Copyright © The Malta Historical Society, 2005.

Source: Melita Historica : Journal of the Malta Historical Society. 2(1958)3(196-199)

Documenti per servire alla storia medievale maltese

Joseph Galea

Non sono molti gli studiosi del medioevo maltese. Gli archivi della Università ovvero Comune sono ancora sconosciuti. I soli studiosi che hanno attinto materiale ed informazioni dai volumi manoscritti conservati alla Royal Malta Library sono stati il dotto monsignor Alfredo Mifsud, già bibliotecario, il giudice Paolo De Bono, ed i professori Vincenzo Laurenza e Roberto Valentini. I documenti trascritti da essi ed il risultato delle loro ricerche apparivano ne l’Archivum Melitense, il Malta, La Diocesi, e l’Archivio Storico di Malta.

Anni or sono il valente professore Roberto Valentini, di Roma, venuto a Malta a fare delle ricerche riguardanti la storia maltese, aveva esaminato la maggior parte dei volumi manoscritti nelle Regia Biblioteca e nell’Archivio della Ven. Chiesa Cattedrale alla Mdina. Il sottoscritto ebbe la fortuna di essere uno dei membri del “circolo studi medioevali” che il dotto professore teneva in una delle aule della nostra Alma Mater. Oltre alle lezioni di paleografia e la lettura dei manoscritti maltesi, poiché la scrittura dei nostri documenti è tutta propria e non appartiene ad alcuna scuola, agli studenti venivano assegnati dei volumi, e ognuno sotto la guida del professore doveva trascrivere i documenti che maggiormente interessavano Malta prima della venuta del glorioso Ordine di San Giovanni nel 1530.

Tra i documenti di cui il sottoscritto aveva l’incarico della trascrizione figurano, inter alia, dei documenti che vanno dal periodo angioino fino ai principi del secolo XIV.

I documenti in esame non sono gli originali ma bensì una copia quattrocentesca, forse fatti fare da qualche notaio siciliano trasferitosi a Malta per conto proprio o trapiantatosi per ordine del sovrano, ad atteggiare alla Mdina o al Borgo, i due centri, amministrativo e marittimo. Alcuni dei documenti che abbiamo trascritto sono stati pubblicati in Sicilia a cura della “Società Siciliana per la Storia Patria.” Il professore Giuseppe Silvestri, già sovrintendente agli archivi della Sicilia aveva pubblicato alcuni di tali documenti (De Rebus Regni Siciliae, Palermo, 1882) che aveva trovato inediti in due registri conservati nella Biblioteca Communale di Palermo.

Ma siccome tali documenti non si trovano editi a Malta e sono raramente consultati nell’Archivio della nostra Metropolitana, abbiamo creduto opportuno stamparli ne la Melita Historica per gli studiosi che intendono ricostruire la storia del nostro medioevo maltese.

I documenti che pubblichiamo sono del tardo periodo angioino, quasi emanati dalla cancellaria alla vigilia del Vespro Siciliano. Di questo periodo a Malta che va dall’anno 1266 all’anno 1283 aveva scritto il compianto nostro professore Vincenzo Laurenza; ma la trascrizione del Laurenza è stata attinta da documenti negli Archivi di Stato di Napoli. Abbiamo anche noi trattato del periodo angioino in “Scientia,” vol. XVII, fasc. 4, Oct-Dic., 1951, pp. 160-168.

La trascrizione di questi documenti l’abbiamo fatta dal volume manoscritto “Miscellanea notitiarum antiquarum” marcato C. 29, conservato nell’Archivio della Ven. Cattedrale Metropolitana, Mdina.

[p.197]I

Il primo documento che pubblichiamo ha un valore molto importante per la storia di Malta, e nessuno dei nostri studiosi ha mai menzionato tale documento.

La prima menzione della franchigia della estrazione del frumento rimonta soltanto all’anno 1350, quando il 7 ottobre il Re Ludovico con un suo privilegio in riguardo dei segnalati servigi prestati dai Maltesi alla Real Corona, aggregò queste isole di Malta e Gozo tra le città demaniali del regno.

Il documento che pubblichiamo non ci è pervenuto assieme ad altri privilegi concessi dai sovrani della Sicilia ai Maltesi, e non si trova neanche registrato nel volume Privilegi dell’Isola di Malta 1350-1585, numero 9 dell’Archivio dell'Università. E perciò tale copia, conservata in uno dei volumi manoscritti nell’Archivio della Cattedrale, merita non soltanto di essere pubblicata e conosciuta ma anche studiata accuratamente.

Rilevante nel documento inter alia è che l’annessione di Malta e Gozo al Regio demanio non era una novità neanche nel 1283 poichè questo documento non è che la conferma di un altro simile privilegio, finora da noi ignoto, dell’Imperatrice Costanza e l’Imperatore Federico, prout per praecessores nostros in regno nostro Siciliae recepti et conservati fuerunt. Giova anche rilevare che oltre alla fedeltà dei maltesi al Re, contribuiva anche la vicinanza delle stesse isole alla Sicilia, quod ipsae insulae nostrae Siciliae sunt vicinae.

