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Source: Melita Historica. [Published by the Malta Historical Society]. 6(1975)4(382-390)

[p.382] Un patriota romeno a Malta

Stefan Delureanu

In this article Prof. Delureanu writes about a well-known Rumanian patriot and poet, Ion Eliade Radulescu, who visited Malta in 1849, and referred to it repeatedly in his writings. He even thought of settling there with his family for some time.

Gli itinerari seguiti dai patrioti romeni della meta del secolo scorso, non furono mai espressione di un gusto dell'esotico. Per loro, come per i patrioti italiani e altri rivoluzionari dell'epoca, questi viaggi erano una conseguenza dell'esilio imposto dai falliti moti del 1848-49.

I gruppi più numerosi dei proscritti romeni convennero a Parigi e a Brussa, nell'Asia Minore, confortati dal pensiero, mai interamente attuato, di un prossimo concentramento in un punto solo che la maggior parte desiderava fosse la capitale della Francia. Un altro gruppo più piccolo si fissò a Costantinopoli, inteso a conseguire mediante l'assenso della Sublime Porta il rinnovamento del proprio Paese. Sin dal 1851 risiedete a Londra un rappresentante romeno nel Comitato europeo di Mazzini.

Il viaggio via Vienna rimaneva, per i romeni, proibito, o comunque rischiosissimo. Nelle traversate del Mediterraneo, lo scalo a Malta era quasi d'obbligo in quell'epoca. A questa particolare situazione dell'isola, quale porto di transito, si deve ascrivere la sosta di alcuni romeni a Malta. Ma non fu sempre, e per tutti, questo, l'unico motivo del loro soggiorno nell'isola.

Raggiunta Parigi nel febbraio 1849 e riconosciuto, da una parte degli esuli ivi riuniti, capo dell'emigrazione romena, insieme a Christian Tell e Nicolae Golescu, Ion Eliade Radulescu reputava fondamentale in quell’anno il dovere di tenere occupata la stampa europea col complesso dei diritti e delle aspirazioni per cui aveva combattuto la sua nazione. È di questo periodo il suo viaggio da Marsiglia verso Costantinopoli durato parecchi giorni, pieno di peripezie narrate con gran lusso di particolari aneddotici [1] , e l'incontro con Malta, che è quello di un letterato.

Eliade era un poligrafo senza la superficialità associata comunemente al termine, mente operosa applicata alla linguistica, alla poesia, al giornalismo, ingegno di vasti orizzonti, insigne editore, artefice della cultura romena moderna.

[p.383] Da due relazioni di Eliade agli emigrati di Brussa, Puna del 15(27) dicembre 1849 [2] , firmata anche da Tell e Golescu, l'altra del 6 (18) dicembre 1850 [3] , risulta che egli viaggiasse accompagnato dagli altri due ex-luogotenenti [4] .

Dopo uno scalo a Trapani e il giro delle coste occidentali della Sicilia, la Rhamses, sventolante anche la bandiera della libertà sicula, approdò un bel mattino a Malta, salutata e accarezzata senza indugio dal poeta:

"Salut, Melite, avec le lever du soleil! Salut! Le miel de tes fleurs t'a donné ce nom dans l'antiquité. Comme tes tours sont belles, ainsi que tes palais! Ton port est comme un sein chaleureux. L'ancre est jetée, et tes barques nous environnent. Jusque clans l'après - midi nous pourrons visiter tes édifices et respirer ton air printanier" [5] .

La tempesta nello stretto di Bonifacio e il tragitto senza toccar terra per cinque giorni e cinque notti, avevano eccitato la sua fantasia. In questo stato di fervore ebbe luogo il primo sbarco di Eliade a Malta:

"L'aspect de la cité fortifiée, l'isolement de l’île au milieu des eaux qui de tous les côtés se mariaient avec le ciel, les murailles et les maisons qui semblaient tallés dans le roc, réjouissaient ma vue et réveillaient mon âme.

