Copyright © The Malta Historical Society, 2005.

Source: Melita Historica. [Published by the Malta Historical Society]. 5(1971)4(311-319)

[p.311]Malta vista nel 1840

L R. Schiavone, M.A. (London)

Summary

In the introductory note to the MS. which he came across at the Archiginnasio of Bologna some time ago, the writer gives briefly the situation in which many Italian refugees in Malta found themselves after their escape from the reactionary persecution in the various Italian States at the time of the Risorgimento. Malta at the time was governed from London, and was considered an ideal asylum by all political refugees. A good number of them took an active part in the social and political upheaval through which the Islands were passing, and contributed in no uncertain measure to various spheres of Maltese life. The anonymous MS. certainly belongs to one of these Italian political refugees.

The contents of the MS. have very little that is new to the general reader of Maltese history. Its author traces the history of the Islands from the earliest times to his own days, basing most of his assertions on hearsay rather than on any historical authority. Still what he has to say on the social and economic conditions of Malta, as he sees them, is interesting and confirms to a great extent the observations made on the Maltese people by other contemporary writers and travellers.

Molti furono nei primi decenni del secolo scorso gli italiani che a Malta si portarono e nell’isola trascorsero parte delle loro fortunose peregrinazioni. Alcuni abbandonavano la loro terra e le loro famiglie spinti da uno spirito tanto irrequieto quanto avventuroso o costretti a cercare altrove pane e fortuna; altri, e non pochi, sfuggivano ai soprusi e alle rappresaglie dei governi polizieschi della penisola, specie dopo il fallimento dei moti insurrezionali degli anni 1821 e 1831. L’emigrazione italiana era formata da elementi appartenenti a tutte le classi sociali, dei quali molti si trovarono a Malta sprovvisti dei mezzi di sussistenza e costretti, dunque, in attesa di tempi migliori nella loro terra, a guadagnarsi stentatamente la vita facendo i più svariati mestieri.

Nell’isola ospitale, posta sotto la protezione del vessillo britannico dal Trattato di Vienna, gli emigrati italiani respiravano intanto un’aria relativamente [p.312] tranquilla. I primi arrivati erano per lo più scrittori, professionisti e uomini politici molti dei quali tentarono d’inserirsi nella vita sociale e culturale del piccolo paese, partecipando attivamente a convegni e riunioni ove venivano ventilate e discusse questioni delicate inerenti alla cattiva amministrazione coloniale dell’isola e formulate proposte per l’attuazione di una sana riforma politica di governo. Tale partecipazione si sviluppò e prese vigore seguito alla concessione della libertà di stampa nel marzo 1839. Gli esuli si trovarono in mano uno strumento assai valido per propagare le proprie idee liberali nell’isola e tener deste al tempo stesso circa le speranze dei fuorusciti politici in una patria libera e indipendente.

Dell’interesse dimostrato dagli italiani nei problemi dell’isola fanno fede i numerosi scritti apparsi nei giornali maltesi dopo il 1839. Fra l’altro venivano passate in rassegna la storia politica maltese sotto i vari regimi da cui era retta e l’istruzione del popolo, assai scadente e limitata de! resto    ai ceti più alti, nonché l’igiene popolare rivelatasi particolarmente difettosa nelle frequenti epidemie che colpivano l’isola.

Uno di questi scritti, decisamente non polemico ma che non fu dato alle stampe, ci siamo trovati tra le mani tempo fa nell’Archiginnasio Bolognese. Si tratta di alcune “osservazioni sull’isola di Malta” fatte evidentemente da uno di questi fuorusciti che si era fermato a Malta per qualche tempo, ma che non ebbe il tempo o la possibilità di darle alla luce. Da alcune considerazioni espresse dall’anonimo compilatore sembra che lo scritto risalga agli anni ‘30, e comunque prima del 1844, anno in cui l’abate Munoz ne fece dono all’Archiginnasio.*

Talune delle asserzioni contenute nel discorso del nostro sono assolutamente gratuite e mancano di qualunque base storica e scientifica. Lasciamo al compilatore la responsabilità di tali affermazioni e agli storici il compito di confutarle. A noi interessano alcune sue note personali; a queste ci permettiamo di aggiungere qualche nostra noterella a piè di pagina.

