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Source: Melita Historica : A Scientific Review of Maltese History. 5(1969)2(165-184)

[p.165] La missione di Pietro Dusina a Malta nel 1574

con la trascrizione del ms. vat. lat. 134111.

Andrew P. Vella.

Tutte le potenze che ressero Malta prima del seicento dopo Cristo — che erano le stesse potenze dominatrici della Sicilia — benché fossero fra le più civilizzate in relazione ai tempi, e benché alcune di loro avessero avvantaggiato i Maltesi in ogni ramo di libertà civile, concedendo loro franchigie, onori e privilegi[1] esse però poco o nulla si presero cura della intellettuale cultura della popolazione, la quale fu sempre costretta di lottare con infiniti ostacoli che si frapponevano ai suoi progressi, ostacoli originati dalla sua isolata posizione geografica, dalla necessità di star sempre colle armi alla mano per difesa dell'isola, e molto più dalla ristrettezza delle sue fortune.[2] Non videro i Maltesi alcun cambiamento nei primi 35 anni dalla cessione della loro isola ai Cavalieri di S. Giovanni dall'Imperatore Carlo V; non subì l'isola alcuna trasformazione durante questi anni. Gli sbarchi barbareschi con uccisioni, saccheggi e catture di migliaia di Maltesi fatti schiavi, crescevano considerevolmente. Basta ricordare che nel 1551 Dragut e Alì Pascià condussero tutta la popolazione del Gozo — che ammontava a 6000 persone — a Tarhuna nell'interno di Tripoli: e non sono ritornati mai più. Per questa ragione in contrasto con altri storici Maltesi io non convengo che il principio dell'era moderna della storia maltese si debba cominciare col 1530 ma soltanto dopo l'assedio del 1565 che rese Malta immortale, e per la sua difesa sparsero il loro sangue centinaia di Maltesi insieme con altra gente di ogni nazione europea. Soltanto dopo l'assedio e non con la venuta dell'Ordine di S. Giovanni, l'Isola si è resa libera ed immune dalle spesse invasioni e scorrerie de'Barbari infedeli e d'altri inumani pirati da quali era prima infestata … e oggi,[3] scrisse l'Abela, è divenuta tutela del Regno delle Due Sicilie, anzi dell'Europa.

Con la vittoria del Grande Assedio e la sconfitta dei Turchi, Malta è salita dal fango, diventata una nazione. La vittoria raffermò l'unità tra i Maltesi e i Cavalieri di San Giovanni, e, dopo lo spazio di circa mezzo secolo di dominazione dall'Ordine dei Cavalieri, Malta si distinse per le sue molte preclare e moderne caratteristiche, ponendo decisamente fine al suo tenore [p.166] di vita medioevale per conseguire nuovo prestigio civile al cospetto dell'Europa. Fu in questo periodo di transizione che si collocò la prima pietra della nuova città di La Valletta, quando i Cavalieri decisero che Civitas nova aedificanda (erit) super montem Sancti Elmi,[4] la cui fondazione, trentacinque anni prima, quando i Cavalieri non avevano ancora messo il piede su Malta, sembrava un progetto chimerico.[5] Fu allora che il Papa, i re e i principi della Cristianità contribuirono significativamente alla ricostruzione di Malta,[6] riconoscendo in questo modo un debito di gratitudine verso l'Isola che aveva resistito al comune nemico della Cristianità e lo aveva respinto. Fu ancora in questo periodo che l'Università o Comune di Notabile, organo essenziale dell'autogoverno locale istituito da tempo immemorabile,[7] fu integrata da un'altra Università a La Valletta dove la vita economica, sociale e politica dell'Isola si concentrava. Jean de la Valette ebbe la gioia e la gloria di fondare sull'altura tra i due grandi porti la nuova città Valletta, come la nuova capitale dell'Ordine e dell'Isola. "È figlia di Vittoria, nata di getto nell'esaltazione del trionfo magnifico, e sorge, non so se primo esempio nell'Europa uscente dal Medio Evo", scrisse R. Paribeni, "netta, lucida, limpida sul colle tra i due mari, dominatrice sicura, alta e nitida contro l'azzurro del cielo nella sua pianta regolarmente geometrica, diritta come la volontà del trionfatore".[8] Nell'Isola la burocrazia del governo diventò più complessa e di lunga portata, e rifletteva un'evoluzione definitiva dello stesso popolo Maltese: il continuo aumento della popolazione e la prosperità che derivava, almeno in parte, dalla posizione di Malta come quartier generale, di un Ordine internazionale dedicato ad assolvere in continuità l'obbligo morale dell'Europa alla Crociata. Inoltre, col passare degli anni, mentre i villaggi progredivano coerentemente, l'aumento della capi-tale attirava una crescente porzione della popolazione a stabilirsi nella zona del Porto Grande e intorno ad essa, cambiando completamente la struttura demografica della vecchia Malta agricola,[9] la cui piccola colonia litoranea intorno a Vittoriosa, già integrata alla Senglea e a Cospicua, era ormai munita di solide fortificazioni che arrivavano saldamente fino alle alture.

Ma Malta, oltre alle immediate necessità di difesa e di sopravvivenza, cominciò ad occuparsi di questioni d'arte, di cultura e di educazione in generale, e in particolare della questione dell'educazione del clero e della formazione religiosa auspicata dal Concilio di Trento.

L'urgenza della riforma spirituale e morale diventò seria e mise Roma [p.167] in allarme.[10] Il problema maggiore però era il timore che si propagasse l'eterodossia, e ciò significativamente, con riguardo all'educazione.

Tra il 1560 e il 1568 la scuola gestita dalla Cattedrale e dal Comune fu chiusa a causa dell'eterodossia del suo rettore, Andrea Axiac, maltese, che era stato arrestato e mandato a Roma, per difendersi dalle accuse provocate dalle sue idee apparentemente erasmitiche e forse anche luterane.[11] Pure fra i Cavalieri si citavano i presunti colpevoli di eterodossia, e quando il Vice Cancelliere dell'Ordine, Mons. Martino Royas, elevato dal Papa Gregorio XIII alla dignità di vescovo di Malta ritornò nell'Isola dopo un lungo soggiorno a Roma, si dice che il Gran Maestro La Cassière rifiutò di consegnargli un presunto registro del Santo Ufficio, in cui quasi venti Cavalieri erano stati dichiarati dal precedente Vescovo come luterani e ugonotti.[12] Malta era diventata un centro europeo e parlando del ceto colto non rimasero questi più "isolani isolati".

Disgraziatamente nel 1574 sorsero varie contese tra il Vescovo di Malta, Martino Royas de Portalruvio, ex Vice Cancelliere dell'Ordine, e il Gran Maestro, Jean le Vesque de la Cassière. Per gli studiosi della storia patria sono ben note le lotte e i maneggi di questo Gran Maestro, da una parte con i membri dell'Ordine Gerosolimitano i cui vecchi cavalieri delle diverse Lingue erano divisi fra di loro,[13] e i giovani che poco curavano la disciplina e che in questa materia trovavano il La Cassière rigorosissimo, castigando severamente i trasgressori; altrettanto noti i litigi suscitati dal vescovo con il suo clero, perché aveva imposto su tutti la tassa della decima del reddito sui benefizi ecclesiastici per l'erezione di un Seminario[14] come era stato proposto dal Concilio di Trento, la quale tassa fu considerata eccessiva per le loro esigue risorse; e, finalmente le grandi discordie tra queste due maggiori autorità perché il Gran Maestro insisteva nel far tassare il vescovo obbligandolo al donativo regio, e il vescovo aveva impetrato da Roma un "Breve in data de' 20 Marzo di quest’anno (1574) con facoltà assoluta d'inquisire ne' casi d'heresia, e negotij appartenenti al Santo Offitio contro ciascuno di qualsiasi Ordine" che (Breve) fu interpretato in pregiudizio del prestigio dei Cavalieri.[15] In maggio il Commendatore Cosimo de Luna, dunque, partì per Roma col mandato del Gran Maestro di revocare questo Breve. Il Papa dopo aver maturamente considerato il maggior guaio e i gravi tumulti e gli scandali che aveva prodotto il "Breve" e, dice Salelles, clare praevidens [p.168] quod periculum esset in mora, et quod ex delatione mittendi ipsum (il Visitatore) maiora damna sequi possent, subortis hic peioribus dissidiis et scandalis,[16] si sentì costretto di inviare Monsignor Pietro Dusina a Malta per effettuare una Visita Apostolica. Dusina fu autorizzato e munito ad esercitare tutti i poteri inquisitoriali e così Royas non soltanto non esercitò più quella giurisdizione speciale "amplissima e delegata" che gli tribuiva il Breve del 20 Marzo, ma gli sospese pure quella di cui godeva il suo predecessore Monsignor Vescovo Domenico Cubelles che era il primo Inquisitore Generale di Malta, in virtù di un Breve accordatogli "nel 7mo anno di Papa Pio quarto della Sacra Congregazione del S. Uffizio di Roma" " … de Apostolicae potestatis plenitudine," scrisse ora il Papa, "dictas litteras et alias quascumque eidem Episcopo desuper concessas ad beneplacitum nostrum harum serie suspendentes ac suspensas fore et esse".[17]

