Source: Melita Historica : Journal of the Malta historical Society. 3(1962)3(1-41)

Il Convento di S. Francesco in Rabat (Malta) dei Frati Minori Conventuali[1]

Bonaventura Fiorini

            In quale anno giunsero i figli di S. Francesco a Malta e chi furono i primi Minoriti? In quale anno furono gettate le basi  del primo edificio francescano e chi fu il fondatore di quel primo convento di Mendicanti nell'Isola e che è il San Francesco di Rabat, dei Frati Minori Conventuali?

            Questi i primi interrogativi che s'affacciano spontaneamente a chi s'accinge a stendere pur scheletricamente la storia del primo convento francescano a Malta. E in questo studio cercheremo di rispondere adeguatamente alle singole domande e di sfrondare di molte inesattezze ed errori le notizie che man mano si sono andate accumulando nei confronti del nostro convento di Rabat.

            Occorre anzitutto sottolineare che sono quanto mai oscure le origini e la evoluzione della primiera vita francescana a Malta. Inoltre scarsissime le fonti. Malta nel trecento era poco popolata, e, sebbene costituisse una diocesi, aveva però due sole parrocchie.[2]

            Non sarà quindi possibile accertare del tutto le date precise e il nome dei fortunati confratelli che per primi approdarono a Malta e vi fondarono il primo convento. Ma cercheremo d'illustrare nel migliore modo possibile, secondo documenti e tradizioni, il nostro assunto.

            Per il nostro scopo abbiamo compulsato l'archivio generale dell'Ordine, le biblioteche Nazionale e Comunale di Palermo, la nostra Reale Biblioteca di Malta e l'Archivio della Provincia e del Convento di Rabat. E con l'aiuto di altre fonti tanto francescane quanto locali, abbiamo potuto tracciare, sebbene in forma incompleta, il lento sviluppo del convento di Rabat e del francescanesimo a Malta.

            Gli storici maltesi sono tutti d'accordo nell'affermare che il convento di S. Francesco di Rabat è il primo cenobio di Mendicanti fondato nell'Isola. D'altra parte, tuttavia, regna il più assoluto silenzio tra i cronisti francescani dei primi secoli, i quali non fanno il minimo accenno alla fondazione del convento in parola.

            Solo un documento del XIV secolo, e cioè un diploma di Federico III pubblicato da Rocco Pirri, rivela il convento di Rabat anteriore al 1370.

            [p.2] E lungo il corso dei secoli, è proprio questo documento che offre la data ufficiale e storica, supplendo all'impossibilità di fissarla per altra via.

            Per essere chiari e precisi non sarà inutile raggruppare in diverse categorie le fonti che utilizziamo nella ricerca della data di fondazione e ripartirle in ordine e con criterio cronologico:

            1) In primo luogo elenchiamo le fonti più antiche che hanno catalogato il numero delle case, dei conventi, la divisione delle Province e altri documenti coevi che hanno attinenza al francescanesimo. E sono: la più antica statistica delle Province, delle Custodie e dei Conventi; la Serie Gregorii X; la Serie Ufficiale del Capitolo Generale Argentino; la Serie di Onorio IV; il Catalogo Sanctorum Fratrum Minorum; la Serie di Fra Paolino da Venezia; quella di Fra Bartolomeo da Pisa e l'Archivio di Stato di Palermo.

            2) In secondo luogo citiamo il gruppo degli storiografi tanto francescani quanto maltesi, che hanno raccolto dati e cronache e hanno trasmesso notizie importanti per ricostruire la storia dei Conventi. Ricordiamo il Tossignano, Rocco Pirri, il Cagliola, l'Abela, il Wadding,il conte Ciantar, il Franchinì. A costoro associamo diversi manoscritti dei convento di Rabat che vanno dal secolo XVI fino al novecento.

            3) In terzo luogo cataloghiamo gli storici moderni quali il Ferris, il Vassallo, il Dottor Caruana, il Padre Abate, O.F.M. Conv., il P. Sparacio, O.F.M. Conv., ed il P. Pou y Marti, O.F.M., che hanno scritto tutti dopo il 1850. Nell'ultimo cinquantennio del secolo scorso sono affiorate due notizie di nuovo conio. La prima ipotesi rimanda la fondazione del convento di Rabat al 1310; la seconda, la disinvolta e sbalorditiva ipotesi, fa nientemeno risalire allo stesso Serafico Padre San Francesco la fondazione del convento di Rabat. Noi le rigettiamo ambedue perché non suffragate da alcuna documentazione.

I

La Fondazione del Convento

            Quando fu fondato il Convento di Rabat ?

            Per rispondere all'intricato quesito bisogna ricorrere alla luce di documenti di consistenza storica. Essi costituiscono le fonti che dimostrano la storicità del fatto accaduto. Non dobbiamo tacere che Malta nel secolo decimoquarto, quando si suppone sia stato fondato il convento di Rabat, subiva tutte le vicende politiche e religiose della Sicilia ed in certo qual modo l'espansione del francescanesimo a Malta e la fondazione di nuovi conventi nell'Isola dipendevano unicamente dallo sviluppo della Provincia Siciliana. Forse, oliando verrà scritta la storia dei conventi di Sicilia potrà emergere qualche nuovo elemento che faccia luce sul convento di Rabat.[3]

            [p.3]

(1) — Statistiche e Documenti Antichi

            Un esame alle più antiche statistiche dell'Ordine completamente esclude dalla loro serie il nostro convento. E con le fonti francescane alla mano del trecento e del quattrocento non si riesce a stabilire con certezza storica l'anno di fondazione del primo convento francescano di Malta. Non un solo accenno si rintraccia nella serie del 18 novembre 1274 di Gregorio X; né il Capitolo Argentino del 1282 o la serie di Papa Onorio IV fanno alcuna menzione del convento di Rabat.[4] È anche inutile ricorrere alla serie inglese, al catalogo Sanctorum Fratrum Minorum[5] o allo stesso Vetustissimum Provinciale di Fra Paolino da Venezia[6] perché esula da queste statistiche francescane. Ma il convento di Rabat è taciuto da queste prime fonti perché sconosciuto o perché non era ancora fondato? Ci meravilgia il fatto che sia stato omesso da fra Bartolomeo da Pisa, quando si pensi che il convento di Rabat era già in piedi quando il Pisano incluse nelle sue conformità l'elenco dei conventi dello Ordine.[7] Percorrendo il Bullarium Franciscanum dei primi secoli della vita francescana non risulta che il convento sia stato eretto per bolla pontificia, come tanti altri del tempo.[8]

            La prima allusione esplicita della prima abitazione dei figli di San Francesco a Malta, e quindi il primo documento di indubbia autenticità che ci garantisce la presenza dei nostri Minoriti e l'esistenza del convento francescano già prima del 1370 è un diploma di Federico III, il Semplice (1355-77), rè di Sicilia, con il quale costitutiva il P. Nicola Papalla, O. Min., rettore dell'ospedale di San Francesco, attiguo alla chiesa omonima. La bolla, in data 8 dicembre 1370, venne pubblicata da Rocco Pirri.[9] Riproduciamo la parte che ci interessa:

            "Scriptum est Venerabili Magistro Cappellano suae Cappellae Consiliario, vel eius in Curia locumtenenti familiari, et devoto suo, etc.

            Cum ad supplicationem noviter culmini nostro factam per Fratrem Nicolaum Papalla, Ordinis Minorum, Confessorem, Cappellanum, familiarem, et devotum nostrum, consideratis eius gratiis, acceptisque servitus, quae ab hactenus Excellentiae nostrae praestitit, atquae praestat ad praesens, eidem Fratri Nicolao Rectoriam, seu gubernationem Hospitalis Sancti Francisci siti, et positi in civitate Insulae Meliveti iuxta ecclesiam Sancti Francisci prope [p.4] cemeterium Sancti Pauli ... in tota vita sua benigne, et gratiose duximus committendas, devotioni vestrae mandamus ..."[10]

            Sebbene il documento allegato non abbia attinenza alcuna o legame storico con la fondazione del convento di Rabat, pur tuttavia costituisce una prova di capitale importanza per noi, perché irrefragabilmente dimostra che dove tuttora sorge il convento e la chiesa di San Francesco in quella stessa località, già anteriormente al 1370 esisteva un complesso edilizio francescano. Infatti il regio diploma afferma che l'ospedale di San Francesco era attiguo alla preesistente chiesa, di cui molto probabilmente il Papalla era rettore. È vero che la bolla non si riferisce alla fondazione del convento (perché non entrava ciò nell'ambito della collazione del beneficio), ma dice che anteriormente al 1370 era già in piedi, ciò che basta per noi. È quindi certo che i nostri religiosi avevano già allora stabilito la loro dimora a Rabat, non lungi dal luogo dove

            San Paolo predicò ai Maltesi. Là essi fondarono il primo luogo, quanto a dire il primo convento, fuori delle mura della città Notabile-Rabat, come le consuetudini francescane del tempo richiedevano e del quale luogo non è possibile oggi ricostruirne la forma e le proporzioni, sebbene si possa arguire sia stato piccolo e povero. Là fondarono i primi francescani a Malta il loro primo ostello e là sono rimasti sino al giorno d'oggi.

            Sarebbe ora lecito chiedersi da chi abbiano avuto il sito per fabbricare chiesa e convento, e chi sia stato il primo benefattore dei nostri religiosi. Non siamo stati fortunati nel rintracciare i loro nomi. Chi è stato il primo francescano a mettere piede sul sacro suolo di Malta? e chi è stato il fondatore di Rabat, un maltese od un forestiero? Sono questi interrogativi che hanno bisogno di una risposta molto difficile a dare.

            Adesso si affaccia alla mente un altro quesito: di quanto tempo il convento di Rabat è anteriore al 1370? di molti anni? di poco tempo? Non abbiamo documenti incontestabili che facciano luce su quanto ancora si cerca di dilucidare. Nulla possiamo aggiungere in proposito, ma non è improbabile che sia stata la Casa reale degli Aragonesi.[11] Ma rimaniamo sempre ne1 campo delle ipotesi e non su quello certo della storia. Va anche sottolineato che nello anno in cui venne conferita al Papalla la rettoria dell'ospedale, il Vescovo di Malta era un francescano, Antonio, eletto il 19 Agosto dello stesso anno e trasferito da Tessalonica.[12] È anche lecito supporre con il conte Ciantar[13] e con il Padre Sparacio[14] che il convento di Rabat fosse fondato dal primo [p.5] vescovo francescano di Malta, Enrico da Cefalù eletto il 10 Gennaio 1334.[15] Potremmo anche supporre che fosse stato eretto dai francescani che facevano tragitto tra il continente e l'Africa.[16] È vero che non abbiamo testimonianze esplicite del loro passaggio in Malta, ma data l'importanza del porto, è molto verosimile che si siano fermati e forse vi abbiamo eretto anche un convento.

            Un altro elemento che dobbiamo utilizzare è che nel 1380 viveva, e a quanto pare nel convento del Santo a Padova, un religioso colto, un certo "frater Astasius de Melita", sacerdote che si interessava a studi, tanto da trascrivere di sua mano 'La Summa Theologica del celebre Maestro francescano inglese fra Guglielmo Ockam.[17] Ora il fatto dimostra che il convento di Rabat aveva già raggiunto una organizzazione interna che suppone un periodo di tempo abbastanza lungo, se poteva mandare i suoi alunni a compiere la formazione scientifica in centri universitari fuori dell'Isola. Ma "a posse ad esse non valet illatio" e rimane soltanto certo che il convento è anteriore al 1370.

(2) — Documenti e Storici dei Secoli XVI-XVIII

            Come ciascuno può constatare da quel che abbiamo raccontato che i documenti francescani dei primi secoli nulla dicono che possa indicare quando effettivamente venne fondato il convento di Rabat. Non credo si debbano incolpare i vecchi religiosi per la mancanza di documenti e se oggi non sono arrivate a noi le reliquie sul passato, la causa va ricercata o al tempo edace o alle scorrerie turchesche o ad altre cause indipendenti dai religiosi. Non era ancora scritta la prima storia religiosa e civile della nostra isola quando, dopo l'avvento dei Cavalieri di Rodi, nel 1586 lo storico francescano Ridolfi da Tossignano pubblicò la notizia che a Malta e Gozo si trovavano due nostri conventi. Dalle notizie precise e categoriche che fornì il Tossignano, sembra sia stato testimonio oculare, per aver visitato Malta durante il corso di una sacra Visita. D'altronde da chi avrebbe potuto attingere le notizie da lui pubblicate, se ancora nessuno scrittore tanto dell'Ordine quanto estraneo si era preso la briga di scrivere la storia di Malta?  Egli laconicamente ha scritto: "A Malta vi è un convento, un luogo assai modesto e povero, di cui si ignora l'anno di fondazione, e abitato da pochi religiosi".[18] È chiaro. Il convento era povero e di proporzioni modeste e limitate e inoltre era ignota a quei religiosi la data di fondazione di quel convento.  Naturalmente da storico qual era, aveva voluto sincerarsi della prima evoluzione francescana a Malta, dell'anno di erezione del convento,   ma non ha riscontrato documenti o tradizioni che coi. fermassero una data precisa e conosciuta dei primi [p.6] movimenti francescani a Malta. E il Tossignano parve un virgulto stento e solitario.

            Crebbe con l'Abate Netino Rocco Pirri che nel 1638 pubblicò la bolla di Federico il Semplice. Sicché è il secondo storico in ordine di tempo a dare notizie del convento di Rabat. Valorizzò il protocollo del Regno di Sicilia e giustamente affermò che i Frati Minori Conventuali posero piede a Rabat prima del 1370. E la sua conclusione non fu una gratuita ed arbitraria affermazione, ma una logica conseguenza di una premessa certa.[19] Crebbe in parte il virgulto con l'opera del Cagliola nel 1644. Egli, maltese di nascita, conoscitore anche della storia dei patri conventi, aveva l'intenzione di scrivere diffusamente i fasti dei conventi maltesi, ma nell'Almae Siciliensis Provinciae si limitò a ripetere il Pirri, affermando che il "Convento dì Rabat è di vecchia data, ma non si ha notizia dell'anno di fondazione. È certo però che nel 1370 era già eretto. Quindi a nessuno sfugge che il convento sia anteriore a quella data".[20] E, il Cagliola arriva alla stessa conclusione del Pirri e ritiene che il nostro convento è anteriore al 1370.

            Alla distanza di soli tré anni dalla pubblicazione del Cagliola, nel 1647 comparve la prima storia di Malta, compilata dal Commendatore Giovanfrancesco Abela, ritenuto giustamente il padre della storia patria.[21] Riguardo al nostro convento di Rabat accolse senza altro la notizia trasmessa dal Pirri e appoggiandosi a lui non si discostò dall'opinione che il convento francescano fosse anteriore al 1370.[22] Non riusciamo a comprendere come mai il Wadding non abbia inserito nei suoi poderosi volumi il nostro convento di Rabat.[23] Quasi tré secoli dopo, il compianto Padre Sparacio nel 1925, ci dava alcune notizie utili allo sviluppo della storia dei nostri conventi, e aggiungendo alle notizie già da altri pubblicate nei riguardi dell'anno di fondazione del convento, esprime la propria opinione, asserendo che non era improbabile che fosse stato fondato dal primo vescovo francescano dell'Isola Enrico da Cefalù. Egli afferma che non si può dubitare che non sia anteriore al 1370 e lo suppone del 1384.[24] Ma le prove?

            Questi sono gli storici che per la scarsa vitalità di simili studi si ingegnarono di colmare la esistente lacuna.

            [p.7] (3) — Mutamento Repentino di date nel Secolo XIX

            Abbiamo passato in rassegna gli storici più accreditati che hanno accennato al convento di Rabat. Risulta evidentemente che gli scrittori posteriori a Rocco Pirri si sono appoggiati a lui. Ma nella metà del secolo decimonono, riscontriamo negli scrittori uno spostamento arbitrario di date non suffragate da documenti. Si sono allontanati dalla data fino a questo tempo stereotipata e hanno inventato di sana pianta una nuova facendo risalire la fondazione del convento al 1810. Sembra il Sacerdote Leopoldo Fiteni a darne notizia, il quale senza addurre una prova scrisse: "Si fecero comparire tra i Religiosi in Malta i Minori Conventuali di San Francesco e fondarono l'anno 1810 il loro convento.[25] Più tardi, nel 1854, il Signor Vassallo, pubblicando la sua Storia di Malta, plagiando evidentemente il Fiteni, giacché è stato lui il primo ad avanzare l'opinione che il convento fosse fondato nel 1810, stampò: "Nel decimoquarto (secolo) vi troviamo la erezione di tré conventi: quello dei Minori Conventuali nell'anno 1810 ...".[26] Ma nessun documento comprova l'asserzione. Undici anni più tardi, nel 1866, il Cavaliere Achille Ferris non tardò a ripetere a occhi chiusi l'asserita affermazione che "il convento colla chiesa dei P.P. Minori Conventuali fu fondato nel 1310".[27] Degli scrittori stranieri conosciamo il solo Padre Pou y Marti, O.F.M., che abbia sostenuto tale ipotesi.[28] Una affermazione così categorica non suffragata da alcun documento o prova qualsiasi non può essere accettata nel terreno certo della storia. Sull'autorità di chi valorizzare l'asserzione? quale la fonte indicata da questi scrittori ? Nessuna. Quindi è ovvio che questa data bisogna respingerla come infondata o accettarla con il beneficio d'inventario.

II

La Pretesa Venuta di S. Francesco a Malta

            San Francesco è venuto a Malta?

            Una notizia molto sbalorditiva che fece subito presa, perché nuova, fu propagata dagli scrittori maltesi nell'ultimo ventennio del secolo XIX. Celebrandosi il 7° Centenario della nascita di San Francesco nell’1882, il dotto latinista Mons. Francesco Vassallo, Arcidiacono della Cattedrale, senza badare alla storia scritta, dettò per l'occasione una epigrafe, che correva così: "Templum pristinum, ut fert traditio, a Francisco Patre Nostro legifero, dicatum".