Considerando la data del documento, e cioè 19 aprile, 1283, si rileva che quando le isole facevano ancora parte del dominio angioino, il Re Pietro, il conquistatore della Sicilia, appena due anni dopo la sua incoronazione, proclama l’annessione delle isole maltesi alla Sicilia nonostante che le isole con a capo il Castrum maris, il noto Castel Sant’ Angelo formavano parte del propugnaculum angioino. Ed è perciò, forse, che si credeva da molti autori che “la cospirazione contro Carlo d’ Angiò fù tramata a Malta.” Il Vassallo (Storia di Malta, Tip. G. Muscat, 1890) infatti, ignaro del documento che pubblichiamo, afferma che non si sono succeduti “fatti d’arme prima che finita non fosse la flotta del Loria” (p. 83), e prosegue che “le galee sotto il commando del valente Ruggero Loria sbarcarono al porto di Malta verso l’ottavo giorno del mese di giugno, 1283.” Ciò significa che il nostro documento è anteriore di circa due o tre mesi alla data che finora ci è stata suggerita dai nostri storici. I Maltesi, quindi, da molti mesi prima avevano prestato fedeltà al Re Pietro, e probabilmente una deputazione maltese ebbe ricorso allo stesso sovrano e gli impetrò l’ annessione humiliter nostro culmini suppliearunt. In conseguenza di che, mediante il documento che pubblichiamo, lo stesso Re Pietro annesse le isole al Regio demanio il 7 aprile, 1283.

Petrus dei gratia Aragonum et Siciliae Rex, Si ad extollendam nostri culminis dignitatem pertinere dignoscitur dominium universale ac regimen nostrorum omnium subiectorum et ad universos ipsos noster favor generaliter impendatur, ad eos potissime dignum est nostrae celsitudinis favorem impendi qui praecessorum nostrorum divae memoriae et nostrum semper demanium et dominium dilexerunt. Decet enim gaudere regii protectione favoris qui se regali solio preheligunt gubernari, praesentis igitur relationis eloquio universis nostris fidelibus tam praesentibus quam futuris, volumus fieri notum, quod universi [p.198] homines insularum nostrarum Malthae et Gaudisii fideles nostri attenta fidelitatis devotione humiliter nostro culmini supplicarunt, ut eos in demanio et dominio nostro, prout per praecessores nostros in Regno nostro Siciliae recepti et conservati fuerunt, recipere et conservare benignius dignaremur. Quorum supplicationibus inclinati, attenta fidelitatis devotione quam erga dictos praecessores nostros gesserunt et gerere erga nostram non desinunt majestatem, Regali semper subiici demanio cupientes attento etiam quod insulae ipsae insulae nostrae Siciliae sunt vicinae, ob quam vicinitatem non decet eas a nostro demanio et dominio separari. Universos homines ipsarum insularum Malthae et Gaudisii fideles nostros cum insulis ipsis et omnibus bonis eorum in demanium et dominium nostrum benigne assumpsimus in demanio et dominio ipso et haeredum nostrorum perpetuo conservandos. Nec cuique de cetero liceat insularum ipsarum a demanio et dominio nostro subtrahere quos in eis nostra recepit, ut praedicitur, celsitudo. Confirmantes eis privilegia Imperatricis Constantiae et Imperatoris Frederici praecessorum nostrorum divae memoriae hominibus ipsis facta, per quae homines ipsos cum eisdem insulis et bonis eorum in eorum demanium et dominium assumpserunt, in eisdem demanio et dominio perpetuo conservandos ad hujus autem nostrae concessionis memoriam et robur perpetuo valituram, praesens privilegium fieri iussimus per manus Vinciguerra de Palacio, de Messana, regni nostri Siciliae notarii consiliarii familiaris et fidelis nostri et sigillo pendenti majestatis nostrae mandavimus communiri.

Datum Messanae, XVIIII aprilis, XI Indictionis, anno secundo (1283).

II

Da questo documento ci vien fatto noto il nome del Castellano di Malta, il milite Matteo DE PODIO. Il documento è datato da Reggio, il 2 Marzo, 1282. Il Sovrano vien a sapere da uno dei suoi seguaci e udditi, un tale Guglielmo TRESASCO, che ritornava da Malta, che il Castellano de Podio ed altri sudditi desideravano ricoverarsi sui vascelli del Re, forse perchè le battaglie tra le due fazioni erano all’ apice. Il de Podio intendeva anche, con il debito permesso del Re, dimettersi da Castellano. Ciò spiega anche che i partigiani di Re Pietro a Malta erano numerosi, e tramavano per liberarsi dal dominio angioino, forse anche prima della stessa Sicilia.

