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Source: Melita Historica : A scientific Review of Maltese History. 5(1969)2(114-157)

[p.114] I Vescovi di Malta Baldasarre Cagliares (1615-1633)
e
Michele Balaguer (1635-1663)

Edizione critica del Manoscritto 6687 del Fondo Barberini latino della Biblioteca Vaticana

Alessandro Bonnici

Introduzione

                     Nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi anni, [1] la storia completa della Chiesa di Malta resta ancora molto oscura. Per più di un millennio, i documenti sono tanto scarsi e incerti da rendere vano ogni tentativo di una storia veramente critica e completa. Anche presso la Curia Arcivescovile di Malta, i documenti anteriori al secolo XVII sono molto limitati. Noi qui vogliamo parlare di due Vescovi che ebbero un episcopato lungo sì, ma al tempo stesso molto travagliato. I volumi della Segreteria della Curia Arci-vescovile di Malta che trattano di questi vescovi sono soltanto due, i quali collazionati con il volume del Vaticano, che qui presentiamo, dal punto di vista storico, sono di scarso interesse. [2]

                     Il nostro scopo è di mettere in una nuova luce la storia dei Vescovati di Mons. Baldassarre Cagliares e Mons. Michele Balaguer da lettere quasi tutte originali, conservate nel Manoscritto 6687 del Fondo Barberini Latino della Biblioteca Vaticana. [3]

                     [p.115] Quasi tutte le lettere contenute in questo manoscritto provengono da Malta. Nella loro stragrande maggioranza il mittente è il Vescovo di Malta. Per mezzo di queste lettere, i due Vescovi comunicavano con la Segreteria di Stato Vaticano per esporre i problemi che aggravavano la loro diocesi. [4]

                      Sul dorso delle lettere, o su qualche foglio bianco che segue, si aggiungevano sempre la datazione della lettera ricevuta, il luogo di provenienza, e il nome del mittente. [5] I fogli in bianco non sono mai numerati. Non di rado, sul dorso della lettera, si metteva un breve riassunto del contenuto della lettera. [6] In due occasioni, si trovano anche le risposte che la Segreteria di Stato rilasciava al Vescovo. Tali risposte sono trascritte interamente; non ne manca altro che la firma del mittente. [7] Gravi sgrammaticature sono assai frequenti quando la lettera era scritta dal Vescovo di proprio pugno.

                     Cerchiamo sempre di essere scrupolosamente oggettivi. Dobbiamo, perciò, rilevare che non si può credere ad occhi chiusi a quel che leggiamo in queste lettere. Quando si difende, il Vescovo potrebbe aver torto senza aver la minima intenzione di ingannare. Egli potrebbe sbagliare anche quando si sente fermamente convinto della rettitudine delle sue intenzioni.

                     Il valore storico di questa pubblicazione risiede in modo speciale nel fatto che si presenta una nuova versione delle alterne vicende. Da queste pagine si riesce a formare una chiara idea di quale prestigio era ritenuto un Gran Maestro negli occhi di un Vescovo di Malta. Tante volte, i rapporti che si tenevano tra il Gran Maestro e il Vescovo erano molto tesi e quasi ostili. Alcuni Vescovi andavano pienamente d'accordo con i Gran Maestri dell'Ordine. In qualche occasione, tuttavia, l'Inquisitore di Malta si mostrava preoccupato proprio per quelle cordiali relazioni. Secondo il giudizio di qualche Inquisitore, né derivava un danno per la diocesi e per il popolo di Malta. [8]

[p.116] Il manoscritto 6687, che noi prendiamo in considerazione, è diviso in due sezioni per il fatto che le lettere appartengono al periodo di due Vescovi. Nella prima sezione esamineremo le lettere che furono scritte dal Vescovo Baldassarre Cagliares. [9] Nella seconda sezione parleremo di quelle che furono inviate dal Vescovo Michele Balaguer o da qualche altro che scriveva per incarico dello stesso Vescovo. [10] Le lettere di Cagliares sono poche e, ad eccezione di quattro, non sono di interesse rilevante. Inoltre, appartengono ad un periodo di tempo molto ristretto. Infatti, mentre il Vescovo Cagliares resse la diocesi quasi per un ventennio (1615-1633), le lettere di questo manoscritto si limitano al periodo che va dal 1621 al 1627.

                     Al contrario, le lettere inviate alla Segreteria da parte del Vescovo Balaguer sono di notevole importanza storica. Inoltre, mentre non ci sono che dodici lettere scritte dal Cagliares, troviamo qui raccolte ben cinquantatre lettere del periodo del Balaguer. Le lettere sono scritte fra gli anni 1635 e 1654. Così, anche per il Balaguer, ci manca ogni riferimento ai suoi ultimi otto anni di Vescovato. Infatti, egli resse la diocesi di Malta dal 1635 al 1663.

[p.117]         

I

Monsignor Baldassarre Cagliares Vescovo di Malta (1615-1633)

                     Baldassarre Cagliares era il successore di Tommaso Gargallo (1578-1614). Fu il Gran Maestro Alof de Wignacourt che, con una decisione presa nel Consiglio dell'Ordine, lo presentò a Filippo III, Re di Spagna e di Sicilia, per la dignità vescovile della diocesi di Malta. Egli fu designato dall'Ordine di Malta insieme ad altre due persone, come era di consueto, dopo due giorni appena dalla morte del Gargallo che era avvenuta il 10 giugno 1614. Il Re fece uso del suo diritto di scegliere uno fra i tre candidati; la preferenza cadde sul Cagliares. Questo Prelato era davvero degno dell'onore fattogli; infatti, il Cagliares, oltre a compiere i suoi doveri come Cappellano Conventuale, aveva anche fedelmente prestato i suoi servizi all'Ordine di Malta come Auditore del Gran Maestro Wignacourt. La scelta del Re ebbe conferma a Roma nel Concistoro Segreto, tenuto il 18 maggio 1615. [11]

                     Durante un periodo di oltre due secoli e mezzo, nel quale l'Ordine Gerosolimitano ebbe il governo dell'Isola di Malta, il Cagliares è stato l'unico Vescovo di origine maltese. Secondo la testimonianza dell'Abela, contemporaneo del Vescovo, il Cagliares lasciò un vivo ricordo per le sue opere di pietà verso i poveri. [12] Un altro contemporaneo testimonia che il Vescovo conosceva molto bene la povertà delle parrocchie della sua diocesi; perciò, egli saggiamente decise che nelle sue visite pastorali s'astenesse "d'aggravar i popoli con spese soverchie." [13] Inoltre, "mai mangiò a spese dei Curati e non faceva visita che non spendesse mille scudi del suo in elemosine a poverelli della Diocesi". [14] Il Vescovo aderì scrupolosamente anche alle disposizioni del Concilio Tridentino per la celebrazione di frequenti Sinodi Diocesani. Si mostrò generoso anche con alcuni Ordini Religiosi. Infatti "offerse ai RR. PP. Gesuiti quanto bisognasse pel mantenimento d'una loro residenza nella città Notabile, con essersi anche ottenuta a tal effetto la licenza del P. Proposto Generale: ma ne fu frastornata l'esecuzione, per alcune dissensioni insorte fra il Gran Maestro, e questo Vescovo. Comperò con due mila scudi le case per l'erezione del Convento de' PP. Carmelitani Scalzi, fatta nel 1625. Tra le opere di carità, da lui fatte si commenda quello dello sborso d'una grossa somma del proprio denajo, pel riscatto di tre Gesuiti infelicemente caduti in ischiavitù appresso gl'infedeli". [15]

Qualche cosa di nuovo emerge anche dalle dodici lettere che si conservano

[p.118]

Un dipinto raffigurante il Vescovo Cagliares, conservato presso i PP. Carmelitani Scalzi della Cospicua, dei quali era un insigne benefattore.

[p.119] nel Fondo Barberini Latino. Otto di queste lettere non sono altro che auguri o congratulazioni, e qualche altra informazione di nessuna importanza. Ma quattro di queste lettere ci aiutano non poco a chiarire alcune questioni. Le parole dell'Abela ci fanno capire che qualche volta il Gran Maestro non andava d'accordo col Vescovo. Tali disaccordi fra Gran Maestri e Vescovi erano allora molto frequenti. Il Vescovo Cagliares si mostrò indignato per le restrizioni che gli imponeva l'Autorità Civile. Il torto non era sempre da attribuire al Gran Maestro, ma in queste occasioni il lamento del Vescovo ci sembra giusto. Infatti, egli deplorava il fatto che i suoi sudditi si sentivano costretti a ricevere i sacramenti dalle mani di sacerdoti che non erano riconosciuti da lui, che era l'Ordinario della Diocesi. [16] Il Vescovo non era tranquillo e sospettava in ogni mossa del Gran Maestro. Nel 1627 si sparse anche la voce che il Vescovo sarebbe stato perfino incarcerato e allontanato dall'Isola. [17]

                     Le notizie che abbiamo riferito ci presentano il Vescovo come molto benevolo anche con i frati che dimoravano nell'Isola; ma da lettere originali del ms. 6687, il Vescovo appare in pieno disaccordo con il Segretario di Stato di Sua Santità per una questione che si riferiva alla Parrocchia dei Greci. Il Vescovo era decisamente contrario alla proposta che quella Parrocchia venisse affidata per sempre ai frati. I suoi argomenti sono poco con-vincenti. Non si trovava nessun prete secolare che potesse prendere la cura pastorale di quella Parrocchia; ma il Vescovo s'impuntò ancora nella sua opinione perché quella Chiesa era destinata ai preti secolari fin dalla sua erezione! Il Vescovo Cagliares fa pensare che i preti secolari s'impegnassero di più nella loro attività pastorale. Egli afferma che dai frati si poteva aspettare ben poco perché il loro amore era rivolto agli interessi del proprio convento! Benché i suoi ragionamenti non reggessero, egli riuscì a convincere la Congregazione dei Regolari a non concedere quella Parrocchia ai frati in modo definitivo. [18]

                     Verso l'anno 1630, il Vescovo fu sorpreso da una grave infermità che gli impedì l'uso della lingua e gli ottenebrò l'intelletto. Egli morì il 4 agosto 1633. [19]

[p.120]

DOCUMENTAZIONE

Lettere Originali del Vescovo Baldassarre Cagliares

fra il 30 Aprile 1621 e l'8 Febbraio 1627

(ff. 1r—12r)

1. CAGLIARES AL CARD. LUDOVISIO (ff. 1r—12r)                       Malta, 30 aprile 1621.

f. 1r-v. Originale.

Il Vescovo espone le sue lamentele per aver perso ogni giurisdizione sopra la sua diocesi per le indebite ingerenze del Gran Maestro Alof de Wignacourt.

Supplico: a Vostra Signoria Illustrissima si degni haver compassione a me, suo humilissimo servo, et a queste povere anime che, con tante novità, sono intrigate, essendo necessitate a ricevere li Santissimi Sacramenti da sacerdoti che non sono approbati da me, che sono il vero Ordinario constituìto da Nostro Signore.

2. CAGLIARES AL PAPA URBANO VIII                       Malta, 4 settembre 1623.

f. 2r. Originale.

Il Vescovo si congratula col Papa per la sua elezione al Sommo Pontificato.

3. CAGLIARES AL CARD. FRANCESCO BARBERINI                      Malta, 20 settembre 1623,

f. 3r. Originale.

Si rallegra per l'elezione del Papa, il quale apparteneva all'illustre famiglia dei Barberini.

4. CAGLIARES A BARBERINI                       Malta, 6 novembre 1623.

f. 4r. Originale.

Si congratula col Cardinale per la di lui creazione a Cardinale di Santa Romana Chiesa.

5. CAGLIARES A BARBERINI                       Malta, 25 marzo 1624.

f. 5r. Originale.

Il Cardinale viene informato riguardo alla scelta del Cavaliere Fra Cesare Bucca d'Aragona come coppiere del Gran Maestro.

6. CAGLIARES A BARBERINI                       Malta, 25 marzo 1624.

f. 6r. Originale.

Il Vescovo, con grande rammarico, non riesce a soddisfare il Cardinale che desidera un avanzamento a favore del Commendatore Aldobrandini.

[p.121]

7. CAGLIARES A BARBERINI                       Malta, 12 luglio 1624.

f. 7r. Originale.

Il Vescovo espone come la Congregazione dei Regolari gli ha raccomandato alcuni Padri Greci, ai quali è poi assegnata la cura spirituale della Parrocchia di rito greco della "Madonna di Dumaschenin". Il capo spirituale dell'Isola si senta ora imbarazzato perché il destinatario della lettera ha consegnato delle lettere raccomandatarie ad alcuni Padri della Stronfadia, i quali chiedono di essere ammessi nella detta Parrocchia per sostituire gli altri. Il Cagliares espone come stavano le cose; ma, avendo un senso di stima verso gli altri che hanno servito fedelmente, si mostra contrario al cambiamento. In tale situazione, egli chiede delle nuove disposizioni.

8. CAGLIARES A BARBERINI                       Malta, 15 novembre 1624.

f. 8r.-v. Originale.

Il Vescovo assolutamente non desidera che la Parrocchia dei Greci si conceda ai frati in modo permanente. Espone l'attuale stato della Parrocchia aggiungendo ulteriori particolari. La cura spirituale della Parrocchia venne affidata a "Padre Jeremia da Matan Carrara, frate dell'Isola di Patmos"; ma questa disposizione non fu altro che un rimedio provvisorio, "non essendo sacerdoti per il servitio della natione greca ... insino che si trovasse un sacerdote secolare. Li mesi passati sono comparsi dui frati, quali dicono essere dal Convento della Stronfadia". Quelli volevano che "li fosse data in perpetuo per il suo convento. Questa cura dalla sua fondazione è stata governata da preti secolari; e per tutto ho procurato trovarlo perché questo mi pare che convenghi al servitio di questi popoli, et questo sarebbe il più accertato: perché di questi frati se ne può sperare poco bene per la chiesa, havendo l'amor loro tutto posto nel loro convento. Et mentre non si trova tale sacerdote, mi pare che Jeremia sii il migliore".

9. CAGLIARES A BARBERINI                       Malta, 10 dicembre 1624.

f. 9r. Originale.

Auguri per le feste del Santo Natale.

10. CAGLIARES A BARBERINI                       Malta, 24 maggio 1625.

f. 10n Originale.

Il Vescovo dà delle notizie concernenti il suo miglioramento dopo che che fu colto da una indisposizione mentre stava a Roma.

11. CAGLIARES A BARBERINI                       Malta, 7 dicembre 1625,

f. 11n Originale.

Auguri per le feste del Santo Natale

[p.122]

12. CAGLIARES A BARBERINI                       Malta, 8 febbraio 1627.

f. 12r. Originale.

Il Vescovo espone come il Gran Maestro Antoine de Paule fa di tutto per sbarazzarsi di lui. Il Capo dell'Ordine di Malta si serve anche di persone estranee per coprirlo di infamia. [20]

Illustrissimo e Reverendissimo Signor e Padrone mio colendissimo,

                     Il Signor Gran Mastro, li mesi passati, ha mandato al Cavalliere Don Gaspare Daldarette in Sicilia facendo instanza al Signor Vicerè che mi dovesse far uscire da Malta, et a questo effetto furono spedite tre galere con il Signor Don Petro Davila nepote suo. Arrivorno in Malta alli 24 di gennaro, et subito si sparse voce che questo Signore era venuto a prendere legato al Vescovo. Et se bene il Signor Gran Mastro l'ha tenuto circondato da suoi amici et ministri, et ha fatto comparire gente d'ogni conditione a dolersi di me, et habbi anco regalato a questo Signore con molta liberalità et magnificenza, pure Iddio Nostro Signore, per sua misericordia, non abbandona chi si fida in lui, et veggo questo Signore partirsi con poca sodisfattione del vivere et procedere di questo paese.

