Source: Melita Historica. New Series. 10(1990)3)(237-244)

[p.237] The Will of Francesco Zahra 1710-1773

John Debono

Much has been written about the life and works of Francesco Vincenzo Zahra. [1] The exhibition organized at the Cathedral Museum of Mdina in 1986 bears ample testimony to his precocity. [H]is will, [2] published here for the first time for the scrutiny of art critics, is intended to shed more light on the artist’s life and activity. The many titles contained in the list of paintings give an insight into his prolific works most of which are an indication of the religious culture with which he was imbued since childhood. [3]

Born in Senglea in December 1710, Francesco Vincenzo Zahra received his first artistic training in the workshop of his father Pietro Paolo, a leading stone carver whose work was much in demand in the decoration of churches: apses, altar-reredoses, and conspicuous columns. [4] In unison with his father [5] and otherknown marble workers and sculptors, Francesco carried out commissions and works of collaboration, as when with Claudio Durante he drew up details of designs of parish chapels. [6] Besides providing the sketches he supervised their execution in marble and stone. The Maltese held in high esteem the pious lay confraternities and helped them quite a lot materially. Money thus acquired was mostly spent on the embellishment of their churches often under the direction of Francesco, who distinguished himself as a painter in the Neapolitan Baroque tradition. [7] In his lifetime his reputation was known far and wide and he was considered to be the foremost native artist. Gio [p.238] Nicola Buhagiar, [8] a contemporary artist from whom he could have received some early training, did not enjoy the same reputation. Zahra’s paintings were credited to be artistically and technically better. [9]

Francesco Zahra died on 19 August 1773. His will was drawn up and signed exactly a year before on 19 August 1772. His wife Teresa had died in May 1751 when he was 41 years old leaving behind the painter’s surviving children Aurelio, Luigi, and Prassede as her natural heirs. It seems that the male offspring were interested in furthering their personal inclinations to painting; whatever designs, drawings, pictures, and tools were in the workshop were shared equally between them. Aurelio was also entitled to six landscapes; the remaining 110 paintings, mostly of a religious subject, were inherited by Prassede. Our Lady under different titles, saints by the name of Francis, St. Joseph, St. John the Evangelist and St. John the Baptist and our Lord, in different situations, gave Zahra inspiration in his works of art. It is interesting to note that he bequeathed a self portrait, perhaps the one at the National Museum of Fine Arts in Valletta to Prassede. [10]

Though the furniture mentioned in the will was quite ordinary, the amount of silverware, the money obtained from the lease of land and commissions, the sea-exchanges, gold, and other property left for division may suggest that Francesco Zahra was quite well off. On 15 November 1773, Prassede acknowledged the receipt of 21 scudi 9 tarì from Baron Don Pasquale Sciberras Testaferrata as a balance from 50 scudi for a painting which her father was commissioned to execute. [11] It depicted the Sacred Heart of Jesus with St. Camillo and St. Gaetano at his sides. Perhaps Francesco was an art dealer too; he could have invested money earned from his talented paintings in silver and gold.

The following is a transcript of the will of Francesco Vincenzo Zahra which is found, at the Notarial Archives at Valletta, in the deeds of notary Ignazio Saverio Bonavita, R65/9 (1769-1772), ff. 308 to 316v of the year 1771-72.

[p.239] Die XX mensis Augusti V Inditionis 1772*

[f. 308] Nel nome del Signore

Sia noto e manifesto che il Signor Francesco Vincenzo Zahra del fù Paulo, cittadino di questa Città Valletta à me Notaro infrascritto conosciuto, presente avant’ à noi, sano per grazia di Dio di mente, vista, corpo, senso ed intelletto nel suo retto discorso, e sano giudizio, e loquela, sapendo di dover infallibilmente morire non essendovi cosa più certa della [f.308v] morte, ne incerta quanto l’ora della stessa morte, desidera adesso che Dio gli da tempo disporre dell’anima sua e de beni da esso datigli, cassa però pria, rivoca, ed annulla ogn’ e qualsisia altro testamento, codicillo, donazione causa mortis, e qualsisia altra ultima volontà da esso sin’ al presente fatta, cosi in scritto come in voce, vuole che il presente suo testamento prevalga a qualunque altro.

E primieramente raccomanda l’anima sua à Dio, ed alla Beatissima sempre Vergine Maria Concetta senza neo di colpa originale, il suo cadavere però vuole che sii atterrato in quella Parochiale Chiesa nella quale gl’ occorrerà morire senza veruna funebre pompa.