Petrus dei gratia Aragonum et Siciliae Rex. Matthaeo de Podio, militi castellano Castri Malthae, viro nobili et discreto, gratiam suam et bonam voluntatem. Guillelmo Tresasco nuper de partibus Malthae veniens, ut dicebat, coram praesentia nostrae majestatis adductus, coram nobis exposuit affirmando, quod voluntatis vestrae erat imittere nobis Castrum Malthae praefatum, dum nos, vos et alios ad ipsius Castri minime deputatos ac vobiscum inibi existentes exinde exire permitteremus incolumes et ad partes ubi tuti essetis in vassellis nostris transportari faceremus illesos. Unde obis notificamus quod si corde vobis est ita facere ut superius continetur, vos affidamus et ad locum vobis tutum deferri faciemus personas omnium qui in Castro fuerint supradicto. Rescripturi nostrae excellentiae quidquid proposueritis de praedictis.

Datum Regii, anno domini millesimo CC. LXXX. II, mense martii, secundo eiusdem, undecimae Indictionis, regnorum Aragonum anno VII, Siciliae vero primo.

[p.199]III

Il documento porta la stessa data del precedente, ed è un salvacondotto a favore di Guglielmo TRESASCO che viaggia per Malta per affari di stato, e che dovrà godere tutta la protezione maltese, senza molestia.

Petrus dei gratia Aragonum et Siciliae Rex. Universis officialibus et subditis suis praesentes litteras inspecturis fidelibus suis gratiam suina et bonam voluntatem. Fidelitati vestrae praecipiendo mandamus firmiter et districte, quatenus Guillelmo Tresasco praesentium exhibitori, qui est ad partes Malthae pro quibusdam nostrae Curiae servitiis profecturus et exinde ad nostram excellentiam regressurus nullam molestiam vel contrarium faciatis. Immo eum permittatis ire et venire, libere et secure.

Datura Regii, anno domini millesimo CC. L. XXX. II, mense martii, secundo eiusdem, XI Indictionis, regnorum nostrorum Aragonum anno, VII, Siciliae vero primo.

IV

Questo documento è di maggior importanza siccome oltre alle vicende rilevanti abbiamo anche una lista di alcuni abitanti a Malta, possibilmente oriundi siciliani, i di cui nomi sussistano tuttora a Malta. Ciò forse servirà anche a tracciare l’origine di alcuni cognomi maltesi.

Il testo racconta tutta la vicenda che diede origine al documento. Un Basilio d’ENRICO, cittadino di Messina, aveva chiesto al Sovrano che gli venissero restituiti i libri ed altri oggetti già appartenenti a Guglielmo suo figlio, che era giudice a Malta, e che durante una rissa o tumulto rimase ucciso dai maltesi. I detentori della proprietà dell’ ucciso erano Sansone de Sarbo (Zarb), Simone de Arola, Puccio de Leone, Marco de Asmundo ed il figlio Nicolino, Dionisio de Barro, Guido Testa, Nicola Puccello, il medico Giacomo Fino, fiorentino, ed il notaio Enrico... Con questo documento il Sovrano Pietro ordina a Manfredo Lanza, capitano e giudice di Malta e Gozo, perché costringesse tali detentori a restituire questa proprietà al padre del defunto.

Nos Petrus dei gratia Aragonum et Siciliae Rex. Manfrido Lancee capitaneo et iustitiario insularum Malthae et Gaudisii fideli suo etc. Basilii de Henrico civis Messanae fidelis nostri porrecta nostro culmini petitio continebat quod cum tempore comunitis Siciliae proximo praeterito quaedam briga seu tumultus ortus fuisset in praedicta terra Malthae, et inter ipsam iudex Guillelmus de Henrico de Messana, filius exporrentis ipsius, fuisset a quibusdam hominibus dictae insulae casualiter et indebite interfectus vita gener Sansonis de Sarbo, Simonis de Arola, Puccius de Leone, tuscus, Marcus de Asmundo et filius eius Nicolinus, Dionisius de Barro, Guido Testa, Nicolaus Buccellus, magister Iacobus medicus Finus, florentinus, notarius Henricus et quidam alii de eodem terra Malthae libros et quasdam alias res mobiles ipsius quasdam iudicis Guillelmi ceperunt et habuerunt, quas eidem Basilio, ad quem de iure spectent, restituere denegant in ipsius Basilii praeiudicium et gravamen Cumque supplicaverit humiliter sibi super hoc per nostram excellentiam providere, eius supplicationibus inclinati, fidelitati tuae praecipiendo mandamus, quatenus praedictis viros ad restituendum praefato Basilio libros et res alias quae fuerunt dicti filii sui, ut superius est expressum, ad quem Basilium res ipsae de iure, ut praedicitur, spectent si expedierit districte compellas, si per eos est exponitur capta et ablata fuerint, sic quod non contingat denuo exponentem ipsum propterea coram celsitudine nostra quaerimoniam iterare.

Datum Messanae, XII aprilis, XI Indictionis, anno M. CC. LXXX. III.