Dusina arrivò a Malta il 1° agosto 1574[18] e al principio residette nella città Valletta da dove cominciò ad esercitare il suo officio del Tribunale della Inquisizione in Castel S. Elmo,[19] e poi si trasferì nella città Vittoriosa dove gli fu concesso il luogo dove prima (in tempo che ivi abitava la S. Religione Gerosolimitana) dimorava la Gran Corte della Castellania.

Il Gran Maestro la Cassière, che era un uomo rigoroso e cercava sempre d'imporre disciplina, si era entusiasmato alla venuta del Delegato Apostolico e non soltanto scrisse una lettera al Papa per ringraziarlo d'aver mandato Monsignor Dusina ma per facilitare la Visita Apostolica ammonì per lettere patenti — indirizzate a tutti i Governatori, Capitani, officiali e tutti i sudditi — obbligandoli ad accogliere il prelato pontificio con quella grande reverenza e speciale ossequio che gli spettava e dargli ogni aiuto come se fosse lo stesso Gran Maestro in persona.

[p.169] Vogliamo premettere che l'Inquisizione medioevale è stata istituita in diversi paesi per diverse ragioni e non si può identificare per esempio con l'Inquisizione Spagnuola creata da Papa Sisto IV per sollecitazione dei Sovrani di Spagna, e con l'Inquisizione Romana in genere creata da Papa Paolo III, o qualsiasi altro ecclesiastico tribunale per la ragione che questa istituzione fu costituita in diversi paesi secondo i bisogni di ciascuna nazione e non sempre con lo stesso proposito. Quindi consegue che essa fu istituita o per ristabilire l'ordine e la disciplina nella Chiesa medesima tra-mite l'applicazione di alcuni dei decreti dei Concili Ecumenici, o per conciliare le vertenze tra la Chiesa e lo Stato, oppure per coadiuvare i sovrani Cattolici quando gl'interessi della Chiesa e dello Stato erano equipollenti. In quest'ultimo caso si trattava di consueto di un tribunale promiscuo come, ed esempio, l'Inquisizione Spagnuola istituita da Ferdinando di Aragona e da Isabella di Castiglia. La loro ragion d'essere era la soppressione del Giudaismo, o meglio dei cosiddetti Moranos, cioè quegli ebrei che, dopo di aver ricevuto il Battesimo, pubblicamente o segretamente, si sforzavano di ristabilire il Giudaismo sul disfacimento della nazionalità spagnuola. Questo tribunale era un'istituzione singolare per il suo carattere distintivo.[20] Così i rappresentanti del Papa esercitarono diverse funzioni secondo lo stato, i tempi e i bisogni della nazione nella quale erano spediti, ed erano investiti o d'ambedue i poteri politici ed ecclesiastici, o di uno dei due soltanto secondo gli accordi intervenuti tra il Pontefice e i sovrani. Per esempio il potere dato al ministro pontificio in Francia era misto, cioè politìco-religioso. Infatti furono impartite disposizioni a Girolamo Ragazzoni, Vescovo di Bergamo, per richiamare l'attenzione del re di Francia a conservare la pace con il re di Spagna. Ma lo scopo principale della missione era quello di conseguire in Francia l'attuazione dei decreti del Concilio di Trento, in altre parole d'indurre il re a sancirli quali leggi dello Stato, come Filippo II aveva fatto in Spagna, e mancando questo, a persuadere i vescovi a ratificarli spontaneamente.[21] Mentre quella di Mons. Lambruschini era considerata analoga a qualsiasi altra ambasciata di qualunque Corte (politica) ... e il Governo Francese si opponeva ad ogni sorta di corrispondenza ufficiale tra il Nunzio e i Vescovi.[22] La missione del rappresentante pontificio, invece, ai Fiamminghi è esplicitamente spirituale: "La mira verso cui dovete dirigere le vostre attività è triplice: la conservazione della fede Cattolica, la libertà ecclesiastica, l'unione delle Loro Altezze Serene l'Arciduca Alberto e l'Infanta con la Sede Apostolica."[23] E al legato a latere mandato in Polonia, il Papa scrisse: " …armati delle Nostre istruzioni e dei Nostri consigli, voi potete mettere tutta la vostra forza negli affari della Santa Chiesa Romana, [p.170] della fede Cattolica e della salvazione di tutta la comunità Cristiana.[24] Il Breve conferisce al nunzio una serie di poteri che non hanno nulla a che fare con i poteri conferiti dall'inviato di un principe ad un altro. Egli aveva il potere di visitare, correggere, riformare capitoli, monasteri, collegi e università, di punire i colpevoli, tanto laici che ecclesiastici, con censure canoniche, di ricorrere se necessario all'arma secolare, di emettere sentenze in caso di appello, di assolvere, di dispensare dagli impedimenti canonici nelle ordinazioni sacerdotali e nei matrimoni, di assegnare benefici e dispensare indulgenze.[25]

Questi ministri venivano considerati da alcuni come rappresentanti del Sommo Pontifice quale sovrano dello Stato pontificio, in quanto principe temporale e non come Capo della Chiesa, e così li classificavano quale corpo diplomatico come gli altri ambasciatori degli stati a cui erano addetti.26a Altri sostenevano che una volta le loro funzioni concernavano essenzialmente relazioni religiose utili e necessarie per mantenere stretti i legami della Santa Sede con i fedeli pertanto non si devono confondere con i primi e li privavano anche dei privilegi diplomatici.

Ora Dusina è venuto a Malta in tempo di formazione e trasformazione, durante cui ci furono inviati papali con speciali missioni, tanto politiche che religiose. Talvolta era un nobile romano che si mandava quale ambasciatore del Papa per trattare con il re di Francia, in altre occasioni s'inviavano cardinali legati per discutere con il Sacro Romano Impero e i vescovi germanici le questioni riguardanti le predicazioni di Lutero. In altre occasioni ancora s'inviavano per riferire sulle condizioni religiose e politiche dello Stato Cattolico. Cosi la Visita Apostolica di Dusina ci lascia vedere addentro nei primitivi mezzi di trasporto e nello stato delle strade, nella credenza prevalente della stregoneria (di maghi, stregoni, indovini, sortilegi), nei riti funebri, nei servizi medici e nell'amministrazione ospedaliera, nei caseggiati, nella popolazione dei villaggi, nelle feste e nelle usanze popolari, ma soprattutto nei livelli infimi e miserabili di educazione fra il basso clero e nelle circostanze ristrette in cui versava e che rasentavano la povertà. Ma queste erano cose di minore importanza.

Studiando il Breve Apostolico del luglio 1574 della nomina di Monsignor Dusina, Protonotario Apostolico, quale inviato dal Sommo Pontefice a Malta, risulta che doveva esercitare l'autorità apostolica a lui trasmessa quale:

Pacificatore: Per dirimere le gravi divergenze fra il Gran Maestro e il Vescovo. E' lo stesso Pontefice che nel decreto della missione stabilita per lui gli scrive: "Movet nos universalis Pastoralis officii nobis divinitus iniuncti cura, ut ea, quae ad quorumcumque Christi fidelium, praesertim dignitati ecclesiasticae praeditorum pacem et quietem … procurare", cioè di [p.171] portare la pace tra i fedeli specialmente fra quelli che sono costituti nella dignità ecclesiastica. Ora tanto il Gran Maestro quanto il vescovo di Malta erano membri dello stesso Ordine Religioso, avevano preso gli stessi voti religiosi, e tutti due dipendevano, quali Prelati, immediatamente dal Papa. Dall'altra parte come dignità esercitavano autorità temporali. Il Gran Maestro come Principe temporale dell'Isola riceveva dal Consiglio dell'Ordine Gerosolimitano l'investitura, e il Vescovo per ordine dell'Imperatore Carlo V era insignito dalla dignità di Gran Croce, occupando nelle precedenze il secondo posto dopo il G. M. ed era membro del Consiglio Ordinario. Così Dusina come l'unica autorità indipendente nell'Isola doveva dirimere le cause, cercando compromessi e portare la pace.

