Copyright © The Malta Historical Society, 2005.

Source: Melita Historica : Journal of the Malta Historical Society. 2(1957)2(136-138)

[p.136] Malta e Gozo in un Documento Trecentesco Siciliano

E. R. Leopardi

Un documento del 1345 attiniente alla Sicilia e alle Isole Maltesi si trova pubblicato net volume intitolato VOLGARE NOSTRO SICULO — Crestomazia di Testi Siciliani del Secolo XIV — La Nuova  Italia Editrice, Firenze, 1951, a cure del Professor Ettore Li Gotti. II manoscritto è conservato nell’Archivio di Stato di Palermo

Conoscendo l’importanzadi ogni documento che serve ad aprire nuovi orizzonti nello studio della nostra storia e sapendo quanto sia difficile di rintracciare documenti simili che si trovano dispersi in diverse opere, abbiamo domandato la autorizzazione alla Spettabile Ditta LA NUOVA ITALIA EDITRICE di Firenze per poter riprodurre nella nostra rivista MELITA HISTORICA il brano contenuto ira le pagine 37 e 40 dell’opera summenzionata, che contiene questo documento. La Direzione di LA NUOVA ITALIA EDITRICE ha accolto ben volentieri la nostra domanda e ci ha accordato il desiderato premessa. Alla Casa Editrice porgiamo i nostri vivi ringraziamenti per il gentile favore.

Le note che accompagnano il testo sono del Professor Li Gotti. L’esimio Professore, al quale ci siamo rivolti per interessarlo dei nostri documenti medievali, morì improvvisamente nello scorso dicembre. Un umile tributo in memoria del riverito e caro estinto si legge in un’altra parte di questa rivista.

Il documento in parole è il seguente:

E.R. Leopardi

CAPITULA CABELLE SAGATI [1] . QUE OBSERVANTUR PER INSULA SICILIE. GAUDUSII; [2] ET MILIVETI, [3] QUE SUNT IN IURIDICTIONIBUS DOMINI NOSTRI REGIS: QUOD OMNES CABELLOTI ET CREDENCERII ET EXERCITORES DICTE CABELLE DEBENT RECIPERE PRO IURE DICTE CABELLE DECIMAM PARTEM UNAM, VIDELICET DE DECEM TARENIS TARENUS UNUS DE REBUS VENDITIS SUBSCRIPTIS. [4] DATUM CATHANIE ANNO DOMINI MILLESIMO TRECENTESIMO QUATRAGESIMO QUINTO. PRIMO MENSIS DECEMBRIS XIIIJe IND.,

videlicet :

Quod dictis cabellotis et exercitoribus dicte cabelle ille qui vendit non tenctur nisi a tarenis decem inferius set a tarenis undecim supra; dictus venditer non tenctur dicte cabelle de rebus venditis subcriptis, videlicet:

saguii[5]
spacu
aurupelli[6]
carti
scupi
inchensu
màsteca [7]
balceri [8]
diachulogna [9]
grippia [10]
risialgaru [11]
singiaru [12]
filu di balesta [13]
omne filu culuratu
centuri culurati di filu
squarchelli culurati di filu [14]
omne cosa ki porta stagnu
garrubi
iuriulena [15]
omne cymini [16]

[p.138]

granata dulci
penduli ad minutu
meli
trimintina [17]
coffi
retini di iumara [18]
nuchelli [19]
anguilli
carpiri pinti [20]
pustuleni pinti [21]
pecturali pinti [22]
cegni pinti [23]
bisacchi pinti
bertuli pinti [24]
hassili pinti [25]
zaffarana
zinchiparu [26]
cannella
pepi
scarofali [27]
cera
bolu [28]
Blankectu
nucidi India [29]
caci
paci et concordia [30]
arca [31]
cardamumi [32]
argentu vivu
sapuni mollu
cordelli di filu
anzartu [33]
vernici
sangue di draguni [34]
mirra
russectu
lignu di garofani
vitru
opera ki porta verdi pir mira (?) [35]
li bardi pinti
leanellu [36]
Hume [37] salati
candeli di sivu [38] pinti


[1] Oggi zàgatu: negozio di generi di monopolio, merceria, pizzicheria. Forse dal lat. Sagatum (sorta di pannolano), onde saya (cfr. Scobar): o forse dall’arabo saqqât, come pensano i più.