            [p.8] E così nacque di punto in bianco una tradizione mai esistita non avvalorata da un solo documento attendibile.[29]

            In seguito, nel 1899, il Dr. A.A. Caruana, senza accertarsene non tardò a ripetere l'opinione di Mons. Vassallo ed affermò, senza addossarsi la paternità dell'ipotesi, che l'idea de] tempo era "che San Francesco stesso avesse fondato il convento di Rabat, quando recandosi in Africa passò per Malta. Una tradizione vigente lo crede opera del medesimo Santo Patriarca".[30] Quasi non bastasse, nel 1909, in occasione del settimo centenario della fondazione dello Ordine, nel numero Unico si è scritto: "La tradizione infatti vuole che il Serafico Patriarca in viaggio alla volta dell'Africa, passasse da Malta,  ove fondò il Convento della Notabile, da sempre posseduto da noi. Ciò vien confermato da una iscrizione, che a detta degli antichi Padri del convento, si leggeva a tergo di un quadro tenuto nella camera del Balì Wolfang Guttemberg in detto convento. L'iscrizione era la seguente: Franciscum in Africani navigantem (sic !) cenobium Fr. C. Notabiliense instituisse traditur"

(1) — Valore Storico della Iscrizione e della Tradizione

            Sarebbe proprio caro al sentimento francescano poter provare che il Serafico Padre fosse passato per Malta e avesse fondalo il convento di Rabat. Noi maltesi potremmo aggiungere ancora una gemma preziosa alla fulgida corona di gloria che cinge la fronte della nostra amata patria. Potremmo vantarci di una gloria toccata a pochi confratelli del secolo XIII, Ma non si può essere cosi corrivi da accettare ciò che hanno scritto e mai provato altri. Solo chi si contenta di poco dirà: ecco dimostrata la presenza di San Francesco a Malta.

            Ma per lo storico ed il critico basta aver accennato a queste affermazioni per farci un'idea della infondatezza della tradizione che questi scrittori hanno cercato, magari involontariamente, per soverchio amore verso il convento o per mancanza di lavoro di ricerca, di convertire in certezza storica. È quindi ovvio che si tratta di quelle asserzioni o gratuite o fondate su certe tradizioni di cui lo storiografo non può fare alcun conto, perché non suffragate da documenti. E sull'autorità di questa iscrizione che nessuno ha mai visto, si è valorizzata e resa pubblica la notizia e poi successivamente ripetuta da chi scrive storia ma allo stesso tempo sfugge ad ogni precisazione. Gli scrittori che hanno avanzato l'affermazione che San Francesco fondò il convento di Rabat, non si sono limitati, con piena consapevolezza, al solo campo della possibilità, ma hanno imposto con certezza cattedratica una tradizione infondata.

            La pretesa tradizione nacque nel 1882. Prima non esisteva. Nacque dalla famosa iscrizione che nessuno mai vide. Puzza di favola il documento che si [p.9] dice esistesse, ed addurre l'inconveniente che è perito, è un comodo ripiego di coloro che non amano le indagini e credono di risolvere l'argomento plagiando gli altri. La ragione per cui l'iscrizione non può essere considerata come fonte storica indubbiamente autentica e perciò priva dì ogni valore è che non rappresenta la successiva e interrotta eco di altri scrittori del tempo a cui essa si riferisce e non è mai trapelato che San Francesco fosse passato per Malta e avesse fondato il convento di Rabat. Nessuna fonte è stata mai rintracciata dai cultori della storia patria nei riguardi della nostra iscrizione e perciò non hanno potuto trasmettere notizie del genere per tramandarla ai loro posteri.

            Non il Tossignano allude ad iscrizioni; al contrario esplicitamente afferma che i religiosi del 1586 ignoravano l'anno di fondazione. Qualora i frati avessero conosciuta la tradizione non l'avrebbero senz' altro manifestata al Tossignano?[31] Non Rocco Pirri, che ha scovato la bolla di Federico III, ha accennato all'iscrizione perché a lui certamente sconosciuta.[32] Non il Cagliola, maltese e che conosceva bene le cose dei nostri conventi, di cui ha anche stampato nel 1644 brevi cenni sul convento di Rabat, ha manifestato il minimo accenno alla tradizione e iscrizione, a lui interamente sconosciute.[33] Ne il Comm. Abela ha scritto delle tradizione e iscrizione.[34] Senz'altro questi scrittori avrebbero sottolineato un fatto così importante. Ma sul riguardo regna un assoluto silenzio. Anche il continuatore dell'Abela, il Conte Ciantar nel 1780 non fa la minima allusione; ripete senz'altro l'idea del maestro;[35] non il Fiteni nel 1841,[36] non il Vassallo nel 1854;[37] non il Ferris nel 1866,[38] accennarono ad una iscrizione ed ad una eventuale per quanto fortuita venuta a Malta del Serafico Padre. Qualora fosse comune la tradizione, almeno uno di questi storici l'avrebbe senz'altro raccolta ad avanzata.

            Allora sull'autorità di chi appoggiare una ipotesi tanto azzardata? Essendo perciò l'iscrizione una falsa o dubbia premessa, non ne può conseguire una [p.10] conclusione certa. E quindi bisogna senz'altro respingere l'iscrizione come inattendibile perché priva d'ogni fondamento storico e cade da sé la pretesa tradizione della venuta di San Francesco a Malta.

            Per avere l'iscrizione un valore probatorio deve contenere un solido fondamento in fonti storiche sincrone al fatto. Ma dove pescarle, giacché non possono sussistere perché il fatto non è mai avvenuto? E fatti mai avvenuti non sono ricordati. Nessuno storico ha mai affermato  che San Francesco è venuto a Malta. Quale dunque è stata la fonte adibita a formulare la iscrizione? Quindi è anche inverosimile la pretesa iscrizione che ha dato origine alla tradizione. Non è altro che un'affermazione gratuita e i documenti da cui si dice di dedurre tanta autorità non sono mai affiorati.

            È soprattutto il fatto è antistorico. Il Serafico Padre, "martyrii desiderio flagrans",[39] come ricordano i primi cronisti francescani, "zelo fidei accensus"[40] si recò in Oriente per meritarsi il martirio.[41] Esaminando l'itinerario seguito da San Francesco così dettagliatamente descritto nei suoi minimi particolari da Tommaso da Celano, O. Min.[42] e da Fra Bartolomeo da Pisa, O. Min.,[43] ogni ipotesi che San Francesco fosse potuto passare per Malta esula dalla mente di chi legge. Ili-Serafico Padre infatti lasciò Assisi verso la metà di giugno del 1219 e si avviò verso Ancona, donde con altri dodici compagni si imbarcò alla voluta dell'Oriente,[44] verosimilmente coi Crociati che dovevano partire il giorno di San Giovanni Battista, il 24 giugno.[45] Circa la metà del mese di luglio, giacché per la traversata si richiedeva quasi un mese o venti giorni,[46] San Francesco dopo aver toccato Candia e Cipro arrivò ad Acri e vi si fermò.[47] Poco dopo, e naturalmente si trattò di giorni, si imbarcò per l'Egitto con il solo Fra Illuminato, poiché gli altri frati li aveva affidati a Fra Elia. Giunse a Dannata o verso la fine di luglio o al più tardi nei primi giorni di Agosto. È certo che San Francesco non si mosse dall'Oriente se non per fare ritorno in Italia.[48] Ora si domanda: quando potè venire a Malta giacché il tempo impiegato per la traversata non gli permetteva di deviare il viaggio? Si potrebbe obbiettare che una causa qualunque, un naufragio, una [p.11] tempesta avesse spinto la nave a Malta. Qualora ciò fosse veramente accaduto, i dodici compagni o i Crociati avrebbero passato sotto silenzio un avvenimento così sensazionale? Non avrebbero raccontato gli stessi religiosi il fatto accaduto? Come i cronisti hanno sottolineato il passaggio da Candia, da Cipro e la fermata ad Acri, non avrebbero forse anche detto di aver toccato Malta? Proprio Malta è sfuggita aFa loro memoria? Quindi si conclude che una presunta venuta di San Francesco a Malta è destituita di ogni fondamento storico e perciò antistorica.

(2) — La Tradizione nei Registri del Convento

            A corroborare la nostra opinione che San Francesco non è stato mai a Malta e che quindi il convento di Rabat non è stato da lui fondato e perciò insostenibile la tradizione, concorrono altre prove schiaccianti. Provengono dall'Archivio del Convento di Rabat. Conserva l'Archivio di Rabat un buon numero di manoscritti che si chiamano Giuliane, ove sono registrate notizie, oneri di messe, vari obblighi del convento, libri di capitoli conventuali, decisioni dei religiosi ed altre memorie. Ora esaminando questi manoscritti, il cui contenuto non è stato mai pubblicato ci convinciamo ancor più che dal 1586 i religiosi non hanno mai saputo di una eventuale visita all'isola di Malta da parte del Serafico Padre. L'avrebbero passata senz'altro ai loro successori, come si sono presi la briga di redigere e formulare scritti e registri utili alla storia del convento.

            Nel 1638 il P. Cagliola essendo Commissario Generale dei tre conventi di Malta e Gozo, compilò una nuova Giuliana, nella quale incorporò quella lasciata dal P. Giacomo di Noto, Guardiano di Rabat, scritta, nel 1590.[49] Fra le innumerevoli notizie che trasmette il Padre Cagliola non figura la pretesa iscrizione e fondazione del convento di Rabat. Segno evidente che neppure la fonte da lui adibita accenna alla sensazionale notizia. Ambe le Giuliane del 1669[50] e del 1702,[51] decifrate rispettivamente come la seconda e la terza, non fanno il più 'lontano accenno alla iscrizione e tradizione. Fra gli incartamenti del convento si trova registrato un pro-memoria firmato dal P. Giovanni Paolo Agius il giorno 8 Maggio 1716 del seguente tenore: "Benché non vi sia memoria ne per scritture ne per libri in qual anno sia stato fondato questo Regio convento di San Francesco dei Rabato della città Notabile di Malta, nientedimeno tutti li storici di Malta dicono clic sia stato fondato prima di ogni altro convento desii altri Ordini".[52] Il P. Agius, nell'intento di tramandare ai successori le notizie del convento, ha scritto la nota senza accennare a tradizioni [p.12] od iscrizioni di sorta. Qualora fosse esistita al suo tempo l'idea che San Francesco fosse passato per Malta e avesse fondato il convento di Rabat, come era premuroso di registrare queste poche notizie a cognizione dei futuri religiosi, senz'altro non avrebbe mancato di sottolineare un fatto così importante per la storia del convento. Ciò dimostra che il fatto preteso era completamente ignorato. Se ha raccontato il meno, non avrebbe taciuto il più.[53] Poi dami le esplicite parole "Regio convento" suppone che a suo tempo l'idea era che il convento fosse stato fondato da qualche persona regale. E perciò in nessun modo si può provare che gli antichi Padri posero dietro il quadro del Balì la pretesa famosa iscrizione. Credemmo di trovare qualche allusione alla iscrizione e quindi alla relativa tradizione nell'Attuario o Giuliana IV del 1710. Trascorsero alcuni anni dalla dichiarazione del P. Agius che la tradizione voleva che il convento fosse fondato presumibilmente da rè Federico, quando i religiosi di Rabat costituirono una nuova Giuliana, sempre col proposito di tramandare ai successori notizie utili per il convento.

            I Frati non hanno trovato nulla di nuovo da registrare nei confronti della data, anzi al contrario affermano esplicitamente che il convento: "per tradizione si dice fondato da Federico rè di Sicilia di felice memoria", e perciò si chiama Regio Convento. Va da sé quindi che se esisteva una tradizione, era proprio quella che fosse stato il convento eretto da rè Federico. I Religiosi ignoravano completamente la iscrizione che ha dato origine alla creduta venuta di San Francesco a Malta.[54] Un altro argomento si aggiunge ai surriferiti. E arriviamo al 1801 e la iscrizione e relativa tradizione erano sconosciute ai religiosi. Un manoscritto di quell'anno conosciuto come "Inventario delli Giugali del Regio convento di San Francesco di Rabat" dice da per sé che la tradizione era quella comune, cioè che il rè di Sicilia Federico fosse stato il fondatore del convento.[55] Abbiamo passato in rassegna le fonti esistenti di Rabat. Abbiamo osservato che in nessun documento vi si riscontra che i religiosi abbiano trovato una iscrizione che parlasse del passaggio di San Francesco da Malta e quindi si conclude:

            1) Che la iscrizione non trova fondamento storico nelle fonti;
            2) che la pretesa tradizione del passaggio da Malta di San Francesco e della fondazione del convento da parte sua è antistorica.
            3) Che è storicamente certo, perché suffragata da documenti, che il nostro convento di Rabat è anteriore al 1370.

            [p.13]

III

Il Convento e la Chiesa di Rabat dal '600 a Oggi

            Abbiamo già avuto occasione di mettere in rilievo il lento sviluppo dello Ordine dalla fondazione di Rabat sino ai primi del 1600. Adesso ci domandiamo: a quali vicende storielle ha soggiaciuto il nostro convento? Quale il numero dei religiosi? Quale la loro vita e quale la loro attività? E' quanto mai oscuro il cinquecento e mancano documenti che facciano luce.

(1) — Vicende e Sviluppi del Convento di Rabat

            Delineare quasi trecento anni di storia con scarsi documenti alla mano è un'ardua impresa. Durante questo periodo di tempo man mano che si sviluppava la vita civile anche i religiosi di ogni Ordine estendevano le loro tende e fondavano nuovi conventi.

            È certo che i nostri Religiosi di Rabat hanno dato origine al convento di Gozo nel sito omonimo di Rabat, oggi Victoria. verso i primi albori del 1500. Dopo il grande assedio del 1565, i religiosi di Rabat si portarono alla Valletta e fondarono un'altra casa religiosa, che subito dovettero abbandonare a causa di epidemie[56] per installarsi poi nel 1598 definitivamente nell'attuale convento.[57] Dalle scritture conservate nell'Archivio del convento di Rabat risulta che oltre le scorrerie turchesche, e morbi contagiosi, il tempo edace, un'altra causa ha concorso alla perdita dei registri utili alla stesura della storia del francescanesimo a Malta ed è proprio questa. I procuratori o sindaci del convento fino al 1618 erano borghesi. Questi al termine della loro gestione non davano indietro ai religiosi i registri della loro amministrazione[58] e quindi i frati non hanno potuto conservare e passare ai loro successori le varie memorie dei tempi addietro. Abbiamo rintracciato solo due nomi di procuratori. Alla vigilia del Grande Assedio ne1 1561, era il Sig. Giovanni Muxi e nel 1605 il Sig. Garsia Mompalao.[59] Poi nel 1618 l'amministrazione passò in mano dei religiosi.[60] Dobbiamo sottolineare che durante il '500 i religiosi che formavano la comunità erano pochi, tré o quattro e qualche volta al massimo cinque. Siamo riusciti attraverso documenti vari a rintracciarne parecchi.

            Ignoriamo del tutto quale e quanta sia stata l'attività culturale ed apostolica dei nostri religiosi. È da supporre che abbiano svolto un fecondo apostolato con l'assiduità alle confessioni, nel dispensare la parola di Dio con zelo prettamente francescano. Nessun vestigio indica la presenza di molti studenti. Documenti ora emersi ci inclinano a credere che nell'ultimo decennio del 1500 vi erano gli studi e gli studenti.[61] II clero secolare maltese cercava la formazione scientifica e religiosa fuori di Malta. Apparteneva all'attività esterna dei [p.14] religiosi l'assistenza ai malati dell'ospedale di Santo Spirito, di cui nel 1506 i religiosi abbandonarono il governo.[62] Apostolato sociale è stato esercitato da un tale Frate Egidio, ricordato come angelo confortatore degli appestati durante il contagio del 1551.[63] Un altro francescano, religioso molto stimato e venerato dal popolo di Rabat, è stato il P. Giovanni Cuzcheri, superiore del convento.[64]

            Nel 1575, la Santa Sede inviò a Malta il Visitatore Apostolico nella persona di Mons. Duzzina. Visitando questi l'Ospedale di Santo Spirito veniva informato dai Procuratori dell'Ospizio. Sigg. Gabriele di Noto e Antonio Cassia, che la Chiesa di San Francesco era adibita da parecchio tempo ad ospedale, ed infatti vi erano quattro letti.64a Il sentimento religioso si era venuto intiepidendo. Infatti idee di marca luterana erano penetrate anche a Malta.[65] La vita religiosa del nostro convento intensamente vissuta nella sua interezza comincia ad evolversi col '600. Allora il convento contribuirà alla grandezza e al decoro dell'Ordine e alla gloria di Malta con un buon manipolo di religiosi fioriti nel campo delle scienze e nella santità di vita, darà insigni missionari, predicatori di grido, dotti reggenti, ministri provinciali e bravi maestri di teologia.