Inquisitore: I cavalieri provenendo alcuni dalla Francia dove regnavano le eresie degli ugonotti, altri dalla Germania infettata dal Luteranesimo, costituivano un pericolo comune tanto alla Chiesa quanto all'Ordine Gerosolimitano che era un Ordine Religioso immediatamente sottomesso alla giurisdizione del Papa. "S'era formalizata la Corte (di Roma) che la Religione fosse decaduta dall'antica sua pietà", scrisse Dal Pozzo, "anzi che gran parte di essa fosse contaminata d'heresia".[26] Incombeva allora su Roma l'obbligo di combattere questi errori per conservare intatta la fede, la dottrina Cattolica e puro e incontaminato l'Ordine di Malta. Dunque, prosegue il Papa cupientesque te causar quoque ad sanctum haereticae pravitatis Inquistionis officium speetantes ibidem eognoseere et terminare posse", gli assegnava il compito di indagare se vi fossero degli eretici, o infetti di – errori pericolosi, o sospetti di delitti connessi con l'eresia o dalla chiesa a essi assimilati, in quali casi indurre i convinti d'eresia ad abiurare il loro errore, riconciliarli con Dio e portarli indietro nel grembo della Santa Madre Chiesa.[27]

Commissario e Delegato Apostolico: Naturalmente per eseguire queste funzioni, Monsignor Dusina dovrebbe essere munito di particolare giurisdizione e il Breve gli attribuisce una piena, libera e larga giurisdizione,, autorità e potestà in tutte le cause spettanti al suo tribunale.[28] Come delegato Apostolico deriva il suo potere dall'espressa delega del potere centrale del Papa, nel quale risiede la pienezza di ogni giurisdizione.

Come Intermediario tra la Curia Romana e lo Stato di Malta doveva dare soddisfazione del suo agire e perciò come Commissario Maltese era tenuto [p.172] a fedelmente trascrivere i processi, le inquisizioni e tutte le informazioni acquistate in publicam et authenticam formam cosicché se in caso Roma vorrebbe esaminarli saranno sempre alla loro disposizione.

Visitatore Generale:[29] Roma conscia dei gravi abusi come la simonia tra il clero quanto secolare tanto regolare, voleva Monsignor Dusina di fare una visita canonica e obbligare l'esecuzione dei decreti Tridentini. I vescovi Maltesi prima della venuta dell'Ordine neppure si degnavano di visitare la loro Diocesi almeno una volta e così percepivano i benefizi restando in Sicilia, a Palermo o Lentini, essendo quest'ultima contrada patrimonio vescovile lasciato alla Diocesi di Malta da tempo dei Normanni. Leggiamo anche che un giovane sacerdote è stato nominato parroco che neppure capiva il Maltese,[30] e diversi preti non capivano il latino e non erano andati mai a scuola e alcuni sono stati ordinati presbiteri irregolarmente.[31] Il compito del Visitatore era di estirpare queste irregolarità e sradicare vizzi e peccati funesti e nocivi alla società cristiana Maltese.

Ora, queste funzioni con diversi titoli esercitate dal Dusina a Malta, "portando seco unita una certa qualità e prerogative da Nunzio", costituirono il Ministro Pontificio a Malta in un'unica posizione, veramente sui generis, [p.173] diversa quasi da tutti gli altri inviati pontifici cioè da "Nunzi" che esercitarono funzioni diplomatiche, "Delegati Apostolici" che come messi presso Comunità Cattoliche esercitarono una missione puramente spirituale e interna e "Chargè d'Affaires" che come agenti del Papa non erano come i precedenti insigniti di carattere episcopale. Il nostro distinto prelato[32] fondò a Malta una legazione pontificia stabile, continua e permanente, accreditata presso il sovrano militare Ordine di S. Giovanni; ma una legazione che non si può chiamare Nunziatura "ma un gradino verso la vera e propria Nunziatura".[33] "non godeva questi diritti (di Nunziatura) se non parzialmente".[34] neanche il titolare godeva il titolo di Eccellenza ma "dell’Illustrissimo, si in voce che in iscritto".[35]

Frugando nella Biblioteca Apostolica Vaticana trovammo questo Discorso di Malta di Pietro Dusina in MS. Vat. Lat. 134111, ff. 45r-61v che qui pubblichiamo perché insieme con la "Relazione di Malta e suo Inquisitorato di Cardinal Federico Borromeo" pubblicata in Malta Letteraria[36] e Social Aspects of an Apostolic Visit, pubblicata in Melita Historica, Vol. II, pp. 19-41 da J. Cassar Pullicino, e "The first printed description of Malta" (Lyons, 1536), in Scientia, Vol. XV, pp. 52-63, di R. Leopardi, costituisce un'altro contributo alla migliore conoscenza della storia di Malta, ancora da scriversi.

Nella vigilia della pubblicazione c'imbattemmo con un'altra copia dello stesso discorso di Dusina contenuto nella nostra Biblioteca Reale, R.M.L. Library 433. Da questa collezione abbiamo preso e messo nel testo le lacune indicandole nello stesso testo colla sígla «    » e abbiamo notato anche le variazioni tra i due testi, M per la copia di Malta, V per il manoscritto Vaticano, ignorando però l'ortografia, coe p.e. Amalfetani per Amalphetani, Gierusalemme per Hierusalem, Boemia per Bohemia, perciò per perciochè, milita per militia, caraccia per caracca.

[p.174] Discorso di Malta di Pietro Dusina

Parte Prima

Della Religione di S. Giovanni Hierosolomitano

(Vat. Lat. 13411)

Questa nobil Religione cominciò nell'anno 1100 in circa. Perciò vedendo alcuni Christiani, i quali alcuni dicono, che fussero Amalfetani vicino à Salerno, ch'erano in Gierusalemme, che quei che venivano à visitar il Santo Sepolcro erano necessitati «passare» per terre de nemici, et spesse volte come arrivavano ò per essere stati svalegiati, ò per haver patito qualche altro disastro si trovavano senz'alcuna cosa da poter vivere: Prima edificorno nel quartiere di Christiani un Monastero dedicato alla Gloriosa Vergine, dove facevano celebrar continuamente li Divini officij, et ricoglievano li poveri Christiani che capitavano là, et essendo anco cresciuto il numero delle donne che capitavano da varie parti del mondo per la devotione del Santo Sepolcro quei medesimi fecero fabricare un'altro Monasterio vicino all'altro dedicato à Santa Maria Madalena che havesse à servire per le povere Donne peregrine. Ne bastando questi due Monasteri à ricever tanta gente, quanto concorrevano là nel mezzo di quelli fù fabricato un'Hospidale dedicato à San Gio. Battista, com'alcuni dicono perché in quel luogho spesse volte era solito di orar Zaccharia Padre di esso San Giovanni Battista, se ben altri hanno detto che fù dedicato per memoria di Giovanni Elemosinario Patriarca Alessandrino.

Del quale hospedale fù fatto custode uno nominato Gerardo, che lo regesse parecchi anni molto bene.

Et havendo li Christiani per bontà di Dio ricuperato questa Città Santa, et fatto Rè Gottifredo Buglione, il quale per riverenza di N.Sre., che fù coronato di spine non volse mai portar la Corona Regale in quella Città à tempo di Gerardo, vedendo il Re, et quei Principi l'utilità di quella Santa opera gl'accrebbero molte entrate et ricchezze.

Poi essendo succeduto à Gerardo Raimondo di Podio, egli fù il primo che introdusse che secondo la Regola di Sant'Agostino li Confrati facessero la Professione di tre voti Regolari, con la quale poi hanno sempre vissuto. Questo anche fù il primo che ordinasse che s'havesse da portar la Croce bianca in veste negra con otto angoli.

