Copyright © The Malta Historical Society, 2005.

Source: Melita Historica : A Scientific Review of Maltese History. 5(1968)1(3-31)

[p.3]L’Inquisizione di Malta (1561-1798)

Riflessioni critiche circa il materiale edito e inedito

Alessandro Bonnici, O.F.M.Conv. H.E.D., S.Th. L., Ph.B.

I

Località, natura, e valore dei documenti inediti

            Nel percorso dell’ultimo sessantennio, vari studiosi, più o meno competenti, presero l’iniziativa di indagare negli archivi, rintracciare i documenti inediti che concernono la vicende storiche dell’Inquisizione Maltese, e dare un utile contributo per mezzo di qualche pubblicazione. Quegli studi particolari che si pongono dei limiti ben determinati per esaminare un solo aspetto o un solo periodo si accolgono sempre favorevolmente dagli storici seri e oggettivi. Colui che crede che possa scrivere scientificamente, la storia di tutta, l’Inquisizione di Malta appare ai nostri occhi come un uomo illuso. Chi cerca di abbracciare troppo si avvia in una strada irta di ostacoli di ogni genere. Inoltre, la storia critica e scientifica di questo Tribunale resterà come un osso duro da masticare per tutti quelli che pretendono di scrivere senza varcare i confini dell’Isola e trascorrere parecchi anni fra tanti documenti preservati negli archivi.

            In questo studio, non abbiamo alcuna pretesa di esaminare minuziosamente tutto il materiale edito e inedito; ma le nostre brevi riflessioni potrebbero servire di orientamento per quelli che intraprenderanno qualche questione attinente all’Inquisizione. Il nostro scopo è di dare un giudizio sommario, ma nello stesso tempo spassionato, di quel materiale sul quale per diversi anni con ardore e amore giovanile abbiamo meditato. Nella nostra critica, cerchiamo ovunque che la mente non sia offuscata, da pregiudizi o rispetti umani.

L’Archivio dell’Inquisizione di Malta

            Per quel che si riferisce all’ufficio di Inquisitore, la fonte più genuina e sicura scaturisce dall’Archivio dell’Inquisizione di Malta. Questo materiale archivistico, dopo alcuni traslocamenti da una sede ad un’altra, oggi si conserva in una piccola stanza del vecchio seminario arcidiocesano della città Mdina. Ci sarebbe anche un’altra fonte di uguale importanza, ma, per il momento, si deve considerare come se non esistesse. Ci riferiamo qui all’Archivio della Suprema Congregazione del Sant’Uffizio. Questo Archivio, per ragioni che da tanti oggi si considerano come antiquate e sorpassate, [p.4] rimane ancora chiuso per ogni genere di studiosi.

            Mentre sfogliamo e esaminiamo i documenti dell’Archivio Maltese dell’Inquisizione, ci accorgiamo che i suoi manoscritti ci possono essere di tanto aiuto per la storia. Le lettere originali che i rappresentanti della

By the courtesy of "Malta Today"

"Il Seminario antico di Malta, situato nella vecchia capitale, Mdina, oggi è trasformato in museo e in un posto ideale per gli studi storici. Qui si preservano i documenti più genuini per la storia dell'Inquisizione di Malta."

[p.5] Suprema Congregazione del Sant’Uffizio di Roma inviavano all’Inquisitore di Malta si conservano in 35 volumi di manoscritti. Lo stesso archivio è veramente di grande importanza perché preserva la stragrande maggioranza dei processi istruiti e delle denunzie ricevute dall’Inquisitore o da qualche suo Delegato. La collezione dei Processi e Denunzie non è affatto completa perché, quando qualcuno appellava dalla sentenza dell’Inquisitore alla Suprema Congregazione, gli Inquisitori Generali di Roma esigevano che questi loro delegati nell’Isola mandassero tutti gli incartamenti del processo. Per tale ragione parecchi processi mancano in ciascun volume. [1] Poi, quando qualche persona deferiva una denunzia contro il Tribunale la Suprema Congregazione inviava lo stesso originale all’Inquisitore per accertarsi se l’accusa corrispondesse alla verità. Così, in mezzo alle lettere della Suprema Congregazione conservate a Malta, si incontrano quà e là anche simili lettere.

            Mentre i Cavalieri di Malta tenevano dei registri molto ordinati per tramandare ai posteri la loro corrispondenza ufficiale, i registri delle lettere degli Inquisitori dirette alla Pontificia Segreteria di Stato datano soltanto dal periodo dall’Inquisitore Giorgio Spinola (1703-1706). [2] Le lettere poi originali inviate all’Inquisitore da parte della Segreteria di Stato datano soltanto dal 1738, nel periodo dell’Inquisitore Carlo Francesco Durini (1735-1739). Non manca una spiegazione per questa consuetudine. La corrispondenza tenuta con la Segreteria si considerava come se fosse di natura privata. Ammesso questo, ciascun Inquisitore, imbarcandosi per partire dall’Isola, portava tutto con se e, nel migliore dei casi, lo riponeva fra i manoscritti della propria famiglia. Per confermare la nostra asserzione, prendiamo un esempio fra tanti che si possano rintracciare. L’Inquisitore Raniero Pallavicini (1672-1676), che concluse il suo periodo di carica mentre stava lontano dall’Isola per causa di una preoccupante infermità, in una delle sue istruzioni dirette al Pro-Inquisitore Ludovico Famucelli, ordinò il seguente: “Trattenghi per me quelli della Segreteria di Stato, per rimettermeli a più pronta e sicura occasione, e gl’altri del S. Officio resteranno nei soliti registri.” [3]

            Prima di concludere i nostri riferimenti concernenti l’Archivio della Inquisizione di Malta, vorremmo menzionare anche i vari volumi, di Memorie che gli Inquisitori lasciavano ai loro successori; ma tali documenti [p.6] incominciano soltanto dal tempo dell’Inquisitore Giacomo Caraccioli (1706-1710). [4]

L’Archivio e la Biblioteca del Vaticano

            Uno studio concernente l’Inquisizione di Malta sarebbe molto difettoso se non si consultano i documenti preservati in Vaticano. Fra tutti gli archivi fuori dell’isola di Malta, quelli del Vaticano formano la fonte più genuina per quel che riguarda l’evoluzione storica del Tribunale dell’Inquisizione e per tanti problemi connessi col Tribunale. Abbiamo parlato di “Archivi” per il fatto che il materiale che ci interessa si conserva in due località che si devono sempre distinguere chiaramente nelle citazioni: l’Archivio Vaticano e la Biblioteca Vaticana. Naturalmente qui non ci interessa il vasto materiale edito preservato in quella Biblioteca, ma soltanto quella sezione altrettanto vasta che preserva una immensa mole di materiale inedito.

            Se sfogliamo i soli indici, ancora scritti quasi tutti a mano, ci accorgiamo subito che uno ci si perda anche nel solo materiale utile per la storia della nostra Inquisizione. Per poter conoscere profondamente tutto il materiale di quei documenti ci vorrebbero anni e anni di diligente ricerca. Alla luce dei documenti preservati nei vari fondi archivistici, la figura dello Inquisitore di Malta salta fuori con una veste nuova.

            Parlando prima dell’Archivio Segreto Vaticano, osserviamo che i documenti che in qualche modo recano un contributo alla storia dell’Inquisizione di Malta sono dispersi quà e là in tanti fondi archivistici. I fondi Vescovi e Prelati e Particolari ci possono rendere un servizio molto gradito perchè, fra le tante lettere che vi si preservano, si rintracciano delle opinioni e giudizi, qualche volta sconcertanti, nei riguardi degl’Inquisitori, di Malta.

            Di rilevante importanza è il fondo della Segreteria dei Brevi Apostolici ove si custodiscono i registri della maggior parte dei brevi che si consegnavano a ciascun Inquisitore all’inizio della sua carica. Qualche volta, nello stesso fondo si trovano anche delle suppliche originali di Maltesi che domandavano qualche grazia dalla Santa Sede, sorreggendosi all’appoggio di qualche Inquisitore. Non è affatto facile per rintracciare i documenti in questo fondo. La disposizione dei brevi è semplicemente cronologica, senza distinzione di diocesi o nazioni. Perciò, se uno non conosce la datazione precisa del documento desiderato, rischia di perdere tanto tempo prezioso. Ci basta dire che lo studioso dovrebbe consultare un grossissimo volume di indici per ciascun anno.

            [p.7] Per uno studioso che vorrebbe approfondirsi nella storia dell’Inquisizione di Malta, vale la pena di allontanarsi dall’Isola anche per consultare il solo

(By the courtesy of "The Sunday Times of Malta")


"Palazzo del Sant'Uffizio a Roma: sede del Tribunale più tremendo del mondo cristiano. Dai Supremi e Generali Inquisitori, l'Inquisitore di Malta riceveva le sue istruzioni e a ?loro riferiva tutti i suoi problemi."

