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Source: Melita Historica. [Malta Historical Society]. 7(1977)2(199-201)

F. KRIER, Le maltais au contact de l'italien: Etude phonologique, grammaticale et sémantique, Hamburg, Helmut Buske Verlag, 1976, 150 pp., [p.200] s.i.p.

Fernande Krier, lussemburghese, attualmente assistente di linguistica romanza all'università di Kiel, in Germania, aveva già pubblicato due studi sul maltese: "Analyse phonologique du maltais", Phonetica, 1975, pp. 103-129, e "Analyse syntaxique de la phrase nominale en maltais", La Linguistique, 1975, fasc. 2, pp. 93-116. Si tratta ora della pubblicazione della tesi di laurea elaborata sotto la guida di Andre Martinet, e dedicata agli influssi fonologici e morfosintattici dell'italiano sul maltese, con raffronti con 1'italiano standard, il siciliano letterario, 1'arabo classico e i dialetti tunisino (Kairouan) e libico (tripolitano). È un argomento senz'altro interessante e originale, cui la Krier ha portato un contributo utilissimo, anche se certo suscettibile di approfondimento, come essa stessa riconosce. Non mancano inesattezze e 'cantonate' dovute forse ad una imperfetta conoscenza del maltese, nonché dell'italiano (a p. 95 sembra ignorare il costrutto /nel mezzo di/) e della dialettologia araba, triplice conoscenza necessaria per trattare la grammatica, soprattutto storica, del maltese. La Krier si basa soprattutto sui primi scritti di Aquilina (specie The structure of Maltese) e su un corpus di 868 vocaboli tolti da testi letterari e giornalistici, e s'appoggia a due informatori per la fonetica. A questo proposito, nuoce veramente l'abbaglio preso nella pronuncia maltese del nesso eu, che è reso sempre con ou, per cui si legge continuamente loun, mizzou'gi:n, 'l ouel, tassou, mout, of'frou, ecc., mentre solo in una ristretta zona portuale (Birgu-Kalkara) persiste tale pronuncia, unitamente all'altro idiotismo, ugualmente inspiegato finora, rilevato però indirettamente dall'autrice, della manutenzione nella q maltese del suono della qaf dell'arabo classico. Si tratta per altro di una ricerca esclusivamente sincronica: "L'objectif essentiel est d' examiner à quel point une langue indo-européenne parvient à influencer une langue sémitique". E conclude che "les faits syntaxiques relevés prouvent nettement que le maltais, dont l'apparence est parfois très italienne, étant donné qu'un énoncé peut renfermer jusqu' à 30% de lexèmes italiens, n'en est pas moins un idiome arabe" (pp. 105-6). L'autrice insiste sul fatto che 1'influsso italiano non abbia squilibrato il sistema morfosintattico del maltese, mentre ne avrebbe esteso e arricchito il lessico e la fonologia. In effetti tale squilibrio non appare perché ormai il maltese ha una componente costitutiva romanza, dovuta al secolare, inevitabile interscambio tra lingua colta e lingua parlata. Non così pacifico e benefico appare 1'influsso dell'inglese sul maltese: il 29 agosto scorso alia televisione maltese sentii parlare di /kemistri:a/ (al posto di /ki:mika/), ultima di una lunga serie di interferenze (non solo lessicali) dall'inglese che rischiano di scardinare il sistema della lingua, introducendo un particolarismo linguistico sfrenato; per cui aveva probabilmente ragione Humboldt a sostenere che la stabilità e ricchezza di una lingua richiedono [p.201] una massa sufficientemente ampia di parlanti.

G. Mangion