                     Con tutto ciò, non so quello che succederà doppo la sua partenza, anchor che ogni uno dichi che il Signor Gran Maestro per questa strada non mi tribularà più. Io dubito del contrario perché hier notte ha spedito il Cavalliere D. Andrea di Bologna, nepote del Recivitore Valdina sotto pretesto di dimandare sei mila salmi di grano al Signor Vicerè per la carestia che vi è in Malta; ma l'ordine è di spender mezzo magisterio perché io sii cacciato da Malta per sempre.

Suplico Vostra Signoria Illustrissima, con la sua potentissima autorità, diffendere questa sua Chiesa, et a me suo humilissimo servitore. Bacio le mano(!) a Vostra Signoria Illustrissima con ogni riverenza, pregandole da Iddio Nostro Signore continua felicità.

Da Malta, 8 febraro 1627.

Di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima,

Humilissimo et obligatissimo servitore

 Il Vescovo di Malta

 F.D.B. Cagliarese

[p.123]

II

Monsignor Michele Balaguer Vescovo di Malta (1635-1663)

                     Il nome intero del successore del Cagliares è Michele Giovanni Balaguer de Camarasa; ma, come osserviamo in tutti gli studi storici e anche nella consuetudine dello stesso Vescovo, [21] egli era comunemente noto come Michele Balaguer. Il Gran Maestro Antoine De Paule e il Consiglio dell'Ordine, attraverso il Vicerè che dimorava a Palermo, lo presentarono a Filippo IV, Re di Spagna insieme con Fra Giuseppe D'Assentio di Scicli e Fra Elia Astuto da Noto. [22] Martino Alfieri, l'Inquisitore di allora (1631-1634), ancora prima di conoscere l'esito di quella presentazione, lamentò di un patente favoreggiamento per il Balaguer. Infatti, egli scrisse al Segretario di Stato di Sua Santità: "Li nominati sono Fra 'Michele Balaguer, già favorito un'altra volta nella nomina di coadiutore, Fra Gioseppe d'Assentio di Sicli, e Fra Elia Astuto da Noto, soggetti non conosciuti quà in Convento, messi per favorire tanto più il primo." [23] Tutto seguì il corso normale della prassi in vigore per la scelta di un Vescovo di Malta. Urbano VIII, durante il Concistoro segreto tenuto il 12 febbraio 1635, confermò la persona favorita dal Re di Spagna. [24] Così, il Balaguer ottenne quella dignità alla quale da tempo aspirava.

                     Il Balaguer era uno straniero, e per di più aragonese. In quei tempi, uno spagnuolo non andava a genio degli abitanti dell'Isola. Qualche tempo dopo, l'Inquisitore Angelo Ranuzzi (1667-1668), con una certa diffidenza, scrisse di un altro Vescovo di origine spagnuola: "Naturalmente è di qualità poco amabile, e come per lo più sono quelli della stia patria". [25] Ad un certo punto, durante il periodo del Balaguer, l'Isola di Malta sembrò soffocata dalla influenza Spagnuola. Infatti, per qualche anno, spagnuolo era il Gran Maestro Martino De Redin (1657-1660); spagnuolo era il Vescovo Balaguer (1635-1663); e di origine spagnuola era anche l'Inquisitore Gerolamo Casanate (1658-1663). [26]

[p.124] Il lungo vescovato del Balaguer era sempre travagliato da molteplici sofferenze fisiche e morali. I giudizi di vari storici sono contrastanti. I contemporanei preferirono non dire tutta la verità. Se gettiamo uno sguardo all'Abela, ci accorgiamo che il noto storico cerca di nascondere fatti che certamente non gli erano estranei. Comprendiamo molto bene il perché di tutto questo; si trattava, infatti, di un contemporaneo e, inoltre, di un suo superiore. Leggiamo, infatti, la seguente descrizione del Vescovo: "Vive oggidì il nostro Vescovo Balaguer, e perciò dalla sua modestia non ci permette inoltrarci particolarmente nelle di lui lodi." [27] Parole come queste potrebbero anche sviare il lettore. All'Abela, che scriveva nel 1646, non potevano sfuggire tutte quelle vicende che rendevano il Gran Maestro e il Vescovo implacabili l'uno verso l'altro.

                     Qualche altro riferimento lo possiamo prendere da Sebastiano Salelles, contemporaneo anch'egli del Vescovo Balaguer. Anche il Gesuita Salelles, il più noto fra tutti i Consultori del Sant'Uffizio di Malta, si trovava nelle stesse condizioni dell'Abela. Non se la sentiva di dire tutta la verità. Scrivendo nel 1651, egli non disse altro che cose generiche, senza mai riferirsi ad alcun fatto particolare nei riguardi del Balaguer. Ma se esaminiamo bene le parole del Salelles, ci accorgiamo che non c'è nessuna parola di lode per il Vescovo, che era ancora vivente." [28]

                     Il Ciantar continuò e perfezionò l'opera dell'Abela. Siccome scriveva alla distanza di più di un secolo dal tempo del Balaguer, niente lo impediva di non dire tutta la verità. In poche parole che aggiunge, egli traccia concisamente, non soltanto i pregi, ma anche i difetti del Balaguer. "Egli celebrò il suo Sinodo nella Chiesa Cattedrale addì 22 Aprile 1647, e fu stampato in Roma l'anno medesimo per Manelfo Manelfio. Egli era molto facile a conferire la prima tonsura a chiunque gliela chiedesse. Per lo che il Gran Maestro Lascaris fece ricorso al Re Cattolico, e poi al P. Urbano VIII, perché si desse rimedio agl'inconvenienti che ne risultavano. Onde quel Sommo Pontefice, per breve dato in Roma addì 4 di giugno 1638, e confermato nel di 28 di luglio 1644 ordinò che il Vescovo diputasse il Cavallerizzo del Gran Maestro, o quei che sovrastasse alla Milizia, il quale costringesse i chierici coniugati alla custodia dell'Isola: e che il Gran Maestro ed il Vescovo di comun consenso costituissero un Dottor Ecclesiastico che conoscesse le cause, e le discordie insorte tra quei chierici; ed ordinò delle cose utili al l'Isola: le quali tutte furono poi corroborate da Innocenzo P. X per breve dato a 17 gennaio 1646." [29]

                     Noi abbiamo fra le mani una immensa mole di documenti inediti che concernono il periodo del Balaguer. In quasi tutti quanti si parla senza [p.125] sottintesi. La nostra intenzione tuttavia non è di fare uno studio completo del Balaguer, ma di contribuire in qualche modo alla sua biografia, ricostruendola in alcuni punti particolari con nuovi documenti.

                     Le accuse che si sollevavano da ogni parte contro questo Vescovo erano numerosissime. Ma egli sapeva difendersi contro tutti strenuamente, come vedremo bene dalla pubblicazione del Manoscritto 6687 del Fondo Barberini Latino. Inoltre, si vede anche chiaramente che varie denunzie sono esagerate. La più grande ambizione di molte persone (anche fra quelle che erano alto locate) non era altra che di liberarsi del Vescovo una volta per sempre. Molti mal sopportavano la sua fierezza quando gli si mancava in quel che riguardava la sua giurisdizione. Egli, poi, ebbe anche la sfortuna di succedere ad un Vescovo Maltese, il quale, nonostante i suoi difetti, godette sempre della stima di tutti. ..

                     Forse il documento più, accusatorio contro il Balaguer è quello che porta il titolo: "Relatione della forma di governo e del modo di vivere di Monsignor Balaguer, Vescovo di Malta." [30] La relazione non è firmata; ma è annessa alle lettere che la Segreteria di Stato ricevette dall'Inquisitore di Malta Giovanbattista Gori Pannellini (1639-1646) negli anni 1645-1646. Sul dorso del documento si vede anche la datazione: Malta, 8 gennaro 1646, insieme con le parole "Mons. Inquisitore". La maggior parte delle accuse non si riferiscono alla:vita privata del Balaguer, ma al suo modo di governare. Tutta la rilassatezza della Diocesi si addossava al Vescovo. I seguenti brani che scegliamo dalla relazione si possono considerare fra i principali capi di accusa rivolti al Vescovo: "Dovria ogni Vescovo, fra l'altre parti, esser amatore della giustizia e rigido correttore de suoi sudditi delinquenti." [31] "Dovria il Vescovo haver cura de suoi chierici; si portassero e si vestissero da tali." [32] "Dovria haver il Vescovo cura de' suoi Canonici, Preti, et altri sudditi." [33] "Deve il Vescovo haver ritira al culto e decoro delle chiese." [34] "Deve un Vescovo amar la pace e quiete publica, e non ingerirsi nelle cose secolaresche. Tutto.l'opposto fa il Vescovo di Malta". [35] "Deve il Vescovo conforme il Sacro Concilio di Trento, nelle visite della sua diocesi, astinersi d'aggravar i popoli con spese soverchie" [36] Questo e altre imputazioni si commentano con riferimento a numerosissimi casi particolari.

                     In questo studio pubblichiamo cinquantadue lettere di questo Vescovo. La maggior parte delle lettere riguarda le sue relazioni con l'Ordine Gerosolimitano. Ma queste lettere non sono sufficienti per dare un quadro completo, della situazione. Non potremo comprendere bene il contenuto di queste lettere se non presentiamo brevissimamente qualche giudizio sul [p.126] Balaguer preso da altre fonti inedite. Naturalmente il Vescovo si difese contro tutte le accuse rivoltegli. Perciò, sarebbe opportuno conoscere almeno qualcuna di queste accuse, oltre quelle alle quali abbiamo già riferito.

                     Leggeremo nelle lettere tante accuse che presentano il Gran Maestro dell'Ordine come una persona radicalmente ostile al Vescovo. Non possiamo riportare qui fa difesa del Gran Maestro dell'Ordine perché questa è l'oggetto di tanti volumi conservati presso l'Archivio dell'Ordine a Malta e anche in quelli del Vaticano. Proponiamo soltanto qualche citazione dalle lettere del Gran Maestro Jean Lascaris per far vedere che anche i Cavalieri avevano una risposta per ogni accusa rivolta loro dal Vescovo.

                     Quando il Vescovo ripetutamente rispondeva alla Segreteria di Stato che aveva ogni buon diritto di non restituire i frutti del Vescovato per quel periodo di "Sede Vacante", [37] il Gran Maestro Lascaris espose alla Segreteria come stavano le cose, accusando non solo il Balaguer ma anche il Cagliares, affermando che i frutti della sede vescovile, quando la sede era vacante, appartenevano al Re di Spagna o all'Ordine di Malta. Tale pretensione da parte dei Vescovi fu sconosciuta prima del tempo del Vescovo Baldassarre Cagliares. Si sperava che le cose sarebbero andate per il meglio con l'elezione del Balaguer. Infatti, ancora prima della sua elezione, il Balaguer aveva fatto all'Ordine delle dichiarazioni alle quali poi non seppe aderire. Il Gran Maestro era certo che anche l'Inquisitore Fabio Chigi (1634-1639) l'avrebbe difeso davanti alle autorità romane. [38]

                     Il Balaguer spesso asseriva che il Gran Maestro faceva di tutto per umiliarlo; fra l'altro scrisse: "Il Signor Gran Mastro, quel giorno che non fa.qualche cosa contro di me, non sa vivere". [39] Ma lo stesso Gran Maestro spesso accusava il Vescovo come persona scortese nelle sue relazioni con i membri dell'Ordine: "Havendo questo Vescovo rifiutato l'eshibitioni che tante volte gl'ho fatte in gratia di Vostra Eminenza, a difetto di lui, non a colpa della mia volontà ascrivasi ch'ella non sia restata servita da me ... Ma non ostante che questa sua discortesia e le false calunnie, che vien continuamente inventando contro la persona et honor mio, m'habbiano tolto l'animo di fargli alcun piacere; ha Vostra Eminenza da credere che quello ch'io non facessi in riguardo del suo procedere, lo farei molto volontieri in consideratione dell'autorità di Lei." [40] Il Vescovo sembrava molto irragionevole nei suoi rapporti con il Gran Maestro. Siccome il Gran Maestro, da parte sua, non cedeva quasi, mai alle richieste del Vescovo, così questi si puntava in ogni decisione presa in tal modo da non voler riconoscere mai neanche i suoi torti. Ecco qui quanto scrisse fra l'altro il Gran Maestro Lascaris all'Ambasciatore Euieu, il 16 maggio 1649: "Questo Vescovo mostra in ogni cosa la sua animosità verso la persona nostra, ma più assai là testifica nell'anticipare a querelarsi di noi in quelle occasioni nelle quali [p.127] sa e conosce molto bene d'haver il torto, persuadendo ignorantemente a se stesso che, fatta la prima impressione, non resti più luogo ad esser creduta la verità esposta da Noi." [41]

La giustizia storica esige che noi sentiamo qualcuna delle difese del Gran Maestro perché, nella lettura delle lettere, ci stancheremo a sentire tante accuse contro il Gran Maestro. Ma il Gran Maestro non era l'unica persona ad essere denunziata dal Vescovo. Il Vescovo era pieno di sospetti per quasi tutti gli Inquisitori che rappresentavano la Santa Sede nell'Isola. L'Inquisitore Gori, infatti, espose alla Segreteria di Stato quel che il Vescovo pensava di lui: "Io mi trovo mortificatissimo di Monsignor Vescovo..: Io habbi con li ministri secolari dato il torto a lui, di che non ne ho ragionato, ne meno con alcuno, ne sono informato de meriti, ne sono le mie parti di dar alcun di loro ne torto ne ragione." [42] In un'altra occasione, questo Inquisitore scrisse: "Sento che Monsignor Vescovo con il suo agente si lamenti che nelli negotii suoi col Signor Gran Mastro io non tratti con fervore, ma sono sue immaginationi, perché se si trovasse presente quando né parlo crederebbe altrimenti". [43] Dopo tutto, il Balaguer non risparmiò le sue accuse neanche ad Inquisitori come Antonio Pignatelli (1646-1649), il quale acquistò da tutti grande stima per il suo irreprensibile modo di agire con tutti. [44]

                     Nelle lettere che noi pubblichiamo, il Vescovo appare pieno di energia per difendere la sua Chiesa. Egli è deciso a non veder ridotta la sua giurisdizione. Perciò il Vescovo lotta, e non senza successo, per non perdere neanche quei privilegi che ormai da tempo avrebbero dovuto essere estinti. Egli trova delle ragioni particolari per persuadere la Santa Sede che a Malta non si può fare a meno dei chierici coniugati. In altre parole, nell'Isola di Malta i decreti del Concilio Tridentino non si potevano applicare. [45]

                     Nonostante questo, l'indisciplinatezza dei chierici coniugati era diventata fonte di molti abusi. "Nel vescovato di Malta, i chierici non servono mai a Chiesa, vestono alla moda: chi alla francese, chi alla lombarda di colore, con armi di ogni sorte, capigliatura da donna con galane sui capelli, fanno i soldati sulle galere e vascelli di corte, il falegname, il muratore, il tavernaro, il beccaro, et il pizzicarolo; ne si fanno chierici se non per non far la guardia, per non portar cavallo, non pagar datii, e per caso di qualche delitto". [46] Sentite queste parole da parte dell'Inquisitore Gori Pannellini, la Santa Sede, anche se tollerò i chierici coniugati nell'Isola [p.128] di Malta, fece promettere al Vescovo Balaguer di farli osservare i propri doveri. [47]

                     Se il Balaguer fosse stato meno fiero nell'esigere i suoi diritti, egli stesso sarebbe stato il primo a godere un po' di tranquillità e di pace.