Les portes singulières de la cité, les sentiers mystérieux, les rues montueuses, tallés en escaliers, les jardins qui à droite et à gauche exhalent le parfum des citronniers, des orangers en fleurs et remplis de pommes d'or;

L'air doux et embaumé dans une saison encore âpre dans nos climats, la journée radieuse et solennelle;

L'architecture mauresque, orientale, aidée par la pierre docile et ductile, et embellie par les mains gracieuses de l'Art et du Goût;

La couleur d'or des maisons, des palais, des monuments, des murailles, du pavé même, couleur dorée encore davantage par les rayons du soleil;

Les costumes variés de tous les peuples, les physionomies étranges, une langue abrahamienne intelligible et non intelligible à la fois, semblable aux sons qu'on entend dans un rêve et qui ne peuvent être retenus;

Les mantelets de soie noirs et luisants qui couvrent la tête et la taille des matrones et des vierges, leurs pas onduleux, légers et mystiques qui [p.384] vous représentent des madones se glissant comme des ombres;

Puis l'éloignement du monde continental, de ma famille dont j'ignorais le sort; tout me faisant croire que j'étais au-delà des confins de cette vie" [6] .

Si era nella settimana santa, alla vigilia del giorno della Passione. Dentro la cattedrale di San Giovanni, inondata di sacre armonie, astraendosi dal mondo circostante si da sentirsene estraneo, l'esule contemplò in una visione misticamente vissuta, la città attraverso il prisma della sua condizione. Alla suggestione evangelica, che ha gran parte nel pensiero e soprattutto nel linguaggio di Eliade, si mescolavano elementi realistici del suo stato, tratti propri alla psicologia particolare del profugo, che un altro capo del '48 romeno tentò di definire senza troppi riguardi [7] .

Visitò la residenza di una volta dei cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme. La sua mente risaliva fino all'origine della congregazione, ridiscendendo poi sino alla sua decadenza. Perché, cosi come il cristianesimo dei primi tempi si era corrotto per l'operato pontificio, difficilmente ammetteva egli che un ordine cosi "mondano" avesse potuto rimanere immune entro i limiti di verità che rivendicava all'inizio; e vedeva persino nei suoi vari nomi presi di epoca in epoca, una degradazione, la scomparsa graduale dello spirito che aveva ispirato il suo fondatore [8] .

Nelle sale, guardò le armature adoperate dai cavalieri nei tempi, rovine della forza del passato. Lasciando il palazzo, cammina per le vie della città. Respirandone l'aria profumata scopre i giardini. Torna il poeta che aveva tradotto Tasso:

"Dans le dernier où je fus conduit, tout me parut exotique; son style, sa forme; ses arbres et ses fleurs étaient en harmonie avec le local et mes impressions.

La religion avait cédé la place à la poésie. Il me semblait être dans la cité et les jardins d'Armide. Les maisons et les palais me rappelaient les demeures des chevaliers chantés par la muse de Tasse" [9] .

Alla fine, abbandona la poesia per la storia, dandoci in poche righe un'idea della storia di Malta, dall'antica Melite all'inizio dell'Ottocento [p.385] [10] . Alle due pomeridiane, i "triumviri" romeni si separano dall'isola, per il rimbarco.

