Source: Melita Historica. A scientific Review of Maltese History. 5(1970)3(239-247)

[p.239] Dottor Paolo Fabrizj:
L’attività chirurgica dell’esule italiano Dottor Paolo Fabrizj a Malta.

Scritto letto durante il 20 Congresso Nazionale dell’Associazione Otologi Ospedalieri Italiani tenuto a Malta il 4 maggio 1967.

by Dr Paul Cassar M.D., B.Sc., D.P.M., F.R.Hist.S.

Summary

Dr Paolo Fabrizj, from Modena, sought political asylum in Malta several times during the 19th century. He was particularly interested in the surgery of the ear and in orthopaedics; in fact he performed forty such operations in Malta. He also pioneered plastic surgery in the Island where he published an account of the reconstruction of the nose of a young Maltese woman. He left Malta in 1843 but was back for a slight spell in 1848 with other refugees. He died at Nizza in 1869.

Durante gli anni turbolenti del Risorgimento, Malta era divenuta una fucina incandescente del movimento insurrezionale italiano; un asilo ospitale di fuorusciti liberali; un focolaio propagandistico di stampati rivoluzionari e una tappa delle corrispondenze segrete dei congiurati e perciò uno spinoso rompicapo della polizia degli stati reazionari della penisola italiana.

Fra tanti esuli che a Malta trovarono rifugio, figurano in epoche diverse parecchi membri della professione medica. Ricordiamo il medico forlivese Carlo Cicognani Cappelli (1783-1838) che divenne professore di Filosofia e poi di Matematica nella nostra Università; il medico catanese Ignazio Riccioli (1806-1851), il quale si presto a pro degli infermi poveri durante il colera del 1850; [1] il napoletano Dr Francesco Colloridi (1859) che riceveva gratuitamente a casa sua i poveri che avevano bisogno del suo aiuto professionale; [2] il Bolognese Dr Francesco Collini (1845-1846-47); ed il modenese Dr Paolo Fabrizj (1805-1859). [3]

In occasione di questo convegno scientifico di specialisti italiani ci lusinghiamo di fare una cosa gradita ai nostri ospiti nell’onorare la memoria di uno di questi esuli – il Dr Paolo Fabrizi – la cui opera sanatrice a Malta assume un significato del tutto particolare per i suoi [p.240] cospicui servigi nell’arte operatoria.

Paolo aveva tre fratelli. I quattro Fabrizj furono costretti per ragioni politiche ad abbandonare il suolo italico e rifugiarsi nella nostra isola.

Carlo giunse qui nel divembre del ’38 e morì nel ’46. In questo stesso anno venno il fratello Luigi che nel ’60 prese parte alla battaglia del Volturno.

Il più noto, come combattente e uomo politico, fu Nicola il quale arrivò a Malta il primo novembre del ’37. Egli era capo della “Legione Italica” e da Malta, in associazione col Mazzini, diresse per circa venticinque anni il movimento rivoluzionario nell’Italia meridionale e altre parti del Mediterraneo. Egli partecipò ai moti siciliani del ’48, ritornò a Malta nel ’53 ma fu di nuovo in Italia nel ’60 coi Garibaldini. Nel febbraio del ’64 sbarcò per l’ultima volta a Malta dove il mese suvvessivo accolse Giuseppe Garibaldi il quale sostò nella nostra isola per due giorni durante il suo viaggio per l’Inghilterra. Nicola partì definitivamente da Malta il 3 maggio del ’64. [4]

Paolo Fabrizj nacque il 15 ottobre 1805 a Modena. Appena finiti i suoi studi di medicina, s’impegnò nella lotta politica. Egli fu arrestato il 3 febbraio 1831, ma fu messo in libertà due giorni dopo rifugiandosi in Corsica, dove esercitò la sua professione di medico.

Egli fu il primo dei Fabrizj a toccare Malta nel ’34. Fu di nuovo qui il 23 agosto del ’38 arrivando da Costantinopoli e rimanendo nell’isola per un mese quando partì per Marsiglia. Verso la fine di agosto del ’39, come membro della “Legione Italica”, fu incaricato da Nicola di recarsi a Parigi e a Londra per incontrare Mazzini e altri capi dell’emigrazione italiana ed invitarli a partecipare ad una Guerra d’unsurrezione ideata da Nicola e che doveva aver inizio nell’Italia meridionale e poi avanzare verso il settentrione.

Ritornando a Malta il 26 dicembre del ’39, Paolo restò tra noi per parecchi anni.