                     Se avesse smesso di essere come una spina pungente per i Gran Maestri dell'Ordine Gerosolimitano, forse questi non avrebbero procurato di cacciarlo fuori della sua Diocesi. [48]

                     Se non avesse sparlato del Gran Maestro, anche davanti all'Inquisitore e davanti agli stessi Ministri dell'Ordine, forse sarebbe stato più benvoluto nelle adunanze del Consiglio. [49]

                     Considerate tutte le circostanze che abbiamo succintamente descritto, comprendiamo molto bene le tribolazioni nelle quali viveva il Vescovo di Malta. Egli era la prima vittima del proprio carattere. Mentre era attaccatissimo al posto onorevole che teneva, spesso minacciava di rassegnare le sue dimissioni con simili parole: "Sarò forzato di lasciar ogni cosa, e ritirarmi in qualche remotissimo luogo". [50] Egli si sentiva molto avvilito. Gli sembrava che il Gran Maestro si fosse impegnato fino in fondo per attirargli contro "il Consiglio e tutto il corpo della Religione"; [51] "il Gran Maestro" dice "non fa altro che procurar d'annichilarmi". [52]

                     Il Segretario di Stato si accorse bene che il Vescovo aveva la debolezza di essere molto sensibile a tutte le ingiurie che riceveva; qualche irriverenza, forse involontaria, spesso gli sembrava come un dispetto. Perciò, ci accorgiamo dalle lettere che i suoi superiori non lo prendevano molto sul serio quando denunziava qualcuno. Le lettere del Balaguer non cambiano mai di tono: né quando cambiano i Gran Maestri, né coll'arrivo di un nuovo Inquisitore. Ci sembra molto difficile credere che tutte le autorità dell'Isola si siano messe d'accordo per scagliarsi contro questo povero Vescovo.

                     Gli ultimi mesi di vita del Vescovo Balaguer furono amareggiati da una continua indisposizione fin quando morì d'apoplessia nel 1663 all'età di 66 anni. [53]

[p.129]

DOCUMENTAZIONE

Lettere Originali, Copie, Duplicati e un Editto

Del Vescovo di Malta Michele Balaguer

Fra il 9 Settembre 1635 e il 24 Gennaio 1654

(ff. 13r — 84r)

1. BALAGUER AL CARD. F. BARBERINI                       Malta, 9 settembre 1635.

f. 13r. Originale.

Il Vescovo si difende contro una falsa accusa.

                     Mi vien significato dall'Eminentissimo Sant'Onofrio che in corte mia si sia pensato di ritrattare ciò che fece Monsignore Alfieri [54] in tempo che esercitava la sopraintendenza di questa Chiesa, con pretesto che non fusse sufficiente l'autorità che d'ordine di Nostro Signore le fu data con lettera di Sua Eminenza, alla qual siccome ho procurato di soddisfare con accertarla di non esser tal novità seguita in detta corte mia, ne d'esser nell'animo mio caduti somiglianti pensieri.

2. BALAGUER A BARBERINI                       Malta, 14 aprile 1636

ff. 14r.—15r. Originale.

Con l'imposizione di una nuova tàssa il Gran Maestro aveva causate dei gravi disordini; perciò il Vescovo interviene per chiedere qualche moderazione.

                     Il breve che, ad instanza di questo Eminentissimo Signor Gran Mastro di Malta, ultimamente dalla Santità di Nostro Signor fu qui mandato con la nuova tassa, o impositione di scudi 55 mila, da esigersi parte sopra i bene (!) de secolari, e parte sopra quelli del clero, quale per eser cossa (!) di rilievo ha cagionato ramarico commune e disturbo in tutto questo populo, non solo per eser cossa insolita, ne mai udita in Malta, ma anche per eser questa nova impositione la totale et ultima ruina di questa Isola, stante l'estrema, et la non creduta povertà commune, come potrà a pieno con ogni sinerità (!) et secreteza, come fo yo (!) con la presente informare Sua Eminenza, Monsignor Inquisitore testimonio qui di veduta. Stante dun que [p.130] l'interesse commune di tuto (!) il populo, concurrendo anche quello del clero, quale per altro già si ritrova agravato (!), pagando ciascuno ecclesiastico sopra i beni che gode cinque 'per cento a i Padri de la Compagnia per loro sustentamento. Et essendo yo pastore e padre di questo populo, ho stimato obligo mio singulare con ogni riverenza et sincerità darne parte a Sua Eminenza, et come mio Padrone e Signore suplicarla così parendole dasse (!) parte a Nostro Signore cooperando, se fose (!) posibile con novo (!) breve limitasse o ridure (I) in minore somma detta impositione, o almeno stabilire che più non si rinovasse poichè si come secretamente ho presentato che già di quà vogliono appresso di Sua Eminenza fare nova instanza acciò con suo favore et autorità cooperasse apresso Nostro Signor che detta impositione si rinovasse. [55]

3. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 4 luglio 1637.

f. 16r. Originale.

Il Vescovo invia il suo agente a Roma per poter dare una esauriente informazione riguardante alcuni abusi commessi contro l'immunità ecclesiastica.

                     Sono talmente nemici li Ministri di questo Signor Gran Mastro della libertà ecclesiastica che non sono contenti delli disturbi e travagli patiti col'esser stati chiamati alcuni di loro dalla Sacra Congregatione dei Vescovi hoggi sono dieci anni a tempo del mio predecessore in corte; vanno di nuovo procurando occasioni di rotture tra il Signor Gran Mastro et me, si come fanno publicamente pigliando e ritenendo chierici prigioni, non volendo rilasciarli, ne meno obedire un decreto sopra di ciò mandatomi dalla Sacra Congregatione dell'Immunità Ecclesiastica . . . Onde supplico l'Eminenza Sua degnarsi prestar grata udienza al Signor Giacomo Gamba, mio agente, il quale a pieno le darà la piena informatione di quanto passa.

4. L'AGENTE GIACOMO GAMBA (?) AL CARD. F. BARBERINI                      Non datata.

f. 17r. Scrittura non firmata.

Si espongono gli abusi contro l'immunità ecclesiastica, riferendosi a qualche particolare.

                     Il Vescovo di Malta. . . . viene così maltrattato da Ministri del Signor Gran Mastro, da alcuni mesi in qua, e con si grave discapito della immunità ecclesiastica, che ricorre humilmente alla benignissima protettione di Vostra Eminenza . . . Li suoi emoli, che anco anticamente hanno sempre molestato li suoi Antecessori, uno è il Priore della Chiesa, il quale è noto a Vostra Eminenza. Hora con il favore e amicitia delli Padre Rettore de Giesuiti e del Padre Confessore del Gran Mastro, e come Conseglieri di Sua Eminenza, vanno sempre machinando contro l'immunità ecclesiastica . . . Hanno havuto l'ardire di consultarre (!) che Sua Eminenza facesse ricorso [p.131] alla Monarchia di Sicilia . . . Nell'Isola vi sono 60 mila anime; [56] si come ogni giorno fanno carcerare preti, ancorchè in habito e tonsura, e altri subito presi et esigliati, et altri privati dell'uffitio di Notaro anco senza fondamento, ne cause legitime.

5. L'AGENTE GAMBA (?) A BARBERINI                       Non datata.

f. 18r. Scrittura non firmata

Si supplica che Fra Petro Balaguer Camarasa, fratello del Vescovo di Malta, sia esentato dalla giurisdizione del Gran Maestro e del Priore Conventuale.

Dimorando in detta città il Priore Fra Pietro Balaguer Camarasa, suo fratello religioso . . . vedendosi soprastare tante machine d'inquietudini, supplica humilmente Vostra Eminenza di esimerlo dalla giurisdittione di Sua Eminenza e del detto Priore della Chiesa, suo inimico scoperto, sotto-ponendolo totalmente a quella di Monsignor Inquisitore pro tempore.

6. BALAGUER A BARBERINI                       Malta, 13 settembre 1637.

ff. 19r. — 20r. Originale

Il Vescovo prevede seri pericoli per la Chiesa a causa delle ingerenze della Monarchia Siciliana.

Hor' supplico Vostra Eminenza degnarsi considerare li suoi ricorsi in tutte l'occorrenze a Palermo, le pretensioni di governar solo, e l'inobedienza a gl'ordini dell'Eminenza Sua e delle Sacre Congregationi, e poi se è vero che vuol'esser Monarca in questo paese, soggiongendo quel di più che disse Monsignor Inquisitore, quando di ordine della Sacra Congregatione dell'Immunità li significò che nelle cause vertenti tra noi non inno vasse [p.132] cosa alcuna, che fu che non poteva, ne doveva obedire prima d'haver le risolutioni da Palermo dove dalle sentenza del Signor Cancelliere non ammettono l'appellationi ad Sanctam Sedem, ma solamente alla Monarchia, chiaramente si dichiara vero monarchista.

7. BALAGUER A BARBERINI                       Malta, 12 febbraio 1638.

ff. 21r. — 22r. Originale

Quando il Cardinale Barberini si mostra sdegnato per i continui dissidi fra il Gran Maestro e il Vescovo, il Balaguer espone chiaramente la sua posizione, non senza. aprire qualche barlume di speranza per uno stato di serenità più duraturo.

                     Li publici strapazzamenti fattimi più volte in Consiglio, le procurate sollevationi de Cavalieri e '1 minacciato vespro siciliano contro di me e de mia famiglia ... le persecutioni monarche, e ricorsi a Spagna continuati fin'a quest'ultimi giorni . . .

                     Sono poi andato con ogni dovuta modestia . . . et il Signor Gran Mastro ne meno fu cortese ad aprire la bocca a dirmi una parola. Ho continuato poi andare alli Consigli, e nelli medesimi ho fatto li soliti ossequii ad esso Signor Gran Mastro . . . e non ho mai potuto haver una buona ciera. Con tutto questo, ultimamente, dopo la partenza del P. Rettore (dei Gesuiti) che teneva la volontà del Signor Gran Mastro avversa, fui in ca nmera, mi fece sedere, e m'ha mostrato buona ciera; e così continuerò in avvenire, se succederà novità in contrario, la quale Vostra Eminenza si degni credere che da parte mia non sarà mai suscitata."

8. BALAGUER AL CARD. GESSI (Della Cong. dell'Immunità)                       Malta, 24 febbraio 1638.

f. 23r. Originale

Il Vescovo chiede al Gran Maestro che i chierici Agostino Borg (un coniugato che era tenuto in carcere da sedici mesi) e Giovanni Biagio Trimardi (carcerato da sette mesi) vengano liberati e rimessi al giudizio dell'autorità ecclesiastica.

9. BALAGUER AL CARD. F. BARBERINI                      Malta, 13 aprile 1638.

f. 24r. — v. Originale.

Il Vescovo si riferisce ad alcuni casi che concernevano l'immunità ecclesiastica. Si tratta di chierici indebitamente incarcerati o trascinati fuori dalle chiese.

10, BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 17 aprile 1638.

ff. 25r. — 26r. Originale

Il Cardinale Barberini ha scritto all'Inquisitore esigendo che "nell'essecutione del breve sopra la pretesa optione delli canonicati provisti da me" (il Vescovo) (f. 25r.) questi differisca la sua decisione per poter riflettere. Il Vescovo desidera che "la pretensione (ai canonicati) sia terminata per giustitia" (f. 26r.) affinché il Gran Maestro non "venghi ad empirmi il Capitolo de Canonici a sua divotione" (f. 25v).

[p.133]

11. BALAGUER A BARBERINI                       Malta, 6 maggio 1638.

f. 27r. — v. Originale

Un tentativo da parte del Vescovo per esimersi dall'obbligo di restituire i frutti del vescovado del periodo in cui la Sede era vacante.

Mi scrive il mio Agente Gamba che Vostra Signoria commanda ch'io restituisca li frutti di questo vescovado del tempo della Sede Vacante, sendo (!) tale la mente di Nostro Signore ... È novità impensata; resto confuso, oltre la mortificatione, mentre non ho il modo della restitutione, ritrovandomi pieno di debiti fatti per il viaggio della consecratione, ch'arrivorno a 6 milla scudi, 4 milla spesi nella fabrica del Palazzo Vescovale et un altro tanto per fornirlo di mobili, che tutti con altra somma li devo a diversi. Ne le Religione s'arrichisce cola restitutione di 5 milla scudi in circa, ne si honora cola mortificatione del Vescovo, suo figlio . . . Vostra Eminenza si degni ordinare che non sia molestato perché altrimenti sarò forzato ritirarmi in uno di questi conventi, con mortificatione grandissima, mancamento della dignità vescovale, e danno di questa povertà. [57]

12. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 18 maggio 1638.

f. 28r. — v. Originale

Il Vescovo si lamenta delle ingerenze del Gran Maestro, il quale cerca di esercitare la sua influenza sopra i Giurati della città Notabile per ottenere l'esecuzione di un breve.

                     Il Signor Gran Mastro fece chiamare li Giurati della città Notabile, che non fa più di 300 anime, e nella quale v'è la mia cathedrale, e li costrinse a sottoscrivere un memoriale fatto a nome loro, che dovrà esser

presentato a cotesta Sacra Congregatione de Vescovi, per il quale, come Padri della città, domandano l'essecutione del breve della pretesa optione solamente dal Decano Fra Antonio Pontremoli, dell'habito, e da doi suoi nipoti canonici del foro del Santo Offitio, li quali confidati dell'essentioni, vanno mettendo secolari in mezzo e m'inquietano il Capitolo, che non pretende nè optione, nè altro, come assai a bastanza si è mostrato alla medesima Sacra Congregatione per scritture autentiche. Hor consideri, Vostra Eminenza, se il Signor Gran Mastro arriva a perseguitarmi anco per questa strada, e ha fatto e farà per altre vie, e si degni provedermi di qualche opportuno rimedio . . . o sarò forzato lasciar ogni cosa, e ritirarmi

in qualche remotissimo luogo.

[p.134]

13. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 27 giugno 1638.

ff. 29r -- 31r. Originale

Il Vescovo, senza alcuna esitazione, si oppone alle risoluzioni prese dalla Santa Sede, perché le stima contro i suoi diritti acquisiti dalla legge dell'immunità ecclesiastica.

                     Le risolutioni prese ultimamente a favore del Signor Gran Mastro contro la mia iurisditione mi sopragiungono tanto nuove e dure, che non posso mancar di rappresentar a Vostra Eminenza, con ogni possibile brevità le mie ragioni.

                     a) Comincio dall'obbligo che si pretende fare a questo clero coniugato, che non è più in tutta Malta e Gozzo di 249, [58] de quali non si troverà una ventina sufficiente a poter mantener il cavallo, e di questi la maggior parte lo tiene, e può servir nell'occorrenze, come anco lo tengono molti de preti commodi et anco alcuni de canonici per loro servitio, che pur ne bisogni l'espongono. (Il Vescovo poi si domanda: Perché non si obbligano a portar cavallo anche i dignitari dell'Ordine Gerosolimitano, che sono molto più ricchi del clero?) È novità tanto grande in questo luogo che non si potrà mai metter in essecutione; e ne anco par che sia bene di metter in tabella li nomi dell'altri chierici in publico, perché si da troppo ardire al secolare.

                     b) Il punto poi di ricorrere all'Inquisitore dalle sentenze del mio tribunale diffinitive o `vim diffinitive habentes' e che esso per sfugire la Monarchia mi possi inibire è di mio grandissimo pregiuditio perché nissuno più stimaria il Vescovo, e il primo sarebbono li preti essenti del Santo Officio, e con questa strada si direbbe al Signor Gran Mastro, quasi manifestamente d'esser egli, come pretende, Monarca in Malta, onde ne anco questo punto poi (!) sossistere mai.

                     c) La distributione de grani, non solo non si deve concedere, ma ne anco permettere che si tratti di farla. (Secondo le parole del Vescovo, il Gran Maestro pretendeva di imporre anche al clero l'obbligo di comprare del grano da venditori stranieri, mentre quello di Malta era già venduto prima a prezzo più conveniente). Pretendono strapazzar il clero che non possono vedere in questo paese, e di soggettarlo; cosa che non s'introdusse mai in quest'Isola da San Paolo in qua. . . Io non ho accettato li suoi inviti, li quali ne meno mi par di dover accettare all'avvenire.

14. BALAGUER A BARBERINI                       Malta, 8 luglio 1638

f. 32r — v. Originale

Il Vescovo si sente ancora obbligato a difendere i suoi chierici affinché non vengano costretti a portar cavallo. Si difende anche contro alcune accuse rivoltegli dal Gran Maestro.