Testimoni del crepuscolo della rivoluzione in una Sicilia abbandonata a se stessa dalle potenze liberali — Palermo aveva gia capitolato —, di ritorno da Costantinopoli, i tre giunsero nuovamente a Malta, dove furono trattenuti in quarantena. Fermi per un giorno e una notte nel Porto dell'isola, essi ci misero altrettanto tempo per arrivare a Trapani. La Sicilia aveva imitato la sua capitale e la fregata inglese Udine aveva offerto rifugio ai membri del suo governo provvisorio che stava conducendo verso Malta, onde farli imbarcare per la Francia. Appena identificata la bandiera francese, al comandante delta Rhamses fu proposto di ricevere i profughi siciliani per condurli a Marsiglia. Era la prima volta che Eliade e i suoi compagni, anche loro caduti dopo aver capeggiato un movimento, incontravano altri capi colpiti dalla stessa sorte. Dopo meno di mezz'ora di navigazione, la Rhamses naufragò con i nuovi infelici passeggeri e con un centinaio di fedeli algerini reduci dalla Mecca presi a bordo a Malta. Finalmente, la lontana Udine sentì le cannonate della Rhamsres e tornò a soccorrere i naufraghi con una lentezza quasi protocollare, riprendendo poi la sua corsa [11] .

"L'Udine reprit sa route vers Malte, nous voguâmes toute la journée et toute la nuit; le matin nous étions dans le port.

Là venait d'arriver l'Alexandrie, un bateau français; il nous prit à son bord pour nous conduire à Marseilles. Nous restâmes toute la journée dans la rade et nous y vîmes la flotte anglaise de la Méditerranée réunie. Elle partait pour Corfou.

La musique jouait sur le vaisseau amiral. Les matelots étaient tous rangés sur les bastingages; on aurait dit des milliers d'hirondelles sur les rameaux effeuillés de plusieurs arbres.

Au son de la musique et des hurrahs répétés, la flotte sortit du port à la chute du jour. Notre bateau la suivit" [12] .

Così, i tre viaggiatori romeni rivedevano Malta per la terza volta.

Il nome dell'isola di Malta torna spesso nella corrispondenza di Eliade con i familiari e gli amici, integrando l'immagine che di essa egli ci dà nei suoi ricordi. Del suo disegno di andare a Costantinopoli egli informa prima Magheru [13] il 3 (15) marzo 1849, da Londra dove era andato insieme con Tell per muovere l'opinione britannica a favore dei Principati [p.386] Danubiani con articoli sui giornali ed interpellanze nel parlamento, a per far stampare un opuscolo giustificativo del movimento romeno, una petizione alla Sublime Porta ad una protesta rivolta all'Inghilterra, alla Francia, alla Prussia e all'Austria. Gli dava l'annuncio della partenza, proponendogli un appuntamento a Parigi, Marsiglia o Livorno [14] . Il 2 (14) aprile scriveva alla moglie dal porto di Costantinopoli poiché non gli fu consentito di lasciare la nave. Vi si negoziava allora il trattato di Balta Liman. Era partito, quasi certamente, il 19 (31) marzo da Marsiglia, aveva messo dodici giorni per arrivare nella proibita capitale dell'Impero Ottomano. Presso la Corsica, nello stretto di Bonifacio, dovette affrontare una brutta mareggiata col rischio di naufragio. La nave era passata nella prossimità della Sicilia, poi per Malta, Atene e l'antica Ionia. Malta veniva evocata in una visione dominata da un diffuso senso di capovolgimento incombente. La città della confraternita gerosolimitana gli pareva per la sua posizione, per l'architettura, per lo stile, per le sue strade, per lo strano abbigliamento degli abitanti, per i palazzi dei cavalieri "destinati a liberare la santa tomba", per la raccolta d'armature, l’unica ricordante quella che l'Evangelista vide nella sua apocalisse. La sua lontananza dal mondo abituale al contemplatore, i tormenti eccessivi della navigazione, gli esseri presenti alla solennità luttuosa della passione, lo facevano credersi al di là della vita, al giorno del giudizio [15] . Non poté passarvi senza dimenticare la propria povertà. Vi acquistava uno spillone con l'effigie della divina famiglia a qualche braccialetto "con tutti i poeti sacri d'Italia: Dante, Tasso, ecc" [16] .

Le lettere citate, come anche altre del 1849, erano firmate Giuseppe Fransky. Eliade aveva però allora un passaporto rilasciato probabilmente a Parigi, sotto il nome di Nicolae Gheorghiade.

