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Source: Melita Historica. [Published by the Malta Historical Society]. 6(1973)2(192-200)

[p.192] Girolamo Cassar Architetto maltese del cinquecento

Giovanni Mangion

This article deals with the personality and works of Girolamo Cassar, architect of Valletta and its main buildings, foremost among them the Conventual Church of the Order, now St. John's co-Cathedral. Some important biographical details on Girolamo Cassar and his family, particularly Vittorio who succeeded his father as principal local architect of the Order, are published here for the first time.

Girolamo Cassar nacque probabilmente a Vittoriosa (Malta) nel 1520 e morì verso il 1590 alla Valletta. La famiglia Cassar, originaria probabilmente della Sicilia, si era stabilita a Malta almeno dal 1440. [1]

Il nome del Cassar è legato a quello della città capitale di Malta, La Valletta, di cui egli si può considerare il principale costruttore. L'idea di costruire una nuova città fortificata si era presentata all'Ordine Gerosolimitano quasi subito dopo il possesso dell'Isola di Malta (1530), e furono perciò fatti venire dall'Italia per consultazione alcuni dei più illustri architetti e ingegneri militari dell'epoca: Antonio Ferramolino, Bartolomeo Genga, Baldassare Lanci, Francesco Laparelli, Gabrio Serbelloni. Toccò al Laparelli, con l'appoggio dell'influente Serbelloni, realizzare tale progetto all'indomani del Grande Assedio di Malta dell'estate 1565. Costruita su una collina peninsulare fin allora disabitata, con una strada rettilinea principale congiungente il Forte S. Elmo alla porta della città e le altre vie parallele intersecantisi ad angolo retto, tutta racchiusa entro le imponenti e armoniose mura difensive, La Valletta costituisce uno degli esempi più interessanti e meglio conservati dell'arte fortificatoria e dell'urbanistica rinascimentale. Durante il suo soggiorno quasi quadriennale a Malta (vi era arrivato il 28 dicembre 1565) il Laparelli fu assistito soprattutto dal Cassar, il quale gli si era tanto affiatato da potersene considerare un po' l'erede spirituale e l'esecutore materiale dei suoi progetti, che furono del resto alquanto modificati secondo le esigenze costruttive e le circostanze del momento e la personalità creativa dello stesso architetto maltese.

Il Cassar aveva già fatto parte delle maestranze locali utilizzate dall'Ordine Gerosolimitano, secondo alcune testimonianze, per dei lavori nell'isola di Gerba e a Vittoriosa, dove risiedevano i Cavalieri prima di [p.193] trasferirsi definitivamente, già nel marzo 1571, nella nuova sede della Valletta, ancora in via di costruzione. Ma il Cassar si era particolarmente messo in luce, e si era guadagnato la stima e riconoscenza dell'Ordine, durante il Grande Assedio, quando aveva dato prova di grande coraggio e abilità. Fra l'altro aveva inventato delle macchine da guerra, e aveva anche ideato uno stratagemma che gli permise di lanciarsi in faccia al nemico, protetto da una cassa imbottita da lui stesso costruita, per sbaragliare una torre nemica che minacciava seriamente le difese portuali maltesi. [2] Per rimunerarlo dei servigi resi durante e dopo l'Assedio (ma specialmente perché "durante illa crudelissima Turcarum obsidione... laudabiliter ac viriliter se gessit et operatus fuit"), [3] il Gran Maestro Pietro del Monte, che governò l'Ordine e l'Isola dal 1568 al 1572, accolse il Cassar in qualità di Fra' Serviente nella Venerabile Lingua d'Italia, e il giorno dopo, 23 aprile 1569, lo inviò per breve tempo in Italia, con una specie di "borsa di studio". Ecco, dal documento originale la parte saliente del "salvacondotto" rilasciatogli dal Gran Maestro in tale data:

"Notum facimus et in verbo veritaitis attestamur come l'eshibitor delle presenti Gieronimo Cassar Maltese confrate di nostra Religione et uno delli nostri architettori parte con buona licentia da questa nostra Citta di Malta per esser a più luoghi d'Italia a vedere alcuni edificij massime in Roma, Napoli et in altre parti dove vi son perfettissimi, et degni d'imitatione, per tornarsine qui quanta prima et avvalersine in suo essemplo nell'opre ch'egli havera da far per servitio di nostra Religione, et non per altro effetto". [4]

Mai forse un viaggio di studio fu così tempestivo, utile e fecondo di risultati. La pur breve visita nel 1569 a Roma, dove il Vignola lavorava alla Chiesa del Gesù e dove fervevano gli esperimenti e si maturava il processo di transizione dall'architettura del Cinquecento a quella del Seicento, a Napoli e presumibilmente a Firenze, servì certamente ad arricchire la personalità e a perfezionare e definire lo stile architettonico del Cassar, il quale era destinato a lasciare la sua impronta sull'architettura della nuova città e, di riflesso, fu quella di tutta l'Isola di Malta. "Gerolamo Cassar introdusse a Malta la versione manieristica del Rinascimento, senza rinunciare mai del tutto ai moduli siciliani coltivati precedentemente nell'isola. La sua opera maggiore, la chiesa conventuale di S. Giovanni, con le poderose lesene che sostituiscono i costoloni con l'assenza dell'aggetto della trabeazione inesistente e con la grande curva della volta leggermente appuntita, è la dimostrazione di questo felice incontro [p.194] di due diversissime e quasi opposte correnti". [5] Conviene aggiungere che Girolamo Cassar era stato un soldato, [6] aveva frequentato ingegneri militari dal Genga al Laparelli e lavorava inoltre al servizio di un Ordine militare e in un'isola che era un baluardo contro le invasioni del Turco: anche questi fatti spiegano il persistente carattere massiccio, austero, quasi militaresco delle sue pur armoniose ed eleganti opere architettoniche, dal tocco geniale e inconfondibile.

Tornato a Malta verso la fine del 1569, gli fu commissionata la costruzione di tutti gli edifici principali della Valletta, secondo il tracciato regolatore proposto dal Laparelli, il quale del resto partiva definitivamente da Malta nell'estate 1570, ben lieto, a quanta risulta dai documenti, di affidare al Cassar il grande compito. Le sue opere più importanti, come anche i suoi menti di uomo e di artista e la stima di cui fu circondato, risultano confermati dal seguente attestano di benemerenza rilasciatogli il 18 maggio 1581 dal Gran Maestro Jean de la Cassière:

"Notum facimus et in verbo veritatis attestamur come il Magnifico Hieronimo Cassar Maltese nostro et di nostra Religione donato seu confrate et ordinario architettore et ingegniero nostro per molti anni n'ha servito nel detto suo officio, vz. dal anno 1565 insino hoggi et dal tempo di quel crudelissimo et inaudito assedio di turchi et altri barbari, dove non sparagnando punto la persona sua, immo rappresentatose a ogni pericolo per reparare le ruine fatte da inimici con l'artigliaria, mantenendo sempre la gente coperta et sicura dalli quotidiani assalti sì terribili et doppo detto assedio, essendo determinato che questa nostra Città Valletta s'havesse da fabricare, se ritrovò dalla prima linea continuamente insino al giorno presente in compagnia d'altri ingigneri mandati dalla Maestà Cattolica del Re de Hispania procurando con ogni affectione de ridurre cosi importante fortezza nel termine e perfectione ch'al presente è. Similmente ha designato li sette palazzi chiamati albergi delle sette Lingue nei quali consiste il corpo di tutta nostra Religione, il nostro palazzo magistrale et quel che più importa ha designato l'ecclesia nostra maggiore conventuale di San Gio. Baptista reducendola in perfectione, nè cessando dire che da sè sono usciti li disegni delle chiese particolari, cioè della parrochiale di S. Paulo, di Porto Salvo, del Carmine, di S.to Augustino et S.ta Maria di Giesu ove al presente s'officia di continuo. Ha disegnato ancora 'tutti li edificij tanto di forni e molini quanto di case di [p.195] nostri Religiosi et altri particulari dove non ha perso tempo con tanta sua lodabil diligenza, aggiongendo che non ha mancato ponere in buona forma la fortezza di San Michele et la Victoriosa città che furono assediati et maltrattati dal inimico in detto assedio con la loro furiosa artegliaria. Similmente nella Città Vecchia et nell'isola del Gozo ha ordenato molti ripari secondo li bisogni che sono occorsi, et al presente tuttavia continua nei medesimo servitio con ogni sua diligenza et laude amato da noi et da tutto lo nostro Convento, et benvisto da tutto il popolo del nostro dominio, onde noi accioche li suoi lodevoli meriti in ogni tempo et loco love bisognara apparescano, 1i abbiamo fatte le presente nostre lettere patente et attestationi". [7]