È contro questo sfondo intessuto di vicende politiche e di frequenti spostamenti e di spirito di abnegazione che Paolo Fabrizj svolse la sua attività chirurgica a Malta. Nel frattempo egli aveva trovato tempo ed occasione di praticare la chirurgia a Parigi ed era diventato ben noto in varie branche in quest’arte “per le sue osservazioni … ricordate nelle opere del Professore A. Velpeau, della Clinica Chirurgica all’Accademia di Parifi, e di Astley Cooper il famigerato Chirurgo di Londra [5] 55; e per i suoi lavori sulle malattie dell’orecchio.

[p.241] Infatti egli si era dedicato allo studio della patologia di quest’organo nel 1827, cioè quando era ancora studente all’Università di Pisa. Egli già pensava a perfezionare i metodi allora impiegati per la trapanazione della membrana del timpano – operazione che in quei tempi era stata quasi abbandonata da molti chirurghi a causa dell’imperfezione degli strumenti che non davano risultati permanenti. Per ovviare a questi difficoltà alcuni chirurghi cauterizzavano la membrana con caustici. Quest’operazione, però, produveva o una perforazione troppo piccola che si obliterava facilmente o una troppo grande, con molta perdita di sostanza e danno agli ossicini. Per sostituire questo metodo, il Fabrij inventò uno strumento consistente in una asta sottile d’acciaio che si infilava in una cannula con una punta tagliente. L’estremità dell’asta finiva in una spirale e sporgeva oltre il bordo tagliente della cannula. Praticata la perforazione della membrana per mezzo della punta dell’asta si dava un movimento rotatorio alla cannula perforando così lo spessore della membrana in maniera tale da rimuoverne un disco circolare di una linea di diamtero. [6]

Il Fabrizj mandò questo strumento al Professore Antonio Scarpa di Pavia, l’allievo di Gio Battista Morgagni e l’amico di Alessandro Volta e di Lorenzo Spallanzani. Lo Scarpa si congratulò con il Fabrizi per lo strumento che egli stimò “assai ingenioso”. “Non posso quindi che lodare grandemente”, scrisse lo Scarpa, “il di lei assunto ad oggetto di trovare il modo per cui la istituita perforazione rimanga costantemente apera”. [7]

Il Fabrizj presentò con successo il suo strumento e il suo lavoro su questa operazione alla Società Medico-chirurgica di Livorno nella seduta del 4 Marzo 1827. Incoraggiato da questa accoglienza, egli proseguì le sue ricerche che più tardi sottomise all’Accademia di Livorno (1827), all’Accademia d’Incoraggiamenti di Napoli (1829) e , in fine, all’Istituto Italiano di Milano (1830). [8]

Nel’39 pubblicò, in francese, un riassunto delle sue lezioni sulla medicina operatoria accustica date alla scuola pratica di medicina di Parigi. In questo opusculo di 43 pagine e due tavole illustrative, egli trattò la chirurgia del canale uditivo esterno e specialmente la sua esplorazione, l’estrazione di copri estranei e l’estirpazione di polipi; discusse pure la perfirazione e la trapanazione della membrana del timpano e il cateterismo [p.242] della tromba e del canale d’Eustachio

Il suo interesse nella chirurgia si allargò col passare degli anni estendosi ad altre branche come la tentomia e la chirurgia plastica. Infatti egli aveva sperimentato l’autoplastia sopra dei conigli avendo trapiantato con successo estese porzioni di membrana mucosa boccale. [9]

I primi indizi dell’esplicazione della sua opera chirurgica a Malta sono del 1840. “Il Portafoglio maltese” del 3 febbraio annunciava che ventidue giorni prima il Dr Fabrizj aveva praticato con felicissimo esito cinque operazioni di tenotomia intese a correggere l’inclinazione laterale del capo e dei piedi torti. Il giornale aggiunse che benché queste operazioni si facessero da vari anni in diversi centri d’Europa, i chirurghi maltesi non le avevano cimentate per “prudente riservatezza” e che Fabrizj fu il primo ad eseguirle in quest’isola. Queste osservazioni provocarono che l’operazione di tenotomia era già stata eseguita a Malta sul cadavere e anche nel nostro teatro anatomico, dissero che “il vero motivo … pel quale non venne praticata è quello di non averla creduta mezzo sufficiente a produrre un perfetto ristabilimento nei pochi casi che fin’allora erano capitati”. [10] Nessuno, però, negò il fatto, che fu il Fabrizj a dare per primo delle pubbliche prove della praticabilità e utilità della tenotomia. [11]