[2] Gozo (gr, Gaudos).

[3] Malta.

[4] La gabella è dunquedi undici tarì sulle sottoelencate merci vendute.
Il testo latino è poco chiaro: mi pare tuttavia di intendere si tratti di una gabella di1 tarì per ogni 10 tarì di merce venduta, e che quindi si applica da 11 tarì in sopra per le merci sottoelencate.

[5] Cordicelle che servono a chiudere la bocca delsacco

[6] Orpelli (cfr.prov. auripel).

[7] Sorta di resina, mastice. Cfr. G. Alessio. Sulla latinità della Sicilia. Palermo 1947, p. 121.

[8] Sisaro. Cfr. REW, 4678 a.

[9] Dal greco dia chulon (che agisce attraverso il succo) oppure da diachulos ( = succoso) attraverso una forma latinizzata in –onia. Dice il Senisio: “Medicina di quattro cosi”. Cfr.F. Trapani, Gli antichi vocabolari siciliani, Palermo 1941 (estr. dall’Arch. Stor.per la Sicilia.voll. VII-VIII), p. 202.n. 232. Oggi esiste un cerotto in farmacia chiamato cerotto diachilon.

[10] Cavo, che da un’estremità è legato alla crociera o al fusto dell’ancora e dall’altroa un gavitello (Traina).

[11] Solforato rosso d’arsenico, detto polvere infernale. Cfr. REW, 7011: F. Trapani.op. cit., pagg. 254-55, n. 461; e recens. Di M. L. Wagner, in ZRPh., LXIV, p. 165.

[12] Cinghiale (?) Voce non attestata dai lessici siciliani.

[13] Balestra.

[14] Scarselle, borse di cuoio.

[15] Oggi giuggiulena, sesamo. Cfr. G. M. da Aleppo – G. M. Calvaruso. Le fonti arabiche nel dialetto siciliano. Roma 1910, pp 209-210.

[16] Ilcimino è una nota pianta aromatico, da cui si trae il seme per vari usi.

[17] Trementina

[18] Grosse reti fatte di fibre di fogliedi cefaglioni (giummara, dall'arabo giommâr, midollo della palma).

[19] Nocciole

[20] Coperte da letto di panno grosso.

[21] Posolini, sottocode del cavallo, groppiere.

[22] Finimento del cavallo che passa per la parte anteriore diesso.

[23] Cinghie.

[24] Specie di bisaccia, da cui differisce per forma e grandezza.

[25] Piccole stuoie, di solito tessute di giunchi marini o canne (oggi gassino). Cfr. G. M. da Aleppo – G. M. Calvaruso.op. cit., pp. 196-197

[26] Zenzero. Cfr. REW. 9619 (e Mascalcia.cod. Cruyllis Spadafora.cap. XI.ed. De Gregorio, in ZRPh., XXIX.p. 583).

[27] Garofano (chiodi di garofano).

[28] Bolo, specie di terra rossa argillosa.

[29] Noci moscati.

[30] Paci e concordiaè forse il nome di una qualità di cacio.

[31] Alga.

[32] Cardamomo, pianta dai semi aromatici.

[33] Sarcocolla, gomma resinosa d’albero che viene dall’oriente. Cfr. REW, 511.

[34] Succo gommoso, rosso, che si estrae da un albero che viene dall’India.

[35] La parola non si legge bene, un po’ perché svanita, un po’ perché nella costola interna della carta, chefu rilegata.Ma non pare ci siano gli elementi per poter leggere diversamente da mira.

[36] Forse questa parola, ignota ai lessici siciliani, è da mettere in relazione con il campidanese launedda ( = ciaramella). Cfr. REW, 1484 e 7290.

[37] Legumi (?)

[38] Sego.