            La chiesa conventuale di San Giovanni fu disegnata e costruita dal Cassar tra il 1573 e il 1577, e consacrata solennemente dall'arcivescovo di Monreale, mons. Ludovico de Torres, il 10 febbraio 1578. Riccamente ornata di pietra lavorata, marmi e sculture, dipinta la enorme volta dal calabrese Mattia Preti nel 1662-67, riconosciuta con decreto papale del 27 gennaio 1816 con-cattedrale di Malta, considerata ancora oggi la più preziosa opera d'arte a Malta e "una delle chiese più straordinarie e pur più suggestive della Cristianità", [8] San Giovanni è una testimonianza praticamente intatta dell'arte del suo autore. Non così si può dire invece delle altre chiese disegnate dal Cassar alla Valletta, che sono state ricostruite nei secoli posteriori — a parte forse quella di S. Maria del Gesù, oggi dei Frati Minori, che conserva numerose tracce della struttura originaria. È rimasta ben conservata la piccola chiesa di Sant'Agostino a Rabat, che il Cassar costruì nei 1571 come una specie di "prova d'artiste in vista del suo capolavoro.

Analoga a quella delle chiese, è la sortita toccata alle Albergie o palazzi appartenenti alle sette "Lingue" dell'Ordine Gerosolimitano, tutti completati dal Cassar nel breve arco di sei anni, tra il 1570 e il 1576. Solo l'Albergia d'Aragona — con la sua tipica conformazione architettonica: facciata semplice, avara di aperture, resa più austera dagli angoli fortemente bugnati, interno signorile e maestoso, col peristilio centrale circondato di grandi arcate che danno simmetricamente alle stanze — ci è pervenuta intatta. Quelle di Castiglia, di Provenza e, in misura minore, quella d'Italia sono state rifatte nel Sei e Settecento. L'Albergia d'Alemagna fu abbattuta nei 1839 per far posto ad una chiesetta di dubbio gusto. Quelle di Francia e d'Alvernia non hanno resistito ai bombardamenti aerei dell'ultima guerra. Come non hanno resistito ai tempi i forni (demoliti nei 1926), i mulini e le numerose case private che l'indefesso [p.196] architetto aveva disegnato e costruito nel suoi vent'anni di lavoro, spronato dall' "Officio delle Case" che i provvidi Gran Maestri avevano istituito per accelerare e sorvegliare l'ordinata crescita della città.

Restano ancora pressoché intatti i due palazzi che il Cassar costruì per i Gran Maestri dell'Ordine, l'uno al centro della città e l'altro in piena campagna. Il Palazzo Magistrale, costruito nel 1571 da un precedente edificio privato, rivela alcune imperfezioni nella planimetria e nei particolari decorativi: ma non ha mancato di impressionare i viaggiatori settecenteschi nonché i visitatori moderni per la comodità e "funzionalità" delle larghe scale e la notevole imponenza ed eleganza delle grandi sale del piano nobile (oggi sede del Parlamento maltese). Il Palazzo Verdala, così chiamato dal nome del Gran Maestro che ne ordinò la costruzione nel 1586, è metà villa di campagna e metà fortezza, in ottemperanza alle esigenze locali e in imitazione di alcuni noti modelli del tempo, come quelli vignoleschi, che il Cassar sicuramente ebbe modo di vedere durante il suo soggiorno romano.