Sino ai primi di giugno del ’40 il Dr Fabrizj aveva eseguito quaranta tenotomie su individui di età differenti dagli otto mesi fino ai quaranta anni. Il giornale maltese “Il Mediterraneo” commentò: - “Nessun caso sinistro ha smentito la sicurezza di queste operazioni le quail tutte portarono numerosissimi vantaggi”. [12]

A quest’epoca il Fabrizj offrì al governo maltese di eseguire gratuitamente delle operazioni riparatrici che, se non completamente ignote a Malta, non erano state fin’allora eseguite nell’Ospedale Civile. Il segretario Principale di Governo non solo accettò l’offerta ma ordinò ai membri del Comitato delle Istituzioni Caritatevoli Governative, che allora amministravano gli ospedali del governo, di mettere a disposizione dei Fabrizj una sala dell’Ospizio della Floriana per questo scopo. [13] Un avviso affisso sulla porta dell’Ospedale Civile e pubblicato anche a voce nelle chiese durante la messa, invitò tutte le persone povere con piedi torti, deformità delle labbra e del nase e cicatrici sfiguranti, che desideravano di essere operate dal Fabrizj, di recarsi al cosiddetto “Stabilimento [p.243] Pubblico per le Deformità” nell’Ospizio degli Invalidi. [14]

Questo stabilimento funzionò fino al 31 dicembre 1840 quando i pazienti furono dimessi, eccetto tre che erano ancora convalescenti. I membri del comitato espressero al governo il loro apprezzamento dell’opera del Fabrizj e la loro piena soddisfazione del modo in cui egli l’aveva prestata gratuitamente con la massima diligenza e assiduità verso i pazienti e raccomandavano a Sua Eccellenza il Governatore di rilasciare un certificato al Dr Fabrizj testimoniando la gratitudine del governo per quest’opera di carità. [15]

Non sappiamo con precisione quanti casi furono operati dal Fabrizj in questo stabilimento; è certo, però, che non furono meno di ventisette come si può dedurre dalla sua monografia sulle forbici chirurgiche di cui parleremo più tardi. [16] Prima di accingersi all’opera il Fabrizj non disdegnò di allenarsi su cadaveri di cui sezionò sette nel nostri teatro anatomico. [17]

Le operazioni, a cui assistevano gli allievi che seguivano la sua pratica pubblica e privata, comprendevano la tenotomia, la genioplastia, la stafilografia e un numero di casi di labbro leporino congenito e traumatico con perdita di vasta porzione di tessuto. Di cinque di questi case egli fece fare dei gessi che dimistravano i risultati ottenuti. [18] Sfortunatamente questi gessi non sono reperibili. Il Fabrizj fà anche menzione di una estirpazione di un lipoma nella parte posteriore e laterale del collo.

Di un caso di rinoplastia, il Fabrizj ci ha lasciato una storia clinica dettagliata che egli pubblicò a Malta nel ’40. È un opuscolo di 67 pagine intitolato “Sopra alcuni punti relativi alla rinoplastia”. Egli ne presentò copie alla Società medica d’incoraggiamento di Malta” e alla Biblioteca Pubblica di Malta dove esiste anche la lettera stampata del Professore Scarpa con la firma del Fabrizj. [19]

L’operata era una giovane di 26 anni di Casal Tarxien che da sei anni soffriva di una grave deformità del naso essendo stati svelte circa due terzi della parte cartilaginea con un morso. Tre anni prima il chirurgo [p.244] maltese Dr Gavino Patrizio Portelli le aveva proposta di riparare questa deformità, ma essa difficilmente si persuadeva che le si poteva fare un nuovo naso e rifiutò qualunque intervento operatorio. [20] Il Fabrizj fu più fortunate e quando suggerì la rinoplastia alla giovane, essa la accettò volontieri.