[p.313] Osservazioni sull’isola di Malta

Un po’ di storia

La storia dei primi abitanti di Malta è, come quella di tutte le altre regioni, coperta di una densa oscurità I più antichi tra essi, l’esistenza dei quali è provata da alcuni documenti sussistenti tuttora, sono stati i Fenici che come si ha buon motivo di credere vi fondarono una colonia circa 1500 anni prima di Gesù Cristo. Molte medaglie che si conservano nel museo della Biblioteca ed alcuni altri monumenti con caratteri fenici sono prove infallibili che i Fenici introdussero nell’Isola il culto dei loro dei e di quelli dell’Egitto e della Persia.1 Settecentottanta anni dopo, verso i tempi della fondazione di Roma, una colonia greca scacciò gli abitanti dell’antica Ogigia, la occupò e la nominò Melitaion verosimilmente a causa dell’ottimo miele che ivi trovavi.2 I nuovi abitanti cercarono particolarmente di dilatare il culto di Apollo, al quale dedicarono in Malta un tempio e la immagine ne coniarono su tutte le monete. Il sud detto museo contiene un numero d’antichità che spettano a quel periodo di tempo.

Dopo un tranquillo possesso di 200 anni questa seconda colonia fu vinta da un popolo potente: i Cartaginesi. Al principio della seconda guerra punica questi furono spogliati della loro conquista dalla forza crescente di Roma. I Romani conobbero ben presto la somma importanza dell’acquisto e n’ebbero gelosa cura. Tutto fu posto in opera onde guadagnare i Greci che formavano ancora una parte significante della popolazione. I Romani li lasciarono governarsi secondo le proprie leggi,3 e promossero in ogni modo il commercio e le manifatture, delle quali alcune giunsero a tale perfezione che la stoffa di cotone e le tele di lino di Malta erano considerate in Roma come un articolo di lusso.4 La splendida dominazione di questi nuovi conquistatori lasciò le sue tracce [p.314] in Malta in una quantità di medaglie, d’iscrizioni, di statue, ecc. che furono trovate in vari tempi in molte parti dell’isola e che ora sono conservate nel suddetto museo.

Al momento della grande divisione dell’impero romano l’isola toccò in sorte a Costantino, i successori del quale la mantennero in loro potere fino a che l’impero d’Oriente fu compiutamente soggiogato dai popoli del Settentrione.5 Allora i Vandali conquistarono nel 484 la Sicilia e Malta che dieci anni dopo ceder dovettero ai Goti. Questi ultimi rimasero in possesso dell’isola fino all’anno 555 nel quale Belisario, andando alla conquista dell’Africa, sbarcò a Malta e la unì di nuovo all’impero, con giunta al quale rimase più di 300 anni. Finalmente gli Arabi se ne impadronirono e vi distrussero tutti i Greci perché avevano resistito al primo attacco contro l’isola. Prescindendo da tale atto di ferocia che trova in parte qualche scusa nella rozzezza dei tempi, trattarono essi i loro nuovi sudditi colla maggiore umanità li lasciarono esercitare tranquillamente la religione loro e non li aggravarono nemmeno d’imposte. Per compensarsi in qualche parte si posero a far i corsari e siccome questo mezzo periglioso di guadagnare ricchezze era adatto allo spirito ardito e rischievole dei Maltesi, così questi imitarono ben presto l’esempio dei loro signori, e divennero i corsari più fortunati del Mediterraneo.

