, carica che tenne sino al gennaio 1839, venendo nel 1835 decorato K.C.M.G. Sir Claudio Vincenzo Bonnici fu il Giudice Seniore nel 1839. Essendo stato nominato Presidente della Corte di Appello Sir Ignazio Gavino Bonavita, altro Giudice a lui giuniore, egli, assieme al Dr. (poi Sir) Agostino Randon, domandò di ritirarsi in pensione. S.E. accettò la loro dimissione e per Notificazione di Governo del 1.mo gennajo 1839 deplorò profondamente la perdite che il Governo ed il pubblico in generale veniva a soffrire col venire così privati dei servigi di quei due eminenti Giudici.

[3]            Nato nel 1792, e laureatosi nel 1812 occupò le cariche seguenti: Assistente Avvocato della Corona dal 1818; Magistrato a Malta dal 1820; Giudice dal 1827; Presidente della Corte di Appello dal 1839 al 1853; Deputato al Consiglio di Governo dall’ottobre 1851. Creato K.C.M.G. nel 1836, G.C.M.G. nel 1856.

[4]            Nato nel 1774, Avvocato dal 1796, Giudice dal 1839.

[5]            Nato nel 1792, laureato nel 1814, Magistrato al Gozo dal 1831, Giudice dal 1839 al 1856.

[6]             Ufficiale delle Coldstream Guards, servì sotto Abercromby in Egitto, e come Aiutante in Campo di Sir Arthur Wellesley nella Guerra Penisulare. Fu Governatore di Malta dal 1836 al 1843.

[7]            P. Stanislao Massimiliano-Ryllo S.J. nacque a Padorosch, Polonia nel 1802, si fece gesuita nel 1820 a Roma. Venne a Malta nel 1839 per pochi giorni e predicò gli Esercizi Spirituali al Gesù. Tornato nell’ottobre del 1841, incominciò dal gennaio del 1842 a predicare ogni Domenica nella stessa Chiesa su certi argomenti sociali. Alcuni spiriti avversi lo contrariarono e chiesero al Vescovo di sospenderlo dalla predicazione. La quale, toltagli per breve tempo, gli venne restituita. Rimase in Malta sino al 1846, fondandovi il Collegio di S. Paolo alla Notabile tenuto dai Gesuiti, e istituendo nella Chiesa di S. Giacomo alla Valletta l’insegnamento della Dottrina Cristiana. Per sua iniziativa venne eretta la statua di S. Paolo sull’isolotto nella baia omonima. In Roma nel 1844 fu nominato Rettore del Collegio “De Propaganda Fide.” Ma due anni dopo si portò ad Alessandria d’Egitto per organizzarvi una nuova Missione promossa dal Maltese Mons. Annetto Casolani, di cui nel 1847 venne creato Pro Vicario. Morì a Kartum nel 1848 e gli vennero in Malta celebrate solenni esequie nella Chiesa del Gesù, con dotta iscrizione latina dell’Abate Giuseppe Zammit, che era stato grande suo amico.

[8]            Sir Patrick Stuart. Governò dal 1843 al 1847.

[9]            Mons. F.S. Caruana. Nato al Zebbug nel 1759 si addottorò in Teologia all’Università. Insegnò Italiano, Latino, Matematica e Filosofia nel Seminario. Lo troviamo ne 1796 Canonico della Cattedrale, nel 1798 membro della Commission de Gouvernement, sotto i Francesi, e durante la Rivoluzione della Campagna Comandante. Fu nel 1800 Rettore dell’Università sino al 1822 quando venne nominato Arcidiacono, nel 1829 Vicario Capitolare e nel 1831 Vescovo. Morì nel 1847 e fu sepolto nella Cattedrale di Notabile.

[10]          Sir Henry F. Bouverie. Vedi Nota 6.

[11]           Si fa certo referenza, dato il cognome, al Giudice Giacomo Pantaleone Bruno, nominato nel 1843, dopo essere stato Avvocato della Corona dal 1839. Si ritirò dal servizio nel 1860 e morì nel 1868.

[12]           Mons. Dr. Don Filippo Amato, Arcidiacono e Vicario Generale della Diocesi di Malta. Laureato in Teologia e in Leggi. Fu Segretario di Mons. Caruana dal 1829 e nel 1849 e nel 1854 venne eletto Membro del Consiglio di Governo.

[13]           Sir Hector Greig C.M.G. Occupò diverse altre cariche, e cioè Collettore della Rendita Territoriale, uno dei Magistrati Generali, Presidente delle Istituzioni di Carità, membro del Comitato di Salute, Agente Ispettore di Polizia e Agente Tesoriere di Governo.

[14]           Il Mediterraneo, giornale liberate organo in Malta della “Giovane Italia,” fondato da due italiani, un tal Cappelli, professore di Fisica all’Università, e un altro emigrato, Sajani. Vi si partecipò alla campagna contro i Gesuiti.

[15]           Con risoluzioni del 4 febbraio e del 29 luglio 1843 la S. Congregazione del Concilio decise in favore dello smembramento della Parrocchia della Floriana dalla Chiesa Collegiata di S. Paolo alla Valletta. La prima venne con Bolla del Papa Gregorio XVI eretta in Parrocchia indipendente. Il decreto del Vescovo Caruana però fu emanato il 5 marzo dell’anno seguente.