La chirurgia plastica ha radici molto antiche. Infatti, dei casi sono stati descritti dai tempi dell’indiano Susruta nel sesto o settimo secolo avanti Cristo. In Europa il romano Aurelio Cornelio Celso (25 A.C. – 50 A.D.) menziona operazioni plastiche sul nase, sulle labbra e sulle orecchie intorno all’anno 30 dopo Cristo. L’operazione cosiddetta italiana comparve nel ‘400 quando i Branca, padre e figlio, la eseguirono per i primi a Catania. Fu poi praticata dai Quattro fratelli Vianeo di Maida in Calabria e sviluppata da Gaspare Tagliacozzi (1546-99) nel secolo decimosesto. [21] La chirurgia riparatrice cadde in disuso negli anni successive. A Joseph Constantine Carpue (1744-1840) è stata attribuita la prima rinoplastia in Europa nei tempo moderni, che egli fece rivivere in Inghilterra nel 1814. Il suo esempio fu seguito da altri chirurghi, particolarmente in Italia, Francia e Germania. [22]

Ai tempi di Fabrizj, l’opinione dei chirurghi non era unanime circa il valore dei vari metodi operatori allora in voga, cioè, il metodo indiano, quello francese e quello italiano. Nel primo l’integuamento per la costruzione del nase era preso dalla fronte e nel secondo dale parti laterali del viso. Questi metodi avevano l’inconveniente di produrre una cicatrice estesa e dunque un nuovo sfregio nella faccia. Oltre a ciò il metodo indiano era seguito spesse volte da sintomi di meningite, delirio e morte.

Il metodo italiano si praticava servendosi degli integumenti del braccio evitando così il rischio alla vita del paziente e una addizionale deformità del viso, come succedeva negli altri metodi. L’unico inconveniente dell’operazione italiana era il fatto che in un gran numero di casi il lembo cutaneo veniva colpito dalla necrosi. La causa di questa necrosi, secondo il Fabrizj, era lo stiramento del lembo prodotto dai movimenti del braccio che la fasciatura non riusciva ad impedire e che causava nel limbo un ostacolo alla libera circolazione del sangue. Egli dunque provvedeva alla tensione del limbo, e non ebbe mai a vedere la necrosi nelle varie volte che praticò il metodo italiano. Con tutto ciò il suo ottimismo era temperato da grande prudenza e cautela. Infatti egli assicurava anzitutto che il paziente fosse abbastanza intelligente [p.245] da capire l’importanza delle procedure da seguire durante e dopo l’operazione; e di valutare i vantaggi e gli inconvenienti di ciascun metodo che il Fabrizj esponeva all’operando a cui poi lasciava la scelta. Questa fu la condotta che egli tenne nel caso della giovane maltese, la quale scelse il metodo italiano. La porzione della cute fu presa dall’avanbraccio ad un pollice di distanzza dalla articolazione umerale del radio. In tal modo era facile la fissazione dell’arto al punto del naso al quale il limbo doveva aderire. Infatti, ponendo la mano dell’arto sulla spalla del lato opposto, il braccio e l’avanbraccio predevano una direzione orizzontale nel minor grado possible di tensione tanto che il limbo poteva essere collocato nel più favorevole rapporto col naso. L’arto veniva poi mantenuto in questa posizione per mezzo di una fasciatura ben applicata.

Non è mia intenzione riportare qui le varie fasi dell’operazione minuziosamente descritta dal Fabrizj. Desidero però rammentarvi che nel 1840 non era possible valersi di una precedenti fotografia del viso della paziente su cui progettare il restauro del naso, né contare sull’aiuto di un “èquipe” di assistenti qualificati che sono il ‘sine qua non’ dell’odierno chirurgo plastico; neppure era comparsa l’anestesia e meno ancora il concetto e la pratica della asepsi e antisepsi. Altro che preparazione preoperatoria dunque – nessuna disinfezione della pelle con antisettici, nessuna sterilizzazione di strumenti e nessuna amministrazione di sedativi alla paziente per diminuire il dolore e assicurare la sua immobilità durante l’operazione. Il Fabrizj scrive semplicemente e laconicamente: - “Feci sedere l’ammalata sopra una sedia mediocremente alta ed incominciaia l’operazione.” Nessuna menzione di reazione da parte della paziente mentre il bisturi tagliava la cute o il sangue sgorgava dalla ferita o mentre sette aghi con sutura attorcigliata venivano introdotti nel margine del naso. Se, però, il Fabrizj tace riguardo a questi punti, egli da grande importanza allo stato psichico della paziente dopo l’operazione e alla necessità di assicurare ogni proprio esercizio del corpo che non riusciva dannoso alla parte operata. “L’angustia dello spirito”, scrive il Fabrizj, “la sinistra influenza sulla salute generale che sono cagionate dalla immobilità della persona aggravano le condizioni dell’infermo e rendono a mio senso ragione di molti degli insuccessi dell’operazione”. Infatti, finito l’intervento chirurgico la paziente fu mandata in una stanza in compagnia di altre inferme con le quail si sedette a circolo e sino dal primo giorno dopo l’operazione passeggiò a suo proprio talento. Essa si mantenne con spirito tranquillo e in perfetta salute. Dopo due mesi, con “estremo giubilo” per il buon risultato ottenuto, essa uscì dall’ospedale con il proprio naso ricostruito” in modo che nella forma e nelle dimensioni eguagliava esattamente un naso in istato normale.