            Dopo un cinquecento alquanto oscuro, nuovi orizzonti si aprirono per il convento di Rabat. Alla fine del secolo, e precisamente nel 1598, venne mandato dalla Sicilia in qualità di Commissario Generale di Malta, il P.M. Daniele La Greca, da Nicosia.[66] Doveva essere un uomo dinamico, giacché appena arrivato diede un nuovo impulso di vita, di espansione e di ingrandimenti. Infatti fonda sotto il suo governo il convento di Valletto, ed i religiosi di Rabat danno mano al rifacimento integrale della loro abitazione, giacché il primitivo cadente non era più sufficiente a contenere i religiosi che senz'altro aumentavano di numero. Si ignorano l'architetto e il costruttore del grande convento rifatto con arte tecnica. Dalle date scolpite sulle volte dei corridoi, 1624, 1640 e 1666, si presume che siano stati ultimati i lavori in tempi diversi. Il convento aveva già subito questa prima trasformazione quando tra le due date menzionate giunse inaspettatamente il decreto di Innocenze X (1644-1655) "Instaurandae regularis disciplinae opus" del 15 ottobre 1652,[67] in virtù del quale il nostro convento doveva essere soppresso. Fu una circostanza d'oro. I nostri religiosi godevano tanta stima che si meritarono l'appoggio del Capitolo della Cattedrale, dei Frati Domenicani, degli Osservanti (oggi Frati Minori) dei Giurati della Città. Tutti questi sottoscrissero una petizione spedita alla S.C. dei Vescovi e Regolari per impedire la chiusura del convento ed il pericolo fu scongiurato.[68]

            [p.15] Nel 1681 il P.M. Marco Fiteni, guardiano del convento, ricostruì il refettorio ed ulteriori aggiunte furono effettuate nel 1688.[69] In un manoscritto della Real Biblioteca si trova accennata l'offerta ai nostri religiosi di Rabat della cura spirituale dell'Ospedale di Santo Spirito, da parte del Gran Maestro Perellos. Ma i religiosi dovettero declinare l'invito del principe per motivi a noi sconosciuti, ma dice il manoscritto "che col tempo poterono nascere".[70]

            Dopo questi ingrandimenti, ampliamenti e vicende del convento, per un secolo la cronistoria non trova notizie speciali da registrare. Occupata Malta dai francesi il 12 Giugno 1798, Napoleone Bonaparte decretò la chiusura di tutti i conventi ed emanò una legge con la quale costringeva i frati dei diversi Ordini religiosi di riunirsi in un convento del loro Ordine.[71] I nostri in un primo tempo dimorarono nel convento di Rabat,[72] ma in seguito, loro malgrado, dovettero accomodarsi nel convento degli Agostiniani, loro destinato dal governo francese.[73] "Chiuso il convento (di Sant'Agostino) le chiavi furono consegnate al municipalista Lorenzo Pullicino, e costui, a sua volta, giusto l'ordine ricevuto, le consegnò al Superiore dei Francescani Conventuali, siccome a costoro furono soppressi i tré conventi, di Gozo, di Rabat e di Valletta, ed, essendo più numerosi si pensò di provvederli di stanza in questo nostro convento".[74] Non sembra durato molto questo stato di cose, giacché gli Agostiniani rioccuparono il loro convento la vigilia di Natale del 1798.[75] Intanto il nostro convento era stato convertito in carcere,[76] ma appena riaccomodato i nostri religiosi vi ritornarono. Durante l'occupazione francese i nostri frati prestarono la loro assistenza spirituale agli ammalati degenti nel convento di San Domenico, mutato in ospedale con il seguente ordine: "Gli Agostiniani dalla prima Ave di Venerdì fino a quella di Sabato. I Francescani da Sabato sino la Domenica. I Carmelitani da Domenica a Lunedì. Gli Osservanti da Lunedì a Martedì. I Domenicani dal Martedì a Mercoledì. I preti Giovedì e Venerdì clero e capitolo e poi da capo".[77]

            Nel 1872 il Padre Generale Adragna mandò a Malta il P.M. Domenico Ruggieri con lo scopo di erigere a Rabat il Noviziato per tutta l'Italia, ma non [p.16] potè effettuarsi il disegno del P. Generale.[78] E il P. Ruggieri declinò l'ufficio di Commissario Generale.[79]  Dieci anni dopo fu costruito il professato, nel 1882.

(2) — La Chiesa di Rabat

            Quando si varca la porta moderna, la chiesa di San Francesco si profila oggi nel suo interno di una struttura architettonica settecentesca. Risale infatti l'attuale, iniziata prima del 1698, al 1701, anno in cui venne ultimata e poi consacrata nel 1908. La elegante chiesa è un lavoro in cui l'architetto si è dovuto limitare al poco spazio consentitogli dalla posizione poco adatta a sontuosi edifici e subordinarsi all'utilizzazione della precedente chiesa trecentesca. Quivi i frati hanno dovuto costruire l'attuale Santuario.

            I riferimenti documentari al primo complesso edilizio francescano di Malta sono troppo scarsi per poter seguire sul terreno certo della storia l'inizio della chiesa di Rabat. La prima notizia che ci assicura della sua erezione è la bolla regia di Federico III già nominata. Il "iuxta ecclesiam Sancti Francisci" è una prova irrefragabile che a quell'anno, 1370, già esisteva. Quindi, per evitare inutili ripetizioni, dobbiamo applicare alla data di costruzione della Chiesa l'opinione già espressa nei riguardi del convento, cioè che essa è certamente anteriore al 1370.[80]

            [p.17] Nel 1480 un insigne benefattore della chiesa, il castellano Giovanni de Nava, contribuì al suo ingrandimento, costruendo a sue spese l'abside della chiesa. Il suo aspetto originario ci è sconosciuto. Comunque sembra indubbi o dovesse avere all'incirca lo stesso perimetro dell'attuale, estendendosi all'arco che confina con la pubblica strada. Danni rilevanti ha subito la chiesa e la rese in atta agli uffici sacri. Infatti una indicazione del Tossignano del 1586 la descrive bella, grande, ma scoperta, cioè senza tetto e non ufficiata.[81] E questa esplicita dichiarazione dimostra che la chiesa abbisognava di urgenti restauri. Nel 1575 il visitatore Apostolico Mons. Pietro Duzzina fu assicurato dai procuratori dello ospedale Gabriele de Noto e Antonio Cassia che la chiesa di San Francesco da molto tempo serviva da ospedale. Infatti al tempo della visita vi erano letti per donne e i trovatelli.[82]

            Questo stato di cose non sembra durato molto, giacché agli inizi del 1600 i frati ufficiavano la chiesa. Il P. Stellini aveva donato pulpito verso il 1612 che venne in seguito rimosso a causa di avarie. Rifatto il convento i religiosi concepirono l'idea di fabbricarne una nuova sulla base della prima costruzione. Un primo atto che parla esplicitamente della ricostruzione della chiesa la troviamo nel verbale di un consiglio conventuale del 17 giugno 1698. Da questo atto risulta che il P. M. Marco Fiteni, guardiano di allora, aveva già cominciato i lavori di demolizione della chiesa e la costruzione della nuova. E venuti a mancare i fondi pecuniari, giacché la perizia superò le previsioni, i religiosi a togliere ogni inciampo, ricorsero al comun tesoro che fornì le somme richieste per il proseguimento o finale compimento della chiesa.[83] È una elegante costruzione in pietra a taglio di un classico romano, a una sola navata. Ha anche un solo ordine. I capitelli che sostengono le volte sono di ordine dorico inframezzati con altri ornamentali di ordine ionico.

            La chiesa è stata ricostruita su pianta del maltese Lorenzo Gafà, come testimonia il P. Fiteni nel consiglio conventuale del 12 dicembre 1705: "Il Gafà unico e principale architetto di tutta la nostra chiesa nuova".[84] La facciata dell'abside è a due colonne con timpano di ordine ionico e una finestra monofora. II campanile è di una data posteriore alla chiesa, costruito a spese del Balì Wolfang Guttenberg. Una campana, la mezzana, è stata rifusa a spese del P. Giovanni Battista Pace di Gasai Luca. Costò nel 1827 scudi 570.[85] La chiesa è stata; sempre dedicata al Serafico Padre San Francesco. Misura venticinque canne di lunghezza e nove di larghezza.

            Oltre l'altare maggiore, la chiesa ha altri sei altari. La pala principale raffigura San Francesco in atto di ricevere le Sacre Stimmate è opera di Tifo Troia.[86] Ma precedentemente vi era un quadro di Pietro Rossellini, della [p.18] scuola fiorentina, donato dai frati di Valletta.[87] Oggi si trova in convento. Il quadro dell'Immacolata è opera del romano Pietro Gagliardi eseguito a spese del Dr. Giacomo Gauci,[88] quello della Porziuncoìia del Cav. Raymond; quello di San Giuseppe del Prof. Lazzaro Pisani, quello di San Felice è opera del Cav. Reymond e quello di Sant'Antonio del greco Angelo Armenapulo. Alcune pale d'altare della vecchia chiesa con alcuni oggetti di metallo si trovano al museo della Cattedrale e furono donati dal P. Salvatore Cassar, guardiano, con il consenso della comunità. Un quadro ad olio rappresentativo di San Diego con il ritratto di un familiare della nobilissima casa di Nava dell'anno 1530, trovasi in Sacristia. La facciata della chiesa venne rimaneggiata nel 1900. Fu consacrata il 22 settembre 1908 da Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Pietro Balestra, O.F.M. Conv., Arcivescovo di Cagliari. Nel 1900, quando la chiesa parrocchiale di Rabat era colpita dall'autorità ecclesiastica d'interdetto, la nostra chiesa faceva le veci della parrocchiale ed il P. Salvatore Cassar ne era il parroco.

            Tra le disposizioni testamentarie si ricordano parecchi benefattori di San Francesco di Rabat. Il Dottor Antonio Bonello nel suo testamento del 29 agosto 1589 ordinò "quotannis in die Sancti Francisci de mense Octobris celebrari tacere festum solemne in honorem Beati Francisci in conventu Notabilis civitatis Melitae".[89] La Signora Imperia Xerri lasciò un gruppo di case per celebrare delle Messe in onore di Maria Immacolata. Il relativo atto di fondazione è stato stipulato d'ai notaio Bernardo Azzopardi i1 27 gennaio 1627.[90] Molti altri lasciti del secolo decimosesto dimostrano la devozione verso il Serafico Padre e la Madonna. Un altro insigne benefattore è stato il Balì Wolfang Guttenberg dell'Ordine Gerosolimitano, che legò numerosissimi lasciti di Messe ed altri beneficati. Una lapide marmorea in sacristia dice la riconoscenza dei nostri religiosi verso tanto benefattore.[91]

(3) — II Culto Verso la Madonna nella Chiesa di Rabat

            Dai diversi manoscritti del convento, ed in modo particolare dalle Giuliane del 1638, ove sono registrati numerose fondazioni di Messe ed altre opere del culto in onore della Madonna, emerge l'apostolato mariano dei nostri religiosi,[92] [p.19] i quali per maniere sempre accesa e viva questa devozione solevano celebrare solennemente la festa dell'Immacolata e nel 1731 decisero di tenere una pubblica processione il giorno dell'8 Dicembre. Infatti ricorsero al Vescovo Mons. Paolo Alpheran de Bussan per attuare il loro legittimo desiderio. Ma insorsero delle difficoltà abbastanza serie che frustrarono i disegni dei religiosi.[93] Intanto i frati non potendo celebrare esternamente la festa dell'Immacolata introdussero quella della Purità di Maria Vergine, assegnandole la 3a Domenica di Ottobre.

            A titolo di cronaca va sottolineato che nel 1763 i Francescani per onorare maggiormente il Serafico Padre, dopo aver ottenuto dalla Santa Sede il rescritto opportuno celebrarono per la prima volta con pompa esterna e con pubblica processione la festa delle Stimmate del Santo Patriarca il 28 Settembre 1764.[94]

            Dopo l'esodo dei nostri religiosi dal convento di Rabat voluto dalle leggi napoleoniche, appena ritornati seguitarono normalmente ad ufficiare la chiesa compiendo i loro doveri religiosi ripristinando la festa della Madonna della Salute.94a Nel 1818 infierì il morbo pestilenziale del colera[95]. I frati ricorsero alla [p.20] potente intercessione della Madonna e fecero il voto che qualora fossero stati preservati immuni dal contagio avrebbero senza altro introdotto la pia pratica del mese di maggio.[96] Sembra che la Madonna avesse accolto il voto dei religiosi perché nessun religioso contrasse il colera. Agli appelli dei religiosi il popolo corrispose generosamente e in tale misura che la chiusura del mese di Maggio assunse un tono festivo, con il panegirico in italiano, il canto del Tè Deum con accompagnamento di orchestra.

            Sebbene i frati avessero una statua in legno della Madonna, che si conduceva in processione nella festa della Purità, mancava però in chiesa un quadro artisticamente bello e nel frattempo devoto. Ma la Provvidenza aveva già preparato la strada per il rinvenimento di un quadro che doveva rimanere celebre negli annali, il quadro della Madonna della Salute. Chi avrebbe mai detto allora al fortunato P. Giacomo Camilleri, O.F.M. Conv., che quella sacra Icone trovata per puro caso in casa dei Signori Vassallo di Rabat sarebbe stata meta di infiniti e continui pellegrinaggi. Per opera dei religiosi il culto crebbe smisuratamente e nel 1886 il P. Modesto Sapiano, O.F.M. Conv., ottenne dal P. Generale il permesso di legare una forte somma per celebrare la chiusura del mese di maggio con grande solennità.[97] Per le innumerevoli grazie e per i favori celesti che la Madonna elargiva ai suoi devoti bisognosi di conforto, di aiuto, per le molte grazie di salute fisica, di guarigioni da malattie, veniva invocata dal popolo Madonna della Salute e la nostra chiesa di Rabat divenne ormai meta di anime imploranti e piangenti che da Lei, Madonna della Salute, invocavano protezione. E le nostre isole di Malta e Gozo si accesero di una particolare devozione verso la Madonna della Salute.

            Intanto sorse negli anni più recenti un altro infaticabile religioso, che per debito di giustizia non possiamo tralasciare di ricordare il suo nome, il P. Emanuele Ebejer, O.F.M. Conv., il quale svolse un'attività degna di ogni encomio e propagò in un modo ammirabile la devozione verso la Madonna della Salute e molto si affaticò perché quel quadro, che sembra una copia del Sassoferrato, venisse incoronato. Nel Capitolo Provinciale del settembre 1947 si venne alla deliberazione di chiedere a Sua Ecc.za Mons. Michele Gonzi il suo valido aiuto per ottenere dal Capitolo Vaticano il permesso di incoronare della Sacra Icone. Il P. Guardiano di allora, il M.R.P. Pio Marno svolse una attività peculiare per riuscire nell'intento. Il sogno della Provincia si avverò quando Mons. Gonzi il 4 Aprile 1948, pose a nome del Capitolo Vaticano la corona d'oro sulla fronte della Madonna, offerta dal popolo di Malta, alla Floriana, in piazza dei Granai.[98] Per l'occasione il nostro Ordine venne degnamente rappresentato dai mèmbri della Rev.ma Curia Generalizia il P.M. Alessandro Antonelli, delegato del P. Generale, il P.M. Giuseppe Abate, Segretario Generale, i PP. MM. Leone Veuthey e Francesco Giusta, Assistenti Generali, il P.M. Lorenzo Di Ponzo, Direttore Generale della Milizia di Maria Immacolata.[99] Con questa [p.21] solenne Incoronazione del quadro della Madonna della Salute si chiudeva il ciclo glorioso di quasi cinque secoli di vita e di storia del primo convento di Malta.

IV

Religiosi Illustri

            Il convento di Rabat lungo il corso dei secoli ha reso il più bei servizio alla Chiesa e all'Ordine Serafico perché asilo di formazione alle più elette virtù religiose e al sapere. Non ha mancato di dare uomini insigni nel campo della santità e della scienza, dell'attività missionaria e sociale. E le notizie riguardanti il loro curriculum vitae viene attinto alle fonti originali dei Regesti dello Ordine, dell'Archivio di Propaganda Fide e dell'Archivio Provinciale e dello Archivio di Stato di Palermo.

            1) P.M. Nicola Papalla, da Palermo, fu il primo Custode della Rotella Rossa.[100] Fu rettore dell'ospedale di S. Francesco nell'isola di Malta, Guardiano del convento di S. Francesco di Messina, Elemosiniere di rè Federico III, luogotenente del Maestro Cappellano regio, Cappellano Maggiore e confessore della Regina Maria Figlia di Federico e Cappellano Pontificio.[101]

            2) P.M. Stefano d'Angelo, il cui ritratto figura tra le eminenti personalità maltesi nei corridoi della Regia Università di Malta.[102]

            3) Fra Astasio de Melita, non meglio identificato. Nella Biblioteca Antoniana di Padova si conserva un Codice manoscritto siglato 644 e firmato proprio da lui: "Explicit Summa Magistri Gulielmi de Ockham anglici Ord. Fratrum Minorum scripta manu fratris Astasii de Melita eiusdem Ordinis anno Domini M.CCC.LXXX". Sembra sia stato Lettore a Padova.[103]

            4) P.M. Bonaventura Sammut, risulta "professor sacrae paginae" cioè Maestro in Sacra Teologia.[104]

            5) P.M. Paolo Bonnici, figlio del convento di Rabat. Ricevette l'Ordine Sacro del Diaconato il 15 giugno 1621 nella Parrocchiale di Casal Curmi da Mons. Cagliares.[105] Era baccelliere nello studio di Valletta quando ebbe l'ordine di trasferirsi nello studio dì Cracovia (Polonia) dal Padre Generale Montanari per laurearsi in quel Collegio.[106] Alcuni suoi scritti li riproduciamo alla lettera. Fu anche Vice-Prefetto di Moldavia.[107] Vi rimase per nove anni. Di lì passò [p.22] a Cefalonia fungendo da Vicario Generale. Instancabilmente operò anche a Zante, Corfù e Naxos, ove si trovava ancora nel 1657, avendo 66 anni di età.[108] Si presume che sia morto in quelle isole circa quell'anno.

            6) P.M. Bartolomeo Stellini, figlio del convento di Rabat. Uno dei più insigni Missionari Maltesi, che ha fatto onore all'Ordine e alla Patria. Nacque a Rabat nel 1590 da Maddalena e Vincenzo. Nel 1621 era baccelliere del Collegio di Valletta.[109] Il 20 aprile del 1612 ebbe dal P. Generale la facoltà di predicare e di ascoltare le confessioni;[110] il 20 agosto 1615 fu istituito pubblico predicatore;[111] fu Guardiano a Rabat[112] e Valletta[113] e poi fu mandato dalla Sacra Congregazione di Propaganda Fide Prefetto Apostolico della nuova Missione di Mesopotamia, eletto il 10 giugno 1641.[114] Si ignora il giorno e l'anno della sua morte, forse avvenuta in quelle parti nel 1657.