Nell’anno 1090 i Normanni sbarcarono a Malta, ne tolsero signoria ai Saraceni, ma permisero a chiunque abbandonare voleva l’isola di andar sene con tutto il suo patrimonio, e a chi rimase fu permesso il libero esercizio della propria religione, però col pagamento di una piccola contribuzione al Principe. I Normanni cedettero l’isola ai Tedeschi come dote di Costanza erede della Sicilia all’atto d suo matrimonio con Enrico VI, figlio dell’Imperatore Federico Barbarossa. Malta divenne un marchesato e rimase 72 anni nelle mani dei Tedeschi fino a che Carlo d’Angiò li scacciò dall’Isola. Scoppiò la guerra tra i Francesi e gli Aragonesi, e dopo una pugna navale nelle vicinanze di Malta dalla quale questi ultimi uscirono vittoriosi s’impadronirono essi di Malta fino a che Carlo V ne concedette la sovranità ai Cavalieri di S. Giovanni. Sotto la signoria degli Aragonesi Malta, sebbene unita particolarmente alla Sicilia, ebbe un’amministrazione indipendente diretta da un cosiddetto Consiglio che nominava a tutti gl’impieghi e che eleggeva i membri dei tribunali. Questo Consiglio era composto da tutti i nobili e dai capi dei villaggi o casali, ed i membri erano confermati dal Principe. Un’eminente persona militare [p.315] dirigeva la polizia a presiedere alla difesa dell’isola.

In tale stato trovavansi le cose allorché Carlo V ascese sul trono di Spagna e prese possesso degli ampi paesi uniti alla Corona, tra i quali contavasi anche Malta. Ei conobbe l’immensa politica importante dell’isola per la monarchia. Signoreggiava il Mediterraneo, difendeva le coste della Sicilia, minacciava quelle dell’Africa ed interrompeva a sua voglia il commercio tra le due grandi . . .6   e troppo chiari per isfuggire allo sguardo penetrante di Carlo, Ma la sua previdenza andò più oltre giacché per timore che quella importante posizione potesse esser tolta ai suoi successori, e dare così ad un paese nemico un’influenza troppo preponderante in Europa, risolse egli stesso di porla nelle mani di una Potenza che avesse un particolare interesse di conservarsela e che senza essere altrui di pericolo fosse da tutti stimata. Scelse perciò l’Ordine di S. Giovanni che i Turchi avevano scacciato da Rodi e lo investi nel 1530 della perpetua sovranità nella quale si mantenne sino a che Bonaparte nell’anno 1798 prese possesso dell’Isola la quale poi cadde presto nelle mani degl’Inglesi.

Topografia dell’isola

Si può riguardare l’Isola di Malta come una immensa nave ovale formata di bianca lava e coperta da uno strato di terra rossiccia meravigliosamente produttiva, sebbene in pochi luoghi sia pi profonda di dieci o dodici pollici. Questa rupe contiene una quantità di pietrificazioni di fossili di conchiglia e gli avanzi di smisurati pesci. Nessun fiume arricchisce colle sue acque quel paese, ma tale mancanza è tolta sufficientemente da un gran numero di sorgenti, che trovansi in quasi ogni parte dell’isola, e che danno acqua eccellente in abbondanza. La fertilità del terreno è si grande da dare, malgrado la sua piccola estensione, grano per quasi cinque dodicesimi dell’ordinario consumo, il che vuol dire molto in riguardo alla numerosa popolazione del paese. Il prodotto principale in cui è interessato il commercio dell’isola è il cotone del quale si esporta ogni anno una gran quantità.7 Gli aranci di Malta sono i più belli del Mediterraneo ed i suoi meloni i migliori di tutti i paesi del mezzodì dell’ Europa. La molteplicità e l’ottimo sapore degli altri frutti corrispondono esattamente a si meravigliosa fertilità. Una rigogliosa vegetazione d’erbe [p.316] aromatiche e di piante di ogni sorte, i prati lussureggianti e ristorati dalla rugiada regolarmente cadente la notte offrono il mezzo agli abitanti di nodrire gregge numerose di bestie da corno, di pecore e di capre, la carne di cui nudrita con eccellenti pascoli ha il più squisito sapore. V’ha di volatili mansuefatti, e nei tempi dei soliti passaggi non mancano gli uccelli, specialmente le quaglie che vi giungono a grandi torme.