Più vuole, ordina, e comanda, che ne primi tre giorni successivi alla sua morte si celebrino nove messe lette in altari [f.309] privilegiati, tre cioè ogni giorno, e similmente che si celebrino altre due messe lette una li 19 Marzo giorno festivo del Glorioso Patriarca San Giuseppe, e l’altra li 3 Decembre giorno festivo di San Francesco Saverio Apostolo dell’Indie primi venturi dopo sua morte per l’anima sua e remissione de suoi peccati.

Più detto Signor Testatore lascia à titolo di recognizione al Serenissimo, e Reverendissimo Signor Gran Maestro della Sacra Religione Gerosolimitana, Principe nostro degnissimo un tarì, altro tarì all’Illustrissimo, e Reverendissimo Monsignor Vescovo di questa Diocesi di Malta, altre tanto alla Comunia, ed un’altro tarì al molto Reverendissimo suo Signor Paroco.

Più detto Signor Testatore instituisce suo erede particolare il Signor Chierico Aurelio Zahra suo figlio in sei sedie tamboretti coverti con vacchetta, una tavola a scrivania, un tavolato da [f.309v] letto con suo strapunto, sei quadri paesaggi bislunghi con cornice a mistura, due cochiare, e due forchette d’argento, due cochiarine di cafè d’argento, una scatola d’argento, una spada con tenile d’argento, ed in un bastone di canna d’India con tenile d’argento, inoltre nella metà di stampe e disegni destinati per studio di pittura, ed in scudi ottanta in danaro contante da aversi in quanto a dette robbe, e giugali seguita la sua morte ed in quanto alli scudi ottanta in danaro contante dalle annulità che matureranno nel secondo, e terz’ anno [p.240] dopo sua morte della clausura di terra sita, e posta in quest’ Isola di Malta in contrada di Marsascirocco concess’a censo alla ragione di scudi quaranta l’anno a Michele Zammit, e la metà de stigli, ed ordegni di pittura. E cio per ogni, e [f 310] qualunque gius e ragione che detto Signor Aurelio ha, e potrà in avvenire avere, sulli beni di detto Signor Testatore per gius di natura legittima, o successione paterna, o altrimenti, e per ogni e qualunque altro gius volendo che detto Signor Aurelio suo figlio sii contento, tacito, e sodisfatto, e che null’altro possa domandare, pretendere, o conseguire, e non altrimente.

Più detto Signor Testatore lascia a titolo di prelegato al Reverendissimo Signor suddiacono Don Luigi Zahra altro suo figlio un’anello con amatista, una. cocchiara, ed una forchetta, più una guantiera o in vece sua un’altra cocchiara, ed altra forchetta a sua elezione, e quattro cocchiarine da cafè d’argento, una scatola, fatt’ a libretto la più grande fra le scatole d’argento che hà il Testatore, in un tavolato da letto con due strapunti con lana, [f.310v] una coltre d’Indiana, un’altra del Gozo, ed un barracano, l’altra metà delle stampe, e disegni destinati per studio di pittura, e la metà de stigli, e di ordegni di pittura, ed inoltre in un luogo di case il più piccolo posto nella Città Senglea vicino la Chiesa Parocchiale, la di cui proprietà in atti miei li 4 Gennaro 1767 è stata da Agostina madre del Testatore donata al medesimo Testatore, e l’usufrutto a Margarita sua sorella vita sua durante da aversi da detto Signor prelegatario dopo la morte delle riferite Agostina, e Margarita.