            7) P.M. Carlo Zerafa, figlio del convento di Rabat, insigne religioso per pietà e dottrina. Per il suo alto ingegno nel 1647 venne collocato nello studio di Palermo, quando era Reggente il P. Sghemma.[115] Prese la laurea dottorale il 2 maggio 1656;[116] il 2 dicembre 1666 viene dichiarato Padre di Provincia per aver esercitato per dodici anni l'ufficio di Maestro dei Novizi e per tré anni la lettura di Teologia di prima classe;[117] Guardiano alla Valletta e Commissario [p.23] Provinciale di Malta,[118] Segretario Provinciale e Ministro Provinciale di Sicilia;[119] Esaminatore Prosinodale, Qualificatore e Consultore dei Santo Offizio, Teologo del Gran Maestro Gregorio Caraffa e suo Confessore ordinario.[120] Un suo ritratto ad olio nel corridoio del convento è andato distrutto nell'ultima guerra.

            8) Fra Bonaventura da Malta, il 7 febbraio 1612 gli si concede la facoltà di confessare e di predicare;[121] eletto baccelliere 1'8 marzo dello stesso anno:[122] il 24 luglio 1612 viene nominato Maestro dei Chierici e Magister Artium:[123] il 5 dicembre 1616 gli si concede la facoltà "publice concionandi";[124] il 19 febbraio 1621 eletto Commissario Generale di Malta.[125] Poi nel 1641 con il P. Stellini se ne va in Mesopotamia.[126]

            9) P. Giuseppe Azzupardo, passato alla storia come un religioso di santa vita.[127] Per le sue benemerenze divenne padre di convento il 3 dicembre 1672.[128] Un quadro ad olio tuttora esistente si trova nel convento di Rabat.

            10) P.M. Carlo Calleja, nativo di Rabat.[129] Il 15 Marzo 1687 da Mons. Cocco Palmieri, Vescovo di Malta, riceve la prima Tonsura e gli Ordini Minori.[130] Il 16 dicembre 1690 viene collocato nello studio di Messina;[131] il 17 aprile 1700 il baccelliere fra Carlo viene collocato di famiglia ai SS. Apostoli (Roma);[132] il 29 ottobre 1700 ottiene la facoltà di confessare e predicare;[133] il 8 maggio 1701 quella di predicare pubblicamente;[134] il 12 giugno del medesimo anno subisce ,1'esame per essere ammesso Collegiale di San Bonaventura dinanzi al Cardinale Colloredo[135] e viene dichiarato approvato il 4 luglio 1701;[136] ottiene la laurea il 13 giugno 1704;[137] e l'indomani, 14 giugno 1704, il Mag. Carolus viene nominato lettore di Teologia Morale nel collegio di Valletta.[138] È stato anche Guardiano di Rabat.[139]

            10) P. Eugenio Preti, nominato Maestro dei Novizi a Naro in Sicilia[140] e poi a Rabat, ove ha lasciato un manuale per i Novizi.[141]

            11) P. M. Bartolomeo Vella, di Casal Luca, figlio del convento di Rabat; alunno del Collegio Melitense di Trapani. Fu chiamato al concorso di San [p.24] Bonaventura il 20 gennaio 1745[142] e poi di nuovo nel 1747. Ottenne la laurea dottorale il 25 aprile 1750.[143] Il 4 settembre 1753 fu destinato Reggente degli Studi a Catania;[144] nella Congregazione Generale del 23 maggio 1756 venne eletto Reggente di Messina,[145] riconfermato nell'ufficio il 14 dicembre del medesimo anno, ma con residenza a Rabat in officio Lectoris.[146] Nominato Definitore Perpetuo il 25 maggio 1761,[147] Guardiano di Rabat e Commissario Provinciale.[148] Ha istituito la festa esterna delle Stimmate del Serafico Padre.[149]

            18) P.M. Francesco Arcangelo Falzon, figlio del convento di Rabat. Era già baccelliere quando il 18 febbraio 1770 venne chiamato al concorso di San Bonaventura,[150] e l'il maggio dichiarato Collegiale;[151] il 13 maggio 1773 ottiene il Magistero ossia la laurea dottorale;[152] e il 9 novembre del medesimo anno viene nominato Maestro dei Novizi al Sacro Convento di Assisi;[153] intanto è scelto Penitenziere Apostolico a Loreto e 18 maggio 1785, per la seconda volta ne diviene il Rettore della Penitenzieria[154] e Definitore Perpetuo.[155] Per aver esercitato per 10 anni lodevolmente l'ufficio di Penitenziere Apostolico, venne nominato Ex-Provinciale.[156] Poi Superiore ai SS. XII Apostoli, ove morì Guardiano in atto a soli 54 anni.[157]

            14) P.M. Giovanni Antonio Bonello, nativo di Rabat. Dopo gli studi compiuti nel Collegio di Valletta è stato invitato a presentarsi al concorso di San Bonaventura il 3 dicembre 1841[158] e il 29 aprile dell'anno successivo venne dichiarato Collegiale per aver vinto il concorso.[159] II 15 agosto 1844 fu laureato[160] per dispensa del Card. Bernetti[161] e nello stesso giorno nominato Lettore di Teologia Morale nel Collegio di Assisi.[162] II 18 ottobre del seguente anno 1845 venne richiamato a Roma e nel 1846 nominato Maestro dei Novizi ai SS. Apostoli.[163] Nota la sua valentia oratoria il 1° Gennaio 1847 fu destinato quaresimalista ai SS. XII Apostoli[164] e nel 1859 tenne il quaresimale a Napoli.[165] Ritornato a Malta nel 1859, portò il corpo di Santa Innocenza, che fu collocato nella Chiesa nostra, di Rabat, trasportatevi con pompa solenne. [166] Nominato Maestro dei Novizi, Reagente degli Studi a Valletta e Guardiano dello stesso convento.[167]  Fu richiamato a Roma Presidente Guardiano e Parroco ai SS. Apostoli.[168] Fu pubblico lettore di [p.25] Teologia Morale alle Sapienza[169] e Consultore della Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari.[170]  Ebbe dal Sommo Pontefice Pio IX, che molto lo stimava ed apprezzava, il delicato incarico di portarsi in Sicilia in forma privatissima per riferire sulla sfera di azione del cosiddetto Tribunale del Giudice di Monarchia e sullo stato degli Ordini Regolari nell'isola.[171]  Con rescritto apostolico della Santa Sede fu eletto Procuratore Generale dell'Ordine.[172] Spese a Roma il meglio della sua vita, ove compì i restauri della Basilica dei SS. XII Apostoli.[173] Quivi morì con morte edificante il 20 novembre 1882.[174]
Pubblicò:
            1) Relazione della Basilica dei SS. XII Apostoli, Roma 1873.
            2) Memorie storielle della Basilica Costantiniana dei SS. XII Apostoli, Roma 1879.
            3) Le feste della solenne riapertura della Basilica Costantiniana dei SS. XII Apostoli, Roma 1879.
            4) Onori funebri renduti al P. Giovanni Perrone della Compagnia di Gesù, Roma 1876.
            5) Nelle solenni esequie... del Sommo Pontefice Pio IX, Elogio funebre, Napoli 1878.
            Ebbe anche il P. Bonelli, vena poetica, e ne diede buon saggio in occasione del Domma dell'Immacolata Concezione nonché del sesto centenario della morte di San Bonaventura (1874). Una sua anacreontica sull'Immacolata è inserita nella raccolta di poesie sull'Immacolato Concepimento di Maria Vergine.[175]

            15) P.M. Giovanni Antonio Spiteri, figlio del convento di Rabat, è stato accettato all'Ordine il 28 gennaio 1865;[176] trasferito in Italia nel collegio di Cave, viene ordinato dal Vescovo di Segni alla Prima Tonsura e agli Ordini Minori il 10 dicembre 1867, già studente di Teologia.[177] Coll'intento di servire le Missioni viene cooptato al collegio delle Missioni di Sant'Antonio de Urbe[178]. Missionario in Oriente.

            16) P.M. Vincenzo Gatt, nativo di Rabat e figlio dello stesso convento. Venne ordinato sacerdote a Malta il 18 maggio 1777.[179] Alla fine di giugno del 1779 si trovava di famiglia a Valletta.[180] Poi alunno del Collegio delle Missioni di Assisi. Nel 1784 era già parroco del Bagno penale di Costantinopoli,[181] quindi già a servizio delle Missioni.[182] Aveva l'intenzione di ritornare [p.26] in patria, a Malta, nel 1796 e già trovavasi a Vienna, bloccato, per moti politici in Italia. Un certo religioso fr. Chioleni propose alla Corte di Vienna la nomina di Prefetto Apostolico della Moldavia il P. Gatt anche come premio per aver aiutato alcuni austriaci prigionieri a Costantinopoli.[183] La Corte di Vienna si interessò al caso e su raccomandazione dell'Imperatore d'Austria firmata dal consigliere Ghislieri a! Card. Bargia, Pro-Prefetto di Propaganda Fide, il 12 marzo 1799 veniva il F. Gatt nominato Prefetto della Moldavia "ex auctoritate Pii VI".[184] Il 20 maggio 1802 ricevette l'obbedienza con sottomissione esemplare, dopo aver terminato il suo ufficio il 3 ottobre 1801.[185] Prese la via di Costantinopoli diretto a Malta,[186] ove morì il 18 Febbraio 1812.[187]

            17) P.M. Bonaventura Zahra, nativo di Rabat, missionario a Costantinopoli. Venne accettato all'Ordine il 28 febbraio 1874.[188] Prese l'abito religioso a Rabat il 12 luglio 1874, nel quale giorno cominciò il noviziato sotto la guida di P. Togni. Il 18 luglio 1875 emise la professione semplice.[189] Era già suddiacono a Rabat (Gozo) quando emise i voti solenni il 25 settembre 1878.[190] Venne ordinato sacerdote nel] 1880.[191] Ebbe l'obbedienza di andare nella Missione di Costantinopoli il 25 maggio 1882.[192] Guardiano alla Valletta.[193] Nel Capitolo Custodiate del 1898, venne il giorno 29 aprile eletto Vicario Provinciale.[194] Indefessamente si adoperò perché la Custodia di Malta venisse eretta in Provincia.[195] Eletto primo Ministro Provinciale di Malta dal Rev.mo P.M. Domenico Reuter Ministro Generale il 12 febbraio 1905.[196] Nella Congregazione intermedia del 28-80 aprile 1910, il 29 del mese, venne eletto Guardiano e Parroco di San Paolo a Mare.[197] Morì pochi mesi dopo, il 23 febbraio 1911.[198] Malta rimane tuttora grata al benemerito Padre che diede un nuovo impulso di vita alla nascente Provincia.

            [p.27] 18) Fra Giuseppe Bonello, passato alla storia come un religioso di santa vita.[199] Era fratello del Rev.mo P. Bonelli.

V

Elenco dei Superiori di Rabat

            Occorre dichiarare anzitutto che la presente serie non ha la pretesa di essere completa. I lavori del genere sono sempre manchevoli. I superiori del convento di Rabat venivano eletti nei Capitoli Provinciali che si tenevano in Sicilia, i cui Atti non sono a portata di mano. Però molti Guardiani vennero eletti direttamente dal Rev.mo P. Generale a causa di turbolenze politiche avvenute in Sicilia o per diversi altri motivi che senz'altro segnaleremo. Pubblichiamo la loro serie compilata su diversi documenti che abbiamo rintracciato qua e là in diversi manoscritti inediti.

            1370. P.M. Nicolo Papalla.[200]
1499. P. Matteo de Episcopo.[201]
            1502. Ven. P. Matteo Ciappara.[202]
            1536. P. Giovanni Saliba.[203]
            1537. P. Giovanni Saliba.[204]
            1544. P. Ciurlando Bonadiuto.[205]
            1545. P. Leonardo Callejia.[206]
            1547. P. Leonardo Callejia.[207]
            1556. P. Bonaventura Sammut, professor sacrae paginae.[208]
            1559. P. Giovanni Cuschieri.[209]
            1575. P.M. Bonaventura Sammut.[210]
            1577. P.M. Bernardino Silva, lusitanus.[211]
            1579. P. Antonino Orta-Costa.[212]
            1585. P. Gabriele Lomellini di Genova.[213]
            1591. P. Giacomo di Noto, maltese.[214]

            [p.28] 1598. P.M. Daniele La Greca, di Nicosia.[215]
            1599. P. Paolo Meriti maltese.[216]
            1619. P. Pacifico Calleja.[217]
            1619. P. Bernardo Paci.[218]
            1621. P. Daniele Grec.[219]
            1625. P. Bernardo Pace.[220]      
            1626. P. Paolo Meriti.[221]
            1626. 18 novembre: P. Umile Muscat.[222]
            1628. P. Pietro Bonnici.[223]
            1632. P. Diego Borg.[224]
            1633. P. Pietro Bonnici.[225]
            1634 Aprile 6. P. Giuseppe Azzupardo.[226]
            1636. P. Paolo Meriti.[227]
            1638. P. Pietro Bonnici.[228]
            1639. P. Umile Muscat[229]
            1640. P. Felice Caruana.[230]
            1641. P. Bartolomeo Stellini.[231]
            1642. P. Luigi Spatafora.[232]
            1648. P. Felice Caruana.[233]
            1644. P. Paolo Meriti.[234]
            1645. P. Francesco Zammit.[235]
            1651-1659. P. Giuseppe Azzupardo.[236]
            1660. P. Umile Muscat.[237]
            1665. P. Giovanni Fenech.[238]
            1670. P. Baldassarre Dimech.[239]
            1672. P. Giuseppe Ghimes.[240]
            1678. P. Baldassarre Dimech.[241]
            1680. P.M. Alessandro Fontana.[242]
            1682. P. Giuseppe Azzupardo.[243]
            1686. P. Desiderio Seychell.[244]
            1687. P.M. Alessandro Fontana.[245]
            1688. P.M. Giovanni Abela.[246]
            1691. P. Giuseppe Azzupardo.[247]
            1692. P.M. Marco Fiteni.[248]
            [p.29]1693. P. Giuseppe Azzupardo.[249]
            1697. P.M. Marco Fiteni.[250]
            1698. P. baco. Ferdinando Stafrace.[251]
            1700-1708. P.M. Marco Fiteni.[252]
            1703. P. Michel'Angelo Mifsud.[253]
            1704. P. Giovanni Paolo Agius.[254]
            1706. P.M. Marco Fiteni.[255]
            1707-8. P. Giovanni Paolo Agius.[256]
            1709. P. Serafino Bugeja.[257]
            1710. P. Lorenzo Borg.[258]
            1711. P. Serafino Bugeja.[259]
            1712. P. Antonio Menville.[260]
            1716-18. P.M. Carlo Calleja.[261]
            1718-1721. P. Antonio Menville.[262]
            1722. P. Giovanni Agius.[263]
            1723-26. P. Leopoldo Bonavita.[264]
            1727. P. Lodovico Vella.[265]
            1729. P. Giovanni Agius.[266]
            1730-34. P. Leopoldo Bonavita.[267]
            1735. P. Eugenio Preti.[268]
            1737. P. Antonio Menville.[269]
            1738. P. Eugenio Preti.[270]
            1741. P. Leopoldo Bonavita.[271]
            1750. P. Eugenio Preti.[272]
            1752. P. Giuseppe Debono.[273]
            1758. P. Michele Micallef.[274]
            1755. P. Eugenio Preti.[275]
            1756-7. P. Giuseppe Bonnici.[276]
            1758. P. Michele Micallef.[277]
            1760. P. Francesco Borg.[278]
            1763-1776. P.M. Bartolomeo Vella.[279]
            1776. P. Michel'Angelo Bigeni.[280]
            1778. P. Francesco Schembri.[281]
            [p.30] 1784. P. Benedetto Xuereb.[282]
            1786. P. Francesco Schembri.[283]
            1790-2. P. Benedetto Xuereb.[284]
            1792. P. Michel'Angelo Bigeni.[285]
            1793. P. Francesco Schembri.[286]
            1798-1814. P. bacc. Giovan Battista Pace.[287]
            1815-1818. P. Giacomo Camilleri.[288]
            1818. P.M. Giovan Battista Pace.[289]
            1820. P. Giacomo Camilleri.[290]
            1827. P. Paolo Camilleri.[291]
            1884. P. Giacomo Camilleri.[292], [293]
            1886-1844. P. Paolo Camilleri.[294]
            1848. P. Giacomo Camilleri.[295]
            1849-1852. P. Modesto Sapiano.[296]
            1858-56. P. Giovanni Borg.[297]
            1856. P.M. Antonio Sammut.[298]
            1858. P. Giovanni Borg.[299]
            1859. P. Modesto Sapiano.[300]
            1860. P. Giovanni Borg.[301]
            1868. P. Luigi Camilleri.[302]
            1865-7. P. Giovanni Borg.[303]
            1868-71. P. Salvatore Cassar.[304]
            1871-72. P. Giovanni Borg.[305]
            1878-74. P. Salvatore Cassar.[306]
            1875-76. P. Giovanni Borg.[307]
            [p.31] 1877-79. P. Lorenzo Busuttil.[308]
            1879-80. P. Giovanili Borg.[309]
            1880-85. P. Salvatore Cassar.[310]
            1885-88. P. Luigi Camilleri.[311]
            1888-90. P. Salvatore Cassar.[312]
            1890-91. P. Giovanni Borg.[313]
            1892-97. P. Luigi Camilleri.[314]
            1898-1902. P. Ludovico Debono.[315]
            1902-04. P. Benedetto Cauchi.[316]
            1904-07. P.M. Luigi Tonna Barthet.[317]
            1907. P. Salvatore Cassar.[318]
            1910-12. P. Salvatore Camilleri.[319]
            1913. P. Salvatore Cassar.[320]
            1915. P. bacc. Lorenzo Camilleri.[321]
            1916-19. P. Salvatore Cassar.[322]
            1920. P. Giuseppe Cauchi.[323]
            1922. P. Francesco Vella.[324]
            1924. P. Giuseppe Cauchi.[325]
            1925. P. Giuseppe Attard.[326]
            1930. P. Domenico Gasparino.[327]
            1937. P. Leonardo Portelli.[328]
            1941. P. Bernardino Attard.[329]
            1942. P. Leonardo Portelli.[330]
            1945. P. Leonardo Portelli.[331]
            1947. P. Pio Marno.[332]
            1950. P. Serafino Fenech.[333]
            1956. P. Felice Sammut.[334]
            1959. P. Paolo Pisani.[335]
            1962. P. Leone Zammit.[336]

            [p.32]

Appendici

I

Il Primo Documento Storico sul Convento di Rabat (1370)a

Fridericus ... Hospitale S. Francisci Meliveti — R.e. ex libro anni 1369, fol. 144.