Non risulta che il Cassar abbia lasciato degli scritti. Del Parere di M.o Gerolamo sopra la fortificatione della città di Valletta, di cui parla C. Promis, [9] non si è mai avuta traccia.

* * *

A quanto detto finora, in forma concisa, sull'opera architettonica di Girolamo Cassar, aggiungo alcuni dati biografici inediti emersi nel corso della mia indagine, [10] e alcune relative osservazioni di carattere storico.

Si ritiene comunemente che il Nostro sia nato a Birgu (o Vittoriosa) nel 1520. Tale affermazione, in realtà, non è avallata da alcun documento scritto o altra testimonianza storica attendibile. Si sa che il Borgo fu uno dei centri più importanti, meglio difesi e più popolati di Malta — insieme con la Città Vecchia (oggi Mdina) — prima del sorgere della nuova capitale: e può darsi benissimo che il Cassar ci sia nato e vissuto nella prima metà del Cinquecento La sua precisa data di nascita non ci risulta per il semplice fatto che i parroci maltesi non iniziarono la pratica della regolare rilevazione dei battesimi, dei matrimoni e delle sepolture se non qualche buon decennio dopo la prescrizione in quel senso data dal Concilio di Trento. [11]

È importante conoscere anche la data di morte del nostro architetto, perché essa segna la fine definitiva della sua attività. E qui i documenti [p.197] ci recano qualche dato nuovo. La recente scoperta [12] di un secondo testamento sconosciuto da G. Cassar il 9 gennaio 1588, aggiunge un paio d'anni almeno alla vita terrena dell'architetto, maltese il quale, anche secondo gli studiosi più recenti, era ritenuto passato a miglior vita l'anno 1586. Per cui ormai è lecito supporre, per esempio, che il palazzo-castello di Verdala, [13] sia stato non solo disegnato dal Cassar nel 1586, ma anche costruito o almeno iniziato sotto la sua sorveglianza, ad ulteriore conferma degli evidenti rapporti stilistici che intercorrono tra quell'edificio e la vignolesca villa-fortezza di Caprarola, sicuramente vista e esaminata dal Cassar. Sennonché il Promis, nelle sue Biografie di IngegneriMilitari, afferma che il maltese G. Cassaro floruit tra il 1560 e il 1590 (con un punto interrogativo dopo l'ultima data) e soggiunge che egli "morì prima dell'anno 1594". Da alcuni elementi desunti principalmente dagli Atti notarili di G. Cassar e di sua moglie Mattia (poiché il registro dei morti della Chiesa di S. Maria di Porto Salvo, dove i due coniugi furono sepolti, non inizia prima del 1605) concordo anch'io nel porre la data di morte del Cassar piuttosto dopo che prima del 1590.

Gli Atti notarili che ci interessano sono tre: "Testamentum Hieronimi Cassar", in data 8 marzo 1583, atti del notaio F. Imbroll, ff. 305v-309; secondo testamento di G. Cassar, atti del notaio E. Zarb, 1588-89, ff. 528-33; "Testamentum Mathie Cassar", notaio G. Simone de Lucia 1614-15, ff. 944-49, atto del 14 maggio 1615. Da queste fonti [14] si ricavano alcuni dati utili sulla famiglia Cassar. I figli di Girolamo e Mattia erano cinque: Gio Vittorio (o soltanto Vittorio, essendo l'instabilità del nome di battesimo cosa comune in quei tempi), probabilmente il primogenito e certamente figlio prediletto, nominato dal padre "erede particolare"; Gabriele, anch'egli ricevuto come fra' serviente nell'Ordine; [15] Marietitina, Battistina e Caterinella, andate spose rispettivamente a Natale Ricza, Antonio Habela e Ambrogio Pace. Personaggi, a quanto pare, della media borghesia maltese. La condizione economica della famiglia Cassar sembra essere stata sufficientemente — ma non troppo — agiata, giudicando dai non molti Beni lasciati da Girolamo in usufrutto alla moglie, e da questa [p.198] in eredità ai figli e ai nipoti. [16] Disponeva però di alcune schiave, poiché Matta nel sua testamento manomette una "servuncula" chiamata Francesca Pacencia che era una ragazzina di circa dieci anni ("etatis annorum decem incirca") e lascia in eredità al figlio frà Gabriele una shiava negra di ventiquattro anni ("una serva etiope nomine Antonia etatis annorum viginti quatuor in circa"). [17] Disponeva inoltre, la famiglia Cassar, di una grande casa, con una quindicina di stanze, situata "in hac civitate Vallette in quartiero XXXI, in angulo seu canton ex ortis in strata S.ti Petri [...] cuius ab euro seu scirocco est dicta strata S. Petri, ab aquilone seu gregale est strata Pia". La casa che l'artefice del piano regolatore della Valletta si era riservata, o che forse gli era stata semplicemente assegnata o concessa dalla "Officia delle Case", stava ad angolo ("incantonera" si legge nel testamento del 1583) tra l'attuale Strada S. Ursola (S. Pietro) e l'attuale Strada Britannica. [18] Questa casa fu intestata da Girolamo alla moglie, a condizione perché non riprendesse marito, nel quai caso la casa sarebbe passata agli eredi universali dietro compenso di una precisata somma di denaro.