Da una missiva del 20 luglio (1 agosto) '49 ad I. D. Negulici [17] , veniamo a sapere che Eliade aveva avuto come collega di viaggio, da Marsiglia a Costantinopoli, oltre un altro politico romeno, più volte ministro, Nicolae Cretulescu, anche un professore francese stabilito in Romania, Dufour, emigrato pure lui dopo il '48 [18] .

Il 10 (13) agosto si domanda già dove avrebbe passato l'inverno: Malta è annoverata fra le possibili scelte [19] . Per due anni l'isola persisterà ad apparire esplicitamente o implicitamente quale terra promessa, [p.387] in una trentina di lettere di Eliade. Il 24 novembre (6 dicembre) 1849, felice di scoprire, in una lettera della moglie, Costantinopoli quale luogo dell'invio, vorrebbe essere con la famiglia, ma gli manca sia il permesso della Sublime Porta che il danaro. In possesso dei mezzi partirebbe via terra lungo l'Italia, e da Napoli via Malta per la destinazione. Se non gli fosse stata concessa la licenza, avrebbe chiesto una pensione delle autorità ottomane che consentisse alla famiglia di riunirsi a Malta o ad Atene per vivere insieme e non separarsi "che morti o nemmeno allora" [20] . Il 4 (16) dicembre giudica necessaria la pensione. Seguendo l'itinerario descritto nella lettera precedente, attenderebbe in Malta sia la concessione, sia la famiglia. Soltanto l'arrivo del denaro gli permetterebbe di spostarsi presto a Malta o ad Atene ove attendere notizie [21] . Il 3 (15) gennaio 1850 riparla dell'imbarco a Napoli per il luogo dove gli concederanno di andare [22] . Il 24 aprile (6 maggio) desidera i mezzi occorrenti per un viaggio fino a Malta; lì, ove il clima è sano, il vivere a buon mercato, e si trova più vicino alla consorte e lontano dai "fratelli" di Parigi, aspetterebbe i bambini. Osserva perché a Malta "il governo è inglese" e gli servirebbe una raccomandazione da Londra. E aggiunge: "Per iscritto non posso fare nulla" [23] . Riprende l'idea di fermarsi a Malta anche nella lettera alla stessa del 4 (16) maggio [24] . Le domande sull'avvenire della famiglia, sul lavoro, sullo stato di un'Europa che non lasciò più speranze ai popoli, l'assalgono. È da tredici mesi che si trova a Parigi, dopo il ritorno da Costantinopoli. Attende impazientemente la somma indispensabile per il viaggio verso i suoi. Non potrebbe guadagnarsi la vita che nel proprio paese, o nella Transilvania, tutti e due "chiusi". Perciò chiede con insistenza la pensione per ritrovarsi "in un angolo dove non ci sono né nemici, né fratelli" [25] . Questo angolo è naturalmente, Malta: "Fa si che possiamo vivere a Malta per il momento, per avere meno inverno, per rinnovarci la salute" [26] . Il 24 maggio (5 giugno), la lettera alla sua donna è quasi quella di un rinunziante. Si sente l'animo spossato dai biasimi, dal vivere all'estero, dalle notizie dappertutto tristi, dal disagio, ma sopratutto dalla nostalgia. Non regge più. Tutto gli fa male. I pochi soldi vengono impiegati per il pagamento degli opuscoli e degli articoli che si occupano della causa. In quanto alla raccomandazione da Londra, non si spera più. Il lord con cui [p.388] era in corrispondenza, forse Dudley Stuart, non gli scrive più. Se avesse modo di andarvi una volta, potrebbe chiarire le cose sul posto [27] . Il 4 (16) giugno, il tono è lo stesso: da Londra nessuna promessa, nessun conforto dal mondo politico, l'Inghilterra ufficiale sembra allettante, invece non si muove. In Francia, i reazionari cospirano, il popolo attende [28] . Tuttavia le illusioni non si spengono. Il 14 (27) luglio, benché osteggiato dalle circostanze a dagli uomini, spera ancora nel permesso atteso e nei mezzi per stabilirsi a Malta con i suoi cari. I progetti sbocciano perché ci sono al mondo i quattro bambini, tra cui tre figlie: vorrebbe ottenere qualche incarico diplomatico. Vivere a Chio non gli sorride [29] . Il 24 luglio (5 agosto) sembra deciso di partire, con imbarco a Napoli e passaggio per Malta [30] . Lo stesso giorno scrive all'amico Plesoianu [31] e gli chiede che le lettere gli siano inviate a Malta, poste-restante [32] . Il 4 (16) agosto annuncia alla moglie la partenza da Napoli, entro due settimane [33] . Sempre il 4 (16) agosto scrive anche a Tell: una lettera del comune amico Dufour l'informa della decisione presa dal governo turco di assicurargli il trasferimento e la sussistenza a Chio. Gli chiede la sua opinione mediante una lettera a Malta, fermo posta [34] . Con un'altra lettera chiede anche il consiglio degli emigrati di Brussa. [35] Il 14 (26) settembre attende ancora il danaro per il viaggio. Si fermerà, come scrive alla consorte, a Malta o ad Atene: di lì la informerà del luogo dello sbarco a dell'appuntamento [36] . Alla fine d’ottobre si trova però a Londra. Protesta presso Palmerston, spera di ottenere dai Turchi un impiego nella capitale inglese, in Toscana o nel Belgio. Nel dicembre propone a Tell un appuntamento, in primavera, a Malta [37] . Alla fine dell'anno dà ai fedeli seguaci di Brussa il conto delle spese fatte per la causa, dal 10 maggio 1849 sino al 31 dicembre 1850, quasi il bilancio di un contabile. L'inverno l'obbliga di rinviare la partenza. Essa pare più che probabile il 25 aprile (7 maggio) 1851, quando chiede alla moglie di scrivergli "una lettera a Marsiglia poste-restante e l’altra a Malta" [38] . Il 4 (16) maggio parla dei preparativi del viaggio, richiedendo che le [p.389] lettere gli siano inviate sempre poste-restante, "l’una a Marsiglia e la seconda a Malta" [39] . Il 16 (28) giugno l'informa di una nuova visita a Londra durata cinque giorni. Era tornato a Parigi un giorno prima e l'indomani si riprometteva di partire, fermandosi a Malta o a Sira, secondo le indicazioni che attendeva a Marsiglia [40] . L'8 (20) luglio le invia una lettera da Marsiglia, donde potrebbe ripartire il giorno seguente per Sira [41] . Ma il commissario non vuole incaricarsi delle spese della traversata, come ha fatto per i cassoni [42] . Eppure, le scrive, finalmente, da Malta, il 14 (26) luglio 1851: "Mi trovo in Malta, dove sono arrivato oggi" [43] . Un negoziante marsigliese gli aveva offerto 170 franchi onde poter viaggiare fino a Malta, trattenendogli tre cassoni. Chiede i soldi che dovevano attenderlo a Sira, a Malta, ove non spera di trovare nessuno che gli agevoli il viaggio. Si sente solo ed estraneo [44] . Sulla busta scopriamo l'indirizzo dell'albergo in cui abitava: Locanda del Mediterraneo, strada Santa Lucia. E it nome sotto cui viaggiava il mittente: Joseph Fransky.

