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Source: Melita Historica : A scientific Review of Maltese History. 5(1969)2(107-113)

[p.107] La Congregazione degli Onorati

Vincenzo Bonello

                      Nel groviglio degli eventi che imbottiscono la Storia, si insinuano fatti che, anche se di risonanza modesta, contribuiscono ad imprimere un carattere ad un'epoca. Ed è per questo che spesso un nonnulla sveglia in noi echi di vicende passate e richiama alla memoria epoche lontane e splendori tramontati.

                      La gloriosa civiltà corporativa, con le sue leggi statutarie che regolavano e promovevano le attività artistiche e artigianali del paese, ci viene spesso familiarmente incontro sotto le immagini pittoresche delle multi colori mantellette, portate, spesso con sciatteria, dalle varie confraternite che in fila, dietro un lungo e pesante bandierone, precedono i fatti e i preti nelle sacre processioni; questi scombinati artigiani goffamente insaccati sono gli inconsapevoli relitti di un passato gonfio di Storia; come loro, sotto mantellette uguali, sono apparsi in pubblico e nelle adunanze domenicali delle loro associazioni, anche Mattia Preti e Lorenzo Gafà!

                      Mi occuperò non di una Confraternitasorta al servizio di un'arte o di un mestiere ma di una Congregazione. che ha le radici in quella stessa civiltà, emanata da una classe: la stessa che oggi alimenta le sue file.

                      Raccontare la storia di una Congregazione che raccoglie i suoi adepti nelle sfere più distinte del paese, e che, ininterrottamente ha continuato ad operare per quattro lunghi secoli, tramandando le sue finalità e i suoi Statuti da un generazione all'altra, dal lontano periodo della Controriforma a quello, dell'elettronica e dell'atomo, è fare la storia della nazione stessa, dei suoi costumi, delle sue vicende politiche, della sua vita interiore.

                      Un compito cosi vasto e cosi impegnativo esula naturalmente dal mio proposito; la storia di questa vetusta Congregazione non è stata ancora scritta, e non avendo a mia disposizione un canovaccio adeguato mi è impossibile tesservi un quadro complessivo; cercherò quindi, più modestamente, di cucire insieme le poche notizie che più mi hanno colpito sfogliando i documenti dell'Archivio di questa Congregazione, e quelle fornite dalle solite fonti storiche. Queste notizie, scarse se vogliamo, li sistemerò alla buona; nella cornice del tempo; non una Storia e non una cronaca, dunque; ma briciole dell'una e dell'altra che porterebbero tutt'al più lo studioso a frugare con maggior impegno le vecchie carte.

                      Il nome stesso della Congregazione contiene già un briciolo di Storia: Congregazione degli Onorati; perché degli Onorati?

                      Parrebbe ovvio a molti che il Corpo della Santa deposto nell'Urna sotto la mensa dell'Altare nell'Oratorio della Congregazione, che i Congregati venerano come patrona e protettrice, abbia prestato il suo nome, come [p.108] solito, alla Congregazione; ma non è così; la Santa martire, invocata col nome di Santa Onorata, non si chiamava certamente così quando era in vita; le sue spoglie, riapparse dopo tanti secoli in una catacomba romana, col segno del martirio, non recavano alcuna indicazione patronimica; ed è stata l'Autorità ecclesiastica ad imporle un nome, coniato apposta per la Congregazione. Santa Onorata, quindi, perché è la Santa protettrice degli Onorati, e non "onorati" perché sotto la protezione di Santa Onorata! Lo stesso è successo alla Senglea ove quella Congregazione degli Onorati aveva per protettore S. Onorato. Potrei anche aggiungere che queste sacre spoglie sono qui pervenute nella seconda decade del secolo scorso, quando cioè quasi da tre secoli, la Congregazione portava il nome che ancora oggi la distingue.