In ambedue i testamenti Girolamo insisite sulla eventualità che la moglie "convolaverit ad secunda vota", nel quale caso avrebbe praticamente perso l'usufrulao dei beni. Gli studiosi di demograria storica ci hanno insegnato che in quei secoli di vita dura, la vedovanza non durava molto di solito, durava mesi piuttosito che anni, e ciò per la necessità di [p.199] tirare avanti la famiglia, e sopratutito se c'erano dei figli in tenera età. Sembra che di figli in tenera età al momento del secondo testamento di Girolamo ce ne fossero due, Battistina e Caterinella, di cui non c'è alcuna menzione nel primo testamento, dal che si può dedurre che fossero nate tra il 1583 e il 1588. Non doveva essere molto vecchia, dunque, Mattia nel 1588. E non doveva sembrare imminente neanche la morte di Girolamo se egli accenna nel suo testamento alla eventualità di figli "postumi" oppure "media tempore nati" (e di nipoti che avrebbero potuto nascere "ipsotestatoce adhuc vivo"). Di Mattia sappiamo che non si risposò, e che anzi volle devotamente essere sepolta a fianco del marito nella chiesa di Porto Salvo (anche se, per l'ubicazione della loro abitazione, i due coniugi appartenevano alla parrocchia di San Paolo). Sappiamo anche che essa morì il 15 maggio 1615, come risulta dal registro dei morti di Porto Salvo: [19] il giorno dopo aver firmato il sua testamento, che fu appunto rogato in casa, essendo la testatrice confinata a letto pur nel possesso, come richiedeva la legge e per grazia di Dio, delle sue facoltà mentali e intellettuali ("jacens in lecto egrotans ex corpore, sana tamen Dei graltia mente et intellectu" ). Di Girolamo finora mi consta soltanto che era già morto nel 1604, poiché ciò risulta da un atto notarile [20] intitolato "Cessio sepulturae pro Martino Pellegrino contra fratres ven. Conventus Portus Salutis", in data 6 luglio 1604. [21]

In tutt'e due i testamenti Girolamo menziona il figlio Gio Domenico (o Domenico). In quello del 1583 l'aveva riconosciuto come figlio naturale, e gli aveva lasciato una somma di denaro da essergli versata dagli eredi universali quando avesse compiuto il venticinquesimo anno di età. Nel secondo, invece, lo diseredà completamente adducendo come motivo il suo cattivo carattere. Idem circo — si legge nel documento notarile – dictum Joannem Dominicum eius filium naturalem tamquam sibi semper inobedientem et rebellem seu renitentem mandatis paternis per presentem testamentum exheredavit et exheredat ab omni et totali eius successione et hereditate et, privat eundem ab omnibus iuribus sibi sorte competentibus et competituris. Una storia completa della famiglia Cassar, qualora si potesse ricostruire, non sarebbe priva, a quanto pare, di un certo qual elemento romanzesco.... [22] A parte questo, tale storia [p.200] costituirebbe un interessante saggio di analisi micro-demografica, oggi di moda in Francia e altrove, e ne scaturirebbero delle considerazioni storiche molto importanti sulla società maltese di quei tempi.