[p.8] fondo Malta dell’Archivio Vaticano. I documenti, quasi tutti originali, che vi si contengono, rispecchiano tutti gli aspetti della vita maltese; ma, fatta eccezione di pochi, i manoscritti si riferiscono direttamente agli Inquisitori di Malta. [5] Se noi teniamo conto della numerazione di questi volumi, si raggiunge il numero di 186. Ma, in realtà ci sono 192 volumi. Secondo la nuova numerazione, parecchi numeri racchiudono più di un volume; tali volumi si distinguono con l’apposizione di lettere alfabetiche. [6] Dobbiamo anche tener conto che oggi alcuni manoscritti sono andati perduti. [7] Non pensiamo neanche che questi volumi siano di qualche decina di fogli ciascuno. Le lettere originali sono regolarmente messe insieme anno per anno, e non di rado i volumi oltrepassano anche i 700 fogli. Sappiamo del resto da altre fonti che l’Inquisitore aveva l’obbligo di tenere frequentissime relazioni epistolari con le Congregazioni Romane. [8]

            Vari manoscritti del medesimo fondo Malta si riferiscono anche alle relazioni dei Gran Maestri dell’Ordine Gerosolimitano con la Segreteria di Stato, [9] o a qualche capitolo straordinario dell’Ordine, [10] o a vertenze giurisdizionali fra il Gran Maestro e il Vescovo. [11] Diversi altri riguardano degli avvenimenti molto particolari, come quello che tratta della visita apostolica del Convento dei Carmelitani della Valletta nell’anno 1755. [12] Ma la stragrande maggioranza dei volumi raccoglie le ralazioni epistolari fra la Segreteria di Stato e gli Inquisitori di Malta. Il fondo conserva le lettere originali che gli Inquisitori inviavano da Malta e i registri delle lettere che la Segreteria spediva all’Inquisitore. Non manca neanche qualche relazione [13] dell’Inquisitorato di Malta o qualche istruzione data all’Inquisitore. [14]

            Nel 1930, Annibale Scicluna pubblicò una compilazione del materiale preservato presso i vari fondi dell’Archivio Vaticano. [15] Essendo trascorsi molti anni da questa, utile pubblicazione, noi stessi abbiamo esaminato uno [p.9] per uno tutti i manoscritti del Vaticano e abbiamo trovato molti volumi che non sono indicati dallo Scicluna. Del resto, il compilatore non aveva alcuna pretesa di presentare uno studio scientifico. Come appare dal contenuto di questo fascicolo, i manoscritti sono stati descritti soltanto secondo un indice molto imperfetto che allora si conservava nella “Sala degli Indici” del detto Archivio. Riguardo al fondo Malta, che ci interessa in modo particolare in questo studio, oggi sarebbe sufficiente consultare il volume 1024 nella detta sala degli indici per avere una chiara idea di tutto il contenuto.

                        I manoscritti della Biblioteca Vaticana, per quel che concerne la storia della nostra Inquisizione, completano il fondo Malta dell’Archivio Vaticano. Il valore di questi manoscritti ci fu rilevato per la prima volta da Ersilio Michel. [16] La sua ricerca assume un valore veramente significativo perchè non si restringe ad una semplice compilazione. Lo studioso prese in mano tutti ì manoscritti che giacciono disseminati in vari fondi archivistici e fece una critica molto equilibrata riguardo al contenuto dei documenti che apparirono, secondo il suo punto di vista, importanti. I manoscritti che suscitarono al Michel grande interesse e curiosità sono quelli che trattano dell’Ordine Gerosolimitano. Quelli che si riferiscono agli Inquisitori sono appena toccati.

            Noi stessi, in questi ultimi anni, abbiamo indagato per vari anni, fra i manoscritti della Biblioteca Vaticana. Ma il nostro interesse è stato rivolto in modo speciale al fondo più importante rispetto alla storia di Malta. In altre parole, noi abbiamo studiato in modo particolare il contenuto del Fondo Barberini Latino. Recentemente, per mezzo di una nostra pubblicazione abbiamo contribuito alla conoscenza di questo fondo archivistico. [17] Abbiamo minuziosamente indagato fra i quaranta volumi di manoscritti che trattano della nostra storia; ma nella nostra pubblicazione ci siamo limitati alle notizie più sconosciute. Abbiamo preferito di sorvolare soltanto in modo molto sommario su quegli argomenti che toccano le vicende politiche o si restringono ad una sola persona che non ha qualche importanza particolare per la storia dell’Isola. Uno spazio più largo è stato dedicato alla psicopedagogia popolare, ai costumi e alla vita del popolino, e a qualche aspetto della storia della Chiesa.

            Nella Biblioteca Vaticana, il fondo Barberini Latino è encora molto importante anche per la storia dell’Inquisizione di Malta. [18] Molti manoscritti che mancano nel fondo Malta dell’Archivio Vaticano sono collocati in questa sezione della Biblioteca Vaticana.

            [p.10] Nella medesima Biblioteca, anche i fondi Chigi Latino, Ottoboniani Latino, Borgia Latino e Vaticano Latino sono di una notevole importanza per la storia dell’ Inquisizione di Malta.

Altri Archivi e Biblioteche Romane

            I Manoscritti che si conservano presso l’Archivio della Sagra Congregazione di Propaganda Fide sono praticamente, ancora sconosciuti. Per quel che riguarda Malta, abbiamo una semplice indicazione nell’ Inventario di questo Archivio. [19] Riguardo ad un punto particolare, cioè l’insegnamento della lingua Araba a Malta, l’egregio Antonio Cremona contribuì con alcune ricerche fatte in questo archivio che è tanto importante per la storia delle missioni nella i Chiesa Cattolica. [20] Benchè non vogliamo criticare questo illustre scrittore, tanto benemerito per la sua piccola patria, affermiamo soltanto che quel medesimo studio si possa allargare molto di più; infatti, la quantità dei documenti inediti (lettere e relazioni) è molto più vasta di quella che si cita dal Cremona.

            Non abbiamo alcuna intenzione di trattare dell’importanza di questo archivio perchè si richiederebbe uno studio a sè. Rammentiamo soltanto che la Congregazione di Propaganda Fide raramente teneva relazioni epistolari con il Vescovo di Malta. L’Inquisitore era autorevolmente incaricato per trattare con questa Congregazione. I missionari ricorrevano dall’Inquisitore quando si sentivano in qualche disagio finanziario per quel che riguardava il loro apostolato in terre di missione. Rintracciamo anche una specie di processo per esaminare l’idoneità di quegli individui che chiedevano di dedicare il resto della vita in quell’altissimo ministero delle missioni. Quando poi, nel 1798, con la dominazione francese, l’Inquisitore fu costretto a partire dall’Isola una volta per sempre, la Congregazione di Propaganda Fide incominciò a trattare col Vescovo diocesano. [21]

            Qualche parola si potrebbe aggiungere anche circa gli altri manoscritti preservati nelle diverse Biblioteche di Roma. Naturalmente anche qui trattiamo brevemente soltanto di quelli che si riferiscono all’Inquisizione di Malta. Ersilio Michel diede il suo contributo anche in questa sezione. [22] L’esame critico del Michel elaborato similmente a quello che si riferisce alla Biblioteca Vaticana, conferisce molti schiarimenti per altri studiosi. Comunque, essendo la ricerca storica uno studio positivo, resta molto difficile [p.11] allo studioso di evitare tutti i difetti possibili. Qualcuno di questi archivi ricordato dal Michel conserva dei documenti concernenti l’Inquisizione di Malta dei quali lo studioso non si è accorto. Inoltre, altre indicazioni dovrebbero essere modificate per qualche imprecisazione; del resto, questo gli capitò soltanto rarissimamente.

            Fra le Biblioteche Romane, la più importante per la nostra storia è la Casanatense che prende il nome da Girolamo Casanate, il quale per circa cinque anni (1658-1663) esercitò la funzione di Inquisitore nella nostra Isola. Vari manoscritti (non citati dal Michel) trattano delle vicende del suo inquisitorato. Sono più interessanti di quelli del Vaticano perchè non tutte le lettere sono ufficiali. Mentre in una, lettera diretta ai propri superiori, un Inquisitore è costretto a parlare sempre in modo molto ossequioso, in lettere dirette ai famigliari o agli amici, egli è molto più libero e può esprimersi senza nascondere quel che non può esprimere ai superiori. Naturalmente, anche in Vaticano, con l’acquisto di varie collezioni archivistiche, si possono rintracciare diverse lettere di natura privata uscite dalla mano di un Inquisitore di Malta. Oltre ai documenti dell’Inquisitore Casanate, anche nella Casanatense delle lettere o relazioni interessanti si riferiscono ad altri Inquisitori come Antonio Pignatelli, Giulio Degli Oddi, e Raniero Pallavicini.

            Purtroppo, è molto difficile allo studioso di indagare in questo archivio. Molti dei volumi di manoscritti non sono ancora numerati. Inoltre, secondo le indicazioni poste al dorso di ogni manoscritto, i documenti dovrebbero appartenere ad un certo Inquisitore in un determinato periodo. Ma, per esempio, fra le lettere che dovrebbero appartenere all’Inquisitore Casanate, si trovano rilegate diverse inviate da altri Inquisitori. Aggiungiamo ancora che le lettere non sono neanche in ordine cronologico. Perciò, essendo molti manoscritti privi di numerazione, uno studioso si deve, limitare a citare il documento con la sola datazione, ma, nello stesso tempo corre il pericolo di non poter più ritrovare quel documento senza percorrere il manoscritto foglio per foglio.

            Alcune relazioni interessanti dei nostri Inquisitori si conservano anche nella Biblioteca Romana dellAccademia dei Lincei. Il più grande interesse dovrebbe essere rivolto alle relazioni degli Inquisitori Federico Borromeo (1653-1654) [23] e Galeazzo Marescotti, (1663-1666), [24] all’istruzione destinata a Stefano Brancacci, [25] e ai ‘cedoloni’ fatti affiggere dall’Inquisitore Giulio Degli Oddi (1655-1658) contro il De Redin. [26]

            Anche i manoscritti della Biblioteca Nazionale Centrale presentano qualche cosa di nuovo per l’Inquisizione di Malta. La novità riguarda l’amministrazione materiale del Palazzo Inquisitoriale di Malta, le consuetudini introdotte nel corso dei tempi, e varie notizie interessanti riguardanti il [p.12] modo di vivere nell’Isola durante il secolo decimosettimo. [27] Anche qui, la consultazione non è molto facile per la mancanza di una ordinata numerazione dei manoscritti.