            Scriptum est Venerabili Magistro Cappellano suae Cappellae Consiliario, vel eius in curia locumtenenti, familiari et devoto suo, etc.

            Cum ad supplicationem noviter culmini nostro factam per Fratrem Nicolaum Papalla, Ordinis Minorum, Confessorem, Cappellanum, familiarem et devotum nostrum, consideratis eius gratis acceptisque servitiis, quae ab hactenus Excellentiae nostrae praestitìt atque praestat ad praesens, eidem Fratri Nicolao Rectoriam seu gubernationem Hospitalis Sancti Francisci, siti et positi in civitate Insulae Meliveti iuxta ecclesiam Sancti Francisci, prope coemeterium Sancti Pauli, quod Hospitale in manibus Curiae nostrae vacat ad praesens ad collationem nostram pleno iure spectantem, vel iuribus, rationibus, obventionibus, preventibus et redditihus suis, et ceteris aliis ad Rectoriam et gubernationem Hospitalis ipsius spectantibus, quoquomodo ex nunc in antea in tota vita sua benigne et gratiose duximus committendas, devotioni vestrae mandamus, quatenus supradictum Fratrem Nicolaum in corporalem possessionem Rectoriae et gubernationis Hospitalis ipsius, ac iurium, reddituum et obventionum horum omnium, auctoritate praesentium inductum, sibi vel eius procuratoribus et Consiliariis de eiusdem iuribus, obventionibus, redditibus et ceteris supradictis mandetis et faciatis de caetero integraliter responderi, facturi nihilominus de inductione possessionis huiusmodi quatuor quinternos consimiles, formam praesentium, diem inductionis possessionis; totum processum nostrum in praemissis habendum  distincte et particulariter continentes, quorum uno sub eius sigillo penes nos retento et alio sub vestro sigillo sibi dimisso, tertium nobili Regni Siciliae Cancellario, et 4.um Nobilibus Magnae nostrae Curiae Magistris Rationalibus, vel eorum in Curia locumtenentibus, Consiliariis, familiaribus et fìdelibus nostris, sub eisdem sigillis mittatis, et faciatis infallibiliter assignari.

            Datum, 3° decembris ... 1370, Apud Messanam.
Ex Regia Cancellarla Regni Siciliae extracta est. Cottisalva.

            [p.33]

II

Alcuni Religiosi dei Secoli XIV-XVII

            Informiamo che del trecento abbiamo rintracciato solo tré nomi: il Papalla già conosciuto, il P.M. Stefano di Angelo e Astasio de Melila. Del quattrocento un certo frater Benedictus che a nome del convento contrae un accordo (cf. Abela-Ciantar, o.c., p. 255) e i P.P. Matteo de Episcopo e Matteo Ciappara, Guardiani del convento i quali con altri religiosi non professi formavano la comunità nel 1499 (cf. Archivio Notarile, Malta, Atti Giacomo Sabbara 10 giugno 1499, Reg. 494). Ingnoriamo i nomi dei frati non professi. Sebbene frammentarie siano le fonti adibite per compilare la serie della comunità religiosa di Rabat nel '500 pur tuttavia ci persuadono che il convento non è stato privo di religiosi.

            Nel 1502 comparisce P. Matteo Ciappara, Guardiano del convento (cf. Abela-Ciantar, o.c., p. 257).

            Nel 1506 figura oltre i non conosciuti il P. Paolo di Pellegrini, procuratore del convento (cf. Abela-Ciantar, ivi).

            Nel 1535 il P. Giovanni Saliba. Un anno più tardi nel 1586 risulta composta la famiglia dal predetto Giovanni Saliba, P. Bernardino Mangiun, P. Cataldo de Chachi e di fra Antonio Marchia, laico (cf. Archivio Notarile, Atti Caxaro [1533-1536], Reg. 175, fol. 180).

            Nel 1544 il P. Giurlando Bonadiuto risulta Guardiano (cf. Giuliana IV cit. p. 21v).

            Nel 1547 il P. Leonardo Calleja, Guardiano, il P. Giovanni Grech, procuratore e il P. Martino Cassar formavano la comunità (Ivi, p; 181v).

            Nel 1550 vi dimoravano il P. Francesco Gact, P. Girolamo Bartolo, fra Antonio Dorbos (Archivio Notarile, Atti Caxaro Don Brandano, Reg. 175, fol. 280).

            Nel 1551 comparisce un certo P. Egidio non meglio identificato (cf. Gauci S. Maria Valdes, Malta, pp. 27, 45).

            Nel 1556 i PP. Bonaventura Sammut, Professor Sacrae Paginae, Agostino Bugeja, Giovanni Cuschieri e fra Antonio laico componevano la famiglia religiosa (cf. Archivio Notarile, Atti B. Caxaro, Reg. 175, fol. 881).

            Nel 1559 P. Giovanni Cuschieri risulta Guardiano (Barbaro Ramiro, Un Martire. Città di Castello 1878, p. 28).

            Nel 1560 vi erano P. Antonio Bonello, P. Giacomo Agius, P. Stefano Cassar e fra Egidso (cf. Ivi, fol. 821).

            Ne1 1578 P. Michael de Malta riceve la paternità del convento (cf. Archivio dell'Ordine, Regesta Ordinis, A. 18, p. 7).

            Nel 1575 a Rabat oltre i menzionati viveva il P. Giovanni Agius (cf. Royal Malta Library, Ms. 61.3, p. 528).

            Nel 1577 il P.M. Bernardino di Silva, portoghese riceve la paternità del convento di Rabat (cf. Regesta Ordinis, A. 14, p. 84).

            Nel 1579 i PP. Antonio Orta Costa, Bonaventura Sammut, Agostino Bugeja e fra Gaspare Battaglia formavano la famiglia religiosa (cf. Archivio Notarile, Atti Vincenzo Cacege [1562-1590] 1579, voi. 22, Reg. 111).

            [p.34] Nel 1583 ili P. Gabriele Lomellini di Genova era il Guardiano (cf. Archivio Generale, Roma 1, Reg. Ordinis, A. 18, 83; Royal Malta Library, Ms. 5, p. 55.'').

            Nel 1591 P. Giacomo di Noto era Guardiano (cf. Regesto Ordinis, A. 22, p. 151), e il P. Paolo Meriti nel 1596 (cf. Giuliana IV, p. o). Dal '600 in poi il materiale utile per la storia è più abbondante. Effettivamente non abbiamo rintracciato documenti relativi agli studi nel convento di Rabat. Ma dal registro delle Ordinazioni appare che a Rabat vi erano gli studenti giacché a Malta non vi erano altri locali sufficienti ad alloggiare un numero elevato di religiosi. Ai primi di marzo del 1602 ricevettero l'Ordinazione Sacerdotale i PP. Lazzaro Theuma e Francesco Gennari (cf. Archivio Arcivescovile, Malta, Registro Ordinazioni Gargallo, 1578-1614, p. 3). Nel 1609 Aprile 3 furono tonsurati e Ordinati agli Ordini Minori fra Ludovico Cutajar, fra Francesco Cumbo, Fra Angelo Marno e al Suddiaconato fra Antonio Gatt (cf. Ivi, pp. 155; 163; 170). Nel 1611 alla Prima Tonsura e agli Ordini Minori, Fra Daniele Grech, fra Francesco Agius, fra Diego de Salvo; al Suddiaconato fra Antonio Benenati, fra Eugenio Marno; al Diaconato fra Francesco Cumbo e fra Angelo Mamo (cf. Ivi, p, 199v), etc. Nel 1613 gli studi furono istituiti alla Valletta (cf. B. Fiorini, Il convento e la chiesa di San Francesco di Valetta, Roma 1957, p. 18; oppure in Miscellanea Francescana, Roma 57 [1957] 95-117). Risulta falso che la religiosa famiglia di Rabat soccombette alla peste del 1676. In quell'anno la comunità era così composta: P. Baldassarre Dimegh, Guardiano; P. Giuseppe Azzopardi; p 199v), etc. Nel 1613 gli studi furono istituii alla Valletta (cf. B. Fiorini. Borg, diacono (cf. Archivio Rabat, Giuliana IV). L'Abate Pirro dice che nel 1678 a Rabat vi dimoravano cinque frati (cf. Sicilia Sacra o.c., p. 628).

***

III

Atto Notarile del 22 Novembre 1653 inoltrato alla Sacra Congregazione dei Religiosi

Die XXII ms 9bris VII Ind 1653

            In Dei nomine Amen. Tenor praesentis instrumenti Emis et Remis Patribus Sac. Congr. super statu Regularium a SSmo Dno deputata omnibus et singulis aliis quibus, vel ad quos praesens attestationis instrumentum praesentabitur seu pervenerit. Notum facimus et testamur qd ego infrus aute magli pubblicus tabellio, originale memoriale inferius inserendi supradictae Sac. Congrni dirigendi manu mea subscripsi, nec non interfui subscriptiones fieri et subscribi oculariter vidisse attestor. Insuper fidem facio singulas personas in calce ipsius memorialis certioratis fuisse de contentis et supplicatis in eo fuisse et esse contentas, imo humilissime et instantissime supplicare supradictis. Emis et Rev.mi Patribus pro manutentione et conservatione Contus Sti Francisci Ord. Min. ConTium fundati in Rabbatho, sive suburbio Notabilis civitatis. Melita. Cum in ea, ac tota Insula puta extra civitatem Valletta per octo miliara circiter distantis a civitate Not. li non reperiatur alius Contus eiusdem Ordinis, et sic incolae eiusdem [p.35] civitatis Notabilis, Rabbathi et omnium fere villanum totius insulae Indulgentiis Ecclesiae dicti conventus visitantibus, as fune vulgo cordone Sti Patris Francisci gerentibus confessis lucrari non possunt, tam ob loci distantiam, quam et quia honestae mulieres et villarum habitatores ad civitatem Vallettae raro et nisi ob aliquas causas et urgenti ssimas necessarias accedere non solent. Insuper fidem facio ego inf(frascrip) tus Not(rius) quod in libris in quibus notantur dies intr(oitar)um locationum, et censuum bullarlium debitaq dicti conventus vidisse et inveni conventum de p(raesenti)ti habere redditiones bonorum stabilium et censuum bullalium ad summam scutorum sescentorum ultra elemosynas, prout, in dictis libris et ex lectura ipsorumque instrumentorum planius apparet.

            Necnon fidem facio et attestor dictum conventum eiusque Ecclesiam reperire in praesentiarum et esse in eodem Statu, prout et quemadmodum in relatione et fide facta et scripto inferius inserenda. Unde praesentibus instantibus, et praesentibus infrascriptis R.R.P.P. et fratribus dicti conventus uti P. fre Josepho Azzopardi, Guardiano; P. fre Bonaventura Vella; P. fre Petro Azzupardi; P. fre Baldassare Dimegh et fre Antonio Borg, laico, praesentibus et instantibus dieti venerabilis conventus mihi notario infrascripto cognitis capitulariter congregatis in eodem conventu ad sonum campanellae, ut, moris est, factum fuit, et est praesens attestationìs instrumentum pro certitudine contentorum in infrascripto memoriali die, loco ac tempore valiturum. Melitae in dicto venerabili conventu praesentibus ibidem magistro Andrea Magro Aromatario, et magistro Dominico Grech chirurgo, testibus ad praemissa vocatis et rogatis.

            Emi e Rmi Signori

            Le sottoscritte persone del popolo della città Notabile di Malta e suo Rabbato, umilissimi e devotissimi oratori dell'E.E.V.V. reverentemente l'espongono haver presentito che dalla Santità di N. Signore o da questa Sac. Congr. dalla Santità Sua deputata sopra il Stato dei Regolari ad istanza di alcune persone è stata fatta un'asserta grafia o un asserto decreto, per il quale fu ordinato, che il Convento di San Francesco dell'Ordine dei Minori Conventuali fundato nel detto Rabato della detta città Notabile, il più antico di tutti quanti l'altri conventi di Malta, fosse soppresso, che sue entrate applicasse ad un altro convento dell'istesso Ordine, alcuni anni sono fondato nella città Valletta, con essere stato aggiunto di buona somma dal convento antico e con haver anche da quelli havuto per sua sostentazione un podere, il che è stato fatto contro la volontà e senza partecipazione di tutti i frati di quest'isola. Quali ne fanno grandissima istanza per la manutenzione di detto loro antico convento per aver oggi ridotto in bonissima forma, siccome anche la Chiesa loro in maniera, che in duello potrebbero stare in numero dai frati bastevole per mantenere l'osservanta e disciplina regolare conforme il tenore della Costituzione di Nostro Signore Innocenze Decimo, emanata sopra la soppressione dei conventi, havendo esso convento scudi seicento d'entrata ferma ed esigibile fuor l'elemosina spirituale, et in conformità di quanto s'espone esso convento non fu nominato per uno delli soppressi da questa Sagra Congregazione; perché altri qui di Malta di facoltà inferiori a questo non furono soppressi, ne di lui s'haveria [p.36] parlato, se dette persone non avessero contro ogni ragione tentato la soppressione del convento ed applicazione dei suoi beni a quello della Valletta; per essere stato detto convento fabbricato di elemosine dell'habitatori della città Notabile e fondato come per tradizione si dice da Federico rè di Sicilia di fel. mem. venendo in questo a defraudare la volontà di tanti defunti, che hanno lasciato loro beni e facoltà per mantenimento di detto convento, et anche venendo a privare tutto questo popolo della Notabile e di tutti i casali di Malta della devozione che particolarmente portano all'Ordine Serafico, et insieme privarlo dell'Indulgenza concessa a quelle persone, che cinte del cordone del Padre Serafico San Francesco, visitano detta chiesa, quale levata, non resterebbe altra del detto Ordine fuor quella della città Valletta, alla quale è distante di detta Notabile per otto miglia in circa, e dove il popolo foritano delle ville e principalmente le donne honeste mal volentieri s'accostano per evitare molti inconvenienti. Cosa in verità molto considerabile e di molto danno alla detta città di Notabile e a tutta l'Isola il sopprimere detto convento potendosi molto bene mantenere insieme con quello della città Valletta, al quale sono state applicate l'entrate e beni di altro convento dell'isola del Gozo, con autorità di poter vendere il convento e la chiesa e il prezzo parimenti applicarlo al medesimo convento della Valletta, quale con l'entrate che sono presenti e quelle del convento del Gozo applicarli può mantenersi nel Stato che richiedesi dalla suddetta Costituzione havendo d'entrata propria di beni stabili e censi bullati la somma di scudi seicento, oltre il spirituale che rende settecento scudi l'anno con molta commodità e soddisfazione di popoli, quali non conviene restino privi della grafia e doni spirituali. Però si supplica che atteso l'esposto di sopra si vogliono compiacere quando fosse stato spedito tal decreto revocarlo, e non essendo spedito tal decreto non spedirlo, ma lasciar detto convento nel suo pristino stato essendo di molto profitto e giovamento dell'anima dei fedeli di questi populi, quali resteranno obbligatissimi per sempre per la salvezza e felicità delle E.E.V.V.

            Giovanni Francesco Caccialepre Giurato.
            Io Don Eugenio Testaf errata Arch(idiaco)no.
            Io Don Cario Tabone Tesoriere.
            Io Don Andrea Galea Archiprete.
            Io Don Giulio Cristodori Canco.
            Io Don Alfio d'Arena Canco.
            Io Don Bartolomeo Caloviti Canco.
            Io Don Joseph Darmanin Canco.
            Io Don Evangelista Garcon Canco.
            Io Don Mattiolo Xiberras Canco.
            Io Don Santoro Dacos Canco.
            Io Don Carlo Balaguer Canco.
            Io Don Simone Zahra Sacerdote.
            Io Don Diego Mifsud Sacerdote.
            Io Don Giovanni Antonio Burlò Sacerdote.
            Io Don Giovanni Luca Pace Sacerdote.
            [p.37] Io Don Gregorio Saliba Sacerdote.
            Io Don Giovanni Maria Zahra Sacerdote.
            Io Don Mario Cassar Sacerdote.
            Io Don Domenico Azzupardi Sacerdote.
            Io Don Giovanni Pietro Paci Sacerdote.
            Io Don Francesco Saliba Sacerdote.
            Io Don Antonio Bonello Sacerdote.
            Io Don Gìov. Battista Chetcuti Sacerdote.
            Io Don Geronimo Cassar Sacerdote.
            Io Don Raimondo Mifsud Sacerdote.
            Io Don Vincenzo Barrasi Sacerdote.
            Io Don Domenico Farrugia Sacerdote.

            Domenicani:

            Ego Fr. Seraphim Zammit, Superior in capite.
            Ego Fr. Dominicus Paci.
            Ego Fr. Bartholomaeus Azzupardi Lector.
            Ego Fr. Honoratus Pullicino.
            Ego Fr. Petrus Bajada Lector.
            Ego Fr. Joseph Fenech Lector.
            Ego Fr. Gregorio Dingli Lector.
            Ego Fr. Nicolaus Parst.
            Ego Fr. Vincentius Ferriolo Lector.
            Ego Fr. Petrus Schembri Prior electus.
            Ego Fr. Franciscus M. Azzupardi omnia p. te confirmo.