[p.135] Supplico l'Eminenza Sua degnarsi farmi gratia della licenza di poter io venir costì a dar le mie ragioni, e diffender la mia giurisdittione perseguitata terribilmente da questo Gran Mastro, il quale sotto il titolo di Sua Santità va serpendo contro la Chiesa in maniera che tutta Malta si maraviglia, e che mai per il passato nissuno de Gran Mastri ha havuto questi ardiri.

                     Fece leggere l'altro hieri in Consiglio il breve sudetto, e dubito c'habbi a succedere un scandalo tanto grande, quando si procederà all'essecutione, che sarebbe assai meglio non haverlo procurato perché non sono così facili le cose come si suppongono. Fece ancora leggere certe lettere, tra le quali una di Sua Maestà Cattolica, procurata mentre dice che io non castigo li chierici e che vado contro li Sacri Canoni, e molt'altre cose che mi fa crede-re che Sua Maestà non n'habbi notitia di essa lettera, per alterar il Consiglio e tutto '1 corpo della Religione contro di me, e non fa altro che procurar d'annichilarmi.

15. BALAGUER A BARBERINI Malta,                       16 luglio 1638.

f. 33r — v. Originale.

La Santa Sede, nonostante l'opposizione del Vescovo, pubblica con l'aiuto dell'Inquisitore il breve che obbliga i chierici a portar cavallo. Il Vescovo immagina un nemico anche nella persona dell'Inquisitore e non cessa di chiedere che gli sia fatta giustizia.

                     Dopo comparso il breve, e letto con festa in Consiglio, Monsignor Inquisitore domenica l'ha fatto publicar' per tutte queste parocchie, et hieri il medesimo Inquisitore mandò il suo notaro a prefigermi il termine di quattro giorni per adempire il contenuto in esso con soggiungermi che il Signor Gran Mastro non voleva che mi si dasse più di doi giorni. Dal che ne cavo, Eminentissimo Signore, che Monsignor Inquisitore procura anco in questo, come in tutte l'altre cose, d'incontrar il gusto del Signor Gran Mastro . . . La supplico degnarsi ordinar che non si proceda con termini tanto rigorosi, ma che siano intese le ragioni di ciascheduno, come commandano le leggi et 1'intentione di Vostra Eminenza, alla quale supplico di nuovo della licenza per venir in persona e rappresentar quanto mi si conviene per diffesa della mia giuridittione (!), hoggi ridotta a niente, con giubilo di tutti li contrari di essa. E non mi par di dover star senza muovermi mentre mi veggo venir adosso l'Inquisitore di Malta pro tempore per mio sopraintendente.

16. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 3 novembre 1638.

f. 34r. Originale

L'interpretazione del Cardinale Barberini data al breve che imponeva ai chierici l'obbligo di portar cavallo soddisfa e consola il Vescovo di Malta.

                     La benignissima di Vostra Eminenza delli 25 settembre sopra la dichiarazione del breve diretta a questo Monsignor Inquisitore mi fu resa a 30 ottobre prossimo passato ... Mi sollevai in modo tale che resto consolatissimo.

[p.136]

17. BALAGUER A BARBERINI                       Malta, 17 novembre 1638.

f. 35r — v. Originale.

Quando il Balaguer fu creato Vescovo di Malta, gli fu imposto l'obbligo di pensare all'erezione di un seminario diocesano. L'impegno pesava ancora sulle spalle del Vescovo perché l'educazione dei giovani affidata dal Vescovo Gai-gallo ai Gesuiti non soddisfa più!

                     La Santità di nostro Signore m'ha obligato nelle mie bolle di questo vescovato d'eriger qui un seminario, veramente necessarissimo in quest'Isola. E perché m'avvisa il mio Agente che Vostra Eminenza havea rimesso questo negotio alla Sacra Congregatione del Concilio, io la ringrazio dell'ottima benigna volontà . . . Li Giesuiti, fatti subentrare da Monsignor Gargallo in luogo di esso seminario, hoggi sono richissimi e stanno facendo fabriche superbissime ... Non mantengono buone scuole, et in tutto sono sedici nel Collegio.

18. BALAGUER A BARBERINI                       Malta, 25 novembre 1638.

ff. 36r. — 37v. Originale.

Il Gran Maestro ha cercato di riunire il Consiglio senza la partecipazione del Vescovo il quale ha il diritto di assistervi. Il Vescovo pensa che il Gran Maestro lo vuole eliminare per poter sparlare contro di lui. Intanto, riferisce anche che l'erezione di un nuovo seminario non piace ai Gesuiti.

                     Quando vidde un straordinario maltempo e che io non potevo passar alla Valletta, fece intimar consiglio; e nel spacio (!) d'una mezz'hora, perché non havessi tempo di saperlo e d'arrivarci, l'ha tenuto, dove con lingua sciolta disse che Roma hora fa et hora disfà, trattando del breve, e soggiunse che bisogna perseguitarmi per altra via. Si trattò anco nel sudetto Consiglio di mandar a fare a Monsignor Inquisitore una protesta, come fecero, perché non procedesse avanti nell'essecutione della lettera di Vostra Eminenza ... il che non seguì poi perché si levò il Signor Prior Nari e fece una buona parlata. Propose anche di scriver in Spagna ch'io non havevo obedito l'accennata lettera de Sua Maestà e che usurpo la giurisdittione reale, la quale usurpa lui ... e non ho bisogno d'ingerirmi nelle cose del popolo, che per privileggi antichi delli Re di Sicilia, e per li patti apposti nella donatione di quest'Isola, e possessione di essa, ha libero il ricorso alla corona cattolica, ne può mai per tal'effetto esser punito di ribelle, come si pretende .. .

                     Li Giesuiti si picano perché si supplica per l'erettione del seminario in quest'Isola.

19. BALAGUER A BARBERINI

ff. 38r.—39r. Originale.

L'Ordine Gerosolimitano solleva sospensione del breve pontificio; Maestro non vuole altro che la morire di fame.

Malta, 28 novembre 1638.

[p.137] Sabato in consiglio, il Vicecancelliero di questa Religione ha riferto che Monsignor Inquisitore [59] dal quale era stato mandato a far protesta perché non proceda avanti nell'essecutione della lettera di Vostra Eminenza in materia del breve, gl'havea detto che sentiva esso breve a favor della Religione, della quale professa d'esser partialissimo, e che però scriveria a Vostra Eminenza perché la Religione ha giustitia; onde, con tal essageratione, il Signor Gran Mastro ha preso ardire, come fa sempre, che se gli da animo, e disse nel medesimo Consiglio che bisogna trovar il modo di mortificar il clero, il quale troppo si rizza contro di noi, come vedranno le Signo-rie Vostre. Et il Priore Scalamonti soggiunse che bisogna levargli il pane, farli morire di fame. Il Priore della Chiesa volse emendare, e scusare l'errore ma disse peggio che non bisogna dar officii all'avvenire a chierici.

                     Si determinò nel medesimo Consiglio di mandar un Ambasciatore al Signor Vice Re di Sicilia per giustificar quel tanto ha esposto l'huomo mandato da questo popolo alla Maestà Cattolica, Patrone del diretto dominio di quest'Isola, e fu nominato il Prior Valdina, il quale poi non volse accettare la carica; per il che, in suo luogo deputarono il Secretario delle cose di Spagna, et in sua compagnia se ne va un certo Ignatio Bonnici, giurato e figlio di Giovanni Battista, acerrimo nemico della libertà ecclesiastica, per mostrar che non è vero quello che disse il popolo, il quale non lo manda lui, ma il Signor Gran Mastro, e probabilmente si giudica che piglino ordini larghissimi di far ogni mal'opra (!) contro di me, et in particolare in materia de' frutti pendenti, mentre che il Signor Gran Mastro si lasciò dire a Monsignor Inquisitore, al quale ultimamente havevo fatto sapere che esso Signor Gran Mastro mandava a molestare li miei affittuarii per la cosa de sudetti frutti, che non era in obligo di mantenere la parola a Vostra Eminenza, la quale ne anco gli diede il gusto che sperava circa il breve, havendo havuto molto a male la lettera dell'Eminente Signor. Insomma, il Signor Gran Mastro, quel giorno che non fa qualche cosa contro di me non sa vivere.

20. BALAGUER A BARBERINI                       Malta, 3 dicembre 1638.

f. 40r. Originale

Auguri per le feste del Santo Natale.

21. BALAGUER A BARBERINI                       Malta, 9 gennaio 1639.

f. 41r. — v. Originale

Il Vescovo accetta volentieri la mediazione del "buon Padre [p.138] Commessario" del Tribunale dell'Inquisizione di Malta; infatti questo Padre "s'adoperò con tanto zelo tra 'l Signor Gran Mastro e me."

22. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 21 gennaio 1639.

ff. 42r — 43v. Originale

Il Vescovo si lamenta di nuovo delle pretensioni del Gran Maestro; egli si sente, inoltre, umiliato anche per l'autorità che si concedeva all'Inquisitore; infatti, se un tale può appellare davanti all'Inquisitore contro una sentenza del Vescovo, il Vescovo non può non restare mortificato e avvilito.

                     È comparsa qui la minuta del breve dichiaratorio il primo, spedito perché si sopiscano le discordie che nascono tra '1 Signor Gran Mastro e me in materia de chierici coniugati, e dell'appellationi. E perché, Eminentissimo Signor, mentre si lascia il giudicio di veder ch'il chierico coniugato sufficiente a mantener il Cavallo a Monsignor Inquisitore, il quale anco dalle sentenze `diffamantes' o 'vini diffamationis habentes' date dal mio Tribunale, può concedere la supersessoria all'appellatione che si dovrà interporre al Metropolitano, potranno giornalmente nascere più disturbi e discordie maggiori, et in luogo di pace una continoa (!) guerra. Mi conosco in obligo di rappresentar a Vostra Eminenza che, pro bono pacis, si degni ordinar ch'al Vescovo si lasci la sua giurisdittione libera, come prima, e non si facci novità in questi punti, e ne meno in altri, perché in ogni bisogno, il Vescovo e tutto '1 clero si troverà pronto a qualsivoglia funtione spettante alla difesa della patria, nella qual'occasione si deve presupporre ch'ogni galant'huomo s'esponga a qualsivoglia pericolo. E però, mentre non si sono mai procurate le novità che si suppongono, e '1 bisogno non le ricerca, Vostra Signoria, come Padrone, può et in sua mano sta di metter la pace e quiete, col far sopire le pretensioni et addormentar il breve col quale la giuridittione ecclesiastica ordinaria viene assai in questo luogo abbassata, come nel punto dell'appellationi, potendo l'Inquisitore concedere la supersessoria, come sopra, la quale viene in mio grandissimo pregiuditio e disprezzo dell'ordinaria giuridittione, e si darà ad -ntender al mondo che il Vescovo di Malta non è sufficiente ad esser-citarla mentre si da in mano dell'Inquisitore, il quale si dovrebbe contentare delli suoi officiali et familiari, e non permettere che il Vescovo resti mortificato e pregiudicato nella riputatione, quando si vede riportare per la difesa della sua giurisdittione tali effetti contrarii.

                     Monsignor Inquisitore . . . ha procurato di ridurre a niente il mio tribunale; e li Ministri della Religione si vantano che l'Inquisitori cerca-ranno di star bene con loro perché per mezzo loro sperano di passar' finanzi, e così l'Ordinario resterà sempre mortificato, e col clero resterà sempre di sotto.

                     Supplico però Vostra Eminenza degnarsi ordinare che le cose restino al pristino, e che in ogni evento li chierici siano giudicati dall'Ordinario e si levino tante novità de Tribunali, li quali una volta eretti, non si potranno più togliere.

                     Il Signor Gran Mastro è in stato di render l'anima al Creatore.

[p.139]

23. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 9 febbraio 1639.

ff. 44r. — v. Originale

Il Vescovo soffre amaramente per il sequestro dei suoi beni. Vari chierici si sentono costretti dall'Ordine Gerosolimitano a lasciare lo stato ecclesiastico.

                     Eminentissimo e Reverendissimo Signor mio Padrone Colendissimo,

                     Quando il Signor Gran Mastro ha visto di non poter più trattare delli frutti pendenti, stante la benignità di Vostra Eminenza, ha procurato di farmeli sequestrare in Lentini, come mi viene avvisato ch'ultimamente furono sequestrati a nome di Sua Maestà Cattolica e li Giesuiti, qui, nel medesimo tempo, m'hanno sequestrato questi frutti per la pensione obligata da Monsignor Gargallo, mio predecessore sopra questo vescovato, quando l'introdusse in Malta in luogo del seminario necessario, dalla qual attione, cavo che tali sequestri venghino messi in campagna dal Rettore, che sottoscrisse una carta che non conveniva la pace tra 'l Signor Gran Mastro e me, e 'l tutto si fa per straccarmi et annihilarmi, e farmi perdere il rispetto di tutti gl'habitanti di quest'Isola.

                     Il Vicecancelliero, (che) tiene diversi scrittori in Cancellaria, ha intimato a tutti quelli che sono chierici che se non rinonciano il chiericato non li può mantenere; e perché sono poveri e campano di quella fatica, sono comparsi nella mia corte a fare la rinoncia, ma dissero che forzatamente; e però io ordinai che non fossero accettate. Onde il Vicecancelliero, col Prior Vecchietti, il Rettore et altri hanno determinato che faccino nuova istanza, et essendo contro la libertà ecclesiastica, non lo permetterò; e però, rappresento a Vostra Eminenza quanto passa, e starò con ansietà attendendo li suoi commandamenti, li quali saranno da me obediti con ogni prontezza; nè le può far larga testimonianza il P. Commessario Fiorenzola, che mi trovò prontissimo alla pace et a tutte le cose.

                     Supplico Vostra Eminenza mi facci degno della sua protettione, necessitato di ritirarmi in uno di questi conventi a vivere con li Padri di esso, mentre le mie entrate mi vengono sequestrate, et humilissimamente le bacio le mani.

Di Malta, li 9 febbraro 1639.

Di Vostra Eminenza Reverendissima

Humilissimo et obligatissimo servitore

Fra D. Michele Vescovo di Malta.

24. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 28 febbraio 1639.

ff. 45r. — 48 r. Originale.

Il Vescovo richiama l'attenzione della Santa Sede per ricevere aiuto contro gli abusi che infiltravano nell'isola. Il Gran Maestro, ha adottato nuovi sistemi per strappare i chierici coniugati dalla giurisdizione del Vescovo. Il Pastore della diocesi riporta alcuni casi già riferiti in precedenti lettere.

                     S'infermò intanto il Signor Gran Mastro, e, vicino a render il spirito, si rihebbe e, convalescente, la prima dimostratione c'ha fatto in rendimento delle gratie per la ricuperata salute fu un ordine che tutti li chierici [p.140] salariati, che servono nella cancellarla per scrittori e nel tesoro per scrivani, e qualsivoglia altri che tirano salario della Religione, o rinonciino il chiericato, overo siano rimossi dalli salarii.. .

                     Appresso della sopradetta dimostratione, fece il Signor Gran Mastro publicar un bando che tutti quelli t'hanno bottega di qualsivoglia cosa siano obligati di ricorrere per la licenza di poterla tenere, sotto la pena di tre strappate di corda, e se non m'inganno anco di dieci scudi, et in questa maniera volse comprendere li chierici.. .

                     Ha fatto di più levar il salario a diversi altri chierici, come a bombardieri, de quali n'hanno bisogno, et ad altri, e fanno perire di fame le loro famiglie, che si sostenevano e sollevavano in gran parte del sopradetto salario . . . Vorrebbe il Signor Gran Mastro ch'io li dessi li chierici coniugati.

25. BALAGUER A BARBERINI                      Messina, 2 aprile 1639.

ff. 49r. — v. Originale.