Fù anche il primo à chi fù dato il nome di Mastro, à similitudine del Mastro de soldati, ch'è Illustre, al quale fù accresciuto il titolo di Grande, per denotar la Dignità, et eccellenza sua sopra quell'altri Maestri di soldati.

Questi dunque furono chiamati Cavalieri, rispetto all'ordine, et essercitio di Cavalieri Militari, et frati per la mutua benevolenza, et Carità, che deve esser tra fratelli, à i quali tutte le cose sono communi.

Così andorno grandemente crescendo l'entrate et le persone nobili, che concorrevano è pigliar quella Croce.

[p.175] Et la Sede Apostolica con molti et altri privileggi stabilì la detta Religione, et sempre poi con nuove gratie l'ha favorita, et particolarmente Clemente V havendo estinto l'ordine di Templari, accrebbe meravigliosa-mente questa Religione, applicandoli la maggior parte de beni, ch'havuta la Religione de Templari prima, e così andò crescendo, et prosperando fin che l'ultima volta furon cacciati li Christiani da quel Regno nell'anno 1291a, et perciò la Religione «si ritirò» in Tolomaida, anchora de Christiani, dove per due anni si portò valorosamente combattendo con Turchi.

Essendosi presto anche Tolomaida presab dal Soldano, tutte le Religioni furono costrette partirci, chi quà, chi là, et questa di San Giovanni si ritirò nell'Isola di Cipri.

Poi ricorrendo all'Imperatore di Costantinopoli per haver un luogho da far la loro residenza, l'Imperatore concesse loro l'Isola di Rhodi occupata dalli Ribelli del suo Imperio.

Laonde nell'anno 1307 la Religione ricuperò detta Isola cacciati i Ribelli, et la cominciò à stabilir la radice della sua residenza, et a prosperar di molti beni.

Et sendo assalita detta Isola, cacciati i Ribelli dal Soldano d'Egitto, ch'era venuto ad espunarla con grandissimo apparecchio fù difesa valorosamente dalla Religione, d'onde poi tanto crebbe l'auttorità et riputatione d'essa la qual all'hora teneva tre Galere con una Caracca grandissima, et molti altri Vascelli armati, con li quali, et con il valore facevano grandissimo danno al Turco, predando molti Navilij, et pigliando sue Terre.

Et esendo di nuovo assalito da Maumetto Impr.rec di Turchi per tre mesi continui se difise Rhodi con tanta costanza, et valore, che resti libera, essendo all'hora Gran Mastro fra Pietro da Bussen francese, che poi fù fatto Cardinale.

Nel qual tempo anchora Zolim fratello di Baiald et signor de Turchi partendo l'Imperio doppo l'essercito al Soldano d'Egitto, et al Rè di Sicilia perchè l'aiutassero à ricuperar 1'Imperio indebitamente occupato dal fratello. Ultimamente hebbe ricorso al detto Gran Mastro, che lo ricevette honoratamente, et per questa Causa Baiale, et procurò d'haver pace con esso Gran Mastro, con il quale fù fatta con conditione honorata alla Religione, per la spesa del fratello promise pagare ogn'anno in Rhodi scudi m/45 et mandò anche al Gran Mastro per farli cosa grata la devotissima reliquia della mano destra di San Gio. Battista, che daf Antiocha era stata traspor-tata à Costantinopoli, che si conserva ancora nella Chiesa di San Giovanni con ogni riverenza.g

Et ultimamente essendo pervenuto detto Zolim in mano di Papa Innocentio viijh, et ultimamente essendo stato promosso al Rè di Francia Carlo viij quando si mandava per esser consignata al Rè per viaggio morì, come [p.176] si suspicò di veleno.

Al tempo di Emicco d'Ambrosiai Gran Mastro combattendo l'armata della Religione «con quella del Soldano molto superiore alla sua, con molta gloria sua la vinse parte pigliandone et parte sommergendone. Et finalmente doppo molte honorate imprese della Religione» essendo Gran Mastro fra Filippo Villeijs Lilladamo nell'anno 1522 Solimano Imperatore de Turchi con un meraviglioso esser-cito, et con la persona sua istessa, che vi volse esser presente assedio Rhodi, et havendo durato l'assedio sei mesi, ne potendo più il valore de pochissimi Cavalieri maltratti dal continuo assedio, et assaltatij resistere alla forza d'un numeroso essercito, et alla continua batteria, et morte de suoi mancando la monitione d'ogni cosa, et essendo venuta meno la speranza del soccorso domandato à Principi Christiani, à patti consinando l'Isola a Turchi; Uscirono il Gran Maestro, Cavalieri et Rhodiani, la qual poi la Religione ha somministrato le spese sempre necessarie, et con la caracca, «galee» et altri Navilij si ritirorno in Candia.

Di Candia venne il Gran Mastro con gl'altri ink Messina, et di la venendo à Roma Clemente Settimo, ch'era stato Cavaliere, et Protettore di quella Religione concesse lorol per habitatione la Città di Viterbo.

Di poi havendo supplicato à Carlo V, hebbero l'Isola di Malta, et Tripoli in feudo con pagar ogn'anno un falcone.

Poi sendo venuto in Siracusa in Sicilia, dove si fermò un anno mentre si preparavano l'alloggiamenti in Malta, di la finalmente si trasferirono in Malta à 14 di Ottobre 1530 che poi è stata accresciuta, et fortificata da Gran Mastri come si trova al presente.

Da principio che furno donati molti beni alla Religione di Malta, li Gran Mastri facevano haver cura di dette cose in nome della Religione, poi cominciorno à dargli in administratione a più antichi Religiosi, et inhabili per la grave età all'essercitio militare «distribuendo dette entrate» et dimandoli Commende, perché a ciascuno à chi tocca, si intende per raccomandata quell'entrata della Religione per più facil Governo in otto lingue, cioè Provenza, Alvernia, Francia, Italia, Aragona, Inghilterra, et Castiglia con Portogallo.

Ad ogni lingua fù proposto un capo di sua natione chiamato Pilier, com'un officio d'honore, et preheminenza, ch'è sempre stata propria di quella lingua, et Natione.

Alla lingua di Provenza è dato il Gran Commendatore, il quale hà superiorità di vedere i Conti dell'entrate della Religione, et è Procuratore del Thesoro in Compagnia degl'altri eletti.

A quel d'Avernia il Marescial, et sopraintendente della Giustitia, rispetto alle differenze, che nascono frà Cavalieri et General Capitano dell'imprese che si fanno per Terra, et questo da il stendardo della Religione a chi li pare degno, il quale hà la Croce bianca in Campo rosso, del qual colore, [p.177] ancora sono le sopravesti delli Cavalieri.

A quella di Francia l'Hospidaliere, il quale hà l'intiera auttorità sopra l'Infermeria, accio sia ben servita, sotto il quale sono Medici, et altri officiali.

A quella d'Italia l'Almiraglio del Mare; il quale ha l'autorità sopra gl'officiali Marittimi è stipendiato dalla Religione, à questo tocca procurare che li stipendij siano pagati, et in Compagnia del Gran Commendatore può disponere delle provisioni dell'Arsenale.

A quella d'Aragona il Gran Conservatore, il quale è sopra intendente delle Soldee, cioè provisioni che si danno à Cavalieri, et altri Religiosi.

A quella d'Inghilterra il Turco Pilier cioè intendente delle Guardie, che si fanno, et perciò egli può commandare à tutti li sudditi della Religione. A quella d'Alemagna il Gran Balio, la cura del quale à visitar la fortezza della Religione, et procurar le monitioni, et vittuaglie, et ogn'altra cosa necessaria «per esse».

Et à quella di Castiglia, et Portugallo, il Gran Cancelliere che ha carica di tutte le speditioni, et scritture, sotto scrive tutte le Bolle, le fa spedire, et tien conto de Consigli publici, et secreti.