Un ultimo dato importante, ricavabile dalle ultime volontà di Mattia Cassar, riguarda il figlio Vittorio, "ingegnero anch'esso per quella Religione ed esecutore di molti piani del padre" come afferma il Promis. [23] Vittorio Cassar era già morto nel 1615, poiché la madre ordina la celebrazione annuale di alcune messe per la sua anima: "pro anima et peccatorum remissione quondam reverendi domini fratris Victorij Cassar eius filij", per cui la testatrice lasciò un legato alla chiesa parrocchiale di San Paolo. Ora già qualche studioso ha accettato la tradizione secondo cui Vittorio sarebbe morto al Gozo nel 1607 e vi sarebbe stato sepolto nella chiesa di S. Barbara, [24] ma altri studiosi antichi e recenti [25] concordano nel ritenere Vittorio Cassar costruttore di varie fortezze e torri, fra le quali quella di Comino, costruita, secondo l'Abela, [26] sotto il Wignacourt nel 1618. Il che non vieta, evidentemente, che Vittorio Cassar fosse il disegnatore di quella torre, e forse anche di altre opere di fortificazione che quel provvido Gran Maestro fece costruire nel primo ventennio del Seicento, a difesa delle tre isole che compongono il nostro non grande ed esposto arcipelago.



[1] Ved. G. F. Abela, Della descrittione di Malta, Malta 1647, pp. 473-4.

[2] Ved. G. Bosio, Historia della Sacra Religione et Ill.ma Militia di S. Giovanni Gierosolimitano, ediz. di Napoli 1684, p. 611.

[3] Ved. Archivio dell'Ordine, Biblioteca di Malta, Liber Bullarum vol. 432, f. 251.

[4] Ibid„ f. 253.

[5] Così V. Bonello in L'architettura a Malta, Atti del XV Congresso di Storia dell'Architettura (Malta 1967), Roma 1970, p. 454. Ved. anche in questo volume, per la luce che gettano sull'opera di G. Cassar, le relazioni di J.Q. Hughes, P. Lavedan, P. Marconi, E. Sammut, M. Ellul, J. Tonna.

[6] Come rileva Edward Sammut nel suo fondamentale articolo Girolamo Cassar, Architect of Valletta, in "Annales de l'Ordre Souverain Militaire de Malte", genn.-marzo 1965, pp. 22-34 (con documenti in appendice).

[7] Ved. Liber Bullarum, vol. 439, f. 270.

[8] Cosi J.Q. Hughes nel suo bel libro Fortress Architecture and Military History in Malta, Londra 1969, p.89.

[9] Ved. C. Promis. Biografie di Ingegneri militari, Torino 1874, p.717.

[10] Questa breve indagine mi é stata necessaria per la stesura della biografia, di G. Cassar, che sarà inserita nel Dizionario Biografico degli Italiani, l'opera monumentale che si pubblica a Roma a cura dell'Istituto della Enciclopedia Italiana.

[11] Il decreto fu emanato l'11 novembre 1563.

[12] Il testamento in questione mi fu segnalato dal p. Michele Fsadni, che da anal studia gli Archivi Notarili, anche per ricostruire la storia dell'Ordine dei Predicatori a Malta.

[13] La Rocca di Monte Verdala, come la chiama l'Abela, la cui Deserittione di Monte Verdala col Boschetto sembra quasi essere una pagina tolta di peso da un manuale di architettura barocca.

[14] Gli Atti notarili costituiscono uno dei principali pilastri documentali della Storia di Malta, com'è il calo di Genova fra le città italiane.

[15] Vittorio e Gabriele furono ricevuti nell'Ordine, rispettivamente nelle Lingue di Castiglia e di Provenza, "in riguardo del genitore", informa l'Abela, op, cit., p.474.