Sempre da Malta aveva scritto il 15 (27) luglio ai "fratelli di Brussa", scusandosi per il lungo silenzio dovuto al rinvio continuo di una partenza che credeva prossima e al viaggio a Londra. Si trovava a Malta da due giorni, e vi si era fermato per mancanza di soldi. Aveva lasciato tre cassoni di libri a Parigi, altri tre con vestiti e libri a Marsiglia, uno dei quali contenente volumi per loro tra cui, naturalmente, le opere dello stesso Eliade (Souvenirs et impressions d'un proscrit a Histoire de la réggnération roumaine, stampata pure a Parigi, nel 1851), ma anche scritti di Lamennais ed Esquiros e le poesie mazziniane di Greca da Roma, L'arpa dell'esule [45] . Intendeva rinunziare alla politica, per dedicarsi esclusivamente alla letteratura e alla religione. A Malta non credeva di fermarsi molto, era "forestiero, senza soldi, senza credito" [46] . I dieci franchi che aveva all'arrivo, li aveva spesi. Come fosse riuscito a lasciare Malta, ci informa in una lettera da Sira a Maria Eliade, del 20 luglio (1 agosto) 1851. Nel giorno successivo allo sbarcò, trovando un battello verso le Cicladi doveva impegnare un oggetto d'argento. A Sira non aveva nemmeno i quattrini per pagare il barcaiolo che lo aveva portato a terra. Il 1° (13) agosto, sulla stessa carta da lettera datata Malta 15 [p.390] (27) luglio, riempiva nuove pagine per i brussani, questa volta da Chio. Li ragguagliava del suo vivere sotto il nome di Joseph Fransky, in attesa di riprendersi quello vero, senza costrizione. Inviava loro su un volantino il conto dei soldi ricevuti a spesi per la causa comune. [47] Credeva che se l'Europa fosse arrivata finalmente a conoscere le cose romene, anche i suoi scritti ci avrebbero contribuito. Chiudeva con elenchi di libri per ciascuno, secondo le richieste fattegli, tra cui Foi et avenir di Mazzini [48] .