Il Fabrizj rivide la paziente dieci mesi dopo la sua dimessione dall’ospedale. [p.246] “Questa donna”, sono le parole del chirurgo modenese, “che prima sottraevasi allo sguardo di tutti, come oggetto di compassione e di ribrezzo, ora francamente passeggia per le pubbliche vie e frequenta la società senza che la sua presenza produca alcuna sgradevole impressione nemmeno a chi attentamente esamina la parte costruita con l’operazione.” A parte questo ottimo risultato estetico, la giovane donna aveva anche ricuperato l’odorato e perso il suono nasale della voce che aveva prima. “Essa può ora liberatamente soffiarsi il naso”, aggiunse il Fabrizj, “prendere tabacco e servirsi insomma del nuovo organo come se questo fosse il nase naturale suo proprio.”

Ho già accennato ad un opuscolo che il Fabrizj pubblicò, pure a Malta nel 1841, intorno ad una modificazione nella struttura delle forbici chirurgiche. Questo strumento non era molto ben visto perché mentre incideva le parti molli produceva una contusione che danneggiava la regolarità della cicatrice tanto che certi chirurghi raccommandavano la sua quasi completa proscrizione dalla pratica chirurgica e insistevano sull’impiego del bisturino dove si desiderava un taglio netto ed esatto.

Il Fabrizj studio il modo di azione delle forbici e trovò che le parti molli venivano danneggiate più dal lato dell’incrociatura che verso le estremità libere delle lame; perciò escogitò una modificazione in quella parte dello strumento detta tecnicamente il tavolato per cui una delle lame poteva scorrere sull’altra nel tempo stesso in cui le lame si serravano sul tessuto da recidere. Avendo messo alla prova questo perfezionamento, il Fabrizj notò che, a parte il fatto che pazienti si sentivano meno addolorati durante i tagli, lo strumento incideva con maggiore facilità e produceva un taglio più netto ed esatto ed una cicatrizzazione più regolare.

Dr Paolo Fabrizj si allontanò da Malta il 6 agosto 1843 per proseguire la sua lotta politica. Egli andò a Livorno dove, benché pedinato dalla polizia, riuscì ad avvicinare alcuni capi della cospirazione in Toscana. Verso la fine del ’44, mentre viaggiava fra Marsiglia e Tolosa per raccogliere fondi per la “Giovane Italia”, fu colpito da una grave malattia mentale e condotto a Corsico presso la madre. Guarì nei primi mesi del ’46 e rimase in Corsica durante l’anno successivo svolgendo la sua opera chirurgica e facendo non meno di 952 operazioni di vario genere compresa la laringotomia. Là ricordava le sue esperienze nell’isola di Malta. Infatti paragonando l’assistenza sanitaria nelle due isole, dichiarava che la Corsica, a differenza di Malta, era in “una condizione delle più disgraziate” riguardo all’esistenza di stabilimenti pubblici addetti al servizion di infermi poveri. [23]

Frattanto non aveva cessato di battersi per i suoi ideali politici. Dopo [p.247] I moti rivoluzionari del ’48 fu a Modena, quindi a Venezia e più tardi in Sicilia che si era liberata dai Borboni. Quando Messina cadde di nuovo nelle mani dei realisti, nel settembre del ’48, Paolo si rifugiò a Malta con altri duemila profughi il 13 settembre sopra la nave inglese Bulldog: [24] sette giorni dopo, spinto dall’anelitp di libertà, ripartì per Palermo che era diventat centro di resistenza delle forze rivoluzionrie. [25] Dopo un periodo passato a Marsiglia, riparò a Nizza, dove si spense nel maggio del ’59 prima di veder compiuta l’unificazione d’Italia. [26]

Il giornale “The Maltese Observer”, annunciando la scomparsa del Fabrizj, scriveva che questo medico insigne era un gentiluomo ben noto per le sue molte dori tra le quail spiccavano la generosità e la carità; e che durante il suo soggiorno fra noi si era cattivato la massima stima ed affezione non solo dei maltesi ma anche degli inglesi residenti nell’isola. “La sua perdita”, conclude il giornale, “è sentita oltra misura”. [27]