[16] Al nipote Girolamo Habela nonna Mattia consegna in eredità "una lettera (sic) sive trabacca (da intendersi quindi nell'accezione calabr. e sic. di "lettiera di ferro, spalliera di letto", ved. la storia di trabaceolo-trabacca in G.B. Pellegrini, "Gli arabismi nelle lingue neo-latine", II, XII), doi mataraci pieni di lana, un paviglione di capiciola, un paro di linsola, una coperta bianca, una cutra turcisca portata, un tornaletto, una caxia grande, doi cuxini pieni di lana con loro investi et una faldetta di raxia negra. Dove è estremamente interessante notare fra l'altro l'intrusione della lingua parlata nel testo ufficiale latino, e il tipo di lingua usato.

[17] Malta non era certo un'eccezione in fatto di schiavi. È noto che in varie città della Europa Meridionale, nel basso Medioevo, ogni famiglia agiata, i mercanti i professionisti e spesso anche gli ecclesiastici, tenevano almeno una schiava in casa. Com'è noto, la teologia medioevale non arrivò ad una condanna esplicita del commercio degli schiavi, e qualche teologo, coma Egidio Romano (1247-1316), scolaro e studioso di S. Tommaso, accetti la tesi aristotelica che certi soggetti fossero schiavi per natura, ved. il limpido articolo sulla schiavitù medioevale in Bollettino Storico Pisano, 1972. A Malta gli schiavi dovevano essere numerosi nel Cinque e Seicento, per via della famosa guerres di corsa, incoraggiata dall'Ordine Gerosolimitano. Sulla schiavitù a Malta si attende un ampio lavoro di G. Wettinger. Sulla "course" mediterranea lavora da anni Michel Fontenay, dell’Università della Sorbonne. Una notizia curiosa e inedita: nella Storia di Firenze del Davidsohn, 1965, v. IV, p. 634 si legge che nei documenti dei mercanti toscani di schiavi, erano chiamate ancelle le saracene branche o di colore olivastro e le ragazze diGozo presso Malta. Ancelle, quindi, al posto di schiave.

[18] Anticamente Strada Pia, in onore di Papa Pio V. Per notizie storiche sulle strade e sulle case della Valletta, ved. il bel libro di V. Denaro, The Houses of Valletta, Malta 1967.

[19] Vol. del 16054650, f. 34v.

[20] Segnalatomi pure dal p. M. Fsadni.

[21] Nelle caste del notano L. Grima 1603-4, ff. 471-72v.

[22] E infatti sembra che il nostro grande artista non fosse rimasto alieno, nonostante il riguardo di cui godeva presso l'Ordine, alle vessazioni della Inquisizione, che sappiamo molto vigile e severa a Malta: nelle carceri romane in compagnia di Giordano Bruno, proprio in quel torno di tempo di cui ci occupiamo, c'era un sacerdote maltese, ivi mandato dall'Inquisitore nonostante desse chiari segni di demenza, ved. V. Spampinato, Documenti della vita di Giordano Bruno, Firenze 1933, p. 180.

[23] Vittorio, infatti, successe al padre nella carica di principale architetto dell'Ordine. A lui risalgono alcune opere dl fortificazione, fra cui il Forte San Luciano, il Forte San Tomaso e la fortezza di Comino. Disegnò anche alcune chiese parrocchiali, come quelle di Birkirkara, Zebbug e forse Tarxien, essendo poi in questo settore superato dal suo allievo maltese Tomaso Dingli, costruttore della maggior parte delle attuali chiese parrocchiali maltesi, quasi tutte moderatamente barocche. Notizie utili nel pur sempre fondamentale volume (anche se non scevro di numerose inesattezze) di J. Q. Hughes, The Building of Malta 1530-1795, 2a ediz. Londra 1967.

[24] Per es. S. Zerafa, Discorso sulla storia artistica di Malta, 1850. Ma ved ora V. Borg, Il-Knisja Parrokkiali ta' Hal Tarxien, Malta 1973, p. 14, n. 17.

[25] Per es. J.Q. Hughes, Fortress, p. 140.

[26] Ved. G. F. Abela, op, cit., p. 124.