Malta tornava ancora nella corrispondenza di Eliade nel tardo 1858. Esule da dieci anni, ritardava ancora a Parigi nella Speranza di essere ancora utile al suo paese durante le conferenze che dovevano iniziare. Nella lettera che inviava a un devoto amico, l'isola veniva ricordata come luogo idoneo per rimettersi, "al sole del Mezzogiorno" [49] .

Il nome dell'isola mediterranea ritornò come leitmotiv della Speranza anche nelle lettere di Maria Eliade al marito, negli anni 1849-1850 [50] . E non solamente quale luogo di passaggio dello sposo verso la bramata unione a Costantinopoli, ma anche come dimora lunga a stabile della famiglia ivi ricongiunta a vivente del proprio lavoro [51] .

Persino i ragazzi Eliade sognano di rivedere loro padre nell'isola di cui nulla sanno a gli chiedono ragione nella loro lettera del 13 (25) maggio 1850, che cosi comincia: "Bene hai pensato tu, padre, che noi verremmo a Malta per ritrovarci lì: ma dove sono i mezzi? Per il momento non li abbiamo, ma più tardi speriamo averli e verremo a Malta" [52] .

In base ai ricordi pubblicati a Parigi nel 1850 ed al carteggio integrativo, abbiamo potuto ricostruire le tappe del viaggio di Eliade nel 1849, da Marsiglia a Costantinopoli via Malta. Lo sbarco a Malta dev'essere avvenuto il 23 marzo (4 aprile), per un soggiorno durato solo cinque ore, ricchissimo però di impressioni. Il secondo passaggio nell'isola, seguito a breve distanza da un terzo, avvenne in un'ora non comune, tra la capitolazione di Palermo e la resa di tutta la Sicilia, e l'imbarco a Marsiglia delle truppe di Oudinot per andare a sopprimere la repubblica di Mazzini a Roma. Il patriota romeno poté notare quale conforto Malta offriva agli esuli, ai vinti di un momento.


[1] J. Heliade Radulesco, Souvenirs et impressions d'un proscrit, Parigi, E de Soye 1850, p.304.

[2] Ion Heliade-Radulescu, Scrisori din exit, Bucarest, 1891, pp. 1-5.

[3] Idem, pp. 631-637.