                      Ma perché "Onorati"? È un nome questo molto distinto e nobilissimo di origine antichissima. S. Ambrogio, nel IV Secolo nell'epistola XX alla sorella Marcellina, parla degli Onorati che erano allora le persone che occupavano una dignità palatina o senatoriale. Il nome, per noi, raccoglie un granellino di storia patria; e un relitto cioè della nostra passata sicilianità. È noto che l'isola nostra appartenne nel passato alla Corona Sicula, non già come possedimento, diremmo oggi coloniale, ma come parte integrale del Regno. Del terzo secolo avanti Cristo, quando il console Tito Sempronio annesse l'Isola alla Sicilia, romana, fino a Carlo V che la concedette all'Ordine di S. Giovanni, e oltre, fino al 1798, Malta ha formato parte integrale della Sicilia per più di venti secoli!

                      Lo stemmone del Regno di Sicilia che domina dall'alto dell'arco dell'abside, sull'altare maggiore della nostra Cattedrale, non è il solo ricordo di quell'unione; altri relitti ignorati dai più, li abbiamo fra di noi, nel nostro linguaggio, nei nostri costumi, nella toponomastica del paese; e fra questi c'è anche il titolo che onora e distingue questa nobile e vetusta Congregazione.

                      In Sicilia, ancora oggi, particolarmente nelle città dell'interno, sono chiamate "Onorate" le persone di condizione civile, le associazioni, le congregazioni, i circoli, e anche i caffè, di solito riservati alle persone di con dizione civile, vengono indicate come Associazioni, circoli degli onorati. Questo titolo, di origine antichissima, come abbiamo già visto, ci è pervenuto quindi dalla Sicilia, insieme ad altre usanze, ben radicate in paese. Non chiamiamo noi PORTA REALE l'ingresso principale della Valletta nonostante che quella porta sia nata come porta S. Giorgio? E, al Gozo, lì cioè dove non c'è stata mai una porta, non si chiama PORTA REALE l'ingresso della città? E, sempre al Gozo perché il centro più vivo della città, si chiama IT-TOKK? Semplicemente perché in Sicilia l'ingresso delle città era sempre chiamato Strada o Porta Reale e perché il centro dell'abitato ove la gente accorre e s'incontra per affari, era sempre noto come il Tocco!

                      Quando ho affermato che fare la storia di una congregazione così antica era è lo stesso come fare la storia del paese, non ho esagerato; e potrei aprire ancora più di uno spiraglio sulle vicende e sui costumi del passato, [p.109] senza uscirne mai dal seminato.

                      Le Congregazioni mariane, com'è noto, ebbero origine a Siracusa, nel Collegio della Compagnia di Gesù, nel 1560, quando gli studenti delle classi superiori, spronati dal loro giovane precettore, P. Sebastiano Cabaras S.J., si radunavano, dopo scuola, per praticare qualche esercizio di pietà in onore della Santissima Vergine. L'esempio del Collegio di Siracusa fu subito seguito dal Collegio Romano, dove, più tardi, nel 1563, fu canonicamente fondata la Prima Primaria.

                      La data precisa della fondazione della Congregazione maltese non è ancora possibile indicarla. Il volume più antico dei verbali delle adunanze di questa, che noi possediamo, è quello iniziato nel 1604; ma sulla copertina cartacea, porta segnato il Nro 2; il primo volume: quello che presumibilmente conteneva i verbali delle prime adunanze, è andato perduto; è comunque indubbia l'esistenza della Congregazione nella seconda metà del '500; questa quindi è una della più antiche Congregazioni mariane che si conoscono: sappiamo tuttavia che alla Prima Primaria è stata aggregata nel 1601.

                      Le relazioni tra Malta e Siracusa erano allora molto strette e intime; le due terre, a parte il mare che li divideva, si completavano. Era a Siracusa che si raccoglievano e si formavano i depositi e le riserve per l'Isola nostra. Le provviste di vettovagliamento, di legno, di telerie, di armi e di munizioni, dirette a Malta, si radunavano prima a Siracusa; e poi venivano, dalla flotta dell'Ordine, smistati e dirottati a Malta. L'Ordine aveva costì un'attrezzatissima Ricevitoria, con numerosi dipendenti maltesi; sappiamo, per esempio, che vi risiedeva in permanenza anche un medico maltese per il personale della Flotta; il noto Matteo Callus l'eroe del romanzo di Ramiro Barbaro - che però nella realtà non si chiamava affatto Matteo ma Giuseppe - era uno di questi medici al servizio degli equipaggi delle navi maltesi stazionati a Siracusa. Il bel Palazzo oggi Bosco, che sorge davanti al Duomo di quella Città era di proprietà dell'Ordine di Malta; ed era lì che risiedeva il Ricevitore e vi erano sistemati gli uffici della Ricevitoria.