            Fratres S. Marie Jesus:

            Ego Fr. Jacobus a Melita Praed. Lector Gds.
            Ego Fr. Placidus a Melita.
            Ego Fr. Bernardinus a Melita.
            Ego Fr. Michael a Melita.
            Ego Fr. Gabriel a Melita.
            Ego Fr. Petrus a Melita Vicarius.
            Ego Fr. Alphonsus a Melita.
            Ego Fr. Bonaventura a Caltagirone.
            Ego Fr. Joseph a Melita confìrmo.

            Io barone Alessandro Inguanez.
            Andreotto Castelletti.
            Marco Cassar.
            Geronimo De Noto.
            Antonio Xara.
            Giovanni Leonardo Cumbo.
            Rosario Hagius.
            Carlo Mallia.
            Giovanni Vittorio De Noto.
            Andrea Magro.

            [p.38] Il convento non venne soppresso (cf. J. Franchini, O.F.M.Conv., Status Religionis Franciscanae Minorum Conventualium, Romae 1682, p. 18 ove afferma che il popolo ed il Clero chiesero la grazia di lasciare aperto il convento. Neppure figura tra i conventi soggetti alla visita dell'Ordinario, ivi, p. 15).

***

IV

Documento del 17 Giugno 1698

            "A di 17 Giugno 1698". Il Rev. P. bacc. Ferdinando Stafraci G. di qt. Ven.Convento della Notabile propone e fa sentire alli RR.PP. del medesimo co.nto come havendo nel principio del suo governo trovato di pochi giorni incominciata la fabbrica della copertura della chiesa dal suo predecessore, et havendola egli continuata per quanto si stendevano le forze del convento a portarla in qualche mediocre perfettione, non potendo passar innanzi per mancanza di danaro, e dall'altro canto il parere dell'Architetto e dei periti è che il rimanente di dta Chiesa si facci oggi tutto assieme per bene concatenarsi alla fabrica (oltre il terrazzo che vi bisogna all'opera già fatta) affine di non patire qualche rovina, della qle si dubita, al che è necessario buttarsi affatto quel residuo di Chiesa, nel qle oggi si sta officiando, e che il convento s'impresti la somma di scudi 300 o 600 scendo è il parere l'Architetto per portarlo a uno stato di potersi in qUa officiare: per tanto il Rev. P. Guardiano per sentire dalli RR.PP. il loro parere circa modum agendi e per sapere la volontà di ciasceduno in particolare, propone a tutti la materia, acciò ognuno dica il suo parere e dia il suo voto cioè se si deve buttare il rimanente di dta Chiesa et imprestarsi nomine co.ntu il sopra denaro con offerire di dare un tanto l'anno di la somma di Santo Spirito di dto conto contigua o lasciare dall'intutto la Sudta fabrica nello stato nel quale si trova non ostante l'accennato pericolo e ciò per darsi i rimedi e supplicare il M.R.P. Prov. e Revmo P. Generale per la debita licenza.

            Io Fra Alessandro Fontana M. in S.Teol. Sono di parere etc,
            Io Fra Giovanni M. Abela M, in S.Teol. Sono di parere.
            Io Fra Giuseppe Azzopardi sono di parere.
            Io Fra Lorenzo Borg sono di parere.
            Io Fra Nicolo Seichell sono di parere.
            Io Fra Michael Grech sono di parere.
            Io Fra Antonio Agius sono di parere.
            Io Fra Giov. Paolo Agius sono di parere.

            Lo sottoscritto approva e conferma il parere delli sopradetti Padri e che per li accennati motivi e parere degl'Architetto nomine contus possa imprestare la somma suddetta nel modo narrato nel consiglio, et a suo tempo si assigneranno i deputati della fabbrica quelli stessi che sono stati ultimamente o altri secondo che disponeranno li PP. del Convento.

            [p.39] Io Fra Ferdinando Stafraci bacc. Gno.

            Ma non bastarono le finanze. Nuove somme pecuniarie occorrevano per ultimare i lavori e quindi deliberarono nel consiglio conventuale del 30 settembre 1700 di ricorrere a nuovi prestiti (cf. ivi, p. 67ss). Intanto trascorsero tré anni e nuovi imprestiti furono chiesti al tesoro. Autorizzati i Frati dal Provinciale Giacomo Palmieri il 23 dicembre 1701 continuarono i lavori.

***

V

Due Scritti del P. Paolo Bonnici da Maltab

1) Da una lettera indirizzata a Fr. Giov. Mauri della Fratta, O.F.M.Conv., Vicario Patriarcale d'Oriente, a Galata di Costantinopoli

Galati, 1680 Aprile 24

            Molto R-do Patre e Patron Mio Ill-mo.
......... in quanto alla venuta mia in questi parti fu casualmente perché a di 21 Aprile 1623 in Roma il Patre R-mo Bagnacaballo mi diede patente di collocatione nel coleggio di Cracovia, quale si trova presso me; partito che fui da Roma con grandissimi stenti e fatighe gionsi in Vienna dove mi ammalai per quaranta giorni; rifattomii seguitati il viaggio per insino a Cracovia, dove il Patre Guardiano e il Patre Reggente havendo mostrata la collocatione mi riposero in questa forma: Sappiate Baciglier che già si mutò il Bagnacaballo e si creò il Bologna, però la tua adocatione non l'accettiamo e già il numero de colleggianti è pieno.; io intesa ch'ebbi la risposta mi ritrovai in grandissima confusione: in dietro non potevo ritornar per li molti pericoli.

            Allora in mia compagnia da Vienna venisse un Patre Maestro Andrea dalmatino, il quale era Zoccolante et haveva dato ad intender che era frate e Maestro della nostra Religione, e haveva autorità del R-mo Bagnacaballo, et in Cracovia li venne la conferma dal Bologna di poter menar seco sei frati in Moldavia et haveva ancor l'autorità Apostolica; io per non saper altro che fare mi diedi afa sua obbedienza e venni con esso in Moldavia; essendo in sua compagnia per spatio di sei mesi compresi la lingua Moldava come la nativa e occorrendo d'andar per il paese a visitar li cattolici che si sono dispersi in varie ville, quali per mancamento di sacerdoti e per la gran miseria loro, vivono come tanti animali; occorse che passato l'anno della nostra venuta in Moldavia il Patre Andrea si risolse d'andar in Vallachia per star più commodo nel convento di Targoviste, e lasciaommi con una sua obbedienza in Moldavia; passati che furono li tré o quattro anni intesi come era venuto un Vescovo e per li soi mali portamenti lo tolse seco; io inteso questo subbito andai, personalmente per veder il successo come potrà testificar il Sig. Antonio Devia; e per non haver avuto obedienze efficaci non ho potuto contrastar con il frate lasciato dal Vescovo, e me ne sono ritornato in dietro in Galazzo da dove ho scritto una lettera al [p.40] Padre Prov.le del Oriente, et mai ho potuto haver risposta ne alcun lume altri che per la bocca del Patre Baciglier Gregorio.

            L'anno passato havevo determinato venir in Costantinopoli; ma per esser io maltese e conosciuto, molti miei amici mi disconsigliorno per quel che potrà succeder. Sappi sua Paternità che ho autorità del Prencipe di questo paese di poter predicare e celebrare per tutti li soi loci e che niuno non possi impedirmi; ci sono ancora in questo paese altri doi frati pollachi frati semplici e stanno chi in un loco chi in un altro, obedienza non si rende a niuno; veramente in foro fori rendono a me per comandamento del Ill-mo Prencipe, ma in foro conscientiae non ho ammissione da niuna parte. Ho ancora licentia dei Ill-mo Prencipe di poter far conventi e locali dove io voglio, pigliar campi, far vigne e tutto quel che bisogna, solamente che babbi il modo di poterli fare; io sono per partirmi di qui per andar dal Ill-mo Prencipe per farmi scriver questa concessione in modo di Privilegio a me et a tutti li frati della mia Religione, acciò nelli giorni di V.P.M.R. si facci qualche bene per la Santa Religione, solo la prego di obedienza e di qualche commissione come devo procedermi in questi paesi particolarmente in questa concessione, che mi ha concesso il Prencipe per li conventi ...

Affino Servitore e suddito
FRA PAULO BONNICI DA MALTA.

o

2) Da una relazione del medesimo (c. 1632)

            … L'Arcivescovo di Sozzava nominato Clinco voleva sempre che io li rendessi Obbedienza, il che non vole io fare; con il suo proprio bastone pastorale, et con li proprij mani mi bastonò, et restai offeso nel pollice, et nel cubito riparando alla testa, ma non passorno quattro giorni che fu morto subbito inanzi al Prencipe Berneschi … .

            Quando io arrivai in Moldavia ritrovai il Principe Raduno Corvino nel governo del Principato di Vallachia, il quale dopo d'havermi conosciuto, mi si mostrò affettuoso, et havendomi accettato in casa sua sotto specie, et nome di Secretario Italiano scopersi l'animo suo, quale era di Cattolico, et havendo io inteso che nel Paese erano Cattolici cominciai a praticarli e ritrovai che erano tutti scismatici e per il più et luterani. Primo in Cotnar dove cominciai a travagliare, primo mi feci fare una Patente dal Ill-mo Prencipe Radulio che nel suo paese in tempo suo niun Cattolico si ribattezzasse ; secondo, che niuno luterano potesse accasarsi, havendo io pubblicato questa sua Patente ognuno cercava di viver, particolarmente li luterani alla Cattolica, ma nascostamente sempre erano [p.41] luterani, et officiavano alla luterana con il loro prete dopo la morte del Ill-mo Prencipe Raduno il quale morse Cattolico confessato, et comunicato da me secretamente da tutta la gente di sua Corte; ila patente mi fu confermata dal nuovo Prencipe Suo Successore, quale in vita sua è stato eletto dal Istesso Radulio per Preneipe; et cominciai a praticar con loro più familiarmente con esempio, et con sermoni et il Primo, che fu a pentirsi del fatto fu proprio il cappellano, et pianpiano si convertirono nella Città di Cotnar 60 famiglie li migliori della Città, li quali furono anticamente Cattolici, et havevano in un certo tempo apostato da la fede come dicono per causa delli Vescovi, ma per gratia di Dio oggi sono stabili nella fede Cattolica; una lettera che gli fu mandata dal Emi-mo Cardinal Borgia come capo della Sacra Congregatione, si tiene sotto chiavi come una Reliquia, per la devotione, che hanno alla Chiesa Romana, et la mostrorno in gran festa alle altre Città convertite, quale fu causa di molta, et indicibile allegrezza......

            ......... Essendo io in Seculiac per voler contrariare le lorod actioni ebbi una ferita alla fronte, et già era in pericolo d'esser ammazzato se non mi havesse liberato un gentilomo Ungaro cioè la bona memoria di Beldi Chelement. Fine.

Fr. PAOLO BONNICI DA MALTA, O.F.M.Conv.


[1] cf. Abela-Ciantar, Malta Illustrata, Malta 1780; 1. Ili, not. VI; p. 225 : "La prima fondazione dei Religiosi Mendicanti, che fosse stata fatta in Malta...... fu questa sotto l'invocazione del Patriarca San Francesco......".

[2] cf. G. Quentin, Insulae Melitae Descrivilo, Lyons 1536. Il libretto che consta di una dozzina di pagine non è numerato. Ivi l'autore afferma "che nel 1580 la popolazione di Malta si aggirava o circa 20.000 anime". Nel secolo decimoterzo : "La popolazione di Malta s'era notevolmente scemata" (cf. G. A. Vassallo, Storia di Malta, Malta 1854, pp. 82 e 120ss).

[3] Rapporti politici e religiosi hanno legato Malta alla Sicilia. I nostri tre conventi erano uniti alla Custodia di Agrigento (cf. Philippus Cagliola a Melita. O.F.M. Conv., Almae Siciliensis Provinciae Ordinis Minorum Conventualium S. Francisci Manifestationes Novissimae sex Explorationibus complexae ..., Venetiis 1644, p. 107; 12;). Furono i movimenti politici le ragioni per cui si separarono dalla Sicilia.

[4] cf. G. Golubovich, O.F.M., Series Provinciarum Ordwis Fratrum Minorum saec. XIII-XIV, in Archiviun Franciscanum Historicum, Ad Aquas Claras, 1 (1908) 1-22.

[5] Ivi.

[6] cf. Opera citata, pubblicata da F. A. Righini, O.F.M. Conv., Roma 1711, e poi da C. Eubel, O.F.M. Conv., Ad Aquas Claras 1892, e in Bull. Franc., t.V, Romae 1898, pp. 580-604.

[7] cf. Fra Bartolomeo da Pisa, O. Min., De conformitate, in Analecta Franciscana, IV, 170ss.

[8] cf. J. H. Sbaralea-C. Eubel, O.F.M. Conv., Bullarium Franciscanum saec. XIII-XV, tt. I-VII, Romae 1759-1904.

[9] cf. Sicilia Sacra disquisitionibus et notitiis illustrata, L. Ili, Panormi 1838, p. 610; Ed. Mongitore, Panormi 1738, p. 722.

[10] cf. Archivio di Stato, Palermo; Protonotaro del Regno, t. VI, (1343-1878), p. 192. Lo riportiamo in Appendice I.

[11] cf. L. Wadding, O.F.M. Rec., Annales Minorum., t. Vili (1823-1846), Ad Aquas Claras, 1982, p. 160, N. 18 "Erga Minoritas addirtissimi".

[12] cf. C. Eubel, O.F.M. Conv., Hierarchia Catholica Medii Aevi, Munster 189.8. t. I, 840.

[13] cf. Abela-Ciantar, o.c., p. 258. "Benché il nostro istoriografo sequendo l'Abate Pirro, affermi, che la fondazione del suddetto convento (di San Francesco) fosse stata prima del anno 1370 nondimeno si può conghietturare, che fosse stata fatta prima del 1384, cioè nel tempo di Fra Enrico di Cefalù, Vescovo di Malta."

[14] cf. D. Sparacio, O.F.M. Conv., Almae Siciliensiis Provinciae, Romae 1925. p. 97:
"Traditionibus Ordinis, validisque argumentis inliaerendo, puto adventum fratrum nostrorum in Insulam praefatam ad annum 1384 vel circiter statuendum cum primus e Ordine nostro Episcopus Henricus de Cephaludo co missus est".

[15] cf. Eubel, o.c., I, p. 340.

[16] cf. G. Golubovich, O.F.M., Biblioteca Bio-Bibliografico della Terra Santa, Quaracchi 1913, t. 11, p. 445, n.c. 569ss. Dovendo in seguito citare quest'opera la segnaleremo con le sigle B.T.S.

[17] cf. B. Fiorini, O.F.M. Conv., Il Convento e la Chiesa di San Francesco di Valletta (Malta) in Misc. Franc. 57 (1957) 12ss.

[18] cf. Petrus Rodulphus a Tausiniano, O.F.M. Conv., Historiarum Seraphicae Religionis libri tres, Venetiis 158., 282 : "Locus Maltae sive Melitae in urbe veteri pauper et inhospes, cuius fundatio ignoratur...... Ibi palici fratres inhabitant".

[19] cf. Sicilia Sacra, o.c., p. 628 v: "Divi Francisci Fratres Conventuales ante annum 1370 sua habuere domicilia in suburbio Rabato iuxta antiquissimam domum hospitalem, sub eodem nomine Sancti Francisci".

[20] cf. Almae Siciliensis Provinciae o.c., p. 121: "Cuius fundationis certa non habetur nota. Constans tamen est anno 1370 viguisse...... Dum ergo anno 1370 Hospitale S. Francisci denominatur, ante hoc tempus coenobium excitatum fuisse, fugit neminem". Il P. Cagliola aveva l'intenzione di scrivere la storia dei conventi di Malta, come egli stesso afferma (cf. o.c., p. 20). Infatti aveva già raccolto delle notizie e che teneva serbati nell'Archivio (cf. Almae Sic. o.c., p. 121 v). Ma prevenuto dalla morte prematuramente non ha potuto portare a compimento il suo desiderio.

[21] cf. Della descritione di Malta, Malta 1647. È il primo saggio di storia di Malta, scritta da un Maltese.

[22] cf. Abela-Ciantar, o.c., d. Ili, notizia 6 p. 258.

[23] cf. Annales, o.c., t. Vili (1347-1376), Ad Aquas Claras, 1932, 261ss; t. XVIII (Index). Ad Claras Aquas 1935, 312ss.

[24] cf. Sparacio, o.c., p. 87.

[25] cf. Giornale Cattolico, 16 novembre 1840, Donde poi abbia attinto la notizia non lo dice.

[26] cf. Storia di Malta, o.c., p. 131.

[27] cf. Descrizione storica o.c., pp. 76 e 113. Il Ferris nel 1877 pubblicò la seconda edizione, ma ripete le stesse cose. Qualora già a quella data fosse cambiata l'opinione il Ferris avrebbe senz'altro sottolineato il fatto. Ma allora la tradizione non era ancora nata.

[28] cf. Conspectus Trium Ordinum Religiosorum S.P.N. Francisci, Romae 1929, citato da P. M. Giuseppe Abate, O.F.M. Conv., in Storia e Statistica Francescana, Assisi 1931, p. 68.

[29] I Frati Minori Conventuali di Malta 1209-1909, Numero Unico, p. 5: "La tradizione infatti vuole che il Serifico Patriarca in viaggio alla volta dell'Africai passasse da Malta, ove fondò il convento della Notabile, da sempre posseduto da noi. Ciò vien confermato da una iscrizione che, a detta degli antichi padri del convento, si leggeva a tergo di un quadro tenuto nella camera del Balì Wolfang Guttemberg in detto convento. L'iscrizione era la seguente : "Franciscuni in Africam navigantem (sic!) coenobium Fr. C. Notabiliense instituisse traditur".