Il Vescovo espone come gli è stato necessario partire da Malta per dare una spiegazione al Vicerè riguardo ai dissensi che lo tengono lontano dal Gran Maestro. Egli spiega anche come l'espulsione dei Gesuiti da parte dell'Ordine è stata del tutto ingiustificata e scandalosa.

                     Mi convenne poi . . . partire da Malta, chiamato dal Signor Vice Re per aggiustamento delle differenze tra '1 Signor Gran Mastro e me, e per servitio di Sua Maestà Cattolica, et hoggi mi ritrovo in questa città di Messina perseguitato dal Signor Gran Mastro, la cui intentione è di tenermi lontano dalla mia residenza, per poter egli far le cose a suo modo, non ricordevole della grave infermità, e della gratia havuta della sopravivenza, la quale veramente apportò il grandissimo scandalo del violento discaccia-mento di quelli Giesuiti, seguito l'ultimo giorno del Carnevale, col concorso della maggior parte di questa Religione, e con mortificatione de buoni, li quali s'esposero al pericolo per aiutarli, com'è noto a tutti, che si trovarono presenti a vedere, che furono più di 4 mila anime.

26. BALAGUER A BARBERINI                      Messina, 8 aprile 1639.

f. 50r — v. Originale

Il Vescovo fa delle precisazioni concernenti la sua chiamata dal Vice-re e il sequestro dei beni. La continua tensione fra il Gran Maestro e il Vescovo aumenta sempre più.

                     Ritrovo poi che la mia chiamata fu solo per aggiustamenti e componimenti a prima faccia di pace, e non per servitii di Sua Maestà. La pace fu affettuata dal P. Commessario Fiorenzola, e per me non mancò mai di guardarla.

                     Ritrovo anche che li frutti del vescovato mi furono sequestrati ad istanza della Religione, e non di Sua Maestà; e considero che '1 Signor Gran Mastro ha sfugito d'obedire gl'ordini sopra ciò di Vostra Eminenza, mentre m'inquieta per altre vie, e resto confuso che, dopo la ricuperata salute, si sia mostrato così contro la Chiesa.. .

[p.141] Sono ridotto a segno che sarò forzato andar mendicando, se questo sequestro non mi sarà rivocato con vergogna del mio stato . . . Riduco però a Vostra Eminenza in memoria le mie istanze, e la supplico di nuovo della sua protettione, e d'opportuno rimedio.

27. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 23 aprile 1639.

f. 51r. Originale

La diocesi di Malta temporaneamente è stata affidata all'Inquisitore Fabio Chigi. Il medesimo Inquisitore al termine del suo ufficio, merita di essere elogiato dal Vescovo.

Cole medesime galere che mi condussero a Messina a vedere la mia chiamata dal Signor Vice Re, ritornai a 13 stante alla mia Chiesa, lasciata in mano di Monsignor Inquisitore . . . Il medesimo Inquisitore che se ne ritorna sarà vero relatore delle cose di questo paese, e stimo che li farà perché è prelato di buona e retta mente.

28. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 16 giugno 1639.

ff. 52r — 53v. Originale

Il Gran Maestro s'impunta ancora per sequestrare i beni ecclesiastici; con questo scopo, egli scrive una lettera per inviarla in Spagna e farla sottoscrivere dal Re. Il Vescovo decide di non arrendersi; quindi, procrastina sempre. Quando scrive questa lettera, il Vescovo, sentendosi aggravato, sembra non voler sottomettersi a nessuno; intanto, chiede che il Papa sostenga le sorti della Chiesa di Malta.

                     Si tiene di eser ettata fatta qui e mandata in Ispagnia al Re. [60]

29. BALAGUER A QUALCUNO CHE RAPPRESENTA IL CARD. BARBERINI (Chi?) [61] Malta, 6 luglio 1639.

ff. 54r — 57v. Copia

Il Vescovo è sorpreso per il fatto che il Cardinale Barberini sembri difendere i Cavalieri contro di lui. Una cessazione del conflitto, o almeno un compromesso amichevole pare improbabile perché il Gran Maestro, dice il Vescovo, abusa del suo potere. Il Vescovo non se la sente di cedere perché altrimenti verrebbe meno ai suoi obblighi di difendere la Chiesa affidatagli. Egli non può addossarsi l'odio di tutto il clero che guarderebbe al suo Pastore come ad un incapace e indegno successore di quelli che difesero strenuamente i diritti della Chiesa. L'unico bene per la Chiesa si trova nel lasciar tutto come [p.142] stava prima. Riguardo al sequestro dei suoi beni in Sicilia, il Vescovo non ha la forza di reagire come si deve; se li dovesse perdere con giustizia, egli sopporterebbe il male con rassegnazione. Non può stringere amicizia col Vice-Cancelliere perché questo divenuto il nemico capitale della Chiesa. Si dice a Roma che i notai possono essere rimossi dal proprio ufficio senza che si venga meno nel rispetto dovuto verso l'autorità ecclesiastica; ma questo significa, scrive il Vescovo, che quei Signori non hanno capito neanche il nocciolo della questione. Il Pastore aspetta ancora qualche disposizione riguardo al nuovo seminario da costruire.

                     Resto meravigliato vedere che costì non si sia fatto nessun risentimento contro li Consultori del Signor Gran Mastro.

                     È gusto dell'Eminentissimo Signor Cardinale che io mi accordi con il Signor Gran Mastro ... che ciò saria il miglior modo per la pace ... Fra me e Sua Eminenza non si è mai aggiustato cosa veruna come Vostra Signoria suppone nella sua lettera, se non sono i capi che il Signor Vissore ha voluto che io firmassi, sforzando la mia volontà; sparsi tante lagrime, e Iddio sa quello che passai che non lo posso fidare alla penna . . . Detti capi tutti sono contro la giurisdittione ecclesiastica, la quale sono obligato a difendere; e Vostra Signoria di gratia sfugga sempre che io tratti accordo col Signor Gran Mastro perché come Principe vuole sempre haver vantaggio sopra di me . . .

                     Il Signor Gran Mastro ha detto di voler far maggiore guerra per l'avvenire per via di Spagna, senza che io possa difendermi . . . Non volendo io obedire, si appellaranno alla monarchia . . . Mentre havevo quel riparo di Roma con dire che la giurisdittione non è mia, ma di Sua Santità, e che però vadino a Roma, rimanevo altretanto sollevato; hora è certo che non mi posso valere di questa difesa, poichè . . . il Signor Cardinale Padrone vuole che gli accordi si faccino qui, che è come metter la pecora in mano del lupo.

                     Sempre hanno procurato in Roma li Signori Gran Mastri togliere la giurisdittione ecclesiastica, e non hanno potuto spuntare niente. In tempo di Monsignor Gargallo si trattò; del mio antecessore ancora; e di molti altri; et essi in persona andarono a Roma a dire le loro ragioni, e subito ordinò Sua Santità che non se ne trattasse, e la diedero vinta al Vescovo Come, dunque, Vostra Signoria vuole che mi dia io per vinto e che facci cosa contro i dettami della mia conscienza? Non posso credere che tale sia la mente di Sua Eminenza, ne Vostra Signoria mi reputi huomo di manco cuore et animo de miei antecessori, e che non sia pronto a difender la mia giurisdittione con andare a Roma, anche con una canna in mano dimandando elemosina. . .

                     Mi addosserò l'odio di tutto il mio clero, e dirian: `Vedete che ha fatto il Vescovo; tutti li suoi antecessori difesero la giurisdittione della sua Chiesa, e questo la destrugge'; e saria dar campo a tutto il clero di congregare capitolo generale e mandare tre o quattro in Roma contro di me

                     Il vero rimedio di tutte queste cose saria lasciar le cose come erano, e portar il Signore Gran Mastro alla lunga, che così Sua Eminenza, o per [p.143] dir meglio li suoi ministri, si straccariano . . .

                     In quanto al dire Vostra Signoria che io mi aggiusti col Signor Gran Mastro sopra i frutti che io ho esatto del vescovado, dico che detta lite pende in Sicilia, per quanto Sua Maestà ha ordinato al suo fisco regio che mi sequestrasse i frutti di Lentino, come ha fatto tempo fa . . . Procurerò di tirare la lite a longo, e rimediare al meglio che potrò; e così non essendo il negotio ne in mano mia ne del Signor Gran Mastro, gli accordi pretesi del Signor Cardinal Padrone fra me et il Signor Gran Mastro non possono stare, mentre Sua Maestà si è posta avanti col sequestro . . . Io, Signor mio, non so che fare; questa lite non l'ho mossa; tutto il male viene per aver difesa l'immunità ecclesiastica. Se li Ministri Regii mi occupano li frutti, che vuole Vostra Signoria ch'io faccia? Bisogna ch'io mi difenda, e perdendo la causa per giustizia, havrò patienza, Il Signor Gran Mastro ha buttato nel pozzo la pietra, et adesso tutti i savii non la ponno (!) levare.

                     Quanto al dirmi Vostra Signoria che io stringa amicitia col Vicecancelliero, dico che lui non vuole amicitia d'huomini che hanno tanta età come ho io, et egli è il capital nemico della Chiesa.. .

                     Quanto al dire Vostra Signoria che li notarii possono esser levati senza offendere la giurisdittione ecclesiastica, Vostra Signoria non mi ha intenso bene, perché giudico ch'Ella creda che gli si levino officii che dia il Signor Gran Mastro; ma non va così, se non che tale volta vengono privati che non essercitano l'officio di notaro, onde vengono ad essere privati e sospesi del loro officio; per il che non possono fare nessun atto; e non mi posso mai persuadere che costì tal cosa s'intenda a favore del Signor Gran Mastro.

                     Circa il seminario starò aspettando le nuove.

30. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 30 luglio 1639.

f. 58r — v. Originale.

I chierici coniugati della Chiesa di Malta hanno usufruito di alcuni privilegi da tempo immemorabile. E' giusto che simili prerogative si mantengano ancora." [62]

                     Quando Monsignor Inquisitore mi riferì haver ordine dall'Eminenza Vostra di comporre le differenze suscitate gl'anni passati in questa diocesi dall'ufficiali del Signor Gran Mastro contro l'immunità del clero, ne rimasi da principio altre tanti consolato quanto discontento; poi, havendomi visto rinovar la propositione di dover aprovar e prometere (!) l'osservanza degl'articoli da me sotto scritti in presenza del Vicerè in Messina. . . Mentre è pienamente intierata della violenza usatami in Sicilia, e sa esser la premura degl'officiali sudetti di moderar la immunità alla Chiesa di questa sua diocessi (!), si compiaccia da Padrone sollevarla e protegerla con impedire che i suoi chierici a mio tempo non siano de fatto espogliati di un benefitio che da tempo immemorablie hanno goduto e da tutti miei antecessori con lor fatiche mantenuto, potendosi contentar il Gran Mastro di essermi privato e più di un anno di conferir gli ordini minori a più persone che me l'hanno ricercati.

[p.144] 31. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 1 dicembre 1639

ff. 59r — 60r. Originale.

Dopo quattro mesi il Vescovo si sente costretto a rivolgersi di nuovo al Cardinale Barberini per difendere i chierici coniugati. Il Vicerè e il Gran Maestro cercano di mettere in pratica alcuni decreti del Concilio di Trento. [63] Infatti, ormai da un secolo, il Concilio proibisce che si accolgano come chierici coloro che non hanno l'intenzione di proseguire fino al presbiterato. Il Vescovo si meraviglia che anche lo stesso Cardinale voglia conformarsi ai decreti del Concilio, senza difendere un privilegio da tanto tempo goduto.

                     Nel mese di luglio prossimo passato, havevo scritto a Vostra Eminenza, e le feci scrivere da Monsignor Inquisitore, le caldi istanze che il Signor Gran Mastro m'havea fatte ch'osservassi il contenuto nel viglietto che mi fece fare il Signor Vicerè Don Francesco de Melo intorno all'osservanza et essecutione del S. Concilio di Trento, e come per le mie raggioni t'adducevo, non potevo ciò fare, non dovendo io così de fatto perdere la giurisditione t'han sempre goduta i miei predecessori senza mia colpa . . . e quel che mi confonde è perché m'accennò Monsignor Inquisitore che Vostra Eminenza inchini che questo si faccia et da queste penso che il Signor Gran Mastro ha preso tanto ardire, et urge con tanto calore, mentre sprezza i Supremi Tribunali di Santa Chiesa e, vedendo non essergli lecito per quella strada, si diede in preda alla voglie di miei persecutori, suoi consultori, mostrando di volersi fare Monarca, e facendo forza per tutte le strade a venire alla sua.

                     Cento e dieci anni sono che la Religione è in Malta; mai da lei, ne da suoi Gran Mastri è stata tentata impresa così ingiusta e perniciosa alla Chiesa di Malta, come è questa che va facendo questo Gran Mastro; et è tale l'impeto del suo volere che mi fece sapere che, se gl'ordini da costà non saranno al suo modo, sarà astretto a scrivere a Sua Maestà.

                     Sono dunque talmente tribulato che non so più che dire ne fare, e si non fussi ritenuto dalla fiacchezza nella quale mi truovo (!) dalla grav'infermità ch'hebbi in quest'agosto e settembre, m'haverei posto in strada a ricorrere a Sua Santità et a Vostra Eminenza.

32. BALAGUER A BARBERINI                       Malta, 20 dicembre 1639.

f. 61 r — v. Originale

Il Vescovo si dichiara pronto ad aderire all'ordine impostogli di vedere che i chierici coniugati si comportino all'altezza della loro dignità. Nonostante ciò, egli lascia trasparire il suo rammarico per la facoltà concessa all'Inquisitore di eseguire l'ordine pontificio in caso di mancanza da. parte del Vescovo: come se il Vescovo non [p.145] fosse disposto ad ubbidire ai comandi ricevuti. Si narrano per una ennesima volta le persecuzioni sofferte.

                     Due giorni sono ricevei da Monsignore Inquisitore la lettera della S. Congregatione d'ottobre passato, nella quale mi viene commandato che facessi un precetto a i chierici d'ordini minori et coniugati di questa mia diocesi, con termine d'un mese, che vadino in habito et tonsura clericale, e servano ciascheduno alla chiesa alla quale è ascritto, sotto pena di privatione del privileggio clericale, osservando gli requisiti del S. Concilio di Trento, e che contra gli contravenienti, servatis servandis, procedessi a dechiarargli privati, che questa è la mente della Santità di Nostro Signore. Dovessi di più d'ogni cosa esseguita dare avviso e conto alla S. Congregatione.

                      La ricevei con molta mip consolatione, prontissimo ad esseguire gl'ordini e commandamenti di Sua Beatitudine et di Vostra Eminenza, e lo farò puntualmente e quanto prima per un editto publico in tutta la diocesi in modo che sarà adempita la mente di Nostro Signore et anche quella di Vostra Eminenza, e le darò subbito aviso e conto. Una sola cosa m'ha mortificato che, essendo io ubidientissimo ai comandamenti di cotesta Santa Sedia (!), habbia mostrato Vostra Eminenza di non credere ch'io sia puntual'osservante de suoi precetti, mentre ha data commissione a Monsignore sudetto ch'in caso di, mia trascuraggine egli subentrasse ad esseguire; et io piglio ardire di vantarmi d'essere tra gli sudditi e creature di Sua Santità et di Vostra Eminenza ad ubidirle il primo et antesignano, facendo professione di vero e fedele servo, et essecutore di loro precetti, et in questo mi farà testimonio la toleranza di persecutione et il zelo c'ho per questa mia Chiesa.

                     Ma quel che molto mi pesa è che il Signor Gran Mastro, una volta imbibito d'havere raggione di perseguitarmi, col quale ero restato d'accordo d'aspettare gli decreti et ordini di Vostra Eminenza (si come ho presentito) con tutto che s'è arrivato alli sudetti ordini et decreti; non contento di quelli, ma dispreggiandogli, vuole perseguitarmi per via di Sicilia e Spagna.

33. BALAGUER Al CHIERICI CONIUGATI D'ORDINI MINORI                             Malta, 24 dicembre 1639.

f. 62r — v. Copia integrale di un editto 24 dicembre '39.