                      Questa digressione storica era necessaria, perché è nel fitto tessuto di questa vicinanza e intimità sono da ricercare le origini di questa nostra Congregazione. Il fiorente Collegio maltese della Compagnia di Gesù, non poteva certo ignorare quanto succedeva nel vicino Collegio di Siracusa; e il buon esempio non poteva non propagarsi subito e arrivare a Malta, direi quasi prima che a Roma!              .

                      La Congregazione degli Onorati, nata nelle seconda metà del '500 nel Collegio della Compagnia di Gesù, vi è rimasta fra quelle mura per parecchi anni; le congregazioni mariane nel Collegio erano allora tre: quella della Annunciazione di M.V., quella della Visitazione, e quella degli Onorati; nell'Archivio di questa Congregazione esistono numerosi foglietti intestati e col suggello in cera rossa di quelle Congregazioni, che attestano l'avvenuta professione di congregati che passavano dalle file di quelle Congregazioni, [p.110] composte forse di studenti dei corsi inferiori a quella degli Onorati.

                      Nell'edificio del Collegio, a pian terreno: tre infatti sono i locali che portano ancora tracce di pittura o di scultura che tradiscono l'uso antico di cappelle di quegli ambiente. Non mi è riuscito però ancora scoprire quale di questi tre oratori fosse quello che ospitò la Congregazione degli Onorati; so pera di sicuro che sull'altare c'era una pittura, di non vaste dimensioni, l'Assunzione di M. Santissima, e che questo quadro è stato solennemente trasferito in processione dai congregati, quando nel 1613, la Congregazione passò al nuovo Oratorio.

                      Con quali fondi e da chi è stato costruito questo bello Oratorio, lo ignoro; la storia di questo nobile edificio, che ha pregi architettonici non trascurabili, non ci è stata ancora rivelata dalle carte d'Archivio, ma dalla eloquenza delle stesse pietre che lo compongono.

                      La cinta muraria dell'Oratorio, se bene interrogata, ha infatti molto da rivelarci. Sul lato esterno, le finestre rettangolari, murate, e le altre, più in alto, sul lato che guarda Strada Mercanti, ci dicono che,l'edificio, prima di assumere l'aspetto odierno, aveva un'altra fisionomia; questo è pure confermato dai relitti ancora visibili nella Sacrestia, di una aggettante trabeazione che coronava l'interno, e che venne sacrificata per inserirvi il prospetto del'Altare e il nuovo ritmo decorative delle pareti. L'Oratorio quindi, come lo conosciamo oggi non è sorto di getto, ma è nato dalla trasformazione di un edificio preesistente, coronato da un tetto a doppio spiovente sorretto da capriate lignee, che vi esisteva già quando la Congregazione decise di abbandonare la sede del Collegio.

                      Sappiamo dalla Storia, che prima che nascesse la Valletta, sul cocuzzolo centrale del promontorio esisteva una chiesuola dedicata all'Apostolo S. Paolo; il sito di questa Chiesuola, doveva essere su per giù, quello dove oggi si trova l'Oratorio; e sarebbe certamente bello se si potesse avere la certezza che il guscio esterno di questo Oratorio sia così gonfio di Storia! La vetusta cappella, allora molto periferica, dedicata all'Apostolo, profanata, e certamente adoperata come caposaldo dai turchi nella loro azione contro il Forte S. Elmo, nel Grande Assedio del 1565, riadattata e restituita al culto, non è improbabile che sia stata compresa nel perimetro riservato alla Collegiata, e poi, dopo la nota sfuriata del focoso Gargallo inclusa come un annesso al Collegio della Compagnia di Gesù. Questa è solo una congettura coniata forse più dal desiderio del congregate, che della certezza documentabile dello studioso; comunque quante leggende e tradizioni, consacrate dal tempo, hanno radici più salde e sono piantate in terreno più sicuro?