Più detto Signor Testatore lascia a titolo di prelegato alla Signorina Prassede altra sua figlia zitella, detta clausura di terra sita, e posta, in quest’ Isola di Malta, in contrada di Marsascirocco concess’ a censo enfiteutico alla ragione di scudi quaranta l’anno a [f.311] Michele Zammit com’ apparisce in atti del magnifico Notaro Andrea Zerafa li 12 Gennaro 1751, ed in oltre un luogo di case, che fà angolo nella strada che conduce alla detta Chiesa Parocchiale della Città Senglea con bottega sotto da detta Agostina donato al su detto Signor Testatore di lei figlio per dopo sua morte in vigor del detto stromento rogato in atti miei li 4 Gennaro 1767, da aversi da detta Signorina Prassede in quant’ a detta clausura li frutti del primo anno, e poi dopo che il Signor Aurelio di lei fratello conseguirà dalle sue annualità li scudi ottanta, ne quali è stato come sopra instituito erede particolare, ed in quant’ al sudetto luogo di case dopo morte del Testatore, e della sudetta di lui madre, più a titolo di detto prelegato lascia a detta Signorina Prassede l’infrascritti giugali, e robe cioè un paro di fibbie d’oro per braccia, una cafettiera d’argento, [f.311v] un cocchiarone d’argento, un anello con topazio, un anello con Niccolo, quattro pari di fibbie grandi d’argento, e le perle tutte che si troveranno in casa tanto da braccia come per ornamento del collo ò ad altr’ uso, e d’altri giugali che si troveranno fatti ad uso suo, sei cocchiarine di cafè, una cocchiara, e forchetta, o la guantiera tutte le volte che detto Luigi vorrà in luogo suo tale cocchiara, e forchetta, zoccariera, una croce di caravacca per la cinta da creature, due scatole d’argento per tabacco, due [p.241] para di fibbie per scarpe, e giarrattiere, una balsamina dorata, ed un fiaschetto d’argento, due anelli l’uno con sette, e l’altro con tre diamanti, due crocette d’oro per il collo una dei quali con perle, un paro di pendenti d’oro, fatti a piretti, un altro paro di pendenti d’oro con smeraldi, un gioiello d’oro per il collo, un cerchietto d’oro, [f.312] due pari di bottoni d’oro per camigie, una corona di corallo con medaglia d’oro, due medaglie d’argento, e l’infrascritti quadri rappresentanti San Francesco Saverio in grande, un’ altro lo stesso Santo, un’ altro Santissimo Pietro e Paulo senza cornice, Naufragio di San Paulo con cornice a tartuca, un Ecce Homo con cornice di legno, una Madonna che allatta Gesù, una Madonna col Bambino con Croce, una Madonna del Pilar, un Crocifisso copia di quello che vi è nella Chiesa di Santa Catarina d’Italia, San Liborio, un altro i Santissimi Cosimo e Damiano, ed altri rappresentanti San Filippo Neri, San Giovanni di Dio, San Nicolò di Tolentino, il cuor di Maria in abbozzo, Gesù Salvatore, testa del Santissimo Salvatore, testa di San Francesco Saverio, testa di San Pietro, testa di San Tomaso, il Crocefisso colla Madonna, e la Madonna del [f.312v] buon Consiglio senza cornice, San Calcidonio, San Paulo Apostolo, San Giovanni Evangelista, San Filippo d’Argirione, Cristo appassionato, Madonna del buon Consiglio, Madonna della Providenza, testa di San Francesco Saverio, una battaglia in piccolo coi loro cornici a mistura, Famiglia Sacra al naturale, San Francesco al naturale, Santa Teresa, San Antonio Abbate, e San Andrea Avellino con cornici di legno, Madonna della Speranza con cornice a mistura, Madonna copia da Pietro Testa, Madonna Addolorata, un Santo Carmelitano in Gloria con cornice profilata, l’Arcangelo Gabriele senza cornice, l’Annunciazione della Beata Vergine, San Francesco d’Assisi con cornice a mistura, un Crocifisso coll’Angelo Custode, la calata della Croce, altra calata della Croce, Santa Lucia orato, San Giovanni Francesco Regis senza [f.313] cornice, sentenza di Pilato con cornice di legno, il Cuor di Gesù con cornice a mistura, la Santissima Trinità colla Beata Vergine Maria, San Giovanni Evangelista, testa della Beata Vergine, altra testa con cornice di legno, testina dell’Ecce Homo, testina della Madonna Addolorata con cornice a mistura, macchietta