I Maltesi dedicano molta attenzione alla coltura delle api. Un gran numero di alveari viene mantenuto in molte parti dell’isola, e da questi si ricava ogni anno una gran massa di miele eccellente. Anche le razze degli asini e dei muli occupano le cure degli abitanti che ne hanno sensibilmente migliorato la qualità La costa di Malta formicola di pesce d’ogni sorta; molti di quelli pescati nelle spiagge dell’isola sono i più belli del Mediterraneo. La rigogliosa molteplicità e l’odore inebriante dei fiori, non disturbato dall’avvicendarsi delle stagioni, rendono l’isola un eterno giardino; l’odore delle sue rose supera la fragranza delle meravigliose rose d’Oriente.

Dai tempi più remoti il sanissimo clima di Malta è ben noto agli abitatori delle coste circostanti. La storia racconta che dall’Italia, dalla Gallia, dalla Grecia e perfino dall’Asia Minore molte persone giungevano a Malta per trovare nel clima salubre del luogo un rimedio naturale a molti mali. Egli è pur certo che mediante la sola influenza di questo clima guarirono molti malati, e che molti di essi invaghiti della mitezza e della purità del cielo maltese abbandonarono il pensiero di ritornare in patria ed ivi fissarono il loro soggiorno. L’età di ottanta e fino di novant’anni è ordinaria a Malta, e non di rado veggonsi persone vicine ai cent’anni con servarsi ancora in attività non indebolita di corpo e di spirito. Questo clima si sano che d agli abitanti del paese una tal lunghezza di vita è principalmente conseguenza di certi venti che purificano incessantemente l’aria.

Lingua e popolo

La lingua maltese come viene parlata dalla maggior parte del popolo è ancora l’originario idioma punico, che rimase immutabile frammezzo a tutti i cangiamenti ed alle rivoluzioni di tanti popoli, che l’uno dopo l’altro occuparono e soggiogarono l’isola di Malta.8 Alcune leggere differenze, singolarmente nella pronuncia, si notano in molta parte dell’isola, ma [p.317] prescindendo da esse, il linguaggio è essenzialmente il medesimo da per tutto. La lingua principale degli abitanti della città è l’italiana; vi s’intende e si parla sufficientemente bene l’inglese da tutte le persone che hanno avuto una buona educazione. La conoscenza di questa lingua è resa facile ai forestieri mediante l’uso di alcuni dizionari maltesi - latini, e di molte buone grammatiche maltesi - italiane e maltesi - inglesi.9

1 Maltesi sono diligenti, frugali e valorosi. Il coraggio loro è ben foto e ne hanno dato molte prove. Il popolo ha comune il vantaggio di un sagace intendimento colla maggior parte degli altri popoli che vivono con esso sotto un cielo egualmente chiaro ed egualmente puro. La foggia di vestire delle classi inferiori è quella stessa di vari secoli fa, e consiste in un’ampia camicia di cotone sotto una veste molto larga con bottoni d’argento o d’oro; una larga sciarpa avvolta in doppi giri intorno al corpo; un paio d’ampie brache ed una specie particolare di sandali, detti kortsh, che somigliano quasi ai romani. Le classi inferiori vanno per lo più a piedi scalzi. Le donne si distinguono per belle mani, bei piedi e begli occhi:10 una parte caratteristica del loro vestito consiste in un velo nero di seta, detto faldetta, che nasconde la metà del volto, ed è elegantemente annodata al corpo. Le donne delle classi pi elevate hanno da non molto adottate le fogge di vestire inglese; allorché vanno in chiesa compariscono però sempre nell’antica loro foggia di vestire. I forestieri che fissano il loro soggiorno in Malta, e che vogliono dimorarvi solo per qualche tempo, trovano nella capitale tutti i divertimenti che nei [p.318] paesi colti sono il seguito indispensabile delle ordinarie occupazioni della vita. La musica tra questi divertimenti occupa il primo luogo, giacché i Maltesi in genere l’amano assai.11 I passeggi sono numerosi e molto frequentati.