                      L'Oratorio, come lo conosciamo oggi ha ritmi e proporzioni assai nobili e distinti; come stile e caratteristico di quel momento del manierismo italiano che precede il Barocco, noto come stile della Controriforma, e che gli inglesi, con una punta non priva di disprezzo, chiamano "the Jesuit style". Le pitture che lo decorano sono del maltese Stefano Erardi; un pittore molto fecondo, ben rotto al mestiere, ma che cela la sua scarsa fantasia imbottendo le sue composizioni con figure prese di peso dal cameo [p.111] altrui, prelevando spesso composizioni intere come quella della pala centrale, passata. dal repertorio del Rubens al bagaglio dell'Erardi.

                      Le attività e i doveri dei Congregati, erano nei tempi passati molto severi e impegnativi? Oggi i Congregati si radunano nelle Domeniche e nei giorni di precetto; i congregati dei secoli passati, seguivano un calendario molto più fitto e rigoroso? Tutti i Venerdì - seguo le attività dei primi decenni del Secolo XVII - vedevano i Congregati riuniti, all'Ave Maria per la pratica della "Disciplina", quando gli Onorati, si battevano il petto non solo figurativamente; il Sabato sera ritornavano all'Oratorio per la recita dell'Ufficio della Madonna; la Domenica mattina li ritrovava riuniti per la Santa Messa, e, al pomeriggio c'era la visita agli ospedali. Ogni seconda Domenica del mese poi, si recitava l'Ufficio dei Morti e, l'indomani, nell'Oratorio; si celebrava una messa in suffragio dei Confratelli defunti. Le funzioni della Settimana Santa si celebravano seguendo l'Ordinario, cena e lavaggio dei piedi compresi. I congregati erano tenuti ad accompagnare il Viatico agli ammalati, reggendo candele accese, ed erano "obbligati" ad accompagnare, i consodali defunti, alla sepoltura. Rigida e spietata poi doveva essere la disciplina; le espulsioni per indegnità erano rigorosamente eseguite, e il congregato pentito che voleva ritornare all'ovile, prima di venire ammesso, doveva baciare i piedi ai consodali radunati in congregazione. Il primo Congregato che subì il rigore di queste regole era un mio omonimo; si chiamava: Vincenzo Bonello!

                      Fra le attività della Congregazione, troviamo spesso citata nei verbali delle adunanze, la "Cassa delle Prigioni"; era questa una cassa che i congregati portavano fuori, in istrada all'angolo di Strada Mercanti, per sollecitare e raccogliere le elemosine dei passanti per i ricoverati delle prigioni, allora a due passi dall'Oratorio. Qui s’impone un'altra escursione nella Storia del Costume dei secoli passati. Le Prigioni non erano allora i luoghi di detenzione che oggi conosciamo; non vigeva allora il sistema cellulare o era riservato a casi specifici le prigioni erano formate di enormi cameroni, ove la luce e l'aria non erano affatto scarse; i prigionieri conducevano una vita in comune, divisi secondo l'offesa o il delitto commesso; al pomeriggio venivano persino condotti fuori per una passeggiatina di solito nelle vie adiacenti le prigioni; i prigionieri, però, erano solo detenuti; al vitto e agli indumenti pensavano i parenti e la carità pubblica. Era infatti uno spettacolo ordinario, per chi passava per Strada Cristoforo e per le altre vie che delimitavano il grosso edificio delle Prigioni, vedere ciondolare dalle enormi inferriate delle prigioni, delle cordicelle che reggevano cassette e barattolini, con sopra incollate delle immagini sacre, per la raccolta delle elemosine; i prigionieri, privi di mezzi, calavano la loro cassettina per la raccolta dell'obolo dai passanti. Gli Onorati, non immemori certamente che tra le opere della Misericordia, c'era anche l'obbligo della visita ai prigionieri, quando si recavano a confortare quegli infelici non recavano loro solo il conforto della parola, e l'obolo proprio, ma anche quella sollecitato della [p.112] carità dei cittadini.