transito di San Giuseppe, macchietta Santa Barbara, macchietta transito di San Giuseppe, macchietta visitazione di Sant’ Elizabetta, calata della Croce in piccolo senza cornice, ritratto del testatore, testa della Madonna, la Madonna Addolorata colla Maddalena con cornice di legno,li tre Re Magi, San Michele Arcangelo, cena del Signore senza cornice, la morte con cornice di legno, la Santissima Trinità, San Antonio di Padova, San Calcidonio con cornice a mistura, San Pietro Regalato, Cuor di Gesù, San Giovanni Evangelista, San Vincenzo Ferreri, San Benedetto Abbate, [f.313v] San Stanislao, San Francesco di Paula, San Liborio, Gesù, e Giuseppe, e Maria con cornici a mistura, Madonna del buon Consiglio cornice dorata, San Francesco Saverio, San Giuseppe, Angelo Custode, San Gaetano, San Paulo, San Francesco di Paula, testa di San Giovanni Battista, testa di Sant’ Atanasio, San Luigi Conzaga, e San Stanislao, San Francesco d’Assisi, e San Pietro d’Alcantra con cornici a mistura, testa della Madonna piccola [p.242] tonda cornice nera profilata, Madonna Addolorata con puttino, e testa cornice in mistura, un Padre Eterno piccolo cornice di legno, quattro paesaggi senza figure cornice di legno, due fiori più grandi senza cornice, testa del Nazareno, calata della Croce cornice con mistura, San Giovanni Battista col Bambino, San Antonio Abbate, piccola calata della Croce, Santissimi Cosma [f.314] e Damiano senza cornice, di più le seguenti robbe, cioè tre cabarre, uno piccolo, l’altro più grande, e l’altro maggiore, un canterano di scomabecco, un’altro con vetri di noce, tavoletta da vestire, Crocifisso col piedestallo di marmo griscio, due Croci di Gerusalemme, una scrivania di fago nera, cassabanco di legname tinto, dieci sedie di vacchetta, un’altra sedia di vacchetta, un’altra sedia di fago ordinaria, un’altra sedia piccola, una guardarobba di legno ordinario, due sedie di fago con giunco piccole, un piccolo tavolino tinto, due tavole bianche da mangiare ed impastare, una piccola cassetta con chiave, un’altra più piccola per il ministero, un’altra più grande bassa, un’altra senza chiave, un’altra del frumento, tre Crocifissi per il capezzale, due con [f.314v] legno nero l’altro tutto di rame, e le seguenti stampe con loro cornici, quattro del Giovenet rappresentanti la pescata Evangelica, Lazzaro risuscitato, la Maddalena dal Fariseo l’espulzione del tempio, altre rappresentanti la Visitazione, Cristo all’Orto coll’ Apostoli, Madonna coll’ Angelo Custode, San Francesco di Paula, due allusivi al Delfino di Francia, la manna Mosè, altri due simili, la peste con bastoni, Crocifissidne di Cristo, San Nicolò di Bari, San Rocco coll’ apppestati, San Andrea Avellino, San Luigi, e San Stanislao, San Francesco di Sales colla Madonna con bastoni, gioco di ragazzi, dama e serva cornice nera, Lott colle figlie, Bersabea nel bagno cornice dorata, San Pasquale Bailon, San Bernardo colla Madonna con bastoni, San Filippo Neri colla Madonna, [f.315] San Pietro d’Alcantra, San Giuseppe e San Antonio di Padova con cornice di legno, San Pietro regalato con San Andrea cornice nera, quattro stampette attaccate in tavole con omamenti, un’ osteria con un somaro con bastone, sei virtù, e vitii opposti senza cornice, confessione di San Pietro, ritratto del regnante Gran Maestro con bastoni, due candelieri di rame giallo, due portiere di tela stampata in Malta, due tornialetti d’indiana, una coltre d’indiana, un’ altra coltre d’indiana, quattro matarazzi di lana, quattro tavolati da letto, due telari per moschettiera, tre scanzie di legno, o sian scaffe, tutta la cretame, e vetrame, i libri, ed officii, le anterne e fanali, ed un bocchetto di canutiglio grande, da aversi dalla riferita Signorina Prassede seguita la morte del detto Signor Francesco di lei padre Testatore, [f.315v] e finalmente lascia a detto titolo di prelegato alla riferita Signorina Prassede tutt’ i capitali che si troveranno applicati a cambi marittimi, ed il denaro contante che si troverà in casa, da aversi dal giomo della sua morte.