Altri Archivi e Biblioteche dell’Isola di Malta

            Nell’Isola di Malta, oltre all’Archivio dell’Inquisizione, si possono ricordare vari documenti i quali in un modo o in un altro trattano dell’Inquisizione. Uno degli Archivi interessanti è quello dell’Ordine Gerosolmitano. L’Archivio dellOrdine di Malta conserva molti documenti che indirettamente parlano degli Inquisitori. La maggior parte di questi consiste in lettere. Ci vuole un po’ di fatica per trovare queste lettere perchè sono rilegate sempre in volumi secondo un ordine cronologico senza sapere se

(Phot: J.M. Spiteri, Museum)


"Il Palazzo Corsini a Roma: sede della Biblioteca dell'Accademia dei Lincei. Fra i manoscritti di questa Biblioteca, si conservano vari documenti che si riferiscono agli Inquisitori Federico Borromeo, Giulio Degli Oddi, e Galeazzo Marescotti."

[p.13] contengano qualche riferimento agli Inquisitori. Quando l’Inquisitore è il destinatario di una lettera, la ricerca dello studioso resta alquanto facilitata perchè il nome di tutti i destinatari si mette in fondo a ciascun volume. Nella maggior parte dei casi, quel che ci interessa non viene fuori da queste lettere destinate agli Inquisitori che necessariamente sono piene di ossequio verso il Ministro Pontificio. Per noi, è molto più interessante vedere quel che pensava un Gran Maestro circa un Inquisitore quando scriveva a persone con le quali non aveva alcuna ragione per nascondere i suoi intimi sentimenti. I cataloghi che si stanno preparando a cura di Joseph Mizzi, Anthony Zammit Gabarretta, e Vincent Borg riveleranno qualche aspetto nuovo anche nella storia dell’Inquisizione di Malta. [28]

            I Manoscritti della Curia Arcivescovile di Malta ci forniscono qualche notizia anche nei riguardi dell’Inquisitore di Malta. Delle volte, si comunicava da Roma su quel che si doveva fare in una questione di giurisdizione; in altre occasioni le Congregazioni cercavano di spiegare al Vescovo quel che si dovesse fare in qualche dissenso e quale fosse il compito da affidare allo Inquisitore. Nella medesima Curia, si rintraccia per caso anche qualche manoscritto che per sè dovrebbe appartenere all’Archivio dell’Inquisizione; forse, durante i trasferimenti dei manoscritti da parte delle autorità ecclesiastiche da un posto ad un altro si è avuta qualche involontaria confusione. Qui ci riferiamo in modo particolare, al manoscritto che porta il titolo “Notizie per la carica d’Inquisitore.” [29]

            Alcune Relazioni e Istruzioni interessanti riguardo all’Inquisizione di Malta si conservano anche fra i manoscritti della Biblioteca Reale di Malta. Questa Biblioteca anche se conserva ben poco di veramente nuovo almeno contribuisce con copie di qualche relazione e con brevi cenni biografici degli Inquisitori di Malta; ma, mentre i fatti riferiti in queste informazioni corrispondono alla verità, vi si trovano numerosi errori per negligenza nella trascrizione. La Relazione dell’Inquisitore Borromeo è edita come sta, senza alcun commento in Malta Letteraria. [30] Una relazione di grande interesse è quella rilasciata dall’Inquisitore Galeazzo Marescotti al suo successore, nell’anno 1666; vi si contengono uniti le copie di alcune lettere. [31]

            Del resto, ci sono varie copie di questa relazione, sia a Malta che altrove.

[p.14] II

L’Inquisizione di Malta alla luce dei contributi scientifici

            Come indica il titolo del nostro studio, lo scopo principale che ci siamo prefissi è di contribuire alla conoscenza delle fonti. Mentre, abbiamo dato un orientamento allo studioso che si avvia a rintracciare il materiale inedito, ci sembrò conveniente di annotare in ogni occasione, con qualche critica, i contributi storici che servirebbero piuttosto come un repertorio. Tali opere dalla loro stessa natura vanno sempre intimamente connesse agli stessi manoscritti inediti.

            Fatta questa premessa, diciamo che non tutto il materiale edito si possa classificare come una fonte per la storia dell’Inquisizione. Per questa ragione, cercheremo di distinguere nettamente gli uni dagli altri.

Il contributo dei secoli passati

            In tempi ormai lontani, quando il Tribunale dell’Inquisizione di Malta non aveva ancora raggiunto la metà del corso della sua storia nell’Isola, Sebastiano Salelles, il più illustre fra tutti i Consultori dei Sant’Uffizio di Malta, si accinse a scrivere un’opera assai voluminosa riguardo alla procedura di quel Tribunale. [32]

            Nel prologo della sua opera, il Salelles, che conosceva bene dalla propria esperienza [33] il modo di procedere di quel Tribunale, fece una digressione molto giovevole per la nostra storia. Egli si accinse a descrivere con oggettività le competenze di quella Inquisizione di Malta, confermando tutte le sue asserzioni con casi che si riferiscono ai primi cento anni della Inquisizione Maltese. Essendo immerso per più di sessant’anni nelle questioni del Tribunale, l’Autore deve essere considerato come conoscitore delle fonti della Storia dell’Inquisizione Maltese. Non ostante questo, egli non è incensurabile per qualche evento riguardante i primi anni dell’Inquisizione. Il Salelles merita ogni lode per la sua descrizione dei diritti e obbligi dello Inquisitore; e essendo un giurista impegnato continuamente nelle cause della Santa Fede, espone bene e chiaramente le competenze dell’Inquisitore come tale. Nel medesimo tempo, questo dotto Gesuita Spagnuolo cerca di non mancare mai di riverenza verso il Ministro Pontificio, suo superiore; perciò quando rileva qualche fatto che potrebbe mettere in cattiva luce qualcuno degli Inquisitori precedenti, il Salelles indaga ugualmente riguardo [p.15] alla verità ma, come segno di deferenza, omette il nome dell’Inquisitore in questione.

            Per lungo tempo, nessuno scrittore toccò diretta,ente l’Inquisizione di Malta. Soltanto alcuni storiografi, mentre esaltavano i trionfi dell’Ordine Gerosolimitano, si riferivano qua e là a qualche avvenimento. Ma ci dobbia mo guardare con attenzione da alcuni giudizi formati, se ci sta a cuore di vedere la storia con un occhio critico. Come la mente di quegli storici fu generalmente offuscata da vari pregiudizi, il loro contributo nella storia dell’Inquisizione di Malta è molto esiguo. L’Inquisitore Gregorio Salviati, in una sua Relazione inedita del 2 ottobre 1759, inveisce contro il Dal Pozzo per alcune false asserzioni in quel che riguarda la storia dell’Inquisizione [34] e, in un’altra occasione, il Salviati lo accusa di essere uno “storico poco sincero, e meno riverente verso la S. Sede.” [35]

Il primo trentennio del secolo ventesimo

            Agli albori del secolo corrente, Paolo Piccolomini con la pubblicazione Corrispondenza tra la corte di Roma e l’Inquisitore di Malta durante la guerra di Candia [36] diede un utile contributo in un aspetto molto particolare della nostra Inquisizione. Il Piccolomini traccia a grandi linee la partecipazione degli Inquisitori di Malta in quella vana ma generosa lotta contro i Musulmani. Questo scritto risultò un contributo importante per la storia di Malta perchè è completato con le più importanti notizie che connettevano la vita dell’Inquisitore con quella del popolo isolano. Perciò, si ricavano delle interessanti informazioni circa i nove Inquisitori (1645-1669) i quali in qualche modo parteciparono in quella sfortunata impresa. Lo studio è elaborato con metodo rigorosamente scientifico; l’ultima puntata della pubblicazione è postuma perchè il Piccolomini scomparse improvvisamente in età immatura appena finito lo studio.

            Anche questa pubblicazione dovrebbe essere annoverata fra le fonti della storia dell’Inquisizione di Malta perchè l’Autore non si contentò di darci soltanto un semplice commento sugli avvenimenti della guerra di Candia e sugli Inquisitori interessati; egli aggiunse anche la pubblicazione di tutte le lettere originali e dei registri che concernono la questione, seguendo i volumi conservati nel fondo Malta dell’Archivio Vaticano. Come abbiamo già indicato, lo studio è ben fatto, ma qualche difetto negli studi storici si riscontra sempre. Quando il Piccolomini, circa sessant’anni fà, faceva le sue ricerche presso l’Archivio Vaticano, i documenti non erano ancora numerati. Comunque, per uno studioso che vorrebbe consultare per un’altra volta questi medesimi documenti, non c’è alcuno scomodo perchè tutte le lettere e le registrazioni di quelle inviate sono messe insieme in ordine cronologico e rilegate in volumi. Il Piccolomini, essendo sprovvisto [p.16] della numerazione, citò i documenti indicando i volumi e la datazione della lettera. Ma dei lievi difetti ci sono anche in questo studio. L’Autore aveva l’intenzione di pubblicare tutte le lettere che si riferiscono alla guerra di Candia, ma alcune gli sfuggirono. Altre volte, fra i suoi documenti pubblicati, incluse alcuni che non concernono quella guerra, ma soltanto delle scorrerie contro galee musulmane: scontri che allora erano tanto frequenti anche da parte dei Maltesi che vivevano da corsari. Nel percorso di questo studio, si esprimono anche dei giudizi nei riguardi degli Inquisitori di Malta, ma questi non sempre corrispondono alla verità. Il Piccolomini, esaminando soltanto i documenti del Vaticano, considera l’Inquisitore Gori Pannellini come “simpatico.” [37] Ma noi, che abbiamo esaminato anche altre fonti, ci siamo accorti che tale Inquisitore rimase a Malta per sette anni (1639-1646) “con poca sodisfazione del pubblico” [38] e “per le sue asprezze era stato richiamato da Roma,” [39] e inoltre lasciò l’Inquisizione di Malta in uno stato disordinato “con molto dispendio e discredito di cotesto Tribunale.” [40] Il Piccolomini chiama invece il Pignatelli e il Cavalletti “fugaci apparizioni nella serie degli Inquisitori di Malta.” [41] Lo concediamo per il Cavalletti ma non per il Pignatelli.