[4] Il 28 luglio/9 agosto 1848, dopo le dimissioni del governo provvisorio un'assemblea popolare sceglieva a Bucarest una "luogotenenza". Essa era composta da Eliade, Golescu e Tell, liberali moderati.

[5] J. Heliade Radulesco, Souvenirs, p. 76.

[6] Idem, op. cit., p.77-78.

[7] Su simili giudizi, cfr. St. Delureanu, "Mazzini e la Romania", p. 467, negli Atti del XLVI Congresso di Storia del Risorgimento Italiano, Roma, 1974. I1 lavoro serve anche ad una migliore conoscenza dei protagonisti del'48 romeno, molti dei quali passarono per Malta tra 1849 e 1853.

[8] J. Heliade Radulesco, Souvenirs, pp. 83-84.

[9] Idem, op. cit., p. 84.

[10] Idem, op. cit., p. 85.

[11] Idem, op, cit., pp. 129-138.

[12] Idem, op. cit., p. 139.

[13] Gheorghe Magheru, partecipe alla rivoluzione del 1848 quale generale comandante le milizie irregolari a capo delle guardie nazionali, esiliato. Di modi schietti a di condotta imponente, il popolo lo reputava un eroe.

[14] Ion Heliade Radulescu, Scrisori si acte, Bucarest, 1972, pp. 70.72.

[15] Idem, op. cit., pp.215-216.

[16] Idem, op. cit., pp. 216-218, lettera del 3/15 maggio'1849, a Miria Eliade.

[17] Pittore rivoluzionario, con vivi interessi per la diffusione della cultura, esule a Brussa, morto in età giovane.

[18] Ion Heliade RAdulescu, Scrisor si acte, pp. 76-77.

[19] Idem, op. cit., p. 224.

[20] Idem, op. cit., p. 231.

[21] Idem, op. cit., p.232.

[22] Idem, op. cit., p.239.

[23] Idem, op. cit., p. 254.

[24] Idem, op. cit., p. 255.

[25] Idem, op. cit., p. 258.

[26] Idem, op. cit., ibidem.

[27] Idem, op, cit., pp. 258-259.

[28] Idem, op. cit., pp. 259-260.

[29] Idem, op. cit., pp. 266-267.

[30] Idem, op. cit. p. 268.

[31] Nicolae Plesoianu, capitano nelle milizie, partecipante attivo alla rivoluzione del 1848 con una parte di rilievo all'inizio, emigrato prima in Francia, poi in Turchia.

[32] Ion Heliade RAdulescu, Scrisori si acte, p. 93.

[33] Idem, op. cit. p. 269.

[34] Idem, op, cit., pp. 95-96.

[35] Idem. op. cit., lettera del 5(17) settembre 1850, p. 97.

[36] Idem, op. cit., p. 274.

[37] Idem, op. cit., p. 100-101.

[38] Idem, op. cit., p. 308.

[39] Idem, op. cit., p. 309.

[40] Idem, op. cit., p. 312.

[41] Idem, op, cit., p. 313.

[42] Idem, op, cit., lettera da Marsiglia del 9(21) luglio 1851, p., 313.

[43] Idem, op. cit., p. 314.

[44] Idem, op. cit., ibid.

[45] Su Greca da Roma è il libretto di versi ricordato, cfr, Stefan Delureanu, "Mazzini e la Romania", già cit., pp. 452-453.

[46] Ion Heliade Râdulescu, Scrisori si acte, pp. 122-124.

[47] Idem, op. cit., p. 314.

[48] Idem, op. cit., pp. 124-126.

[49] Idem, op. cit., p. 167.

[50] Idem, op. cit., pp. 406, 423, 430, 432, 438, 440, 444, 451, 453, 466.

[51] Idem, op. cit., lettera del 21 febbraio (5 marzo) 1850, pp. 438-9.

[52] Idem, op, cit., p. 461.