Questi Capi di lingue si chiamanom Balij Conventuali, et sono obligati a risiedere in Convento, ò essi, ò vero loro luogotententi, et ciascheduno in Alberghi particolari faccia le spese a tutti li Cavalieri della sua lingua, per la qual spesa essi riscuotino dal Thesoriere quel che si deve al Cavaliere ch'importa scudi m/32 1'annon per il suo vitto, ma se il Cavaliere vuole poi vivere da se, et si serve di quel che gli dà il Thesoro, il quale anche li da robbe da magnare, et da vestire al prezzo che costano al detto Thesoro, ch'ordinariamente importa la metà meno di quel che per ordinario si vedono le robbe, dà anche il Thesoro «in credenza» tutto quel che bisogna a Cavalieri, i quali però non ponno haver commenda, ne officio alcuno, se prima non havranno sodisfatto di quanto devono al Thesoro.

Nella Religione sono Priorati no. 21 cioè:

Priorato di S. Egidio                 Priorato di Bari

Priorato d'Avernia                    Priorato di Messina

Priorato Tolosao                  Priorato di Catalogna

Priorato di Francia                   Priorato di Navarra

Priorato di Campagna              Castellania d'Imposta

Priorato di Lombardia              Priorato di Castiglia

Priorato di Roma                     Priorato di Portogallo

Priorato di Venetia                   Priorato di Inghilterra

Priorato di Pisa                        Priorato d'Alemagna

Priorato di Capua                    Priorato di Boemiap

Sotto ogni Priorato vi sono Commende No. 4°: almeno li Priori devono fare ogn'anno il Capitolo Provinciale, et ponno punir li Commendatori, et altri Religiosi à loro soggetti, fuorche della privatione dell'habito.

[p.178] Ogni settimana se congregano più volte il S.re G. Mastro et Gran Croce, che sono Cons.ri suoi, et usano 3 sorte di Consiglio, cioè ordinario dove si trattano cose di giustitia, stato, cause criminali, et altre cose di sua natura secrete per il buon governo dell'Isola, et della Religione; et Cons°. completo, al quale s'aggregano 16 più oltre 1'ordinarij, che si pigliano due per lingua, nel quale s'intendono le cause d'appellatione et promotioni a dignità.

Si fà assemblea, cioè adunanza dell'otto Balij Conventuali che s'haverebbe da fare ne quattro tempi dell'anno, dove non intervengono altri se non per adimmandare misericordia, che si fà per levar l'habito a qualche Cavaliere, ò vero per restituirglielo quando se ne gli fa gratia di nuovo.

L'auttorità del Sig. Gran Mastro in Consiglio è di due, cioè però è soggetto anch'egli alle determinationi del Consiglio, onde s'appella dal Sig. Gran Mastro dal Cons. ordinario al Completo, et dà questo in tutte le cause civili ordinarie al Capitolo Generale, ch'hà la suprema auttorità usandosiq d'appellar mai nelle cause criminali nelle quali ancho «non si serva» il stabilimento di tre sguardi.

Il Sig. Gran Mastro può senz'altro tener prigione un Cavaliere per 3 giorni, li quali pasati deve dar «al» Commissario et condannato che sarà il delinquente da Commissarij esso Sig. Gran Mastro hà sempre auttorità di fargli gratia. Si usano li stabilimenti, che sono legge particolari della Religione fatte in varij tempi da più gran Mastri et ultimamente confirmati dalla Sta. memoria di Paolo Quarto, i quali giurano d'osservare con li gran Mastri come tutti gl'altri Cavalieri: questi fanno la professione.

Secondo la forma de quali stabilimenti li Cavalieri presenti non possono litigare per procuratore, se non fossero Gran Croce «o» impediti legitimamente et nelle cose loro si procede sommariamente senza scritture, intesa sola la verità del fatto, et senza essaminar testimonij se non in voce, et à questo modo si determinano cause gravissime. Nelle cause criminali non si da termine a far le defensioni «al reo ne s'intende sorte alcuna di defensioni» et se pure alle volte per gratia si ammette alcuno à mostrar l'innocenza sua, tutte le prove che fà si mettonor a parte, et il più delle volte si neggono, ò non si fà caso alcuno.

Il medesimo ancora s'osservas nella Giustitia ordinaria, che si fà con gl'huomini dell'Isola.

Tutti li Priori, et Balij sono Gran Croci, li quali intervengono al Consiglio, dove sono necessarij tanto l'otto Balij Conventuali, che sono li Capi delle lingue chiamati Pilieri, et come essi sono impediti, ponno et devono mandare in luogho suo un Cavaliere de più anziani della Religione.

La Religione ha d'entrata ordinaria che si cava di Risponsionit che si pagano dell'entrate di Priorati, et Commende: scudi 64487 l'anno.

Delle spoglie de Religiosi che moiono computato l'uno anno con l'altro, delle vacanti cioè per il primo anno, et spesse volte secondo dall'un San Gio. [p.179] Battista all'altro: scudi m/30 e più, di modo che tra questo et altre entrade ordinarie et estraordinarie si fà conto che la Religione habbi d'entrata da scudi m/124 l'anno. Le spese della Religione saranno da m/120 scudi l'anno in circa.

Le comende della Religione in tutte l'otto lingue compresi li Priorati, Baliaggi, et la Camera Magistrale sono circa numero 600.

  Provenza tiene Commende:
Cavalieri 200. Nelli due Priorati di Sant'Egidio, et Tholosa, con il Baliaggio di Monoascau, compresi dieci Cappelani: numero 68.
  Alvernia:
Cavalieri 150. Nel Priorato d'Alvernia col Baliaggio di Lione con 13 de Cappelani: n°. 65.
  Francia:
Cavalieri 200. Nelli Priorati di Francia, Campagna, et Aquitania con venti quattro de Cappellani: n°. 110.
  Italia:
Cavalieri 455v. Nelli Priorati di Roma, Lombardia «Pisa», Venetia, Capua, Barlettaw, et Messina, compresi li Baliaggi di S. Eufemia, Sto. Stefano, Venosa, et Napoli, et otto de Cappellani: num. 165.
  Aragona:
Cavalieri 116. Nella Castellania d'Emposta, et Priorato di Catalogna, et Navarra, con li Baliaggi di Maiorca et corpi, et Nove de Cappellani et serventi: no. 70.
  Inghilterra:
Cavalieri 4. Nelli Priorati d'Inghilterra et Hibernia, con il Baliaggio dell'Apulia: no. 17.
  Alemagna:
Cavalieri 35. Nelli Priorati di Alemagna, Boemia, Ungheria, et Dalmatia, con il Baliaggio di Brandemburgh, con 4 de Cappellani: num. 35.
  Castiglia:
Cavalieri 240. Nelli Priorati di Castiglia, et Lione, et Portogallo, con il Baliaggio di Lorenax nove de Cappellani: no. 70.

 [p.180] Cavalieri in tutto 1400.

Cappellani et servienti in circa 200.

Il Sig. Gran Mastro hà d'entrata ordinaria circa scudi m/30: spende d'ordinario con il salario d'officiali scudi m/18. L'entrate sue consistono in Terreni dell'Isola per scudi m/4 nelle Gabelle da scudi 6000 delle pensioni, che pagano le Camere Magistrali da scudi m/16, et di piatto che li dà il Thesoro da scudi m/4: l'entrate straordinarie ascendaranno a circa oltre scudi m/10: consistono nelle Commende di gratia delle quali

n'hà un'annata ogni cinque anni, ch'è in gratia et ne da una per Priorato, et delle Camere Magistrali n'hà due annate, et le dà sempre che vacano.

Può distribuire à beneplacito suo le Commende Magistrali, le quali sono numero vent'uno, cioè una per ciaschun Priorato, che vi domandano Magistrali, perchè sono applicate ad uso, et servitio del Signor Gran Mastro, il quale perciò le può tenere, overo dar ad altri, et piglia per rigaglia sua li frutti di due anni, li quali se non gli sono pagati fra sei mesi, può libera-mente dare la commenda Magistrale ad un altro.

Può ancora dar delle Commende di gratia per ogni Priorato, uno ogni cinque anni.

La spesa della Casa dove stanno per servitio suo:

Mastro di Casa

Un Cavallerizzo

Tre segretarij Italiano, Francese et Spagnuolo.

Dieciy Paggi, Trinuante, et altri, fino al numero di persone,

Qualità del Sig. Gran Mastro.

Il Signore Gran Mastro è della Lingua Alvernia, il quale essendo Marisciallo già due anni et mezzo doppo la morte de Monsig. di Monti, fù assunto al Magistrato. Hora è di anni 72 ma è allegro et prospero e un poco sordo che non intenda se non se gli parla d'appresso et con voce alta.