            Il Gran Maestro di allora, Lascaris, lo descrive come un uomo “molto degno del carico impostogli da Nostro Signore” [42] e quando ricevette la facoltà di partirsi dall’Isola, questo Inquisitore aveva la consolazione di sentire le seguenti parole da parte del Segretario di Stato di Sua Santità: “Io nel darne a Vostra Signoria questo avviso, l’accompagno ancora con l’attestatione che le faccio della molta sodisfattione che Sua Santità ha ricevuta da Lei nell’essercitio di cotesto carica.” [43] Anche se non fu eminente per la sua attività il Pignatelli fu sempre gradito per essere “un Prelato di trattamenti dolci e gentili.” [44] Simili giudizi inesatti nel Piccolomani sono possibli perchè lui esamina soltanto il materiale conservato nel fondo Malta dell’Archivio Vaticano.

            Pompeo Falcone, per mezzo del suo opuscolo “La Nunziatura di Malta dell’Archivio Segreto della S. Sede. I, l’età di Gregorio XIII,” ci lasciò un interessante contributo per la nostra storia. [45] Benchè sia soltanto di un centinaio di pagine, il libro è ricchissimo per il modo come presenta la storia politica e religiosa dell’Isola in quel periodo di Papa Gregorio XIII; ma la disposizione del materiale lascia molto da desiderare. La pubblicazione è molto interessante anche per la pubblicazione di vari documenti [p.17] Inediti presi dal noto Fondo Malta del’Archivio Vaticano. Questo avrebbe dovuto essere il primo in una serie di studi concernenti questa importantissima sezione dell’Archivio. Ma lo scopo di questo e di altri scrittori Italiani non era soltanto storico; al contrario, essi scrivevano con intento primariamente politico. Poi, svanita la speranza di conquistare l’Isola di Malta, durante l’ultimo conflitto mondiale, praticamente nessun altro Italiano pensò di dedicarsi alla storia di Malta con metodi scientifici. Non ostante questo, gli storici di Malta dovrebbero sentirsi grati per quello che questi Italiani fecero per la nostra storia. Un minimo di intelligenza è sufficiente affinché gli studiosi distinguano gli studi oggettivi da quelli che non avevano altro scopo che quello di provare l’italianità di Malta attraverso i secóli. [46]

            Il Falcone traccia brevemente gli inizi del Tribunale dell’Inquisizione fino al periodo di Monsignor Ascanio Libertani da Castelbarchio (1585-1586). Come appare dallo stesso titolo dell’opuscolo “La Nunziatura di Malta dell’Archivio Segreto della S. Sede,” l’Autore fonda le sue conclusioni sul materiale che trova presso quell’Archivio. Ma per completare le sue ricerche, il Falcone fa anche largo usa della bibliografia più importante, come il Salelles, il Dal Pozzo, e il Vertot. Altre citazioni derivano anche da vari fondi, che sono collocati in altri archivi della città di Roma, come quelli della Biblioteca Nazionale Centrale.

            Ci sembra che la contribuzione del Falcone non debba essere ignorata; ma, sfortunatamente per lui, il titolo dello studio è erroneo; in altre parole l’ufficio che gli Inquisitori tenevano a Malta non dovrebbe essere chiamato “Nunziatura.” Un Nunzio è un rappresentante permanente del Sommo Pontefice ed è investito di poteri politici e ecclesiastici, con lettere credenziali, presso qualche sovrano. Il “Nunzio” può essere anche un inviato in un determinato territorio con lo scopo di salvaguardare gli interessi della Santa Sede. [47] L’Inquisitore di Malta non può essere chiamato nunzio perché non godeva questi diritti, se non parzialmente. Almeno dal secolo decimosesto in poi, i Nunzi trattavano i loro affari come rappresentanti del Papa, e, come tali, essi esercitavano una giurisdizione ordinaria e immediata. Ma l’Inquisitore di Malta, secondo le chiarissime parole del breve che fuggono ogni ambiguità nell’interpretazione, [48] non aveva la facoltà di trattare a nome del Papa, primi di mettersi in contatto con i suoi superiori che si trovavano a Roma. Rimane vero che anche il “Nunzio” non sia altro che un Ambasciatore; ma sembra che l’Inquisitore di Malta abbia avuto le [p.18] mani molto legate quando ci si doveva prendere una decisione.

            Il Falcone commenta sull’attività dell’Inquisitore. E’ vero che lui appare costantemente con gli uffici di un Nunzio. [49] Come un Nunzio in tali occasioni, l’Inquisitore si interponeva da mediatore o pacificatore nelle discordie. Fra l’altro, l’Inquisitore aveva l’incàrico di “provedere che il Gran Maestro e la Religione si mantenghino nell’obbedienza dovuta alla Santa Sede; che non si rechi pregudizio ai dritti supremi della medesima, che sia rispettata l’autorità e dignità del Pontefice; che si mantenga nel Convento una buona armonia tra il Capo e i membri, una reciproca unione fra i Cavalieri, e da per tutto il buon ordine e la giustizia.” [50] Ma in tutto questo, l’Inquisitore non prendeva parte se non “dentro il termine però di caritativa et amichevole compositione, ma non come giudice et arbitro, qualunque ne fosse richiesta.” [51]

            Ufficialmente, la Santa Sede non riconobbe mai all’Inquisitore di Malta il titolo di “Nunzio.” Inoltre, l’Inquisitore di Malta non godette mai neanche le preeminenze di un Nunzio. Infatti, secondo il codice ecclesiastico che in questo punto è rimasto invariato da più di quattro secoli, il Nunzio, anche se non aveva la dignità vescovile, godeva la precedenza sopra il Vescovo Diocesano, quando questo non fosse Cardinale o Patriarca. [52] Gli Inquisitori di Malta, invece, i quali regolarmente non erano vescovi, benchè qualcuno lo fosse (come Carlo Bovio e Fabio Chigi), non godevano alcun diritto di precedenza sopra il Vescovo Diocesano. Fra le dignità dell’Isola, essi tenevano soltanto il terzo posto; il primo posto apparteneva al Gran Maestro, il secondo al Vescovo Diocesano. Questa prassi si spiega da Galeazzo Marescotti nelle sue istruzioni rilasciate al successore: “All’Inquisitore, fuori di casa propria, è dovuto in ogni luogo la precedenza sopra tutti, eccettuatone però il Gran Maestro et il solo Vescovo di Malta, ancorchè vi si trovino Arcivescovi o Vescovi forastieri che non habbiano giurisditione sopra l’Isola di Malta.” [53]

Gli ultimi anni

            Joseph Cassar Pullicino, per mezzo del suo studio “Malta in 1575. Social aspects of an Apostolic Visit,” [54] indirettamente conferì qualcosa anche alla storia dell’Inquisizione. In uno studio di grande interesse, questo scrittore, tanto benemerito per i suoi contributi per la conoscenza della psicopedagogia popolare, fece un’accurata indagine in un manoscritto della Biblioteca Reale di Malta per rilevare vari problemi sociali dell’Isola di Malta. Tutto lo studio è fondato su una relazione di Pietro Dusina, il Primo Inquisitore di Malta distinto dal Vescovo Diocesano. Come lo studio non tratta direttamente dell’Inquisizione, non ci indugiamo nelle sue considerazioni.

            [p.19] Andrew Vella, con l’opuscolo che porta il titolo “The Tribunal of the Inquisition in Malta [55] incominciò la serie degli studi storici pubblicati per l’iniziativa della Reale Università di Malta. Questo storico ha il merito di essere il primo che tentò di tracciare gli eventi principali di tutto il periodo dell’Inquisizione di Malta. Non ostanti i suoi difetti, questa contribuzione non manca di qualche interesse. Secondo il nostro punto di vista, l’utilità dello studio si trova nella sua appendice dove, oltre alla pubblicazione di qualche procedura dei processi (le quali avrebbero avuto un valore più notevole se fossero lasciate nella loro lingua originale), ci fa anche conoscere quali siano i volumi dei manoscritti che si conservano nell’Archivio dell’Inquisizione di Malta. Ma oltre a quelli ci sono diversi altri.

            L’Autore vanamente tentò di superare quegli ostacoli insormontabili a causa dei quali altri studiosi si sono messi in guardia per non intraprendere di scrivere scientificamente la storia dell’Inquisizione senza consultare, almeno per parecchi anni, gli archivi della città di Roma, oltre a quelli dell’Isola di Malta. Infatti, tali archivi si dovrebbero considerare dallo studioso, non come semplicemente utili, ma anche come indispensabili. Chi scrive con l’intenzione di basarsi sul materiale che si trova nell’Isola, rischia di essere molto frammentario nelle sue esposizioni. Non ostante questo, anche gli Archivivi Malta da soli avrebbero dovuto offrire un campo molto più svariato e interessante. Le funzioni dell’Inquisitore di Malta erano molteplici; ma non si può trascurare quella importantissima di Delegato Apostolico; comunque, questo fatto non può considerarsi come un difetto nell’Autore perchè ciascuno scrittore ha il diritto di restringersi ad un aspetto particolare in una questione tanto complicata. Ma non si può scrivere dell’Inquisizione di Malta come tale senza rilevare quali siano state le relazioni dell’Inquisitore con la Suprema Congregazione del Sant’Uffizio, con il Vescovo di Malta, e con il popolo dell’Isola. L’Autore si indugiò troppo, considerata l’ampiezza dell’opuscolo, nelle relazioni che l’Inquisitore teneva con i Cavalieri di Malta e in qualche altra questione di minore importanza.

