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Source: Melita Historica. [Malta Historical Society]. 7(1978)3(291-293)

OLIVER FRIGGIERI, La cultura italiana a Malta nell'800 e nel primo 900, II Veltro Edit., Roma 1977, 35 pp. Lire 2000. IDEM, La Cuttura Italiana, a Malta. Storia e influenza letteraria e stilistica attraverso l’opera di Dun Karm. Introduzione di Franco Lanza. Olschki editore, Firenze 1978, 168 pp. Biblioteca dell'Archivum Romanicum, Serie I, vol. 142. S.i.p.

Avrei voluto complimentarmi con il giovane autore Oliver Friggieri, con il prefatore e mallevadore del volume Franco Lanza e con le benemerite case editrici Il [p.292]Veltro e, sopratutto, Leo S Olschki, che ha accolto la presente opera nella prestigiosa collana fondata da Giulio Bertoni. Avrei voluto complimentarmi con loro per la tipo-graficamente magnifica pubblicazione di quest'opera, che è la prima, di tanta mole, sulla cultura maltese, che esce in Italia, e che si presenta con titolo di novita assoluta al vaglio e al tribunale della cultura e della critica italiana. Avrei voluto farlo, ma non posso! Magis armica veritas! Tempo infatti che il presente volume (il saggio del Veltro non è che il primo capitolo del vo­lume pubblicato da Olschki, parola per parola) finirà per male servire la giusta causa che propugna. Le prime pagine del libro, anzi tutto il primo capitolo, sono fra le pagine più sciatte, più grossolane, più malamente scopiazzate e abborracciate che mi sia capitate di leggere in un libro serio pubblicato in Italia.

"II primo libro che fu stampato a Malta — leggo a p. 10 del quaderno del Veltro — e, come si crede comunemente, I Natali delle Religiose Militiae del Commendatore Geronimo Marulli, pubblicato nel 1643" — e si rimanda alia fonte che non e altro che G. Patti, I cento giorni di Gari­baldi in Sicilia nel giornalismo maltese, Messina 1972, il quale a p. 17 rimanda ad altra fonte, e cioe C. Clair, The spread of Printing (sic), Amsterdam 1969, pp. 7-8. Leggo ancora: "La Descrittione di Malta Isola, nel Mare Siciliano di Giovan Francesco Abela, stampato nel 1647 da Paolo Bonacota, e uno dei primi libri pubblicati nell'isola, frutto di intelletti "educati italianamente in Malta o nella stessa Italia", con rimando alla fonte: A. Cini, Origini e progresso della, lingua italiana in Malta, Malta 1931 (ma l'edizione originale di questo pamphlet politico e Catania, 1904). "L'Abela, considerato come il padre della storiografia maltese — rimando alia nota 14: Editoriale anonimo (di Enrico Mizzi) in "Malta", organo del partito nazionale, 15 maggio, 1931 — sostiene che l'uso della lingua italiana era "sempre praticato nello scrivere , e fra le persone letterate e civili" — rimando al testo dell'Abela, comodamente smussato. "È storicamente importante la sua asserzione che 'da cinquecento anni in qua non si scrive e non si parla con altro idioma che coll'italiano' "; ma veramente l'Abela dice: nelle corti e tribu­nali di Malta, da cinquecento anni in qua e più non si scrive ne si parla con altro idio­ma, salvo che con l'italiano e col latino, sì che il puro parlare maltese e ormai annullato e quasi che svanito, avvenga che più hoggi etiandio la gente idiota nel suo parlare frapone molte voci siciliano"! Continua il testo di Friggieri: "L'Abela scrisse il suo libro nella prima meta del Seicento. Seguendo la linea di pensiero del giomale "Malta", si conclude che "coi suoi cinque­cento anni si arriva esattamente al periodo...' " e si rimanda di nuovo all'editoriale anonimo (di Enrico Mizzi) in "Malta", 15 maggio 1931, in piena campagna nazionalistica.

Stesso testo e stesse note nel volume di Olschki, solo che il primo libro pubblicato a Malta diventa I natali delle Religiose milizie del Commendatore Geronimo Marmulli (sic). Errore del proto. Ma in ambedue i testi si legge, poche righe più in là, che "questa attività erudita lega il Mifsud alla tradizione italiana del tempo perché uno degli aspetti salienti della cultura dell'Arcadia consiste nel rifiorire della storiografia. La sua Biblioteca maltese ci ricorda la Biblioteca sicula del Montigone (sic), la Biblioteca napoletana del Toppi ed altre" — rimando ad un articolo di Vincenzo Laurenza del 1924. Per cui e fondato il sospetto che l'autore di questa summa sulla cul­tura italiana a Malta non abbia mai dato un'occhiata alia Bibliotheca Sicula.

Insomma, all'attivo e audace autore mancano ancora, un po', i ferri del mestiere, lo scrupolo filologico, la dimestichezza con le fonti, l'abitudine alla riflessione critica. È duro il mestiere di ricercatore! Richiede an­ni, non mesi, di tirocinio presso maestri collaudati, per poi proporsi, con molta umiltà, a esponente e guida di cultura. Mi auguro che Oliver Friggieri, che è dotato di notevoli qualità e fra l'altro scrive bene in italiano (nonostante qualche incertezza), possa continuare ad esplorare e approfondire [p.293] i vasti rapporti culturali tra quest'isola e la Penisola vicina, e che il suo esempio sia seguito da altri: antiquam exquirite matrem!

G. Mangion