La filantropia del Fabrizj, però, non costituisce l’unico titolo alla nostra riconoscenza ed ammirazione. Infatti un elogio della sua perizie e maestrie nella chirurgia gli era stato tributato molto anni prima dai suoi colleghi maltesi quando, nel 1840, lo nominarono socio della “Società medica d’incoraggiamento di Malta” con queste parole:- “I lavori coi quail avete saputo arricchire la scienza e la vostra pratica abilità sono i principali motivi che hanno determinato la società a questa scelta”. [28] Grazie a questo apporto di alto valore chirurgico e alla sua missione di precorritore, il nome di Paolo Fabrizj rimane indelebilmente legato nella storia medica di Malta alla chirugia riparatrice che egli fu il primo a rinnovare, se non ad introdurre nella nostra isola.



[1] L’Ordine, 20 dicembre 1851, p. 1050.

[2] Il Mediterraneo, 19 giugno 1858, p. 13.

[3] Schiavone, L. – Esuli italiani a Malta durante il Risorgimento in “Echi del Risorgimento a Malta”, Malta, 1963, pp. 131, 140, 149 & 158.

[4] Il Mediterraneo, 19 giugno 1858, p. 13.

[5] Velpeau, A. – Nuovi elementi di medicina operatoria, Milano, 1833, p. 522. Il Portafoglio maltese, 3 febbraio 1840 p. 769.

[6] Fabrizj, P. – Resumè des leçons de medecine operatoire acoustique professes à l’école pratique de medecine de Paris, Paris, 1839, pp. 17-23.

[7] Fabrizj, P. – Resumè … p. 5.
Scarpa, A. – Lettera del Prof, Antonio Scarpa diretta al Dr P. Fabrizj da Modena intorno alla prima memoria di quest’ultimo sopra la performazione della membrana del timpano, Malta, 1841, p. 1.

[8] Fabrizj, P. – Resumè … p.5.

[9] Fabrizj, P. – Sopra alcuni punti relativi alla rinoplastia, Malta, 1840, p. 19.

[10] Il Portafoglio maltese, 22 giugno 1840, p. 933.

[11] Il Filologo, 14 luglio 1840, p. 67.

[12] Il Mediterraneo, 3 giugno 1840, p. 959.

[13] Government Letters to Committee of Government Charitable Institutions from 1837 to 1843, lettera del 10 giugno 1840. medical & Health Archives, Valletta.

[14] Il Portafoglio maltese, 6 luglio 1840, p. 949.
    Il Mediterraneo, 3 giugno 1840, p.859.

[15] Minute Book, 13th September, 1837 to 27th January, 1843 f. 250, Medical and Health Dept. Valletta.

[16] Fabrizj, P – Sopra una modificazione nelle forbici chirurgiche, Malta, 1841. p. 13.

[17] letter Book from 2nd January 1838 to 28th April 1842, fols. 92 & 107, Medical & Health Archives, Valletta.

[18] Fabrizj, P. – Sopra alcuni punri …. p. 64.
Fabrizj, P. – Sopra una modificazione …. p. 13.

[19] Il-filologo, 18 novembre 1841, p. 40. Storia della società medica d’incoraggiamento di Malta, Malta, 1845, p. xviii & xxix.

[20] Il Portafolgio maltese, 9 novembre 1840, p. 1105.

[21] Castiglioni, A. – Storia della medicina, Milano, 1948, Vol. 1, p.412.

[22] Mc Indoe, A. – British Contributions to Plastic Surgery, in “The Medical Press”, 9 maggio 1951, p. 457.
Guthrie, D. – History of Medicine, Edinburgh, 1947, p. 72.

[23] Michel, E. – Esuli italiani in Corsica, Bologna, 1938, pp. 195 & 208.

[24] Il Mediterraneo, 20 settembre 1848, p. 30.

[25] Il Mediterraneo, 27 settembre 1848, p. 19.

[26] Michel, E. – Esuli italiani a Malta, loc. cit., pp. 138-9.
Gentile, E. – Fonti documentali …. loc. cit., p. 32
Schiavone, L. – op. cit., p. 137-41.
Fiorentini, B. – Malta rifugio di esuli e focolare ardente di cospirazione durante il Risorgimento italiano, Malta, 1966, pp. 72, 80 & 133-4.

[27] The Maltese Observer, 13 maggio 1859, p.3.

[28] Il Mediterraneo, 1 luglio 1840, p. 921.