[16]           Nato nel 1797, fu Governatore di Malta dal 1847 al 1851. Fu in seguito eletto membro del Parlamento per Kildare, dimostrando visi uno dei patrioti cospicui irlandesi. Prima di venire a Malta era stato nel 1835 Lord del Tesoro nel Governo di Melbourne e due anni dopo Segretario dell’Ammiragliato e poi del Tesoro.

[17]           La Milizia fu fatta rivivere col sistema volontario e come fanteria con l’Ordinanza I del 1889 e rimase in essere fino al 1922. Quell’Ordinanza emendata con l’altra VI del 1901 fu revocata con l’Ordinanza No. VI del 1923.

[18]           Sir William Reid fu un valoroso soldato segnalatosi, tuttora molto giovane, nella Guerra Penisulare, e un abile scienziato. Dopo essere stato Governatore a Bermuda e indi a Barbadoes passò al governatorato di Malta che tenne dal 1851 al 1858.

[19]           Sir Antonio Micallef nato in Vittoriosa nel 1810 e laureatosi nel 1828, membro dei Consiglio Generale dell’Università nel 1841, Avvocato della Corona nel 1842, Giudice nel 1853, e Presidente nel 1859. Eletto al Consiglio di Governo nel 1880 e di nuovo nel 1881 — morì nel 1889. Sir Antonio fu nominato C.M.G. nel 1850, K.C.M.G. nel 1860, e G.C.M.G. nel 1879 poco prima del suo ritiro in pensione.

[20]           1803-1874, figlio del Magg. Generale John Gaspard Le Marchant. Prese parte alla Guerra Carlista 1835-7. Nominato Luogotenente Governatore di Newfoundland nel 1847. Nel 1852 di Nuova Scozia. Governatore di Malta dal 1858 al 1864. Comandante in Capo delle Truppe a Madras dal 1865.

[21]          Sir Victor Houlton K.C.M.G. Principale Segretario del Governo dal 1850 al 1883.

[22]           Libro Note, pag. 84. Lo stesso bisogno si manifestò nel 1919. Trovandosi il governo, dopo i moti sanguinosi di quello anno, durante i quali era stato appiccato il fuoco alla Tipografia del Daily Malta Chronicle, privato di ogni sostegno da parte della stampa, decise di fare sentire la sua voce, in giustificazione delle sue misure legislative e amministrative, a mezzo di informazioni e articoli contribuiti ai varii fogli mediante pagamento a cura del Soprintendente della Tipografia del Governo, sotto la sorveglianza dell’Avvocato della Corona.

[23]          Ibidem, pag. 194.

[24]           Capit. Wilford Brett K.C.M.G., nominato nel 1858 Segretario Privato del Governatore. Funse più volte da Agente Segretario Principale del Governo durante l’assenza del titolare.

[25]          Libro Note, pag. 109.

[26]           Vedi sul soggetto “Sir Antonio Micallef,” di A. Ganado, in “The Law Journal,” Vol. I, no. 4, aprile 1946.

[27]           I Giudici nel 1915 furono della stessa opinione e la espressero in un memorandum al Segretario di Stato. Vedi “Judge Giov. Pullicino” di A. Ganado, in “The Law Journal,” Vol. II, n. 2, Aprile 1948.

[28]           Il Governatore ebbe ragione di mostrarsi sorpreso quando Sir Adrian rifiutò la giudicatura nel 1860. Insin dal tempi del Governatore Maitland la consuetudine fu di promuovere l’Avvocato della Corona alla giudicatura, e poi scegliere il Presidente dal Banco Giudiziario, salvo il caso di Sir Walter Rodwell Wright e di Sir John Stoddart. Così avvenne nel caso del Dr. Pasquale Grungo, del Dr. Giacomo P. Bruno e del Dr. Antonio Micallef, i quali furono Avvocati della Corona prima, ed indi promossi alla giudicatura. Sir Ignazio G. Bonavita, Sir Paolo Dingli, Sir Antonio Micallef furono Giudici e poscia promossi alla Presidenza. Cosicché il Governatore, nel caso di Sir Adriano, applicò lo stessa consuetudine. Quest’ultimo, credo io, non poté, in quel tempo, avere in mente la Presidenza, sapendo che la consuetudine era stata contraria a lui. La verità fu che a Sir Adriano piaceva più la via battagliera e politica dell’Avvocato della Corona, molto più che ebbe la capacità di prendere in mano tutte le redini del potere e di governare il paese, anziché di passare la vita “monotona” di un Giudice (come egli la chiama); tanto è ciò vero che non fu neanche pienamente contento quando dovette abbandonate la vita politica nel 1880 ed assumere la Presidenza con tutti i privilegi e gli onori conferitigli. Forse egli mirava alla più alta carica amministrativa al ritiro di Sir Victor Houlton, a quella di Principale Segretario, indi Luogotenente Governatore, nella quale, però, il Governo Imperiale vuole sempre un Inglese.

[29]          Libro Note, pagg. 112 e seg.

[30]             Dispaccio del 10 marzo 1857.

[31]          G.B. Trapani, LL.D.

[32]          Onor. Giuseppe Montanaro, Collettore delle Rendite Territoriali.

[33]             Salvatore Debono, editore proprietario del giornale “Portafoglio Maltese.”

[34]          Libro Note, pag. 180.