[30] cf. Dr. A. A. Caruana, Monografia Critica della Cattedrale di Malta, Malta 1899, p. 39: "Una tradizione vigente lo crede opera del medesimo Santo Patriarca".

[31] cf. Petrus Bodulphus a Tausiniano, o.c., l.c. Volendo sincerarsi dell'anno di fondazione del convento non ha trovato una data. La data di fondazione non era conosciuta, parimenti si ignorava la pretesa tradizione ed anche l'iscrizione.
Senz'altro l'avrebbe trasmessa con quelle altre poche notizie che ha potuto raccogliere intorno al convento di Rabat.

[32] cf. Sicilia Sacra o.c. l.c.

[33] cf. Almae Siciliensis Provinciae, o.c. l.c. Il P. Cagliola che ha toccato la fine del 1500 e vissuto nei primi anni del 1600 raccoglitore di notizie avrebbe senz'altro accennata alla tradizione qualora esistesse davvero ai suoi tempi. Ma i Frati del suo tempo nulla avevano sentito dire dai loro antenati e nulla si trovava scritto nei registri del convento.

[34] cf. Abela-Ciantar, o.c.; l.c. Se verso la metà del 1700 si fosse cambiata l'opinione circa la fondazione del convento di Rabat, non avrebbe il Conte preso la palla al balzo e corretto il Maestro? Ma allora non era ancora nata la tradizione.

[35] cf. Abela-Ciantar, o.c.; l.c. 1.

[36] cf. Giornale citato; l.c. È vero che il Fiteni è venuto fuori con la nuova idea da nessuno precedentemente a lui propalata che il convento risalisse al 1310, ma ciò ancora dimostra che nel 1840 a Malta non si seppe mai che San Francesco fosse venuto da noi e avesse fondato il convento.

[37] cf. Storia di Malta citata, l.c.

[38] cf. Descrizione delle Chiese di Malta e Gozo, Malta 1866, 111-113. Non parla di tradizione : Afferma che il convento venne fondato senz'altro nel 1810 e basta. Nella seconda edizione -magari ripete gli stessi errori. Ma non va più in là.

[39] cf. Tommaso da Celano, Vita I, pt. 1, e. 20, n. 55 in Analecta Franciscana X, p. 42.

[40] cf. Giacomo da Vitry, De cavtìone Damiatae, in Biblioteca Bio-Bibliografica cit. Quaracchi 1906, t. 1, p. 8.

[41] cf. Giordano da Giano, Chronica, N. 10, in Anal. Franc., 1, 4.

[42] cf. Celano in B.T.S., p. 18-19; B.T.S., p. 92.

[43] cf. Pisano, in B.T.S., p. 75.

[44] cf. Golubovich, o.c.. Regesto Cronologico, pp. 92-5.

[45] cf. B.T.S., ivi.

[46] cf. B.T.S., p. 93.  Il Golubovich riporta da un Diarium di Huillard-Breholles, Historia Diplomatica., Parisiis 1857, t. I, 898-901, che la navigazione di quei tempi richiedeva per questo tragitto da 20 a 30 giorni; Michaud, Storia delle Crociate, Lib. XII, Ed. Sonzogno 1938.

[47] cf. B.T.S., l.c.

[48] cf. Ivi., San Francesco fino al 2 febbraio 1220 non aveva ancora lasciato l'Egitto. E a pag. 96-7 dice che verosimilmente il Serafico Patriarca con frate Illuminato lasciò Dannata. Intanto percorre gran parte della Siria latina e saracena. Visita il Santo Sepolcro e nel marzo-aprile del 1221 ritorna in Italia. "Giusta l'antica usanza di naviganti due tempi dell'anno erano fissati per attraversare il mare. I pellegrini imbarcavansi quasi sempre nei mesi di Marzo e di Settembre, sia per recarsi in Oriente, sia per t'ornare in Europa" (cf. Michaud, ivi).

[49] cf. Archivio del Convento, Rabat, Giuliana di tutti i Poderi, Censi e Rendite che insino al giorno presente ultimo d'Aprile dell'anno 163S possiede questo Convento dell'Ordine Minori Conventuali di San Francesco della città Notabile nell'Isola di Malta ordinata e di propria mano scritta dal Molto Rev. Padre Maestro fra Filippo Cagliola di Malta. In, calce alla copertina il P. Cagliola ha lasciato scritto che nel 1596 fu compilata una Giuliana da Padre Giacomo di Noto, Guardiano di allora.

[50] cf. Archivio del Convento. Giuliana II.

[51] cf. Ivi. Giuliana III.

[52] Si noti che il P. Agius attribuisce al Re la fondazione del Convento.

[53] cf. Ivi. 1.

[54] cf. Ivi. Attuario sive Giuliana 4a d'el Ven. e Reeio convento dei Padri Minori Conventuali di San Francesco eretto nel Borgo della città Notabile di Malta, ordinata e con particolare studio scritta dal P. Fra Giovanni Paolo Francesco Agius sotto il governo del Rev. P. Fra Leopoldo Bonavita, Guardiano di detto convento nell'anno 1740. Il volume cartaceo è numerato. Contiene molte notizie raccolte da precedenti manoscritti. Si leggono inoltre verbali di capitoli conventuali autenticamente firmati dai religiosi componenti la comunità. Vi si trovano copie di atti notarili riguardanti il convento e la Chiesa.

[55] cf. Archivio del Convento, Rabat.

[56] cf. Cagliola, o.c., p. 222.

[57] Ivi.

[58] cf. Archivio del convento, Rabat; Giuliana IV, p. 87.

[59] Ivi, p. 8v.

[60] Ivi, p. 60.

[61] Riportiamo nell'Appendice II vari nomi dei secoli XIV-XVII.

[62] cf. Caruana. Monografia critica o.c., p. 39.

[63] cf. Dr. S. Gauci, Maria Valdes, Malta, p. 27, 45.

[64] cf. R. Barbaro, Città di Castello, 1878, p. 28.

64a cf. Royal Malta Library, Ms. 643, pp. 47-48.

[65] cf. Ivi, l.c., p. 207.

[66] cf. Archivio Generale, Roma, Regesta Ordinis, A. 22, p. 157: "Instituitur Commissarius Genlis Melitae, Mag. Daniel de Nicosia".

[67] cf. Wadding, o.c., t. XXX (1651-1660), Quaracchi 1951, pp. 70-8, n. 6.

[68] cf. Archivio Rabat. Dalla Giuliana IV del 1740. Riportiamo in Appendice III l'atto notarile esposto alla Sacra Congregazione dei Religiosi.

[69] cf. Archivio Rabat, Giuliana IV, p. 27. 280.

[70] cf. Royal Malta Library, Ms. 402 : "Alcuni cenni sull'Ospedale Santo Spirito tolti di un Manoscritto fatto da un Padre Francescano in tempo di Pinto, intitolato Malta in Prospettiva."

[71] cf. J. Ransijat de Bosredom. Journal du Siège et Blocus de Malte. Malta 1837, p. 1; P.J.L. Doublet, Mémoires historiques sur l'invasion et l'occupation de Malte par l'Armée Française en 1798, Paris 1888, p. 3.

[72] cf. F. Cutajar, L'occupazione francese di Malta nel 1798, Malta 1933, p. 17.

[73] cf. P.E.B.: i PP. Agostiniani durante l'assedio dei Francesi nell'isola di Malta, in Crociala, Malta 5 (1954.) 243-5.

[74] cf. Ivi, 271-5.

[75] Ivi.

[76] cf. Cutajar, o.c., p. 17.

[77] cf. P.E.B., o.c., ivi.

[78] cf. D. Sparacio, o.c., p. 73. Giova notare che alcuni storici hanno trasmesso la notizia che il convento di Rabat per un notizia che il convento di Rabat per un po'di tempo rimase privo di religiosi e quindi abbandonato. Il Cagliola infatti scrisse : "Verum Siciliani, Melitamque peste devastante, fratres huius loci omnes periere, scripturis ac suppellectili flammis assumptis, diu locu nostratibus destitutis ingemuit, quam ob ocladem caeterarum Religionum praecedentiam amisit (cf. Almae Siciiensis Provinciae conspectus historicus, Romae 1925, 97) Dalla Giuliana del 1740 risulta che per le incursioni dei nemici molti registri sono andati perduti : Essendo secolari i procuratori di allora, terminata la loro gestione non ritornavano indietro i registri (cf. Arc. Rabat, ivi, v. 87). Inoltre, il Conte Ciantar accolse l'ipotesi dell'abbandono del convento per penuria di religiosi; tutti periti, dice nella peste del 1766 (cf. Abela-Ciantar, o.c.. T). 95S) e rincaro la dose dicendo che il convento rimase "privo di frati per incuria dei Ministri Provinciali (cf. o.c., l.c.). Ciò non corrisponde alla realtà delle cose e discolpiamo senz'altro i Ministri Provinciali del tempo. A torto accusa il Conte Ciantar il Superiore come vedremo subito. Anche il Ferris sostenne la stessa ipotesi (cf. Descrizione storica o.c., p. 113). Poi il Dr. A. A. Caruana, scrivendo che a causa dell'infierire della peste, nel 1506: i frati abbandonarono il convento e l'ospedale fino a quella epoca retto dai religiosi (cf. Monografia critica, Malta 1899, 39). Ma nessuno degli scrittori produce una prova o un documento. Non vogliamo negare che possa darsi all'affermazione uno studio storico, ma siamo in grado di fornire documenti desunti da atti che sono controllabilissimi per sfatare le inesatte affermazioni di Questi storici. Siamo d'accordo che i frati sono stati pochi. Magari per varie epidemie si saranno assottigliati forse anche morti tutti quei pochi (ma bisogna provarlo) semmai rimpiazzati da altri (cf. Appendice II).
Sono d'opinione che i nostri Religiosi (contrariamente a quanto affermano gli storici) perdettero la precedenza in forza della Costituzione Apostolica "Ite Vos" di Papa Leone X, del 29 Maggio 1517, che conferiva alla nuova famiglia della Regolare Osservanza (oggi Frati Minori) il primato di precedenza, che finora, col primato storico, era stato dei Conventuali.

[79] cf. Archivio Generale, Roma, Regesta Ordinis A. 84, 101v.

[80] cf. Abela-Ciantar, o.c., p. 256-7.

[81] cf. Petrus Rodulphus a Tausiniano, O.F.M. Conv., o.c., p. 282r : "Ecclesia magna est et puchra absque testo et divino cultu". I religiosi avevano divisato di officiare la Cappella di Santo Spirito qualora non fossero venuti nella deliberazione di rifare la Chiesa (cf. Giuliana 1740, p. 81 ss).

[82] cf. Royal Malta Library, Ms. 643., 47-8.

[83] cf. Arch. Rabat, Giuliana IV, p. 53. cf. il documento in Appendice IV.

[84] cf. Ivi, p. 85.

[85] cf. Ivi, p. 212. Fu inaugurata e benedetta il 17 maggio 1827.

[86] cf. Archivio Valletta:, Libro dei Consigli 1665, p. 77.

[87] cf. Archivio Rabat, Inventario, p. 3.

[88] cf. Ivi, p. 4. Il quadro è stato eseguito a spese del Dottor Giacomo Gauci.

[89] cf. Archivio Notarile. Malta, Atto Ferdinando Ciappara, Reg. 183., 29 agosto 1589. In seguito gli eredi si rifiutarono di rifondere le spese, ma citati in Corte Vescovile furono obbligati ad assolvere il dovere (cf. Giuliana 1740, p. 98).

[90] cf. Archivio Notarile citato; Atti Notare Bernardo Azzopardi R. 39., p. 999.

[91] cf. Archivio Not. Atti Ignazio Debono del 4/2/1700 Reg. 210, p. 433 e del 19/5/1706, Reg. 210. v. 718. Dalla Giuliana del 1740 appare che il Balì offrì al convento vari donativi per cui i religiosi nel capitolo conventuale del 2 marzo 1726 deliberarono "di celebrare sei Messe cantate il primo giorno, secondo, terzo, settimo, trigesimo e anniversario dei suoi funerali e successivamente 100 Messe lette" (Ivi, p. 161). L'Atto porta la firma dei PP. Leopoldo Bonavita Gd; Bonaventura Ribera; Giuspppe Borg; Michelangelo Marno; Giov. Paolo Agius; Pietro Paolo Cavallini; Antonio Attard; e Salvatore Borg.

[92] cf. Archivio Rabat, Giuliana 1638, p. 3ss.

[93] cf. Archivio Rabat. ivi, p. 199: "I Padri ricorrono a Roma (29 Novembre 1731) per mantenersi nel possesso di far la processione dell'Immacolata." (cf. Summarium, l.c.).
Antecedentemente i Francescani avevano chiesto il permesso all'Ordinario con la seguente lettera : Illustrissimo e Reverendissimo Monsignor Vescovo : nella Ven. Chiesa di San Francesco della Notabile Minori Conventuali si desidera erigere la Confraternita in Ossequio all'Immacolato Concepimento della B. Vergine, il di cui Simulacro dovrà ogni anno processionalmente accompagnarsi dalli suddetti confratelli colla pompa di luminose cere; che però li PP. della suddetta Chiesa umilissimi oratori V.S. Illustrissimi umilmente la supplicano di prestare in ciò il suo assenso e beneplacito a maggior Gloria della Gran Vergine Nostra Signora, ed utile alle anime di Lei devote. E della grazia, etc. Admodum R. Archypresbyter nostrae Cathedralis Ecclesiae super expositis referat. Dat. in Palatio nostro Episcopali Civitatis Vallettae die 17 Octobris 1731 (cf. Archivio Rabat. Summarium Av). Ma l'arciprete Giovanni Cuschieri suggerì al Vescovo di permettere la processione per quel solo anno (cf. ivi).
La ragione per cui i nostri non poterono celebrare esternamente la festa dell'Immacolata fu la introduzione della stessa festa e l'erezione della confraternita omonima nella Parrocchia di San Paolo fuori le Mura, dall'Arciprete Cuschieri (ivi).

[94] cf. Archivio Rabat, Giuliana IV, trovasi notato ai 18 Ottobre 1768: "A dì 28 Settembre 1763. in virtù dell'annesso decreto nel giorno suddetto che fu di Domenica è stata fatta una gran festa in questa nostra Chiesa e per sempre stabilita una solenne processione generale in onore delle Stimmate del nostro Glorioso Patriarca S. Francesco per cui fu parata meravigliosamente la Chiesa e dopo esser stato sollennizato con musica il primo vespero con Litanie e nella sera antecedente vi furono una grandiosa illuminazione per le strade sopra il convento e case vicine e fuochi artificiali nell'indomani poi...... Messa Solenne e Secondi Vesperi Compieta con l'intervento del Capitolo. Firmati 18 Ottobre 1763, P. Bartolomeo Velia, D.P. Gd., Gius. Bonnici Canc.
Quantunque i manoscritti nulla dicano della esistente confraternita di San Francesco, rileviamo che nel 1785 venne riconfermata dal P. Generale e annessa all'Arciconfnternita di Assisi per ooter fruire delle indulgenze e desii altri favori spirituali (cf. Arch. Gen. R.O. A. 74, 118, il 20 Aprile 1765).

94a Dai manoscritti ivi conservati risulta che nel 1801 già si celebrava la festa della Madonna della Salute, cf. Libro Spese 1801.

[95] cf. G.M. Depiro, Ragguaglio storico della Pestilenza, Livorno 1833.

[96] cf. Archivio Rabat. Libro Capitoli.

[97] cf. Archivio Generale, Roma, Reg. Procuratoris 23 maggio 1886 A. 83, 134.

[98] cf. Arch. Noi. Malta Atti Francesco Catania del 9 Aprile 1948, in cui si legge l'atto di donazione.

[99] cf. Commentarium Ordinis, Anno XLV 1948, p. 92, N. 77, p. 94; Il-Madonna tas-Sahha, tifkira ta' 1-Inkoronazzjoni, Malta 1948, p. 50ss.

[100] cf. Limiti Dott. F. Li Rotella Rossa in Archivio Storico Siciliano, Anno VIII, p. 158.

[101] cf. Sparacio P.M.D., O.F.M. Conv., Siciliensis Provinciae, Romae 1926, p. 83; Fiorini P.B., O.F.M. Conv,, Essays in honour of G. F. Abela., Malta 1961, p. 82ss; Archivio di Stato, Protonoturo del Regno, Palermo t. VI (1348-1375) p. 192.

[102] Dicesi che sia stato Vicirio Generale del Papalla, creduto Vescovo di Malta. Forse sarà stato Amministratore in temporalibus. cf. Royal Malta Library, Ms. 612.

[103] cf. Biblioteca Antoniana. Padova, Codice 644.

[104] cf. Notarial Archives Malta, Brandano Caxaro, Atti 1556 f. 17.

[105] cf. Archiepiscopal Archives, Valletta, Liber Ordinationum Cagliares (1614-33), 15 giugno 1621.

[106] cf. Archivio di Propaganda Fide, Roma, Scritti riferiti, voi. 148, pp. 131-2; voi. 116, f. 64. Ivi, voi. Acta 1632 Agosto 30, p. 355: ivi Acta 1641-1657 passim. N. Buta. cf. Appendice V. Diplomatarium Italicum, Roma 1925-1940, voi. II, pp. 330, 831.

[107] cf. Ivi, Acta 1631, f. 68 e Commentarium Ordinis, 1942, no. 8-9.

[108] cf. B. Morariu. O.F.M. Conv., Le Missioni dei FF. MM. Conventunii nella prima metà del sec. XVI da un documento ufficiale inedito (a. 1657). in Misc. Franc. 46 (1946) 809-10; Ivi, 62 (1962) 29ss. Royal Malta Library, Ms. 1102, no. 636.