La vecchia città che tra i paesani porta ancora il nome di Mdina era l’antica capitale dell’isola. Essa è ancora sede del Vescovato e contiene il Palazzo del primo Gran Maestro, oltre alla Cattedrale di Malta presso la quale trovasi un Seminario ben diretto e ben mantenuto. Le cose maggiormente degne di nota sono, però, le catacombe, esteso labirinto di strade sotterranee che s’incrociano in tutte le direzioni. Esse sono scavate nella rupe ad una profondità di 18 piedi sotto terra, e le vie vi sono si numerose e regolari che ben a ragione si diede a questo luogo il nome di città sotterranea. Vicina a questa città trovasi la Grotta di S. Paolo che è una caverna divisa da cancelli di ferro in tre parti separate. Nella parte principale di essa trovasi una statua di S. Paolo di marmo bianco; la seconda parte somiglia alla navata di una chiesa ed è tagliata in una rupe ricoperta di una meravigliosa vegetazione.

La Valletta

Dacché l’Ordine venne al possesso dell’isola fino a che vi perdette il potere nell’anno 1798 l’autorità risiedeva principalmente nella persona del Gran Maestro, fra i quali quello di nome La Valette è il più rinomato, come guerriero e come principe, come liberatore di Malta dai terribili at tacchi degli Ottomani e come fondatore della nuova capitale alla quale gratitudine dei suoi compagni diede il nome di lui. La prima pietra della Capitale fu posta nell’anno 1566 dallo stesso Gran Maestro. La città fu terminata tre anni dopo la sua morte che successe il 25 agosto 1568. Il luogo ove essa è situata fu scelto dal Gran Maestro per la sua situazione elevata tra i due porti dell’isola. Le opere di fortificazione della città e del porto sono molto estese e straordinarie, forti in maniera da essere impossibile di obbligare il presidio alla resa quando abbia libera la comunicazione col mare. L’ingresso d’ambedue i porti è difeso dal forte S. Elmo che s’innalza sul punto estremo del promontorio che porta la città e che divide i due porti. La parte sinistra giacente dirimpetto alla città è difesa dalia cittadella S. Angelo, fabbricata fuori delle due lingue di terra sporgente nel porto. Il porto a destra ha nel suo mezzo una piccola isola sulla quale fu eretto un forte detto Emanuele. Oltre a queste fortificazioni, destinate a difendere l’interno, furono fabbricati due forti castelli [p.319] da ambo i lati del forte S. Elmo a difesa dell’ingresso particolare d’ogni porto; quello a sinistra porta il nome di Ricasoli, quello a destra il nome di Tignè. Tutte le fortificazioni sono chiuse da una linea sterminata di mura, di bastioni e di fosse d’ogni sorta.

Fra il gran numero di fabbricati che abbelliscono la Capitale merita il primo posto la Chiesa o, come la si chiama, la Concattedrale di S. Giovanni. Questa fabbrica magnifica fu eretta dal Gran Maestro La Cassiere, e fu generosamente arricchita dalla sempre zelante pietà dei Maltesi. I cavalieri delle varie nazioni o lingue, come si chiamavano, avevano ivi le loro particolari cappelle. Ogni saliente del tetto tra gli archi delle cappelle è decorato da dipinti che rappresentano i fatti principali della vita di S. Giovanni, e questi dipinti per massima parte sono incomparabilmente belli. Il pavimento è formato da sepolcri di marmo di vari colori; molti monumenti furono innalzati fra gli archi ed in varie parti della chiesa, monumenti che per la ricchezza e la magnificenza dell’architettura, giacché alcuni sono ricoperti di diaspro, di agata o di altre simili pietre, non hanno gli uguali. L’altare maggiore trovasi in mezzo al coro, e dietro ad esso sta un gruppo di marmo che rappresenta il battesimo del Redentore. Prima che i Francesi prendessero Malta, il coro della Chiesa possedeva una gran quantità di oggetti preziosi, non solo per la materia, ma ben anche per l’antichità e per io squisito lavoro.