                     Fr' D. Michele Giovanni Balaguer Camarasa, per la divina gratia e della Santa Sede Apostolica Vescovo di Malta, Regio Consigliario et Priore di Mongon.

                     Dovendo Noi, come obedientissimi alli comandamenti della Santità di Nostro Signore essequire (!) quel che novamente per una lettera della S. Congregatione dalla Santità Sua ci viene commandato, la quale è informata che li clerici di ordini minori et coniugati di questa nostra dioecesi continuano con indecenza e scandalo dell'ordine ecclesiastico di non andare in habito e tonsura clericali, et trascurare ogni servitio delle chiese alle quali furono ascritti mentre ricevettero l'ordine clericale, conforme la [p.146] dispositione del S. Concilio di Trento, quali pure Noi altre volte per li nostri editti havevamo ammonito, essortato, et commandato che ciò facessero sotto pene allora da Noi ingionte.

                     Per tanto per il presente Nostro editto, osservando puntualmente il commandamento di Nostro Signore, significatoci per la sudetta lettera della S. Congregatione, prefigemo et assignamo a tutti i sudditi clerici di questa nostra Dioecesi di ordini minori et coniugati, termino (!) d'un mese, da contarsi dal giorno della publicatione del detto presente Nostro Editto et affissione di qello (!) nella porta della Nostra Chiesa Cathedrale, et anco di ciascuna chiesa parrochiale, debbono osservare li detti requisiti, cioè di andare in habito et tonsura clericale et servire ciascheduno alla sua chiesa cathedrale et parrochíale, alla quale è ascritto, et Noi l'ascrivemo sotto pena della privatione di privilegi clericali, facendoli sapere che qontra (!) li contraventori, servatis servandis, procederemo alla dechiaratione che essi restino privi di privilegi ecclesiastici conforme il tenor di detta lettera.

                     Ammonemo (!) perciò tutti sudetti clerici et ciascun di loro all'osservanza delli sudetti apostolici commandamenti, quali vogliamo che s'intendano, e ciascheduno di loro s'intenda per la publicatione et affissione del detto Editto personalmente intimato.

                     Dato nel Nostro Palazzo Vescovile della Valletta, 24 decembre 1639. Locus † sigilli

Fr. D. Michele

Vescovo di Malt

R. to: Jo. Matthaeus Bonniciu

Magister Notarius de mandat

                     Publicatum fuit et est supradietum Edictum die XXVa eiusdem mensis decembris 1639, quae fuit Dominica et Dies Natalis Domini Nostri Jesu Christi, intra Missarum Sollemnia, in Ecclesia Cathedrali Sancti Pauli Apostoli civitatis Notabilis Melítae, per me Joannem Lucam Mamo m.sus (?) Notarium Curiae Episcopalis predictae civitatis Notabilis, loco predicti Magistri Notarii Joannis Matthei Bonnici Magnae Curiae Episcopalis Diocesis Melivetanae, alta et intelligibili voce, presente Venerabili Capitulo, clero, et populo dictae civitatis, ac statim eius copia in valvis dictae Cathedralis Ecclesiae affixa, mihi mandante Illustrissimo et Reverendissimo Domino Fra' D. Michaele Joanne Balaguer Camarasa, Dei et Apostolicae Sanctae Sedis gratia Episcopo Melivetano in Pontificali sedente.

Ita est.                      Ego Joannes Lucas Mamo Magister Notarius qui scripsit.

Ex suo originali extracta est praesens copia, per me Joannem Mattheum Bonnicium praedictae Magnae Curiae Episcopalis in criminalibus Magistrum Notarium, de mandatis.

34. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 20 gennaio 1640.

f. 63r — v. Originale

Mentre il Vescovo sta per pubblicare l'editto ammonitorio per i suoi [p.147] chierici, il Gran Maestro apre nel Consiglio una discussione con l'intento di convincere tutti che il numero dei chierici deve essere ridotto. Il Vescovo pensa sia inutile ricorrere a simili misure.

                     Ore di nuovo, nella Vigilia del Santo Natale, sapendo egli (il Gran Maestro) che il giorno seguente havevo da far publicare l'editto a clerici di minori e coniugati, in conformità della lettera di cotesta Sacra Congregatione, ha fatto leggere in Consiglio, fuor di costume, la lettera della Maestà Cattolica scrittami per l'osservanza del viglietto, acciò questi Signori del Consiglio s'accendessero a controdire gl'ordini et commandamenti di Nostro Signore fattimi per detta lettera . . . Scrisse di più il detto Gran Mastro al Signore Vice Re di Sicilia che, non volendo io mettere in esecutione il viglietto e gl'ordini reggii, dia egli i rimedi opportuni .. . Ne creda, Vostra Eminenza, che questa sua persecutione è fondata in bon zelo, ne in carità, ma solo per sbassare et annichilare il clero, et la giurisditione ecclesiastica, non giovandolo il dire che il clero è numeroso perché non è; ne volendo confessare che per le guardie di quest' isole, i Capitani de' Casali tengono moltissimi franchi, dalli quali si fanno pagare boni danari. . .

                     Il mare di tante tribulationi m'ha anniegato; non posso più si Vostra Eminenza non mi porgerà la sua mano protettrice.

35. BALAGUER A BARBERINI                       Malta, 14 aprile, 1640.

f. 64r. Originale

Il Vescovo esprime la sua soddisfazione nella scelta di Monsignor Priore della Chiesa affinché si rechi a Roma per la revisione degli statuti.

                     Presentò li giorni a dietro in Consiglio Monsignor Prior della Chiesa la lettera di Vostra Eminenza con la quale lo chiama costì per assistere alla revisione delli riformati statuti della Sacra nostra Religione . . . Parte dunque egli di presente a quella volta.

36. BALAGUER A BARBERINI                       Malta, 11 maggio 1640.

f. 65r — v. Originale

Un Cavaliere abusa di una giovane maltese, la quale viene poi costretta dai suoi genitori ad entrare in Convento; ma il Cavaliere non riuscendo coi suoi maneggi a farla uscire, ammazza con una pistola il padre di lei. Mentre sta nei guai, il Cavaliere dichiara di essere un chierico di ordini minori e chiede di essere giudicato dal Vescovo. Ma il Vescovo si sente mortificato perché i Cavalieri non ne vogliono sapere. Essi vogliono trattare soltanto con la Santa Sede.

Rappresento a Vostra Eminenza un caso successo, nel quale m'apparecchio a patire disgusti et oppositioni; et è che gli mesi passati, havendosi capricciato un Cavaliere di questa Religione, di nome Fr. Giacomo Bonanno, Siciliano, di una giovane di questa città et hauto seco prattica, la madre della giovane procurò di farla entrare nel Monastero delle Convertite, e dopo alcuni mesi, il detto Cavaliere la consegliò che uscisse per [p.148] rihaverla alle sue voglie; e mentre trattava di farla uscire, io sono stato in detto monastero a esortarla a non partirsi, ne consentire alle domande di quello. E vedendo egli che non potea effettuare il suo desiderio, le fece portare il veneno in corpiccione. Ma per che non le fece male, vedendosegli tolta la speranza di rihaverla, e che il suo padre facea instanza e sforzo che restasse in monastero e si dolea di lui del torto fattogli, è andato a trovarlo, e con un colpo d'una pistola, che gli tirò colpendolo nella faccia, lo ammazzò.

                     Il Signore Gran Mastro e Conseglio, havendo sopra questo fatto compilare processo avant'hieri, ha determinato doversi dare detto Fra Giacomo al braccio secolare, dove io non ho intervenuto per la mia indispositione. Et trovandosi egli ordinato d'ordini minori, hieri, in nome suo, comparse da me un prete secolare con le sue patenti facendomi istanza che m'interponessi a sentirlo nel (!) sua pretensione del clericato. Per il che, volendo io sapere quel che pretende la Religione intorno la giustificatione del suo decreto, afinchè pensassi in che modo mi dovessi deportare per bavere bona corespondenza con il Signor Gran Mastro e Consiglieri, e fuggire l'occasione di rumori, ho ho (!) mandato un mio officiale al Vicecancelliero acciò sapessi le raggioni che il Gran Mastro e Consiglio potessero mostrare contro detto reo, che io non fussi constretto a domandarlo, non disse non havere altro ch'un ordinatione ch'è la 4a de prohibitionibus et poenis. Sapendo questo dal Signor Gran Mastro, Sua Eminenza fece tenersi Congregatione a deliberare circa il modo che s'ha da pigliare per il gastigo di questo cavaliere, e sono, come intendo, per mandare a Vostra Eminenza, per la dechiaratione et oracolo, cosa che a me Baria di consolatione in questi frangenti di punti di giuriditione (!).

                     Hieri poi m'è stato mandato un personaggio a dechiararsi da me se questo delinquente dovesse godere del privilegio del foro o no, perché poi lo Sguardio potesse fare la deliberatione circa la pena e condanna sua. Gl'ho resposto che non poteva parlare ne dire cosa alcuna, non havendo la Religione finito il suo corso, e, finito che sarebbe, io haverei considerato che cosa dovessi fare. A quest'effetto, ho scritto più largamente al Dottor Giacomo Gamba, acciò anche a bocca informasse Vostra Eminenza al quale l'Eminenza Sua si compiaccia dare udienza, perché quando questo caso fusse (!) da lei dechiarato et terminato, io sentirei quiete e consolatione.

                     E la supplico che scrivendo sopra ciò al detto Signor Gran Mastro, gli raccomandi la persona mia, che in questi et simili casi per l'avenire, ne io resti mortificato, ne la giuridittione vescovale dispreggiata.

37. BALAGUER A BARBERINI                       Malta, 18 luglio 1640.

ff. 66r — 67v. Originale

Il Gran Maestro assecondato dal Vicerè di Sicilia insiste ancora per un numero minore di chierici. Nel frattempo, il Vescovo si impegna di non trascurare di usare disciplina con i suoi sudditi. Alcuni ministri del Gran Maestro hanno offeso qualche chierico, e conseguentemente violato anche i diritti di giurisdizione del Vescovo. Il Vescovo è deciso a seguitare nella lotta fino all'ultimo respiro; ma spera anche di essere protetto dai suoi superiorì.

[p.149] Mi sono mosso suplicar l'Eminenza Vostra con tutto l'affetto del cuore di protegermi e non permettere che la forza de superiori temporali li prevalga alla ecclesiastica, e che la Chiesa mia, già da tempo immemorablie diffesa nelle sue (!) giuriditione con l'opera de suoi Pastori venghi a perdere la servitù che riceve da soi chierici. . .

                     Ne darà relatione Monsignor Inquisitore [64] che ne resta sodisfattissimo, havendo obligato i Parochi di farmi 1'attestatione di coloro che vanno in habito et tonsura e servono le chiese ...

                     Gli altri Ministri inferiori, fatti animosi ogni dì con novi incontri affrontano i miei chierici; poichè i giorni adietro, il Gran Visconte, o Barrigello, scientemente percosse con soi (!) piedi e condusse carcerato un mio chierico, et il Castellano, chiamato il Comendator Cottoner, ad un altro gli diede di pugni e schiaffi, e continua farmi più oltraggi di quali gle ne darà parte il mio Agente Gamba . . . Ne mi giovò di ricorrere al Gran Mastro perché lui, sotto pretesto de gl'interessi della Lingua di Francia, se ne è scusato, et volendo io adoprarmi con l'Ospitaliero, Capo della Lingua, mi rispose che me haveria permeso (!) di pigliar il detto, pure che scrivessi nel processo di sua licenza.. .

                     Quanti disordini ogni dì si veggono di nuovo tutti cagionati dall'audacia che si sono pressa(!) dalla protettione del Vicerè, che come secolare e laico, cerca sempre di prostrare la giurisditione spirituale.. .

                     Esendo risoluto morire per non cedere alla potenza di chi cerca limitarmi l'immunità della Cessa (!) (Chiesa), però, continuando tuti (!) di pregar dal cielo qualche cura di rimedio, spero de ottenerla sotto la generossa (!) protettione dell'Eminenza Vostra.

38. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 3 settembre 1640.

f. 68r — v. Originale

Il Vescovo ha destituito quei chierici che non hanno aderito all'editto pubblicato nove mesi prima; ma il Gran Maestro non è ancora soddisfatto. Anche i ricorsi del Vescovo dall'Inquisitore per varie ragioni sono risultati inutili. I superiori del Vescovo che stanno a Roma dovrebbero sentirsi impegnati a prestargli il loro aiuto nella lotta di difesa dell'immunità perché, oltre ad essere di istituzione divina, è anche il privilegio più importante della diocesi di Malta.

                     Dopo haver io rigorosamente esseguito gl'ordini datimi sopra la riforma de i chierici della mia diocesi, e dechiarato privati del privilegio clericale coloro che transcurano (!) di andare in habito e tonsura e di servire alla Chiesa, credeva (!) che il Gran Mastro, havuta la sua sodisfattione, se aquietasse, e non procurasse più de molestarmi; ma resta ingannato . . . Io ricorsi da Monsignor Inquisitore, il quale dificilmente mi compatisce, o sia per che li pare che non ho meriti, o forse perché non vuol dispiacere al Gran Mastro . . .

[p.150] Perciò la suplico (!), con l'affetto a me possibile, di rimedio opportuno; non sto di novo replicargli la violenza usatami nella promessa di Messina in cosa che non spetta assolutamente alla mia dispositione perché, al fine, non sono che ministro, e l'immunità è de jure divino e la giurisditione di Nostro Signore; bensì l'assicuro trattarsi della cosa più impor-tante a la mia Chiesa, essendo l'instanze gagliarde ed io risoluto morire prima che pregiudicarla.

39. BALAGUER A BARBERINI                       Malta, 4 settembre 1640.

f. 69r — v. Dupplicato originale della precedente.

40. BALAGUER A BARBERINI                       Malta, 4 settembre 1640. [65]

f. 70r — v. Altra copia originale.

41. BALAGUER AD UN DESTINATARIO SCONOSCIUTO                      Malta, 6 settembre 1640.

ff. 71r — 72r. Originale

Il destinatario deve "subito dare in mani de l'Eminentissimo Signor Illustrissimo l'allegato piego che non contiene altro che darli parte di quelo (!) che il Vice Re mi commanda ch'io facia (!)." Il Gran Maestro vuole che il Vescovo si chiami in Sicilia. Gli Inquisitori che hanno parenti nell'Ordine non prestano mai alcun aiuto al Vescovo perché preferiscono andar d'accordo col Gran Maestro.

                     Ultimamente mi ha fatto escrivere dal Vice Re de Sicilia che, se io non guardarò un viglietto che in Sicilia mi fece fare, che mi mandarà a chiamare in Sicilia, et ha lasciato un ordine al giudice della Monarchia che mi faccia un monitorio acciò guardi io sopra i punti di giurisditione tuto quelo che Su Maestà Catholica mi comanda . . .

                     Quello che è pegio (!) che non ho ninsun agiuto (!) da Monsignor Inquisitore, il quale è tuto (!) del Signor Gran Mastro col mostrar fare alcuna cossa e in aparenza-(.) in conclusione. Inquisitori che hano (!) parenti del habito mai fano (!) bene il servitio de la Sede Apostolica, ne donano il aguito che doveriano dare a i Vescovi; e come che loro sono amici de li Gran Mastri, perseguitano più a la libera i Vescovi perché sano (!) che anno le palle guardatte (!). .                      .

                     Non mandarà Monsignor Inquisitore de escusare al Signor Gran Mastro, ma io li ho detto che se lui escusarà al Signor Gran Mastro, ma io li ho detto che se lui escusarà al Signor Gran Mastro che Su Eminenza conoscerà che lui piglia la parte del Gran Mastro e non quele de la Cessa(!).

42. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 25 settembre 1640.

f. 73r — v. Originale

Nessun Inquisitore ha mai tanto umiliato il Vescovo come Gori Pannellini [p.151] in quel che concerne la giurisdizione ecclesiastica. Il difetto principale di questo Inquisitore è di non voler mancar di ossequio verso i Ministri del Gran Maestro. Altri Inquisitori prestavano una mano al Vescovo nelle sue tribolazioni; ma Gori non l'ha aiutato una sola volta. Se non sperasse di non essere dimenticato dal suo Cardinale protettore, il Vescovo sarebbe già fuggito dall'Isola." [66]

                     Eminentissimo Signore e Padrone mio Colendissimo

                     Non patì gl'anni adietro così grande pregiuditio questa mia diocesi che non sia stato più soportabile di quello che ne riceve al presente da Monsignor Inquisitore Ghiori. Imparo che havendo io havuto in protettione un mio fiscale detto il dottor Gioseppe Hebeier, homo da bene e litterato che se allevò in cotesta corte per haverlo trovato fidelissimo nelle necessità della Chiesa, senza curarsi delle minacie fattegli dal Signor Gran Mastro e de suoi ministri, detto Monsignor fattolo pigliare in mezzo alla strada da suoi officiali con l'asistenza di quelli de la corte secolare, come se fosse stato il più solenne bandito del mondo, lo constituì prigione nelle sue carceri, attribuisse lui la causa ad una resistenza che dice havergli fatta quando gli mandò catturare in propia (!) casa un suo cogniato. Io so che ciò sia inventione del suo Capitano, e quando non fosse, essendo seguito il casso di notte all'improviso, senza saper che si trattasse di cattura, ne da officiali del Santo Officio, merita ognin sorte di scusa, per non haver duolo ne culpa; che perciò e bisogni attribuirlo alla soverchia inclinatione che Monsignor de compiacere a i Ministri del Signor Gran Mastro ed al propio avocato di poveri Giovan Battista Farrugia, che ha l'interesse civile col cognato del mio fiscale, onde hoggi par che triunfi d'allegreza, visto d'haver mortificato e strapazzato un suo contrario di tanto giuditio.

                     Io non posso stare di non lamentarmi poichè d'ogni canto mi vede attacare, ne trovo qui chi mi sollievi. Credeva sempre sperar aggiuto da Monsignor Inquisitore, come in altri tempi l'ho incontrato da i suoi antecessori, ma in sin'hora non ho havuto fortuna di vederlo una sola volta a mio favore che al fino, quando non fosse che per termini di civiltà dovea, prima di sfogar l'ira della sua giustitia, darme qualche contezza perché, s'il caso fosse stato come depinge harei (!) medesimo sollecitato il castigo.

                     Io supplico Vostra Eminenza conpatirmi se tant'oltre mi risento; mi vedo ristretto che non posso più respirare che, se non fosse il refugio che ho dalla benignità sua, mi converrirà fugir da questa Isola. La suplico, dunque, di nuovo, proveder a miei bisogni ed asicurarmi con la sua gene-rosa protettione dalla quale aspetto, come dal cielo, gli ordini opportuni e '1 compimento delle mie consolationi, con che fo fine, humilmente inchinandomi all'Eminenza Vostra le sacrate mani.

Malta, 25 de settembre 1640.

De l'Eminenza Vostra

Humilissimo et obligatissimo Servitore

Fra D. Michele, Vescovo di Malta

[p.152]

43. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 2 ottobre 1640

f. 74r — v. Originale

Nuove insistenze pervengono al Vescovo dalla Sicilia contro la sua giurisdizione; ma il Vescovo attribuisce tutta la colpa al Gran Maestro e ai suoi Ministri. Gli dispiace che il solo interesse dell'Inquisitore non sia altro che di piacere al Gran Maestro. Chiede intanto di essere posto immediatamente soggetto al Sommo Pontefice.

                     Ecco che di nuovo, Monsignor Vescovo di Cefalù et il Signor D. Raimondo Cardona, regenti in' Palermo e sopraintendenti nel governo, mi scrivono habbia di compire con la mia offerta et promessa lamentandosi della dilatione . . . Può l'Eminenza Vostra facilmente congetturare che l'instanza sia del Signor Gran Mastro ed soi Ministri, sotto il pretesto della sodisfattione che haria il Nostro Sacro Ordine, col quale mi sono forzato passare ogni bona corrispondenza; et sono sicuro che ne il Signor Vicerè, ne Sua Maestà procederiano con tanta strettezza e moltiplicità di comandamenti, se non fossero suplicati dal Signor Gran Mastro. . .

                     Mi dispiace che l'Inquisitore, per compiacerlo, gli da fede e mostra d'aderirgli in maniera che non posso haver da lui, come in altri tempi dassuoi antecessori qualche sogllievo, (!) anzi più tosto notabil disturbo, per quello che già scrissi all'Eminenza Vostra, e pure sa quanto sia di servicio della Santa Sede Appostolica che non sia riconosciuto altro superiore nel governo ecclessiastico che Sua Beatitudine.

44. BALAGUER A BARBERINI                       Malta, 6 ottobre 1640.

f. 75r — v. Originale

L'autorità civile, appoggiandosi al sostegno ricevuto dall'Inquisitore aumenta sempre i suoi abusi contro i sudditi del Vescovo.

                     Dove prima, con l'ombra de gli altri Signori Inquisitori si sollevava la Chiesa, in questo tempo è magiormente persequitata (!). Ne dico ciò senza probabiltà perché il Capitano dell'cità (!) Vittoriosa, dove havita (!) detto Monsignore, ha forzato il mio Sotto Fiscale di consignarli la fede, o sia patente del suo carrico, e cossi seguì poi nella Senglea da un altro Capitano con promessa di bastonate, allegando che Monsignor Ghori 1'havea insegniato il modo di tratar gli officiali ecclesiastici, e per questo, ridutto a termine che non trovo che mi voglia servire, dubitando ciaschedun d'esser piutosto bruttamente strapazzato a che diffeso.

45. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 6 novembre 1640.

f. 76r. Originale

Il Vescovo deplora le crudeltà usate contro un chierico incarcerato nelle prigioni civili.

Semp'ho procurato di sollevare al chierico Agostino Borg che da cinque anni hormai si ritrova carcerato ad instanza del fisco, e per ordine del Signor Gran Maestro, e perché l'imputatione datali consistea d'haver ingannata l'Università nell'aministratione da lui fatta com'Ambasciatore nell'Isola di Sicilia, ho dissimolato (non potendo far altro) perché non [p.153] si dicesse d'haver io la protettione d'un delitto così grave; però, essendomi avisto che si procede contro lui con soverchio rigore, anzi con un modo non più udito di fierezza, poi che dopo quattr'anni e mesi di carcere continua l'hanno chiuso in una secreta; sono già sei mesi con i ferri a'i piedi, strapazandolo così malamente, ch'è miracolo egli habbia vita.

                     Havrei io fulminato le censure ecclesiastiche in sua liberatione, ma vengo impedito dagl'ordini della Sacra Congregatione, ch'ha rimesso il giuditio a doi deputati, uno per parte, de i quali l'uno, che è Fra Capellano e sudito al Signor Gran Mastro, si forza tirar a lungo la causa, acettando ogni sorte di calunnie, date da parte del fisco, e rifiutando le difese del povero chierico.

46. BALAGUER A BARBERINI                       Malta, 2 settembre 1641.

f. 77r. Originale.

Il Vescovo promette di proteggere due persone raccomandate dal Cardinale.

                     Si compiace comandarmi che in gratia tua habbi raccomandati Domenico e Giovan Battista Barbara, padre e figlio miei diocesani.

47. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 12 maggio 1642. ff. 78r — 79r. Originale

Il Vescovo si sfoga col Cardinale, raccontandogli le sofferenze sopportate durante gli ultimi tre anni, da parte del Vicerè e del Gran Maestro per difendere i chierici coniugati e i propri beni in Lentini. Espone, fra l'altro, i rimorsi della coscienza per aver rifiutato gli ordini minori a tante persone degne; il vescovo ha fatto questo con la speranza di poter vivere in pace col Gran Maestro; ma ogni suo tentativo è stato sempre vano.

                     Punto non dubito che la clemenza sua non sia per moversi a pietà de travagli che mi soprastano ... per poter attendere con spirito maggiore nel servitio di Dio e pro di quest'anime a quali diverse volte con perturbattione et inquietudine della mia conscienza ho denegato la collatione degl'ordini, benché fossero persone habili, capaci, e -sufficienti, non per altro che per non dar motivo di rotture maggiori, e pure mi riesce vano quanto vado facendo per secondar la mente del Signor Gran Mastro....

                     Se l'Eminenza Sua non si contenta sbracciarsi questa volta a dimostrar il valor suo in mia difesa, ardisco, con sua buona licenza, dirli che mi sarà necessario abbandonar la gregge (!) e lasciarla in bocca a lupi.

48. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 9 novembre 1642-.

f. 80r — v. Originale

Il Vescovo muove delle denunzie contro alcuni individui della famiglia Pontremoli i quali, essendo chierici, cercano di sottrarsi all'autorità del Vescovo per mettersi sotto il Gran Maestro o sotto l'Inquisitore.

[p.154] Presumendo per ragione della Religione e sudette lor cariche d'esser esenti, et immuni dalla mia giurisdittione, essendo ancor per natura perturbatori, iniqui et inquieti .... non lasciano capo, anzi che vanno tentando e seducendo le persone per provocarmi a prorompere nelle sperate leggierezze, per haver campo d'inquietarmi a fine di compiacere gl'uni a Monsignor Inquisitore (che pur puoco bene corrisponde meco) e gl'altri ad esso Signor Gran Mastro.

49. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 10 agosto 1645.

f. 81r — v. Originale

Il Vescovo dimostra un senso di gratitudine verso il Cardinale per essersi questi interessato a inviare nell'Isola un abile ingegnere che dovrebbe prestare i suoi servizi in un periodo durante il quale una invasione turchesca sembra imminente.

                     Gl'imminenti pericoli della minacciata guerra turchesca manifesta-mente demostrorno che n'havea quest'Isola del cortese sentimento di Vostra Eminenza in mandare per ingegniero questo Signore, il quale per la molta e sperimentata prattica in s'importanti affari, e per essere benignamente da Vostra Eminenza destinato, si rese appresso di chi s'intende e riconosce il merito de vertuosi, degno di dovuta stima ed honorevoli incontri.

50. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 31 maggio 1648.

f. 82r. Originale.

Il Vescovo si rallegra col Cardinale per essersi guarito della sua infermità.

51. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 28 luglio 1648.

f. 83r. Originale.

Il Vescovo si sente offeso dall'Inquisitore Pignatelli. [67] L'Inquisitore ha abusivamente protetto un chierico delinquente.

                     Negl'affari di grandissima premura, sogliono i servitori ricorrere alla benignità de lor Signori e Protettori, e perché sempre ho esperimentato Vostra Eminenza per tale, spero che sarà mio sollevatore nella presente oppressione, si come ne la supplico con quelle maggiori e vive instanze che devo e posso. Havendo Monsignor Inquisitore Pignatelli mortificatomi e toccatomi nella giurisdittione con haver fatto in barba mia ad un clerico delinquente e mio suddito, familiar del Santo Offitio, si come più larga-mente a bocca n'informerà a Vostra Eminenza il mio Agente Favilla, al quale ho espressamente ordinato di farlo, ho stimato molto opportuno il darne parte a Vostra Eminenza acciò caldamente protegga nella Sacra Congregatione le mie buone ragioni e s'adopri con la solita clemenza per l'assecutione della mia giustitia, il che spero dalla gentilezza dell'Eminenza Sua.

[p.155]

52. BALAGUER A BARBERINI                      Malta, 24 gennaio 1654

f. 84r. Originale.

Non è possibile che il Vescovo adempia la volontà del Cardinale riguardo alle prediche quaresimali.

                     L'honore che Vostra Eminenza mi fa con la sua humanissima delli 25 ottobre passato, con la quale mi comanda voler dare il mio consenso per la predica del Quadragesimale della mia Cathedrale in persona del P. Gioseppe della Compagnia di Giesù, l'havrei incontrato con sommo gusto, se toccasse a me la provisione; ma, perché è cosa attinente al Signor Gran Mastro, per la quale stiamo in lite da molti anni, ne mai per ancora è stato deciso questo punto, però supplico humilmente Vostra Eminenza a perdonarmi, se non posso servirla.

[p.156]

Indice Analitico

ABELA G.F., Padre della storia maltese: 117, 119, 124.

Alfieri Martino, Inquisitore (1631-34): 123, 129.

Beni Ecclesiastici: 126, 133, 139-43, 153.

BONNICI Alessandro, storico: 114, 123, 129, 149, 154.

BONNICI Arthur, storico: 114, 117.

BORG Vincent: 129, 137.

Buenos Luca, Vescovo di Malta (1663-68): 115, 123.

Canonicati delle Cattedrale: 132.

Carmelitani Scalzi: 117-8.

Casanate Girolamo, Inquisitore (1658-63): 123.

Cattedrale: Capitolo: 132.

Chierici: 120, 124, 127, 134-40, 143-9, 152-4.

Chigi Fabio, Inquisitore (1634-39): 126, 129, 137, 141.

CIANTAR G.A., storico continuatore dell'Abela: 117, 119, 124.

Concilio Tridentino: 127, 145. Consiglio dell'Ordine: 128, 136.7, 147.

Cotoner Nicola, Gran Maestro (1663-80): 115, 123.

Curia Arcivescovile di Malta: 114.

DEBONO Paolo, storico: 131.

De Paule Antoine, Gran Maestro (1623-36): 122-3.

De Redin Martino, Gran Maestro (1657.60): 123.

Ecclesiastici: statistica: 134. Frati: 117, 119, 121.

Gargallo Tommaso, Vescovo (1578-1614): 117, 136, 139, 142.

Gesuiti: 117, 132, 139-40.

Giurati della Notabile: 133.

Giurisdizione del Vescovo: 117-8, 133-4, 148-9, 152-4.

Gori Pannellini Giovanbattista, Inquisitore (1639.46): 125, 127-8, 150.1.

Immunità Ecclesiastica: 130, 132, 133, 142, 152-3.

Inquisitore di Malta: 123-4, 129, 134-5, 138, 143-4, 149.52, 154.

Lascaris Jean Paul, Gran Maestro (1636-57): 124, 126.

MIFSUD Alfredo, storico: 131. Monarchia Siciliana: ingerenze: 131-2.

Notabile: giurati e popolazione: 133 Ordini Religiosi: 117.

[p.157]

Parrocchia dei Greci: 119, 121.

Parrocchie: povertà: 117

Pignatelli Antonio, Inquisitore (1646-49): 127, 154.

Povertà: 117, 129.

Preti secolari: 119, 121.

Ranuzzi Angelo, Inquisitore (1666-68): 115, 123.

Rilassatezza: 125.

SALELLES Sebastiano, scrittore, giurista: 124.

Seminario: 136, 139, 142-3.

Sinodo Diocesano: 124.

Storici: disaccordo riguardante la popolazione: 131.

Storici: giudizio sul Balaguer: 124.

Tasse: 129.

Turchi: pericoli: 154.

Vescovi e Gran Maestri: dissidi: 119-20, 130, 133, 136, 140-3, 148-50, 153.

Vescovi: elezione: 117, 123.

Visite Pastorali: 115, 124.

Wignacourt Alofio, Gran Maestro (1601-22): 117, 120.

ZAMMIT GABARRETTA Anthony, storico: 117, 123.


[1] Vedi Arth. BONNICI, History of the Church, in Malta, Malta, Empire Press, vol. 1 (1967), pp. 136, vol. 2 (1968), pp. 152. Mentre sinceramente apprezziamo lo sforzo dell'Autore, pensiamo che nessuno dovrebbe essere troppo esigente nella critica di questo studio. Non dobbiamo dimenticare che gli studi storici che riguardano l'argomento sono ancora troppo frammentari. Il merito principale dell'Autore risiede nel fatto che egli con diligenza ha raccolto il materiale sparso qua e là in libri e riviste, ritoccandolo con qualche notizia inedita, secondo le norme della divulgazione scientifica. Il Bonnici non ha mancato di vagliare alcune opinioni errate tanto diffuse fra il popolo. In un'opera di carattere generale, però, non si può pretendere che l'Autore esamini in modo critico tutte le fonti consultate.