            L’Autore apre lo studio con una generale introduzione per far comprendere ai lettori quale sia stata la natura del Tribunale dell’Inquisizione. [56] Tale spiegazione è molto appropriata, ma, ci rincresce di dirlo, è incompleta riguardo ad un particolare molto importante. Si parla dell’Inquisizione medievale; ma questa fu soltanto la prima forma del Tribunale. L’Inquisizione di Malta non ha nessuna relazione con quella medievale. A Malta, l’Inquisizione si chiamava anche il Tribunale del Sant’Uffizio, e non senza ragione. I nostri Inquisitori dipendevano direttamente dalla Suprema Congregazione Romana. Essi apparivano come i Delegati di quella Congregazione del Sant’Uffizio. Perciò gli indiziati avevano ogni diritto di appellare contro la sentenza dell’Inquisitore locale. Per questa ragione, il Vella avrebbe dovuto

[p.20]

(By the courtesy of "The Sunday Times of Malta")


"Il Palazzo dell'Inquisitore al Borgo. Per oltre due cento anni, da questa città, il Delegato della Suprema Congregazione vigilava per salvaguardare la Fede Cristiana ?nell'Isola."

[p.21] aggiungere qualche altro paragrafo alla sua introduzione; gli sarebbe stato sufficiente di ricordare la prima riforma applicata al Tribunale da parte di Paolo III nel 1542, per mezzo della Bolla “Licet ab initio”; poi, un merito molto grande dev’essere attribuito al Pontefice Sisto V, il quale per la bolla “Immensa Dei” del 1588, elevò la Congregazione del Sant’Uffizio sopra ogni altra, e, più tardi, tracciò con estrema chiarezza la competenza degli Inquisitori che, sparsi per il mondo cristiano, difendevano la Fede come Delegati di quella Suprema Congregazione del Sant’Uffizio. [57]

            Seguendo l’ordine cronologico delle pubblicazioni che si riferiscono all’Inquisizione di Malta indichiamo anche il nostro studio che porta il seguente titolo: “Superstitions in Malta towards the middle of the seventeenth century in the light of the Inquisition trials.” [58] Non è il primo studio riguardante questo argomento che suscita sempre grande interesse fra i lettori. La novità dello studio sta nel fatto che tutto si consideri alla luce dei processi dell’Inquisizione. Nessuno finora aveva esaminato i processi dell’Inquisizione in modo particolareggiato. Perciò, questo articolo scientifico contribuisce alla conoscenza delle procedure di questo Tribunale. Trovandoci immersi in una quantità di processi abbiamo riconosciuto quanto ci sia difficile parlare di tutti i processi in modo generico; per questa ragione, ci siamo limitati ad un argomento solo in un periodo ben determinato; altrimenti, lo studio sarebbe stato vago e superficiale. I risultati ricavati dalle nostre indagini sono alquanto contrari all’idea generale concepita attraverso i secoli nei confronti di questo Tribunale. La severità degli Inquisitori non mancò in alcuni casi particolari, ma nella maggior parte dei casi le pene medicinali si riducevano a semplici preghiere, digiuni, e una certa frequenza dei sacramenti.

            Proseguiamo l’esame delle opere edite con la considerazione dello studio diligentemente preparato da Vincent Borg col titolo “Fabio Chigi, Apostolic Delegate in Malta (1634-1639). An edition of his official correspondence.” [59] L’importanza di questo studio nel campo della storia della Inquisizione di Malta è rilevante, specialmente se si considera che l’Autore tratti una eminente figura di Inquisitore: un illustre Prelato che avrebbe dovuto percorrere una splendida, carriera ecclesiastica fino alla suprema dignità di Sommo Pontefice, assumendosi il nome di Alessandro VII. Lo studio potrebbe essere annoverato fra le fonti della storia dell’Inquisizione perchè pubblica in un modo critico la corrispondenza ufficiale di Fabio Chigi nella sua funzione di Delegato Apostolico nell’Isola di Malta. L’Autore, sapendo bene che le funzioni dell’Inquisitore erano molto più vaste di quelle che si trattano in questo volume, volle essere chiaro nello stesso titolo [p.22] dell’opera. Per questa ragione, egli volle trattare Fabio Chigi soltanto come Delegato Apostolico. Il Borg ci fa anche capire che non gli siano sconosciute le funzioni di Fabio Chigi come Inquisitore; perciò, egli ci fornisce anche qualche notizia riguardante l’Inquisizione; ma, come era conveniente alla natura dell’opera, i riferimenti all’ufficio di Inquisitore sono brevi.

            Quando qualcuno generalizza rischia spesso di correre in qualche erore involontario. Fra l’altro il Borg dice che l’Inquisitore riceveva la somma di cinquanta scudi al mese come ricompensa per la sua fatica. [60] Dal contesto appare che l’Autore parli in un modo generico. Nell’anno 1603, mentre Fabrizio Veralli era l’Inquisitore di Malta (1600-1605) il salario fu aumentato da 40 a 50 scudi al mese. [61] Concediamo che la ricompensa del Chigi sia stata quella ma osserviamo che nel giro di sessant’anni come si vede chiaramente da materiale ancora inedito, la somma è stata raddoppiata. Le istruzioni dell’Inquisitore Gori Pannellini, l’immediato successore di Fabio Chigi, parlano ancora di cinquanta scudi al mese; [62] quelle di Stefano Brancacci (che non è mai venuto come Inquisitore) [63] e di Galeazzo Marescotti [64] rispettivamente del 1654 e 1664, parlano ancora della medesima ricompensa. Quelle invece dell’Inquisitore Giorgio Spinola, dell’anno 1703, dicono che questo Ministro Pontificio abbia avuto cento scudi al mese. [65] Naturalmente, questa osservazione non dovrebbe pregiudicare il valore dell’opera.

            Per uno studio completo nei riguardi di Fabio Chigi, sarebbe desiderabile che l’Autore prepari qualcosa che tratti della funzione principale di questo illustre Prelato nella nostra Isola. Infatti, anche se questi Ministri Pontifici emergevano molto di più come Delegati Apostolici, essi esercitavano pieno potere “ex officio” e in modo ordinario soltanto come Inquisitori. [66] Non si dimentichino neanche le frequenti relazioni che Fabio Chigi abbia tenuto con la Congregazione di Propaganda Fide; infatti, presso l’Archivio di questa Congregazione si conservano varie lettere originali di questo prelato. [67]

            Per merito degli studi fin qui esaminati, siamo venuti alla conoscenza di vari aspetti della storia dell’Inquisizione di Malta. Ma nessuno aveva ancora indagata seriamente circa le vicende storiche degli ultimi anni del Tribunale nell’Isola. Annetto Depasquale, che recentemente pubblico uno studio intitolato “Ecclesiastical Immunity and the powers of the Inquisitor in Malta (1777-1785) [68] parzialmente colmò questa lacuna. Anche gli studiosi [p.23] che si sentono competenti nella storia dell’Inquisizione di Malta caveranno un frutto abbondante da queste ricerche perchè incontrano varie notizie che fin ad oggi erano completamente sconosciute. Infatti, l’Inquisizione di Malta passò attraverso una continua evoluzione sotto tutti gli aspetti. Perciò, quelle persone che acquistarono una certa familiarità con quel che concerne il primo periodo, se non vogliono scostarsi dalla verità storica, non dovrebbero fare delle applicazioni infondate per gli eventi degli ultimi anni. In altre parole, quel che era molto frequente nel primo periodo potrebbe essere del tutto cambiato nel corso degli ultimi anni. Il breve periodo preso in considerazione dal Depasquale era abbastanza tranquillo perchè gli interminabili dissensi per questioni di giurisdizione erano in qualche modo sopiti. L’Inquisitore aveva perso molto del prestigio che in un tempo ormai lontano aveva goduto. Egli cercò di non decidere niente di propria iniziativa senza ricorere alla Suprema Congregazione. I tempi mostrarono che l’Inquisizione moriva di morte naturale.

            L’Autore ci presenta un’opera assai pregevole perchè non si restinge alle sole considerazioni storiche. Egli decise di esaminare diligentemente anche gli scritti di giuristi illustri del tempo, per fare poi le sue applicazioni per quel che capitava nell’isola di Malta. La sua chiara introduzione ci fa comprendere molto bene la complessa questione dell’immunità ecclesiastica.

            Come esige un utile contributo alla storia, vennero consultati anche molti documenti inediti preservati presso vari fondi archivistici nella città di Roma e nell’Isola di Malta. In questo riguardo ci teniamo molto di lodare sommamente il Depasquale per la sua delimitazione ad un solo periodo. Per quel che si riferisce alle questioni di immunità nell’isola, l’Autore non si allontanò dal periodo, dell’Inquisitore A.F. Chigi Zondadari (1777-1785): un illustre prelato che avrebbe dovuto coprire delle cariche molto importanti nella gerarchia ecclesiastica. La scelta fu molto saggia. Infatti, lo Zondadari è uno degli Inquisitori su i quali si può lavorare senza troppi ostacoli perchè si possono rintracciare quasi tutti i documenti inediti che lo riguardano. Inoltre, l’Autore capì bene che, in un’opera scientifica di proporzioni modeste, quando il materiale è molto abbondante, si debba sempre scegliere un breve periodo per poter approfondirsi in qualche questione; uno studio troppo vasto rischia di essere superficiale. Questo metodo è molto lodevole anche per il fatto che il materiale edito è ancora insufficiente. Infatti, il volume non solo si restringe al periodo di un inquisitore, ma si chiude anche in una sola questione che viene esaurientemente trattata.

            Qualche altro studioso potrebbe ancora dedicarsi per consultare altre fonti genuine che costruiscono la figura dell’Inquisitore Zondadari. La sua attività come Capo del Tribunale di Malta e come Delegato Apostolico potrebbe essere l’oggetto di uno studio molto più vasto. Al Depasquale, osserviamo soltanto che i lettori avrebbero gradito qualche capitolo introduttivo che comprenda in modo generico le tappe fondamentali di questo illustre Inquisitore [p.24] dell’Isola di Malta.