                      Gli Onorati sono anche stati i pionieri di una devozione oggi ancora molto florida ed estesa a tutta l'Isola: quella delle Quarantore. La devozione delle Quarantore, esercitata oggi con tanta grave solennità, ha origini molto gloriose nel paese. È stato l'eroico Cappuccino Fra Roberto da Eboli che l'ha introdotta e raccomandandola agli isolani non appena giunta la poderosa squadra turchesca nel 1565. Fra Roberto, il Quaresimalista calabrese sorpreso a Malta e trattenuto nell'Isola da quegli tragici avvenimenti, è stato con il Gran Maestro La Valette, l'anima dell'eroica resistenza dei maltesi in quel memorabile Grande Assedio. Sempre presente a tutti gli assalti, dentro e fuori le mura delle città, col Crocifisso in una mano e la spada nell'altra, animosamente combattendo, e incitando con l'esempio e con la parola. A quelle Quarantore celebrate nella Conventuale dell'Ordine del Vecchio Borgo del Castello a Mar, aveva partecipato il Gran Maestro La Valette e tutto il Gran Consiglio. Ma passato il pericolo e ritornato Fra Roberto nel suo Convento calabrese, quella devozione non pare sia stata mai più celebrata; ed è stato il fervore operoso degli Onorati che ha ripreso quelle celebrazioni nelle prime decadi del Secolo seguente. Le cronache del tempo recano l'eco della fervorosa attesa in paese per il grande avvenimento e le carte dell'Archivio segnano le spese ricorrenti per l'acquisto delle candele da consumare.

                      I dirigenti della Congregazione che oggi sono, per Statuto, otto, nel 1605, erano 27; oltre alle cariche ancora esistenti, vi era un Maestro del Coro, due Sacrestani, due portieri e due Nunci; i Consultori - oggi viene uno solo - erano una dozzina. E il numero delle cariche cresceva col passare degli anni; net 1620 troviamo l'aggiunta di un ammonitore, di tre lettori e di 4 Procuratori dei Poveri; e i Sacrestani aumentati a 4 e i Nunci a tre! Nel 1636 il numero delle cariche tende ancora a gonfiarsi; vi troviamo l'aggiunta di due Cappellani, di un prefetto di Sacrestia e di tre Infermieri. Il numero dei Congregati doveva essere molto rilevante se in testa aveva una quarantina di dirigenti e se doveva ricorrere ad una rotazione così spessa per il cambio della guardia! Le elezioni per le cariche direttivi che oggi si tengono ogni biennio, si tenevano allora ogni quattro mesi.

                      Dopo l'allontanamento dei Gesuiti dal paese, la Congregazione messa saldamente in piedi dalla Compagnia di Gesù, continuò ad adunarsi, mantenendo inalterati gli Statuti e le finalità. I Direttori Spirituali veniva poi cercati ora nelle file del Clero regolare, ed è solo verso la fine del Secolo scorso, nel 1891, che i Gesuiti ritornano alla direzione spirituale della Congregazione, con il P. Enrico Scio, che i più anziani di noi ricordano ancora con commossa simpatia.

                      Il Clero, il Foro, la Scienza e la Coltura hanno sempre offerto i loro maggiori esponenti al corpo e alla direzione di questa Congregazione: nobili dai casati gonfi di Storia, illustri docenti universitari, membri eminenti del banco Giudiziario; nel secolo scorso, troviamo per due volte insediato come Prefetto lo stesso Vescovo Diocesano, Mons. Ferdinando Mattei - nel 1808 [p.113] e nel 1809 - così il Nobile Mons. Publio Sant, primo Vescovo di Lerida e poi Arcivescovo - Vescovo Diocesano - nel 1844, nel 1845 e nel 1848 - anche l'Agostiniano Mons. Fra GAETANO Pace Forno, per due volte consecutive ascese i gradini della Cattedra.

                      Il tempo, che corrode l'acciaio e che piega gli Imperi, non è riuscito ancora ad abbattere le insegne di questa Congregazione rischiarate dalla luce di quasi quattro secoli di Storia, di Fede e di Pietà. Le adunanze dei congregati sono sempre frequenti e ferventi di propositi e di vita; il vecchio tronco butta sempre rami frondosi ricchi di succhi vitali che potrebbero assicurare una lunga e gagliarda esistenza a questa associazione di eletti che e, come abbiamo visto, un monumento vivo di Storia e di pietà cristiana!