[109] cf. B. Fiorini. O.F.M. Conv., Il convento e la Chiesa di San Francesco di Valletta (Malta), in Misc. Franc. 57 (1957) 112.

[110] cf. Archivio Generale, Roma, Regesta Ordinis. A. 27, 100v.

[111] cf. Ivi. A. 26, 72.

[112] cf. Malta, Archivio Rabat. Giuliana 1638, p. 7.

[113] cf. Ivi.

[114] cf. Arch. Prop. Fide, Roma Acta 1614. p. 255: "Referente E.mo D. Card. Brancatio Inquisitoris Melitensis et P. Bartholomaeo Stellini Ord. Min. Conv. processum super idoneitate ad missionem in Mesopotamia fr. Bernardini Chioranda de Caltagirone et P. Bonaventurae de Melita eiusdem Ord., et attestationem P. Generalis di illorum sufficientia, S. Congregatio missionem in Mesopotamia decrevit dicto P. Bartholomaeo cum praedictis duobus Fratribus, et missionis Praefectum declaravit ac deputavit eundem P. Bartholomaeum ...".
Appena cinque anni dopo il loro arrivo, il P. Stellini inviò al Santo Padre Innocenze X una lettera, con la quale lo informava che un certo Vescovo Caldeo, Simone Pietro, nestoriano di Diarbekir, intendeva abbracciare la fede cattolica. Anche il Vescovo caldeo scrisse al Papa il quale lodò in Congregazione l'opera svolta dal P. Stellini (cf. Ivi, Acta 1641-1657, passim). Il Papa stabilì di inviare altri due missionari: Ed è stato scelto un altro Maltese, P. Antonio Harlet, che conosceva la lingua turca e araba (cf. Ivi, B. Morariu, o.c., p. 311, no. 49). Nel 1650 P. Stellini, di 60 anni, tornò in Italia per riferire e prendere altre decisioni. Negli Acta di Propaganda Fide si legge che nel 1653 di nuovo fu inviato in Mesopotamia il P. Stellini. E nel 1657 si trovava ancora colà (cf. Ivi,). Elogiano la santità di vita e lo zelo apostolico del P. Stellini tutti gli storici Maltesi (cf. Abela-Ciantar, Malta Illustrata, Malta, libr. IV, not. IV, p. 53S, n. 69.; J. Zammit, M.D., Elogia Illustrium Melitensium, Malta 1855, p. 25; e stranieri F.A. Benoffi, O.F.M. Conv., Storia Minoritica, Pesaro 1829, p. 292; Royal Malta Library, Galleria Maltese, Ms. 1142, n. 611; P. Antonio da Venezia, M.O. Riformato, Giardino Serafico Istorico, Venezia 1710, t. 1, 191).

[115] cf. Arch. gen. Roma, Regesta Ordinis, A, 40, 175v.

[116] cf. Ivi, A. 42, 368.

[117] cf. Ivi, A. 45, 186v.

[118] cf. Archivio Convento Valletta, Giuliana 1605. n. 2v.

[119] cf. Arch. Gen. Roma, Regesta Ordinis, A. 50, 152, L'8 dicembre 1677 con Breve  Apostolico di Papa Innocenze XI vien nominato Provinciale ma pubblicato il 22  maggio 1678, nel quale giorno viene anche eletto Commissario Generale (Ivi).

[120] cf. Royal Malta Library, Galleria cit. 619; J. Zammit, o.c., p. 30; Sparacio,  o.c., v. 63.

[121] cf. Arch. Gen. Roma, Regesta Ordinis, A. 26. 72v.

[122] cf. Ivi, A. 27, 38.

[123] cf. Ivi, A. 27, 61.

[124] cf. Ivi, A. 27, 99v.

[125] cf. Ivi, A. 28, 148.

[126] cf. Arch. Prop. Fide, Acta 1641, 355.

[127] cf. Galleria cit. in. 613.

[128] cf. Arch. Gen. Roma, Regesta Ordinis, A. 56, 177.

[129] cf. Ivi. A. 53, 39.

[130] cf. Archivio Arcivescovile, Valletta, Malta, Libro Ordinazioni 1684. Non è numerato.

[131] cf. Arch. Gen. Roma, Regesta Ordinis, A. 58, 89?

[132] cf. Ivi, A. 59, 134.

[133] cf. Ivi, A. 56, 150.

[134] cf. Ivi, A. 59, 134.

[135] cf. Ivi, 56, 177.

[136] cf. Ivi, 1, 61, 202.

[137] cf. Ivi, A, 61, 208-4.

[138] cf. Ivi, A. 61, 129.

[139] cf. Ivi, A. 64, 529-80.

[140] cf. Ivi, A. 70, 158v.

[141] cf. Archivio Rabat; Galleria Maltese, o.c. n. 615.

[142] cf. Regesto Ordinis, A. 70, 149.

[143] cf. Ivi. A.71. 199v.

[144] cf. Ivi. A. 73. 40.

[145] cf. Ivi. A. 73, 239.

[146] cf. ivi. A. 73, 839.

[147] cf. Ivi. A. 74. 48.

[148] cf. Archivio Rabat. Giuliana IV; Arch. Valletta, libro delle Vene, 6 Maggio 1766.

[149] cf. Arch. Rabat. Giuliana cit.

[150] cf. Regesta Ordinis, A. 75, 79v.

[151] cf. Ivi, A. 75, 84v.

[152] cf. Ivi, A. 73, 33.

[153] cf. Ivi, A. 76, 40v.

[154] cf. Ivi, A. 79. 48.

[155] cf. Ivi,

[156] cf. Ivi. Regesto Bartoli, 4v.

[157] cf. Roma, SS. XII Apostoli, Necrologio, 11 Gennaio 1798.

[158] cf. Regesta Ordinis, A. 82, 187.

[159] cf. Ivi, A. 82, 183.

[160] cf. Ivi, A. 82. 198v.

[161] cf. Ivi.

[162] cf. Ivi.

[163] cf. Sparacio P.D., O.F.M. Conv., Frammenti Bio-Bibliografici, Assisi 1931, p. 30.

[164] cf. Regesto Ordinis, A. 83, 12.

[165] cf. Ivi, A. 84, 16v.

[166] cf. Archivio Rabat.

[167] cf. Archivio Valletta, Acta Capitularia 1863; B. Fiorini, o.c., 116.

[168] cf. Regesta Ordinis, A. 84, 98; Sparacio, o.c., l.c.

[169] cf. Sparacio, o.c., l.c.

[170] cf. Ivi.

[171] cf. Ivi.

[172] cf. Regesta Ordinis, A. 84, 100.

[173] cf. Sparacio, o.c., l.c.

[174] cf. Necrologio della Provincia di Malta, 20 Novembre 1882.

[175] cf. Sparacio, o.c., l.c.

[176] cf. Regesta Ordinis, A. 84, 62.

[177] cf. Ivi. A. 84, 80.

[178] cf. Ivi. Il 26 agosto 1872, A. 84, 100v.

[179] cf. Archivio Valletta, "libro delli Vestizioni" 1747, p. 143v.

[180] cf. Ivi, p. 149.

[181] cf. Archivio di Propaganda Fide, Roma; Scritture non riferite Romania vol. 16, p 285; Plackov P. Vincenzo, O.F.M. Conv., La Missione di Costantinopoli dei Frati Minori Conventuali, in Misc. Franc. 55 (1955) 447.

[182] Il P. Gatt da Costantinopoli era passato a Jassy in Romania, il 20 Aprile 1790. E il Card. di Propaganda alla stessa data prega il P. Generale di conferire la laurea dottorale al P. Gatt. cf. Regesta Ordinis, A. 79, 47.

[183] cf. Tocanel P. O.F.M. Conv., Storia della Chiesa Cattolica in Romania, Padova 1960, vol. III. p. 24 ss.

[184] cf. Archivio Generale, Roma, Acta Curiae Generalitiae, Moldavia. Decreto del 12 Marzo 1799 firmato dal Card. Borgia da Padova, cf. Tocanel, o.c., p. 30.

[185] cf. Tocanel, o.c., p. 44.

[186] cf. Tocanel, o.c., ivi. Il P. Tocanel dalla pagina 22 fino a pagina 44 da ampie notizie sull'operato di P. Gatt.

[187] cf. Necrologio della Provincia a quella data.

[188] cf. Archivio Generale, Roma, Regesta Ordinis, A. 84, lllv.

[189] cf. Archivio Rabat, Registro delle Vestizioni e Professioni, p. 871-1923, p. 4.

[190] cf. Ivi.

[191] cf. Sparacio, o.c., p.

[192] cf. Archivio Generale, Roma, Regesta Ordinis, A. 89, 86.

[193] cf. Archivio Convento, Valletta, Libro dei Capitoli Conventuali 1881.

[194] cf. Archivio Convento, Valletta, Acta Capitolorum, 1863.

[195] cf. Archivio Generale, Roma, Busta I, 1640, Malta XVIII, fascicolo 4.

[196] cf. Archivio Convento, Valletta, ivi. Series Officialium; Notitiae ex Curia Generalitia. I, XXVII.

[197] cf. Archivio Valletta, Acta Capitulorum 1910.

[198] cf. Valletta, Necrologio della Provincia a quella data.

[199] cf. Sparacio, o.c., p. 103: "Sancte vixit in conventu Cauli plerumque, orationis spiritus dotatus, humilitate, patientia, amore in Deum praecipuus". Il nostro fr. Giuseppe il 1° gennaio 1846 venne collocato di famiglia nel Collegio Missionario Almae Urbis (cf. Regesta Ordinis. A. 83. 10), ma ritornò a Malta il 21 settembre dello stesso anno (cf. Regista Ordinis. A, S3, 15). Morì in concetto di santità al Gozo il 6 giugno 1898 (cf. Necrologio della Provincia a quella data).

[200] cf. Archivio di Stato, Palermo, Protonotaro del Regno, t. VI, p. 142.

[201] cf. Archivio notarile, Malta. Atti Giacomo Sabbara, Reg. 494, 10 giugno 1499.

[202] cf. Abela-Ciantar, o.c., p. 256.

[203] cf. Archivio notarile cit., Atti Brandano Caxaro, Reg. 175.

[204] cf. Archivio Padri Carmelitani, Notabile, vol. I, p. 379.

[205] cf. Archivio Rabat, Giuliana IV, p. 21v.

[206] cf. Ivi, p. 5v e 131v.

[207] [Footnote text missing in the original]

[208] cf. Royal Malta Library, Ms. 643, p. 523.

[209] cf. R. Barbaro, Un Martire, Città di Castello, 1878, p. 28.

[210] cf. Arch. Not. cit. Atti Casaro Brandano, 1556, f 17.

[211] cf. Archivio Generale, Roma, Regesta Ordinis, A. 14, 34.

[212] cf. Archivio Rabat, Giuliana IV cit., p. 25.

[213] cf. Arch. Generale, Roma, Regesta Ordinis, A. 18, 82.

[214] cf. Ivi, Regesta Ordinis, A. 22, 15v.

[215] cf. Ivi. Regesta Ordinis, A. 22. 157.

[216] cf. Archivio Rabat, dai Vari Atti e capitoli.

[217] Ivi.

[218] Ivi.

[219] Ivi.

[220] Ivi.

[221] Ivi.

[222] Ivi.

[223] Ivi.

[224] Ivi.

[225] Ivi.

[226] Ivi.

[227] Ivi.

[228] Ivi.

[229] Ivi.

[230] Ivi.

[231] cf. Acta Rabat, Giuliana IV cit., p. 20.

[232] Ivi.

[233] cf. Ivi, Giuliana 1638, p. 23.

[234] cf. Ivi, Giuliana 1638, p. 23.

[235] cf. Ivi, p. 66. (24.3) Ivi.

[236] cf. Ivi, Libro Ordini, p. 13.

[237] cf. Ivi, p. 24.

[238] Ivi, p. 15.

[239] Ivi, p. l5v.

[240] Ivi.

[241] Ivi.

[242] Ivi.

[243] Ivi.

[244] Ivi. p. 14v.

[245] Ivi.

[246] Ivi. p. 260.

[247] Ivi.

[248] Ivi.

[249] Ivi.

[250] Archivio Generale, Roma, Regesta Ordinis, A. 55, 4.6v.

[251] cf. Archivio Rabat, Giuliana IV, p. 83.

[252] Ivi, pp. 62 e 67.                       

[253] Ivi.                                        

[254] Ivi, p. 85.                               

[255] Ivi.                                       

[256] Ivi.                                       

[257] Ivi.                                       

[258] Ivi.                                        

[259] Ivi.                                       

[260] Ivi.                                       

[261] cf. Archivio Generale, Roma, Regesta Ordinis, A. 64, 529-30. La ragione della elezione dei PP. Guardiani di Malta da parte del Rev.mo P. Generale la troviamo nei Regesta Ordinis.

[262] cf. Archivio Rabat, Giuliana IV.     

[263] cf. Ivi.

[264] Ivi.                                     

[265] Ivi.                                     

[266] Ivi.                                     

[267] Ivi.                                      

[268] Ivi.                                     

[269] Ivi.                                     

[270] Ivi.                                     

[271] Ivi.                                     

[272] cf. Archivio Rabat, volume Zabbar, p. 58.

[273] Ivi.                                        

[274] Ivi.                                       

[275] Ivi.                                       

[276] Ivi.                                       

[277] Ivi. p. 59.

[278] Ivi. cf. nota.

[279] Ivi.                                       

[280] Ivi.                                        

[281] cf. Giuliana IV, p. 210.

[282] Archivio Generale, Roma, Regesta Ordinis, A. 79, 48.

[283] cf. Archivio Rabat, vol. Zabbar, p. 45.

[284] Archivio Generale, Roma, Regesta Ordinis, A. 79, 104.

[285] cf. Archivio Rabat, Ivi.              

[286] Ivi.

[287] cf. Ivi, Inventario 1801, Royal Malta Library, Ms. 420.

[288] cf. Archivio Generale, Roma, Acta Sicilae et Melitae, voi. I, 1816-40.

[289] Ivi.

[290] cf. Ivi, Regesta Ordinis, A. 82, 20. I conventi di Malta ormai erano già avulsi dalla Sicilia dipendenti dal Commissario Generale.

[291] cf. Ivi, Regesta Ordinis, A. 82, 57.

[292] Ivi, Regesta Ordinis, A. 82, 84.

[293] Ivi. Regesta Ordinis, A. 82, 36. 114v; 184; 188.

[294] cf. Archivio Rabat, Registro Consigli, 1.

[295] Ivi, 1850-1913.                                 

[296] Ivi.                                              

[297] [text of footnote missing]

[298] [text of footnote missing]

[299] Ivi.

[300] [text of footnote missing]

[301] Venne eletto nel primo Capitolo custodiale. Gli Atti si trovano nell'Archivio dello Ordine, Roma, Acta Provinciae, Malta Voi. 1859-1953. I tré conventi di Malta furono eretti in Custodia il 5 marzo 1858 con Rescritto della Sacra Congregazione dei Religiosi (cf. Regesta Ordinis, A. 84, 17ss).

[302] cf. Archivio Valletta, Acta Capitularia 1863 (Le pagine non sono numerate).

[303] Ivi, Acta 1867.             

[304] Ivi, Acta 1868.

[305] Ivi, Acta 1871.

[306] Archivio Roma, Regesta Ordinis, A. 84, 104, 108v. Siccome la Custodia di Malta era allora governata da un Commissario Generale i Padri Guardiani venivano eletti dal P. Generale.

[307] cf. Archivio Generale, Roma, Regesta Ordinis, A. 84, 118, 115v.

[308] cf. Regesta Ondinis, A. 84, 1l9v e 183, 7.

[309] cf. Regesto Ordinis, A. 83, 45.

[310] cf. Regesta Ordinis, A. 83, 41, 94, 111.

[311] cf. Regesta Ordinis, A. 83. 124.

[312] cf. Regesta Ordinis, A. 83, 135.

[313] cf. Regesta Ordinis, A. 83, 139.

[314] cf. Regesta Ordinis, A. 83. 160.

[315] cf. Archivio Valletta, Acta Capitularia 1898 e 1910.

[316] cf. ivi Acta 1902.

[317] cf. ivi, Acta 1904, riconfermato dal P. Generale Beuter; (Cf. Series Officialium 1905) e rieletto nel 1907 (cf. Acta 1907).

[318] cf. Acta 1907. Scelto Presidente del convento.

[319] cf. Acta 1910.

[320] cf. Acta 1913.

[321] cf. Acta 1915.

[322] cf. Acta 1916.

[323] cf. Acta 1920.

[324] cf. Acta 1921, 1922.

[325] cf. Acta 1924.

[326] cf. Acta 1925.

[327] cf. Archivio Valletta, Regesto P. Carta.

[328] cf. Ivi.

[329] cf. Ivi.

[330] cf. Ivi, Registro Definitori (1941-1961) p. 9.

[331] Ivi, p. 37.

[332] Ivi, Acta Capitularia 1947.

[333] Ivi, 1950, rieletto nel 1953, ivi, 1958.

[334] Ivi, 1956.

[335] Ivi. 1959.

[336] Ivi, 1962.

a PALERMO, Archivio di Stato, Proto-notaro del Regno, t. VI (1343-1373) p. 192. Copia del sec. XVII. Documento riportato pure da R. PIRRI, Sicilia Sacra disquisitionibus et notiis illustrata, 1. III, Panormi 1638, p. 610; ed. Mongitore, Panormi 1788, p. 722.

b Archivio di Propaganda Fide, Scritti riferiti, vol. 148, f. 181, 182.

c Era detta così una regione orientale della Transilvania, abitata dai "Siculi."

d Cioè dei luterani, calvinisti e ariani.
Archivio di Propag. Fide, Scritti riferiti, Bulgaria, Valacchia, Moldavia, Transilvania, Vol. 219, f. 1925-200.; ivi Lettere di Polonia, Russia, Ungheria, Valacchia, Voi. 58, f. 167.; ivi Scritture riferite Vol. 75, f. 318.