In oltre detto Signor Testatore dichiara the li giogali portati in dote dalla fù Signora Teresa sua moglie lasciati a titolo di prelegato alla detta Signorina Prassede di lei figlia nel di lei testamento sono li seguenti, cioè: quattro cocchiare, e quattro [p.243] forchette d’argento, un paro di fibbie di scarpe piccole all’uso antico, due giri di bottonelli d’oro delle braccia, e due orecchini d’oro à bottone, e due pendenti d’oro con smeraldi,

Sopra tutti gl’altri suoi beni, si stabili, che mobili, giugali, gius, azioni, e ragioni tutt’ e singoli detto Signor Testatore instituisce, fà crea, e di propria bocca nomina suoi eredi universali li sudetti Signori Suddiciano [f.316] Don Luigi, e Prassede suoi figli ugualmente, ed in uguali porzioni, adimendo il gius di falcidia e quarta trabellianica, quali non vuole che abbia luogo nel presente suo testamento.

E questa è l’ultima sua volontà quale vuole che vaglia come testamento nuncupativo, e non valendo come tale, vuole che vaglia come codicilli, o come donazione causa mortis, ò in qualunque altra maniera, che de iure potrà essere convalidata.

Fatto, e stipolato in Malta in questa Città Valletta presenti il Reverendo Signor Don Andrea Magri figlio del Magnifico Notaro Tomaso, il Signor Chierico Enrico Zerafa del fù Magnifico Aromatario Giacomo della Valletta, Felice Pensa del fù Michele di Casal Luca, Gio Maria Agius del fù Lorenzo della Valletta, Cosmo Scolaro del fù Michele di Burmola, Antonio Zammit figlio di Giuseppe di Casal Zebbug, e d’Antonio Bonnici del fù Felice della Valletta, Testimonii chiamati, [f.316v] e pregati da detto Signor Testatore.

* The original copy of this will in 580/9 (1769-1772), ff. 143-146v (1771-72) is however, dated 19 August and it is the one which is subsequently cited in another notarial document. Otherwise the two versions are identical.

[p.244]

Presumed Self Portrait of Francesco Zahra, National Museum of Fine Arts, Valletta.

With the courtesy of Mr Antonio Espinosa-Rodriquez



[1] For details see the contributions by E. Montanaro, M.Buhagiar, and J. Azzopardi in J. Azzopardi (ed.), Francesco Zahra 1710-1773, Malta 1986.

[2] N[otarial] A[rchives at] V[alletta], Not[ary], I.S. Bonavita, R65/9 (1769-1772), ff.308-316v (1771-72).

[3] By way of contrast Alessio Erardi’s inventory contained a significant quantity of profane titles: landscapes, marine scenes, sea battles, mythological references, and portraits: J. Debono, An Inventory of Alessio Erardi’s Paintings and Books, Malta 1989, 1-30.

[4] A. Bonnici, L-Isla Fi Grajjiet il-Bazilka - Santwarju ta’ Marija Bambina, ii, Malta 1986, 226-8 and 231-2.

[5] E. Montanaro, ‘Materials for the Life of Francesco Vincenzo Zahra (1710-1773)’, in Francesco Zahra, op. cit., 16; A. Mangion, ‘Il-Knisja Arcipretali taz-Zurrieq u l-Festa Titulari Taghha: Storja, Arti, u Folklor’, Santa Katarina Il-festa u S-Socjeta Muzikali Taghha Fiz-Zurrieq, Malta 1989, 76.

[6] J. Azzopardi, ‘Francesco Zahra’s works in the Cathedral Church of Mdina and its Museum’, in Francesco Zahra, op.cit., 103-4; D. Cutajar, ‘Seventeenth and Eighteenth Century Art in Malta’, in M. Buhagiar (ed.), Marian Art During the 17th and 18th Centuries, Malta 1983, 23 fn. 32.

[7] M. Buhagiar, ‘Xoghlijiet ta’ l-Arti u Artigjanat fil-knisja ta’ San Gorg’ in J.F. Grima (ed.), Il-Knisja Parrokkjali ta’ San Gorg Hal Qormi Erba’ Sekli ta’ Storja, Malta 1984, 72-4 and 80-2; J. Bezzina, Sannat fi Grajjet Ghawdex, Gozo 1989, 93, 329 and 442; A. Bonnici, op.cit., 228-30 and 235-8. For other commissions see A. Mangion and R. Vella in Francesco Zahra, op. cit., 119-23.

[8] D. Cutaiar, ‘Artists of the Buhagiar and Zahra Families’, The Times, (Malta) 3 October 1980.

[9] M. Buhagiar, The Iconography of the Maltese Islands 1400-1900: Painting, Malta 1988, 125.

[10] An authograph copy of this portrait survives in a private collection; see J.A. Cauchi in Francesco Zahra, op. cit., 138-9. See also D. Cutajar, Francesco Zahra Still a little understood Artist, The Times, 17 May and 7 June 1986.

[11] NAV, Not. P.P. Laferla, R318/5, ff. 174-175.