E' Religioso et Devoto assai, fa fare una Chiesa a spese sue, che sarà la Principale, che non gli può costare manco di scudi m/25. Ama la Giustizia, nella quale è tenuto, più tosto rigoroso che mite.z

Ogni, mattina innanzi Pranzo, và a servire tredici poveri, a quali dà dapranzo, dove la Gran Croce servono da Cucina le vivande le quali porgono in mano ad esso Gran Mastro che le distribuisce in tavola.

Et prima che li Gran Mastri si trasferissero alla Città nuova, dove ancora non è fabricata l'infermeria che pur stà in vecchia Vittoriosa, ogni venerdì usava il Gran Mastro andar processionalmente à detta Infermeria «et la mattina serviva di sua mano a poveri che mangiavano nella quale infermeria» saranno sino a quaranta letti publici, et molti altri in Camere Private per Cavalieri che tutti sono serviti bene, et mangiano in Argento; vi sono buoni Medici, Preti, Ceririgici, et Eccellente spetiaria e tra l'altre cose vi è una Cisterna d'acqua piovana grandissima che in tempi carestosi dà da [p.181] bere a tutta la Città.

In tavola, et nel Consiglio siede sotto Baldacchino, ne con lui si mangia altri, che Gran Croci, li quali seggono a basso di lontano in seggio senza poggio, e servito da dodici Paggi nobili, che portano le vivande in tavola, dove il suo Mastro di Casa li fà la credenza d'ogni sorte di cibbi, et il Coppiero del bere.

Li Cavalieri poi in Malta vivono assai otiosi senza darsi ad alcun'essercitio «d'armi o di lettere».

Vi è ancora il Prior della Chiesa, il quale per privileggio della Sede Apostolica, hà Giurisditione spirituale et facoltà di scommunicare et assolvere li Religiosi suoi, e capo della Chiesa di San Giovanni, et ha l'uso della mitraa e del baculo.

In questa Chiesab vi sono di molti Preti di varie nationi che servono et sono al numero di quaranta et 10 Diaconi i quali hanno provisione, molti vivono a gI'alberghi di Cavalieri in Compagnia, cantano in Choro gl'officij divini, et le messe all'usanza del Santo Sepolchro di Gierusalemme, chè simile a quello di Carmelitani, et altrimente non usano ne il Messale, ne il Breviario Romano.

Questi secondo l'ordine dell'anzianità loro conseguiscono delle Commende, che sono Communi a loro, et à fra serventi.

Di quest'ordine di Preti si elegge il Priore della Chiesa et il Vescovo quando vacano il Priorato et Vescovado e ben vero che vacando il Vescovado si nominano tre Preti per Vescovo de quali ne sceglie uno il Re Cattolico che poi è confirmato da Sua Santità.

Vi è il 2 ordine de Cavalieri che si domandano fra serventi, i quali sono inferiori a Cavalieri di Nobilità d'amministratione e di dignità et valuta Commende: questi servono a certi loro officij, et sono capaci delle Commende che convengono all'ordine suo.

Vi è la mezza Croce, che si dona ad Alcuni che godino di Privileggio dell'esenzionec ma non hanno obligo alcuno, non ponno haver Commende et altre dignità della Religione.

Seconda Parte

Dell'Isola di Malta.

L'Isola di Malta detta Melitad, per essere discosta dalla Sicilia sessanta miglia, solamente, si può chiamar membro d'Italia, più tosto che di Africa dalla quale è lontana più di duecento miglia.

E' posta nel mare Mediterraneo, senza Boschi, senza fiumi, con alcune montagnuole inequalie e cavernose à canto del Mare.

Il Circuito è di sessanta miglia, et la larghezza di dodici con la lunghezza di ventidue, et si intende che questa è più lontana da terra ferma [p.182] che nessun'altra Isola.

E' tutta sasso, però in molti luoghi e nella moggior parte dell'Isola la terra è alta due o tre palme che fa buon frutto et produce quantità di lino, grano, cottone et cimino,et se li Paesani fussero più industriosi a lavorar il terreno o che si applicassero più d'animo che non fanno ò per non sapere ò pure perché stanno in continuo pericolo et paura d'esser assaltati da Turchi, procedano freddamente in lavorar la terra.

Li frumenti che si raccoglino non bastano per l'uso de gli Habitatori, i quali si proveggono poi dalla Sicilia con tutte l'altre cose necessarie.

In questa Isola non vi piove ordinariamente cinque mesi dell'estate, nel qual tempo si sentono di gran calor, all'ottobref, poiché comincia a piovere tutta la terra etiandio tutti li sassi stessi fioriscono da varie sorte d'herbe et di fiori, come serpillo, thimo, et finocchi marini.g Tutto l'anno vi durano le mosche.

Li Cavalli et muli hanno l'unghie tanto buone che spesse volte se ne servono senza ferrarle.

Aristotile ne Problemi dice,h che in quest'Isola nascono cagnuoli piccolini con li peli lunghi et servono per dilitia: però che adesso non se ne trovano si può credere ò che questi fussero già o pure che siano nell'altra Isola di Malta verso l'Epirro; qui vi ne ho visto grandissima Carestia.

In quest'Isola vi sono Vestigij di due tempi j antichi, l'uno dedicato a Giunone, et l'altro a Hercole.

Fù altre volte sogetta à Batto Rè, poi venne sotto 1'obidienza di Cartaginesi, et per ciò usano ancora li Maltesi di parlar simile a quello dell'antichi Cartaginesi. Poi fù dominata da Romani, che vi mandavano i loro Pretori. Venne poi in potere di Serracini.

Et ultimamente nell'anno 1090 fù occupata insieme col Gozzo da Ruggiero Conte di Sicilia, et dall'hora in poi sempre è stata dominata da Principi Christiani.

Vi è la Citta Vecchia dentro à terra; vi è il Borgo, che hora si chiama la Città Vittoriosa, che fù fabricata per la Commodità et difesa del Porto dal gran Mastro l'Isladamoi nel Principio, che la Religione hebbe il possesso dell'Isola et che si mantenne con l'assedio del turco, 1565,* et hora vi è la Città, di Valetta nuova, la quale per fortezza di sito et di mura si rendè inespugnabile.

Quest'è l'Isola dove San Paolo partendosi da Candia capitò dalla furia del vento Euro che all'hora incrudeliva ancorché altri benché falsamente dicono, che fù all'altra Malta contro l'Epiro.

Qui la Chiesa Cathedrale è dedicata a San Paolo, e niun serpente, ò scorpione in quest'Isola è velenoso, ansi si sono portati da forastieri men, tre sono qui non usano il veleno, che essendo trasportati altrove, perché subito 10 repiglino, et usino.

[p.183] Vi è il Porto dove San Paolo sbarcò che si dimanda la Casa di San Paolo, dove è anco una Chiesuola à lui dedicata.

Vi sono certi Cappelli, i quali per gratia di San Paolo in tutte le parti del mondo si guariscono i morsi di serpenti e di scorpioni, ch'è tutto Beneficio di San Paolo, che essendo morso dalla Vipera, non sentì alcuna lesione.

La figura di quest'Isola è simile ad un Pesce largo di Corpo.

Le Rive d'intorno quasi tutte sono basse et Cavernose, cavate dal mare, il quale intorno è molto pericoloso, et molto più nel canale che fà verso la Sicilia, che in altra parte verso la Barberia.

La Gente del Paese sono olivastre, atte à durar fatiga et vivono senza delicatezza nessuna.

L'aria vi è molto salutifera, et ventosa, quali senza neve, et senza ghiaccio, et gli huomini vivono asai, et alcuni cento anni, e più, et io ne ho conosciuto uno vecchissimo, che diceva havere cento et dieci anni, il quale caminava ancora et si accattava il vitto d'elemosina.

Dirimpetto alla puntaj di quest'Isola vi sono due Isolette inhabitate, et inculte, Comino et Cominetto, et cinque miglia discosto è l'Isola del Gozzo, che circonda trenta miglia, ch'è fertile, et habitata et di molto giovamento a Malta.