[2] A(rchiepiscopal) A(rchives) M(alta), Secreteria, t. 1 (1541-1632), t. 2 (1635-1662).

[3] Vedi Aless. BONNICI, O.F.M.Conv., Due secoli di storia politico-religiosa di Malta nel Fondo Barberini Latino della Biblioteca Vaticana, in Mel(ita) Hist(orica), v 4, n. 4 (1967), pp. 246-247.
In questo studio, abbiamo preso in considerazione tutto il Fondo Barberini Latino per quel che si riferisce a Malta. Perciò non potevamo studiare se non in modo molto conciso il Ms. 6687. In questo fondo, nessun altro manoscritto concerne direttamente i Vescovi di Malta.

[4] Quando, nel corso di questo studio, adoperiamo il termine Originale, non vogliamo che si confonda col termine sinonimo Autografo. Una lettera è autografa quando viene scritta personalmente dal mittente. Da quel che abbiamo constatato in questo manoscritto, era assai raro che il Vescovo scrivesse la lettera di sua mano. La lettera veniva scritta da un segretario privato, ma il Vescovo la riconosceva come propria con la sottoscrizione del proprio nome. Anche tali lettere si chiamano originali.

[5] Come esempio: "Malta, 1638, 18 maggio, Mons. Vescovo": Bibl(ioteca) Vat(icana), Barb(erini) Lat(ino), 6687, f(oglio) bianco dopo f. 30.

[6] Come esempio: "Fede che il Vescovo di Malta ha eseguito gli ordini della Congregatione. Dicembre 1639": M. dopo f. 53.

[7] Vedi dopo f. 84.

[8] Per citare un' esempio, trascriviamo un brano dalla Relazione inedita dell'Inquisitore di Malta Angelo Ranuzzi (1667-1668); le seguenti parole si riferiscono al Gran Maestro Nicola Cotoner (1663-1680) e al Vescovo Luca Bueno (1663-1668): "Sua Eminenza d'hoggi molto si governa con suoi consigli, senza i quali non prende risolutione veruna in cosa che sia rilevante e interesse di stato; alla qual stima di sua persona; egli corrisponde tanto bene che i diocesani lo tacciano di troppa intelligenza col Gran Maestro, non senza sospetto ch'ei desideri la loro oppressione per secondare politicamente il genio di quella corte, sempre mai nemica dei preti, e ne traggono argomento dall'havere publicati editti così rigorosi che molti sono stati forzati a rinunziare i privilegi clericali e dall'haver escluso sempre i Maltesi dalle ordinationi": Bibl. Vat., Ottob(oniani) Lat(ino), 2206, par. 2, f. 376r.

[9] ff. 1r-12r.

[10] Ib., ff. 13r.-84r.

[11] A. ZAMMIT GABARRETTA, The presentation, examination, and nomination of the Bishops of Malta in the seventeenth and eighteenth centuries, Malta, Univ. Press, 1961, pp. 23. G.F. ABELA-G.A. CIANTAR, Malta Illustrata, Vol. II (1780), pp. 64-66. Arth. BONNICI, History of the Church in Malta, Vol. II, pp. 11-12.

[12] ABELA-CIANTAR, l.c. p. 64.

[13] A(rchivum) S(ecretum) V(aticanum), S(ecretaria) S(tatus), Malta, 7, f.76r.

[14] A.S.V., S.S. Malta, f. 76r.

[15] ABELA-CIANTAR, l.c. pp. 65-66.

[16] Bibl. Vat., Barb. Lat., 6687, f. lr-v.

[17] Ib., f. 12r.

[18] Ib., ff. 7r-8v.

[19] ABELA-CIANTAR, 1.c. p. 64.

[20] Trascriviamo il testo della lettera in modo integrale.

[21] In qualche decreto ufficiale, o in qualche editto, il Vescovo metteva all'inizio il nome per intero; ma poi, quando firmava, gli piaceva firmare "Fr. D. Michele". Vedi Bibl. Vat., Barb. Lat., 6687, ff. 62r-v, 75v.

[22] Aless. BONNICI, Due Secoli di Storia politico-religiosa di Malta nel fondo Barberini Latino della Biblioteca Vaticana in Mel. Hist., v.4, n.4, p. 15, nota 37.
A. ZAMMIT GABARRETTA, The presentation, examination, and nomination of the Bishops of Malta in the seventeenth and eighteenth centuries, p. 29.

[23] Aless. BONNICI, Ib.

[24] A. ZAMMIT-GABARRETTA, o.c., pp. 29-35.

[25] Bibl. Vat., Ottob. Lat., 2206, par. 2, f. 376r. Si tratta qui del Vescovo Luca Bueno, immediato successore del Balaguer.

[26] Sentiamo un po' il lamento di alcuni Cavalieri, appena sentirono che un Inquisitore di origine spagnuola sarebbe venuto a Malta: "Era percorsa la nuova della destinatione di Monsignor Casanatta per mio successore in Malta . . et all'hora sentii . . . qualche parola di scontentezza in quelli che non godono l'affetto di Sua Eminenza per non haverlo servito,,. parendo loro che l'essere di origine Spagnuola et Aragonese, questo Prelato non sia per assisterli e proteggerli nelle occorrenze che hanno": A.S.V., S.S. Malta„ 13, f. 79r. Queste parole furono scritte dall'Inquisitore Degli Oddi.

[27] ABELA-CIANTAR, Malta Illustrata, II, p. 66.

[28] S. SALELLES, S.J., De materiis Tribunalium S. Inquisitionis. Pro]. 10, n. 19.

[29] ABELA-CIANTAR, o.c., II, pp. 66-67

[30] A.S.V., S.S. Malta, 7,—ff. 68r-77r.

[31] Ib., f. 68r.

[32] Ib., f. 71v.

[33] Ib., f. 72 r.

[34] Ib., f. 73r.

[35] Ib., f. 75v

[36] Ib., f. 76r.

[37] Bibl. Vat., Barb. Lat., 6687, f. 27r-v.

[38] Ib., 6690, ff: 131r-132v.

[39] Ib., 6687, f. 38v

[40] Ib., 6690, f. 263r.

[41] R.M.L., Arch(ivum), Reg. Lett. Gran Maestro a Sovrani, 1427, Lettera all'Ambasc. Euieu, 16 maggio 1649.

[42] Bibl. Vat., Barb. Lat., 6684, f. 127r-v.

[43] Ib., f. 79r-v.

[44] Ib., 6687, f. 83r. (Questa lettera è pubblicata nel nostro studio).

[45] "Prima tonsura non initientur ... de quibus probabilis coniectura non sit, eos non saecularis iudicii fugiendi fraude, sed ut Deo fidelem cultum praestent hoc vitae genus elegisse": S. Trid. Syn., sess. 23, Decr. de Reform., cap. 3,

[46] A.S.V., S.S. Malta, 7, ff. 71v-72r.

[47] "Ricevei da Monsignore Inquisitore la lettera della S. Congregatione d'ottobre passato, nella quale mi viene commandato che facessi un precetto a i chierici d'ordini minori et coniugati di questa mia diocesi, con termine d'un mese, che vadino in habito et tonsura clericale, e servano ciascheduno alla chiesa alla quale è ascritto, sotto pena di privatione del privileggio clericale": Bibl. Vat., Barb. Lat., 6687, f. 61r.

[48] "I quali procurano per cacciarlo in ogni modo dalla sua diocese": A.S.V., Vescovi, 26, I, f. 302r.

[49] Dalle parole del Vescovo: "Già si vede nel Conseglio non voglia il Vescovo": Ib.

Dalle parole dell'Inquisitore Gori Pannellini: "Ogni volta che li parlo del Signor Gran Maestro, mi dice di lui ogni ingiuria e disprezzo": Bibl. Vat., Barb. Lat., 6684, f. 105r.

"Et quel è peggio, il medesimo dice agl'istessi Ministri del Gran Maestro che glielo devono ridire, il che è causa 'di questa gran ruggine, che non si puole rimediare": Ib.

[50] Ib., 6687, f. 28v.

[51] Ib., f. 32v.

[52] Ib.

[53] A.S.V., S.S. Malta, 18, f. 133r. (Da una lettera dell'Inquisitore Marescotti).

[54] Martino Alfieri sostenne la carica di Inquisitore di Malta dal 1631 fino al 1634. Come si accenna nella presente lettera, l'Alfieri resse la diocesi di Malta con la facoltà di amministratore e sopraintendente quando il Vescovo Cagliares aveva perso l'uso delle sue facoltà mentali. Dopo la morte del Cagliares, ma prima ancora dell'elezione del Balaguer, fece capire alla Segreteria di Stato che la "nomina dei tre soggetti adatti per il Vescovato" non era stata del tutto regolare. Tutto era stato predisposto per favorire il Balaguer.
Per documenti inediti vedi: Bibl. Vat., Barb. Lat., ms. 6680; A.I.M., Lettere della Suprema Congregazione, mss. 5-6; R.M.L., Library, ms. 8, Notizie dell'origine del Tribunale del S. Offizio. ff. 213r-214r.
Per qualche notizia edita, vedi: Aless. BONNICI, O.F.M.Conv., Due secoli di storia politico-religiosa di Malta nel Fondo Barberini Latino della Biblioteca Vaticana in Mel. Hist., v. 4, n. 4 (1967), p. 243, note 36-37; V. BORG, Fabio Chigi, Apostolic Delegate in. Malta, 1634-1639, p. 119, n. 1.

[55] Questa lettera è autografa. Si osservi come l'Aragonese Balaguer subisce ancora 1'influsso della sua lingua materna. Tutti i segni esclamativi (!) indicano alcuni dei più patenti errori ortografici.

[56] Qui si parla di 60.000 anime; ma si tratta di un calcolo approssimativo. La lettera fu scritta qualche anno dopo il censimento del 1632.
Da una statistica preservata nella Reale Biblioteca di Malta (Library, 162, f. 127r-v.), desumiamo le seguenti cifre:
Abitanti delle città e altri paesi: 51.750
Persone della Religione (Gran Croci, Commendatori, Cavalieri, Cappellani, Frati Servienti): 621
Altre persone della Religione (marinai, soldati, forzati, schiavi, ecc.): 3.080
Schialavi di persone particolari: 649
Secondo lo storico Mifsud: "Il censimento dei 1632 aveva mostrato una popolazione di 56.100 anime": A. MIFSUD, L'approrigionamento e l'università di Malta nelle passate dominazioni in Arch. Melit., v. 3 (1918), p. 184. Per altri risultati non conformi circa questo censimento, vedi: P. DEBONO, Sommario della storia della legislazione in Malta, Malta, 1897, p. 184.
La seguente relazione .ci sembra anche molto interessante: "Erano nel 1632 in Malta interno di 57 mila anime . . . cioè 5 mila della Religione, e 52 mila delli abitanti; ma s'aumentano talmente quelli dell'Isola che arrivano adesso a 55 mila persone, gente industriata, ardita, e molto atta alla navigazione e guerra maritima, abitavano anticamente nelle grotte, di che se ne veggono ancora oggi molte, ed è da maravigliarsi che, durante l'assedio vi si nascosero molti senza esser mai scoperti da quella moltitudine di nemici; adesso sono ben'aloggiati, in belle case fabricate di pietra bianca, facilissima da lavorare; in quanto al legname, vi è gran carestia perché viene tutto da fuori": R.M.L., Library, ms. 162, f. 125r.

[57] Il Gran Maestro Lascaris difese vigorosamente i diritti dell'Ordine contro il Vescovo. Questo appare da altre lettere inedite indirizzate allo stesso Cardinale Barberini. Il Gran Maestro fece capire al Vescovo che quel denaro della Sede Vacante poteva essere restituito alla Religione senza alcuna fretta. Si cercò di persuaderlo anche con l'intervento dell'Inquisitore e altre persone amiche. Gli conveniva aggiustare tutto perché i ministri regi avrebbero potuto sequestrare i possedimenti della diocesi in Sicilia. Ma se dobbiamo credere alle parole del Gran Maestro, il Vescovo rimase più che mai ostinato. Il Re di Spagna decise di sequestrare quei beni, ma il Gran Maestro fu tanto ingenuo da mostrare la lettera al Vescovo. Per queste ragioni, il Gran Maestro spiegò al Cardinale Barberini che egli non si rendeva responsabile di tutte le conseguenze che potessero capitare al Vescovo: Bibl. Lat., 6690, ff. 131r-132v.

[58] Secondo una relazione ufficiale inviata dal medesimo Vescovo Balaguer alla Segreteria di Stato durante Panna 1649, gli ecclesiastici della diocesi di Malta si dividevano nel modo seguente:
Canonici numero 20
sacerdoti: numero 422
chierici semplici: numero 347
chierici coniugati: numero 226
In tutto: numero 1015 (A.S.V., Vescovi, 31, f. 223r).

[59] L'Inquisitore del quale si parla in questa lettera è Fabio Chigi, il quale coprì questa carica a Malta fra gli anni 1634-1639. E' una delle persone più illustri che abbiano onorate l'isola di Malta con la loro presenza. Fabio Chigi fu consacrato vescovo mentre era Inquisitore a Malta. E' il terzo Inquisitore di Malta onorato con la porpora cardinalizia e il primo ad essere eletto al Sommo Pontificato col nome di Alessandro VII. Per alcuni documenti inediti, vedi Bibl. Vat., Barb. Lat., mss. 6681-6682, 6701-6702; Chig. A. I. 3, A. I. 4, A. I. 19, A. II. 36, A. II. 37, B. I. 7. Lettere della Suprema Congregazione, mss. 6-7; R.M.L., Library, ms. 8, 214r-215r.

Per un ampio studio critico concernente la sua corrispondenza ufficiale, vedi: V. BORG, Fabio Chigi, Apostolic Delegate in Malta (1634-1639). An edition of his official correspondence, CV, Bibl. Apost. Vat., 1967, pp. 528.

[60] Forse è soltanto l'impressione del Vescovo che la lettera sia stata scritta a Malta. Si nota anche qui il forte influsso della lingua spagnuola.

[61] Il Vescovo scrive ad un ignoto destinatario della lettera, indirizzandolo col titolo di "Vostra Signoria". Il Balaguer lo reputa un Delegato del Cardinale Barberini; infatti, egli confida continuamente nella benignità del Cardinale. Verso la fine di questa lunga lettera, tratta alcune questioni che riguardano alcuni Cavalieri, ma il contenuto è di scarso interesse storico.

[62] Anche questa lettera venne scritta per intero dal Vescovo di Malta.

[63] Il decreto del Concilio di Trento che la Santa Sede avrebbe voluto mettere in pieno vigore anche a Malta era il seguente: "Prima tonsura non initientur . de quibus probabilis coniectura non sit eos non saecularis iudicii fugiendi fraude, sed ut Deo fidelem cultum praestent hoc vitae genus elegisse": S. Trid. Syn., sess. 23, decr. de Reform., cap. 3.

[64] Qui si tratta dell'Inquisitore Giovanbattista Gori Ponellini (1639-1646). Per brevi notizie circa questo Prelato, vedi: Alex. BONNICI, O.F.M.Conv., Superstitions in Malta towards the middle of the seventeenth century in the light of the Inquisition trialsin Melit. Hist., v. 4, n. 90 (1966) p. 168, note 103.

[65] Tutte queste tre lettere sono originali. Si noti che la dtazione delle ultime due è posteriore di un giorno.

[66] Anche questa autografia, che è di notevole interesse storico, è zeppa di errori grammaticali e ortografici.

[67] Per brevi notizie biografiche e bibliografiche circa l'Inquisitore Antonio Pignatelli (1646-1649), vedi Alex. BONNICI, Superstitions in l.c., p. 146, note 6.