Le altre fabbriche rilevate sono il Palazzo del Gran Maestro, ora residenza del Governatore, le abitazioni delle varie Lingue, il Conservatorio, 1’Università, il Monte di Pietà, le caserme, il Teatro e la Borsa. L’architettura di tutte queste fabbriche si distingue per due qualità che si trovano quasi generalmente nelle fabbriche maltesi, cioè, un gusto ricercato nel complesso cd una nobile semplicità nella distribuzione delle singolari parti. La facciata del Palazzo provenzale e quella del Conservatorio si distinguono particolarmente per il loro stile. Una parte di quest’ultima fabbrica serve per la Pubblica Biblioteca che contiene circa 100000 volumi. Un’altra biblioteca egualmente utile, sebbene non tanto ricca, trovasi da un altro lato di questa medesima fabbrica; essa chiamasi la biblioteca della guarnigione, cd è di gran vantaggio per la facilità colla quale i numerosi lettori ottengono i libri. Vicino alla Biblioteca giace il ricco museo, già da noi accennato, che occupa molte sale, contenenti una gran quantità di oggetti interessanti, una gran raccolta di medaglie, molti vasi, le antichità dell’isola e simili.

L’Ospitale comprende molte grandi camere ariose e immense sale, che contener possono una straordinaria quantità di malati. Sotto il governo dei Gran Maestri gli utensili degli ammalati erano tutti d’argento; il loro semplicissimo lavoro mostrava, però, a sufficienza che erano di tale materia non per lusso immoderato, ma per motivi di pulitezza. Il Palazzo del Gran Maestro, ed ora del Governatore, è una immensa fabbrica quadrata senza ornamenti, ma molto imponente. Le camere vi sono molto grandi e comode, fornite di mobili magnifici, di bei dipinti e tappe ti. Vi si trova anche una raccolta di armi disposta con molta esattezza e con gusto squisito. L’arsenale è un’altra fabbrica molto significante, che ancora al tempo dei Gran Maestri dell’Ordine era di grande importanza e che deve al Governo inglese un maggior ingrandimento. Un’altra gigantesca impresa, ora sospesa, ma che i Maltesi desiderano di veder terminata si è lo scavo di un gran bacino per la sollecita riparazione dei navigli.

Oltre la nuova capitale La Valletta e la vecchia capitale Mdina, l’isola contiene 22 villaggi o casali, così detti dietro una parola araba che significa stazione, che dimostra ed indica il modo col quale questi villaggi sorsero a poco a poco sui luoghi di dimora dei lavoratori che fabbricavano una dietro l’altra capanne e case in campagna per esser vicini ai luoghi delle loro occupazioni: fra questi villaggi sono sparse infinite piccole abitazioni ed una quantità ancora più grande di case di campagna.12


* Archiginnasio A 2239/9 — Cartaceo in 4 (mm 230 x 170) del sec. XIX, in fascicoletti di vario formato e quasi tutti di mano dell’abate G. Munoz, entro busta di tela e cartone  - Dono dell’abate M 1844.
L’abate Gioacchino Munoz nacque a Malaga il 12 agosto 1777 e morì a Bologna il 7 novembre 1847. Al Comune del capoluogo emiliano dove si era trasferito dopo la soppressione della Compagnia di Gesù, nella quale aveva emesso la professione, lasciò la sua copiosa libreria privata consistente in un gran numero di libri a stampa e in manoscritti.

1 La raccolta di queste medaglie e di altro materiale di grande interesse archeologico era sistemata nella Regia Biblioteca di Valletta nei primi decenni della dominazione inglese. Per quanto riguarda il culto degli abitanti maltesi in tempi preistorici e storici molte testimonianze sono state scoperte in questi ultimi anni dalla Missione archeologica italiana a Malta nel corso delle sue diverse campagne di scavi, particolarmente a Tas-Silg. Tali scoperte hanno in parte confermato, in parte modificato, ipotesi prima sostenute dagli storici.

2Incerta l’etimologia del nome dell’Isola. Dopo il 1000 a.C., Malta si sviluppò rapidamente grazie ai commerci, e accolse un numero sempre crescente di greci dai quali fu chiamata Melitè.