In quest'Isola vi sono Casali     ...         ...         ...         ...        no. 33

Cappelle, ò vogliamo dire Parrochie Regale ... ...         ...         no. 8

L'anime utili m/10 inutili m/14 in tutto    ...         …        …        m/24

Al Gozo ne saranno d'Altre      ...         ...         ...         ...         m/ 3

Li futili  ...         ...         ...         …        …        …        …        m/ 4

Il numero delli Giumenti, et Cavalli       ...         ...         ...          6000k

L'entrate di tutta l'Isola di scudi            ...         ...         ...          6000

Quale si assegna al signor Gran Mastro per spesa sua particolare.

In quest'Isola vi sono molti Porti buoni, il Principale è capace di 300 Vascelli in circa, et Guarda per Greco et tramontana,

Il Porto di Marsamuscetto, in mezzo al quale era Principale, stà la Porta di Sant'Elmo, che guarda per Grecale, et è capace di Vascelli di remo no. 300. Questi sono li due Porti Principali.

Da Marsamuscetto, fino alli Caletti vi sono miglia due. Dalli Caletti sino alla Cala di San Giorgio vi sono miglia due, et la bocca guarda per grecale.

Dalla Cala di San Giorgio insino al Porto di Bernurat sono miglia sei, et la bocca guarda per Greco, et tramontana et è capace di Galere venti.

Dal Porto Bernuratl insino alla Cala di San Paolo sono miglia due, et la Bocca guarda per Greco et Levante, et è di lunghezza di miglia due. Nella medesima Cala di San Paolo vi è un'altra Caletta chiamata La Maestra, che è capace di Galere No. 4 et là sono molte fontane di Acqua.

Dalla Cala di San Paolo sino alle Saline v'è un miglio, et è di [p.184] Lunghezza miglia due. La Bocca guarda per Greco, tramontana, vi sono gran fontane.

Dalle saline insino al freo, vi sono miglia due, et guarda l'una parte per Greco, et l'altra per libercio, tra il freo et Comino, che sono due miglia vi ponno stare molti Vascelli da Remo, et quivi si fermò tre giorni l'armata turchesca di quattrocento vele, di ottobre 1524m ritornando dalla presa della Goletta, et del forte di Tunis.

Dal freo sino al Migiaro sono otto miglia, la Bocca di questa Cala guarda per Maestro.

Dal Migiaro sino à Pietra negra sono miglia sei.

Da Pietra negra a Marsascirocco «sono miglia otto, la bocca grande per mezzo giorno, scirocco, et» una Cala grande et gira miglia sei, et caperia assai vascelli da Remo.

Da Marsascirocco sin à Marsascalla sono miglia cinque, et la Bocca guarda per Levante.

Et da Marsascalla sino al Porto principale sono miglia otto.

Il raccolto di frumenti communemente ogn'anno sarà di somme num     …        4000

Il raccolto d'orzio communemente somme        ...         ...         ...         …       1300

Il raccolto di Cimini communemente ogn'anno cantara numero …        …        1200

Il raccolto di cottoni cantara     ...         …        …        …        …        …       3000n

Il Governo, e che si tiene in farsi:

Provisioni, quando si dubita dell'Armata

Si spediscono 4 ò 6 Capitani delle terre: nationi Francia, Italia, Spagna, per Sicilia, Napoli et Roma a far soldati.

Si deputano tra Cavalieri, ò Commissarijo anziani, Algozinip Reali per l'Isola delle dette nationi, che hanno auttorità supremaq di provedere, et commandare alle genti, ritrovar la Vittovaglia, et fare quanto è necessario, dar ricapito alli alloggiamenti di soldati, far bandi.

Si spediscono Vascelli, et le Galere alla Busca d'altri vascelli, à i caricatori di frumenti per la costa di Sicilia, et si prendono quelli che si trovano, pagando loro il Nolito «et dandole tratta» della presa.

Si deputa un Governatore alla Città vecchia, che faccia provedere alle Guardie, et tener cura del Populo, che stia unito et animoso.

Si raddoppiano le Guardie alle marine, et cosi alle fortezze, et si fanno condurre dentro d'esse le robbe, molini et Vittovaglie. Le porte deller muraglie et fortezze, si distribuiscono alle otto lingue, et ogn'uno havrà cura di difender la Posta Sua che gl'è stata assignata. Però Nisi Deus custodierit Civitatem frustra est qui custodit eam.


[1] Cfr. A. Mifsud, "L'approvigionamento e l'Università di Malta nelle passate dominazioni" in ArchivumMelitense, Vol. III, pp. 163-212, 223-234. Vedasi pure Biblioteca Apostolica Vaticana, MS. Vat. Lat. 14148, "Privilegi concessi ai Maltesi dai Serenissimi Re di Aragona."

[2] G.M. Depiro, Squarci d'Istoria e ragionamenti sull'Isola di Malta (Malta, 1839), p. 62.

[3] Il primo storico Maltese, G. Francesco Abela, pubblicò la sua opera Descrittione di Malta nel 1647.

[4] Royal Malta Library, Archives of the Order of Malta (A.O.M.), 1338, f. 33.

[5] R. Valentini, "I Cavalieri di S. Giovanni da Rodi a Malta, Trattative Diplomatiche", in Archivum Melitense, Vol. IX, p. 171.

[6] A. Vella "St. Pius V and Malta", The Maltese Rosary, Vol. I, pp. 9, 12.

[7] R. Valentini, "Organizzazzione municipale e classi sociali in Malta alla fine del secolo XIV", Archivio Storico di Malta, Vol. VIII, p. 125-152.

[8] R. Paribeni, Malta, un piccolo Paese dalla grande storia, (Roma, Danesi Editore, 1925), pp. 105-106.

[9] Cf. B. Blouet, The Story of Malta (London, 1967); id., Town Planning in Malta, 1530-1798 (Liverpool, 1964).

[10] A. Vella, The University of Malta, A Bicentenary Memorial (Malta National Press, 1969), pp. 4-8.

[11] A. Vella, The Tribunal of the Inquisition in Malta (Royal University Historical Series), 1964, p. 12, pp. 45-47.

[12] Archivio Inquisitore di Malta, Memorie scritte da Mons. Gregorio Salviati, Vol. I, p. 44.

[13] Vedi Bartolomeo dal Pozzo Historia della Sacra Religione Militare di S. Giovanni Gerosolimitano, Verona, 1703, Vol. I, pp. 86-89; Gio. Antonio Vassallo, Storia di Malta (Malta 1890), p. 512.

[14] V. Borg, The Seminary of Malta and the ecclesiastical Benefices of the Maltese Islands (Malta, 1965), pp. 2-4.

[15] Dal Pozzo, ibid.

[16] S. Salelles, De Materiis Tribunalium S. Inquisitionis (Roma, 1631), p. 57.

[17] Id. ibid.

[18] Archivio Segreto Vaticano, Fondo Malta, Vol. I, p. 52: Beatissimo Padre, E' gionto al 1° di questo (Agosto) Mons. Pietro Dusina protonotario apostolico, che la Santità Vostra è stata servita come la supplicai farmi gratia mandar qui per servitio di N.S. Dio, et universale quiete di questa sua fidelissima Religione et mia. E l'ho ricevuto con quel decoro et honore, che più ho giudicato esser conveniente alla dignità, et autorità con che è venuto per parte della Santità V., alla quale rendo infinitissime gratie, che si sia degnata mandarmi persona tanto essemplare, dotta et integra, che è del tutto conforme al giusto mio desiderio, il quale non è, né sarà mai altro, che di far come devo, et operar, che si faccia rettamente ogni servitio di N.S. Dio, et della S.V., et che si conoschi più chiaramente la fideltà, et devotione mia verso di lei, et di quella Santissima Sede: et tenendo per fermo, che di tutto questo il detto Protonotario sarà oportuno instromento, et fidel ministro di V. Santità. Io ne sento grandissima contentezza, et tanto maggiore, quanto che da Giacomo Bosio mio agente per parte di lei sono assicurato, che per benignità sua non m'abandonerà mai della Santa Sua Protettione — et favore: si che posso dire che sento essermi accresciuti molti giorni di vita con questa complitissima consolatione, della quale senza fine ne bascio li S. mi piedi a V. B.ne la quale N.S. Dio conservi longamente felicissima come ha bisogno la christianità. Da Malta alli V di agosto 1574. Di V. Santità, humilissimo et devotissimo servo, il Maestro dell'Hospedale di Hierusalem, f. Jehan Levesque «La Cassière.»