            Per merito della rivista trimestrale Annales de l’Ordre Souverain Militaire de Malte, la pubblicazione scientifica dei Cavalieri di Malta, noi abbiamo intrapreso uno studio arduo ma molto importante per la storia sia della Inquisizione che dell’Ordine di Malta. Iniziando dall’ultimo numero del 1968, pubblicheremo in quattro puntate lo studio che concerne l’Evoluzione storico-giuridica dei poteri dell’Inquisitore nei processi in materia di fede contro i Cavalieri del Sovrano Ordine di Malta. [69] Anche questo studio ha la sua particolare novità nella storia dell’Inquisizione di Malta. E’ infatti la prima volta che si consideri un aspetto dell’Inquisizione alla luce delle fonti più genuine con riflessioni critiche che si estendono per tutto il corso della storia del Tribunale nell’Isola. I fatti si espongono con chiarezza e senza ambiguità, dando a ciascuno quel che gli spetta.

            La prima parte comprende mezzo secolo di storia (1561-1614). Appena penetrato il progetto della Suprema Congregazione di istituire il Tribunale dell’Inquisizione a Malta (1559), i Cavalieri si opposero perchè desiderarono che i membri dell’Ordine venissero processati, anche in materia di fede, dai propri superiori. Non ostanti le opposizioni, Domenico Cubelles, il Vescovo di Malta, nel 1561; ricevette l’incarico di primo Inquisitore con la condizione che quando si trattasse di un Cavaliere egli procedesse con la assistenza del Gran Maestro, del Priore della Chiesa, e del Vice-Cancelliere. Nel 1573, Gregorio XIII, notando una certa ambiguità nel breve concesso al Cubelles, tolse affatto l’assistenza di quegli alti dignitari dell’Ordine. Gli storici dell’Ordine e gli Inquisitori si contraddicono nella spiegazione di questo avvenimento; ma una cosa è certa: il nuovo potere concesso al Vescovo-Inquisitore (che allora era Martino Royas) provocò dei gravi disordini. Per iniziativa dello stesso Gran Maestro La Cassiere, ma in discapito proprio e dell’Ordine, la Santa Sede, nel 1574, tolse al Vescovo l’ufficio di Inquisitore e inviò a Malta il bresciano Pietro Dusina per coprire questa carica tanto importante. Intanto, il Dusina potette procedere contro i Cavalieri soltanto secondo i termini e le condizioni imposte al Cubelles.

            Per evitare ogni ambiguità, si consegnavano a ciascun Inquisitore tre brevi distinti: due che si riferivano alla carica di Inquisitore e un altro per quella di Delegato Apostolico. Come Inquisitore egli aveva la facoltà di procedere contro ogni persona. Non ostante questo, lo stesso breve di nomina gli prefisse dei limiti: “Quando occorrerà di dover procedere contro i sopra detti frati e militi, e i loro religiosi o confratelli,’donati, famigliari e domestici, oppure continui commensali, devi procedere insieme con il fratello nostro il Vescovo di Malta, quando lo reputi necessario, e con l’assistenza del detto Gran Maestro e dei diletti figli, il Priore della Chiesa di S. Giovanni Gerosolimitano e il Vice-Cancelliere, se vi vogliono internenire.” La presenza dei tre dignitari dell’Ordine, anche se non obbligatoria,

[p.25]

(By the courtesy of "The Sunday Times of Malta")

"Il Palazzo di Girgenti, territorio di Siggiewi, residenza estiva degli Inquisitori di ?Malta."

alcun diritto di voto: neanche quello consultivo. Essi dovettero contentarsi della sola presenza passiva. Inoltre, essi giuravano di serbare il silenzio riguardo a tutti i particolari del processo.

            Con l’andar del tempo, i diritti di partecipazione si riducevano sempre più. La Suprema Congregazione restrinse la loro presenza soltanto al momento della sentenza definitiva. Dall’altra parte, i Gran Maestri e gli Inquisitori prendevano tutte le precauzioni necessarie per salvaguardare l’onore dei Cavalieri denunziati. Nel caso di un delitto occulto, non si procedeva. Quando poi il crimine diveniva di pubblico dominio, l’Inquisitore trattava si riteneva necessaria per la regolarità del processo. Ma essi dovettero partecipare personalmente, senza facoltà di poter delegare altri. Alcune disposizioni del 1600 notano che il Gran Maestro aveva il diritto di esigere che le congregazioni processuali riguardanti membri dell’Ordine si tenessero nel palazzo magistrale alla Valletta. Ma i dignitari dell’Ordine non avevano [p.26] col Gran Maestro perchè l’imputato venisse carcerato. Comunque, l’Inquisitore Antonio Ortensio (1598-1600) constatò che i processi di eresia contro i membri dell’Ordine erano praticamente inesistenti.

            Nei primi anni del ’600, l’autorità dell’Inquisitore sopra i Cavalieri appariva opprimente. L’esclusione da un influsso attivo nei processi contro i figli dell’Ordine sembrava troppo umiliante. I Cavalieri appellarono non soltanto al Papa, ma anche all’Imperatore della Germania e ai Re di Francia e di Spagna, ma senza alcun esito soddisfacente. Qualche Inquisitore si accusava anche di “soverchia ostentazione di zelo.” Lo stato d’animo dentro l’Ordine era molto teso, ma non si ottenne quasi niente. Nel frattempo gli Inquisitori crearono delle insormontabili difficoltà per non recarsi più nel Palazzo Magistrale per i processi contro i Cavalieri. Dall’altra parte, i Cavalieri si accorsero che la loro presenza era del tutto insignificante. Così tutti i processi si incominciarono a tenere al Borgo; la città dove era situato il Palazzo dell’Inquisitore, senza la debita partecipazione dei dignitari dell’Ordine. Durante l’Inquisitorato di Evangelista Carbonese (1608-1614), il diritto di assistenza, già da tanti anni goduto, era considerato come sorpassato.

            La seconda parte esamina le vicende storiche dei processi attraverso il secolo XVII (1614-1703). Mentre non facevano più uso dei propri diritti, i Cavalieri spesso accusavano l’Inquisitore presso la Santa Sede per le sue indebite ingerenze. Ma le risposte delle Congregazioni Romane non sembrarono mai soddisfacenti. L’Inquisitore proseguì a trattare i Cavalieri senza la partecipazione dei loro superiori nei processi. Comunque, egli non venne mai a nessuna decisione importante senza consultarsi con la Suprema Congregazione Romana. Intanto, sarebbe meglio parlare di semplici denunzie, non sempre ben fondate, perchè dei processi veri e propri non c’è neanche la minima traccia. Le istruzioni date agli Inquisitori insistettero sempre più che le misure necessarie contro i Cavalieri dovessero uscire soltanto da Roma. Anche nel caso di qualche eventuale scandalo, l’Inquisitore si consigliava di non procedere senza pesare bene tutte le conseguenze prévidibili. Come le lotte di giurisdizione fra l’Ordine di Malta e gli Inquisitori non si contavano più, la Santa Sede, per evitare ogni passo sbagliato, vigilava con saggezza e diplomazia ogni supplica e ogni protesta di ambedue le parti. Spesso tutto si componeva con un compromesso. I Cavalieri persero molti dei loro antichi diritti. Non si parlava più della loro presenza nella eventuale istruttoria per qualche processo. I Cavalieri, al momento della denuncia, si trattarono come una persona qualsiasi, ma la Suprema Congregazione si consultava sempre. L’Inquisitore Giulio Degli Oddi (1657) disse che non aveva nessuna occasione di esercitare la sua funzione inquisitoriale contro i Cavalieri; lui agiva soltanto da mediatore nelle loro questioni interne. Per parecchi decenni, non notiamo nessun cambiamento importore si consigliava di non procedere senza pesare bene tutte le conseguenze qualche volta, gradiva l’intervento dell’Inquisitore in questioni interne dello Ordine anche in quel che non era strettamente connesso con la fede.

            [p.27] La terza parte tratta dei sospetti, denunzie, e processi del secolo XVIII; precisamente, si espone il periodo che si comprende fra gli anni 1703 e 1785. Nel 1713, i Cavaligri tentarono di riacquistare i loro diritti che avevano perso per colpa del proprio disinteressamento. Ma i tempi erano cambiati. Essi ottennero ben poco e l’Inquisitore continuò a sentirsi legato alla Suprema Congregazione. Qualche volta, la Suprema Congregazione sospese una istruttoria e ordinava all’Inquisitore che si aderisse scrupolosamente ad ogni istruzione ricevuta. I Cavalieri spontaneamente comparsi in tribunale si trattavano sempre benignamente. Delle volte, si consentì al Gran Maestro di partecipare anche più attivamente in una causa di fede; ma l’Inqusitore doveva sempre vigilare affinchè il Capo dell’Ordine adempisse bene gli obblighi impostigli dalla Congregazione Romana.

            Per qualche tempo, i Cavalieri continuarono a chiedere che i figli dell’Ordine, presunti rei di una colpa contro la fede, fossero rimessi ai loro giudici o al Venerando Consiglio. Ma il diritto esclusivo dell’Inquisitore fu sempre tenacemente difeso. I Cavalieri protestarono ancora con l’astensione da ogni partecipazione nei processi. Anche in questo periodo, le denunzie di mancanze veramente gravi in materia di fede in maniera insolita. Gli di mancanze veramente gravi in materia di fede erano, davvero rare. In occasioni particolari, qualche processo fu istruito in maniera insolita. Gli stessi Superiori dell’Ordine ricevettero la facoltà di istruire un processo in materia di fede; ma teoreticamente, la Suprema Congregazione riconosceva la sua validità perchè tutto l’incartamento le perveniva dalle mani dell’Inquisitore. Nel 1759, il Gran Maestro Pinto chiedeva ancora che si restituisse l’antica forma dei processi, e gli riuscì di ottenere una precedenza sopra l’Inquisitore quando assisteva personalmente nei processi dei Cavalieri tenuti nel Palazzo Magistrale. Niente di veramente nuovo capitò negli ultimi anni; ma nel 1778, si chiarificò che il Gran Maestro non godeva alcun diritto di essere informato dei capi di accusa rivolti all’imputato quando non assisteva al processo.