3 Non si sa donde il compilatore di questo articolo abbia accertato la “parte significante” greca della popolazione di Malta al tempo dell’occupazione romana, e le leggi che questa parte abbia potuto assicurarsi.

4 Del commercio e delle manifatture fiorenti nell’isola ai tempi romani parla ripetuta mente Cicerone nelle sue Verrine; altre citazioni si trovano in Silio Italico e nel greco Dio doro Siculo.

5 Sebbene la fondazione dl Costantinopoli sull’area dell’antica Bisanzio compiuta da Costantino nel terzo decennio del IV sec. accelerasse il processo di separazione tra Occidente e Oriente, le divisioni politiche dell’Impero ebbero effettivamente luogo alla morte di Teodosio nel 395. Le isole maltesi passarono allora, insieme con la Sicilia, sotto l’Impero d’Oriente.

6 A questo punto manca un breve periodo nel manoscritto evidentemente saltato dal copista.

7 Per la situazione economica dell’isola in questo periodo si veda: B. Fiorentini Malta rifugio d’esuli e focolare ardente di cospirazione durante il Risorgimento italiano, Malta, Tip. S. Guseppe, 1966 pp. 108-118.

8 Il problema dell’origine e dello sviluppo della 1ingua maltese è stato oggetto di vivace discussione particolarmente negli ultimi duecento anni. In un primo tempo si credeva che l’idioma maltese derivasse dal linguaggio una volta parlato dai popoli punici che per vari secoli furono padroni delle isole maltesi. Infatti, alcune monete con emblemi fenici trovate nelle isole risalenti al periodo della dominazione romana fanno ritenere che il fenicio fosse ancora parlato durante l’occupazione romana. Nel suo racconto del naufragio di S. Paolo, Luca paria dei ‘barbari” Maltesi. V. però Cicerone, De Republica T, xxxvii, 58 Ut Graecj dicunt, omnes aut Graios esse aut barbaros.
Recenti studi storici e linguistici, intrapresi soprattutto da filologi tedeschi e Arabisti italiani, nonché da studiosi maltesi, hanno sfatato tale credenza. Gli studi moderni lessicali e grammaticali considerano l’idioma maltese come appartenente al gruppo arabo nordafricano che deriva a sua volta dal grande ramo semitico, ma con caratteristiche dialettali proprie. Va aggiunto che le relazioni politiche e culturali intercorse per lunghi secoli tra Malta e la Sicilia, hanno profondamente inciso sulla lingua maltese la quale ha perduto non poco della sua vecchia forma letteraria. Molte espressioni arabiche sono state sostituite dalla fraseologia italiana, particolarmente da termini siculi; un processo questo che si spiega con nuove credenze religiose e nuovi costumi suggeriti dalle comunicazioni sociali e commerciali con la Sicilia e la vicina penisola. Per uno studio completo del problema cf. Aquilina G: The Structure of Maltese, a study in mixed grammar and vocabulary; also Cremona A: “Race, Language and Myth,” in Melita, Vol. 1 (1921), pp. 394-396, e “A Historical Review of the Maltese Language” in The Teachers’ .I2agazine, Vol. II (1944), N. 4, 6, 8, e Vol. III (1945), N. 2, 4, 6-10.

9 Molto noto era allora il Vocabolario maltese recato nelle lingue latina e italiana di M. A. Vassalli (1764-1829).

10 Luigi Settembrini che si trovò esule a Malta qualche anno più tardi ebbe ad esprimere analoga opinione delle donne maltesi nelle sue Ricordanze: piccola, bella, pulita, lucente, ha le donne con gli occhi parlanti, ed io non vidi donna per vecchia e deforme che avesse gli occhi brutti.”

11 Nei giornali dell’epoca figurano numerose opere liriche tolte dai più noti repertori ed eseguite al Teatro Manoel con grande concorso di popolo.

12 A questo punto s’interrompe bruscamente la relazione dell’anonimo.