[19] Vella, ibid., pp. 17-18.

[20] Id. ibid., p. 5.

[21] Cfr. Pierre Blet, Acta Nuntiaturae Gallicae, Paris-Rome, Vol. II, 1962.

[22] Vedasi A. Gauci, The Nunciature of Mgr. Lambruschini in France, Malta, 1964.

[23] R. Canchie e R. Maere "Receueil des instructions générales aux nonces de Flandre",

(Brussels 1904), p. 10.

[24] Cfr. Brevi, 736, p. 349. Vedasi P. Blet, ' The Nunciatures in History" in L'Osservatore Romano, weekly edition in English, August 7, 1969.

[25] Blet, ibid.

26a Dal Pozzo ibid.

[26] È vero che oggi si guarda agli interventi dei Papi per mezzo dei suoi rappresentati come un'ingerenza, ma bisogna ricordare che anche i sovrani ed i principi avendo potere di istituire vescovi diocesani incorrevano nelle stesse ingerenze. Così dopo il Papa Gregorio XIII, i delegati "erano incaricati di sorvegliare il comportamento di principi nella nomina dei Vescovi. Blet, ibid.

[27] "Quarum haersum crimine, et labe infectos, seu de eis suspectos, vel diffamatos, illorumque sequaces, fautores publicos ... Sanctae Matris Ecclesiae gremio revocandi." Salelles, ibid.

[28] "Ma con facoltà limitata circa i Cavalieri e Religiosi Gerosolimitani," scrive ancora Dal Pozzo, ibid., pp. 88-89.

[29] … aliud munus ... visitandi scilicet totam Nane Diocesim Melitensem." Salelles, ibid.

[30] "Vicesimo ottavo Januarii XIII ind. 1481 Consilium generale congregatum per dominos iuratos Civitatis meliveti super facto cappellani missi ut asseritur per reverendissimum dominum episcopum, hoc est si acceptetur vel quid agendum sit de hujusmodi negocio cappellani ex quo iste missus est juvenis et linguam hujus insule ignorat." Vedasi il documento in La Diocesi, Bollettino Ufficiale Ecclesiastico di Malta, Vol. III, (1918-1919), pp. 203-204.

[31] Nella Visita Apostolica di Mons. P. Dusina, conservata nell'Archivio Segreto Vaticano, S. Congregatio Concilii Visite Apostoliche, MALTA, 1575; si legge: p. 242r: Don Antonio Vassallo, " ... Pigliai li 4 ordini Minori tutti insieme dal Vescovo di Giorgeta in Sicilia; altri ordini sacri ciò è lo subdiaconato, diaconato et presbiterato in tre dì festivi li pigliai in Roma, dove non pagai niente, ma se mio patre havesse pagato in Giorgeta qualche cosa; io non lo so."

Nella Visita Apostolica di Mons. P. Dusina, conservata nell'Archivio Segreto Vaticano, S. Congregatio Concilii Visite Apostoliche, MALTA, 1575; si legge: p. 242r: Don Antonio Vassallo, " ... Pigliai li 4 ordini Minori tutti insieme dal Vescovo di Giorgeta in Sicilia; altri ordini sacri ciò è lo subdiaconato, diaconato et presbiterato in tre dì festivi li pigliai in Roma, dove non pagai niente, ma se mio patre havesse pagato in Giorgeta qualche cosa; io non lo so."

p. 249v. Dominus Mattheus Macro. . . "la prima tonsura l'habbi qua in Malta dal Vescovo Cubelles al quale diedi lo pettine, tovaglia, forfici et candela; li 4 ordini li pigliai a Messina dall'Arcivescovo di Reggio dall'Ordinario di S. Francesco di Paula con licentia del mio ordinario; lo subdiaconato,, diaconato et presbiterato li habbi in più anni dal vescovo di Catania in Sicilia, et quando pigliai il subdaconato ero d'anni 18, et pigliai li tre ordini sacri tra un anno perchè hebbi un breve dal Papa di potermi promuovermi alli ordini sacri in questa età, ciò è una bolla della Cruciata del Vicario di Messina, chiamato Don Pietro Dansalone, Canonico Messinese, qua-le ancora credo viva, che vendeva queste bolle 4 scuti l'una, benchè io la pagai un scuto, et non pagai niente al vescovo perchè mi ordinasse: al notaio pagai due tarini per lo privilegio."

p. 278: "Don Hieronimus Xiara, presbyter Melitensis ... Tantum legit Missale; in reliquis dixit numquam didicisse grammaticam, nec litteram intellexisse, et est actatis annorum 64." E così di tanti altri come "Fr. Joseph Scielone ... fuit examinatus super eius idoneitate, et sufficientia, literas non didicit, nec est multum verstatus in pratica confitendi nihilominus ob penuriam confessorum poterit tolerari. Fr. Thomas Bartholus ...fuit examinatus super eius idoneitate, et sufficientia, licet parum satisfecerit, cum litteras ignoret: tamen ut in alijs ob necessitatem potest tolerari."p. 278: "Don Hieronimus Xiara, presbyter Melitensis ... Tantum legit Missale; in reliquis dixit numquam didicisse grammaticam, nec litteram intellexisse, et est actatis annorum 64." E così di tanti altri come "Fr. Joseph Scielone ... fuit examinatus super eius idoneitate, et sufficientia, literas non didicit, nec est multum verstatus in pratica confitendi nihilominus ob penuriam confessorum poterit tolerari. Fr. Thomas Bartholus ...fuit examinatus super eius idoneitate, et sufficientia, licet parum satisfecerit, cum litteras ignoret: tamen ut in alijs ob necessitatem potest tolerari."

[32] Pompeo Falcone, "La Nunziatura di Malta dell'Archivio Segreto della S. Sede," Archiv. Stor. Malta, Vol. V, p. 264 trascrive la lettera seguente del Archivio Segreto Vaticano, Fondo Malta 124, f. 133v: Lettera di Monsignor Pietro Dusina al Vicario di Malta (Mons. Leonardo Abel) (20 settembre 1577): "Molto Rev. come Fratello — Viene ordine a Vostra Signoria di eseguire la visita, e certe altre ordinazioni; io credo che farà volentieri, e con diligenza questo servizio; pure ne la prego ancor io particolarmente, per il desiderio, ch'ho del bene di quell'Isola alla quale in quello che potrò m'ingegnerò sempre di fare ogni servizio: V.S. si con-servi sana e voglia raccomandarmi agli Amici, e massime al mio Arciprete, e me lo raccomando di cuore. Di Roma li 20 settembre 1577. Come fratello per servirla sempre P. Dusina.

[33] Id. ibid., p. 186.

[34] A. Bonnici, "L'inquisizione di Malta, 1561-1798", Melita Historica, Vol. V, p. 17.

[35] Dell'Inquisitore di Malta, Origine e Giurisdizione", Malta Letteraria, Nuova Serie, anno II, nn. 2-11 (Febbraio — Novembre 1927).

[36] Id. ibid.

a a. V e M anno 1219: evidentemente errore di stampa. Vedi Bosio, Dell'Istoria della Sacra Religione et Ill.ma Militia di S. Gio. Gierosolimitano (ed. 1621), p. 840;

b M perso;

c M Ottavo;

d M Zizimi fratello di Baiazet;

e [footnote text missing]

f V detto;

g M avverenza;

h M. Alessandro VI [siamo nel 1492 quando morì Innocenzo VIII e gli succedette Alessandro VI].

i Ambosua.

j M assalti a;

k M a;

l M le concesse.

m M dimandano;

n M 32 ½ l'anno;

o V d'Isola;

p manca il Priorato d'Ungheria.

q V dandosi;

r V commettono;

s M si serva;

t V risposte

u V Alontosca;

v V 465;

w Barletto;

x Sirena.

y M dodici;

z V altro;

a V della Militia:

b V città;

c V. Assunzione;

d V Militia;

e V nei quali;

f V all'8 di Ottobre;

g V finocchino Romano;

h Vedasi J. Busuttil, "The Maltese Dog". Greece & Rome, Vol. XVI, No. 2, October 1969;

i V. Solodano.

* 1566.

j V pianta;

k V 400;

l M. Beinuarrat.

m M 1574;

n V 300;

o M Commendatori;

p V agezzini;

q V in prima;

r V risposte nelle.