            La quarta parte, che si riferisce alle preoccupazioni dell’Inquisitore per le infiltrazioni massoniche nell’Isola, non dovrebbe costituire una parte a se. Infatti, abbraccia l’ultimo cinquantennio (dal 1740 in poi) che è parzialmente incorporato nella terza parte. Ma, data l’importanza dello argomento, molti avvenimenti non si comprendono bene senza spiegare la mentalità dei Cavalieri e quel che loro pensavano della Massoneria. L’Ordine di Malta, essendo non soltanto cristiano ma anche istituzionalmente dipendente dal Sommo Pontefice, era necessariamente avverso all’ideologia anticristiana dei Massoni. Alcuni Cavalieri non si sottrassero al fascino di alcuni ideali della Massoneria senza mai pensare di abbandonare l’Ordine e tanto meno la fede cristiana. La questione si esamina alla luce di alcune denunzie inedite ricevute dagli Inquisitori di Malta.

            Lo studio termina con la considerazione degli ultimi anni (1785-1798) che non forniscono nessun documento di grande importanza per la storia di questi processi. In questo riassunto, noi abbiamo esposto soltanto [p.28] pochi aspetti di particolare rilievo. Rimandiamo gli studiosi alla rivista Annales de l’Ordre Souverain Militaire de Malte degli anni 1968-1969. In quattro puntate, tutte queste considerazioni storico-giuridiche sono corroborate con l’autorità di numerosissimi documenti ufficiali ancora inediti.

            Queste nostre riflessioni circa il materiale edito e inedito, che dovrebbero orientare uno storico che prende la penna per scrivere, non hanno pretesa di essere esaurienti. Ciascuna delle fonti inedite succintamente descritte richiederebbe uno studio a sè. Qualche volta, si potrebbe scrivere un volume intero anche dal materiale che si scopre in un solo manoscritto. Ma prima di dare un giudizio circa un avvenimento è molto importante che noi riusciamo a penetrare la mentalità dei tempi. Chi pretende di scrivere la storia dei secoli passati con la mentalità del secolo ventesimo, nel campo storico, è condannato ad un sicuro fallimento. Tante usanze che oggi ci sembrano assurde, qualche secolo fa, erano del tutto naturali. Inoltre non dobbiamo mai credere ad occhi chiusi alle prime informazioni che troviamo anche se provengono da fonti ufficiali e veraci. Una asserzione diventa veramente sicura quando è confermata da diversi documenti autentici che non dipendono uno dall’altro. Il materiale riguardante l’Inquisizione, considerato brevissimamente in queste pagine, ci fornisce in tante occasioni grande aiuto per riuscire ad essere veramente oggettivi. La nostra Inquisizione, attraverso questi documenti, può essere esaminata, non soltanto da quel che ne pensavano gli Inquisitori, ma anche dalle idee formatene dal Gran Maestro e Cavalieri dell’Ordine Gerosolimitano, dal Vescovo Diocesano, e da parte di tanti altri che provengono da ogni strato della società.

[p.29] PANORAMA BIBLIOGRAFICO

            Studi e repertori i quali, attingendo dal materiale inedito, direttamente o indirettamente, si riferiscono a qualche aspetto della Inquisizione di Malta.

BONNICI Alexander, O.F.M.Conv., Superstitions in Malta towards the middle of the seventeenth century in the light of the Inquisition trials in Mel. Hist., v. 4, n. 3 (1966), pp. 145-183.

BONNICI Alessandro, O.F.M.Conv., Due secoli di storia politico-religiosa di Malta nel fondo Barberini Latino della Biblioteca Vaticana in Mel. Hist., v. 4, n. 4 (1967), pp. 229-256.

BONNICI Alessandro, O.F.M.Conv., L’evoluzione storico-giuridica dei poteri dell’Inquisitore nei processi in materia di fede contro i Cavalieri del Sovrano Ordine di Malta in Annales de l’O. S. M. de Malte, an. 26 (1968), n. 4; an. 27 (190), nn. 1-3.

BORG Vincent, Fabio Chigi, Apostolic Delegate in Malta (1634-1639), C.V., Bibl. Apost. Vat., 1967, XXVIII-528p.

BORROMEO Federico, Relazione di Malta e suo Inquisitorato. ms. della R. M. L. edito in Malta Lett., n.s., v. 2 (1927), pp. 47-56, 115-120, 149-153, 185-191.

CASSAR PULLICINO Joseph, Malta in 1575. Social aspects of an Apostolic Visit in Mel. Hist., v. 2, n. 1 (1956), pp. 19-41.

CREMONA Antonio, L’antica fondazione della scuola di lingua araba in Malta in Mel. Hist., v. 1, n. 2 (1953), pp. 87-103; v. 1, n. 3 (1954) pp. 141-149.

DEPASQUALE Annetto, Ecclesiastical immunity and the powers of the Inquisitor in Malta, Malta, St. Joseph’s Home, 1968, XIV-171p.

FALCONE Pompeo, La Nunziatura di Malta dell’Archivio Segreto della S. Sede, I, L’età di Gregorio XIII, Roma, Arch. Stor. Malta, 1936, 102p.

MICHEL Ersilio, I manoscritti della Biblioteca Vaticana relativi alla storia di Malta, Livorno, Giusti, 1930, 20 p.

[p.30]

MICHEL Ersilio, I manoscritti delle biblioteche di Roma relativi alla storia di Malta, in A. S. I., v. 3 (1932), pp. 115-142.

MIFSUD Alfredo, Appunti sugli Archivi di Malta in Arch. Melit., v. 2 (1914) pp. 9-67.

PICCOLOMINI Paolo, Corrispondenza tra la corte di Roma e l’Inquisitore di Malta durante la guerra di Candia (1645-1669) in A. S. I., t. 41 (1908), pp. 45-127; v. 45 (1910), pp. 3-52; v. 49 (1912), pp. 34-80, 322-354.

SALELLES Sebastianus, S.J., De materiis Tribunalium S. Inquisitionis, Roma, Gollini, I, 1651, 318p., 1-73p.; II, 1653, 340 p.; III, 1656, 432p.

SCICLUNA Hannibal P., List of manuscripts and other records preserved amongst the various collections of the’Archivio Apostolico Vaticanobearing on the history of Malta with special reference to the Order of St. John of Jerusalem and to the Inquisition in Malta, Malta, Govt. Printing Office, 1932, 27 p.

VELLA Andrew P., (O.P.), The Tribunal of the Inquisition in Malta, Malta R. Univ., 1964, 71p.

Dell’Inquisitore in Malta. Origine e giurisdizione, ms. della R.M.L. edito in Malta Lett., n.s., v. 2 (1927), pp. 303-314, 325-329.

Cerimoniale e complimenti tra il Gran Maestro e Mons. Inquisitore. Formalità che si usa nell’andare Mons. Inquisitore all’udienza e nell’incontrarsi per strada col Sig. Gran Maestro, Visite del l’Inquisitore dai Gran Croci e Cavalieri. Trattamenti dell’Inquisitore nel ricevere e rendere le visite. Preminenze e onori dovuti all’Inquisitore, ms. della R. M. L. edito in Malta Lett., n.s., v. 6 (1931), pp. 29-32.

ABBREVIAZIONI

A.A.M.                                                :            Archiepiscopal Archives, Malta
A.I.M.                                                 :            Archivum Inquisitionis Melitensis
Arch. Melit.                                         :            Archivum Melitense
A.P.F.                                                 :            Archivum Propagandae Fidei
A.S.I.                                                  :            Archivio Storico Italiano
Arch. Stor. Malta                            :            Archivio Storico di Malta
A.S.V.                                                 :            Archivum Secretum Vaticanum
Bibl. Casan. Roma                           :            Biblioteca Casanatense, Roma
[p.31]
Bibl. Linc. Roma                           :            Biblioteca dei Lincei, Roma
Bibl. Vat.                                             :            Biblioteca Vaticana
Borg. Lat.                                            :            Borgia Latino
C.J.C.                                                  :            Codex Juris Canonici
C.P.                                                     :            Congregazioni Particolari
C.V.                                                    :            Città del Vaticano
E.C.                                                     :            Enciclopedia Cattolica
Mel. Hist.                                             :            Melita Historica
Ottob. Lat.                                           :            Ottoboniani Latino
Rass. Arch. Stato                             :            Rassegna degli Archivi di Stato
R.M.L.                                                :            Royal Malta Library
S.C.                                                     :            Scritture riferite nei Congressi
S.O.C.G.                                             :            Scritture originali dei Congressi Generali
Secr. Brev.                                          :            Secreteria Brevium
S.S.                                                     :            Secreteria Status
Vitt. Eman.                                           :            Vittorio Emanuele.


[1]         Nel periodo dell’Inquisitore Antonio Pignatelli (1646-1649), da 209 processi o semzplici denunzie, mancano i documenti dei seguenti numeri: 19, 34, 48, 52, 58, 76, 86, 88, 91, 106, 114, 125, 142, 152, 155, 157, 159, 160, 171, 172, 175, 179, 183, 186, 191, 193, 206. Vedi A.I.M., Processi, 61.

[2]         Per questa ragione, mentre fino alla fine del ’600 è molto difficile che si conosca un Inquisitore senza consultare altri Archivi Romani, dal primo decennio del ’700 in poi, il materiale incomincia ad essere abbondante anche nell’Isola di Malta.

[3]         A.S.V., S. S. Malta, 27D, f. 61r.

[4]         Per formarci un’idea del materiale conservato nell’Archivio dell’Inquisizione di Malta ci basta consiltare il libro di A. VELLA, The Tribunal of the Inquisition in Malta, Malta, R. Univ., 1964, pp. 57-61. Ma ci sono anche parecchi altri manoscritti che oui non sono indicati; oltre ai processi sopra nominati, vari manoscritti (come Theorica di procedere ... nei casi appartenenti alla S. Fede e Prattica per procedere nelle cause del Sant’Officio) ci possono essere molto utili per chiarire tanti problemi storici e giuridici. Qualche spiegazione su questo archivio si può ottenere anche da A. MIFSUD, Appunti sugli archivi di Malta in Arch. Melit., v. 2 (1914), pp. 9-67.

