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Source: Melita Historica. [Malta Historical Society]. 7(1977)2(201-202)

J. AQUILINA, Maltese Linguistic Surveys, Malta, Interprint, 1976, 216 pp. Published by the University of Malta. £M5.25.

È una pubblicazione importante, da mettere in relazione alle due opere fondamentali di Aquilina, The Structure of Maltese, Malta 1973 e Papers in Maltese Linguistics, Malta 1970. La presente opera consiste di sedici saggi già pubblicati in Atti congressuali, riviste o miscellanee, e che vengono qui lievemente riveduti e aggiornati. Sono raggruppati in tre sezioni: linguistica, toponomastica e folklore. Ecco i titoli, con la data di presentazione o pubblicazione dei saggi stessi: Linguistic Cross Currents in Maltese, 1974; A study in comparative Maltese and Arabic idioms, 1971; Maltese Christian words of Arabic origin, 1972; The Berber element in Maltese, 1970; Maltese Dialect Survey, 1965; Some dialect aspects of Maltese, 1973; Prepositional verbs in Maltese, 1969; L'arabo a Malta; La stratificazione del vocabolario marina-resco maltese, 1966; L'elemento lessi-cale italiano antico e moderno nel maltese, 1974; Maltese toponymic stratification, 1966; The hills of Malta and Gozo, 1969; Influenze arabe sulla toponomastica maltese, 1961; Comparative Maltese and Arabic Proverbs, 1967; Lexical material in Maltese folklore, 1957; A comparative study in lexical material relating to nicfenames and surnames, 1964.

Nel saggio "Maltese Dialect Survey" apparso dapprima in Zeitschrift für Mundartforschung, Wiesbaden 1967-68,1, 19-30, Aquilina da notizia di un'inchiesta dialettale da condursi a Malta (ora in fase avanzata di elaborazione) in collaborazione con un'equipe dell'università di Leeds, e discute inoltre la presenza a Malta e Gozo di un numero imprecisato di dialetti, e perfino di sotto-dialetti che si troverebbero sparsi nelle fattorie e capanne del contado. "The historic origin of these dialects must go back to the time when the islands were inhabited by family groups who moved from one village to another. Such an idea of perhaps originally nomadic migration can be based on the etymology of the Arabic verb... raħal [...]. The present Maltese dialects must be the residues of the different dialects spoken by the different migratory tribes or clans who settled down in different places at different times. These are the places which they called irħula...". Malta e Gozo — secondo Aquilina — pullulano di dialetti. E questi dialetti non sarebbero varietà parlate del codice lingua, cioè del maltese standard, come parlato dai maltesi oggi residenti nelle città, ma sistemi auto-nomi, geneticamente indipendenti seppur linguisticamente affini, sorti contemporaneamente in seguito al probabile insediamento nelle isole maltesi di diverse tribu migratorie possibilmente di origine nomadica: tanto si ricava, per esempio, dalla citazione sopra riportata. A parte il carattere ipotetico dei dati storici cui si fa riferimento, la condizione dialettologica [p.202] delle nostre isole come descritta da Aquilina, non mi convince. Pur accettando un'ampia definizione di 'dialetto' come uno strumento di comunicazione linguistica di ambito ed impiego demograficamente più ristretto che la 'lingua' (G. Berruto), mi pare che ci debba essere una consistente differenziazione perché si possa parlare di dialetti, a maggior ragione se si intendono come autonomi nei confronti della lingua comune, come sono per esempio i dialetti italiani, ma non, secondo me, i 'dialetti' del maltese. La differenziazione tra le varietà parlate del maltese è marcata solo a livello fonologico, e ciò succede, mi pare, in distinti e distanti ambienti geografici e non certo tra un razzett e 1'altro, come suggerisce Aquilina. A livello lessicale e semantico tale differenziazione è molto tenue, ed inesistente a livello morfosintattico. Per cui dubito che si possa, scientificamente, parlare di dialetto di Qala come diverse da quello di Xaghra, e di dialetto di Rabat (Malta) come diverse da quello di Birkirkara (p. 47). In Italia, dove la differenziazione e frammentazione dialettale è estremamente marcata, un milanese che parli meneghino non si farebbe capire a Bari, e un dialettofono piemontese non sarebbe compreso in Abruzzo. Non mi pare che sia analoga la situazione a Malta. Lo stesso Mikiel Anton Vassalli (1764-1829) chiamato in causa da Aquilina per avere per primo identificato cinque dialetti maltesi, distinguendoli su base geografica come dialetto delle città (che bisognava estirpare poiché rischiava di "rendersi il gergo il più insano che mai si possa dare e peggiore della lingua Siciliana riguardo all'Italiana"), dialetto di Gozo e dialetti dei paesi bassi, dei paesi di mezzo e dei paesi alti, era spinto a tale concezione da esigenze pre-romantiche di nazionalismo linguistico, e del resto lui stesso ammetteva che tali dialetti "principalmente si distinguono dalla variazione della pronuncia". Giova ricordare che Malta e Gozo coprono un'area di appena 316 kmq.

G. Mangion