[5]         Un documento si chiama originale se redatto secondo la mente dell’Autore, anche se è materialmente scritto da un altro. In queste pagine, parliamo spesso anche dei Registri; per noi, il registro è quel volume dove si trascrivono i documenti concessi o pubblicati da qualche persona fisica o morale. Quando il registro è veramente genuino, in senso largo, si potrebbe chiamare anche originale.

[6]         Nel fondo Malta, esistono anche questi volumi: 1a, 18a, 26a, 27a, 27b, 27c, 27d, 82a, 92a, 124a, 124b, 124c, 142a, 144a, 152a.

[7]        I manoscritti perduti portano questi numeri: 95, 96, 97, 99, 100, 101, 102.

[8]        Le seguenti parole estratte dalle istruzioni date all’Inquisitore Marescotti sono come una chiara testimonianza di uno dei suoi obbligi più gravi: “Sopra il tutto non ci lasci Vostra Signoria desiderar le sue lettere; ma per ogn’occasione scriva e procuri ogni settimana dar notitia degl’affari del Tribunale”: A.S.V., S. S. Malta, 186, f. 97v.

[9]         Vedi mss. 1, 1a, 2, 3, 4.

[10]        Ved. mss. 172, 173.

[11]       Vedi ms. 177.

[12]       Vedi ms. 124a.

[13]        Vedi ms. 124c.

[14]        Vedi ms. 151.

[15]        H.P. SCICLUNA, List of manuscripts and other records preserved amongst the various collections of the’Archivio Apostolico Vaticanobearing on the history of Malta with special reference to the Order of St. John of Jerusalem and to the Inquisition in Malta, Malta, Govt. Print. Office, 1932, 27p.

[16]        E. MICHEL, I manoscritti della Biblioteca Vaticana relativi alla storia di Malta, Livorno, Giusti, 1930, 20p.

[17]        A. BONNICI, O.F.M.Conv., Due secoli di storia politico-religiosa di Malta nel fondo Barberini Latino della Biblioteca Vaticana in Mel. Hist., v. 4, n. 4 (1967), pp. 229-257.

[18]        Ib., pp. 241-246.

[19]        N. KOWALSKY, O.M.I., Inventario dell’Archivio Storico della S. Congregazione’De Propaganda Fide,” (estratto da “Nouvelle Revue de science missionaire”) 1961, 40p.
         ID., L’Archivio Storico della Sacra Congregazione’De Propagande Fide” in Rass. Arch. Stato, a 25, n. 1 (1955), pp. 37-44.

[20]        A. CREMONA, L’antica fondazione della scuola di lingua araba in Malta in Melit. Hist., v. 1, n. 2 (1953), pp. 87-103; v. 1, n. 3 (1954), pp. 141-149.

[21]        Per manoscritti che in questo archivio si riferiscono a Malta, vedi: S. O. C. G., mss. 7, 17, 24, 27, 39, 45, 49, 54, 123, 167, 175, 358, 359; C. P., ms. 67; S. C., Africa e Malta, ms. 1.

[22]        E. MICHEL, I manoscritti delle biblioteche di Roma relativi alla storia di Malta in A. S. I., a. 3, v. 3, fasc. 1-4.

[23]        Ms. 35, C. 3, ff. 111r-127r.

[24]        Ms. 35, A. 8, ff. 1r-62r.

[25]        Ms. 35, C. 3, ff. 101r-110r.

[26]        Ms. 34, C. 20, f. 241r.

[27]        Vitt. Eman., 838, non numerato.

[28]           La compilazione che non è ancora completa porta il seguente titolo: Catatogue of the Records of the Order of St. John of Jerusalem in the Royal Malta Library.

[29]             A.A.M., Chancery, Notizie per la carica d’Inquisitore.

[30]           F. BORROMEO, Relazione di Malta e suo Inquisitorato, ms. della R. M. L. edito in Malta Letteraria, s. 2, 1927, v. 2, pp. 47-56, 115-120, 149-153, 185-191.
La rivista Malta Letteraria pubblicò, senza commento, anche due altri documenti di questo fondo archivistico: uno tratta dell’origine e giurisdizione dell’Inquisitore (n.s., v. 2 [1927], pp. 303-314, 325-329); l’altro tratta del cerimoniale e complimenti tenuti tra il Gran Maestro e l’Inquisitore (n.s., v. 6 [1931], pp. 29-32). Per il titolo esatto, vedi il nostro panorama bibliografico.

[31]          R.M.L., 97, ff. 1r-63r.

[32]           S. SALELLES, S.J., De materiis Tribunalium S. Inquisitionis, Roma, Gollini, I, 1651, 318p.; 1-73p.; II, 1653, 340p.; 224p.; III; 1656, 432p.

[33]           Questo illustre Consultore servì il Tribunale per più di cinquanta anni. Dal “Rollo de patentati del S. Officio,” inviato a Roma nel periodo dell’Inquisitore Casanate, l’anno 1659, leggiamo il seguente: “Consultori: il P. Salelles, Gesuita, fatto l’anno 1605 da Mons. Diotallevi”: A.S.V., S. S. Malta, 186, f. 379r. Abbiamo anche rintracciato la notizia della morte di questo Consultore fra “Le Notizie di Marescotti”: “Nella Chiesa di San Lorenzo furon Venardi mattina fatti li funerali al defonto P. Saleglies, come Consultore del Sant’Offitio, con l’assistenza di Monsignor Inquisitore e di tutto il Tribunale, havendo detto Padre esercitata la sudetta carica per sessant’anni continui”: A.S.V., S. S. Malta, 21, f. 14r, Notizie di Marescotti, 23 gennaio 1666.

[34]                A.S.V., S. S. Malta, 124C, f. 4r.

[35]              Ib., 124B, f. 36r.

[36]          Pubblicato in A. S. I., t. 41 (1908), pp. 45-127; v. 45 (1910), pp. 3-52; v. 49 (1912). pp. 34-80, 322-354.

[37]              Ib., t. 41, p. 64.

[38]                R.M.L., 8, f. 215r.

[39]                A.A.M., Chancery, Notizie per la carica d’Inquisitore, f. 316v.

[40]          A.I.M., Lettere, 8, f. 235r. (Sono le parole del Segretario della Suprema Congregazione Romana).

[41]                PICCOLOMINI, o. c., in A. S. I., t. 41, p. 64.

[42]                R.M.L., A.O.M., Reg. Lett. Gran Maestro, 1424, Lascaris al Papa, 29 dic. 1646.

[43]                A.S.V., S. S. Malta, 82, f. 29r.

[44]                A.A.M., Chancery, Notizie per la carica d’Inquisitore, f. 316v.

[45]                Pubblicato a Roma, dall’Arch. Stor. Malta, 1936, 102p.

[46]              Vedi VARI AUTORI, In difesa della civiltà italiana a Malta, Livorno, Giusti, 1931, 149p.

[47]                C.J.C., Can. 267.

[48]              “Te Nostrum et Sedis Apostolicae Commissarium et Delegatum ad universa et singula alia negocia per Nos et dictam Sedem in spiritualibus et temporalibus committenda, auctoritate apostolica, tenore praesentium facimus”: A.S.V., Secr. Brev., 1015, f. 705r. Citiamo qui anche un estratto da una relazione dell’Inquisitore Salviati: “Non interponendo per tanto il Prelato senza una facoltà speciale in alcuna delle dette incumbenze l’opera sua per modo di esercitar giurisdizione”: A.S.V., S. S. Malta, 124A, f. 35r.

[49]              Il Falcone cerca di dare una spiegazione per i suoi risultati nell’Introduzione: vedi La Nunziatura di Malta, pp. 5-30.

[50]                A.S.V., S. S. Malta, 124A, f. 34v.

[51]              Bibl. Vat., Borg. Lat., 558, f. 85r.

[52]                C.J.C., can. 269.

[53]              Bibl. Vat., Ottob. Lat., 2206, p. II, f. 325r-v.

[54]              In Mel. Hist., v. 2, n. 1 (1956), pp. 19-41.

[55]                Pubblicato dalla Reale Università di Malta nel 1964; pagine 71.

[56]              Ib., pp. 5-7.

[57]              L. VON PASTOR, Storia dei Papi dalla fine del Medio Evo, v. 5, 2 ediz, Roma,  Desclée, 1959, p. 675.
               A. DE JORIO, Sacra Congregazione del S. Uffizio in E. C., v. 4 (1950), C.V., e. 313.

[58]              In Mel. Hist, v. 4, n. 3 (1966), pp. 145-183.

[59]                Pubblicato in Vaticano nella serie Studi e Testi nel 1967; pag. 528.

[60]              Ib., p. 5.

[61]              Bibl. Vat., Borg Lat., 558, f. 78v.

[62]              Ib., f. 83v.

[63]              Bibl. Linc. Roma, 35, C. 3, f. 102r.

[64]                A.S.V., S. S. Malta, 186, f. 89v.

[65]                A.S.V., S. S. Malta, 151, f. 20r.

[66]          “Dantes tibi plenam, liberam et omnimodam facultatem, auctoritatem et potestatem in quibusvis causis ad dictum Inquisitionis officium quomodolibet pertinentibus contra omnes”: A.S.V., S. S. Malta, 186, f. 84v.

[67]                A.P.F., S.O.C.G., mss. 17 (1636), 24 (1638), 27 (1639).

[68]              E’ la tesi di laurea in Diritto Canonico pubblicata a Malta (St. Joseph’s Home) nel 1968, pag. 171.

[69]                Pubblicato in Annales de l’O. S. M. de Malte, a. 26 (1968), n. 4; a. 27 (1969), nn. 1-3.